Cicloturismo

Lungo la riviera del tesoro smarrito

Cicloturismo familiare nelle terre istriane

Un itinerario di cicloturismo da percorrere tra Umago e Pola: 110 km percorsi in 5 giorni e 4 notti a partire da 132 euro per scoprire i luoghi decantati da Casanova e segnati dalla storia dell’Antica Roma.

L’itinerario “Lungo la riviera del tesoro smarrito” permette di scoprire la riviera istriana, che oltre ad essere un paradiso turistico, nasconde porti antichi, fari romantici e luoghi teatro di avvenimenti storici, di pirati e le loro caverne segrete, vecchie cisterne, fortificazioni di difesa, torri e fortezze abbandonate, molte delle quali sono oggi beni culturali protetti.
L’itinerario ripercorre i luoghi toccati da Casanova a Orsera e permette di scoprire la grotta di San Romualdo, eremita che fondò il monastero benedettino si San Michele. Lungo il tragitto su due ruote si possono visitare i mosaici d'oro della famosa Basilica Eufrasiana a Parenzo che a partire dal 1997 fa parte del patrimonio culturale mondiale protetto dall'Unesco. Inoltre si attraversa tanta natura: la riserva paleontologica naturale Palud, dove si può penetrare fino alle cisterne abbandonate sulla costa ai piedi di Valle e poi, l'ultimo giorno per finire, si possono visitare le torri di difesa e fortificazioni di Pola e dintorni, accostando gli edifici militari ora abbandonati, ma rigorosamente custoditi in passato. Immancabile una visita all'antico anfiteatro romano assai simile al Colosseo, l'Arena di Pola.

giorno
Giornata di conoscenza e adattamento al territorio. Lungo il tragitto verso l'albergo, si potranno già esplorare le stradine locali e gli angolini della piccola penisola cuoriforme. Arrivo in albergo di sera. Prima della cena, un rappresentante descriverà il programma delle attività dei giorni successivi.
2° giorno
Orsera - Contea - San Michele di Leme - Aeroporto Orsera - Fontane - Orsera (22.7 km)
Dopo la colazione si parte alla scoperta di Orsera, dei luoghi che Casanova visitò ben due volte. Per iniziare, nello spazio all’interno delle antiche mura, si possono scoprire le pittoresche viuzze serpeggianti, costeggiate di antiche case costruite in diversi stili, fino a giungere alla chiesa di Sant Antonio di Padova del XVII secolo e alla chiesa parrocchiale di San Martino. All’imbrunire è possibile assistere al tramonto dalla sommità della città. Proseguendo verso est, passando attraverso la Stanzia del Capitano e l'aeroporto, si arriva a una vera e propria caverna dei pirati e alla grotta di San Romualdo, eremita del XI secolo. Nella caverna dei pirati è prevista la cena con una vista suggestiva sul Canale di Leme. Nel dopocena, è possibile penetrare nel bosco protetto Contea tra le chiome fitte dei suoi alberi. Sulla strada del ritorno, si attraversano i vigneti e si può visitare Orsera se non lo si è fatto prima oppure rientrare in albergo a Parenzo.
3° giorno
Antiche mura di Rovigno , riserva ornitologica Palud, cisterne a Šterna: Rovigno - Palud - Cisterna - Moncodogno - Monfiorenzo - Rovigno (29 km + 10 km)
Da Parenzo ci si sposta eventualmente in auto nel cuore dell'antico centro storico di Rovigno, ai piedi della chiesa di Santa Eufemia. Il sentiero da seguire lungo le vecchie casette, costeggia il lungomare fino al porto nautico dove ci si addentra nel bosco – parco protetto Punta Auro – fino alla cava veneziana di Punta e Punta Corrente, di fronte alla quale si trova l'isola di Sant’Andrea, anche conosciuta con il nome di Isola rossa. Si attraversano i villaggi turistici ed i boschetti che conducono alla riserva ornitologica Palud, fino ai resti delle antiche cisterne romane sulla costa. Lasciandosi alle spalle la riserva, si passa attraverso il ritrovamento archeologico Moncodogno. È questa l’occasione ideale per visitare la penisola dov'è ubicata l'anticha città di Rovigno, dove ci si può ristorare. In tal proposito, si consiglia di gustare l’eccellente torta al cioccolato e i gelati.del bar Batana.



4° giorno
Giorno dedicato ai percorsi più semplici e più piani. Si parte per Fasana, luogo da dove salpa il battello per le famose isole Brioni, in cui si inizia il tragitto per facili sentieri lungo il mare. Si arriva così a Pola, alle sue fortezze e torri, alle antiche mura e agli edifici militari abbandonati, fino ad arrivare all’anfiteatro romano imponente, l'Arena di Pola del I° secolo. Come Roma, Pola è ubicata su sette colli e vanta di un grande anfiteatro simile al Colosseo e dell'Arco del Sergi (I° secolo a.C.- I° secolo d.C.). Ai piedi del Castello troviamo la piazza principale, il Foro romano e vicino al mare si erigono il Tempio di Augusto e il Palazzo Comunale; proseguendo si può visitare l’interessante mosaico romano che rappresenta la «Punizione di Dirce». A seguire, si possono visitare le numerose fortezze di Pola, una delle tante eredità dell'impero austro-ungarico. Proclamata primo porto militare della monarchia austro-ungarica nella metà del XIX secolo, Pola divenne centro mondano dell'impero, visitato da molti personaggi storico-letterari.
5° giorno
Dopo il pernottamento in albergo e la colazione, ritorno a casa e fine dei servizi.

Il programma include i seguenti servizi:
3 mezze pensioni a base di buffet con offerta di cibi sani ed 1 pernottamento con prima collazione; 3 gite ciclistiche guidate; Trasporto delle biciclette con l'accompagnamento di vettura durante le gite (secondo l'accordo con gli ospiti); Servizio guida professionale sugli itinerari ciclistici; 3 pranzi negli agriturismi/trattorie locali, 2 degustazioni dei vini; Deposito bici coperto e custodito; Consulenza professionale nella pianificazione degli itinerari a seconda delle esigenze del gruppo; Mappe ciclistiche per percorsi previsti Visita all’Arena di Pola e alla Basilica Eufrasiana (Parenzo); Presentazione del programma e delle attività.

Prezzi a partire da 132 euro; Per informazioni al pubblico: Assessorato al turismo della regione istriana, Parenzo, Via Pionirska 1/a.
Tel 00385 52 452 500; Fax 00385 52 452 811;Indirizzo e-mail info@istria-bike.com; Sito web www.istria-bike.com

La prima gita di primavera

La Strada dei ciliegi e l'0asi di Giarola

a cura di cesare castellani

S'apre la bella stagione e si possono compiere le prime escursioni nei dintorni della città. Ne abbiamo scelto una breve, una trentina di chilometri in tutto su piste ciclabili quasi interamente asfaltate, per raggiungere Villanova sull'Arda e i suoi ciliegi in fiore in questi giorni e, poco più avanti l'Oasi di Giarola con il suo lancone. Partenza subito dopo il Ponte sul Po prendendo l'argine maestro del fiume. La strada è compòletamente asfaltata sino a Soarza ove si può scegliere tra scendere in paese e proseguire sino a Villanova d'Arda oppure tenere l'argine (non asfaltato, ma facilmente percorribile e raggiungere l'Osai di Gianola ed il Po costeggiando l'Ongina sulla riva sinistra). Noi abbiamo scelto la seconda soluzione.

Paesaggi tipicamente padanai si presentano in una splendida gamma di colori e ci accompagnano sino all'Oasi di Giarola, parco fluviale ubicato nel tratto golenale del Fiume Po in Comune di Villanova sull'Arda. Gli ambiti naturali e seminaturali che qui si possono osservare sono stati modellati dal corso del fiume e solo in parte modificati ad opera dell'uomo. Il “Lancone” di Po è un ambiente che conserva ancora un alto grado di naturalità. Questa lanca era in origine un’ansa laterale del fiume; tra il corso principale del Po e il braccio di fiume oggi divenuto lanca vi era un’isola sabbiosa, denominata appunto “Isola Giarola”. La divagazione naturale del corso del Po e i processi di erosione e deposizione dei sedimenti trasportati dal fiume hanno nel corso degli anni determinato l’isolamento del “Lancone” dall’alveo fluviale.

Questo ambiente è di particolare pregio per la conservazione di specie animali e vegetali, in particolare piante acquatiche, legate agli ambienti umidi perifluviali. A causa infatti del progressivo abbassamento dell’alveo del Po le zone umide della golena, che il fiume alimenta e rende vitali grazie agli eventi di piena, sono sempre più svincolate dagli apporti di acqua dal fiume e tendono lentamente a scomparire, trasformandosi in ambienti di terra.

Il “Lancone” conserva ancora le caratteristiche naturalistiche ed ecologiche di questi ambienti peculiari; presenta acque basse, ricche di sostanze nutritive, le sue sponde sono colonizzate da carici e da un fitto canneto, la porzione nord è occupata da un saliceto arboreo a salice bianco tra i meglio conservati del tratto piacentino del fiume. Tra le specie di maggior pregio vi è la castagna d’acqua (Trapa natans), che nel pieno dell’estate copre interamente la superficie dell’acqua. La presenza di una ricca comunità di invertebrati, di pesci e di anfibi consente la sosta e in alcuni casi la nidificazione di numerose specie di uccelli, in particolare ardeidi (Garzetta, Airone Rosso, Airone Cenerino, Airone bianco maggiore, Tarabusino) e passerifomi legati ai canneti e agli ambienti ripari (Cannaiola, Cannaiola verdognola, Usignolo di fiume).




Dall'Oasi di Giarola, costeggiando sull'argine la riva destra dell'Ongina si arriva a Villanova d'Arda. Torna alla Home Page

I frutteti ed in particolare i ciliegi sono il simbolo di Villanova sull’Arda, fino a pochi anni fa d’estate al tramonto si svolgeva nella piazza principale il pittoresco mercato delle ciliegie "fiammingo" (la varietà regina della popolazione locale), delle "more", delle "durone della Marca o Pavese", delle "marasche" e della "la bella del soldato", oggi la maggior parte del prodotto viene venduto presso le Piccole Aziende Locali e trasportato nei mercati di Torino, Milano, Cremona, Piacenza e Parma.

I ciliegi si trovano su entrambi i lati del torrente Arda e lungo il vecchio corso del torrente “Arda Vecchia” in località Soarza, terre particolarmente fertili per gli alberi da frutta ed in modo particolare per i ciliegi, un tempo le distese di ciliegi andavano dalla foce dell’Arda su, su fino a San Pietro in Cerro, oggi è Villanova sull’Arda ad aver mantenuto in vita la tradizione delle ciliegie, frutto rosso e zuccherino, tanto buono quanto fragile e delicato
Lungo la strada che da San Pietro in Cerro conduce a Villanova sull’Arda, proprio sul confine dei due comuni dove la strada prende il nome di via Roma ed inizia a costeggiare il torrente Arda, lo spettacolo dei ciliegi in fiore ha inizio e delizia vista e olfatto da marzo fino alla raccolta del frutto “rubino”,
Passeggiando lungo la via Roma si arriva al centro del Capoluogo, poi sempre seguendo i ciliegi si può proseguire lungo il torrente Arda in direzione Soarza seguendo la Via XXV Aprile oppure deviare leggermente e cambiare sponda del torrente seguendo la Via Lanca fino al Podere Possessioni. Per chi decide di proseguire in direzione Soarza a certo punto troverà sulla destra la strada bianca denominata non a caso via Dei Ciliegi e poi quasi in frazione Soarza sempre sulla destra la strada bianca denominata via Brigata Julia, queste stradine offrono uno spettacolo unico, un’immersione nei ciliegi in fiore.


L'1 e 2 maggio

FRANCIACORTANDO:
Quattro itinerari lungo la Strada del Franciacorta,
che compie 10 anni



La Strada del Franciacorta compie 10 anni e, per festeggiare l'importante traguardo, organizza l'1 e 2 maggio Franciacortando, un week end giocato fra alta enologia, piaceri della tavola, cultura, svago.
4 itinerari, adatti a tutti e percorribili anche in bicicletta, proporranno il meglio di questa terra che, con le sue colline tappezzate da vigneti, degrada nel lago d’Iseo. Portano il nome di varie tipologie del Franciacorta: Itinerario 1 – Franciacorta Brut, Itinerario 2 – Franciacorta Satèn, Itinerario 3 – Franciacorta Rosé, Itinerario 4 – Franciacorta Pas Dosé. E i vini a cui sono intitolati faranno da trait d’union fra cantine e cibi.
I visitatori sceglieranno il proprio itinerario ed effettueranno le prenotazioni per le visite alle cantine contattandole direttamente: in questo modo ciascuno sarà assolutamente libero di scegliere dove fermarsi, quali vini e prodotti assaggiare, quali monumenti visitare, concedendosi per ogni sosta tutto il tempo che desidera. Aperte straordinariamente per loro tutte le strutture associate alla Strada del Franciacorta, fra le prime in Italia,che ha organizzato l’evento in occasione del suo decimo compleanno e sul cui sito si potranno leggere tutte le informazioni utili (www.stradadelfranciacorta.it). Itinerari e indirizzi sono pubblicati anche su un agile pieghevole, a disposizione dei turisti. . Partner d’eccezione della manifestazione è il Consorzio per la Tutela del Formaggio Grana Padano. Il formaggio DOP più venduto nel mondo, accompagnerà nelle cantine e nei ristoranti la degustazione dei Franciacorta con una selezionata stagionatura Riserva di 24 mesi.
I percorsi e le tappe
Ciascun itinerario toccherà 5 o 6 cantine, dove verranno organizzate visite guidate con degustazione di Franciacorta della tipologia dell’itinerario in cui sono inserite: molte di esse ospiteranno eventi particolari. Altra tappa saranno i luoghi del gusto: le enoteche dove si degusteranno Franciacorta e altri prodotti del territorio, una pasticceria che proporrà i propri dolci per una pausa mattutina o pomeridiana, unproduttore di salumi tipici, una distilleria dove viene creata la tradizionale Grappa di Franciacorta (in entrambi visite guidate con degustazione dei propri prodotti). Infine, i luoghi dell’arte e della storia, con visite guidate nel centro storico dei più suggestivi borghi franciacortini (da Rovato a Iseo) e a luoghi di interesse storico-artistico, quali abbazie, dimore storiche, santuari e vere curiosità, come il quattrocentesco Maglio Averoldi di Ome ancor oggi perfettamente funzionante.
Si potrà fare sosta per il pranzo e la cena in ristoranti, trattorie, osterie che proporranno menu a tema giocati su 5 prodotti fortemente legati al territorio franciacortino: il pesce persico come antipasto, la pasta fresca ripiena per il primo piatto, il Grana Padano come ingrediente, il cappello del prete di manzo come secondo, la mela come ingrediente per il dolce. Ogni chef ne darà la sua interpretazione, creando un proprio, personalissimo menù. Come aperitivo di benvenuto, gli ospiti saranno accolti con una flûte di Franciacorta della tipologia dell’itinerario di riferimento e scaglie di Grana Padano Riserva.
I più tradizionali piatti della Franciacorta (dai casoncelli al manzo all’olio) saranno proposti negli agriturismo, mentre i wine baraffiancheranno alla degustazione di Franciacorta menu veloci e insoliti, giocando con fantasia sui prodotti tipici del territorio.
Per il pernottamento tutte le strutture associate alla Strada del Franciacorta sono disponibili, con un’offerta che va dall’agriturismo (camere o appartamenti) al campeggio (tende, case mobili, chalets, appartamenti), dall’hotel 4 e 5 stelle alla dimora storica con trattamento B&B oppure con affitto dell’intera villa.
Per gli sportivi: chi vorrà andare alla scoperta della Franciacorta in sella alla bicicletta, la potrà noleggiare all’Iseo Bike di Iseo, mentre gli appassionati di Golf potranno giocare al Franciacorta Golf Club di Corte Franca.

Oltre il Po, sino ai piedi delle colline

Da Cremona a Chiaravalle della Colomba


a cura di cesare castellani


Una sessantina di chilometri, andata e ritorno. Un itinerario facile facile su strade sempre asfaltate per oltre la metà costituite da piste ciclabile e per il restro su provinciale in cui il traffico è assai scarso e limitato a qualche trattore. La meta è l'Abbazia cisterciense di Chaiaravalle della Colomba, una delle più belle affascinanti della pianura lombarda. L'abbazia è stata fondata da San Bernardo di Chiaravalle stesso attorno al 1135. Il complesso nacque quando Bernardo accolse le suppliche del vescovo Arduino di Piacenza e del suo popolo: era tipico dei monasteri cistercensi, infatti, insediarsi in zone disagiate, lavorando attivamente per coltivarle e bonificarle e incanalando lo sforzo di ascesi spirituale attraverso il duro lavoro. Celebre é, in tal senso, la formula Ora et labora. Il complesso presenta il classico schema benedettino, con elementi ortogonali che consentivano successivi ampliamenti. Il corpo fondamentale è la basilica, cui aderisce un chiostro trecentesco di particolare bellezza e pregio. All'interno della basilica troviamo una struttura a salienti, nervature e archetti pensili, mentre l'impianto stesso è di transizione tra romanico e gotico.

a ricorrenza liturgica oggi più nota è il Corpus Domini, che si svolge in giugno. Durante la festa ha luogo la celebre «infiorata»: un grande tappeto di petali che parte dall’ingresso della chiesa al presbiterio della basilica e che raffigura motivi sacri, spesso eucaristici. E peoprio questo sarebbe il periodo ideale per una visita all'Abbazia.

Il primo documento che ne riporta l'esistenza ufficiale é, nel 1136, una institutionis paginam del Vescovo Arduino stesso. Con essa il prelato concede al monastero i primi beni terrieri, cui altri seguiranno dai marchesi Pallavicino e Cavalcabò. Tuttavia l’inizio dei lavori del corpo della Basilica è successivo al 1145 e si protrae per i duecento anni successivi.

Già in questo antico documento si fa riferimento all'appellativo della colomba. La leggenda vuole che una colomba candida avesse volteggiato dinanzi agli occhi dei monaci, delineando con pagliuzze il perimetro del complesso. Tuttavia è assai più probabile che che l’intitolazione a Santa Maria della Colomba faccia riferimento alla discesa dello Spirito Santo nel grembo di Maria durante l'Annunciazione.




Il monastero, tuttavia, fu spesso preda di razzie soprattutto ad opera dei vari eserciti che si contendevano il controllo del territorio. Ad esempio, diversi monaci furono uccisi nel saccheggio e conseguente incendio del 1248 ad opera di Federico II di Svevia.
Un altro grave problema si verificò quando invalse l'uso della commenda. Secondo tale uso una data Abbazia o monastero si vedeva assegnare come priore un personaggio illustre.
Questi viveva, solitamente, ben lontano dal monastero stesso, raramente se ne occupava e più solitamente si limitava ad incassarne le cospicue rendite economiche. L'Abbazia di Chiaravalle della Colomba, sede famosa di attività religiose, scientifiche, letterarie e agronomiche, si vide data in commenda nel 1444.
Nonostante ciò si ampliò e prosperò nei secoli a venire, sino all'epoca napoleonica, quando due decreti, del 1805 e 1810, ne confiscarono i beni e la soppressero come istituzione.

religiosi, come accadde in molti altri istituti, vennero allontanati. Proprietà quali l’archivio, la biblioteca e gli arredi andarono persi, mentre i mille ettari di terreno e i fabbricati divennero proprietà degli Ospedali Civili di Piacenza.
Sino al 1937 rimase soltanto un abate-parroco del clero secolare; il complesso architettonico, disgraziatamente, fu vittima di incuria e abbandono.
Tuttavia nel 1937 l'ultimo abate-parroco, don Guglielmo Bertuzzi, convinse il Vescovo di Piacenza a richiamare i monaci, che vennero dall’Abbazia di Casamari.
Questi assunsero la cura della parrocchia e del complesso stesso, che ha avuto diversi restauri negli anni e di altri ancora necessita. Oggi è sede di ritiri spirituali, convegni di studio e meta di visitatori che cercano i prodotti tipici dei monaci: liquori, tisane, medicinali fitoterapici, profumi, mieli pregiati.

Per arrivare a Chiaravalle in bicicletta è consigliabile prendere la ciclabile che inizia subito mdopo il passaggio sul ponte del Po e arrivare, pedalando tranquillamente sull'argine, sino a Villanova dopo aver attraversato l'abitato di Soarza, A Villanova si attraversa la statale e si percorre la Via dei Ciliegi che fiancheggia il corso dell'Arda per circa un chilometro, sino a quando si incontra, sulla sinistra, un ponticello che attraversa il fieme (si veda la foto nell'itinerario "la strada el Po e dei Sapori della Bassa, più sotto). Attraversato il ponticello, un centinaio di metri di strada glarea portano alla provinciale che affianca l'abitato di San'Agata e sfiora Busseto. Di qui si prende per Bersan, poi Mercore, si attraversano l'Autostrada deòl Sole e la nuova ferrovia. Dal cavalcavia già si intravede l'Abbazia.

Al ritorno si può cambiare itinerario risalendo verso Besenzone attraverso Merrcore, Bersano, San Martino in Olza, quindi San Pietro in Cerro da cui si può rientrare ancora attraverso la ciclabile di Villanova per Castelvetro Piacentino

.

Lungo le vie d'acqua del cremonese

La ciclabile dei Navigli da Cremona a Genivolta



a cura di cesare castellani


La ciclabile dei navigli da Cremona alle tombe morte:
Una quarantina di chilometri facili, facili su un percorso quasi completamente asfaltato, sempre a contatto con l'acqua dei molti canali che si irradiano nella campagna cremonese, spesso nel fitto di un bosco con panorami da togliere il fiato dove tutte le tonalità del verde appaiono ad ogni angolo, ad ogni curva. Naturalmente non si incontra una sola macchina se non nei pochi momenti in cui si interseca una strada statale.
La partenza avviene al Migliaro, appena dietro la chiesa e qui si costeggia per qualche chilometro il Naviglio Civico lungo un percorso ormai ben noto agli appassionati ciclisti cremonesi. Si sfiorano gli abitati di Ossalengo e San Vito, si attraversa Casalbuttano e si prende il secondo tratto della Ciclabile dei navigli, una quindicina di chilometri che attraversano Mirabello Ciria e portano sino a Tombe Morte. Qui si incrocia la Ciclabile delle Città murate che, da una parte, sale sino a Soncino, dall'altra scende verso il Santuario di Ariadello, sfiora Soresina e scende sino a San Bassano e Pizzighettone.
Per questa volta ci limitiamo al primo tratto e, più delle parole parlano le immagini che proponiamo.






Oltre il ponte di Po

La strada del Po e dei sapori della Bassa Piacentina



L'Abbazia cisterciense di Cortemaggiore. Sotto: passerella sull'Arda e le sculture moderne al Castello di San Pietro in Cerro


a cura di cesare castellani

Strada del Po e dei sapori della bassa piacentina: Una sessantina di chilometri, facili facili, nelle campagne della bassa piacentina, partendo dal ponte di Po e percorrendo una pista ciclabile ben segnalata, portano a conoscere una delle zone più belle nei dintorni della città. L'argine maestro della riva destra, è una eccellente ciclabile che si snoda per una decina di chilometri, perfettamente asfaltata, sino all'abitato di Olza tra campi di mais e, attualmente, soprattutto di pomodori. Sul lato sinistro si intravede il Po che scorre a circa un chilometro di distanza e si ammira tutta la golena. Sul lato destro svettano i campanili dei paesi vicini e sullo sfondo, nelle belle giornate, si stagliano i monti dell'Appennino piacentino e parmense. A Olza si imbocca la strada provinciale per Villanova d'Ardache si snoda per circa quattro chilometri tra due pareti di frutteti, soprattutto di ciliegi. Una località da visitare soprattutto nel priodo della fioritura. A Villanova d'Arda, traversata la statale, si imbocca la Strada dei ciliegi (molti sono ormai spariti, inghiottiti dal cemento e da coltivazioni pià redditizie) ma alcuni rimangono e la strada, poco frequentata, riserva comunque affacci interessanti sul corso dell'Arda sprofondato in un piccolo canyon che fende la terra per una decina di metri.

La strada dei ciliegi sfocia in quella dei Sapori della Bassa Piacentina verso l'abitato di San Pietro in Cerro con il suo bel castello. Sorge quasi sul confine con le province di Parma e Cremona, in territorio piacentino fondato nel 1460 da Bartolomeo Barattieri, giureconsulto e ambasciatore alla corte di papa Giulio II, famiglia che ne mantenne la proprietà sino al 1993. La struttura racchiude trenta sale riccamente arredate, due saloni d'onore, le cucine, le prigioni. Nel sottotetto trova spazio il Museum In Motion, collezione di oltre quattrocento opere - quadri, sculture e disegni - di maestri contemporanei, italiani e stranieri, con una sezione dedicata ai pittori di Piacenza. E' consultabile su appuntamento la biblioteca storica, ricca di circa 2.000 volumi. Il castello è visitabile, però, solo la domenica.

Da San Pietro in Cerro a Cortemaggiore si deve percorrere la statale. Bisogna fare una certa attenzione, ma si tratta di cinque chilometri soltanto per arrivare nella capitale dell'antico stato dei Pallavicino. Cortemaggiore, fondata col nome di Curtis Maior intorno al 960 da Adalberto I Pallavicino, comandante delle cavallerie di Ottone I, divenne nel 1400 una vera e propria reggia grazie a giovanni Lodovico Pallavicino che ne affidò la costruzione all'architetto Maffeo Vegio da Como, il genio che aveva già costruito il Castello Sforzesco di Milano volendo costruire una capitale più bella e più ricca di Busseto che era stata sino ad allora la residenza dei Pallavicino. Da Cortemaggiore, passando dietro l'Abbazia cisterciense e costeggiando l'Arda si arriva dopo un paio di chilometri soltanto, alla Pieve di San Martino in Olza, chiesa costruita in stile romanico, ma poi rimaneggiata e poi si arriva a Besenzone, altra frazione che porta il nome di uno dei comandanti del Conte Adalberto Pallavicino. Da Besenzone si può risalire a Villanova d'Arda attraverso una comoda strada provinciale, pochissimo trafficata, che attraversa gli abitati di Boceto e Bersano sfiorando Busseto e Villa Verdi a Sant'Agata.


 


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di Mar, 8 giu 2010