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Storie di agricoltura

Un miracolo ai tempi della crisi: una cooperativa di Calvatone, la Iris...
e la pasta di Piadena ha conquistato non solo l'Italia

Oltre tutto è un prodotto biologico - Così si vince l'attacco dell'agrindustria e la prepotenza della grande distribuzione

Il premio per la miglior pasta italiana del 2010? Come comportarsi ai tempi della crisi? Come sottrarsi ai diktat dell'agroindustria e dei supermercati? Per rispondere non bisogna andare molto lontano. quasi ai confini della provincia di Mantova, a Calvatone. La pasta è quella prodotta dalla Nosari di Piadena. Il miracolo lo ha fatto la cooperativa Iris.
Ecco cosa risponde a Roberto di Caro dell'"Espresso" il presidente di Iris Maurizio Gritta. Un miracolo tutto nostrano che ha raggiunto l'evidenza assoluta anche in campo internazionale.

L'agroindustria si mangia l'agricoltura e ne detta i destini
«Noi abbiamo fatto l'opposto: siamo e restiamo contadini, Iris è una cooperativa nata nel '78 a Calvatone nel cremonese, ma nel 2005 ci siamo comprati per 1 milione e 600 mila curo il fallito pastificio Nosari»: racconta Maurizio Gritta, 54 anni, il presidente.
E prosegue: «C'erano 22 dipendenti, oggi sono 35, due terzi donne e tutti a tempo indeterminato. Produciamo 100 mila quintali l'anno di 160 specialità di pasta, quando la tendenza è sfornare poche varietà con meno dipendenti. Vendiamo in tutto il mondo, dai ghiotti tedeschi fino alla Malaysia, in Italia molto ai gruppi d'acquisto solidale. Lavoriamo solo grano prodotto da noi, in proprietà collettiva, o dai 63 contadini associati fra l'Aspromonte e la Langa, pagando 36-40 euro al quintale contro i 25 del mercato: produttori tutti riconvertiti al biologico».

Perché Iris è tra i capostipiti dell'agricoltura biologica in Italia, dagli ortaggi al grano alla pasta. Certificata l'intera filiera in ogni passaggio, caso più unico che raro.

Giri per il pastificio di Piadena: la trafila al bronzo sarà più cara, ma lo spaghetto esce ruvido e il sugo lo assorbe divinamente, l'impasto della semola in acqua fredda rallenta il processo, ma la pasta viene migliore. Sarà carissima? «Dieci centesimi in meno di quelle dei supermercati». Allora sarete con l'acqua alla gola: «In buon attivo nel 2010, un po' più risicato quest'anno». E le economie di scala? «Li vede quegli scarti? Ci alleviamo maiali liberi per farne salumi e cotechini che i ristoranti ci comprano al nostro prezzo». Tra gli stipendi dell'ultimo magazziniere e del presidente passa qualche centinaio di euro. Invece di tenersi i segreti, fanno 200 lezioni in giro per l'Italia.

Il premio fine anno è in natura, 20 capponi, oche, anatre o l'equivalente in verdura, non hanno mai messo un euro in finanza. Ah, roba da santoni del biologico. Ma a scorno dei critici c'è un'impresa ben patrimonializzata, indebitamento zero, conti in regola, utili, premio 2010 per la pasta più buona d'Italia. Biologico è economico: uno scandalo.
La vicenda è diventata oggetto di studio. Gli ha dedicato una sezione corposa l'Università Cattolica come "caso aziendale" nei quaderni del Cersi,lo studioso è Daniele M. Ghezzi, il titolo "STRATEGIA D’IMPRESA E VISIONE SOCIALE: IL CASO: COOP IRIS-PASTA NOSARI.

Salute: in vendita per la prima volta il superpomodoro anti invecchiamento tutto made in Italy

In prima linea il Consorzio Casalasco del Pomodoro: masggior misura di licopene, mportante per combattere l’invecchiamento e nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari

Per la prima volta sarà in vendita sul mercato tra pochi giorni il superpomodoro contro l’invecchiamento tutto Made in Italy perché risultato di una sperimentazione realizzata nei campi nazionali e coltivato, trasformato e venduto dalle cooperative e dai consorzi che aderiscono al progetto per “Una filiera agricola tutta Italiana” della Coldiretti.

A 150 dall’Unità d’Italia si tratta di una vera rivoluzione per il prodotto più rappresentativo dell’identità nazionale e componente di base della dieta mediterranea, che ha garantito record di longevità agli italiani. Nasce un prodotto frutto di studi complessi che, dopo un anno di sperimentazione, hanno consentito di produrre pomodori italiani naturalmente ricchi di antiossidanti e con molto più licopene, importante per combattere l’invecchiamento e nella prevenzione delle malattie cardio-vascolari.

Il prodotto da questa estate sarà acquistabile nei normali canali commerciali . Il superpomodoro italiano è stato ottenuto dopo anni di ricerca e sperimentazione con metodi del tutto naturali, che hanno permesso di individuare una varietà ad elevato contenuto di licopene adatta alla coltivazione nei terreni nazionali, senza ricorrere ad Organismi geneticamente modificati (Ogm).

La tipologia di pomodoro selezionata ha una pezzatura delle bacche di circa 70 grammi, forma rotondeggiante, buccia liscia e più rossa ma, oltre ad avere un maggior contenuto in licopene, è anche, organoletticamente parlando, più gustosa. Nel 2010 la varietà di superpomodoro è stata quindi coltivata in campo da una trentina di aziende agricole localizzate soprattutto in Emilia Romagna e Lombardia, ma anche in Piemonte e Veneto, aderenti al sistema del CIO, secondo metodi di coltivazione integrata, cioè nel rispetto di disciplinari di produzione che orientano i produttori verso processi produttivi rispettosi dell’ambiente, che valorizzano metodi conservativi delle risorse naturali (acqua, suolo, energia) e quindi ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibili.
Il prodotto raccolto dal campo è stato inviato presso lo stabilimento del Consorzio Casalasco del Pomodoro in Rivarolo del Re (Cremona) per la trasformazione industriale, che consente di esaltare le proprietà del licopene presente. Infatti, secondo recenti studi scientifici, il licopene è maggiormente disponibile nel pomodoro cotto, perché la sua molecola, per attivarsi e combattere i radicali liberi, ha bisogno di essere spezzata e questo avviene durante la cottura.
Risultato: una superpolpa e una superpassata di pomodoro con il più elevato contenuto di licopene, ma anche caratterizzati da qualità organolettiche uniche, che possono essere acquistate sul mercato per la prima volta in Italia dove sono in vendita con il marchio Pomì L+. Si tratta dell’unico pezzo di Parmalat salvato dalla conquista straniera grazie all’acquisizione realizzata dagli agricoltori associati alle cooperative del CIO e del Consorzio Casalasco del Pomodoro per valorizzare la produzione italiana dal campo alla tavola.


Torna ad incombere nei campi e sulle nostre tavole la minaccia OGM

Il tar del Lazio ha annullato il divieto del ministro Zaia

A cura del

Comitato Scientifico EQUIVITA


É arrivata una incredibile sentenza del Tar del Lazio TAR che annulla il divieto di coltivazione del mais ogm MON 810. E' bene ripercorrere una storia di contraddizioni che viene da lontano.

Piccola cronistoria sul Mais MON 810 in Friuli

- Alla fine del gennaio 2010, l’associazione Futuragra, che dichiara di voler ottenere il diritto a seminare in Friuli il mais Mon 810, vide fallire il progetto di una Conferenza Stato-Regioni fissata per il 28/01/10. L’intento di tale incontro era quello di aggirare il dibattito pubblico (obbligatorio per legge) e le tante opinioni contrarie, per emanare le linee guida (“già pronte”) della coesistenza tra Ogm e colture tradizionali.
Le linee guida, che secondo il ddl 212/2001 rappresentano una condizione necessaria ma non certo sufficiente per l’autorizzazione, non erano comunque state formulate da nessuna regione italiana fino a questa data.
La definizione della normativa sulla “coesistenza” era in realtà di pertinenza della UE, e doveva completare le normative riguardanti “tracciatura” ed “etichettatura” degli Ogm, per consentire ai cittadini la “libera scelta alimentare”. Ma il compito di definire l’ultimo pacchetto, quello della coesistenza, è stato dalla UE scaricato sugli Stati Membri (e spesso, come in Italia, dai Governi centrali sulle Regioni) perché a Bruxelles nessuno scienziato aveva saputo trovare una soluzione alla contaminazione causata da colture transgeniche. Essa si diffonde attraverso l’aria, l’acqua e il suolo, rendendo in pratica impossibile la sopravvivenza dell’agricoltura biologica e ardua quella delle colture convenzionali.
Per quanto riguarda l’Italia in particolare, una “colonizzazione” da parte delle aziende biotech (il cui fine primario è la riscossione dei diritti sulle piante da loro brevettate) potrebbe causare la perdita di una delle sue maggiori ricchezze: la biodiversità, i prodotti di qualità, la dieta alimentare, apprezzata in tutto il mondo.

Il 19 marzo del 2010, il Ministro delle Politiche Agricole Zaia risponde ad una incredibile sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la semina del Mais transgenico MON 810 in Friuli, vietandone la semina con un decreto. Usando logica e buon senso, egli applica molto banalmente la normativa italiana (ddl 212/2001) e firma il decreto dopo avere raccolto i pareri (tutti risultati negativi!) degli organismi preposti a darlo:
- Commissione nazionale “Sementi geneticamente modificate” (voto all’unanimità)
- Ministero dell’Ambiente
- Ministero della Salute
- Un numero non irrilevante di Regioni, tra le quali: Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana e Veneto.

Essendo inoltre obbligatoria una valutazione pubblica per gli Ogm, il Ministro Zaia tiene in dovuto conto anche il parere contrario di:
- 75% dei cittadini italiani
- 16 Regioni, 41 Province e 2.446 Comuni italiani, tutti dichiaratisi spontaneamente “Liberi da Ogm” (Ogm free)
- i due maggiori sindacati di agricoltori: la Coldiretti (9.812 sezioni, nelle 18 Regioni e 568.000 agricoltori) e la C.I.A.(Confederazione Italiana Agricoltori)
- la maggiore catena di distribuzione alimentare, COOP Italia.
- numerose maggiori marche di prodotti alimentari come Barilla, Amadori, Bovinmarche, Fileni, ecc…
- la coalizione di ONG “Liberi da Ogm”, tutte le maggiori associazioni ambientaliste, e numerose altre organizzazioni della Società Civile.
- numerosi gruppi di parlamentari di tutte le correnti (in particolare Gianni Alemanno, già ministro dell’Agricoltura e oggi sindaco di Roma).
Nel 2011 la regione Friuli Venezia Giulia
si dota infine di una legge sulla coesistenza (linee guida) che non piace all’associazione Futuragra perché “di fatto vieta la coltivazione degli Ogm”.

La Futuragra, certamente molto appoggiata (Wikileaks ci ha informati assai bene sulle pressioni politiche ed economiche che sono dietro alla diffusione degli Ogm in Europa) fa nuovamente ricorso al TAR del Lazio.

Il 22 giugno del 2011, il TAR del Lazio - incredibilmente - arriva al punto di annullare il decreto del Ministro Zaia delle Politiche Agricole del 19 marzo 2010.
L’arroganza e la fame di profitti delle aziende biotech hanno dunque ormai raggiunto proporzioni vastissime. In tutto il mondo cresce l’opposizione agli Ogm e la consapevolezza della necessaria modifica delle leggi brevettuali. .
Il Comitato Scientifico EQUIVITA, ribadisce la necessità di tutelare la materia vivente del pianeta, patrimonio comune più prezioso dell’umanità, e ritiene indispensabile la revisione della direttiva 98/44 (che consente la privatizzazione di piante, animali e parti del corpo umano), un “mostro giuridico” di cui dobbiamo al più presto liberarci.

Ma c'è chi crede ancora nella agricoltura genuina

Ecco le tenute La Montina che sposano anche per Natale le loro bollicine con la Mille Miglia

È dedicata alla 1000 Miglia – di cui sono Premium Sponsor ufficiali – la collezione natalizia delle Tenute La Montina di Monticelli Brusati (Bs): pregiati Franciacorta con cui brindare alle feste e all’anno nuovo, come i vincitori della corsa più bella del mondo, che quest’anno hanno stappato Jeroboam di Franciacorta Brut La Montina per celebrare il loro successo. Personalizzate con l’inimitabile freccia, logo della competizione, sono racchiuse in cassette di legno rosso acceso che riprende il marchio 1000 Miglia. Le si può anche ordinare online (www.lamontina.it) oppure acquistare nel Wine Shop annesso all’azienda, aperto anche nei giorni festivi.

È invece un omaggio all’unità d’Italia W L’Italia, il Kit 150 anni by Risoli’ in edizione limitata, in cui padella, bistecchiera e caffettiera rossa della nota azienda vengono abbinate al Franciacorta Brut de La Montina, identificato come simbolo dell’eccellenza della tradizione enologica nazionale.

Fra le molte altre idee per regali esclusivi, la Collezione Natale 2011 Tenute La Montina propone anche eleganti cappelliere in pelle, bauletti, cassette personalizzate in legno in cui comporre, a scelta, una selezione dei suoi prestigiosi Franciacorta DOCG - dal Satèn al Millesimato, dal Rosé Demi Sec al Brut ed Extra Brut – affiancati da prodotti di una selezionata schiera di produttori franciacortini e delle vicine Valli Bresciane e golosità gourmand.


Info : La Montina - Via Baiana 17 – Monticelli Brusati (BS)
Tel. 030.653278 - info@lamontina.it - www.lamontina.it.


Gli ambientalisti all’attacco contro il circuito automobilistico di San Martino del Lago, “il tutto a vantaggio degli agrari e contro la salute dei cremonesi”

Attacco frontale delle Associazioni ambientalistiche nei confronti del circuito automobilistico previsto a San Martino del Lago. Tra l’altro si osserva che a poche decine di chilometri, nei comuni veronesi di Trevenzuolo e Vigasio, verrà costruito “l’Autodromo Veneto”, un'opera che per gli investimenti previsti (600 milioni di euro) rappresenta la 3° grande opera del Veneto dopo il Passante di Mestre ed il Mose. Questo progetto, in fase di realizzazione, prevedeva inizialmente una superficie edificabile non superiore al 30%, ma ora, regione, provincia e comuni interessati, in deroga alle proprie stesse leggi e regolamenti, hanno concesso l’edificazione sul 70% dell’area.
Così, su una superficie di 4,5 milioni di metri quadrati sorgeranno, oltre all’autodromo, il centro commerciale più grande d'Europa, un parco divertimenti 2 volte Gardaland (che dista 30 km), la zona residenziale, nonchè alberghi e grattaceli alti fino a 40 metri. Gli spettatori stimati ogni anno sono 25 milioni. Il tutto in una gravissima situazione generale di inquinamento da PM 10.
Si denuncia quindi come anche questa operazione si possa trasformare nell’ennesimo episodio di speculazione e cementificazione con la sottrazione di prezioso terreno all’attività agricola, che, sulla carta, la Regione Lombardia vorrebbe invece salvaguardare. Il tutto "a grande vantaggio economico dei proprietari terrieri".

Le principali contestazioni alle procedure ed al progetto

Attacco frontale delle Associazioni ambientalistiche nei confronti del circuito automobilistico previsto a San Martino del Lago.Si rileva che due giorni dopo l’inizio del periodo di deposito della documentazione il segretario comunale, nonché responsabile del procedimento, rispose che non sapeva dove fosse. Solo l’intervento di una persona estranea al Comune, il progettista dell’autodromo nonché estensore della variante al P. A. ing. Favalli, consentì di trovare i documenti richiesti e che il giorno 3 maggio 2010, tornati in Comune per consultare nuovamente il fascicolo, fu risposto dagli impiegati comunali che non sapevano dove fosse ed a nulla valsero i tentativi di contattare il sindaco. Il segretario comunale, contattato telefonicamente, diede disposizione di farci presentare domanda di accesso agli atti del documento , a questo punto solo teoricamente, in deposito. Il 3 giugno, cioè il giorno antecedente il termine per la presentazione delle osservazioni, il documento richiesto, e precisamente la tavola di raffronto tra stato precedente e stato futuro, non è ancora stato consegnato.

Inoltre: • la popolazione non è mai stata correttamente informata, tantomeno consultata, in nessuna fase dell’iter amministrativo di tale progetto, ed ora dovrebbe solo subirlo;
• anche la richiesta di convocazione urgente di un’assemblea pubblica informativa non ha avuto alcun riscontro;
• il coinvolgimento dei comuni limitrofi è avvenuto limitatamente alla istituzione di un polo di guida sicura e di educazione stradale ed in quanto necessario ai fini della richiesta di finanziamento regionale, che poi non ha avuto alcun seguito;
• il sindaco di San Martino del Lago ha dichiarato pubblicamente che “Si tratta di un progetto privato. Il comune non può e non deve entrare nel merito di scelte imprenditoriali ….. ” In proposito è solo il caso di sottolineare come in tutta questa vicenda non ci sia nulla di solo privato, in quanto è stato proprio il consiglio comunale di San Martino del Lago che ha approvato definitivamente la variante parziale al P. R.G. che ha cambiato la destinazione urbanistica dell’area dell’ex stalla sociale, passandola da zona agricola a zona compatibile con l’insediamento dell’autodromo. Aderendo così alla richiesta presentata in tal senso da una ditta privata: la società Agrifutura s. r.l. di Casalmaggiore.
A proposito della procedura di V.I:A. la Direzione Generale del Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia stabilisce la non assoggettabilità del progetto e si legge a pagina 2: “L’area circostante l’impianto sportivo, è caratterizzata dalla presenza di terreni destinati ad uso agricolo; l’unico nucleo abitato presente nell’area è il Comune di San Martino del Lago che dista circa 1500 mt. A sud dell’impianto”.

In proposito viene denunciata come non veritiera tale affermazione poiché si omette di considerare: • la presenza dell’abitato di Cà dè Soresini, frazione di 120 abitanti del Comune di San Martino del Lago, le cui abitazioni sono poste, alla distanza di soli 200 metri, a ridosso di buona parte del lato nord dell’area ove è prevista la realizzazione dell’Autodromo; • la presenza, in lato sud, di un insediamento abitativo occupato da due nuclei familiari che fronteggia l’area ove è previsto il circuito (meglio ancora il suo tratto in rettilineo) alla distanza di appena 50 metri.
Si osserva inoltre:

• che la realizzazione di tale progetto non risponde alla inderogabile necessità di contribuire in modo concreto alla lotta ai cambiamenti climatici in atto che invece impongono comportamenti virtuosi da parte di tutti, nonché scelte sostenibili anche da parte delle amministrazioni comunali;
• che, come è tristemente noto, la nostra zona appartiene ad una delle cinque aree più inquinate del pianeta e che questo progetto contribuirà inevitabilmente ad aumentare i livelli di inquinamento dell’aria che respiriamo; • che dall’indagine ISTAT riferita al 2006 risulta che Cremona è la seconda città in Italia per morti di tumore. Ad uccidere sono soprattutto i tumori dell’apparato respiratorio. Una pesante incidenza che non può non essere legata ai livelli di inquinamento. In questo allarmante contesto la scelta di realizzare un autodromo ha davvero dell’incredibile!
• che in Lombardia si muore di smog e ci si ammala di tumore ai polmoni più che in tutte le altre parti d’Europa.
• In seguito alle reiterate inadempienze del nostro paese e della Lombardia in particolare, in tema di inquinamento da Pm10 e gas serra, la Commissione Barroso sta procedendo contro il nostro paese per la mancata osservanza delle norme Ue sulla qualità dell’aria.
• circa poi la realizzazione, a carico della società dell’autodromo, della rotonda sulla sp “Giuseppina” riteniamo che più che una conquista, si tratti di una dichiarazione di fallimento della politica e delle pubbliche amministrazioni che, non avendo più risorse disponibili, nonostante la forte pressione fiscale che grava sui cittadini, subiscono, o cercano, progetti di molto dubbia utilità per ottenere in cambio opere necessarie per il territorio;
• considerato inoltre il fortissimo impatto ambientale che il progetto avrà sul territorio, e la sua scarsissima ricaduta occupazionale, una sinergia tra il Comune, la Provincia e la Regione avrebbe potuto favorire l’avvio, sulla stessa area, di un’attività agricola di qualità, magari gestita da una cooperativa di giovani;
• la produzione che ne sarebbe derivata avrebbe potuto essere destinata alle locali mense aziendali e scolastiche, garantendo così qualità del prodotto, equa remunerazione ai produttori, diminuzione del traffico e creazione di un maggior numero di posti di lavoro;

In conclusione, si nutrono seri dubbi che la realizzazione di un circuito auto-motociclistico nel Comune di San Martino del Lago possa decollare in quanto:

• la gravissima crisi economica in atto ha reso ancora più incerto il destino delle previste autostrade Cr-Mn e TI-Bre, sulla cui realizzazione puntavano i proponenti del presente progetto;
• a poche decine di chilometri da noi, nei comuni veronesi di Trevenzuolo e Vigasio, verrà costruito “l’Autodromo Veneto”, un'opera che per gli investimenti previsti (600 milioni di euro) rappresenta la 3° grande opera del Veneto dopo il Passante di Mestre ed il Mose. Questo progetto, in fase di realizzazione, prevedeva inizialmente una superficie edificabile non superiore al 30%, ma ora, regione, provincia e comuni interessati, in deroga alle proprie stesse leggi e regolamenti, hanno concesso l’edificazione sul 70% dell’area.
Così, su una superficie di 4,5 milioni di metri quadrati sorgeranno, oltre all’autodromo, il centro commerciale più grande d'Europa, un parco divertimenti 2 volte Gardaland (che dista 30 km), la zona residenziale, nonchè alberghi e grattaceli alti fino a 40 metri. Gli spettatori stimati ogni anno sono 25 milioni.

Denunciamo pertantocome anche questa operazione si possa trasformare nell’ennesimo episodio di speculazione e cementificazione con la sottrazione di prezioso terreno all’attività agricola, che, sulla carta, la Regione Lombardia vorrebbe invece salvaguardare. Il tutto "a grande vantaggio economico dei proprietari terrieri". Viene denunciato infineche si sia dato inizio ai lavori di urbanizzazione del progetto, che prevedono la realizzazione della rotatoria sulla strada provinciale Giuseppina, con l’abbattimento del capannone esistente in fregio alla provinciale a pochi metri dalla cappella votiva.





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di Sab, 31 dic 2011