di LUCIANO PIZZETTI Deputato PD (14/9/2011) Il Direttore del Vascello mi chiede un’opinione sulle condizioni della politica locale. Rispondo volentieri, muovendo dalla constatazione evidente che, al pari di quella nazionale, la politica locale è nel pantano. Vale a dire in crisi e con sbocchi a tutt’oggi indefiniti. Non intendo certo sfuggire al tema di un centrosinistra che, dopo le sconfitte, ancora non ha saputo ripartire da una visione progettuale del futuro. È urgente farlo, perché proprio il venir meno di uno sguardo lungo, basato su un aggiornamento di analisi dei mutamenti intervenuti nelle comunità, a mio giudizio ha generato la sconfitta. Non compensato dalla buona amministrazione e dalla qualità di gran parte delle squadre di governo. Una discussione profonda, serena e tutta politica che il PD sarebbe utile facesse, anche per uscire dal campo minato dello scontro tra poche persone, tanto ingannevole quanto improduttivo e degenerativo. In modo non retrospettivo ma propedeutico alla costruzione del progetto nuovo su cui chiamare i cittadini al coinvolgimento. Dialogando con le tante istanze sociali che lievitano nelle comunità. Il campo delle idee è il luogo per eccellenza che misura la qualità della classe dirigente, cosicché le rottamazioni avvengano non per decreto dell’ufficialetto in carriera addetto all’anagrafe ma in base al merito delle analisi e delle prospettazioni, oltre che al valore delle moderne Penelopi. È tempo di una discussione vera e profonda, non di furbetti dei partitini. È tempo che la Politica riprenda il suo ruolo e mi pare proprio che il Segretario cammini per questo sentiero, come testimonia la efficace relazione tenuta all’Assemblea provinciale del PD.
Con Sindaci non riconosciuti leader da chi li ha candidati e che a loro volta vivono con diffidenza la relazione con i partiti che li dovrebbero sostenere. Il mix è micidiale, genera tensioni continue, che ormai sono sfociate nella disistima personale, impedendo la costruzione di un progetto del centrodestra. Progetto che neppure in campagna elettorale era stato indicato. L’assenza di Politica è ciò che più colpisce, intesa come ricerca di mete comunitarie, di sintesi di pensieri per affermare l’interesse generale. Non è in discussione il valore delle persone ma il loro non riuscire ad andare oltre la partigianeria di gruppo, per mettere in campo la visione comune. Se a Crema neppure l’imminenza del voto è in grado di far sì che il centrodestra coltivi un comune approccio ai temi del governo locale, vuol dire che gli argini sono rotti e si è all’autodismissione. A Cremona assistiamo a un centrodestra intriso di anomalie, terremotato da contraddizioni insanabili il cui epicentro è la disorganicità del Sindaco rispetto alla coalizione. Una disorganicità esaltata dall’assenza di amalgama culturale coalizionale, l’Idem Sentire direbbe il Bossi della prima ora. Un Sindaco che trae forza non dall’alleanza politico-partitica ma dalle relazioni dirette con soggetti importanti della comunità, capaci di generare sostegno e consenso, muovendo oltretutto risorse. Un Sindaco che vive l’impegno pubblico come una sfida personale più che collettiva, con l’ansia del volto pulito che non può subire sfregi di sorta, tanto più se le rasoiate provengono da partiti dell’alleanza, o segmenti di essi, troppo condizionanti nella gestione. La verità è che Perri e la sua coalizione non si sono mai presi. Il che accentua il senso di distacco del Sindaco, col rapporto di lealtà personale che fa premio sul senso di appartenenza politica. Albertoni, Galli, Bodini sono il frutto di questa situazione, in cui la valutazione di merito e di valore delle persone, unitamente al rifiuto dell’eccesso di condizionamento interno, esalta l’autonoma scelta. Perri è oggettivamente un Sindaco anomalo, la qual cosa dovrebbe sollecitare il centrosinistra ad azioni di contrasto politico che superano la classicità del confronto maggioranza/opposizione. Siamo in presenza di una situazione non ordinaria che obbliga a leggere i fatti fuori da contesti ovvi. Dove la logica amico/nemico più che tra coalizioni, che sono e rimangono alternative, si esprime internamente al centrodestra. Chi immagina l’inciucio ragiona dentro schemi che non si adattano alla situazione. Per altro le nomine sono avvenute in un contesto di totale continuità e sintonia con le scelte strategiche operate dalle Amministrazioni precedenti. Questa è la verità! Del resto, sulle grandi questioni nessuna rottura col passato è stata compiuta. Il paradosso è che noi abbiamo perduto per scarsa innovazione, loro agiscono in notevole continuità. Il paradosso è che il centrodestra non ha saputo scrivere un’altra storia. Ciò da valore alle idee e alle personalità che negli anni il centrosinistra ha messo in campo, ma ci dice anche che noi dobbiamo andare oltre ciò che siamo stati, costruendo noi una nuova storia. Per ambire ad essere nuovamente riconosciuti come interlocutori seri e credibili da parte delle nostre comunità che hanno un gran bisogno di futuro. Una simile sfida darebbe nuova linfa e migliori opportunità al territorio. Nel centrosinistra intravedo a riguardo, pur tra difficoltà e contraddizioni, una consapevolezza culturale farsi strada. Il centrodestra è fermo al palo, legato in un matrimonio mal riuscito, vissuto da separati in casa già subito dopo la luna di miele. Il che genera un altro paradosso: si realizzano opere, anche col concorso privato, ma il territorio s’impoverisce di opportunità nella sfida globale. Sulle grandi partite il centrodestra è rinunciatario. Sarebbe interessante ragionare davvero sul civismo come forma d’impegno pubblico, in un processo di riforma delle organizzazioni politiche per rafforzare, ad esempio, la competitività territoriale oltre che per migliorare la Politica. La via proposta da ambienti del centrodestra però è altra cosa. Nella disfida interna al centrodestra, la lista civica proposta rappresenta una ristrutturazione e un allargamento di quel campo non un progetto innovativo a base civica. Più conforme al lavoro di Angelino Alfano che al bisogno d’innovazione delle comunità cremonesi. Per com’è stato illustrato non può essere luogo di lavoro comune e deve accentuare l’impegno a costruire l’Alternativa, di centrosinistra non di sinistra, sulla cui configurazione il PD in primo luogo deve interrogarsi e interrogare. Un partito a vocazione maggioritaria deve allargare il consenso agendo sulla proposta propria e sulle altrui contraddizioni. Avendo come faro il Bene Comune. Pigiare uno solo dei due tasti non produce Politica ma desideri che non saranno esauditi. Per non abusare dello spazio, ho posto temi generali che so bene richiedono magari più nette specificazioni, per le quali non mancheranno certo in futuro le occasioni.
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