
Il governo annuncia i criteri per la costruzione delle nuove centrali nucleari Saranno le imprese ad indicare i siti. Ahi ahi, in una intervista il presidente della francese eDR che ne costruirà quattro ha da tempo indicato Caorso come una localizzazione appropriata! Il nostro centrodestra approva ancora?
Semaforo verde dal Consiglio dei Ministri alla costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese. E' stato approvato questo mercoledì mattina il decreto legislativo che comprende i criteri per la scelta dei luoghi in cui si avrà la realizzazione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica nucleare, la fabbricazione del combustibile nucleare, e pure i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Previsti anche incentivi economici ai territori che ospiteranno le centrali e campagne informative al pubblico.Con la prossima nascita dell'Agenzia per la sicurezza nucleare e la predisposizione della strategia nucleare, saranno le imprese interessate a indicare i siti. Il che apre a un'eventualità già anticipata da tempo da una intervista al presidente di eDF che ha l'accordo con l'Enel per costruirne quattro e che ha indicato Caorso come un sito particolarmente adatto (l'intervista a Pierre Gadonneix è tutta da rileggere).. Da segnalare che al recente incontro con Enel- eDF indetto a Roma erano presenti vari imprenditori, tra i quali anche il cremonese Giovanni Arvedi. Secondo il ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, si apre il percorso porterà alla costruzione della prima centrale nel 2013. Il provvedimento aveva già avuto il parere positivo delle commissioni parlamentari competenti e del Consiglio di Stato. Dopo il no delle Regioni, invece, non c’è stato il tempo per il passaggio in Conferenza Unificata Stato-Regioni, previsto dopo il via libera del Consiglio dei ministri. Il conflitto tra istituzioni aperto dal mancato passaggio in Conferenza Unificata porta le Regioni ad attaccare a testa bassa, mentre pendono alcuni ricorsi "incrociati" alla Consulta: 11 Regioni hanno impugnato il ddl Sviluppo, mentre il Governo ha portato davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che escludono la possibilità di centrali sul loro territorio.
Nell'insieme un quadro di criteri ancora molto confuso nei fatti. L'unico impegno certo è di affidare la identificazione dei siti alle imprese. Per questa ragione noi, sulla base di dichiarazioni ufficiali, continuiamo a sostenere che Caorso resta in pole. E' vero che il Governo afferma di voler tener conto dei pareri locali, dunque contro Caorso ci sono i pareri negativi di Errani (Regione Emilia) e di Callori (sindaco del borgo piacentino):.Ma quanto volte abbiamo constato che i paletti verso il basso vengono frantumati quando entrano in gioco gli interessi del grande capitale internazionale? Il gioco allora è sempre in mano a eDR gemellata con Enel. Vedremo quanto insisterà, eventualmente, sulla ipotesi Carso. Questa è l'incognita. Peraltro smentita da una abbastanza recente. nuova dichiarazione alla stampa internazionale di Gadonneix rilasciata a Flamville che non pare preoccuparsi molto di Regione Emilia e tanto meno di Callori. In ogni caso, si apre un'altra ipotesi che non dovrebbe rallegrare Cremona. La Lombardia non ha detto no ed il Po è uno degli elementi qualificanti della localizzazione. Potrebbe allora capitare che verificandosi condizioni adatte come per Caorso ed in più muovendosi capitale cremonese, la centrale scavalchi il fiume e la si ritrovi dalle parte dei "mangia fagioli". Anche questa non è una ipotesi trascurabile. Da segnalare intanto posizione del quotidiano locale che affrontando una questione così importante, ha collocato l'argomento a pagina 42, nelle cronache di paese. La Libera non vuole turbare il centro destra. Anche questo è un fatto molto, molto preoccupante. Nella mappa siti adatti per la localizzazione di centrali nucleari Ulteriori conferme ed intanto il governo penalizza le energie alternativeGuido Possa, consigliere atomico di Berlusconi, sostiene che bisogna puntare sul nucleare a Caorso, "operazione convenientissima"Si susseguono le segnalazioni che Caorso potrebbe tornare al nucleare dopo la liquidazione di "Arturo", il vecchio reattore. Chi sostiene sul quotidiano Sole 24 ore di questo giovedì a pagina 23 che questa operazione è convenientissima è nientemeno che il senatore Guido Possa, ingegnere atomico e consigliere di Berlusconi. E' la prima volta che una persona tanto vicina ai vertici del paese si esprime così chiaramente. I nostri lettori sanno bene da tempo, si legga in questa pagina, che la medesima idea è espressa da eDF, partner dell'ENEL per la realizzazione di quattro centrali, incaricata di proporre i siti. Su Caorso tutto sembra coincidere.

L'impianto fotovoltaico installato dall'AEM
Due iniziative del ministro dello sviluppo economico contro solare e fotovoltaico
Si stanno mettendo a punto una serie di strategie per agevolare la reintroduzione del nucleare in Italia (ed oltre tutto con centrali di terza generazione, che nel giro di qualche anno saranno considerate obsolete. Obama propugnando il ritorno del nucleare negli USA chiede centrali di quarta generazione). E si stano assumendo decisioni che toccano anche il nostro territorio il quale sta facendo importanti scelte nel campo delle energie alternative. Ne riferisce sull’ “Espreso” Paola Pilati la quale scrive tra l’altro: “ … il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sta mettendo a punto le mosse che lo dovrebbero far diventare il dominus dell'energia nazionale, nonché il regista del grande ritorno al nucleare. E, per iniziare, ha messo nel mirino e energie alternative. Come? Il primo fronte è quello di ridiscutere tutto il meccanismo degli incentivi su cui si è retto il boom nel settore. La trattativa è in corso, ma già il ministero ha calato il suo asso:una sforbiciata del 20 per cento sulle tariffe riconosciute all'energia fotovoltaica. Non è poco, e naturalmente il settore dei produttori è in subbuglio. | Il prezzo (e quindi il rendimento dell'impianto) è la chiave di volta su cui si regge l'investimento, e anche l'architrave su cui le banche decidono l'affidabilità del progetto e il relativo finanziamento. E le banche mettono l'80 per cento circa dei quattrini necessari. Qualsiasi modifica cambia tutto. Secondo i calcoli di una ricerca svolta dall'istituto per la competitività per conto di Asso Energie Future, la maggiore associazione di industriali del fotovoltaico, oggi gli incentivi ai kilowattora prodotti con il sole si traducono, in bolletta, in una spesa di 1,80 euro al mese per famiglia; quella che le famiglie sopportano invece per finanziare i petrolieri che producono energia con i residui delle raffinerie (e tutti quelli che rientrano sotto l'ombrello del Cip 6) è di 4 euro. “Perché questo incentivo non si mette mai in discussione?», si chiede maliziosamente Massimo Sapienza, amministratore delegato di Helio capital e costruttore di impianti-E per tirare acqua al proprio mulino i produttori mettono in fila altri dati: se è vero che in totale alle famiglia il sostegno ai fotovoltaico costa 34 miliardi l'anno, consegue | che 130 miliardi di investimenti ne producono 110 di stimolo all'economia e 50 di introiti per il fisco. Ma questa non è l'unica pistola carica che ha in mano Scajola. Il ministro si è mosso anche aprendo un contenzioso sui poteri in materia elettrica con la Regione Puglia, rea di aver attivato le procedure che a livello nazionale sono le più snelle per agevolare la costruzione di centrali solari. Un contenzioso che oggi pende di fronte ai giudici della Corte Costituzionale, che si devono pronunciare a breve. La legge attuale prevede che per un impianto fino a 20 kilowatt l'autorizzazione sia semplificata (una semplice dia"), e debba arrivare entro 30 giorni; per impianti più grandi, i giorni salgono a 180, e la procedura prevede una 'autorizzazione unica" che riunisca in un solo parere tutti gli organismi implicati (dall'Ambiente ai Beni culturali), In realtà quei termini sono ovunque molto dilatati: per rispondere le Regioni ci mettono in media 3-4 anni. Cosa ha fatto allora il governatore pugliese Niki Vendola? Ha alzato il limite dei 20 kw, | permettendo di costruire fino a un Mw con la semplice autorizzazione comunale.Questo ha dato il via alla presentazione di 15 mila domande, molte delle quali provenienti da proprietari di fondi, che con l'impianto fotovoltaico integrano l'attività agricola. Come ha fatto presente l'avvocato della Regione di fronte alla Corte, l'iniziativa interpretava lo spirito della legge, che è quello di facilitare la crescita dell'energia alternativa. Ma Scajola non è di questo avviso, e ha deciso di impuntarsi. Qualcuno interpreta la faccenda in chiave politica: togliere cioè un asso nella manica di Vendola in campagna elettorale. Ma dietro l'iniziativa del ministro si può leggere anche un obiettivo di più ampia gittata. E cioè recuperare terreno e poteri al governo centrale in materia energetica in vista di una battaglia ben più campale. Quella per stabilire chi ha l'ultima parola su come e dove andranno costruite le future centrali nucleari”. Anche a Caorso, contro lil ritorno si sono espressi Errani (Regione Emilia) e Callori (sindaco). La battaglia si fa sempre più dura per evitare il ritorno del nucleare a due passi da Cremona. |
L'intervista rilasciata tempo fa da Pierre Gadonneix, presidente di EDR partner dell'Enel: Caorso tra i siti adattidi Antonio Leoni
Molto si agita intorno ai propositi di ritorno al nucleare del Governo Berlusconi. La chiave per saperne di più è Pierre Gadonneix (nella foto a destra) che svolge un ruolo fondamentale quale presidente della eDF, la società francese che ha costituito pochi mesi fa una joint venture al 50 per cento con ENEL allo scopo di progettare la fattibilità delle quattro centrali che si presuppone saranno costruite in Italia.
Ed ecco la sorpresa (non del tutto per la verità). Torna in ballo Caorso. Andiamo in ordine, perchè il quadro in cui si colloca la ipotesi ... cremonese - piacentina è complesso. Il 51 per cento sarà detenuto da Enel e eDF, il resto sarà aperto alla collaborazione di altri investitori. Dove saranno situate e come si sa poco perché il governo Berlusconi procede sotto misura nei toni. Ma qualche indiscrezione comincia a trapelare. Proprio il governo ha proposto la joint venture di eDF con Enel, già nel 2007 Prodi aveva confermato l’accordo al culmine di trattative che sono iniziate 5 anni fa: Il tutto è stato rilanciato dalla intesa franco - italiana di circa un mese fa quando sono stati precisati gli estremi della collaborazione. L’Italia dopo il referendum che aveva negato il nucleare si è proiettata verso il gas ed il carbone: oggi a fronte dei problemi di approvigionamento e di emissione di CO2, si sostiene che va riconsiderata la opzione del nucleare. Con grandi problemi. Occorre un formidabile aggiornamento delle nostre competenze.Ecco allora in diretta il presidente di eDF. Afferma Pierre Gadonneix : “L’Italia aveva realizzato un’enorme conoscenza nello sfruttamento della energia nucleare, ma purtroppo dopo il referendum ha perso non del tutto, ma in modo significativo questo vantaggio ed è costretta a ricorrere a chi può aggiornarla. Molti ingegneri italiani ad altissimo livello sono a Flamanville, nel nord francese, dove si sta costruendo una centrale nucleare: qui Enel detiene il 12,5 per cento”. Aggiunge Gadonneix: “ La costruzione della prima centrale italia sarà interamente a guida eDF. Nelle seguenti la competenza sarà interamente trasferita a Enel che comunque sta già procedendo nella scelta dei siti”. Con quali criteri? “I siti di Montalto di Castro, Trino e Caorso corrispondono ad alcune richieste essenziali: le zone prescelte devono godere di un facile accesso idrico, siano mare o fiumi. Ecco quindi che la scelta di luoghi come quelli indicati è perfettamente compatibile, le località erano state scelte con estrema cura. Le nuove centrali potrebbero essere collocate accanto a quelle vecchie. Si avrebbero notevoli vantaggi di procedure e nella loro realizzazione: Le vecchie centrali in ogni caso andrebbero completamente smantellate.” Ma le scelte sono già state compiute? Conclude il presidente di eDF Pierre Gadonneix: “ Non ci sono indicazioni definitive del governo, anche perché prioritariamente vanno create leggi e regolamentazioni ad hoc, il nucleare è in ogni caso una strada che si percorre in lungo periodo”. Di fronte a queste prospettive il centro sinistra ha espresso un flebile no, poco operativo, in campagna elettorale, pur essendosi manifestata l'intenzione di indire un referendum provinciale al quale ha aderito l'allora sindaco Giancarlo Corada, il centro destra ha taciuto nel modo più assoluto. Poi, eletto, ha approvato. Cremona si faccia sentire, e con voce alta: non solo il pericolo Caorso, saremo anche travolti dai costi altissimi dell’elettricità“Una energia poco verde e sempre più cara” afferma Greenpeace che emette anche una bolletta nucleare del 2020, confortando il tutto con i dati paurosi di alcune esperienze in corso La spinta nuclearistica sta riemergendo in Italia, sta crescendo il tentativo dell’industria energetica di sfruttare la crisi climatica per promuovere l’energia nucleare a bassa emissione di CO2. Ed ecco la provocazione di Greenpeace che nei pressi di diversi uffici postali ha distribuito un fac simile della bolletta tipo per il consumo bimestrale di una famiglia tipo dopo il 2.020 quando entreranno in linea gli impianti nuovi.
La offensiva diGreenpeace è legata al fatto che entro il 15 febbraio dovrebbe essere emanato il decreto sui criteri di localizzazione dei siti che tocca cremonesi e piacentini molto da vicino, posto che Caorso è tra quelli considerati in pole position, assieme a Trino Vercellese, Borgo Sabotino vicino a Latina, e Garigliano. Afferma il neo presidente di Greenpeace Ivan Novelli: “ Quale sindaco, quale autorità regionale si assumerà la responsabilità di dire sì al ritorno del nucleare quando l’energia può essere prodotta in molti altri modi, anche tacendo sui rischi non ben calcolabili e sull’eredità lasciata per centinaia di anni da questi impianti?”. Dopo qualche assenso informale il Veneto ha già dichiarato che non c’è spazio, la Puglia ne ha precluso per legge regionale la installazione nel suo territorio, i sindaci del Lazio sono sul piede di guerra, e ben 11 regioni hanno impegnato davanti alla corte costituzionale la legge che riapre la strada al nucleare. I rischi e i costi, elementi essenziali da valutare. Dichiara Geenpeace: “l nucleare è una pura follia economica, a meno che qualcuno non ti regali la centrale, e lo Stato si faccia carico di gestire le scorie radioattive per secoli. Oltre ai costi per la realizzazione degli impianti bisogna anche tener conto degli accantonamenti per lo smantellamento dei reattori, della copertura assicurativa in caso di incidenti gravi, dei costi per il riprocessamento delle scorie, per la bonifica dei siti contaminati e per la realizzazione del futuro deposito geologico di stoccaggio. In Gran Bretagna i soli costi per la gestione delle scorie hanno prodotto un buco nei conti pubblici di 90 miliardi di euro. In Italia il costo dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari in funzione prima del 1987 è valutato in circa 4 miliardi di euro, ma si tratta molto probabilmente di una sottostima del costo finale. per lo Stato e i contribuenti. La società francese che costruisce l’impianto in Finlandia afferma che sapremo quanto l’impianto è costato solo quando sarà finito. Il direttore generale di Greenpeace ricorda che l’Epr è stato approvato con un budget di 3,2 miliardi di euro. A metà costruzione è già arrivato a 5,5 miliardi. Nel derivano costi per l’elettricità altissimi. Secondo i calcoli di Greenpeace, un chilowattora da nucleare costerebbe 14 centesimi di euro, a fronti di costi attuali di 6- 7 centesimi di euro. Incalcolabili i costi di gestione delle scorie: in Gran Bretagna la bonifica dei siti ha prodotto un buco nei conti pubblici di 83 miliardi di sterline. In Italia lo smantellamento delle vecchie centrali costerà non meno di 4 miliardi di euro. Le vecchie centrali non sono riutilizzabili per i nuovi impianti. I cittadini tedeschi hanno destinato fino al oggi all’energia atomica almeno 165 miliardi di euro. Come se avessero pagato dieci volte la costruzione delle 17 centrali attuali. Afferma Steve Tomai, professore di politica energetica all’Università di Greenwich. : “ Se l’Enel dovesse finanziare i quattro impianti nucleari oggi al costo previsto per gli impianti francesi (4 miliardi e mezzo) sarebbe richiesto un investimento di 18 miliadi di euro. Ma secondo le previsioni di E. ON, l’utility tedesca, un impianto in Gran Bretagna è stimato in 5-6 miliardi di euro. Il costo per l’Italia sarebbe di circa 25 miliardi di euro.
Entro il 2020 le fonti rinnovabili insieme a misure di efficienza energetica sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l'obiettivo del governo sul nucleare, creando almeno 200 mila nuovi posti di lavoro "verdi" La strada verso l'indipendenza energetica dell'Italia passa obbligatoriamente attraverso lo sviluppo delle rinnovabili, senza costi aggiuntivi per il Paese, senza scorie pericolose da gestire per i prossimi 100 mila anni e senza rischi per la popolazione. La scorsa estate il prof. Gianni Mattioli, dell'università romana La Sapienza, invitato dal corrispondente comitato cremonese per il risparmio energetico e le energie rinnovabili si è misurato con parecchi amministratori del territorio sul tema "Un Po libero dal nucleare: un patto tra i territori". Patto assolutamente necessario dal momento che il ritorno al nucleare piove sulla testa delle amministrazioni locali e delle Regioni che tutt'al più saranno chiamate ad assumere le scelte quando le decisioni saranno state già prese. Il 15 febbraio è vicino, è il momento di farsi sentire con la voce più alta possibile. |