Nel Po trovata una mandibola di mammuth, continua la ricerca di un resto di ippoPOtamoa cura di Renato Bandera
Anche il più avventuroso dei viaggiatori in terra d’Africa non vorrebbe ,mai, trovarsi a tu per tu con un Ippopotamo !
Gli etologi ed i naturalisti, infatti, sono concordi nell’assegnare la maglia nera della pericolosità e dell’aggressività, tra i grandi animali africani, a questa sorta di cavallo acquatico ,così come suggerisce il suo nome. Numerosi documentari e filmati hanno certificato l’insidiosità degli attacchi, sia in acqua che in terra ferma, dei tondeggianti mammiferi erbivori, che trascorrono in acqua, per alleviare il loro peso corporeo, la maggior parte della loro vita . Un numero considerevole di incidenti mortali, causati da animali selvaggi nel continente nero, è ascrivibile a loro, nonostante l’Ippopotamo, soprattutto per i bambini occidentali, sia diventato sinonimo di paciosità e bonomia. Infatti, in tal modo viene descritto in favole, pubblicità e cartoni animati .Immaginare che questi animali, in epoche geologiche lontane miglia d’anni, fossero insediati anche qui, in terra Padana , non è facile. Eppure è così! A S. Colombano al Lambro, Lodi,alcuni anni fa, è ricomparso un frammento fossile di questo animale. Una ulteriore conferma scientifica della loro presenza in terra padana,si sperava potesse fornirla il reperto fossile scovato, un mese fa, circa, da Adis Badaracchi, pittore cremonese, ex titolare di un negozio d’abbigliamento sotto l’ombra ( letteralmente !) del Torrazzo , sullo spiaggione del Cristo, in quel di Spinadesco. Si tratta di un grande omero ( notare le dimensioni nella foto !) che andrà a dotare la raccolta del Museo di Storia Naturale della città, diretto dalla Conservatrice, dott. Cinzia Galli, di un “ pezzo” di interesse scientifico pregevole. La studiosa ha escluso, fin dalla prima visura, si possa trattare di IppoPOthamus..ma a molti appassionati cercatori piace fantasticare sui resti paleontologici che rinvengono. Le dimensioni del reperto ( al quale negli ultimi giorni si è aggiunta una parte mandibolare ) , per il vero, sono stati assegnati , definitivamente, ad un Mammuthus (mammuth) . La perizia del prof.Anfossi, titolare della Cattedra di Paleontologia dell’Ateneo di Pavia, attesa per giorni in Viale Trento e Trieste, sede museale, ha fugato i residui dubbi sull’esatta attribuzione del fossile. Il prof. Anfossi è uno dei massimi esperti della materia a livello internazionale e, affiancato a Cinzia Galli, costituisce un pool che offre certezza scientifica nell’assegnazione dei fossili consegnati al Museo di Storia Naturale di Cremona . La caccia al Rhinoceros Lanoso ( rinoceronte lanoso), tuttora in corso, deve indurre i paleontologi-rematori del Po ad intensificare l’esame delle alluvioni del nostro fiume, ora che l’emersione dell’alveo consente. La scoperta di qualche frammento scheletrico di questi carri-armati della fauna vissuta, decine di migliaia di anni fa, nelle nostre terre, assegnerebbe, all’eventuale scopritore-raccoglitore, la Palma d’Oro del Cercatore di questa estate 2011. Dopo il frammento cranico di un Neanderthal, scoperto nel 2009 da Fulvio Stumpo (da ricordare,però, anche la Zanna riportata alla luce dal duo Stroppi-Bellini nel 2010),e ora a S. Daniele Po, dove gli verrà tagliato su misura il Museo del Gruppo Naturalistico Paleontofilo locale, si aspetta il rinvenimento di un reperto di questa specie, che sembra non voler capitare, assolutamente, tra le mani di qualche raccoglitore cremonese. La speranza e la costanza, però, non devono mai venir meno…..Il fiume è amico di chi lo ama e lo rispetta e sa offrire continue sorprese ai suoi frequentatori. Vediamo,dunque, come finirà la “ campagna” del 2011, iniziata con buone prospettive !! Al Darwin Day celebrato a S.Daniele Po eccezionali aperture d'attualità
| Un’altra delle” eccellenze” del nostro territorio, il Ricercatore e Sindaco di S.Daniele Po, Davide Persico, ha saputo convogliare, nel piccolo comune che amministra da alcuni anni, il fior fiore dei giovani studiosi nazionali di climatologia, paleontologia , paleo illustrazione e ricerca di paleogenetica, in occasione del DARWIN DAY 2011
La qualificata schiera di Ricercatori ( erre maiuscola non casuale !), è stata ospite del Museo Naturalistico Paleontologico del centro rivierasco che, fin dai primi momenti di attività, ha assunto un indirizzo volto alla ricerca antropologica.
Alcune delle pregevoli teche espositive dei reperti, allestite nel Museo, infatti, raccolgono teschi ed altri reperti umani emersi dalle acque del Po, che non è possibile trovare nelle vetrine espositive del Museo Naturalistico di Cremona, diretto dalla dott. Cinzia Galli, dal quale dipende anche la dèpandance sandanielese che, quale Presidente in carica, si avvale dello studioso Simone Ravara. Davide Persico è autore di 2 saggi incentrati sulle sue spedizioni in Antartide, con la spedizione Andrill, e sull’ evolversi, dovuta all’innovazione dei metodi di ricerca e a nuove scoperte, della Teoria darwiniana dell’evoluzione delle specie.
Obiettivo di ANDRILL, la trivellazione del ghiaccio e dei fondali marini , intatti da ogni inquinamento, del continente Antartico, che consente di ritornare, climatologicamente, a ritroso di migliaia di anni e, quindi, di sapere come le variazioni degli eventi atmosferici abbia influito sull’ambiente e sulle specie vegetali, faunistiche ed anche umane allora presenti sulla terra. Ecco perché, il Darwin Day locale ha affrontato il tema dell’”Evoluzione climatica vs Evoluzione biologica". Il ruolo dei cambiamenti del | clima nelle ultime fasi dell’evoluzione umana”, inserendosi, involontariamente, forse, ma con la forza della dimostrazione della scienza, nelle vicende cremonesi e lombarde di questi ultimissimi periodi.
E’, infatti, vivo il dibattere sul persistere, soprattutto nella Pianura Padana, di polveri sottili sospese nell’atmosfera, dovute all’industria, al traffico veicolare, agli impianti di riscaldamento che, assommati all’assenza di venti e precipitazioni, rendono l’aria irrespirabile , attentando alla nostra salute. Sul “ che fare?” impazza il toto interventi!
L'effetto serra sbriciola la calotta polare: in due mesi una enorme banchisa grande come la Francia è diventata una granita poltigliosa
Luca Mercalli, noto per le sue mini lezioni alla trasmissione RAI “ Che tempo che fa” ,e apprezzatissimo Metereologo, ha saputo concatenare l’azione antropica, degli ultimissimi decenni soprattutto, alle evidenti variazioni climatiche. Queste , con l’aumento medio della temperatura di alcuni gradi centigradi dovuto all’attività umana, stanno provocando effetti assolutamente deleteri per il pianeta.
Sia Mercalli che Fabio Florindo, compagno di lavoro in Antartide di Persico, hanno insistito nel dimostrare come, oltre alle catastrofi meteorologiche avvenute in tempi recentissimi in Brasile e Australia, tanto per citare gli ultimi due paesi interessati in ordine di tempo, l’effetto serra stia letteralmente sbriciolando la calotta polare ( in due mesi una banchisa grande come la Francia e con uno spessore del ghiaccio di oltre 100 metri si è, di fatto, ridotta ad una granita poltigliosa!), innalzando il livello dei mari e modificando il ”motore “ del clima terrestre.
| Anche l’homo, come narrato ed illustrato da Fabio Di Vincenzo, dell’Università la Sapienza di Roma, nei 6000anni della propria discesa dagli alberi e presa di possesso delle savane è, a tutti gli effetti, figlio di stravolgimenti geologici e climatici.
L’apertura del Mar Rosso attuale e della Rift Valley, nel Corno d’Africa,ha osservato lo studioso, hanno trasformato la originaria foresta pluviale in savana (benedette le erbacce che si sono evolute, allora !), modificando la fauna presente e obbligando Lucy (l’australopitecina rinvenuta in Etiopia una ventinadi anni fa) a deambulare su 2 gambe e, poi, per evoluzioni progressive, a diventare sfruttatrice della carne delle prede uccise dai grandi felini. La scatola cranica dei discendenti di Lucy, e del Ragazzo del Turkana, è aumentata di volume, così come la massa grigia che contenevano, favorita in ciò dalla positiva modificazione dell’alimentazione che, da tutta vegetale, è divenuta mista .
Da loro progenitori, colonizzando i Continenti in migliaia d’anni, si è arrivati a Pàus, il Neandhertal scovato, a Cremona, sul Po, da F. Stumpo, giornalista, che consentirà al Museo di S. Daniele, nell’estate ventura, di trasformarsi in un moderno contenitore didattico , tagliato su misura per questo pezzo della preistoria padana.
Un contenitore didattico
Protostoria tuttora indagata e osservata, anche avvalendosi delle le più recenti tecniche di sequenziazione genomica ( questo il fine lavoro svolto da David Caramelli dell’Ateneo fiorentino) che, a breve, consentiranno di capire l’età paleontologica di Pàus, il suo sesso, lo stadio di sviluppo raggiunto, l’eventuale origine geografica. Sempre che Pàus sia giunto sui nostri spiaggioni per fluitazione | e che non sia un individuo di un ceppo padano di Homo Neandhertalensis. Anche la rappresentazione delle specie vegetali, animali e umane che, ormai, ci sono familiari perché viste in illustrazioni, film,riproduzioni tridimensionali, non sono semplice frutto di perizia grafica. Tratteggiare felci, dinosauri, ominidi e uomini arcaici è il risultato scientifico di conoscenze precise e di interazioni tra scienziati di diverse discipline.
Paùs oggi è diverso...
Pàus, per esempio, nel secolo scorso sarebbe stato disegnato peloso, con un cranio piccolo, quasi scimmiesco. Oggi gli studi conducono il paleoillustratore a raffigurare la specie neandertaliana, forse estintasi completamente, o forse ibridatasi con la specie dell’homo sapiens, più glabra, con il naso meno camuso; più affine al sapiens,così come spiegato da Emiliano Troco, Paleoillustratore, che prima di tratteggiare qualsiasi soggetto, deve interfacciarsi con i ricercatori di molte discipline. C’è da auspicare che la stretta vicinanza, e collaborazione scientifica, tra il Museo Naturalistico di Cremona che,a breve, si trasferirà all’Ala Ponzone ( sede primigenia della preziosa Collezione omonima); il nuovo Museo Paleontologico del Fiume Po di S. Daniele; quello di Motta Baluffi , che ospita le specie fluviali autoctone e alloctone del Grande Fiume, diano nuovo impulso anche al Turismo Fluviale complessivamente ed a un rinnovato interesse per il nostro fiume. La Scienza, dunque, come fonte di potenzialità economica e di rinnovata collaborazione ( i raccoglitori di reperti ì) tra la popolazione e le Istituzioni, così come si è profilato nel Darwin Day cremonese al quale hanno presenziato molti esperti provenienti da tutta Italia, ma anche molti cittadini comuni.
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La scoperta di Pàus su una ripa argillosa a Spinadesco dà la conferma inoppugnabileL’Homo Neardenthalensis viveva nella nostra fetta di Pianura Padana Paus, è il nome che è stato assegnato a una scoperta straordinaria, l HOMO NEARDENTHALENSIS , vissuto sulla nostra pianura, allora dalle connotazioni di savana, tra i 250000 ed i 28000 anni fa, in piena era Pleistocenica.
Già l’estate 2009 , per i raccoglitori di reperti del Po ( reperti immediatamente consegnati per soddisfare la propria curiosità e conoscere specie ed età del ritrovamento !) era stata sorprendente. Il Vascello aveva informato del ritrovamento di un grosso frammento ( in trattamento, ora, a Milano) di zanna di Mammuth ( Stroppi- Bellini) e di emicranio, con corno, di Bison Priscus ( Mons. Rini- Bandera ). Ora Fulvio Stumpo, noto giornalista, ha permesso di provare scientificamente che la Pianura Padana era abitata da questi tozzi ( mt. 1,50/60 di altezza) ma forti uomini preistorici, successivamente estinti per ragioni fino ad ora non accertate o, più plausibilmente, incrociatisi con l’Homo Sapiens, più debole ma con più cervello rispetto a loro. La parte frontale e occipitale di Pàus, nome intermedio del Po, così come intermedio è l’Homo Neardenthalensis, è riemersa da una ripa argillosa verso Spinadesco. Gli studiosi locali aspettavano che una prova tangibile confermasse il loro convincimento, basato su deduzioni scientifiche, che questa specie umana vivesse anche qui. Pàus è il 21°, in Italia, ritrovamento effettuato. Il che dà la dimensione dell’eccezionalità della scoperta di F. Stumpo. Davide Persico, nella sua ultima fatica letteraria dedicata all’Evoluzione della Teoria di Darwin, dava già notizia dell’avvenimento. Ciao ... "vecchio" Pàus! Sei dei nostri
Ed eccolo allora il nostro "Pàus" al Museo di San Daniele Po al centro del Darwin Day in occasione del duecentesimo della nascita dello scienziatoAd introdurre il breve convegno cui erano presenti anche il prefetto e l'Assessore della Provincia Chiara Capelletti, il sindaco di San Daniele Po Davide Persico (nel riquadro). "Da quando il Museo ha ricevuto il riconoscimento regionale - ha detto - le sue attività di ricerca scientifica e didattica hanno raggiunto il massimo delle sue potenzialità. Da sempre il sogno delle persone che lavorano in questo museo, e lo dico comprendendomi, è stato quello di arrivare un giorno ad organizzare a San Daniele un'importante manifestazione in occasione di un'altrettanto importante scoperta. Oggi, con estremo orgoglio, posso affermare che il sogno si è realizzato. Oggi il Museo di San Daniele Po è luogo della più importante scoperta effettuata dal dottor Stumpo, peraltro venuta alla luce grazie anche alla caparbietà e competenza del nostro Museo. A seguito di numerosi rinvenimenti scoperti dopo il 2000, si impose per il museo una scelta di indirizzo necessaria per contestualizzare questo patrimonio culturale. Nacque così la prima sezione di Paleontologia Umana della Provincia di Cremona che, assieme all'adiacente esposizione di fossili del Po rappresenta il fulcro dell'attività museale... Ebbene, oggi siamo qui a celebrare la straordnaria scoperta di un ritrovamento che avevamo in qualche modo previsto già nel 2006. Accanto ai mammiferi fossili del Po, infatti, venne già allora posizionata la copia di un cranio di Neanderthal. Grazie a studi sulla distribuzione prevalente delle specie fossili, sulla deposizione fluviale e sull'età dei sedimenti corrosi dal fiume ci eravamo fatti un'idea di cosa cercare e di dove cercare meglio, ma il fiume, fino allo scorso anno, non era mai stato tanto generoso da darci ragione. Ebbene, la ragione è arrivata, guardate la coincidenza, proprio nell'anno del duecentesimo anniversariod ella nascita di Darwin, il 2009." All'introduzione del sindaco sono seguiti gli interventi del prof. Giorgio Manzi (nella foto davanti allo schermo) dell'Università Sapienza di Roma che ha parlato in generale delle caratteristiche dell'uomo di Neanderthal, quindi del prof Caramelli dell'Università di Firenze che si occupa soprattutto della ricerca del DNA, del prof. Claudio Tuniz del centro internazionale di Fisica Teorica di Trieste e del prof. Giacomo Anfossi dell'Università degli Studi di Pavia. Giorgio Manzi, nei giorni scorsi, aveva già affermato con certezza che il reperto trovato è del luogo e non viene da lontano, perché è conservato e quindi non può avere fatto molta strada altrimenti si sarebbe decisamente rovinato. Allora possiamo ben dire "Ciao, Pàus! Sei dei nostri". Ovviamente, per simpatia.
Il monsignore ha scovato un bisonteDon Vincenzo Rini, Direttore de La Vita Cattolica, con la fortuna del neofita, ha dissotterrato, sull’alluvione prospiciente la ex Maginot, in quel di Spinadesco, un emicranio di BISON PRISCUS, un Bisonte, che è coevo del Bos ( vagavano in mandrie tra le nostre terre, allora acquitrinose e ad avvallamenti, circa 10000 anni fa), perfettamente conservato e di ragguardevoli dimensioni. 
“ Il Vascello “ ha già dato notizia degli interessanti ritrovamenti, effettuati da appassionati paleontologi ( per diletto personale ! ), sul greto dei fiumi che solcano il nostro territorio. La “ consegna “ era quella di proseguire nelle battute di ricerca, in modo da supportare le collezioni dei nostri Musei di Storia Naturale ( Cremona- Crema- S. Daniele Po- Pizzighettone e Piadena), offrendo così, ai veri esperti, l’opportunità di ampliare le conoscenze evolutive circa la Pianura Padana nel corso delle ere geologiche.
Il protrarsi delle belle giornate che connotano questa fine estate del 2009 ha, tra l’altro, consentito ai vogatori, raccoglitori di “pezzi”, di perlustrare rive e spiaggioni dei corsi d’acqua e di arricchire i personali bottini, in attesa dell’esatta classificazione da parte dei Conservatori delle strutture museali. Monsignor Vincenzo Rini, Direttore de La Vita Cattolica, con la sfacciata fortuna del neofita, ha dissotterrato, sull’alluvione prospiciente la ex Maginot, in quel di Spinadesco, un emicranio di BISON PRISCUS, un Bisonte, che è coevo del Bos ( vagavano in mandrie tra le nostre terre, allora acquitrinose e ad avvallamenti, circa 10000 anni fa), perfettamente conservato e di ragguardevoli dimensioni. Impossibile, al momento, assegnare ad una precisa specie animale un frammento “d’osso lavorato” dai nostri progenitori con un buco circolare atto a supportare un manico. Non è sbagliato immaginare un terramaricolo che se ne serve come zappetto o a mò di martello. Un altro osso di cervide porta chiarissimo un segno di macellazione. Beppe Corbari, noto musicista degli Swingers ed appassionato canoista, ha dotato la collezione cremonese di una completissima mandibola di BOS PRIMIGENIUS GIGAS, un URO ( bovide antenato di quelli attuali ma più alto di oltre mezzo metro e più lungo di uno) con splendido palco di corna.
Insomma, questa fine estate ha consentito l’ulteriore approfondimento dei dati sull’alternarsi della vita animale nelle zone planiziali padane. Il Grande Fiume a volte prende ma successivamente restituisce ciò che occulta per decine di migliaia di anni. I barcaioli-paleontologi hanno, poi, un’ulteriore consegna da soddisfare per il futuro. Non pensino di aver scoperto tutto quello che c’è da scoprire sul letto di Po, Oglio, Adda, Serio ( ordine non casuale, questo !). Nelle collezione dei nostri Musei, prima o poi, dovrebbero arrivare parti degli scheletri di COELODONTA ANTIQUITATIS e di HIPPOPOTAMUS AMPHIBIUS ( rispettivamente sono: una specie di Rinoceronte Lanoso e una di Ippopotamo Anfibio). Il primo, raro da trovare, era simile all’attuale Rinoceronte Bianco ed era tipico della steppa abitata dai mammuth ed è spesso raffigurato nei graffiti e pitture rupestri, il secondo, dalla ragguardevole stazza di oltre 3200 kg di peso e 1, 65/70 cm di altezza, si doveva trovare in Europa nell’ultimo periodo interglaciale. Se ne conoscono, in paleontologia, anche altre 2 sottospecie ( Hippopotamus tiberinus e Hippopotamus incognitus). La “ caccia” è, dunque, più aperta che mai !! Il premio finale, come d’uso, sarà quello di finire con il proprio nome e cognome su un’etichettatura di reperto, racchiuso in una teca espositiva, o su una pubblicazione scientifica, indicato come “ scopritore” del frammento che, com’è negli auspici di ogni raccoglitore, più grande è più soddisfazione dà.
 La pagina è stata aggiornata alle ore 11:30:31 di Dom, 4 dic 2011
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