La città del violino


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Viene dal Giappone la conferma della nostra posizione espressa nelle pagine di liuteria dove si denunciano da tempo gli enormi errori che ci stanno declassando. Bisogna interrogarsi con serietà: qui a confronto l'intervento del presidente dei liutai nipponici che proclama la caduta del primato cremonese e la formidabile azione del Presidente dell'ALI, il quale prende per le corna il decadimento sotto il Torrazzo, analizza con rigore i problemi cruciali accentuati dalla politica degli ultimi mesi e contestalizza le strategie per riportare Cremona al suo ruolo


La prima cannonata contro l'unico primato indiscusso che restava a Cremona: il presidente dei liutai giapponesi Nobuhiro Sonoda nel catalogo della mostra internazionale di liuteria svoltasi nella capitale giapponese avverte gli espositori ...

Prende come esempio inconfutabile l'esito delle ultime tre Triennali del violino - Un attacco così duro colpisce a fondo perché arriva sul mercato più sensibile e produttivo per la liuteria di qualità - Gli spiana la strada la politica distruttiva di Cremona che cede il Centro di Restauro liutario a Pavia e continua a consentire che sia declassata a istituto professionale quella che doveva essere la Scuola d'elite per formare i migliori liutai del mondo - Oggi l'IPIALL è un minestrone dove la liuteria riceve spazi sempre più ridotti- Ma continuiamo a suonare l'orchestrina mentre il Titanic affonda, cozzando persino contro Giurie che... abbiamo scelto noi! Diamoci una linea del Piave o ci metteranno sotto senza scampo, col nuovo museo o no

Sarà pure una buona cosa il museo del calcioviolino a palazzo dell'Arte dove trasferire i capolavori liutari che già richiamano in palazzo Comunale il maggior numero di visitatori di tutti i musei cremonesi . Museo sì o no, di sicuro non è la cosa più necessaria del mondo, però si può salutare l'opera buona verso il capolavoro di Cocchia che chiama a un restauro ormai inderogabile, confidando non senza trepidazione e qualche sospetto contrario che l'intervento sia rispettoso dentro e fuori.

Va però subito aggiunto che se si ha diritto a puntare per il grande passato al titolo di Capitale della Liuteria , si è Capitale solo se la liuteria è viva, attuale, operante. Altrimenti siamo la Pompei liutaria.

Ragionare in modo diverso, affidarsi al museo per reclamare il titolo quando la concorrenza è forte ed altre città sono in lizza è deviare dagli effettivi interessi di Cremona. Tanto va detto di fronte a un fatto clamoroso.

La mostra internazionale di Tokio ha tolto la corona a Cremona. E senza mezzi termini.Tokio dichiara che Cremona non è più la capitale del violino. Non è cosa da poco. Perché non ha parlato uno scolaretto dietro la lavagna con le orecchie d'asino legate alla testa. Si è espresso sul catalogo il presidente dei liutai giapponesi, la ribalta è nientemeno che la mostra internazionale svoltasi nella capitale del Sol Levante.

Ha ragione Tokio?

Speriamo di no. Potevamo aspettarcelo, però.

Abbiamo fatto il possibile per meritarci il giudizio tranciante e non possiamo più garantire per il futuro. Abbiamo denunciato in anticipo e senza mezzi termini ("non diciamo balle", si rilegga, se si vuole) una situazione che i responsabili cremonesi hanno portato al precipizio.

Cremona capitale del violino può restare tale soltanto a quattro condizioni: il progresso tecnico scientifico per cui Cremona diventa il centro di revisione dei grandi violini di tutto il mondo, la qualità delle botteghe artigiane, il loro rinnovamento, la capacità di radunare qui e non altrove i potenziali migliori liutai del domani. Così una capitale è viva.

Che accade, invece? La prestigiosa Scuola Internazionale di liuteria si trasforma in istituto professionale, riduce via via sempre più la sua caratteristica, quella che era stata sognata nel 1937 dai nostri avi, la Oxford del violini: già a malapena le ore di laboratorio consentivano di realizzare al massimo due strumenti nell'intero corso , ebbene le ore vengono ulteriormente ridotte per mettere insieme un minestrone che comprende musica, design e moda. Si ha la sensazione che il consiglio scolastico pensi più al suo futuro che a quello dei violini.

Il Centro di Restauro liutario senza la minima coscienza del danno, viene regalato per una ripicca a Pavia dove non c'è la minima tradizione liutaria ed il tessuto di botteghe necessario ed organico, smentendo anche tutti gli auspici di un documento prezioso e sofferto come la Carta di Cremona.

I liutai del domani non sono tutelati dalla Camera di Commercio perchè non hanno bottega e la città sforna - diciamolo chiaro e netto - una quantità di cassette di limone con il ricciolo e quattro corde perché bisogna pur campare.

A tutto si poteva dare risposta, anche al centro di restauro per il quale erano molto avanzate le trattative di collaborazione tecnica con l'Istituto delle Pietre Dure di Firenze. Ma vien giù dal pero il vice sindaco Malvezzi e sposta l'IPPIALL a Palazzo Pallavicino, sede primigenia del centro di restauro cremonese.

In una situazione come questa non poteva non saltare fuori qualcuno che prendesse la palla al balzo, a torto o ragione.

Il danno è grave perché la dichiarazione viene fuori da un grande ricettore degli strumenti di qualità, il Giappone. Chi apre il catalogo della mostra internazionale di liuteria appena conclusasi a Tokio, denunciando che è finito il mito di Cremona, non è un Carneade in campo mondiale, ma appunto il presidente dei liutai del Sol Levante, Nobuhiro Sonoda - nella fotina a sinistra in alto - ritenuto molto credibile per essere stato giudice proprio a Cremona in una Triennale degli Strumenti ad arco (per via del farci male con le nostre mani.).

Scrive piatto piatto nel catalogo:

"Nella scorsa edizione del Concorso Triennale di Cremona, i vincitori nel violino sono stati i liutai di Finlandia, Canada, Inghilterra e Stati Uniti. Guardando anche i risultati delle ultime tre edizioni della Triennale, si può constatare che sono stati premiati liutai provenienti da diversi paesi. In generale, parlando di violini si pensa subito all'italia ma, al giorno d'oggi, non c'è più così tanta differenza nella qualità degli strumenti e si può dire che quella tradizione che vuole l'arte liutaria legata strettamente a Cremona e all'italia non esiste più.In questa fiera potrete vedere e provare strumenti provenienti da molti paesi. Spero che possiate trovare lo strumento più adatto a voi, di qualunque provenienza esso sia".


Così Cremona è già belle sistemata. La Capitale non c'è più, dice. Prendetevi i violini che ritenete migliori, il carisma di Stradivari non ha più conferma e peso.

Immaginiamo le obiezioni che saranno mosse, il sospetto di parzialità che sarà avanzato, ci propineranno una gran manfrina difensiva con opposte insinuazioni, alcune accettabili, la gran parte no.. Perché i dati che esibisce Nobuhiro Sonoda sono inconfutabili e i mezzi per declassare Cremona gli sono venuti e gli vengono ancora offerti dalla gestione invereconda della Capitale, anzi secondo il Giappone, della ex Capitale stradivariana. Siamo abilissimi a farci male da soli. Ecco dove porta una politica ignorante e suicida. A esiti che non stupiscono i lettori del Vascello, come abbiamo denunciato più e più volte. Noi non siamo stupiti, siamo affranti perchè la liuteria cremonese, ingiustamente ma inesorabilmente riceve quel che si merita.

Al concorso Triennale abbiamo scelto giurie che avevano tutto l'interesse a schiacciare Cremona, abbiamo penalizzato come peggio non si potrebbe le nostre grandi evidenze portando Cremona con la camicia aperta ed il petto nudo davanti alle mitragliatrici di Caporetto, abbiamo dissolto l'esercito e le retrovie con una scuola assurda, abbiamo regalato a Pavia l'ultimo cannone che ci restava, cosa poteva capitarci addosso tra capo e collo di diverso se non la denuncia certamente interessata di mister Sonoda e del Giappone? Non prendiamocela con lui, prediamocela con noi e con la nostra inettitudine, è Cremona che deve portarsi linea del Piave con una fiammata di orgoglio, di unità e di competenze, doti che ancora abbiamo o che possiamo trovare anche con tutta la severità che serve per condannare i Badoglio ed i Cadorna e riprendere una politica alta da vera Capitale. Si fa così o dopo Sonoda, lo ricordino tutti, Tokio troverà un mare di interessate conferme. Non basta comperare diecimila copie di Strad ed esibirle, pensando di aver messo tutto a posto. Carta. Noi siamo sulla straa per essere spazzati via. Il mercato è troppo ghiotto. Ci sono altri cannoni nemici che si stanno armando, in Germania, in Inghilterra e sparerano a zero, Tokio ha aperto la offensiva campale del secolo e promette di vincerla se Cremona beandosi di Stradivari, nel pieno della guerra, contempla il proprio ombelico come un fachiro indù seduta sopra i chiodi, anzi procurandosi di aggiungererne altri. Ad anni, ormai, anni di beata inettitudinenon darà certo risposta il trasferimento di un museo che c'è già o la concessione a pagamento del Cremonese 1715. Così, mentre gli altri armano i cannoni, noi continuiamo a fare bum bum con la bocca. L'inchiesta

Un primato da riconquistare, gli strumenti ci sono stati forniti dai grandi promotori della liuteria cremonese, ma li abbiamo scartati

Molto Museo... sempre meno Scuola - Lo slogan,  Cremona città del violino, al quale  si potrebbero “vincolare” le sorti per un autentico sviluppo, è al contrario un pretesto per scelte che nulla hanno a che vedere con l'ispiriazione per il futuro - Troppi programmi della politica locale sono presto diventati carta straccia - Se il liutaio non sa, è solo un marangone - E la città può definirsi capitale soltanto se ha un... "regno" - Gli insegnamenti che la Scuola offre non sono mirati al fine e non sono congrui alle modalità per raggiungerlo - Centri di ricerca interdisciplinari che Cremona ignora e strumenti voluti dai padri del progresso liutario obsoleti o... "confinati" - Non solo Cremona dovrebbe riflettere quando propone concorsi di liuteria: le copie non corrispondono alla "volontà d'arte" - Il problema del Centro di Restauro: è necessario prima per i formatori poi per i corsi di formazione, riprendendo in modo dialettico e costruttivo la "Carta di Cremona", e dovrebbe servire ai liutai, dunque un Centro per liutai - In quest'ottica tutto era predisposto a Palazzo Pallavicino ma... Riprendere in mano la materia. E con urgenza, vista la situazione

di Anna Lucia Maramotti Politi

(Presidente dell'Associazione Liutaria Italiana)

La politica cremonese ha un’etichetta: la“liuteria”. Qualsiasi aspetto della nostra vita civile, non si sa per quale misterioso sortilegio, ha una qualche attinenza con il suono del violino, meglio ancora se questo è di Stradivari. Sembra che l’anima del grande liutaio aleggi sulla Città. Fosse vero!, ma così non è.   Lo slogan,  Cremona città del violino, al quale  si potrebbero “vincolare” le sorti per un autentico sviluppo, è al contrario un pretesto per scelte che nulla hanno a che vedere con  un passato ancora potenzialmente attuale.

Per ciò, occorre non solo una seria riflessione, ma un chiarimento sostanziale sul rapporto fra potenzialità e sviluppo.  Dalla nostra storia cosa vogliamo attingere per il presente ed il futuro?. La memoria è mero ricordo o è “facoltà intellettiva” capace di produrre  rinnovate eccellenze che, acquisito consapevolmente il passato,  lo  possano tradurre in occasione di crescita?.


Premesso che nel mondo l’immagine della  Città corrisponde alla fama della nostra liuteria storica; premesso che troppi “programmi per la liuteria” dei politici locali sono divenuti “carta straccia” non appena è stata varcata la soglia dei palazzi; premesso che a livello internazionale la liuteria cremonese è “archeologia liutaria” (si veda quanto ormai di dominio pubblico come ad esempio le dichiarazioni di Tokio); premesso che le presunte “eccellenze” di istituzioni locali  non vanno solo sbandierate, ma verificate; premesso che  nulla è stato fatto per contrastare “la moda delle copie degli strumenti”, vera clonazione degli originari a discapito della liuteria contemporanea; ebbene, tutto ciò premesso, è doveroso chiedersi cosa sia effettivamente uno strumento realizzato dal liutaio.


La storia insegna che questo nasce dalla volontà d’ottenere un “suono”. Il progetto liutario ha questa precisa finalità: realizzare un “meccanismo” atto a produrre specifiche sonorità. Il resto è cosa da marangoni. Essere liutaio comporta declinare conoscenze, competenze, abilità in funzione del progetto. Conoscenze, competenze, abilità, se non indirizzate allo scopo, non costituiscono l’arte del liutaio. Si potrà dire che questi sarà più o meno dotto, ma non sarà un liutaio che fa del proprio mestiere un’arte. L’eccellenza è stata raggiunta dai padri delle liuteria cremonese in quanto la finalità dello strumento era l’obiettivo che si erano posti in modo chiaro. E’ obbligo però ricordare che all’eccellenza sono giunti non solo i liutai cremonesi, ma anche molti italiani. Questo aspetto non va dimenticato: può servire per ricordare che Cremona è la “capitale della liuteria” in quanto ha un  “regno”.

Oggi, purtroppo, oltre alla finalità disattesa,  si propongono conoscenze, competenze ed abilità generiche. Gli insegnamenti che la scuola offre non sono mirati né al fine né sono  congrui alle modalità per raggiungerlo. Un esempio valga per tutti: gli strumenti  storici presenti nella nostra Città, oggetto anche di dotti studi,  quando mai sono stati sottoposti ad indagini “non distruttive” atte ad evidenziare la loro natura di “meccanismi” per fare musica?.


Importanti gli studi storici, importanti alcuni rilievi eseguiti sui materiali, ma ciò che costituisce la natura intrinseca dello strumento mai è stato oggetto di studio. Vero è che in Italia  (non c’è bisogno di varcare i nostri confini) esistono istituti universitari capaci di operare in tal senso, purtroppo mai interpellati. All’Università di Genova esiste l’istituto Musicos, Centro di Ricerca multidisciplinare per la Musica Corale e Strumentale che sta ottenendo risultati significativi e Cremona lo ignora. Vero è che il Preside  Sergio Renzi aveva fatto allestire nella Scuola un laboratorio di acustica e il Prof. Bruno Barosi aveva iniziato la sperimentazione. Le attrezzature, abbandonate per disinteresse, fatalmente sono divenute obsolete e, soprattutto, sono state, per dirla con un eufemismo, “confinate”.

Vero è che esisteva anche un insegnamento specifico di Tecnologia liutaria, ma ciò non rientrava nella normativa e la “eccellenza” doveva essere ridimensionata nell’alveo della “normalità”.

Vero è che il Preside Arch. Sergio Renzi aveva dato inizio  ad un Corso di restauro per dare attuazione alla Carta di Cremona e il Dirigente scolastico Ing. Francesco Torrisi aveva predisposto in tal senso un I.F.T.S. , ma i tempi non erano ancora maturi!  Bisognava che diventasse operativo il  Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio per sancire la necessità di un corso specifico per restauratori (doverosa legge che coinvolge tutti i settori del restauro) mettendo in non poche difficoltà i liutai usi ad intervenire su strumenti del passato. Non necessariamente la prestazione del restauratore riguarda strumenti di grande pregio, ma anche  strumenti che hanno superato i cinquant’anni e di proprietà d’istituzioni pubbliche, ad esempio in possesso di molti conservatori: Dura lex. sed lex.

Dimenticare quindi anche la storia recente è segno di grave disattenzione.


Tokio ha veramente ragione: Cremona non è più la capitale della liuteria, è luogo di “archeologia liutaria”. I concorsi recenti, anche qui da noi, sembrano confermare. Si pensi agli esiti del recente concorso Triennale.

Una constatazione, peraltro, viene spontanea: perché Pechino si rivolge al Maestro Gio Batta Morassi  quando vuole istituire un concorso internazionale di liuteria contemporanea?. Cremona, dunque, non è così tramontata.  Forse è  Cremona stessa a non porre attenzione alle vere eccellenze costituite dalle tante botteghe di liutai e ad offrire un’immagine distorta della liuteria. I liutai, almeno la maggior parte,  hanno chiare  finalità e posseggono professionalità ed arte. Non si dimentichi che sono le botteghe a costituire il “museo diffuso del violino” nella nostra Città.

Anche chi propone in Italia, non solo a Cremona, concorsi di liuteria, dovrebbe riflettere. Le copie hanno certamente una funzione per conoscere l’arte del passato sia per gli artisti attuali sia per chi voglia fruirla senza  minimamente manometterla, come già osservava  Alois Riegl. Ma le copie non rispondono all’attuale kunstwollen (volontà d’arte) che va ricercata  nella liuteria contemporanea.

Le copie trovano giustificazione nel restauro: quando l’uso di un bene ne affretta la perdita, allora è d’uopo eseguire copie. Queste permettono virtualmente, con i limiti intrinseci del modello, altro dall’originale, di continuarne gli studi e riprenderne la fruibilità. Un esempio può essere utile: modificare uno strumento di Stradivari per restituirlo alla forma “originaria” barocca ha come risultato il “falso storico”, ma una copia può essere realizzata in tal senso.


Si apre l’annoso, quanto orami triste tema del Centro per il restauro. Ciò che è  doveroso ancora richiedere è un centro per il restauro ove trovino accoglienza prima i corsi per formatori, poi i corsi per la formazione di restauratori di strumenti liutari e non solo, si pensi anche alla tradizione prestigiosa degli organi. Tali corsi debbono caratterizzarsi  per l’istituzione di insegnamenti che rispondano effettivamente alla formazione del restauratore e riprendano, in modo dialettico e costruttivo, la Carta di Cremona, superandola ed integrandola con quanto la ricerca ha in questi anni prodotto.  Il Centro dovrebbe fornire servizi ai liutai (e dunque on può avere il suo centro se non nella città dove si affollano le loro botteghe). E’ impensabile che questi abbiano a dotarsi di sofisticati, quanto costosi, strumenti d’analisi. Come tutti i medici mandano i propri pazienti presso laboratori d’analisi, anche lo strumento musicale  deve essere indirizzato presso strutture capaci di fornire dati importanti per impostare un progetto di restauro.

Di più: il Centro deve essere un luogo di raccolta e catalogazione dei dati, il  luogo ove si effettua la ricerca scientifica, dove (a mero scopo didattico) vengono effettuati solo restauri “magistrali”. Gli interventi debbono essere realizzati all’interno delle botteghe il cui responsabile (laureatosi nel Centro per il restauro) è legalmente riconosciuto restauratore. Sotto la diretta responsabilità della Sovrintendenza tutto deve essere eseguito in ottemperanza della vigente legge (Decreto legislativo n. 51 del 22/01/04, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24/02/04)

Per questo si vuole un Centro “per” il restauro e non un centro “di” restauro: un Centro di formazione e di servizi, non una megabottega che sottragga lavoro alle nostre gloriose botteghe di liutai.


E’ in quest’ottica che l’Arch. Prof. Carla Di Francesco, allora Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - aveva pensato all’uso di palazzo Pallavicino. Sull’edificio già era intervenuto con questo specifico scopo il Prof. Arch. Alberto Grimoldi.  Ma  per questa  vicenda solo ai  posteri spetta “l’ardua sentenza”. Si voglia o no, al giudizio storico nessuno si sottrae: speriamo che il tempo sia “galantuomo”.


Cremona e Fussen, incontro nel segno della liuteria

Breve visita del Sindaco Perri e del Presidente della Fondazione Stradivari Paolo Bodini, a Fussen, città della Baviera meridionale al confine con l’Austria, che vanta un importante passato nella storia della liuteria per gli strumenti a pizzico ed i liuti in particolare.
Dal sindaco di questa città, Paul Jacob, era partita nei mesi scorsi una iniziativa per una collaborazione in ambito culturale tra Cremona e Fussen, proprio sulla base della storia della liuteria. Dopo la visita della delegazione tedesca nella nostra città nella primavera scorsa, è stata la volta dei cremonesi a recarsi in Germania in occasione del festival Baviera-Italia di cui Fussen è una delle due sedi, insieme ad Augusta.
L’occasione era data anche dal fatto che, nella data prescelta, si esibiva in concerto, nel bellissimo castello di Fussen, il Quartetto di Cremona.
Arrivo in città la sera prima con cena bavarese e buona birra.
Al mattino del mercoledì 14 si è svolta una cerimonia nella sala del consiglio con scambio di doni e conferenza stampa per suggellare la volontà di collaborazione tra le due città, che dovrebbe concretizzarsi nel prossimo anno con una mostra di liuteria accompagnata da eventi musicali. E’ seguita poi la visita alla mostra ed alla città, che rappresenta un importante centro di turismo anche culturale in Baviera e che è visitata da circa un milione di turisti all’anno. Nel pomeriggio sobrio ricevimento al castello seguito da uno splendido concerto del Quartetto che porta il nome della nostra città, che si è formato all’Accademmia Stauffer e che oggi è il numero uno in Italia e già affermato anche sul piano internazionale. Il mattino dopo partenza con ritorno a Cremona.
La delegazione cremonese era completata dal Capo di Gabinetto, dott. Walter Montini, e dal dott. Silvio Lacchini, membro del C.d.A. della Fondazione Stradivari.
Assai positivo il commento del Sindaco e del Presidente Bodini che vedono in questa collaborazione un importante occasione di promozione della nostra città, ancora una volta attraverso la liuteria.


Le altre pagine dedicate alla liuteria cremonese e mondiale
• La presa di posizione de Il Vascello che ha aperto il dibattito: "Capitale del violino?
Non diciamo balle, arretriamo sulle realtà che contano: costruire e fare liutai di alto livello"
• La cultura e le ricerche storiche in materia liutaria.


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di Ven, 16 lug 2010