La scrittura di donne vere in un viaggio dentro il tumoredi Gian Luca Barbieri*
Carmine Lazzarini ha svolto diverse attività nella sua vita. Tra le più visibili e importanti, quella di professore di Lettere, quella di esperto di scrittura autobiografica e quella di sindaco del suo paese, Castelverde. È così che i tre ambiti di riferimento, cioè la letteratura, l’autobiografia e l’impegno civile, etico e per alcuni aspetti politico, si incontrano nella sua ultima opera, un libro intitolato “Avremmo voluto che fosse altro. Cinque donne raccontano il loro viaggio dentro il tumore”, pubblicato dai tipi di Repubblica e dedicato a due “donne vere” di Castelverde cadute sotto la lama impietosa della terribile malattia, Giusi (moglie di Carmine) e Franca (nota ai cremonesi come titolare della famosa trattoria di Livrasco). Il libro nasce come momento conclusivo di un’attività meritoria, importante e coraggiosa condotta in collaborazione con la dott.ssa Cecilia Sivelli, che si è concretizzata in un laboratorio organizzato dall’Associazione MEDeA (Medicina e Arte) denominato “Scrivere di sé per curarsi meglio. Laboratorio di scrittura terapeutica” tenuto presso il Day Hospital Oncologico dell’Ospedale Maggiore di Cremona, tra il marzo e il giugno dello scorso anno. In qualità di Collaboratore Scientifico della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, Lazzarini ha proposto alle partecipanti a questo laboratorio (si noti, tutte donne) di utilizzare la scrittura autobiografica come supporto emotivo e cognitivo, come strumento riparativo e attività che favorisce l’elaborazione delle emozioni, anche di quelle più distruttive a destabilizzanti. Come scrive il curatore del volume, “l’autobiografia si [pone] come una delle forme più elaborate ed efficaci di cura di sé anche in condizioni di malattia grave, per le sue caratteristiche di espressione / riflessione, avvicinamento / distanziamento dai ricordi e dai personali vissuti, di ricomposizione e riconciliazione con le parti plurime della propria personalità”. È così che la scrittura personale “permette che l’insieme dei vissuti, delle emozioni, delle memorie, anche traumatiche, sia avvicinato nella rievocazione e insieme distanziato sul foglio bianco, dove può sostare e decantarsi”. In termini kleiniani, il conduttore del laboratorio ha aiutato le partecipanti a transitare dalla posizione schizoparanoide a quella depressiva, ovvero le ha guidate a superare l’atteggiamento che porta normalmente a separare e racchiudere in una sfera isolata e distaccata dal resto della propria esperienza il dramma del cancro, per integrare questa componente all’interno della propria identità, come fattore non da cui rifuggire o da negare, ma come aspetto di sé con cui scendere a patti e con cui misurarsi attraverso il pensiero e le emozioni. Le ha orientate, sempre kleinianamente, ad attivare una riparazione vera e non a rifugiarsi nell’istintiva riparazione maniacale che consiste nel rinnegare le componenti depressive della propria personalità e della propria esperienza. Le cinque autrici, ciascuna con il proprio stile, con il proprio punto di vista, con la propria capacità di affrontare la tragedia, si è messa in scena come personaggio di una narrazione in cui è circondata da tanti altri personaggi, alcuni concepiti come aiutanti (i medici, i familiari, il personale sanitario, i partecipanti al laboratorio, ma anche la vita, la speranza, la verità), altri come antagonisti (il tumore identificato come un mostro o come un drago, la flebo, i globuli bianchi, l’anestesia…), altri ancora come vittime (soprattutto le parti del loro corpo aggredite dal male), altri infine come apparizioni fiabesche (il cavaliere, il mago Merlino). Il lettore si trova a fare i conti e a misurarsi con il dolore trasferito sulla pagina senza tanti giri di parole, ora con delicatezza e con garbo, ora con rabbia, ora addirittura con amore. E ha di fronte una dimensione della malattia impensabile, che comporta, anziché un abbandono alla disperazione, l’acquisizione della capacità di gettare uno sguardo verso il futuro, di gustare con consapevolezza e con piacere il resto dell’esistenza che rimane da percorrere, senza ambizioni stupide e vane, senza illusioni ingiustificate, ma con la certezza di aver imparato ad assaporare, anche grazie alla scrittura, la presa di coscienza degli eventi e il controllo delle emozioni. È indispensabile riportare l’osservazione che Lazzarini pone in chiusura della sua prefazione. Dopo essersi chiesto se il personale sanitario sia “adeguatamente attrezzato a questa nuova frontiera, con i problemi psicologici e relazionali” che comporta, avanza un suggerimento: “perché non organizzare in modo sistematico l’accompagnamento delle persone che si sono incontrate col tumore con forme come quelle qui sperimentate? Tra l’altro la spesa è ridottissima, in quanto si favorisce la cura di sé, il diventare medici di se stessi, attraverso l’autonomia della scrittura autobiografica, che può essere coltivata come costume di vita, nella propria casa, con un supporto esterno assai ridotto”. Proposta che condividiamo completamente e di cui ci facciamo a nostra volta promotori.
*Gian Luca Barbieri (docente di Psicologia dinamica, Università di Parma)
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A Soresina Simone Fappanni presenta 49 poesie, sono "Silenziose evanescenze"Una bella immagine della “Grande Mela” eseguita dalla pittrice Rosida Mandrizzato Vettori, permeata da un silenzio quasi irreale, è l’immagine scelta da Simone Fappanni per il suo ultimo libro di poesie dal titolo “Silenziose evanescenze”, che lo studioso cremonese ha presentato alle Sale del Podestà di Soresina. Il libro, che conta quarantanove poesie, ha scopi benefici. Per chi ne volesse copia, è possibile contattare direttamente l’autore: fasimo71@libero.it. A presentare questa raccolta, pubblicata dalle edizioni Grafo, è stato invitato il professor Vincenzo Montuori, mentre alcuni testi sono stati letti dall’attrice Lorenza Grassi. «Ciò che rende il volume qualcosa di nuovo rispetto alle sue fonti interne, ha detto il critico letterario, è la dimensione del tempo che domina l’arco delle tre sezioni e che, nei testi originari, risultava in qualche modo frammentata o sospesa in un eterno presente. In uno dei primi testi della sezione Frammenti, intitolato “Restiamo lontani”, i protagonisti vengono sconfitti dal tempo che toglie ad essi «la faretra dei suoi contrappunti»; insomma il tempo domina i rapporti umani, anche se ad esso ci si può opporre, sia pure in una modalità “angosciosa”, come recita “Lo scorrere fluido dei giorni”, che mi piace riportare per intero: «È in tutti noi/ solitari/ un’ansia greve/ che spezza/ lo scorrere/ fluido/ dei giorni…». E' uscito "Desiderio" il terzo romanzo di Giuseppe Ghisani
La verità cosmica di tutte le donne che sono rimaste in noi
di Antonio Leoni
E' uscito il terzo romanzo di Giuseppe Ghisani, dopo il Cervello di Marlon Brando del 2006 e il Ragazzo dello Splendor del 2009. Questa attività letteraria è preceduta, molto da lontano, da una esperienza poetica significativa, della quale conservo ancora il volumetto, "L'inverno dei tuoi occhi" che è del 1964. Ci sono molti anni, trascorsi da Ghisani come giornalista militante, dunque, tra quelle intense poesie e l'approdo alla scrittura di un romanzo. Giornate di cronaca a raccontare i fatti di un'umanità che nel tempo e nella memoria a volte emerge nitida con la precisione di una notizia, altre si confonde con tutto il suo carico di cose, di pensieri, di fatti in un miscuglio di ricordi e di sensazioni, non solo immagini sfumate, ma anche odori, pensieri, farneticazioni, invenzioni, riferimenti, storia. Come le due esperienze, quello dello scrittore e del giornalista possono saldarsi e divenire letteratura autentica, degna di nota? Credo che la fusione sia misteriosa, indecifrabile. Eppure prepotente e riconoscibile. Forse perché con altre tecniche, nel mio caso la fotografia, ho percorso le medesime strade di rielaborazione del vissuto e dunque riconosco nell'opera di Ghisani molte mie personali pulsioni. Lui, con questa terra padana, il paese famigliare, San Daniele Po, il cinema Splendor che ha perso proprio in questi giorni un personaggio che si ritrova nello sfondo dei suoi romanzi, una familiarità del luogo che non lo sovrasta mai, però. Gli scritti di Ghisani non sono scritti di luogo. Lui con questo mare, che è sempre quello delle sue vacanze adriatiche, si muove nei tre romanzi d'istinto e per scelta legandosi al filo di Arianna di una figura femminile. La donna, il mito e la realtà. Il passo nuovo nel terzo romanzo, "Desiderio", è che questa donna di ogni tempo diventa più esplicita e carnale, più immediata e vera. Tutti ci riconosciamo in Francesca, perché è anche la nostra Francesca, la donna, le donne che abbiamo amato fortemente e conosciute in ogni onda del loro corpo , che ci hanno incantato con occhi profondi. Nelle nostre mattine solitarie una per tutte sgorga improvvisamente e ci domandiamo, con quella memoria che sfuma, se sia qui, dietro l'angolo ad attenderci, come capitò una o più volte, non sappiano quante. Chissà se questa donna è lontana, ci piacerebbe sapere dove sia per rincorrerla e patire con lei, è di nuovo irraggiungibile o no? Forse no, è sempre qui, parte del nostro sangue, dei muscoli e della passione, come quella volta che ci stupì svelandosi nel corpo e nell'anima, simbolo di tutte le donne che si sono offerte, materializzando il desiderio di noi incantati, stilando il patto oltre il tempo, il fatto, le cose e la presenza materiale che Ghisani racconta in molte pagine davvero splendidamente. Un romanzo maturo dunque. Erotismo, si dice, non so. Esperienza di vita piuttosto che di pagina in pagina si trasforma in esperienza del lettore, autobiografia di chiunque abbia avuto la fortuna di vedere nella donna almeno una volta la verità cosmica. Dal che deriva un percorso che pur condotto in prima persona , con riferimenti a fatti e umanità descritte con la precisione del mai tradito cronista del quotidiano, sono memoria, emozione e patrimonio di ciascuno di noi. Bravo dunque Ghisani che in questo lavoro supera decisamente qualche crudezza di cronaca stretta , si fa scrittore maturo e consapevole pure nel governo della pagina. Ed ecco che la relazione con il prezioso libretto di versi di quasi cinquant'anni fa è assolutamente compiuta. ---- Giuseppe Ghisani - "Desiderio" - Albatros editore , 1 luglio 2011, distribuzione librerie Mursia, la copertina è di Cresi Borgna ("Attesa"). Francesco Nuzzo in un libro: “la camorra si è vendicata con la menzogna”Il noto magistrato è passato al contrattacco Si intitola “ Uomini d’Onore e Uomini senza onore”. Sotto questo titolo, il magistrato ben noto a Cremona Francesco Nuzzo raccconta la sua esperienza come sindaco di Castelvolturno che alla fine si è riversata in un caso giudiziario che lo coinvolge personalmente.
Quale traccia segue il volume? Il 18 settembre 2008 Castel Volturno, città della Campania sorta sulle rive del fiume omonimo, visse uno dei momenti più tragici della sua storia recente. Un commando di assassini, appartenenti al “clan dei casalesi”, uccise sei cittadini originari del Ghana. La strage, attuata pochi minuti dopo l’uccisione di un italiano in altra parte del territorio, fece scoppiare la rivolta degli immigrati, che si sono insediati nei molti edifici costruiti abusivamente in quella fascia della costa tirrenica. A partire da tale momento, preceduto dalla sequela di undici omicidi commessi nei mesi precedenti, “a vicenda Castel Volturno” assunse una rilevanza non solo nazionale: la latitanza dello Stato, che non aveva valutato la miscela esplosiva di problemi creati dalla camorra, dai clandestini, dalla diffusa illegalità, dalla disoccupazione, divenne allora evidente e si cercò di correre ai ripari. La militarizzazione dell’area è riuscita a bloccare, almeno in esteriore apparenza, le azioni delle organizzazioni criminali, che vedono limitate le loro capacità di manovra, anche se le sole risposte repressive non possono produrre effetti duraturi. Francesco Nuzzo testimonia nel suo libro come impedì alle forze camorristiche di entrare all’interno dell’amministrazione locale e lanciò inascoltati allarmi contro i malfattori. Costoro, privati dei vantaggi delle loro azioni illecite, hanno ordito un <complotto> contro il loro nemico e si sono vendicati non con le armi ma con la menzogna. Gli avvenimenti legati a quella esperienza, in uno stile chiaro e godibile, sono ricostruiti con efficace sintesi: il clima di opacità e di connivenza delle istituzioni, che ha portato alla situazione attuale, viene analizzato attraverso riferimenti inquietanti dai quali il lettore può ricavare il quadro emblematico di tante comunità dell’Italia meridionale.
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Festa al Manin per i 20 anni dell'Associazione ex Alunni
Manuela Zanesi e Renata Patria, le appassionate curatrici del volume "La Scuola Classica di Cremona, annuario dell'Associazione ex Alunni del Liceo-Ginnasio Daniele Manin" che esce puntuale dal 1993 di Sandro Rizzi Festa questo sabato pomeriggio 10 dicembre al Liceo Ginnasio Statale "Daniele Manin": compie vent'anni l'Associazione ex Alunni. "Era il 4 marzo 1991: nella vecchia, polverosa aula di Fisica, all'ultimo piano, che era stata il regno del professor Bozzetti, 22 ex allievi, rogitante il notaio Paolo Salvelli, molto compreso nel suo ruolo ufficiale, ma nel contempo affettuosamente partecipe, sottoscrissero l'atto costitutivo". Il ricordo, vivo, è di Renata Patria, tuttora regista di ogni iniziativa: "In quegli anni insegnavo ancora. L'idea era venuta all'avvocato Luigi, 'Bigio', Magnoli che s'era ispirato ad uno storico liceo classico torinese. Lo scopo: tenere in qualche modo unite generazioni di studenti, non disperdere un patrimonio di conoscenze e di amicizie nate sui banchi di via Boldori (allora si entrava da quello scalone). Perché chi era uscito dal Manin potesse dare consigli ai maturandi sulle possibili scelte in vista dell'università. Quanti avvocati, commercialisti, giornalisti, docenti universitari, architetti, ingegneri hanno reso partecipi i ragazzi delle rispettive esperienze di vita e di lavoro". In vent'anni i soci sono diventati più di 180. Nel bilancio le quote associative sono l'unica voce in entrata. Sporadici i contributi istituzionali, qualche sponsor affezionato, tantissima passione. Ma le attività non segnano il passo. Dal 1993, puntuale, esce per Santa Lucia, il volume "La Scuola Classica cremonese", annuario dell'associazione: l'edizione 2011, presentata nell'Aula Magna gremita, è di ben 448 pagine). Non si contano poi i cicli di conferenze di Cultura classica. Con l'aiuto dell'amministrazione provinciale è stato pubblicato un libro di Emanuela Zanesi (braccio destro di Renata Patria): la trascrizione commentata dell'opera di Domenico Bordigallo "Cremonae urbis syti designum", una "Cronicella" che testimonia la nascita della Cremona moderna nel passaggio tra il '400 e il '500. C'è inoltre il fiore all'occhiello: il "Certamen" nazionale di lingua latina che da sette anni ha visto cimentarsi a Cremona liceali di tutta Italia. Il prossimo, nell'aprile 2012, punterà ad essere europeo e sarà dedicato a Virgilio, il poeta mantovano che cantò le nostre campagne padane e che a Cremona studiò. Un po' di storia dell'istruzione classica cremonese la si apprende dall'annuario 2011: alla fine del '500 per la grave crisi che colpì la città il Ginnasio pubblico fu abbandonato dal Comune. Così negli stessi anni i Gesuiti si fecero carico dell'insegnamento per nobili e benestanti, aprendo le scuole proprio nell'area attualmente occupata dal liceo: la costruzione del collegio però fu completata soltanto nel 1670. Quando il loro ordine fu soppresso nel 1773, il collegio passò ai minori conventuali di San Francesco, poi ai Barnabiti. Dal 1810 il Liceo Ginnasio, tornato pubblico, fu retto prima dallo Stato napoleonico, poi dall'Austria. Nel 1859, dopo la liberazione della Lombardia, divenne il Regio Liceo Ginnasio e nel 1865 fu intitolato al patriota veneziano "Daniele Manin". Sono trascorsi oltre 150 anni e sono rimasti immutati (per fortuna) il nome e il motto ("Per aspera ad astra").
Ha ormai tre anni la più recente iniziativa dell'Associazione, il Premio giornalistico "Floriano Soldi". Lo ha voluto Sabrina, vedova del giornalista: Floriano, morto nel 2009, fu insegnante al Manin poi passò alla carta stampata). E' un primo banco di prova per ragazzi che vogliano dedicarsi al mondo dell'informazione. Su una sessantina di partecipanti, vincitore di quest'anno è Andrea Baiguera (III B, Classico). Menzioni: Marta Soldi, Monica Consolandi, Fabio Parola, Noemi Sudati, Beatrice Speroni, Annamaria Mauri.
L'Annuario (in vendita alla Libreria del Convegno) è una miscellanea di molteplici discipline. Raccoglie saggi e interventi di studenti, docenti, scienziati, accomunati dal nome del "caro, vecchio Manin". Ci si trova un po' di tutto: da un saggio su "Pasolini e il cinema di poesia" (Pasolini studiò per qualche anno al Manin) a uno studio sul baco da seta, un insetto che è stato molto importante nella storia dell'Europa e anche in quella di Cremona. L'atto notarile di vent'anni fa continua a dare buoni frutti.

La pagina è aggiornata alle ore 12:29:42 di Dom, 18 dic 2011
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