"Il Vascello" e la conoscenza

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Un eccezionale documento

Aldo Protti canta nel "Rigoletto" del 1961 con Gabriella Tucci

Aldo Protti e Gabriella Tucci, a Cremona recentemente per la serata dedicata a Protti, cantano "Tutte le feste al tempio", "Piangi fanciulla, piangi" e "Sì, vendetta, tremenda vendetta" dal Rigoletto di Giuseppe Verdi. Dirige Alberto Erede nel 1961.






Occorre il plug in adatto montato sulla gran parte dei computer e che comunque si può scaricare gratuitamente. Sullo schermo eventualmente potrete leggere le istruzioni.



Dopo 23 anni a Cremona la Madonna in trono del Mazzolino : si può assistere al restauro, ecco le modalità

di Martina Pugno


Un lungo viaggio quello della tavola Madonna in trono e i santi Pietro e Andrea di Ludovico Mazzolino, iniziato cinquecento anni fa alla corte ferrarese di Ercole I d'Este e del quale si sono perse le tracce fino alla fine dell'Ottocento, quando il commerciante veneziano Vincenzo Favenza la donò a Cremona. Il dipinto su legno è giunto ai giorni nostri fortemente danneggiato, e dopo un primo restauro ad opera di Piroli nel 1949, nel 1986 è stato affidato al prestigioso Opificio delle pietre dure di Firenze, per poi fare ufficialmente ritorno al museo civico Ala Ponzone . Sono stati necessari 23 anni di lavoro per correggere le deformazioni subite dal supporto ligneo e per fissare nuovamente lo strato di pittura sollevatosi nel tempo.



Gli interventi hanno rivelato particolari preziosi riguardo alla storia della tavola e hanno messo in luce modifiche compiute nel corso dei secoli: la testa della Madonna presenta oggi una inclinazione diversa da quella originale e sono state aggiunte iscrizioni alla base del trono, purtroppo ancora troppo danneggiate per essere leggibili.

Da venerdì 11 giugno è possibile seguire in diretta le fasi di restauro, avvalendosi della guida esperta dei restauratori dell’Azienda  Speciale CR FORMA di Cremona, coordinati da Paolo Mariani, sotto la direzione degli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Si può accedere a piccoli gruppi di 7- 8 persone con inizio alle ore 9,45 (1° gruppo) e alle ore 11,15 (2° gruppo). La visita è possibile sino ad esaurimento della disponibilità previa prenotazione al n° telefonico 0372/407754 o 407269. Dopo il periodo estivo, a partire dal mese di settembre, le visite riprenderanno il secondo venerdì di ogni mese con le stesse modalità. Il punto di riferimento dei gruppi sarà all’ingresso del Museo Civico (bookshop) via Ugolani Dati, 4.

Il Rotary Cremona promuove la prima organica storia della musica cremonese

Una caratteristica forte (una vera primizia a livello editoriale internazionale) sarà non solo la multimedialità ma l’interattivitàCon questo lavoro finalmente la città della musica da ragione al suo titolo - Ma occorre un contributo dell'intera città

Il Rotary club Cremona, nell’ambito delle sue attività a favore del territorio, ha programmato per il prossimo biennio una iniziativa di eccezionale valore. Il club è giunto infatti alla determinazione di promuovere l’edizione di “Musicremona” (titolo provvisorio). Si tratta della prima organica storia della musica di Cremona, rivolta non solo agli studiosi ma a tutti coloro che hanno interesse alla conoscenza degli aspetti eccellenti della nostra comunità.
L’opera è curata da un comitato scientifico di grande valore: prof. Elena Barassi, dott. Raffaella Barbierato, dott. Angela Bellardi, prof. Maria Caracci Vela, prof. Maria Luisa Betri, prof. Goffredo Haus, prof. Rodobaldo Tibaldi, prof. Eugenio Bettinelli (coordinatore editoriale). Il comitato ha già definito gli autori (tutti studiosi di rilievo) e l’articolazione dei contenuti, che spazieranno dagli albori ad oggi su tutti gli argomenti legati alla produzione ed elaborazione musicale della nostra città e del suo immediato intorno.
Siamo di fronte, senza alcun dubbio a un lavoro monumentale e unico. Finalmente la città della musica dà la ragione e la prova del suo titolo.

Ulteriori dettagli sono stati forniti nel corso di una conferenza stampa indettas al presiente del Rotary Cremona Eugenio Bettinelli. L'opera riunisce e organizza molti studi già esistenti e nuovi, appropriati interventi. Ecco lo schema dell'opera che dà davvero la misura dell'impegno:


1 - Antichità e Medioevo (responsabile: L. Scappaticci) Stella Fabbiano - Tracce musicali dell'antichità classica a Cremona
Leandra Scappaticci- Medioevo

2 . La musica a Cremona tra Cinque e Seicento (responsabile: R. Tibaldi)
Marina Toffetti - La canzone strumentale
Diego Cantalupi - Violinisti cremonesi nelle corti europee: Francesco Carubello
Antonio Delfino - Gli anni giovanili di Claudio Monteverdi Elena Bugini - Iconografia musicale
Stella Fabbiano - Le tarsie del Platina
Rodobaldo Tibaldi - Ingegneri Carradini Merula
F. Arpini - La scuola cremasca

3 - Il Settecento (responsabili: Barbierato - Tibaldi)
E. Barassi - Lo sviluppo della liuteria e Antonio Stradivari
Diego Cantalupi - Gasparo Visconti ed altri strumentisti nel Settecento
Fabio Perrone - Cristina StefJkens Visconti
Elena Previdi -Il Balletto teatrale tra '700 e '800 Barbierato - Francesco Bianchi

4- L'Ottocento (responsabili: Barbierato - Pietro Zappalà) Pietro Zappalà - Ruggero Manna
Licia Sirch - Amilcare Ponchielli Henry Howey - Ponchielli, musica per banda
Artemio Focher - Brahms a Cremona
Marco Ruggeri La musica organistica

5-Il primo Novecento (responsabili: Barbierato - Federico Fornoni)
Francesco Castagnidoli - Inquadramento storico del secolo
Federico Fornoni - L'opera
nell'Ottocento e nel primo
Novecento
Barbierato Esecutori fra Otto e Novecento
Barbierato Musicisti della Grande Guerra
Stefano Campagnolo - Gaetano Cesari e la musicologia/ Patrimonio bibliografico musicale

6 -Il secondo Novecento (responsabile: Gabrio Taglietti)
G. Taglietti - Dal secondo dopoguerra ad oggi: istituzioni, eventi personaggi
F. Tufariello - Le scuole di musica
Alessandro Bratus -Il Jazz Barassi - Caraci - Zappalà - La Musicologia. Storia della Scuola di Paleografia e Filologia Musicale/Facoltà di Musicologia. Descrizione dell'attività didattica e di ricerca e menzione delle pubblicazioni

7 - Musiche tradizionali e musica popolare (responsabile: Fulvia Caruso).

Una caratteristica forte (una vera primizia a livello editoriale internazionale) sarà non solo la multimedialità ma l’interattività con cui sarà possibile costruire diversi atteggiamenti fruitivi dei documenti correlati alla trattazione. II libro sarà accompagnato da un software appropriato (e specifico) che consentirà di accedere non solo alla documentazione ed a tutto un imponente materiale (iconografia, spartiti, eccetera) ma prmetterà di fornire ulteriori contributi a un database in espansione che sarà istituito presso la facoltà di musicologia.

Ha aggiunto Bettinelli: "Ritengo che una iniziativa di tale portata, che va a colmare un vuoto da molti sentito, contribuirà da una parte a rafforzare il consapevole senso di identità del cittadino cremonese con le tradizioni e la storia della comunità a cui appartiene e, dall’altra, a creare un ulteriore tassello di appeal per la città e la sua conoscenza non solo a livello nazionale".

Ma il Rotary, autonomamente non potrà sostenere l'intero impegno (comunque sta già garantendo il lavoro del Comitato scientifico). Saranno individuati possibili partner sia in campo istituzionale, sia economico. La pubblicazione dell'opera è prevista per il giugno del 2011.

La cupola di Orazio Lamberti in S. Pietro

Un grande affresco assai poco esplorato anche in passato, con qualche clamoroso errore di attribuzione - Rimette in ordine la storia lo studioso cremonese Marco Tanzi

Il alendario annuale di Mino Boiocchi ha messo l'accento su una grande presenza artistica cremonese fino ad oggi poco esplorata. Eccone la lettura che ne fa Marco Tanzi.


L'insieme della cupola di Orazio Lamberti in San Pietro. Cliccandoci sopra, aprirete la visione in successione dell'intero calendario con le immagini di Giorgio Boiocchi.
Un ammonimento: il problema più urgente e indifferibile è lo stato di conservazione ammalorato e precario del murale, che merita più circostanziate premure cui faccia seguito uno sforzo di maggiore visibilità e un'adeguata illuminazione che evidenzi i pregi e le crudeltà di un capo d'opera del manierismo internazionale che Cremona ha troppo trascurato

di Marco Tanzi

La chiesa di San Pietro è uno scrigno raro e ancora poco conosciuto dell'arte cremonese: esaurita la stagione nei Campi, il cantiere dei canonici lateranensi rappresenta per la pittura dell'ultimo Cinquecento l'equivalente di quello di San Sigiamondo per gli anni trenta quaranta. Il testimone lo passa Antonio Campi con due prove magistrali di illusionismo prospettico nella volta della sagrestia, 1575, e nei due bracci del transetto, 1575-1579.

Il seguito è affidato a Giovanni Battista Trotti detto il Malosso, il principale pittore cittadino nel passaggio tra i due secoli: è lui che nel 1587 inizia la decorazione della navata nella prima campata. Qualcosa, però, cambia presto negli indirizzi di gusto dei canonici, che aprono a nuove esperienze puntando su artisti forestieri.

Per le pale d'altare si rivolgono a celebri maestri veneti: oggi queste tele non ci sono più, il Martirio di san Nicolò del vicentino Alessandro Maganza è finito in San Martino a Viadana, il Martirio di santa Caterina del ferrarese Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino e in San Massimo a Verona, mentre il Martirio degli abitanti di Jppooa (?) di Palma il Giovane, pagato nel 1590 uno sproposito, è nel Musée Fabre di Montpellier.

Si cercano fuori Cremona anche i frescanti: nel 1595 l'abate commissiona al marchigiano Giorgio Picchi, fra i protagonisti dei cantieri vaticani nell'ultimo quarto del secolo, la decorazione di tutta la chiesa da realizzare entro tre anni, cancellando anche la prima campata da poco affrescata dal Trotti. Picchi però si limita all'abside e al presbiterio con il Martirio e le Storie di san Pietro: gli affreschi di Malosso sono salvi e Ermenegildo Lodi prosegue mimeticamente l'impresa del maestro nella navata tra 1614 e 1617.


Il Giudizio universale della cupola, invece, appare ora firmato da un inesistente Giorgio Lamberti nel 1607: nel 1603 però viene pagato per il lavoro Orazio Lamberti, mentre le guide locali inventano un Giorgio Lamberti "fiorentino" come autore di cupola e presbiterio. La confusione delle fonti settecentesche verso due cicli di pittori non cremonesi ha favorito l'abbinamento del nome dell'uno al cognome dell'altro. Se il 15 luglio 1603 c'è il saldo finale a Orazio, l'iscrizione "Georgius Lamberti 1607", illeggibile da terra perché nascosta dal cornicione, è il frutto sgrammaticato di una ridipintura più tarda, un po' come era successo alla firma di Boccaccino nell'abside del duomo: il restauro potrebbe restituire un più corretto "Horacius Lambertus MDCIII".

Orazio Lamberti da Cento è l'Orazio ferrarese "dipintore in Asola" ricordato nella bottega di Bernardino Campi, pittore poco dotato nelle tele giovanili di Ostiano (1577), Cento (1579) e Montichiari (1584), che evidentemente migliora con il tempo. C'è un buco non indifferente nella cronologia, oltre un decennio, che potrebbe spiegare molto dei suoi progressi, visto che a partire dagli anni novanta gli sono affidate commissioni di prestigio: a Cremona la cupola di San Pietro e la biblioteca di Sant'Agostino (1595-1596).

Le ricerche di Prisco Bagni a fine Novecento gli hanno restituito una precisa identità anagrafica (Orazio è battezzato a Cento il 29 maggio 1552, si trasferisce ad Asola prima del 1576 e muore a Mantova il 15 luglio 1612), facendo luce su opere perdute nel casalasco - Vicomoscano e Casalmaggiore - e su lavori ancora esistenti a Mantova, in palazzo Guerrieri e in duomo.

La decorazione di casa Guerrieri, 1597-1600, offre una nuova prospettiva stilistica dell'artista, suggestionato da Antonio Maria Viani e dalle novità del manierismo internazionale importate dal soggiorno monacense di quest'ultimo. Nel 1605 Orazio scrive al priore di Santo Stefano a Casalmaggiore di non potersi liberare prima dell'aprile 1606, perché "impiegato in altre opere nel Duomo di Mantoa"; proprio 1605 si legge nell'arco centrale che precede la cupola: gli affreschi della cupola del duomo di Mantova sono di Lamberti.


Torniamo in San Pietro a Cremona. Il pittore centese rivela suggestioni formali di matrice mantovana - ma non solo - nella cupola, per la quale esistono straordinari disegni preparatori a Praga e a Tephire in Moravia. Il precedente più immediato del Giudizio universale è infatti la vorticosa Allegoria della Redenzione affrescata da Viani a stretto contatto di gomito con Orazio proprio nel Duomo di Mantova, insieme ad altre componenti centroitaliane articolate, ma non c'è ragione di riferire l'impresa di San Pietro ad Antonio Maria Viani. Il Giudizio è pagato a Lamberti, che lo firma, mentre Viani non ha nessun documento che lo colleghi al cantiere cremonese, direttamente o indirettamente. Inoltre i bellissimi disegni cechi a gesso rosso su carta azzurra preparatori per la cupola, non sono della stessa mano di quelli eseguiti da Viani, sempre a gesso rosso ma su carta bianca, per la cappella Petrozzani in Sant'Andrea a Mantova.

La cupola è a suo modo un capolavoro di invenzione e di realizzazione pittorica, ma è stata vista con una sorta di localistica insofferenza per i fatti artistici non strettamente cremonesi, un corpo estraneo alla nostra cultura figurativa alla stessa stregua di Giorgio Picchi. Questo spiega il sostanziale disinteresse o le citazioni occasionali per due cicli pittorici di straordinario interesse.


Bisogna tornare a guardare il Giudizio universale di Orazio Lamberti: la temperatura stilistica e la tenuta qualitativa dell'affresco rivelate dalle fotografie attendono ancora di essere pienamente valorizzate. Bisogna anche capire anche quanto Picchi abbia lasciato in eredità a Lamberti in queste invenzioni magiche e macabre: senz'altro la tavolozza smagliante e ricca di contrasti aridi e di cangianti raffinati di matrice baroccesca non deriva al centese solo dalla consentaneità e dalla frequentazione di Viani. Il problema più urgente e indifferibile, però, è lo stato di conservazione ammalorato e precario del murale, che merita più circostanziate premure cui faccia seguito uno sforzo di maggiore visibilità e un'adeguata illuminazione che evidenzi i pregi e le crudeltà di un capo d'opera del manierismo internazionale che Cremona ha troppo spesso trascurato.

Eccezionale interesse attorno alle relazioni di Don Achille Bonazzi e di C.A.Quintavalle a Parma, dopo i recenti ritrovamenti nella chiesa cremonese

L’officina di Wiligelmo a San Pietro al Po, una scoperta che apre nuovi orizzonti, anche in campo internazionale

Si è svolto a Parma il XII Convegno Internazionale di studi, Medioevo: le officine, che ha visto la partecipazione di circa 200 studiosi provenienti per la maggior parte dalle Università italiane, ma con una significativa presenza di ricercatori francesi, spagnoli e tedeschi. Come momento conclusivo e più atteso anche per la novità, nel pomeriggio di sabato 26 sono state presentate due relazioni, la prima del prof. Arturo Carlo Quintavalle, dal titolo intenzionalmente generico " Per un nuovo portale dei mesi a Cremona", proprio per stimolare l'attesa; la seconda di Achille Bonazzi "Le pietre del portale", che hanno posto all'attenzione dei presenti la recente scoperta di frammenti di un portale romanico della Chiesa di S. Giorgio in S. Pietro al Po di Cremona. Attraverso il Parroco Mons. Arcagni la comunità di S. Pietro era stata informata sinteticamente la scorsa settimana dei risultati preliminari di questa ricerca. Ora, a convegno concluso, è possibile integrare e rendere pubblici questi risultati che sono stati particolarmente apprezzati dagli studiosi. La relazione del prof. Quintavalle ha dato risposta a tre interrogativi di fondo riguardanti il periodo nel quale questi Mesi sono stati scolpiti, alla diffusione di questa iconografia e al loro significato culturale. Per quanto riguarda il tempo nel quale i frammenti dei Mesi di S. Pietro al Po sono stati scolpiti, l’indicazione sulla base dell’iconografia e del collegamento con altre sculture presenti in Cattedrale di Cremona, questo va dal 1107 al 1115.
Infatti l’iconografia dei Mesi ritrovati – gennaio, febbraio, luglio, agosto, ottobre- fondata sul significato del vino e del grano si collega con S. Benedetto di Polirone, la Porta della Pescheria del lato Nord della Cattedrale di Modena e con le sculture di Argenta (FE). I collegamenti con la Cattedrale si rifanno ad alcuni capitelli purtroppo nascosti da quelli in legno dorato presenti nella intersezione del corpo centrale e i transetti. L’importanza del ritrovamento collega quindi l’antica Chiesa benedettina fondata nel 1064 sotto Papa Alessandro II all’attività della Bottega di Wiligelmo presente nel territorio della Padania. Dopo il 1120 l’iconografia dei mesi varia, come testimoniato dal Codice Magno dell’Archivio Capitolare a Piacenza e dalle sculture di S. Zeno in Verona. Ma è soprattutto il significato culturale di queste sculture che ne evidenzia l’importanza: infatti un monastero, quello dei Benedettini in San Pietro alle dirette dipendenze di Roma, segnala il rientro dell’ortodossia della fede cristiana in Cremona. La Riforma Gregoriana viene testimoniata da questi frammenti che auspico possano essere completati nella loro scoperta.
Così conclude la relazione del Prof. Quintavalle :“Fra i modelli iconografici introdotti dalla Riforma Gregoriana e sui quali in passato mi sono soffermato a lungo, dalle immagini di S. Pietro pellegrino a Compostela ai Re Magi, dei quali il primo simbolicamente in ginocchio, dalla immagine della uccisione di Abele da parte di Caino alla nuova figura dell’Arca di Noè a loggiati sovrapposti come nel Chiostro, dal Crocefisso ad occhi spalancati dunque vivente oltre la morte di S. Savino in Piacenza, al complesso sistema dei grandi timpani col Giudizio finale o con la Pentecoste che vediamo proposti in Francia, a questi modelli narrativi introdotti e forse imposti dai Pontefici riformatori, sarà opportuno aggiungere questa articolata iconografia del Pane e del Vino, iconografia eucaristica dunque, che non a caso ritroviamo nelle Chiese del settentrione italiano dove si è finalmente imposta la Riforma come nel Monastero di S. Pietro al Po, fedele a Roma e in polemica, fin dalle origini, con lo scismatico Vescovo di Cremona.”
La relazione riguardante le indagini petrografiche condotte su frammenti dei Mesi, con lo scopo di definire anche la zona di provenienza di questi materiali, ha evidenziato innanzi tutto la metodologia corretta, come è quella prevista dalle Normal-ICR, che prevede l’utilizzo delle sezioni sottili per le osservazioni al Microscopio mineralogico e le indagini condotte al Microscopio elettronico a scansione (SEM). Sulla base del legante carbonatico, del rapporto legante /aggregato, della granulometria dei clasti, ma soprattutto sulla composizione mineralogico-petrografica dell’aggregato, il materiale dei Mesi di S. Pietro al Po, in origine policromo, come testimoniato dal nero Piombo degli occhi, proviene dal Livello Inferiore delle Arenarie di Sarnico, plausibilmente da cave collocate proprio attorno al lago d’Iseo.
In tal modo la scoperta fatta a S. Pietro al Po supera il limitato orizzonte sia della Città che della Diocesi per diventare elemento culturale di riferimento a livello internazionale


Valentina Mauri presidente del Centro Fumetto

Venerdì 16 luglio, presso la sede dell'Associazione, si è tenuta l'Assemblea del Centro Fumetto “Andrea Pazienza”, alla quale hanno preso parte i rappresentanti degli enti soci. Tra gli argomenti all'ordine del giorno c'era anche il rinnovo delle cariche sociali, essendo trascorso il triennio dicompetenza.
L'Assemblea ha eletto Presidente Valentina Mauri, Vice Presidente Andrea Brusoni.
Il nuovo Consiglio Direttivo, comprende anche Anna Merli, Luca Maddeo, Anchise Grandi el'Assessore alle Politiche Giovanili ed Educative del Comune di Cremona Jane Alquati.
Valentina Mauri rappresenta un volto nuovo per il Centro Fumetto, mentre Andrea Brusoni, volontario sin dalla prima ora, garantisce la continuità con il patrimonio di esperienze della struttura cremonese e potrà affiancare efficacemente la Mauri.


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di Lun, 19 lug 2010