L'iter dall'attualità ai fatti passati di una vicenda loscaNel consiglio provinciale in corso la maggioranza tenta di far passare la linea Formigoni, poi si accorda su questa ipotesi che dà ragione alla linea TorchioCappella Cantone: "Si chiede di revocare Aia in ragione di possibili azioni di autotutela della Regione""E' questo la posizione ufficiale dell'organo di gestione del territorio cremonese - Contorsioni di Salini per tirar fuori lui e il suo centrodestra dalla responsabilità della situazione emersa con le manette a Locatelli, riformato un ordine del giorno che riaffidava alla Regione la responsabilità di cancellare l'autorizzazione - Un patetico escamotage per confondere le idee nella opinione pubblica e liberarsi dal fardello psicologico dopo l'azione della magistratura - Ma ci si è alfine pentiti di fronte a un documento che pareva una presa in giroV'è grande interesse intorno al consiglio provinciale di questo mercoledì. Ci si domanda come Massimiliano Salini ed il suo centrodestra, Lega compresi, si giustificheranno rispetto ai contorsionismi , alle zona d'ombra, ed alle contraddizioni che hanno consentito alla Regione di concedere l'autorizzazione per la discarica di amianto di Retorto Cappella Cantone. Ebbene, Salini precede pari pari quello che sarò l'ordine del giorno del suo centro destra, il cavillo, altri direbbero la furbata, che a suo avviso, lo avrebbe liberato da ogni responsabilità ed anzi avrebbe dimostrato una grande cautela verso l'affidamento alla Locatelli del sito. La chiave di tutto , la salvezza dalla responsabilità politica - secondo Salini - è la posizione assunta nella conferenza del 5 settembre 2011 e riferita nel verbale dove si scrive: " la provincia di Cremona specifica che il proprio provvedimento non si configura come assenso al rilascio dell'Autorizzazione Integrata Ambientale del progetto in argomento". Già, non assenso, ma nemmeno dissenso. L'ennesima furberia. Ed ecco che subito casca l'asino e cade in pieno la argomentazione di Salini. Perché nel suo intervento Giseppe Torchio, rischiando persino l'infarto per la commozione che lo sovrasta, insieme a un elenco in undici punti dove sono puntualmente citate tutte le assenze e le fughe per la tangente della Provincia, tira fuori seguente dettato della legge regionale 241: "Si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione, ivi comprese quelle preposte alla tutela della salute e della pubblica incolumità, alla tutela paesaggistico-territoriale e alla tutela ambientale, esclusi i provvedimenti in materia di VIA, VAS e AIA, il cui rappresentante, all'esito dei lavori della conferenza, non abbia espresso definitivamente la volontà dell'amministrazione rappresentata".
Salini non ha mai espresso la espliocita, netta e chiaramente definita volontà di non concedere la autorizzazione. Infatti la delibera autorizzativa della Regione richiama esplicitamente il fatto che la Provincia di Cremona non si è espressa, dunque il suo comportamento va ritenuto favorevole alla auotorizzazione stessa. Salini ha anticipato l'ordine del giorno del centro destra . Il documento va poi nella sua medesima direzione, assecondando nei fatti la linea già espressa da Formigoni di non revocare la autorizzazione concessa per l'apertura della discarica di Retorto. Afferma infatti, con un trucco troppo scoperto che va torto all'ingegno dei firmatari: ...che "il consiglio provinciale impegna la Regione lombardia , alla luce delle indagini in corso e a tutela dell'operato della Provincia (sic!) a valutare la possibilità che in forma di autotutela si proceda alla revoca dell'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla ditta Cavenord". Questa conclusione è un capolavoro, ma di ambiguità. Chiede il centrodestra la revoca dell'Autorizzazione? No. Chiede che valuti la possibilità di farlo una Regione, la quale con Formigoni, ha già espresso ufficialmente nel consiglio regionale di lunedì di non aver la benchè minima intenzione di farlo. Una presa in giro che come abbiamo scritto in corso di resoconto sarebbe costata molti consensi agli equilibristi della parola che di fatto, proprio con atteggiamenti come questo, hanno splancato la strada a Pierluca Locatelli e soci. Forse la lega si smanrca. Il documento nelle fasi successive traballa. E alfine lo si depura da ogni premessa e si conclude: "Si chiede di revocare Aia in ragione di possibili azioni di autotutela della Regione". É passata la linea di Torchio, dopo una riunione dei capigruppo Salini compreso, assenti il capogruppo Pdl Borghetti e Dusi che non ammette che il capogruppo Pdl sia dietro le quinte.
Nell'insieme, finalmente un po' di coscienza, nonostante i giudici, l'incogruità del luogo, lo scandalo, la protesta dei cittadini, di undici comuni e tutto il ribollire di schifo che sale come una eruzione vulcanica e che continuerà ad aumentare nelle prossime ore. Perchè le rivelazioni non sono finite. Nella foto di A. Leoni, la seduta del consiglio provinciale dove dopo i tentativi di defilarsi furbescamente, è prevalsa una più apprezzabile decisione unitaria per la revoca della autorizzazione Autorizzazione Integrata Ambientale. Un sensazionale servizio di Paolo Berizzi su "Repubblica Milano"Cappella Cantone: nelle intercettazioni i nomi di due assessori, ma potrebbero essere coinvolti solo per l'effetto di un millantato credito della cricca che conduce l'operazioneNegli atti dell'inchiesta anche le pressioni per le discariche e qui vengono fatti i nomi di Raimondi e Rossoni, anche se non non si può dire che esistano loro livelli di responsabilità penale e in che misura siano artatamente richiamati dagli intercettati - Non sono infatti stati presi nei loro confronti provvedimenti giudiziari, si deve raccomandare ogni cautela per non fare di ogni erba un fascio - Dalle intercettazioni che toccano anche l'assessore provinciale Pinoti sembra di capire che salvo diverse prove, si tratti di millantato credito da parte della cricca. Ma l'articolo fa certamente sensazione. Lo si legga e lo si interpreti con tutte le cautele del caso. di Paolo Berizzi, "La Repubblica"
Un politico che ricorre nelle telefonate tra Locatelli e i suoi collaboratori è quello dell'assessore all'Ambiente, Marcello Raimondi, che la "cricca" aveva soprannominato "Nano ghiacciato". Raimondi, "agganciato" per conto di Locatelli dal consulente aziendale Luigi Brambilla, si attiva, sul modello Nicoli Cristiani, per accelerare l'iter dell'autorizzazione della discarica (amianto) di Cappella Cantone: per Locatelli, l'affare della vita. Lo fa in due modi: intervenendo sui funzionari regionali Territorio e Ambiente, e inviando una lettera al sindaco e al vicesindaco di Cappella Cantone. Una missiva in cui chiede al Comune di dare l'ok alla discarica nonostante il rischio inquinamento delle falde acquifere.  |  | Le obiezioni de "I cittadini contro l'amianto" Formigoni, Rossoni ( assessore regionale della Lombardia all’ istruzione e formazione professionale), Raimondi, assessore regionale della Lombardia all’ambiente) e Tadi, sindaco di Cappella Cantone devono DIMETTERSI. La giunta Formigoni non è parte lesa, in quanto non è politicamente estranea ai fatti corruttivi relativi alla discarica di Cappella Cantone. Come avevamo preannunciato, anche un politico cremonese, nonché assessore regionale, compare nelle intercettazioni telefoniche della Magistratura.Ecco alcune domande che porremo ogni giorno, finché non verranno fornite le relative risposte e spiegazioni:1) COME POTEVA Nicoli Cristiani, vice presidente del Consiglio regionale, che non fa parte della giunta e quindi non titolato a prendere alcuna decisione, a garantire con certezza che alcuni atti autorizzativi sarebbero stati comunque approvati negli uffici e ambiti competenti? Chi copriva e garantiva Nicoli Cristiani in giunta? Quale era, o meglio, chi era il trait-d’union ?2) COME MAI FORMIGONI e la sua giunta hanno approvato a più riprese delibere tendenti a rendere possibile la realizzazione della discarica, rimuovendo alcuni ostacoli legali, come quello che prevedeva una distanza minima di 5 km tra una discarica e l’altra o i vincoli del piano cave? Ricordiamo che la normativa, in vigore precedentemente, avrebbe impedito che partissero addirittura i primi atti autorizzativi.3) PERCHE’ MARCELLO RAIMONDI ( assessore regionale all’ambiente ) fu “contattato” da Luigi Brambilla, consulente aziendale della ditta Locatelli, affinché si attivasse al fine di accelerare l’iter della discarica di Cappella Cantone pur non essendo il suo assessorato direttamente competente per la materia? L’interessamento di Raimondi, che emerge dai verbali della Magistratura, avviene attraverso “interventi” su alcuni dirigenti e funzionari del suo assessorato e tramite una lettera inviata a Tadi, sindaco di Cappella Cantone e al vice-sindaco dello stesso paese che è il vero uomo forte e decisivo del consiglio comunale.4) PERCHE’ IL SINDACO TADI, secondo un’intercettazione, dice a un dipendente della Locatelli in merito “all’operazione lettera” : “… Fai il furbo e a me i furbi non piacciono …” che significato ha questa frase? Che ruolo gioca in questa vicenda il vice sindaco Chiozzi? Peché Tadi non ha ancora revocato la convenzione con Cavenord, che prevedeva, fra l’altro, il versamento al Comune di Cappella Cantone di alcuni milioni di euro quale compensazione per la realizzazione della discarica?5) PERCHÉ IL SIGNOR BRAMBILLA, consulente aziendale della Locatelli, dichiara testualmente. “… io faccio il mio su Rossoni …” e l’altro consulente Brambilla aggiunge “… nell’operazione che montiamo su Mantova è coinvolto anche lui, eh …” Rossoni deve dare spiegazioni sul perché viene citato da questi personaggi, o vuole continuare nel suo silenzio ...?Cittadini contro l’amianto Mariella Megna, Giorgio Riboldi |
Gli investigatori annotano che non essendo Raimondi competente in materia "il suo interessamento è strumentale e volto a accorciare i tempi e quindi eludere le verifiche previste per attestare l'idoneità del sito ad accogliere la discarica". Gli sforzi, però, vanno a vuoto. I funzionari non ci stanno, rimbalzano le pressioni di Raimondi tanto da irritarlo ("è la prima volta in 11 anni che vedo una resistenza di questo tipo", confessa l'assessore a Brambilla). "NON FATE I FURBI" Si irrita anche Pierluigi Tadi, sindaco di Cappella: "... fai il furbo e a me i furbi non piacciono...", dice a un dipendente di Locatelli in riferimento all'operazione-lettera. Dopo il buco nell'acqua di Raimondi, la "cricca" non si perde d'animo: c'è già pronto un altro assessore regionale al quale "ricorrere" (scrivono gli inquirenti). È Gianni Rossoni, con deleghe a Istruzione, formazione e lavoro. Il mediatore è il solito Brambilla. "Io faccio il mio su Rossoni..." annuncia al consulente ambientale Andrea Oldrati, legato a Locatelli. Rossoni, per i signori degli appalti, non è uno sconosciuto. "... nell'operazione che montiamo su Mantova è coinvolto anche lui, eh!", aggiunge Brambilla. L'interlocutore di Oldrati è invece l'assessore provinciale per l'Ambiente di Cremona, Gianluca Pinotti. "Io ho già appuntamento da lui..., ahah ragazzo!". "Bene, bene". SOLDI E SPINTARELLE Mentre il dirigente Arpa Giuseppe Rotondaro (oliato con 10mila euro) e Brambilla muovono le leve della politica (gli "amici della Regione"), Locatelli incontra di persona Rossano Breno, presidente della Compagnia delle Opere di Bergamo. Vuole avere accesso a nuove risorse finanziarie. Soldi e spintarelle. "La nuova legge delle cave ce l'ho in mano io", dice Oldrati a Locatelli. Parlano di Enrico Zucchi, assessore alle politiche del lavoro della Provincia di Bergamo. "Adesso fa da segretario al "Nano" (Raimondi?)...". Oldrati confida molto su una persona che "si fa dare la roba da Angelo Elefanti e da Franco Picco (due dirigenti del Pirellone, il primo è responsabile della Valutazione di impatto ambientale, l'altro è direttore generale Ambiente Energia), poi me la dà, io gliela commento, gli porta i miei commenti e loro gliele aggiustano". SOTTO LA TAV Più difficile, per il clan di Locatelli, era riuscire a centrare un nuovo, spregiudicato business: utilizzare le scorie di acciaio per il fondo della Tav. La tratta in questione è l'alta velocità Brescia-Treviglio. L'imprenditore ne parla con il suo braccio destro Giovanni Pagani. "Ho incontrato Trotta (responsabile per la Pizzarotti spa del cantiere Brebemi di Urago d'Oglio)... non mi sono permesso di dirgli se si possono usare le scorie al momento...". Pagani: "Eh, una cosa per volta". "Sì, perché sai che sotto la ferrovia non volevano, perché dicevano che facevano... il discorso del magnetismo". Ieri il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, nella sua relazione sull'inchiesta di Brescia, è passato al contrattacco. "Tentano di delegittimarci, ma la Regione, oltre che essere assolutamente estranea ai fatti, è parte lesa". 
Vicenda Cavenord in consiglio regionale: Formigoni se la cava con una relazione tecnica ed insiste sul progettoAl Consiglio Regionale la vicenda Cavenord. E come se la cava Roberto Formigoni? con una relazione tutta tecnica che svia dai gravi fatti avvenuti e tende a dimostrare la regolarità della procedura attuata. Insomma Formigoni e la sua giunta si smarcano dalla responsabilità di un controllo che nei fatti doveva essere preciso, puntuale, risolutivo, tendendo così a minimizzare un fatto che in realtà pone pesantissimi interrogativi sulla qualità e sulla garanzia morale del sistema di potere regionale. Afferrma testualmente Roberto Formigoni: "Il governatore: “Nessuna delle persone arrestate ha avuto ruoli o compiti” nel procedimento per la trasformazione della cava in discarica d'amianto. “La loro posizione nemmeno li poneva nelle condizioni di intervenire nella procedura”. Erano presenti vari sindaci cremonesi. Formigoni non ha abbandonato il progetto.
Ed ecco la reazione di Martina e Alloni ( del Pd ) che esprimono questa richiesta sostanziale: “La regione sospenda subito l’autorizzazione alla discarica e si costituisca parte civile al processo”
“E’ una vicenda grave e scioccante ed è un errore minimizzare quanto avvenuto: ci aspettiamo che la Regione si costituisca parte civile al processo che ci sarà”, ha ribadito Maurizio Martina, consigliere regionale e segretario del Pd lombardo. “Non c’è speculazione politica, ma necessità di comprendere a fondo i problemi sistemici che questa Regione ha rispetto ad alcuni settori delicatissimi e ai meccanismi di controllo ha proseguito Martina . Non possiamo sfuggire a questa riflessione, se vogliamo essere all’altezza dei problemi enormi che questi fatti ci mettono di fronte. Non basta una mera elencazione dei fatti accaduti su questa vicenda specifica”, ha aggiunto riferendosi all’intervento tutto tecnico di Formigoni.
Agostino Alloni, consigliere regionale del Pd, pone, invece, delle chiare domande a Formigoni: “Perché la Regione costringe la Provincia di Cremona ad accettare la discarica di Cappella Cantone, imponendo, nel 2009, il commissario ad acta, quando la stessa Provincia e buona parte dei Comuni sono contrari? E perché, nel 2010, di fronte al rischio che si evidenzia con la falda si decide di andare avanti con un nuovo progetto che insiste nello stesso luogo? Chiediamo che la Regione sospenda subito l’autorizzazione per la realizzazione della discarica come forma di autotutela della stessa istituzione regionale”. Prima delle manette: le precedenti sulla discarica di amiantoLa Regione (in ritardo) propone di trovare una discarica alternativa per l'amianto ma...Svolta in regione sulla vicenda discarica di amianto a Cappella Cantone. In risposta a una mozione presentata al consigliere PD Alloni l'assessore regionale l’assessore, nella replica, ha condiviso uno dei punti principali della mia mozione, cioè riaprire un tavolo con i portatori di interesse, quindi Regione, Provincia, sindaci e Cave Nord.
Ora, annuncia Alloni, “entro ottobre verrà convocato un tavolo per trovare soluzioni alternative al sito attualmente individuato che pare assolutamente inadatto”. Nel suo intervento Alloni ha messo in evidenza come lo smaltimento dell’amianto sia necessario, ma vada previsto altrove, in un sito più adeguato, da un punto di vista ambientale, anche perché nell’allegato tecnico che autorizza la discarica si impongono ben 105 prescrizioni al progetto. “Va ricordato che si tratta di una discarica ‘galleggiante’ e che proprio per questo il problema dello smaltimento del percolato di amianto diventa di vitale importanza per la salute dell’intero territorio”. Esprime soddisfazione anche Cesira Bassanetti, sindaco di San Bassano, a nome dei colleghi presenti alla seduta del Consiglio regionale, i primi cittadini di Castelleone, Annico e Soresina, che a loro volta rappresentavano anche Montodine, Romanengo e Pizzighettone.
Ed.... ecco la forte risposta dei proprietariCavenord: immediato avvio del cantiere per la discarica di amianto nel sito designato, Retorto di Capella CantoneIl titolare Pier luca Locatelli non ci sta, "così andrebbe all'aria la mia impresa, abbiamo tutte le autorizzazione e procediamo - La conferenza stampa porta molti motivi di approfondimento: dalla approvazione di Torchio e Biondi nel 2006 all'improvviso silenzio di Salini, dal che deriva che la Provincia ha perde una compensazione di 2 milioni e 500 mila euro, trasferti al Comune di Cappella Cantone , dove andrà in totale un tesoro di 4,3 milioni Emergono i pericoli reali: non c'è garanzia che in condizioni eccezionali l'acqua non affiori , data la modesta divisione ( due metri di terreno riportato) ad opera avviata tra la falda e la base dell'invaso, ed ancora più preoccupa una ammissione: in caso di grandi piogge le acque di scolo potrebbero raccogliere fibre di amianto che saranno stoccate nei grandi serbatoi dell'impianto per poi essere trattate ( altrove) - Altro grave pericolo il livello del vento particolarmente intenso che fermerà alla sbarra della cava i camion carichi di amianto, non potranno scaricare ma certamente resteranno in attesa
Cavenord non ci sta e con un perentorio comunicato distribuito al termine di una conferenza stampa convocata in tutta fretta, annuncia l'apertura del cantiere nel sito di Retorto di Cappella Cantone per la realizzazione della discarica di amianto della quale viene fornito il rendering (si vede qui sopra, all'avvio della raccolta). La Regione ha ipotizzato lunedì scorso che si potesse ricercare un sito alternativo, ma giusto il dubbio formulato da Luciano Pizzetti all'annuncio regionale, Cavenord ha obiettato di avere tutte le autorizzazioni e dunque nulla osta perchè porti i suoi mezzi di movimento terra per aprire il cantiere a Retorto. Ed è quanto si propone di fare nei prossimi giorni. Cavenord si è presentata con tutto il suo staff (nella foto piccola): il proprietario della società , Pier Luigi Locatelli, il suo legale. avvocato Tanzarella, ed il progettista architetto Oltrati con appropriati addetto stampa e hostess.
Sono stati ripercorsi tutti gli elementi che hanno portato alla approvazione della discarica da 261 mila metri cubi, sottolineando che l'idoneità del sito acclamata fin dall'inizio, il rispetto delle norme, le regole di conferimento e di smaltimento, la qualità del contenitore rendono impossibile la contaminazione. Si prevede il riempimento della discarica in 49 mesi ed il suo controllo per i venti anni successivi. La superfice totale a piano campagna è di 96.387 metri quadrati, a fondo vasca di 82.786 mc. Nel corso degli approfondimenti sollecitati dai giornalisti sono emersi ulteriori elementi di criticità oltre a quelli ben noti. La impossibilità di poter garantire che la falda in presenza di eventi metereolpogici eccezionali non debba superare la fragilità dei due metri di riempimento richiesti, inoltre l'ammissione che in caso di forte vento i carichi di amianto saranno fermati alla sbarra e non scaricheranno (dal che, però, deriverà che nessuno potrà impedire che i mezzi restino in attesa in zona) , infine, altro aspetto molto preoccupante, che in caso di piogge eccezionali le acque di scolo potranno contenere fibre di amianto: per questa ragione saranno contenute nei quattro silos che si notano sulla sinistra del rendering, in attesa di essere trattate e purificate. Sono aspetti che potranno allarmare ultriormente sia la popolazione sia una fabbrica alimentare come la Lameri. Il geometra Locatelli ha ricordato la lunghezza dell'iter per giungere alla approvazione, 55 mesi, la spesa per l'acquisto dell'area, ben oltre il suo valore agricolo, 2 milioni e 400 mila euro, ed infine tutte le garanzie ricevute sulla attuabilità del progetto prima di procedere effettivamente ai passi necessari. "Le garanzie gli sono state fornite - ha dichiarato- nel 2006 dall'allora presidente Torchio e dall'assessore Biondi e confermate in seguito dal presidente della Provincia Salini". "Ma Salini - ha informato Locatelli - negli ultimi tempi non si è fatto più vivo, così la Provincia non si è presentata a firmare convenzione trilaterale (Regione, Provincia e Comune). Si vede che i soldi non le servono - ha commentato il proprietario di Cavenord - ha così perso la compensazione di 1 milione e 800 mila euro. Cavenord ha deciso comunque che la cifra debba andare al territorio e l'ha dirottata al Comune di Cappella Cantone, che incassa 4,3 milioni di euro. La nostra speranza, naturalmente, è che Capella Cantone non ne approfitti esageramente e distribuisca anche ad altre realtà territoriali questo profitto". Ma la posizione della Regione, il passo indietro di lunedì scorso? Il geom. Locatelli è tassativo. "La sopravvivenza della mia azienda è legata a questa impresa. Non possiamo attendere ulteriormente, siamo ormai fuori tempo massimo, altri 36 mesi ci condannerebbero al fallimento". Dunque a Cavenord le ruspe rombano. Si parte. Bene o male chi sia. La politica? A ossa rotte. Torchio tira fuori i documenti... "Ecco le prove della nostra opposizione, non altrettanto si comporta la Giunta Salini che consente a Cavenord un utile enorme"Comunica Giusaeppe Torchio: "Le delibere - risalenti alla mia presidenza - che allego, dimostrano che la mia Giunta Provinciale è sempre stata univoca nel negare la possibilità di realizzare a Retorto la discarica di amianto, anche con relazione tecnica di ben trenta punti negativi predisposta meticolosamente dagli uffici. Le posso rendere note soltanto oggi, dopo formale richiesta di accesso agli atti, in quanto non potevo al momento del passaggio delle consegne a Salini portare con me il Tir con copia dei documenti dell'attività svolta nel quinquennio. L'amministrazione mi ha consegnato questii documenti in una settimana mentre avrebbe potuto far decorrere il termine massimo di 30 giorni: per questa disponibilità ringrazio gli Uffici. Le delibere della mia Giunta sono la migliore risposta a quanti, dimostrando una caduta di stile paurosa, cercano di mettere la croce delle responsabilità addosso ad altri, rispetto ad una decisione che a fronte di un investimento di 20 milioni di euro genera un utile di quattro volte superiore, senza nessun aggancio con il sistema economico e produttivo cremonese, contro le municipalità e contro il contesto socio economico locale, preoccupati delle ricadute negative su tutto il versante agroalimentare ed ambientale. È importante, oggi più che mai, che tutta la comunità prenda posizione con iniziative incisive, serie e consapevoli. Non è invece condivisibile la posizione della Provincia che, invece di accompagnare o affiancare i Comuni del Cise ed il gruppo Lameri nell'azione intrapresa innanzi al Tar, come richiesto giustamente dal gruppo PD, adotta la pilatesca posizione di "non voler creare conflitto tra le Istituzioni": è una posizione che mostra, una volta di più, una visione "caudataria" di riverente omaggio ed ossequio immotivato ad una decisione ingiusta e pericolosa. La questione accampata del "conflitto istituzionale" da evitare con la Regione è una foglia di fico che non nasconde una sequenza di atti che hanno reso possibile il comportamento di Cavenord, spavaldo quanto fondato su decisioni della Conferenza dei Servizi della Regione a cui la Provincia non si è mai formalmente nè giudiziariamente opposta".
Con il complice assenso della Provincia a Cappella Cantone si beccano nella schiena anche la discarica di amianto: la Regione confermaNon poteva essere diversamente: dopo il complice assenso della Provincia (opportunisticamente mascherato dall'immacescibile Presidente Salini dietro un ni, ma considerato sì nel documento ufficiale), la Regione lunedì ha ammesso, con un gran sospiro di sollievo, quel che da tempo aspirava a concedere, l'autorizzazione alla discarica di amianto di Capella Cantone. Gli oppositori però dichiarano che la battaglia continua. L'azienda Lameri afferma di avere molte ragioni per ricorrere al Tar. Il 4 settembre la Lombardia ha detto sì alla discarica di Cappella CantoneLa conferenza di servizi sulla discarica di Cappella Cantone ha detto sì. La discarica si farà, a prescindere dai pareri dei cinque sindaci che vi si oppongono. E grazie all’atteggiamento della Provincia di Cremona che ha scelto una sorta di ‘astensione’. L’incontro con i portatori di interesse (i sindaci, le imprese che insistono sul territorio e quella che deve realizzare la discarica), il Comune, la Provincia e la Regione si è tenuto questo lunedì pomeriggio, a Milano. Il parere del Comune di Cappella Cantone era favorevole, l’Arpa ha dato un giudizio sul nuovo progetto, che fa seguito a quello bocciato l’anno scorso dalla Regione stessa, sostenendo che è compatibile.In zona Cesarini, come riferiamo qui sotto,la Provincia non si è espressa. E a quel punto, non avendo dato un parere definitivo, l’interpretazione della legge ritiene che è come se fosse stato positivo”. A ciò si aggiunge il fatto che i controlli effettuati dall’Arpa per un anno di seguito per verificare la soggiacenza della falda al di sopra dei due metri, hanno fatto emergere che la discarica, così come progettata, rimarrebbe sempre sopra la soglia, seppure di poco.
"Ribellarsi è giusto"Il comitato antiamianto a Cappella Cantone fa appello a tutti i cittadini che sono contro la discarica affinchè espongano un lenzuolo bianco, o con la scritta NO DISCARICA alle finestre come prima forma di protesta in preparazione delle future mobilitazioni. Al grido di "ribellarsi è giusto" seguiranno molte altre iniziative anche per far sapere a più gente possibile chi sono i responsabili di questo scempio ambientale, primo fra tutti il sindaco di Cappella Cantone Tadi che ha già stipulato una convenzione con la ditta Cavenord-Locatelli senza aspettare la decisione della giunta. In un comune di circa 500 abitanti arriveranno milioni di euro e i disagi li avranno i comuni vicini. Chiediamo a Tadi di lasciare spontaneamente il suo posto, in caso contrario provvederanno i cittadini. La partita non é chiusa. Mille fiori fioriranno". Si apprende intanto che la Lameri ricorrerà in ogni sede. Per la mega discarica di amianto di Cappella Cantone l'ultimo controllo dell'ARPA sulla falda, Cavenord molto fiduciosa nel sìLunedì 22 agosto: alle ore 16 alla presenza dei tecnici della CaveNord, l’ARPA, Agenzia Regionale per l’Ambiente ha completato la dodicesima ed ultima rilevazione della falda nel Comune di Cappella Cantone presso la ex-cava che dovrebbe spitare l’impianto di stoccaggio controllato di rifiuti non pericolosi contenti amianto in prevalenza materiali edili inertizzati contenenti amianto in matrici cementizie e/o resinoidi. La siccità ha certamente agevolato l'operazione. Negli ambienti della società che dovrà lucrare dall'installazione della cava si respira un aria di poderosa fiducia, quasi la certezza che alla prossima conferenza sarà dato il sì. Il prossimo 5 settembre la Conferenza dei Servizi sancirà la conclusione dell’iter amministrativo per l’eventuale rilascio della Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). L'ultimo passo giudiziario della vicenda
Il TAR di Brescia dà ragione a Cavenord e rigetta i ricorsi Ma poi le motivazioni della sentenza riaprono la partita |
Il TAR di Brescia ha rigettato il ricorso presentato da Lameri Cereals e Cise per richiedere la sospensiva del procedimento relativo al sito di stoccaggio controllato di rifiuti non pericolosi contenti amianto di Cappella Cantone (Cremona). L’iter amministrativo per la costruzione e gestione dell’impianto di stoccaggio controllato di rifiuti non pericolosi contenti amianto in prevalenza materiali edili inerti contenenti amianto in matrici cementizie e/o resinoidi - da ubicarsi nel comune di Cappella Cantone (Cremona) è stato avviato da Cavenord nel 2007. Il progetto - secondo un comunicato di Cavenord - rappresenta lo stato dell’arte nello stoccaggio di questa tipologia di rifiuti, ed ha seguito uno scrupoloso iter tecnico-amministrativo e prevede: lo stoccaggio massimo di 261.000 metri cubi di materiali edili inerti rispetto ad una cubatura complessiva dell’impianto di 800.000 metri cubi, sistemi di mitigazione ambientale, scrupolosi sistemi di verifica e accettazione dei materiali conferiti e accettazione degli stessi solo se precedentemente trattati con resine e consegnati su pallet avvolti con film plastico, separazione delle acque meteoriche sui piazzali di scarico e lavaggio dei pneumatici degli autocarri adibiti al trasporto. Cavenord ricorda inoltre che secondo la Direzione Generale Urbanistica della Regione Lombardia è in linea con quanto previsto dal “Piano Regionale Amianto Lombardia” circa il fabbisogno impiantistico regionale. Secondo un telerilevamento effettuato da ARPA su 4 zone campione, si stima la presenza di 2,4 milioni di mc di cemento amianto nella Regione Lombardia, 9% dei quali si stima siano presenti nella Provincia di Cremona. Ovviamente la risoluzione del TAR non viene accettata dai proponenti ricorso. E la vicenda andrà al Consiglio di Stato. Commenta Torchio: "Per la Regione è più importante il sostegno alla lobby dei cavatori, con una legge che lascia nelle loro mani ogni potere di iniziativa e che potrà determinare la delocalizzazione in Svizzera del vicino gruppo agroalimentare Lameri (Vergani, Sorini, Feletti, Mulino Bianco. etc) per un totale di quasi 300 dipendenti. Ora, però, si tratta di verificare le motivazioni alla base del rigetto da parte del primo grado di giudizio della Magistratura Amministrativa e questo si potrà fare quando saranno noti i contenuti della sentenza, valutando poi, la possibilità di un ricorso di 2. o grado al Consiglio di Stato, anche per superare i contenuti trionfalistici del comunicato emesso da Cavenord a conoscenza del rigetto dei ricorsi.Penso, tuttavia, quale che sia il risvolto a livello bresciano o romano, che dobbiamo attivamente seguire l'iter della Commissione Europea che sta indagando sulla complessiva materia dell'amianto, partendo da Casale Monferrato ed anche alla luce delle azioni giudiziarie in atto da parte del Giudice Guariniello, del Tribunale di Torino, in ordine alle tanti morti generate dal trattamento dell'amianto, in particolare nelle fabbriche di produzione delle lastre di asbesto.Il problema é di sapere se possa un territorio come il soresinese e cremasco subire le sequenze di una fabbrica di amianto, la Inar di Romanengo che ha provocato decine e decine di morti per asbestosi e poi, in un raggio di pochi chilometri di distanza, debba ospitare anche una discarica per lo smaltimento dello stesso prodotto e se quindi un territorio solo sia chiamato a rispondere direttamente con questo pesante bilancio sul piano dei danni passati ed ancora in atto (morti bianche) e delle preoccupazioni per il futuro senza che la comunità tutta si prenda in carico la soluzione del problema. L'errore di fondo della Giunta Salini é stato quello di autorizzare, di fatto, la discarica modificando in parere positivo il precedente diniego espresso dalla mia giunta.Amianto: ecco il fronte scientifico per la vittoria degli ambientalisti E' uscita la motivazione del TAR che Cavenord ha presentato come la via libera alla discarica di San Bassano - Retorto. Ma poi le motivazioni della sentenza del TAR ci dicono che il passo degli oppositori è semplicemente prematuro. In quanto la procedura AIA non è conclusa. Afferma "Evidentemente se al termine del monitoraggio dell'ARPA risultasse impossibile garantire un distacco tecnicamente rassicurante della quota massima di escursione della falda, cadrebbe anche il giudizio favorevole alla localizzione della cava". Dal TAR di Brescia dunque la localizzazione del fronte scientifico sul quale gli ambientalisti trovano motivazioni per battersi. L'onorevole Pizzetti aggiunge altre ragioni perché gli oppositori possano battersi (specialmente se Salini e C. sentono il dovere di tutelare l'economia e l'ambiente). Scrive Pizzetti: " Contro la realizzazione della megadiscarica di amianto a Cappella Cantone, imposta da scelte private in contrasto con l’interesse pubblico, grazie ad una legge regionale compiacente, la battaglia continua perché nulla è perduto. La pronuncia del TAR non è affatto avversa alle ragioni di chi si oppone alla megadiscarica. Definendo la questione in termini giuridici, nella sostanza il TAR fa proprie le preoccupazioni dei Comuni e, soprattutto, dell’impresa Lameri. La “sostenibilità sociale” è esattamente la sopportabilità, nel territorio e per chi vi opera, di un insediamento invasivo e lesivo degl’interessi generali prevalenti. A me pare che il rischio ambientale connesso alle attività d’impresa, presenti conseguenze dirette anche sulle condizioni del lavoro e, dunque, sulla vita delle famiglie e della comunità. Ragion per cui il tema della “sostenibilità sociale” non è questione secondaria ma dirimente, in quanto fondamentale. Dovrebbero farsene una ragione sia la Giunta Regionale che quella Provinciale, e manifestarla chiaramente in Conferenza di Servizio. Per il Presidente Salini è l’occasione eccellente per dimostrare che alle belle parole seguono buoni fatti. Se l’Assessore Provinciale alla partita viaggia su un’altra lunghezza d’onda proseguendo nell’inerzia e nell’ambiguità, come dimostra l’atteggiamento tenuto nel Consiglio Comunale di Pizzighettone, a maggior ragione è necessario che il Presidente assuma impegni ben più impegnativi di una dichiarazione stampa, tanto allusiva quanto insufficiente.

Ci sono solo due nomi per la Regione formigoniana e per il Presidente della Provincia di Cremona a proposito dei discarica di amianto di rilevanza regionale: Cavenord e Cappella Cantone. Il primo nome viene fuori senza concorrenza, fatto e finito e ora sembra davvero confezionato - vedremo in proposito la ribellione di una grande azienda, la Lameri Cereals- per il godimento di un privato (del quale parliamo in un ampio servizio a parte, andate a leggerlo, è molto interessante). Il secondo, il sito, gode della approvazione incondizionata di Massimiliano Salini, formigoniano scudiero fedelissimo, ciellino doc e presidente della Provincia di Cremona. Si va davvero a questa soluzione? Un atto di indirizzo regionale sembra dire di sì. Per i politici sostenitori della cava neppure i referendum (che dovrebbero averli indotti ad ascoltare i cittadini quando mettono in file le priorità con argomenti seri) valgono più di un fico secco. Senza un vero programma di investimenti produttivi e tanto meno senza la minima attenzione a quel made in Italy ed alla qualità del nostro agroalimentare, si sono votati a realizzare una discarica di amianto a poche centinaia di metri dall'industria storica Lameri, una delle rare evidenze del territorio che basa tutto il suo nome sulla genuinità e la indiscutibile salubrità dei suoi prodotti che, tra l'altro, ma evidentemente conta poco quando si passa ai piani alti ovvero ai fatti, sono anche quelli della nostra agricoltura. Macché: la discarica s'ha da fare come si direbbe manzonianamente. S'ha da fare qui ed a tutti i costi. Senza tener conto di nulla, è appunto uscito un atto di indirizzo in questo senso dalla giunta regionale che comprende un altro cremasco della economia cremonese, nientemeno che il vice presidente Rossoni. Bei campioni nella difesa del territorio e della sua economia. L'atto di indirizzo smentisce il diniego che sembrava aver preso nota delle osservazioni emerse in Conferenza di servizi del 29 luglio, in particolare quelle relative al fatto che falda è affiorante , come si può facilmente constatare nella nostra foto qui sotto che di fatto conferma come piuttosto che a una discarica ci si trovi di fronte a un laghetto.

 |  | Domande sulla proprietà
Caro direttore, Lei come sempre è molto attento ed incisivo negli interventi che riguardano le porcherie sul nostro territorio. Una di queste è certamente la discarica di amianto di Cappella Cantone. La proprietà è finita in mano alla Società Sommi e C.? Prima ancora che la decisione regionale fosse presa? Grazie comunque per il suo grande e assiduo impegno Un lettore affezionato ----- Le anomalie nella vicenda sono davvero molte. Non siamo in grado di rispondere noi, anzi non tocca a noi. Speriamo che la Giunta Regionale e quella Provinciale diano conto di ogni loro comportamento in modo chiaro, tale da non lasciare alcun dubbio. |
Si può realizzare una discarica pericolosissima come quella proposta in queste condizioni, oltre tutto? Sissignori, è di questo parere la Regione secondo le indicazioni del dipartimento Arpa di Cremona ( la quale non è non certo immune da critiche per un precedente: per il modo con cui ha trattato dal 2001 in poi la famigerata vicenda dell'inquinamento Tamoil, qui siamo proprio sulla stessa linea). L'Arpa è partita da una valutazione a dir poco sorprendente, molti sono ben più severi. Per dire che l'"imbarazzo" falda è superato, avrebbe misurato da un metro e quaranta di argilla la distanza della falda dalla superficie. Con un piccolo dettaglio: il metro e mezzo di argilla non esiste.. Con questa valutazione, pare proprio che si vada verso la soluzione largamente favorita dai supremi interessi del vertice regionale. Ma la famiglia Lameri non ci sta. Ricorre ovviamente al TAR, ma aggiunge con fermezza, qui la battaglia bisogna farla sul serio, è il momento che tutti scendano in campo e che la politica cremonese, quella seria, mostri con forza la faccia, se ce l'ha. O dal voto giungeranno altre bastonate. Alla Associazione Industriali si esprime per primo a nome di Lameri Cereals l'avvocato Fabio Di Matteo. E lamenta in primo luogo che per un affare redditizio come questo non ci sia stata una gara di evidenza pubblica, come d'altronde prescritto dalle normative europee. Questa è una delle tante anomalie che si registrano nel comportamento della Regione. Poi Di Matteo torna sulla infondatezza delle ultime analisi effettuate a proposito della idoneità morfologica del sito. Prende la parola la storica proprietà famigliare della Lameri e qui non si va assolutamente per mezze misure: l'insediamento di San Bassano ha messo in campo negli ultimi 5 anni investimenti per 30 milioni di euro e altri trenta milioni sono sul tavolo per un secondo stabilimento, però, se sulla azienda resterà la minaccia amianto, l'investimento sarà dirottato anche altrove, persino all'estero. E Cremona perderà la assunzione già prevista di altri 80 lavoratori. Ecco allora la posta in palio. Nessuno può tirarsi indietro. Bisogna scegliere da che parte stare. Altrimenti ci rimetteremo a piangere lacrime di coccodrillo, Salini in primis, entro qualche anno. Come è successo con la fuga della Tamoil. Anche lì il Vascello aveva avvertito, senza equivoci. La opposizione attacca in Provincia: gravi violazioni, cambia parere!
 |  | Pizzetti: Una scelta arrogante e interessata in un luogo sbagliato. Fermarsi subito evitando altri danni.
La netta presa di posizione del Gruppo Lameri, importante impresa dell’agroalimentare cremonese, contro la realizzazione della discarica di amianto a Cappella Cantone, dovrebbe far sentire anche un sordo.Se la discarica verrà realizzata, praticamente sull’uscio dell’azienda di San Bassano, l’impresa ne riceverà un danno rilevantissimo. Per il fatto che gli acquirenti dei prodotti del Gruppo, richiedono giustamente certificazioni ambientali che la presenza della discarica renderebbe complicate. A tal punto che il Gruppo Lameri potrebbe rinunciare agli investimenti programmati in loco, capaci di generare nuova occupazione, per effettuarli altrove, addirittura oltre confine.La questione è serissima e gravissima.La realizzazione della discarica di amianto, peraltro in dimensioni ben superiori al fabbisogno provinciale di smaltimento, minaccia l’esistenza di un’impresa che da valore aggiunto e genera nuovo lavoro, oltretutto in tempo di crisi.Un diritto e un’opportunità esistenti vengono azzerati da una scelta politico-amministrativa del centrodestra favorevole ad una discarica sovradimensionata, a bassissima intensità di lavoro e collocata nel luogo sbagliato.Una politica arrogante e illogica genera danni al tessuto socio-economico territoriale.Torno con forza a chiedere alle Giunte Regionale e Provinciale di rivedere le proprie scelte e di compierne di nuove, individuando un nuovo sito di smaltimento, più adatto alla fisionomia territoriale e più congruo alle esigenze provinciali. Sulla base di una politica programmatoria non asservita ad interessi particolari.Cambiare idea rispetto a decisioni errate non è un atto di resa ma un atto di responsabilità.Luciano Pizzetti |
A proposito della discarica di amianto la opposizione ha presentato un ordine del giorno nel quale tra l’altro rafferma che la recente relazione dell'Arpa - in anticipo di circa tre mesi dal periodo di un anno destinato al monitoraggio della falda naturale e che dovrebbe concludersi a fine agosto prossimo - non può essere accettata in quanto non legata a fatti reali bensì a simulazioni su un carico meccanico di circa 1,4 metri di materiale litoide riportato da altre cave e sparso sull'attuale piano di campagna inciso. Richiama poi il fatto che dopo la VIA (Valutazione Integrata Ambientale) sul primo progetto, la Provincia avrebbe dovuto procedere all'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), ma la Regione, unilateralmente e "ictu oculi", senza alcuna preventiva consultazione dell'Unione Province Lombarde, dell'Anci Lombardia e della stessa Conferenza delle Autonomie della Lombardia (CAL) grazie all'atto di indirizzo contenuto nella delibera in oggetto, ha provveduto ad indirizzare l’azione delle Province nella ricerca di soluzioni alternative per la riambientalizzazione degli ambiti di cava. Ebbene a fronte di tutto questo e di tutte le preocupazioni per la salute pubblica, a fronte dei gravi danni che sortirebbero anche per l’attività industriale, reiterando il timore di infiltrazioni mafiose, la minoranza chiede alla Giunta di rivedere il suo precedente parere favorevole ed a farsi parte diligente presso la Regione circa l’atto di indirizzo sulla cava, anche preordinando atti impugnativi della deliberazione stessa.

Ecco i Lameri (a destra) con i loro legali durante la conferenza stampa (foto A.Leoni ©) Il gruppo Lameri, una fatturato da 112 milioni e mezzo di euro
Ma cosa vale e cose rappresenta questo gruppo Lameri, che ha la sua sede principale a San Bassano, cremonese dunque, e che ora per espandersi minaccia addirittura di rivolgersi all'estero? Perché viene compromesso dalla stessa Regione e dalla stessa Provincia che lo ospitano , mettendolo nella critica situazione di non potere assolvere all'impegno di qualità che lo contraddistingue premiato con il conseguimento delle certificazioni ISO 9001, BRC e ISF? - FATTURATO EURO 112.500.000
- DIPENDENTI NUMERO 280
- MATERIA PRIME TRASFORMATE TONNELLATE 100.000
- MATERIA PRIME E PRODOTTI COMMERCIALIZZATI TONNELLATE 110.000
- MATERIE PRIME DI PROVENIENZA NAZIONALE 40 PER CENTO
- CLIENTI DEL SETTORE ALIMENTARE NUMERO 900
- CLIENTI DEL SETTORE ZOOTECNICO NUMERO 600
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La Lameri Cereal ha 170 dipendenti e stabilimenti produttivi a S. Bassano Cremona, Cremona, Cavezzo (Modena) e Liscate (Milano).
Imprese collegate sono - la Perfoods che produce cereali soffiati, cereali ricoperti e cereali aggregati
- la dolciaria Gadeschi che produce amaretti, meringhe, biscotti tradizionali
- la Vergani una storica azienda cremonese mantenuta così all'ombre del Torrazzo che produce torrone, mostarda e cioccolato
La qualità è l'obiettivo primario sul quale Lameri SPA fonda il proprio ciclo produttivo, che comprende una precisa selezione delle materie prime e un accurato controllo nel processo di confezionamento. I continui sforzi di miglioramento e la ricorrente innovazione dei prodotti sono certificati. |
In Provincia l'atteso pronunciamento apre a tutte le possibilità, rientrano le proteste nella maggioranza che per trovare i numeri insegue anche Malvezzi e lo richiama in extremis allungando la sospensione della seduta sul "caso" Cappella Cantone. Adesso la lombardia può fare quello che vuole, ovvero la discarica di amianto secondo le convenienze di Cavenord e non importa se su tutto aleggiano anche pesanti sospettiLa Lega e Salini protestano aggrappati alla poltrona
Cittadini di San Bassano, Cappella Cantone e di tutti i comuni che avete detto no alla mega discarica di amianto di Capella Cantone, sulla quale pesano dubbi fortissimi anche nei palazzi della giustizia, non volete essere sopraffatti? Arrangiatevi, ma non contate sulla Provincia di Cremona. Lameri non vuoi portare la tua azienda in Svizzera ed insieme i nuovi assunti e 30 milioni di investimento? Spera di cavartela al Tar di Brescia, perchè dalla maggioranza provinciale non ti verrà una mano. Lacrime di coccodrillo, tutti preocupati in una lacrimevole seduta hanno portato a una votazione in extremis su un documento della maggioranza che si esprime in questi termini nell'assunto decisivo e finale: " Il consiglio provinciale di Cremona impegna la Giunta ad avviare un confronto con la Regione Lombardia e con i Comuni della Provincia teso ad individuare eventualmente altre ipotesi di soluzione allo smatimento dell'amianto, che è un problema reale, in una logica ispirata a un criterio di federalismo resposabile".
Eventualmente è la chiave di tutto, come si può facilmente comprendere. La maggioranza regionale ha già fatto sapere da quale parte tira il suo vento. Eventualmente cambierà rotta se proprio sarà impossibile tenere quella attuale. Nei fatti la Regione può fare quello che vuole, l'eventualmente toglie ogni facoltà di inserimento dei pareri della Provincia di Cremona.
Si è inscenato l'atto finale di un'opera buffa cominciata nei giorni scorsi quando Massimiliano Salini aveva fatto credere che stava mutando parere in una intervista rilasciata al giornale La Provincia, soprendendo tutti. Perché non ci fossero dubbi aveva anche aggiunto : "Io non sacrificherò la mia maggioranza alla discarica di Retorto". Aveva anche aggiunto: "Non credo che la Regione darà il nulla osta alla discarica, ma in questo caso la Provincia farà la sua battaglia". Anche la minoranza era rimasta spiazzata da queste affermazioni. Ma tutti siamo ingenui (meno male non solo il direttore di questo giornale). Siamo ingenui perché Salini ha detto chiaro e tondo la verità e cioè che non sacrificherà la sua maggioranza per dare ragione ai contestatori della discarica. E' il destinatario delle sue frasi che noi abbiamo male individuato. E' quanto è emerso nel consiglio provinciale risolutivo, quando Salini ha rovesciato i termini della questione, affermando di essere preoccupato per quel che può avvenire in quel sito, e questa è stata tutta la sua giustificazione per il voltafaccia.. La preoccupazione vera, in realtà era che la Lega si staccasse dalla maggioranza. In effetti tanto è sembrato avvenisse quando il firmatario leghista del documento finale, Franco Mazzocco, ha sparato a raffica affermando che mai e poi mai, no e poi no avrebbe accettato la scelta di Cappella Cantone perchè la Lega è vicina alle istanze dei cittadini e quindi non può restare insensibile al grido di dolore che si leva irresistibilmente dalle persone e dai Comuni circostanti. Questo ha detto, e mezz'ora dopo ha votato l'eventualmente del documento di maggioranza. Bisogna correggere, allora. Eventualmente è il riferimento diretto alla fermezza dei propositi, insomma al celdurismo dei combattenti leghisti. Come si constata, d'altronde, anche nel consiglio comunale a Cremona. Si è seduto accanto a Mazzocco il vice presidente Francesco Lena ed insieme, quatti quatti, con un sorriso volpone, hanno fatto i conti delle poltrone e dei vantaggi relativi. Abbiamo detto che il voto è giunto mezz'ora dopo e forse più. Sono avvenuti infatti, anche inutili patteggiamenti. Ma per raccattare i sedici voti di maggioranza necessari è stato necessario richiamare Malvezzi, pronto a lasciare gli affetti e l'eventuale aperitivo per proclamare il suo orgoglioso "Io son qui ". Son qui con Salini,che non mette in discussione la maggioranza per una sciocchezza come la cascina Retorto e qualche e lo sversamento "eventuale" di tutto l'amianto lombardo, son qui con i soldatini di piombo di Bossi, schiena dritta ee convinzioni a prova di bomba, son qui perchè se c'è una poltrona che traballa, il ciellino sa perfettamente qual'è la sua missione Celeste. Nella foto, indicato in rosso il terreno destinato alla discarica di amianto. Scrive Pizzetti: Eccoli, i furbetti dell'amianto...!! |

Rapporto Ecomafia: per illeciti nei rifiuti Cremona è terza in Lombardia, dopo Brescia e Pavia, in quello del cemento è nona " Che a Milano la mafia si limiti a riciclare denaro e non eserciti controllo sul territorio è una sacra bugia ripetuta da anni ”

“Nonostante la crisi economica, nel 2009 il fatturato delle ecomafie ha raggiunto livelli record, superando i 20,5 miliardi di euro. Sono cresciuti anche i reati contro l’ambiente: 28.586, quasi 80 al giorno, più di 3 ogni ora”, mentre “è definitivamente mutata la geografia della criminalità ambientale che, oltre a essersi insediata stabilmente nelle regioni del Nord, il cuore produttivo dell’Italia, ha assunto un carattere globale e ha esteso i suoi tentacoli all’Africa e al Sud Est asiatico”. Sono alcuni dati del rapporto “Ecomafia 2010” curato da Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, e Legambiente, presentato a Milano . Rifiuti, cemento, racket degli animali, truffe alimentari, beni culturali, agromafia: oltre a questi tradizionali ambiti di attività criminale, “Ecomafia 2010” racconta la truffa del calcestruzzo depotenziato, con cui sono stati costruiti ospedali, scuole, viadotti, gallerie e case con enormi rischi per l’incolumità delle persone, e si concentra anche sulle attività illegali nei settori dell’eolico, dei mercati ortofrutticoli e dei centri commerciali. Che le mafie siano storicamente presenti in Lombardia è provato dal numero di beni confiscati, 665 gli immobili e 165 le aziende, che la collocano al quinto posto tra le regioni italiane per numero di confische, preceduta solo da Sicilia, Campania, Calabria e Puglia. La Lombardia si conferma, inoltre, territorio ampiamente interessato dal fenomeno delle ecomafie. Un terzo delle grandi inchieste italiane sui traffici illeciti di rifiuti passa dalla Lombardia, che vede tra l'altro aumentare le infrazioni accertate nella gestione dei rifiuti (153 nel 2009 contro le 144 del 2008) e il numero di persone denunciate (241 nel 2009 contro le 164 del 2008). | 
Peggiore la situazione nel “ciclo del cemento” che vede la Lombardia al decimo posto con 261 infrazioni accertate (il 3,5% del totale), 400 persone denunciate e 26 sequestri effettuati: su scala regionale circa il 30% dei reati accertati nel 2008 in materiale ambientale (261 su 886) e quasi la metà delle persone denunciate (400 su 866) hanno a che fare con le grandi opere (la Tav su tutte), gli appalti pubblici, il movimento terra. Lo chiarisce il dossier “Ombre nella nebbia”. Un'antologia con, tra altre firme, le più recenti inchieste di Gianni Barbacetto, Lorenzo Frigerio, Davide Milosa, Mario Portanova e Peppe Ruggiero. C'è poi il narcotraffico, con Milano che è la città in cui si consuma più cocaina (in proporzione al numero di abitanti) rispetto al resto d'Europa. Centosettanta i Kg di cocaina sequestrati nel 2008, più di 90 quelli di eroina nello stesso anno.
“Che a Milano la mafia si limiti a riciclare denaro e non eserciti controllo sul territorio è una sacra bugia ripetuta da anni”, spiega Milosa, elencando le intimidazioni, gli omicidi (almeno cinque quelli di chiara matrice mafiosa secondo l'ultima relazione della Dna) e il clima di omertà emersi dalle più recenti inchieste della Dda di Milano. | Non a caso l'ultima relazione della Dna ha segnalato per il 2009 l'aumento di iscrizioni per il delitto di 416 bis (associazione mafiosa) in Lombardia: da 10 a 31. Segnali preoccupanti emergono anche sul fronte dell'infiltrazione nell'economia e nelle pubbliche amministrazioni. “Quanti politici ha la 'ndrangheta in Lombardia?” è la domanda che pone Mario Portanova. “I segnali sono forti, soprattutto nei piccoli comuni dell'hinterland milanese, della Brianza, del Varesotto. E' un pentolone che ribolle, con il coperchio pronto a saltare”. Siamo alla conta dei nomi. E Milosa fornisce un'anticipazione: “gli ultimi report delle forze dell'ordine prevedono sviluppi cruenti in vista dell'Expo 2015 e nei prossimi mesi alcune indagini, dall'hinterland milanese, potrebbero raggiungere il Comune, la Provincia e la Regione”. Un allarme diffuso che non può lasciare indifferente Cremona. Qui, come ha da tempo sottolineato “Il vascello”, si continuano a prospettare aperture di cantieri per il boccone più prelibato: l’edilizia senza riserve come quella proposta per il recupero delle aree annonarie. Invece che fare proposta di gestione del territorio comunale si invitano i privati ai progetti senza aver prospettato pali, paletti, limiti e obblighi di un piano urbanistico generale e specifico. Non dovrebbero dimenticare i nostri amministratori che prospettano queste soluzioni con ingenuità da dilettanti allo sbaraglio che le mafie e le tante forme d’illegalità, corruzione e abuso non sono un problema circoscritto, ma un furto di bene comune che ci colpisce tutti e al quale tutti possiamo e dobbiamo ribellarci. |
Eccezionale fiuto della Guardia di Finanza di Cremona comandata da Giampiero IanniOperazione black steel, “acciaio nero”: scoperti 210 milioni di euro sottratti al fisco, ben 108 persone denunciate all’autorita’ giudiziaria
Si chiama operazione black steel. Tradotto: “acciaio nero”. Una operazione gigantesca. E’ opera della Guardia di Finanza di Cremona nel settore della Tutela delle Entrate: un’articolata quanto complessa attività di indagine ed ispettiva ha portato alla constatazione di un’ingente frode fiscale realizzata attraverso l’emissione e l’utilizzo sistematici di fatture false. Il risultato in estrema sintesi? Scoperti 210 milioni di euro sottratti al fisco, ben 108 persone denunciate all’autorita’ giudiziaria. Tutto si è svolto sull’asse Lecco Cremona che poi si è allargata a Milano e altrove, i proventi delle transazioni illecite venivano bonificati in particolar modo in Svizzera a a San Martino. Il tutto all’interno di un magma al quale “Il Vascello” ha già dedicato molta attenzione. Si vada a leggere allora qui sotto ogni particolare dell’ultima, meritoria operazione compiuta dalla Guardia di Finanza di Cremona e alcuni precedenti segnalati dal servizio da mesi presente sul nostro giornale, che evidentemente ha fiutato giusto (ci si permetta questa immodesta e sicuramente inopportuna constatazione: ma ci siampo mossi in un terreno minato e spesso percorso dal ricatto malavitoso, dunque cosparso di rischi non fantasiosi). E diamo una volta tanto un grande merito alla Guadia di Finanza di Cremona comandata da Giampiero Ianni: ecco i veri servitori dello Stato. Concreti, preparati, pronti davvero ad ogni sacrificio e rischio. (Le foto sono di repertorio e non assolutamente connesse a luoghi o persone al centro dei servizi sull'intervento della guardia di Finanza) *** Il servizio ha avuto origine dallo sviluppo investigativo di talune segnalazioni per operazioni finanziarie sospette pervenute, nei confronti di una società cremonese, con riferimento a frequenti e consistenti prelievi di denaro contante operati sul relativo conto corrente aziendale. Le successive indagini finanziarie consentivano di scoprire che le relative provviste erano state costituite mediante bonifici effettuati da una società milanese, operante nel settore del commercio all’ingrosso di materiali ferrosi, che i finanzieri scoprivano essere coinvolta in un vasto giro di fatture per operazioni inesistenti. I proventi di tali transazioni illecite venivano, da quest’ultima, immediatamente bonificati verso Paesi a fiscalità privilegiata (Svizzera e San Marino), su conti correnti intestati a società, anch’esse risultate fittizie.
Lo sviluppo degli elementi raccolti in questo ambito portava gli inquirenti a focalizzare, così, la propria attenzione su una nuova società, questa volta con sede nella provincia di Lecco, che aveva emesso, a favore della società cremonese, fatture per forniture di metalli ferrosi che si rivelavano essere relative ad operazioni inesistenti. Dai sopraluoghi e dagli ulteriori accertamenti posti in essere, emergeva che, agli indirizzi corrispondenti alle sedi della società in trattazione, non veniva, infatti, svolta alcuna attività commerciale. Le risultanze acquisite, corroborate da ulteriori attività di intelligence e di analisi, consentivano di interessare la magistratura competente in ordine alla sussistenza di reati tributari particolarmente insidiosi. In tale ambito, si procedeva, quindi, all’esecuzione di più penetranti accertamenti anche con l’esecuzione di intercettazioni telefoniche, nei confronti di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti. In particolare, venivano effettuate perquisizioni presso le sedi di 9 società lombarde, 2 imprese laziali e presso i domicili di 16 persone fisiche tra amministratori di fatto, prestanome, agenti e autotrasportatori. I finanzieri giungevano, quindi, a delineare due filoni operativi, apparentemente autonomi ma, in realtà, tra loro strettamente connessi per tipologia illecita e per i settori merceologici interessati e personaggi coinvolti che si strutturavano in un vero e proprio sodalizio criminale finalizzato alla frode fiscale ed al trasferimento all’estero dei relativi proventi illeciti. I promotori di tale organizzazione venivano individuati in due imprenditori milanesi: E.B. ed A.T., rispettivamente di 61 e 62 anni, che si avvalevano di altri sei soggetti, rivestenti il ruolo di prestanome. L’’analisi della documentazione sequestrata ed i riscontri investigativi sulle sue evidenze facevano emergere il coinvolgimento di ben 90 società, con sedi in Lombardia, Veneto, Piemonte, Trentino Alto Adige, Lazio e Campania, tutte utilizzatrici delle fatture per operazioni inesistenti emesse dalle società dei due imprenditori lombardi. Il meccanismo fraudolento ideato consentiva, alle suddette imprese, di crearsi costi fittizi, generando I.V.A. a credito da compensare con le vendite e, con il contante restituito alle emittenti le fatture false mediante Ricevute Bancarie, di costituire fondi extra-contabili. A riprova della notevole consistenza probatoria delle indagini svolte, numerose società implicate nel contesto fraudolento si sono già avvalse, al termine delle attività di verifica eseguite, della facoltà prevista dall’art. 5-bis del D. Lgs. 281/97, della possibilità di aderire al contenuto integrale dei processi verbali di constatazione e delle sanzioni in essi richiamate. In questo modo, ben 15 milioni di euro sono già stati versati nelle casse dell’Erario. L’operazione, articolatasi anche attraverso l’esecuzione di ben 15 interventi ispettivi e l’interessamento, per i competenti adempimenti, di 77 reparti del Corpo, si è conclusa con la constatazione di un’evasione fiscale di oltre 210 milioni di euro, la scoperta di fatture false per circa 177 milioni di euro, la segnalazione di 108 persone fisiche, legali rappresentanti e/o amministratori di fatto delle 98 società coinvolte, all’Autorità Giudiziaria competente. In particolare, sono stati contestati i seguenti reati: art. 416 (associazione a delinquere, 8 soggetti) ed art. 468 (contraffazione di sigilli, 1 soggetto) codice penale; art. 2 (dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di f.o.i., 98 soggetti), art. 4 (dichiarazione infedele, 98 soggetti), art. 8 (emissione di f.o.i., 11 soggetti) ed art. 10 (distruzione di documentazione contabile, 2 soggetti) D. Lgs. 74/2000. La Magistratura inquirente, nella persona del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Milano, Dott.ssa Maria Letizia Mannella, ha emesso 16 informazioni di garanzia ed avvisi di conclusione indagini nei confronti dei soggetti milanesi implicati ivi compresi i menzionati due imprenditori lombardi, promotori ed organizzatori del sistema fraudolento smantellato dal Nucleo di Polizia Tributaria di Cremona. Altri 100 milioni e oltre di frode fiscale nel triangolo BS - Cremona - PR Maxi frode fiscale per un giro idi oltre 100 milioni di euro. La Guardia di Finanza di Brescia ha smantellato un traffico di denaro sporco che circolava nelle tasche di un gruppo di imprenditori attivi nella compravendita di metalli. Il business illecito era orchestrato da un 53enne, V.F. le sue iniziali, che attraverso una Ssocietà aveva creato un giro di false fatturazioni che gli consentiva di abbattere significativamente i ricavi provenienti dalla vendita regolare di profilati, lingotti, verghe e pani di ottone e rame. L'organizzazione ha prodotto false fatture per 67,7 milioni di euro, l'Iva evasa sarebbe intorno ai 13,5 milioni di euro, mentre l'Irap non pagata ammonterebbe a 37,7 milioni. Le indagini hanno portato a contestare alle società di facciata diverse violazioni. A un’impresa di Ghedi, con a capo U.M, di anni 59 di origine pugliese, è stata contestata l’emissione di fatture false per 34,6 milioni di euro e l’occultamento di scritture e documenti contabili, a una società di Cremona, gestita da M.M. di 58 anni, residente nel Cremonese, è stata addebitata l’emissione di fatture false per circa 500 mila euro e l’occultamento/distruzione di scritture e documenti contabile mentre a una società di Parma, con più responsabili legali tra i quali l’A.C. di anni 58, residente a Grumello Cremonese, è stata contestata l’emissione di fatture false per 33,2 milioni di euro e l’occultamento/distruzione di scritture e documenti contabile. |