Nel corso del campionato, purtroppo, vari episodi mi avevano costretto a rivolgermi personalmente al nostro Presidente Rag. Mario Macalli per chiedere obiettività e correttezza verso la nostra Società; purtoppo l'epilogo e il seguito dell'epilogo, per un'altra volta, hanno reso non dignitosa e inaccettabile la ulteriore mia presidenza dell'US Cremonese. Nel corso del mio mandato non ho potuto raggiungere gli obiettivi che mi ero proposto. Per quest'anno la squadra si è iscritta per la 4° volta , durante la mia presidenza, al campionato di Lega Pro e con i giocatori che già oggi ha e che verranno, saprà farsi onore; ma mi riservo nel corso del prossimo campionato, la facoltà di ritirare la squadra e di decidere se continuare a sostenere la Società US Cremonese o cederla a chi sarà capace, più di me, di far rispettare la gloriosa US Cremonese. Mi rendo conto delle attese degli sportivi grigiorossi; ma sono certo che essi sapranno comprendere anche le ragioni ed il rispetto che meritano loro, la US Cremonese e la città di Cremona. Giovanni Arvedi La notizia non è certo una sorpresa: nella sua imminenza il nostro giornale già scriveva, attendendosi il comunicato formalizzato nel primo pomeriggio del 12 luglio: "Circolano voci intorno a un abbandono della presidenza del cav. Giovanni Arvedi. Si dice che sarebbe amareggiato per la promozione dell'arbitro che sanzionando il rigore di Varese ha tarpato le ali alla Cremonese in corsa per la promozione in serie B. Per sottolineare la protesta, il sindaco Perri a Roma incontrerà il presidente del Coni. Ma secondo nostre informazioni, in ogni caso difficilmente il cav. Arvedi farà un passo indietro rispetto alla intenzione di lasciare la presidenza (ma non la USC). La questione è la responsabilità diretta nella guida della spa". Ora questa responsabilità è stata trasferita per intero a Turotti che surroga in tutto e per tutto il Presidente. Chiaro? Tutto è andato nella direzione prevista, purtroppo. La data fatale delle dimissioni, mercoledì 7, oltre tutto si accavalla con l'inghippo della iscrizione che un comunicato annunciava sarebbe stato sanato sabato scorso. Dalla lettera sembra di capire che tutto sia a posto con Turotti già ufficialmente responsabile della gestione e investito della ulteriore responsabilità conseguente alle dimissioni. Il comunicato attuale aggiunge peraltro una minaccia e cioè che Arvedi si riserva di ritirare la squadra anche nel corso del campionato nel caso si mancasse ulteriormente di rispetto alla società. Cosa significa tutto questo? Non fermiamoci alla espressione che esce da un momento sicuramente drammatico e dunque siamo nella condizione di capire. Però i rigori si danno e si tolgono come ha mostrato ampiamente il campionato del mondo testè concluso. Ed anche i regolamenti della F1, si interpretano come la Ferrari non ha di sicuro gradito addirittura in due prove consecutive. (Eppure Alonso ha smorzato ogni polemica facendo chiaramente intendere che non conviene). Da qui la nostra preoccupazione anche maggiore: è in gioco la partecipazione al campionato? Arvedi rinvia ad una seconda fase, addirittura a stagione iniziata la risposta. Tutti possono rendersi conto che se la spallata può essere forte, le conseguenze peraltro si ritorcono sulla intera USC e sulla squadra piuttosto che su coloro (Federazione, Lega, eccetera) che hanno in campo e fuori capacità decisionale. Sembra poi di poter interpretare che l'accenno alle chance del complesso ridurrà di molto la strada ad altre operazioni di mercato. Ed altrettanto, ci si chiede se la Cittadella dello Sport non risentirà ugualmente di un quadro generale che il comunicato estende e conferma ben oltre i limiti della protesta. Nell'ora vale di sicuro infine, una compattezza che Arvedi ha sempre mostrato anche in momenti assai difficili della sua attività di imprenditore e che in parallelo esprime, ad esempio il presidente dell'Arezzo, come abbiamo ugualmente riferito: "Il presidente dell'Arezzo Piero Mancini in un comunicato che ha chiamato "Lettera aperta del Presidente alla città" afferma, tra l' altro che "La crisi economica generale che coinvolge tutto il mondo e tutte le aziende italiane mi vede fortemente impegnato a garantire la continuità aziendale e a garantire il lavoro di circa 1.800 dipendenti". Ed ecco, Cremonese o no, sul suo caposaldo Giovanni Arvedi. Le prime reazioni nella nuova rubrica "Il giudizio del tifoso". |
Giovanni Arvedi aveva inviato ai tifosi, in margine alla conferenza stampa di presentazione del nuovo assetto tecnico per la nuova stagione, la quarta sotto la sua egida, una lettera che riaffermava i valori della Cremonese.
Cari Sportivi Grigiorossi,
la Società U.S. Cremonese ha un progetto e un programma nel tempo: formare un settore giovanile forte e cercare di dare ai giovani, per quanto possibile, un gioco del calcio più civile.
Un gioco che possa diventare per tutti, in particolare. per le famiglie, un divertimento sportivo.
E' naturale, che sul piano agonistico, ricercheremo la vittoria con tutto il nostro impegno e partecipazione e ci auguriamo di essere promossi nella categoria superiore al più presto possibile; ma, quello che poi, nel tempo, supporterà il nostro progetto in modo continuativo, sarà la qualità e la forza del settore giovanile.
La Società U.S. Cremonese desidera proseguire nel suo programma e riaffermare il suo impegno con serietà professionale e rispetto comportamentale verso chi apprezza e
pratica lo splendido gioco di calcio.
Un gioco che ha implicazioni ed effetti sociali importanti e, quindi, esige il riconoscimento e la pratica dei valori di una società civile.
Con questo, non si creda che abbiamo rinunciato alle nostre ragionevoli aspirazioni di classifica; esse si conquistano, voi lo sapete bene, con la partecipazione sentita a un progetto, con l'impegno e il lavoro quotidiano
L'emozione più bella del passato campionato fu quando, a Pagani, la nostra squadra vittoriosa, uscendo a fine partita dal campo, fu applaudita dagli sportivi della squadra avversaria; l'emozione più cupa fu quando, dopo il fischio dell'arbitro Palazzmo, mi sentii calare nella sensazione che i giocatori stavano provando e, con loro, tutti coloro che amano lo sport.
Un fischio di 5" può annullare il lavoro di un anno: anche questo, non in questo caso, è il fascino del gioco del calcio e dobbiamo accettarlo.
Il nostro desiderio, fra i programmi prossimi, è quello di coprire la curva Favalli e ridurre, per quanto possibile, le recinzioni perimetrali del campo Zini.
Ci auguriamo che il rapporto fra gli sportivi della curva Favalli e degli altri settori dello stadio, con la società, la squadra e il gioco del calcio e i nostri ospiti migliori sempre di più: a tutti chiediamo, come parte determinante, che si facciano interpreti del nostro progetto, perché le nostre intenzioni sono serie e le nostre convinzioni mediate.
Crediamo nel lavoro fatto con dignità, nel rispetto delle regole e in un gioco del calcio come divertimento per tutti, esempio di stile di vita; se così non sarà, ci ritireremo in buon ordine; ma, certo, non rinunceremo alle nostre idee.
Noi italiani, talvolta, siamo un poco disobbedienti; ma siamo intelligenti e con un buon senso che, al momento opportuno, sa scegliere la strada giusta.
Cremona è una città di importanti tradizioni culturali. con il suo pensiero ha migliorato, in passato, la vita sociale del nostro Paese.
Cari sportivi grigiorossi, il nostro stock di valori non deve esaurirsi,
faremo sì del nostro meglio per rigenerare, partendo dalle fondamenta (settore giovanile), la nostra gloriosa Società U. S. Cremonese; ma, con essa la vita deve essere anche la realizzazione di un sogno, un sogno che con l'aiuto di tutti e tutti insieme possiamo raggiungere. Allora avranno vinto Cremona e i cremonesi; ma, soprattutto, lo sport corretto e civile per i nostri giovani.
Giovanni Arvedi, Presidente U.S. Cremonese Spa.
| Gli arbitri promossi dalla Can di C alla serie B | |
| BARATTA Silvio -Salerno BAGALINI Roberto- Fermo CERVELLERA Angelo- Taranto CORLETTO Andrea -Castelfranco V. GIACOMELLI Piero- Trieste MASSA Davide -Imperia MERCHIORI Filippo- Ferrara OSTINELLI Emilio -Como PALAZZINO Gennaro- Ciampino RUINI Alessandro -Reggio E. | |
(a.e.) - Colpo di scena, quasi da non crederci. Che succede? Anci, che succedeva? Succedeva che sui giornali nazionali di sabato 3 luglio era apparsa una dichiarazione di Mario Macalli, il presidente della Lega Pro che tanta antipatia suscita fra i tifosi grigiorossi. E che diceva Macalli? Diceva l'impensabile.
Si lamentava infatti per la promozione nella Can di A e B di Palazzino, l'arbitro di Ciampino che ha diretto la finale della Cremonese col Varese assegnando il rigore decisivo a favore dei biancorossi all'ultimo minuto (definito inesistente da giocatori e dirigenti grigiorossi ma anche e soprattutto dalla quasi totalità degli osservatori esterni).
Macalli entrava nello specifico spiegando che Palazzino ha fatto "disastri" e che il "rigore era inesistente". Insomma, prendeva le parti della Cremonese.
Questo da colui che è considerato dai tifosi "il nemico numero uno della Cremonese" non ce l'aspettavamo proprio. Parole al vento o il vento è cambiato e soffia ora verso i colori grigiorossi? Adesso si capisce tutto: Macalli voleva evitare le dimissioni di Arvedi che invece gli sono state messe in mano mercoledì 7 luglio.
Annunciata, temuta, prevista. L'ecatombe paventata da molti è arrivata: sono ben 21 le squadre che danno l'addio al professionismo e che dovranno ripartire se tutto va bene dai Dilettanti. Le decisioni della Covisoc, ratificate dal Consiglio della Figc, non hanno lasciato scampo a una squadra di B (l'Ancona), sette squadre di Prima Divisione (Arezzo, Figline Valdarno, Real Marcianise, Gallipoli, Mantova, Rimini e Perugia), 13 squadre di Seconda Divisione (Cassino, Alghero, Olbia, Legnano, Pro Vasto, Scafatese, Pescina Val Giovenco, Monopoli, Manfredonia, Itala San Marco, Sangiustese, Pro Vercelli, Potenza).
A questo punto bisognerà rivoluzionare gli organici dei campionati per colmare i vuoti procedendo ai ripescaggi. Per quanto riguarda la Cremonese si osserva da vicino il ripescaggio per la serie B che vede la Triestina favorita sul Verona. Ci interessa anche ovviamente il ripescaggio in Prima Divisione e qui a sperare sono in molti: Pavia, Siracusa, Gela, Barletta, Brindisi, Fano, San Marino, Catanzaro, Fano, Paganese, Prato e Pisa.
Un paio di considerazioni. Questa moria dimostra che il calcio deve cambiare e ridimensionarsi. E' assolutamente necessario. Per quanto riguarda i ripescaggi bisognerà attendere il 23 luglio, data in cui saranno definiti, ma osservando le candidate è già preventivabile un aumento del numero delle squadre meridionali con uno spostamento del baricentro del torneo al sud (molte trasferte sotto la linea gotica in serbo per i grigiorossi quindi). Infine una nota per Enrico Chiesa, da poco nominato mister del Figline Valdarno. Purtroppo la sua carriera da allenatore è finita prima ancora di cominciare. Speriamo per lui che riesca a trovare altre panchine.
SONDAGGIO: VI PIACE IL NUOVO ASSETTO TECNICOL'Assocalciatori (Aic) si prepara a una protesta se la Federcalcio non interverrà sul contratto collettivo scaduto il 30 giugno, e sulle nuove norme della Lega Pro che obbligano ogni squadra a schierare due Under 21 in Prima Divisione e tre in Seconda. Sono pronte "drastiche iniziative sindacali", ha detto il presidente Sergio Campana. Ovvero un ritardo di mezzora nel fischio d'inizio della prima giornata di serie A o, addirittura, la serrata.
"Il contratto collettivo è scaduto il 30 giugno scorso e per noi è in 'prorogatio' - ha spiegato il presidente dell'Aic Campana al telefono con l'Ansa -. Perché la Lega di Milano non ci ha fatto sapere le sue proposte di modifica, che pure eravamo disposti a valutare e discutere. Ma ci risulta che gli accordi depositati in Lega dopo quella data sono 'liberi', ovvero possono essere in contrasto con l'accordo collettivo e, dunque, con la legge 91 e con le norme federali".
Campana ha inoltre spiegato la situazione che esiste in Lega Pro: "Noi siamo per i giovani, ma le politiche di tutela dei vivai devono essere fatte dalla Federcalcio, non dalle singole leghe con imposizioni demenziali come queste: l'obbligo di due o tre calciatori classe '89 in campo comporta la necessità di averne altrettanti in panchina: vuol dire in tutto 480 Under 21, che il calcio italiano non ha. E soprattutto vuol dire far uscire dal circolo 480 giocatori ogni anno. Il prossimo anno toccherà anche agli '89 di questa stagione, perché sarà la volta dei ragazzi del '90". Spiega il presidente dell'Aic: "Giovani si', ma con meritocrazia. Così, altrimenti, che senso ha?".
Il consiglio federale in programma venerdì, sottolinea Campana, ha "all'ordine del giorno la discussione di questi due punti: la legge dice che nel contratto collettivo la Figc e' una delle parti. E anche sulle politiche per i giovani il ruolo spetta alla federazione. Ci aspettiamo che il consiglio prenda iniziative. Diversamente, è assolutamente scontato che non rimarremo con le mani in mano, ma prenderemo drastiche iniziative sindacali".