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Il ricordo dell'incoronazione della Madonna Nera

Cremona ai tempi del "cholera", devozione secolare

fotografia e testo di Antonio Leoni



Dopo la religiosità popolare verso la Madonna che a Isola Provaglio ad ogni Ferragosto benedisce il Po gettando una corona di fiori dove la tradizione vuole che nel '700 vi fosse la chiesetta spazzata via della piena, ecco - più intima, raccolta e densa di storia e di preghiere secolari - la celebrazione in S. Abbondio della incoronazione della Madonna Lauretana, ricordo del solenne evento avvenuto il 17 agosto 1732, officiante il Vescovo Litta.
E' la ragione per cui,ogni 17 agosto , I fedeli l'un dietro l'altro van per via, cercando di sfuggire alla calura del pomeriggio incredibilmente torrido. E si riuniscono a recitare il rosario nel santuario, tra i mattoni anneriti dal fumo, una cornice spoglia eppure solenne per la statua della Madonna Nera che splende al centro, oltre la grata, nel tripudio delle dorature e dei cuori d'argento degli ex voto, miracoli e protezioni testimoniati anche con oggetti semplici ed espliciti come le stampelle che erano appese alle pareti.


Val davvero la pena di entrare nel museo dello splendido complesso monumentale di S. Abbondio e osservare alle pareti l'eccezionale collezione degli ex voto, esempio straordinario di cronaca col pennello (si osservi a destra).
Nel museo, anche questo 17 di agosto è rimasta, custodita e inviolabile, la meravigliosa, ricchissima corona della Madonna Nera.
Si giustifica il sagrestano per la mancata esposizione nel santuario: "Un chilo e mezzo d'oro ricoperto di gemme farebbe troppo gola a qualche malfidato". (extracomunitario, per lui, la Lega arriva anche qui...; manolunga furfante di qualsiasi razza per qualche altro).
Nel santuario, la corona è quella di .... riserva, splendida copia di più modesto metallo, ma altrettanto fine capolavoro artigiano.
Sono andate disperse le due corone seicentesche, la corona in oro fu donata dal Capitolo Vaticano nel 1732 in occasione delle celebrazioni del centenario della Santa Casa.
Quanto alla statua seicentesca della Madonna, non veste più i panni sontuosi in seta e in broccato. Ricorda la compianta Luisa Bandera che nel 1889 per ottemperare alle disposizioni del Vescovo Geremia Bonomelli secondo le quali ""neque vestibus cooperiantur, sed fabrili aut fictili opere conficiantur", la statua fu coperta da uno strato di gesso modellato in modo da simulare una veste panneggiata e il drappo che la cinge.


L'impresa della Santa Casa si deve al giureconsulto Gian Pietro Ala che devotissimo, per molti anni, della Casa di Loreto, invecchiando pensò di farsela a Cremona. Due padri riportarono da Loreto i disegni "per potere operare il tutto con somiglianza... il che fatto, il giorno primo di marzo del 1624 si cominciò a cavare i fondamenti", nell'area del cimitero contiguo alla chiesa di S. Abbondio.
"La statua della Beatissima Vergine, fu fatta anch'ella a somiglianza di quella di Loreto, scolpita da un eccellente scultore" e dipinta da un artista che non aveva peraltro mai visto l'originale e che finì , primo miracolo della Vergine, con l'avvicinarsi alla Madonna di Loreto cancellando via via il suo lavoro fino "allo stato che al presente si ritrova, che causa non so che del divino in quel santo volto, e fa restare commosso chiunque la mira". Fu benedetta dal cardinale Pietro Campori, Vescovo di Cremona.
Nel 1625 Il Consiglio Generale decretò che Cremona fosse posta sotto la protezione della Vergine Lauretana di S. Abbondio.


Gian Pietro Ala morì di peste nel 1634: aveva istituito la "Santa Casa" - riferisce don Andrea Foglia - erede di gran parte delle sue sostanze".
La prima incoronazione della statua avvenne nel 1634, ma seguì la ben più importante cerimonia del 17 agosto 1732 (da qui la celebrazione attuale) quando il capitolo del Vaticano la incluse tra le Madonne riconosciute come "coronate". Altri tempi, Cremona aveva ancora qualche influenza nei Sacri Palazzi.
L'evento memorabile, rimasto a lungo nella memoria storica di generazioni di cremonesi, avvenne nel 1630 quando, infuriando la peste, l'effige della B.V Lauretana il 30 maggio venne portata per le vie della città in una grande processione propiziatrice . Le chiesero la liberazione dal "cholera morbus". Quando finalmente, sia pure qualche anno dopo, il flagello abbandonò definitivamente la città, vi fu chi ne attribuì il merito alla Madonna Nera.
Una devozione che, pur tra alti e bassi, giunge sino ad oggi. Così hanno testimoniato le cerimonie di questo infuocato lunedì.




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di Gio, 27 ago 2009