"Il Vascello" e la conoscenza

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Al Festival di Mezza Estate l'esordio della nuova opera di Giulia Staccioli

Love Machines: l’amore secondo i ballerini della compagnia Kataklò

di Martina Pugno


Complessivamente un successo martedì sera all’Arena Giardino per la prima nazionale di Love Machines, nuovo spettacolo della compagnia di physical theatre Kataklò.

Protagonisti di questa narrazione in movimento due esploratori, approdati su un avveniristico mondo popolato da creature che rappresentano l’unione di uomo e macchina.

I movimenti asciutti ed energici dei due viaggiatori dello spazio ne tradiscono curiosità e timore, eppure dialogano con i gesti morbidi e sinuosi delle creature extraterrestri in un dualismo che è anche chiave di lettura dell’intera opera. Il rapporto tra uomo e macchina, ma anche tra popoli e culture diverse si evolve per tutta la durata dello spettacolo.

Inizialmente predomina il desiderio di scoperta, incarnato dai goffi e divertenti tentativi dei due astronauti di scalare le strutture aliene, poi è la volta del confronto diretto che prevede imitazione e rapidi contatti.

Il primo approccio spesso non è facile, e anche in questo caso tra umani e creature aliene prima di tutto avviene lo scontro, portato in scena non solo attraverso la fisicità ma anche attraverso leit motiv che evidenziano le diversità: i primi sono accompagnati da scandita musica elettronica, gli altri da accenni popolari e dal sapore vagamente esotico.

Le simmetrie predominano anche sul piano della fisicità dando vita a coreografie dal forte impatto visivo ed emozionale.

Love Machines ha il pregio di custodire insito in sé un profondo ottimismo, che guida successivamente l’opera verso il secondo tema portante, quello l’amore che permette di superare ogni diversità ed unire tutti i popoli.

Le creature-macchine sono infatti come anime pulsanti che trasudano passione e insegnano anche ai due esploratori a sciogliersi in delicati gesti d’amore.

Il numeroso pubblico cremonese ha dimostrato con applausi particolarmente calorosi nel finale di aver apprezzato la coinvolgente fiaba durante la quale gli atleti ballerini della compagnia Kataklò hanno rivelato notevoli doti tecniche disegnando coreografie dinamiche, come quadri sempre più vividi che sbocciano nel finale ricco di spettacolarità.


Le fotografie sono di Antonio Leoni ©


Echi dei Momix


Spettacoli del Festival di Mezza Estate all'Arena Giardino

Sempre grandi i Momix che celebrano 30 anni con forti richiami etnici e un gran finale


di Monica Pe


Ci vole la complicità del buio per ammirare i Momix, ma pochi minuti di pazienza ben valgono due ore di atmosfere nelle quali irrompono sorpresa, colori ed ironia. Come ha confermato la seconda serata della loro esibizione a Cremona.

Ideato per il trentesimo compleanno della Compagnia di Moses Pendleton, "Momix Remix" - già lo si intuisce dal titolo - si presenta come uno spettacolo frammentario e a tratti autocelebrativo.

Sul palco una selezione di stralci coreografici di passate produzioni (Bothanica, Opus Cactus, Sun Flower Moon, Passion) si alterna a nuove creazioni. Eppure in questa frammentariet‡à non solo resta ma si riscontra un filo conduttore: la scelte delle musiche. Brani etnici o con massicci riferimenti al genere dominano gran parte degli spezzoni, conferendo alla serata un gusto talvolta tribale, talvolta new age od orientaleggiante.

Danze ludiche ed ipnotiche, divertenti e divertite, lasciano spazio a momenti intimistici e sensuali fino a coreografie solennemente scarne e dalla tensione eroica. I "passi a due" sono originali nelle loro torsioni e combinazioni, altrattento colorati e forsennati alcuni balli di gruppo o poetici quando ad esempio i danzatori sembrano fluttuare a mezz'aria sostenuti solo da aste.

Attrezzi scenici di gran semplicità (bastoni, piccole pedane rotanti, ombrelli, drappi) danno vita a momenti che nei quali si mischia l’ammirazione come quella che accompagna l’atleta o l’acrobata da circo, con la suggestione della invenzione e della eccezione coreografica..

L'uso sapiente delle luci su costumi spesso minimali e sugli attrezzi aggiunge racconto e sorpresa alle già stravaganti e funamboliche coreografie di Pendleton, eseguite per altro con superba maestria ed eccezionale capacità atletica dal corpo di ballo.

Giochi di luce e giochi con i corpi che rendono evidente quella confusione ottica tanto cercata da Pendleton, a piena conferma della qualifica “ballerini-illusionisti” per cui i Momix sono famosi.

Uno show altamente evocativo capace di tenere sulla corda, col fiato sospeso il pubblico, mai avaro di applausi dinnanzi alla bravura e alla creatività. Il gran finale che sfocia nell’Happy Birthday a gran voce, è un omaggio alla vecchia Europa: qui i danzatori raddoppiano, abbracciati ai loro fantocci in una serie di invenzioni, ironie e allegorie travolgenti.Ed allora si susseguono gli applausi con chiamate senza sosta ed il desideriodi un bis. l

Quarantotto ore ore soltanto di pausa, ed il Festival prosegue con Ludovico Einaudi in sestetto venerdì.



Il servizio fotografico sui Momix è di Antonio Leoni ed è coperto da copyright ©


IL CARTELLONE - Martedì 27 luglio – Kataklò in “Loves Machines” PRIMA NAZIONALE. C’è anche, domenica 1 agosto, Loretta Goggi in SPA (Solo Per Amore).
Giovedì 5 agosto Toquinho, uno degli interpreti più applauditi della scena internazionale.
Martedì 31 agosto – Carmina Burana, PRIMA NAZIONALE. Sul palcoscenico dell’Arena Giardino il Coro Ponchielli Vertova di Cremona (composto da oltre cento elementi), il Coro di Voci Bianche della Città di Bobbio (formato da trenta virtuosi) e dall’Orchestra dei Colli Morenici (venticinque sono i componenti). Con loro, assieme al Maestro e Concertatore Patrizia Berlenich, un soprano (Eleonora Alberici), un tenore (Filippo Pina Castiglioni) e un baritono (Simone Tansini).
In Settembre (data da definire) – Alessandra Amoroso, la cantante rivelatasi alla fortunata trasmissione televisiva “Amici.
Venerdì 10 settembre ecco Lucio Dalla e Francesco De Gregori reunion. A trent’anni dallo storico lp "Banana Republic", i due hanno scelto di ritornare insieme. Infine IN CHIUSURA a Settembre (data da definire) – Elio e le Storie Tese.

Nella foto, Diavolo Dance Theatre.

Ludovico Einaudi sotto la minaccia del maltempo e gocce di pioggia

(monica pe) - Forse scoraggiato dalla minaccia del maltempo, il pubblico che accoglie Ludovico Einaudi e gli altri membri del sestetto non è quello delle grandi occasioni.

Poco importa.

Accompagnato dalla sua band, Ludovico Einaudi ha ugualmente portato sul palco ed in maniera impeccabile tutto il suo Nightbook. L'ultimo album, che dà il nome all'intero tour, nasce proprio dall'attività concertistica in giro per il mondo. I semi di Nightbook sono stati piantati infatti nelle passate tournée, sotto forma di diario intimo. Spunti, riflessioni e suggestioni riversati poi in musica nelle composizioni del disco.

Il pianista, nel compito di riattualizzarle all'Arena Giardino, ha avuto il supporto dei suoi cinque uomini: Robert Lippok (elettronica), Federico Mecozzi (violino, chitarra, basso), Mauro Durante (violino, percussioni), Antonio Leofreddi (viola), Marco Decimo (violoncello).

Il tappeto sonoro dei tasti bianchi-neri si è arricchito delle sfumature di chitarre ed archi, tamburelli ed effetti elettronici. Ne risultano composizioni espressive, eleganti e di grande atmosfera. Ad eccezzione di pochi pezzi intrisi di world music, si tratta per lo più di momenti malinconici e delicati talvolta permeati di uno scarno minimalismo, spessissimo soffusi e struggenti. Senz'altro capaci di scavare nel profondo dell'animo umano e dello spettro emotivo.

Le qualità serotine e lunari delle composizioni si fondono magnificamente con la scenografia minimale e l'illuminazione tutta chiaroscuri del palco.

L'Arena non fatica a fondersi così alle note, trasfomandosi in una sorta di universo sospeso, dove anche la pioggia non ha smosso gli spettattori presenti che per calore e volontà d'ascolto sono stati encomiabili.


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di Mer, 28 lug 2010