 | L’opportunismo castra la città in molti settori. Parliamo dell'acclamato gioiello, la liuteriaCapitale del violino? Non diciamo balle, arretriamo sulle realtà che contano: costruire e fare liutai di alto livelloLa Fondazione Stradivari è un nido del tutto assente dei ai problemi intimi e fondamentali della liuteria cremonese, il collegio dei docenti della Scuola internazionale di liuteria affrontando le richieste della riforma Gelmini taglia proprio le materie di laboratorio in vista di un indirizzo musicale ad uso dei futuri liutai, che però saranno impreparati nella materia specifica, la costruzione del violino ( cancellando tutte le residue prospettive di una scuola nata con grandi ambizioni nel 1937 e così ridotta a istituto scolastico insignificante) - La Camera di Commercio non iscrive gli apprendisti delle botteghe liutarie (e di fatto favorisce la diffusione dei violini in concorrenza con le cassette di limori)- Palazzo Pallavicino, 7 milioni di spesa, non sarà mai più destinanto al restauro liutaio (e si perderanno così i 283mila euro incassati con il Telethon Ruthelli) - Forse ospiterà l’IPIALL, e allora ci si domanda che ne farà la fondazione Stauffer del Monastero di S.Benedetto che lo ha acquistato per installarvi la scuola di liuteria, si parla di una destinazione per la facoltà di musicologia (ridotta). Ecco il brillante bilancio di una città con poche idee ma confuse che continua a far male se stessa, per soddisfare interessi immediati, parziali, di bottega, piccole ambizioni politiche e non
di Antonio Leoni
Stradivari sembra guardare al palazzo Comunale e alla città. Il bambino, li davanti, osserva incredulo i lavori per la banca. Ma piove nella triste giornata di febbraio e non c’è proprio nulla di che consolarsi dalle parti sue. Nella piazza che ha il suo nome, sta aprendo l’ennesima banca. Così si ravviva il centro storico della città del violino in Piazza Stradivari. Violino dove? Capitale perché sta nascendo il controverso museo del violino a Palazzo dell’Arte? Ma non scherziamo. Il legno è prima di tutto materia viva, legno appunto. Cioè operosità. Grande impegno, violini che migliorano, scuole che guardano al mondo e insegnano al mondo il violino, scavalcando i vantaggi di bottega e le speculazioni di un provinciale cabotaggio professionale. Pensare in grande? Come incitavo un tempo. Ma va là. Sarò triste, considerata la giornata, ma qui, la Capitale del Violino sta precipitando. Bisogna parlarne con la dose e l’amarezza che servono.
 |  | Anna Maramotti a proposito di Centro Restauro ed altro... Come si può depauperare così la liuteria Cremonese? Sulla caduta del Centro di Restauro il giornalista di "Cronaca" Fabrizio loffi ha raccolto le dichiarazioni di Anna Maramotti Politi. L'occasione diventa opportuna per raccogliere anche pareri sulla situazione in precipizio della ex Istituto Internazionale di Liuteria. "Il fatto che oggi non si parli più del Centro di Restauro nel momento in cui la normativa comporta la presa n carico del problema - afferma Maramotti Politi, presidente
dell'Ali e docente di teoria e storia del estauro - dà l'impressione che ci sia una disattenzione totale verso la realtà che si muove a livello nazionale. La figura del restauratore è diventata spaventosamente colta, e comporta competenze notevoli. La sensazione è che nessuno abbia un progetto orgaico sulla liuteria e che il discorso sia soltanto il fiore all'occhiello che il poitico di turno inserisce nel suo proramma culturale. Penso alla facoltà di lettere dell'Università di Genova: qui si insegna tutta la storia della marineria anche se domani i letterati si confronteranno con Dante e Leopardi. Significa avere ben presente sul territorio la conoscenza della propria storia locale. Dal punto di vista della normativa attuale qualsiasi persona che abbia un riconoscimento come restauratore, che sia un ebanista piuttosto che un esperto in statuaria, può mettersi anche a lavorare sui violini. Mi risulta che qualche liutaio abbia già fatto ricorso a livello ministeriale sulla normativa, che prevede riconoscimento a livello di titoli, ad esempio per precedenti lavori per la soprintendenza o interventi su strumenti storici, oppure a livello di scuola vera e propria. Nel caso delle liuteria oggi non c'è nulla. E andrebbe rivis., tutto il discorso sulla liuteria attraverso il codice Urbani, ripensando al centro per il restauro. A Cremona - spiega Anna Maramotti Politi - non vogliamo un centro di restauro, che finirebbe con il togliere lavoro alle botteghe liutarie, ma un centro per il restauro per essere certi della formazione necessaria ai restauratori. Insomma, abbiamo già la facoltà di musicologia che è potenzialmente una grande ricchezza, ma in questo momento non naviga in buone acque. . |
Quante battaglie, anche personalmente, ho combattuto? E il mio amico Elia Santoro? Capitale del violino? Non raccontiamo balle. Capitale dell’opportunismo, piuttosto, strategia che piace tanto ai politici, i quali, al massimo, quando va bene, hanno un orizzonte di cinque anni. E In cinque anni di nastri tricolori bisogna tagliarne tanti. Allora bisogna raccattare quello che capita. La strategia alta, non immediata e di largo respiro è nemica, la programmazione un mito verbale. La dispersione del patrimonio accumulato in sette secoli dalla Carità di Cremona è esemplare. Anche Palazzo Stradiotti, come abbiamo visto, se ne andrà. Destra o sinistra fa lo stesso. Lonardi cavalca di qui e di là del fosso ed i politici lo acclamano. Così si fa. Il violino? Le notizie sono tremende. La Fondazione Stradivari (vai là caro Stradivari, anche qui hanno messo il tuo nome, sarebbe giusto ma... e mi par già di ascoltre la giustificazione, "Ma lo statuto? Bla, Bla. la buona volontà personale congiunta con la competenze, quando c'è, dove la mettiamo?) la Fondazione Stradivari, dicevo, è un nido che resta del tutto assente dai problemi contingenti, i problemi di chi fa violini e di chi vorrebbe imparare a farli. Se si vuol essere Capitali, bisogna esser vivi, fare. La Fondazione andrà in un cantuccio del Palazzo dell’Arte, ci dicono, in qualche stanza del museo del violino. La città è altrove. Non c’è eco di un giusto richiamo: Cremona dovrebbe essere il museo diffuso e vivo del violino.Guardare avanti, con il conforto dell’indietro. Ma c’è di peggio. Arriva la riforma Gelmini e tutte le scuole sono chiamate a tagliare i rami secchi. Si riunisce il collegio dei docenti della Scuola Internazionale di liuteria e cosa vi aspettereste? Vi immaginereste che taglino le lezioni dove si insegna ad intingere la piuma d’oca, si fa per dire. Spiegheramo poi cosa è invece accaduto. Prima bisogna dire che questa scuola è gloriosa.
E’ l’afflato di una città che nel 1937, sull’onda della mostra eccezionale per il bicentenario Stradivariano vuole ritornare ad avere quel ruolo di capitale che le deriva dalla sua tradizione. Bellomi, Sacconi e gli altri, mettiamoci pure Roberto Farinacci nel ruolo di ministro di Stato , non pensano per prima cosa ad acquistare qualche strumento di Stradivari, pur valutando l’opportunità futura. I capolavori saranno buoni quando sarà il caso di mostrarli ai liutai, perché imparino. Imparare, appunto. Formare i liutai per prima cosa. L’idea della Scuola è immediata e fulminante. Ecco il progetto di Cremona. Fondare una scuola che chiami qui, nella terra e nell’aria di Stradivari da tutto il mondo coloro che vogliono imparare a costruire i violini. Siamo orgogliosamente la città degli Amati, di Guarneri del Gesù, insomma dove il volino ha preso forma perfetta. Qualche diritto per reclamare di fare scuola lo abbiamo. La scuola c’è, anzi forse c’era, e nell’era Gelmini cosa decidono gli illuminati pensatori della attuale Scuola Internazionale di liuteria 2010? Di ridurre a termini insignificanti le ore nelle quali si impara a costruire il violino. Prospettando un futuro (nebuloso oltre tutto, di là da venire) , un futuromusicale, perché, già, è vero, i liutai debbono conoscere anche la musica, ci mancherebbe altro. Ma quali liutai? Quelli che impareranno il mestiere in Germania? A Lione a Parigi? Mi addolora il ricordo di Sergio Renzi, tornato dall’Argentina per dirigere questa scuola. Sembrerebbe che al cimitero di Cremona avvertano rumori allarmanti. Auspico che entri nei sogni di qualcuno, brandendo una tibia come un archetto. Ci si mette anche la burocrazia. La Camera di Commercio non iscrive gli apprendisti liutai nei suoi registri perché, mi dicono, non hanno bottega. Tutto ciò limita il percorso formativo, l’esperienza, ll’apprendistato in una materia così specialistica e delicata. Però, bisogna campare, e si apprende che dall’America ogni anno un certo commerciante viene a Cremona a raccattare cassette di limoni sonori. A basso prezzo, ma con lo stampiglio di Cremona capitale liutaria. Bel risultato, raggiunto tra ipocrite grida di dolore. Si aggiunge la tragedia dell’acclamato e tante volte discusso centro di restauro liutaio. C’è tutto: un palazzo splendidamente restaurato dalla Regione, spesa sette milioni di euro, palazzo Pallavicino, si avviava un accordo con prestigiosi istituti, come le pietre Dure di Firenze. Ebbene, tutto saltato. Bisognerà restituire i 283 mila euro raccolti dal volenteroso Rutelli con una catena Telethon. Contro questo istituto di alta specializzazione nel tempo si sono scagliati tutti, a cominciare dai comunisti in anni lontani semplicemente perché non amavano i repubblicani, e non decollerà nella Capitale del Violino per fondamentale responsabilità dei cremonesi. Pare che a Palazzo Pallavicino finirà l’IPIALL, Istituto Professionale per l’artigianato Liutario e del Legno, il discendente della idea dei cremonesi illuminati nel 1937, ultima trasformazione della Scuola assoluta pensata da Belloni e C. Volpini i loro successori. C’è di più, per quanto possa sembrare impossibile. La Fondazione Stauffer, esito di uno svizzero benedetto, già svizzero, aveva pensato al futuro dell’ …IPIALL:. Acquistando il delizioso, per quanto abbandonato e degradato, monastero di San Benedetto che l’imperatore d’Austria aveva visto come sede ideale per formare le nobili da mandare a corte a Vienne (le canonichesse di San Carlo, bella storia anche questa). Ebbene, non si sa che ne farà la Staffuer. Dicono impianterà qui una riduzione della facoltà di musicologia, altra ruota del carro che stiamo perdendo. Intanto, mettendo in concorrenza come ha fatto l’attuale giunta Palazzo dell’Arte con il Parco dei Monasteri, siamo rimasti con un pugno di mosche in mano. Cremona ha perso i finanziamenti per l’uno e per l’’altro. Guardo a Stradivari ed alla Banca in rapido allestimento. Piove, mi pare che una goccia cada dagli occhi del Grande. Piange? Macché? Direi che è incazzatissimo, furente, il sorriso si è trasformato in un ghigno. Cremona vuole morire? E che muoia, allora. Perché ce la prendiamo tanto?
--- Nella immagine dentro il testo un certificato rilasciato nel 1937 nelle celebrazioni per il bicentenario della morte di Antonio Stradivari. Regaliamo pure altrove la Carta di Cremona perché ... a chi serve? Chi investe?: domandò don Abbondio Malvezzi Eppure Cremona è sempre stata di parere di diverso - Qui nel 1987 è nata la Carta di Cremona, ovvero la Carta del Restauro con dignità e interesse internazionale - É la premessa per occupare Palazzo Pallavicino, dove invece il vice sindaco ciellino d'accordo con Rossoni vuole installare l'IPIALL, una scuola professionale, ulteriormente umiliata dalla decisioni della Giunta Salini, che la condanna nei fatti ad ancora meno ore (delle poche sopravvissute) da dedicare all'insegnamento del mestiere - Insomma prosegue con furia iconoclasta la guerra ciellina all'obbligo che una capitale liutaria, come tale, ha di fare scuola - Con molti milioni di euro già spesi ed ora inutili
Quella che vedete qui sopra è la copertina della Carta di Cremona.
La Carta di Cremona fu voluta e nacque nella Cremona che aveva ancora grandi aspirazioni liutarie, non solo quella di diventare un museo con una scuola professionale che si estende a museo musicale, nella quale ad andare bene un allievo costruisce in tutto il suo iter formativo un paio di violini. La Carta di Cremona è un progetto di grandi ambizioni, è la regola per chi si appresti a restaurare uno strumento liutario di grande valore. Risale al 1987 e fu il frutto, come spiegheremo qui sotto, di un enorme lavoro e la prima pietra di un grande sogno, quello di portare a Cremona un Centro di restauro liutario di valore mondiale, al quale approdassero gli strumenti più prestigiosi e bisognosi di essere frimessi in sesto, con tutte le garanzie onnligatorie nella città degli Amati, di Stradivari, di Guarneri del Gesù. Cremona dunque: un sogno di grandezza internazionale, un Palazzo restaurato apposta, Palazzo Pallavicino, spesa sette miliardi. Il tutto in una idea di di diventare sotto l'aspetto scientifico e formativo la Oxford della liuteria. Ebbene il sogno di 70 anni è cancellato in quattro e quattro nove (vista l'irruenza e la scarsa meditazione), in tre mesi di lavoro di una Giunta inguardabile. E' cancellata per installarvi una scuola professionale, l'IPIALL, con un liceo musicale pretestuso, residuo sogno della Scuola Internazionale di Liuteria fondata a Cremona nel 1937 con grandi ambizioni e obiettivi che si sarebbero completati con il centro di Restauro. Altro che Oxford, allora. La qualità dei suoi amministratori ha deciso di ridurla al confine buzzatiano del Deserto dei Tartari. Ma ci si domanda: possibile che non capiscano e riducano tutto pinzillachere? Dove vogliono andare a parare questi tre ciellini (Malvezzi, Salini e Rossoni) che decidono di distruggere 70 anni di sacrifici cremonesi? |
La Carta di Cremona e gli auspici dei Padri Fondatori della Scuola internazionale di LiuteriaLa Carta di Cremona - ovvero il Vangelo del Corretto restauro, un documento tecnico ed insieme deontologico, che non a caso è ancora oggi ben presente all'Opificio della Pietre Dure ed in molti centri di restauro liutari del mondo - giunse finalmente alla luce nel 1987 dopo una lunga, scrupolosa fase di studi e preparazione. Fu pubblicata a cura dei due Rotary cittadini dei quali erano presidenti Claudio Ferrari ed Antonio Leoni. Scrivevano i due ad ammonizione per i futuri Malvezzi: " La carta di Cremona 10987 è un punto di partenza per successive evoluzioni delle teorie del restauro ed un seme che i rotariani auspichino fruttifichi su iniziative, quale il Centro di Restauro degli strumenti musicali, tali da completare la piena considerazione di Cremona quale Centro mondiale della liuteria". Bestemmie per gli amministratori del 2010. Così spiegarono il loro lavoro la loro impresa gli autori della Carta, tra i quali ci piace ricordare Baldini, Barrosi, Bellini, Gai, Cesare e Ugo Gualazzini, Roncai, Tiella Ferri, Morassi, Pisani, Tamburini, Bettinelli, Bergonzi, Ferroni, Mompelio, Moreni, Maramotti e due formidabili motori come Pinzauti e Renzi. Tutti cogliendo i preziosi consigli di Cesare Brandi, Fondatore dell'Istituto Centrale per il Restauro a Roma.
"..Si è dato inizio a una serie di incontri, tavole rotonde, giornate e convegni sul restauro per verificare le posizioni ideologico - culturali e scientifiche; membri del Comitato hanno partecipato a tutti i più importanti appuntamenti e convegni sul restauro degli strumenti musicali e di opere lignee nell'ultimo decennio.
I migliori collegamenti con l'estero e con il CIMCIM (International Committee for Museums and Collections of Musical Instruments) si sono sviluppati attraverso incontri, discussioni e corrispondenze con i tecnici e i ricercatori del Germanisches National Museum di Norimberga nella RFT e del suo Centro di Restauro con i quali si è andata via via tessendo una amichevole e fattiva collaborazione. Non sono mancati collegamenti con istituzioni culturali e con restauratori francesi, inglesi e svizzeri.Visite ricognitive sono state fatte ai Musei di Milano, di Bologna, di Firenze, di Roma, di Monaco di Baviera, di Norimberga, di Parigi, di Bruxelles, di Vienna, a collezioni private e a Laboratori di Restauro. Osservazioni attente si sono effettuate sulle modalità espositive e di conservazione in occasione di Rassegne e Concorsi come quelli di Palazzo Pitti di Firenze nel 1984, delle Triennali Internazionali di Cremona del 1976, 1979, 1982, 1985, di Poznan (Polonia) nel 1981 e 1986 e di Kassel nel 1985.Nel 1976 il Comitato ha ritenuto di affidare al prof. Leonardo Pinzauti, storico e critico musicale con ampia esperienza nella costruzione liutaria, la stesura di una bozza per una metodologia del restauro; nel 1978 il Comitato ha organizzato un gruppo scientifico di ricerca con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la direzione dell'arch. Sergio Renzi, preside dell'Istituto Professionale per l'Artigianato Liutario e del Legno (IPIALL) di Cremona, per l'analisi dei metodi tecnico - scientifici applicabili al restauro degli strumenti musicali.Per le verifiche, le modifiche e le integrazioni al lavoro del prof. Pinzauti, gruppi di studio si sono dati convegno più volte a Cremona e a Firenze. Nell'anno 1983 lo sforzo del Comitato è stato rivolto a tradurre i contenuti dell'impegnativo studio del Prof. Pinzauti in una «Carta» strutturata in 3 titoli e 30 articoli.Il cammino è stato irto di ostacoli e non sono mancati momenti di sconforto, forse più numerosi di quelli di esaltazione; il conciliare posizioni teoriche e pratiche spesso contrastanti, il rischiare un atteggiamento moralista e intransigente a totale scapito della realtà, l'utilizzare linguaggi ermetici al comune cittadino, il sottrarre spazi creativi al restauratore in pro di una normativa di estrema rigidezza, sono state preoccupazioni che hanno accompagnato per circa 10 anni gli estensori della «Carta».Il contenuto di questo lavoro è stato presentato in riunioni riservate a studiosi e in riunioni pubbliche rispettivamente nel 1978, nel 1979, nel 1980, nel 1985 e nel 1987.Il Comitato per la Salvaguardia dei Beni Liutari Nazionali si pregia ora di consegnare la versione definitiva nella speranza che questa «Carta di Cremona 1987» possa rappresentare un punto di chiarezza e un atteggiamento etico nel mondo della liuteria, ma anche un documento aperto a tutti gli studiosi che vorranno dare il loro contributo di esperienza e compentenza per successive evoluzioni.Nel 1985, Anno Europeo della Musica, sono state poste in essere una serie di iniziative e di promozioni nel campo musicale e degli strumenti. In questa attività, degna del maggior consenso, promossa dal Consiglio d'Europa, un capitolo è stato dedicato al problema della «conservazione, restauro, uso e riuso degli strumenti antichi o tradizionali» e, in particolare nel Convegno di Venezia promosso dalla Fondazione Levi, è emersa la opportunità di giungere alla stesura di una Carta del Restauro degli Strumenti Musicali". Il Comitato formula l'auspicoo che questo codice di comportamento nella pressi del restauro trovi applicazione operativa nel centro per il restauro che la città di Cremona intende relizzare in nome della fuglida tradizione liutaria". Doveva ancora arrivare un illustre esperto che convogliando in poche parole il fulgore di cento convegni ciellini ed il meglio del neo capitalismo ultraliberistico ( fondato sulla permanenza della crisi: più falso "progresso", più assistenza al grande capitale, più omogeneizzazione, più espulsioni dei Paesi non allieneati, più allontanamenti delle forze lavoro deboli) affermasse: " Chi investe nel Centro di Restauro? A chi serve?". Nell'ultraliberismo tutto deve essere ciccia. Anche la scuola.
Non solo la sconfitta della liuteria, ma anche del turismo a Cremona
Si rinuncia a San Sigismondo per farne un monastero. Poi, dopo aver esitato il bocciodromo comunale deputato a suo tempo come luogo di musica, si prevede che Il grande auditorium si realizzi nel monastero del Corpus Domini, in parte restaurato, tre milioni di spesa, il monastero preferito da Bianca Maria Visconti, un monastero che è nella nostra memoria anche per un grande episodio di fraternità cremonese, l'accoglienza degli ebrei , alcuni dei quali erano reduci da campi di concentramento nazisti. Macchè anche questa ipotesi svanisce. Niente San DSigismondo, niente bocciodromo, niente auditorium, si farà altrove. Ma del Corpus Domini, intanto, che se ne fa? Non chiedetelo alla nuova giunta di Cremona. Non gliene cale assolutamente. A Palazzo, ritengono che Attila fosse un ecologista. Ma andate a vedere cosa viene abbandonato all'ulteriore degrado, un gioiello. Grande risorsa turistica, oltre tutto. Incredibile. Grande risorsa turistica sarebbe pure il millenario, enorme, straordinario monastero di San Salvatore del Mondo e Santa MonicaQui era ormai avviata la realizzazione - sono stati già eseguiti lavori per un milione e mezzo di euro - del Campus universitario della facoltà di lettere e di musicologia dell'Università di Pavia. Macchè: Massimiliano Salini vuole imitare il suo sponsor, l'immarcescibile Formigoni che si è rifatto la sede con il grattacielo più alto d'Italia. Dunque, niente musicologia, preminente specializzazione cittadina, ma la sede della amministrazione provinciale, grazie anche alla collaborazione dello scudiero di Formigoni, il vice Rossoni! Di fatto questa scelta favorirà un ridimensionamento o addirittura un taglio della facoltà di musicologia che ora non si sa più dove andrà a sbattere (a San Benedetto, in dimensioni decisamente più ridotte,con la collaborazione della Stauffer ?). Se è vera la voce, la scelta di Salini potrebbe alla lunga favorire persino un disimpegno complessivo della Università di Pavia da Cremona. Ecco il monastero di Santa Monica e San Salvatore del Mondo in una serie di immagini in sequenza.. |
 | I taglia alla liuteria ed al parco dei Monasteri - Ora chiaro perchè la Giunta sotto tutela ha cancellato il centro di restauro a Palazzo Pallavicino, già avviato -come ha riferito Anna Maramotti- secondo le indicazioni aggiornate ad essere centro di diagnostica dei manufatti lignei, non concorrente coi liutai
Muore il centro di restauro di Cremona perché Giovanni Arvedi lo ha inaugurato il 17 febbraio a Pavia! Lo sgarro è compiuto
(a.l.) - Sono un inguaribile ingenuo. Come dice mia moglie. In oltre 50 anni di professione non ho ancora imparato che la realtà è anche peggio di quella che si prevede. Non dovrei mai dimenticarlo. Leggete cosa ho scritto qui a lato a proposito del Centro di restauro cancellato a Palazzo Pallavicino dal centro destra. Basandomi su una dichiarazione di Giovanni Arvedi di qualche tempo fa, nella quale il Cavaliere e dottore honoris causa mi anticipava quel che Perri ancora non sapeva e cioè la sua volontà di recuperare Palazzo dell’Arte (ho qui copia della lettera). Nella circostanza mi dichiarò che a Palazzo dell’Arte avrebbe portato il Centro di Restauro da tempo trasferito e finanziato in toto presso la Università di Pavia. Ebbene, contrordine camerati (parafrasando la famosa vignetta di Giovannino Guareschi su Candido)! il centro di restauro a Pavia c’è, ma - ecco il peggio del peggio - resta a Pavia! Lo inaugurano il 17 febbraio, casualmente o no a ridosso delle anticipazioni di Cremona e del profundis del Centro di Restauro a Palazzo Pallavicino, il che è comunque un comportamento di cattivo gusto. Ecco perché Malvezzi e C. hanno cancellato quello di Cremona! Senza un minimo di riguardo per la Città del Violino di cui si riempiono anche in queste ore la bocca, e per gli antenati di questo Centro di Restauro che nella prefazione della Carta di Cremona (che riproduciamo nella prima pagina di liuteria) scrivevano che la enorme impresa era stata compiuta per “rendere onore alla Città di più alta tradizione nel campo della liuteria”.
Ingenui anche loro, mi consolo. Non potevano certo immaginare che lo scivolamento al basso di Cremona avrebbe persino prodotto una Giunta sotto tutela. La Cremona degli ultimi grandi, persino quella di Zaffanella non avrebbe mai accettato un caso del genere. Quel che mi dispiace di più è che debba porre questa domanda con 55 anni alle spalle di difesa ad oltranza della cremonesità : Ma caro Giovanni, come si fa a prendere una decisione come questa? Non riesco più a capirti. Se poi è frutto di una ripicca, è anche peggio. Salva almeno una briciola del proposito che mi avevi espresso e che mi pareva consolidato. Una sezioncina di Pavia che a questo punto non potrà che andare a Palazzo dell'Arte". Certo, il centro di restauro di fama mondiale è un altra cosa e questa sacrosanta ambizione è del tutto cancellata, chiusa. Per il resto la soddisfazione amara, ma obiettivamente da constatare, è che, assieme ad altri, il Vascello ha fatto un buon lavoro di indagine. Dall'annuncio dell'intervento di Arvedi a Palazzo dell'Arte prima che Perri lo sapesse, passando per l'area commerciale della Cittadella dello Sport con il suo bravo megastore (prendendo in contropiede l'imbarazzatissimo Malvezzi durante la conferenza stampa di fine anno) ...ad oggi. Tutto quello che abbiamo scritto e che scriviamo sull’attacco a tutto campo portato da alcuni amministratori alla liuteria e alla sua storia - senza alcun riguardo per 70 anni di studi, passi e speranze - è altrettanto confermato. C’è scritto sotto la nostra testata:”Cerchiamo argomenti piacevoli, ma se evitiamo le notizie che qualcuno può trovare spiacevoli non rendiamo un buon servizio alla verità". Ecco uno dei dolorosissimi casi dei quali temevamo di doverci prima o poi occupare.

Nella cartella stampa ecco una illustrazione. Un liuto alla maniera del Platina (davvero un esempio di pessimo gusto,visto l'affronto a Cremona). Sotto un tavolo di lavoro del laboratorio a Pavia. Paga tutto Arvedi, anche il personaledi Sandro Rizzi
PAVIA - Nel dicembre del 2008,è stato raggiunto l'accordo, con la firma della convenzione. Diretto da Bruno Messiga, il Laboratorio, ad alta specializzazione, compete in Italia per la tecnologie delle strumentazioni e le competenze scientifiche. Chimici, fisici e scienziati sono in grado di realizzare una sofisticata diagnosi dello stato di conservazione delle opere d’arte, analisi ultrastrutturali del comportamento degli oggetti in legno, studi per la conservazione e il restauro dei supporti lignei decorati - dalle pale antiche agli strumenti musicali - sviluppo di metodologie innovative di caratterizzazione dei materiali. Oltre a tutta la dotazione di strumenti, Arvedi finanzia i ricercatori: un investimento di 1 milione e 200 mila euro. Il Laboratorio è una struttura interdisciplinare, inserita nel Centro Interdipartimentale Studi e Ricerche per la Conservazione dei Beni Culturali del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pavia, diretto da Paolo Ferloni, che ha già avviato progetti di collaborazione internazionale con centri di ricerca e strutture museali, tra cui il Metropolitan. Un altro scienziato del settore che è uscito da Pavia è Paolo Dionisi Vici, il quale ha effettuato al Louvre la diagnosi sulla tavola di legno sulla quale è dipinta la Gioconda di Leonardo. |
Lettere: Cremona non sa gestire l'eredità Stradivariana al livello internazionale che merita, e Tokio ci condanna...Caro Direttore, leggo adesso il suo articolo relativo alla mostra liutaria di tokio e le affermazioni del Maestro Sonoda, presidente liutai giapponesi, il quale afferma che Cremona non ha più il primato della liuteria: quali le cause se ciò fosse vero? Penso innanzitutto alla incapacità cremonese di gestire il patrimonio che il grande Stradivari ci ha lasciato, doveva nascere a Brescia per esempio, città molto attenta al problema violino, avendo già in Gasparo da Salò, un capostipite della liuteria. Diciamolo una volta per tutte che Cremona cittadina troppo provinciale non è in grado di gestire un patrimonio così ampio, internazionale. In Europa sono sorte nel 900 tantissime scuole. Per citarne alcune tra le più famose oltre la nostra, ve ne è una in Germania e una in Inghilterra. Proprio in Germania si è formato il Maestro Sonoda. Le sue dichiarazione secondo me vogliono dire che per far un buon violino non è più necessario frequentare la scuola cremonese. Quali rimedi e quali soluzioni per togliere questo dubbio al mondo liutario? Fondare una nuova scuola, come già detto in precedente lettera da Lei gentilmente pubblicata. Una scuola al di fuori delle scuole superiori classiche, come sono appunto le altre due scuole europee nostre concorrenti nello sfornare liutai. Bisogna creare una scuola full time, unica nel suo genere, dove si studia solo la costruzione del violino e le scienze collegate ad esso. Quando capiremo questo allora forse ridiventeremo o rafforzeremo la nostra egemonia liutaria. Riguardo alla scuola, mi dicono che è diventata Istituto di Istruzione superiore. Con questo nuovo titolo, la stessa potra inglobare anche il liceo musicale, che potrebbe già partire dal nuovo anno scolastico. Da cremonese mi auguro un prossimo rilancio della scuola, una scuola che se vuole mantenere il primato, deve necessariamente cambiare insegnamenti e materie. Proprio la scuola ha molti studenti giapponesi: cosa penseranno? Non c'è più tempo per pensare e rinviare, serve una nuova scuola liutaria. Se il messaggio che lancio verrà capito salveremo la nostra supremazia, altrimenti vinceranno altri. LUIGI C.---Sarebbe utile che si facesse sentire il fantasma della liuteria cremonese, molto attivo nei viaggi all'estero. Così assente nel marasma di questi mesi, come se il destino della liuteria cremonese la riguardasse meno che niente. Parliamo della Fondazione Stradivari che ha per presidente Paolo Bodini, così pronta a vantare traguardi evidentemente poco produttivi, nei fatti.Il centrodestra gestisce la città come fosse sua, senza alcun dibattito e passaggio istituzionaleCremona città in vendita , anzi in svendita ?L’alienazione di palazzi importanti può rimpinguare le casse comunali ma rischia di impoverire tutta la comunità. , se ci priviamo anche delle idee collegate agli stessi e se viene meno la realizzazione di importanti progetti legati alla cultura e alla nostra identità come quella del Parco dei monasteri.É una scelta da guerra barbarica che oggi non ha certo senso. Tanto più che vengono rinnegati accordi che, proprio perché strategici, avevano visto la partecipazione di centrodestra e centrosinistra, di Enti Locali e Regione.Gli accordi sottoscritti e faticosamente costruiti nel tempo, (acquisizione degli ex monasteri , progettazioni già effettuate, accordi tra gli enti sottoscritti), di colpo diventano carta straccia. Guardiamo l’altra facciaa della medaglia: si gettano a mare soldi pubblici già spesi, si distrugge un progetto di sviluppo della città basato sull'eccellenza liutaria preoccupandosi esclusivamente della destinazione dei contenitori a prescindere da ogni progetto strategico.Realizzare il museo del violino, di per sé non basta. Occorre, invece, che la cultura della costruzione degli strumenti ad arco sia un patrimonio vivo, capace di rinnovarsi. Già in passato ( e neppure troppo lontano) Cremona ha verificato quanto la tradizione non sia sufficiente. Rischiamo, ancora una volta di essere emarginati se non sapremo difendere adeguati percorsi formativi. Stanno scippando il futuro alla città. Se ferma è la mia contrarietà ai provvedimenti, non minore è il mio disappunto per l’assenza di un serio dibattito su scelte strategiche per la città e il suo futuro. Le scelte sono state gestite in ambiti ristretti, senza un passaggio nei rispettivi Consigli, se non a cose fatte come è costume di questa Giunta. Un modello che ben hanno ereditato dai presidente della regione Formigoni. Così facendo come potremo alimentare quel circolo virtuoso che ha portato fondazioni e privati a sostenere i progetti? Fondazione Stauffer si era impegnata per S Benedetto, la Provincia aveva sottoscritto precise intese per Santa Monica come sede di Musicologia ricevendo pure finanziamenti dalla fondazione Cariplo per il primo lotto dei lavori. Ora che il progetto coerente di messa in rete di una porzione di città con il centro storico e della costruzione della filiera della musica e della liuteria viene distrutto pezzo dopo pezzo con grande disinvoltura il rischio è che il Comune ( e i cittadini) si trovino da soli. Un vero disastro.Penso poi alle ricadute, più in generale, sullo sviluppo. Perché in questo modo rinunciamo anche alla valorizzazione turistica e al marketing territoriale basato sulle nostre eccellenze artistiche e stutturali. Un’ultima considerazione: il Comune vuole Cremona più bella e per questo organizza (costosi) concorsi di idee. Ma non pare allora stridente la vendita dell’ ex maneggio di via Bissolati, invece di trasformarlo, come era in programma, in un giardino d'inverno a servizio di un quartiere poco dotato come quello della vecchia strada Cannone? Come si può far diventare la cultura volano di sviluppo e rispondere alla domanda delle stesse categorie del commercio, se l'idea di città che il centro destra ha in mente è fatta di uffici negozi e ulteriori centri per la grande distribuzione? Sorge un dubbio, cosa sapranno mettere in campo, dopo aver fatto tabula rasa di un importante progetto di sviluppo per Cremona?Maura Ruggeri, capogruppo PD in consiglio comunale
Le altre pagine dedicate alla liuteria cremonese e mondiale

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