Viene dal Giappone la conferma della nostra posizione espressa nelle pagine di liuteria dove si denunciano da tempo gli enormi errori che ci stanno declassando. Bisogna interrogarsi con serietà: qui a confronto l'intervento del presidente dei liutai nipponici che proclama la caduta del primato cremonese e la formidabile azione del Presidente dell'ALI, il quale prende per le corna il decadimento sotto il Torrazzo, analizza con rigore i problemi cruciali accentuati dalla politica degli ultimi mesi e contestalizza le strategie per riportare Cremona al suo ruoloLa prima cannonata contro l'unico primato indiscusso che restava a Cremona: il presidente dei liutai giapponesi Nobuhiro Sonoda nel catalogo della mostra internazionale di liuteria svoltasi nella capitale giapponese avverte gli espositori ... |
di Anna Lucia Maramotti Politi (Presidente dell'Associazione Liutaria Italiana) La politica cremonese ha un’etichetta: la“liuteria”. Qualsiasi aspetto della nostra vita civile, non si sa per quale misterioso sortilegio, ha una qualche attinenza con il suono del violino, meglio ancora se questo è di Stradivari. Sembra che l’anima del grande liutaio aleggi sulla Città. Fosse vero!, ma così non è. Lo slogan, Cremona città del violino, al quale si potrebbero “vincolare” le sorti per un autentico sviluppo, è al contrario un pretesto per scelte che nulla hanno a che vedere con un passato ancora potenzialmente attuale. Per ciò, occorre non solo una seria riflessione, ma un chiarimento sostanziale sul rapporto fra potenzialità e sviluppo. Dalla nostra storia cosa vogliamo attingere per il presente ed il futuro?. La memoria è mero ricordo o è “facoltà intellettiva” capace di produrre rinnovate eccellenze che, acquisito consapevolmente il passato, lo possano tradurre in occasione di crescita?. Premesso che nel mondo l’immagine della Città corrisponde alla fama della nostra liuteria storica; premesso che troppi “programmi per la liuteria” dei politici locali sono divenuti “carta straccia” non appena è stata varcata la soglia dei palazzi; premesso che a livello internazionale la liuteria cremonese è “archeologia liutaria” (si veda quanto ormai di dominio pubblico come ad esempio le dichiarazioni di Tokio); premesso che le presunte “eccellenze” di istituzioni locali non vanno solo sbandierate, ma verificate; premesso che nulla è stato fatto per contrastare “la moda delle copie degli strumenti”, vera clonazione degli originari a discapito della liuteria contemporanea; ebbene, tutto ciò premesso, è doveroso chiedersi cosa sia effettivamente uno strumento realizzato dal liutaio. La storia insegna che questo nasce dalla volontà d’ottenere un “suono”. Il progetto liutario ha questa precisa finalità: realizzare un “meccanismo” atto a produrre specifiche sonorità. Il resto è cosa da marangoni. Essere liutaio comporta declinare conoscenze, competenze, abilità in funzione del progetto. Conoscenze, competenze, abilità, se non indirizzate allo scopo, non costituiscono l’arte del liutaio. Si potrà dire che questi sarà più o meno dotto, ma non sarà un liutaio che fa del proprio mestiere un’arte. L’eccellenza è stata raggiunta dai padri delle liuteria cremonese in quanto la finalità dello strumento era l’obiettivo che si erano posti in modo chiaro. E’ obbligo però ricordare che all’eccellenza sono giunti non solo i liutai cremonesi, ma anche molti italiani. Questo aspetto non va dimenticato: può servire per ricordare che Cremona è la “capitale della liuteria” in quanto ha un “regno”. Oggi, purtroppo, oltre alla finalità disattesa, si propongono conoscenze, competenze ed abilità generiche. Gli insegnamenti che la scuola offre non sono mirati né al fine né sono congrui alle modalità per raggiungerlo. Un esempio valga per tutti: gli strumenti storici presenti nella nostra Città, oggetto anche di dotti studi, quando mai sono stati sottoposti ad indagini “non distruttive” atte ad evidenziare la loro natura di “meccanismi” per fare musica?.
Vero è che il Preside Arch. Sergio Renzi aveva dato inizio ad un Corso di restauro per dare attuazione alla Carta di Cremona e il Dirigente scolastico Ing. Francesco Torrisi aveva predisposto in tal senso un I.F.T.S. , ma i tempi non erano ancora maturi! Bisognava che diventasse operativo il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio per sancire la necessità di un corso specifico per restauratori (doverosa legge che coinvolge tutti i settori del restauro) mettendo in non poche difficoltà i liutai usi ad intervenire su strumenti del passato. Non necessariamente la prestazione del restauratore riguarda strumenti di grande pregio, ma anche strumenti che hanno superato i cinquant’anni e di proprietà d’istituzioni pubbliche, ad esempio in possesso di molti conservatori: Dura lex. sed lex. Dimenticare quindi anche la storia recente è segno di grave disattenzione. Tokio ha veramente ragione: Cremona non è più la capitale della liuteria, è luogo di “archeologia liutaria”. I concorsi recenti, anche qui da noi, sembrano confermare. Si pensi agli esiti del recente concorso Triennale. Una constatazione, peraltro, viene spontanea: perché Pechino si rivolge al Maestro Gio Batta Morassi quando vuole istituire un concorso internazionale di liuteria contemporanea?. Cremona, dunque, non è così tramontata. Forse è Cremona stessa a non porre attenzione alle vere eccellenze costituite dalle tante botteghe di liutai e ad offrire un’immagine distorta della liuteria. I liutai, almeno la maggior parte, hanno chiare finalità e posseggono professionalità ed arte. Non si dimentichi che sono le botteghe a costituire il “museo diffuso del violino” nella nostra Città. Anche chi propone in Italia, non solo a Cremona, concorsi di liuteria, dovrebbe riflettere. Le copie hanno certamente una funzione per conoscere l’arte del passato sia per gli artisti attuali sia per chi voglia fruirla senza minimamente manometterla, come già osservava Alois Riegl. Ma le copie non rispondono all’attuale kunstwollen (volontà d’arte) che va ricercata nella liuteria contemporanea. Le copie trovano giustificazione nel restauro: quando l’uso di un bene ne affretta la perdita, allora è d’uopo eseguire copie. Queste permettono virtualmente, con i limiti intrinseci del modello, altro dall’originale, di continuarne gli studi e riprenderne la fruibilità. Un esempio può essere utile: modificare uno strumento di Stradivari per restituirlo alla forma “originaria” barocca ha come risultato il “falso storico”, ma una copia può essere realizzata in tal senso. Si apre l’annoso, quanto orami triste tema del Centro per il restauro. Ciò che è doveroso ancora richiedere è un centro per il restauro ove trovino accoglienza prima i corsi per formatori, poi i corsi per la formazione di restauratori di strumenti liutari e non solo, si pensi anche alla tradizione prestigiosa degli organi. Tali corsi debbono caratterizzarsi per l’istituzione di insegnamenti che rispondano effettivamente alla formazione del restauratore e riprendano, in modo dialettico e costruttivo, la Carta di Cremona, superandola ed integrandola con quanto la ricerca ha in questi anni prodotto. Il Centro dovrebbe fornire servizi ai liutai (e dunque on può avere il suo centro se non nella città dove si affollano le loro botteghe). E’ impensabile che questi abbiano a dotarsi di sofisticati, quanto costosi, strumenti d’analisi. Come tutti i medici mandano i propri pazienti presso laboratori d’analisi, anche lo strumento musicale deve essere indirizzato presso strutture capaci di fornire dati importanti per impostare un progetto di restauro. Di più: il Centro deve essere un luogo di raccolta e catalogazione dei dati, il luogo ove si effettua la ricerca scientifica, dove (a mero scopo didattico) vengono effettuati solo restauri “magistrali”. Gli interventi debbono essere realizzati all’interno delle botteghe il cui responsabile (laureatosi nel Centro per il restauro) è legalmente riconosciuto restauratore. Sotto la diretta responsabilità della Sovrintendenza tutto deve essere eseguito in ottemperanza della vigente legge (Decreto legislativo n. 51 del 22/01/04, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24/02/04) Per questo si vuole un Centro “per” il restauro e non un centro “di” restauro: un Centro di formazione e di servizi, non una megabottega che sottragga lavoro alle nostre gloriose botteghe di liutai. E’ in quest’ottica che l’Arch. Prof. Carla Di Francesco, allora Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - aveva pensato all’uso di palazzo Pallavicino. Sull’edificio già era intervenuto con questo specifico scopo il Prof. Arch. Alberto Grimoldi. Ma per questa vicenda solo ai posteri spetta “l’ardua sentenza”. Si voglia o no, al giudizio storico nessuno si sottrae: speriamo che il tempo sia “galantuomo”. |
Breve visita del Sindaco Perri e del Presidente della Fondazione Stradivari Paolo Bodini, a Fussen, città della Baviera meridionale al confine con l’Austria, che vanta un importante passato nella storia della liuteria per gli strumenti a pizzico ed i liuti in particolare.
Dal sindaco di questa città, Paul Jacob, era partita nei mesi scorsi una iniziativa per una collaborazione in ambito culturale tra Cremona e Fussen, proprio sulla base della storia della liuteria. Dopo la visita della delegazione tedesca nella nostra città nella primavera scorsa, è stata la volta dei cremonesi a recarsi in Germania in occasione del festival Baviera-Italia di cui Fussen è una delle due sedi, insieme ad Augusta.
L’occasione era data anche dal fatto che, nella data prescelta, si esibiva in concerto, nel bellissimo castello di Fussen, il Quartetto di Cremona.
Arrivo in città la sera prima con cena bavarese e buona birra.
Al mattino del mercoledì 14 si è svolta una cerimonia nella sala del consiglio con scambio di doni e conferenza stampa per suggellare la volontà di collaborazione tra le due città, che dovrebbe concretizzarsi nel prossimo anno con una mostra di liuteria accompagnata da eventi musicali. E’ seguita poi la visita alla mostra ed alla città, che rappresenta un importante centro di turismo anche culturale in Baviera e che è visitata da circa un milione di turisti all’anno. Nel pomeriggio sobrio ricevimento al castello seguito da uno splendido concerto del Quartetto che porta il nome della nostra città, che si è formato all’Accademmia Stauffer e che oggi è il numero uno in Italia e già affermato anche sul piano internazionale. Il mattino dopo partenza con ritorno a Cremona.
La delegazione cremonese era completata dal Capo di Gabinetto, dott. Walter Montini, e dal dott. Silvio Lacchini, membro del C.d.A. della Fondazione Stradivari.
Assai positivo il commento del Sindaco e del Presidente Bodini che vedono in questa collaborazione un importante occasione di promozione della nostra città, ancora una volta attraverso la liuteria.