Cremona è un città dove si vive ancora bene, ma che erode l’antica ricchezza ed è troppo ripiegata su se stessadi Alexandro Everet
Il mercato del mercoledì, piazza Stradivari affollata, tanta gente fra le bancarelle ma in mezzo a loro i dipendenti e sindacalisti Tamoil a volantinare per ricordare a tutti che questo Natale non è felice per tutti. E’ in questa cornice che si è tenuta la presentazione della 7° edizione dell’Annuario Statistico di Cremona (nella saletta eventi di Spazio Comune alla presenza del sindaco Perri, dell’assessore Ceraso, del dottor Gilardone che ha lavorato all’opera e dei rappresentanti degli uffici comunali che hanno offerto il supporto all’iniziativa, da sottolineare anche il video di presentazione moderno e carino realizzato dai dottori Fontana e Branca), una pubblicazione nella quale il Comune crede molto, tanto da averne disposto la distribuzione e una presentazione specifica nel consiglio comunale.
Ha detto infatti il sindaco Perri alla presentazione del volume:”Io credo che questa iniziativa sia utilissima sia come strumento di trasparenza per i cittadini sia come strumento di diagnosi per gli amministratori. Questi sono numeri che permettono valutazioni precise a differenza delle solite chiacchiere, da questi possiamo partire per cercare di capire se abbiamo fatto bene o male e come migliorare per il futuro”.
E cosa dicono i numeri? Il volume (che per inciso è consultabile gratuitamente sul sito del comune, ogni cittadino può accedervi senza bisogno di autorizzazioni particolari) ne snocciola parecchi su diversi temi, con molte conferme circa quello che si pensa della città ma anche con delle sorprese. Per esempio la disoccupazione è in aumento (e questa non è certo una sorpresa), gli incidenti stradali sono in calo (e qui c’è una sorpresa: calo sensibile in via Dante e viale Trento e Trieste,) Cremona ha sempre meno abitanti “doc” (ma la popolazione non cala grazie agli stranieri), la città è sempre più vecchia, le carceri sono sovraffollate.
Vi rimandiamo alla consultazione dei dati online o approfondimenti specifici per le varie tematiche ma una cosa ci sentiamo di dirla. Noi crediamo molto nelle statistiche che se ben utilizzate rappresentano uno strumento di lavoro irrinunciabile per amministratori, tecnici ed osservatori. Ebbene le statistiche se analizzate con calma confermano il quadro generale che abbiamo sempre descritto.
Cremona appare come una città di grandi tradizioni e in cui si vive complessivamente bene ma assolutamente ferma, ripiegata su sé stessa, priva dello slancio dinamico di chi guarda al futuro. Una città che sta lentamente erodendo un patrimonio di ricchezza costruito in secoli di lavoro: la percezione di questo declino può essere lenta (si parte da posizioni molto elevate) ma non sfugge all’occhio attento. Urge una scossa, che sta però tardando ad arrivare.

Musulmani nel piazzale antistante lo "Zini". Molto numerosa anche la comunità rumena che ha anche allestito una mostra natalizia al centro pastorale dal titolo “Tradizione monastica in terra Romena. Spiritualità, cultura, identità”. La foto è di Antonio Leoni ©

La conquista del matrimonio civile in Comune a Cremona (foto A. Leoni ©)
Una città che si sta spopolando. E chi conosce la storia sa che la denatalità è il primo segnale di una civiltà in crisi. Cremona ha perso costantemente abitanti dal 1978 al 2003 passando in 25 anni da 82000 a 71000 abitanti (oltre il 10% in meno, non bruscolini). Dal 2003 a oggi la perdita si è arrestata e la popolazione si è stabilizzata sulle 72000 unità.
Malattie cardiovascolari e tumori prime cause di morte – In aumento le malattie croniche La prima causa di morte a Cremona sono le malattie cardiovascolari, seguite dai tumori. Queste due sole voci rappresentano da sole quasi l’80 per cento sul totale dei decessi che si verificano ogni anno (e i tumori sono la prima causa di morte nei maschi). Il dato sanitario più significativo riguarda però le malattie croniche che sono aumentate addirittura del 20 per cento in cinque anni (dal 2004 al 2009). Particolarmente marcato in materia l’aumento della malattie endocrine e metaboliche anche se pure qui al vertice ci sono nettamente le patologie cardiovascolari. Se il numero dei decessi negli ultimi anni è rimasto stabile, possiamo dire che la qualità della salute è andata peggiorando. E anche qui bisognerebbe approfondire le cause per valutare meglio il fenomeno (sappiamo quanto timore suscitino le fonti di inquinamento e sarebbe importante sapere se esiste o meno una correlazione con certezza scientifica). |
Si tratta però di una illusione: in questi ultimi 7 anni si è infatti verificato un forte flusso migratorio. Gli stranieri sono passati dal 6 per cento al 12 per cento della popolazione, cioè il doppio. Un flusso imponente che sta cambiando Cremona e che dimostra che i cremonesi non fanno più figli. Senza gli stranieri la decrescita sarebbe continuata in modo preoccupante. Invece gli stranieri (che oltretutto sono quasi sempre giovani) hanno permesso di stabilizzare il dato pareggiando i conti. Anche le previsioni elaborate per il futuro confermano il dato: nel 2019 se il trend sarà confermato gli stranieri saranno addirittura il 23 per cento.
Noi vediamo con favore l’arrivo di gente che può portare linfa nuova alla città ma è evidente che il problema si pone sotto molteplici profili: l’integrazione dei nuovi arrivati, la conservazione dell’identità cremonese, il rilancio della città (se i cremonesi “doc” non fanno più figli bisogna chiedersi perché e cercare soluzioni, ovviamente noi abbiamo già le nostre risposte da individuare nella crisi cittadina che denunciamo ogni giorno sul nostro giornale, nell’indifferenza purtroppo delle istituzioni).
Anche il dato sulla vecchiaia è eloquente: a Cremona ci sono 218 over 60 ogni 100 under 30. Il dato nazionale parla di un rapporto di 140 a 100. Inoltre, sui 218 over 60 ben 66 sono ultraottantenni. Se a questo dato aggiungiamo la crisi dei matrimoni (ogni anno 210 matrimoni ma 110 divorzi, in pratica una coppia su due non regge e finisce col separarsi) il quadro è eloquente. I cremonesi fanno sempre meno figli, non si sposano più e se lo fanno divorziano con facilità, invecchiano sempre di più. Solo gli stranieri sono in controtendenza ma questo perché si portano dietro le loro radici culturali.
E’ evidente invece che a Cremona la famiglia e il matrimonio, i valori tradizionali, sono in crisi. Ed è un problema perché senza figli e senza giovani non c’è futuro. E infatti Cremona è sempre più vecchia e ripiegata su sé stessa, quasi impaurita dalle sfide della società moderna (come logico per una città e una società anziana). Insomma, i nostri amministratori hanno una bella gatta da pelare, di non facile soluzione (non è un problema che si possa risolvere in poco tempo) ma vitale per il futuro (ribadiamolo: nella storia le crisi demografiche hanno sempre preceduto i crolli delle civiltà perciò è un dato assolutamente da non sottovalutare).
Gli stranieri in Lombardia superano per la prima volta il milione. La loro crescita è dovuta sia ai nuovi ingressi sia, in maniera significativa, alle nascite. Un neonato su tre è figlio di uno straniero. Nelle scuole il numero di iscritti stranieri continua a salire, seppure meno che in passato. Sul fronte lavorativo, si conferma come lo scorso anno una diminuzione degli immigrati occupati e, per la prima volta, calano le rimesse, in modo più evidente proprio in Lombardia. Segno che la crisi economica colpisce gli stranieri, ma non li scoraggia a cercare nella regione più produttiva del Paese nuove opportunità.
Questi i dati principali sulla realtà lombarda, contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2011, presentato all’auditorium San Fedele di Milano.
Rispetto al 2009 l’incremento è pari all’8,4% e porta la popolazione immigrata regolarmente residente nella regione a superare per la prima volta il milione (1.157.000 unità, secondo la stima di Caritas), un quarto della popolazione straniera in Italia. Con un cittadino immigrato ogni 10 (a fronte di una media nazionale di uno ogni 13) la Lombardia si conferma, dunque, la regione più multietnica d’Italia.
Un neonato su tre è figlio di uno straniero. Le donne straniere fanno in media il doppio (2,48) dei figli delle italiane (1,25).
Nell’anno scolastico 2010-2011 sono continuati ad aumentare gli iscritti immigrati. Il loro incremento, pari al 5,4%, è tuttavia molto inferiore a quello dell’anno precedente, quando era del 10,5%,
Se si esamina, invece, l’incidenza degli stranieri sul totale della popolazione residente si
nota come Brescia sia la provincia in Lombardia con l’incidenza maggiore (13,6%), seguita da Pavia (12,8%), Como (12,1%),Cremona (125), Mantova (11,1%) e Milano (11,0%).
Cambiamenti caratterizzati dal segno meno riguardano, invece, il lavoro e il reddito degli immigrati. Calano gli occupati, come era già accaduto, in modo inedito, l’anno precedente. Questa volta, però, la riduzione è ancora più marcata: 1,9% nel 2010 rispetto allo 0,8% nel 2009. Il calo è tuttavia inferiore a quello che riguarda nel complesso la forza lavoro nella regione che scende del 3,3%.
Secondo gli autori del Dossier questo dato dimostra che la crisi economica ha colpito anche gli immigrati. Ma costoro più degli italiani sono riusciti a conservare l’occupazione, adattandosi a svolgere mansioni anche meno retribuite o più precarie, come lascerebbe intendere anche l’altra novità rilevante del Dossier 2011: la diminuzione delle rimesse, dato in controtendenza rispetto agli altri anni. In Lombardia, da cui proviene un quinto (19,3%) del totale delle rimesse nazionali (6.385 milioni di euro), la flessione ha toccato il 7,2%, una percentuale significativamente più alta delle media nazionale (5,4%).
La ripartizione degli occupati per comparto lavorativo e territorio mostra che gli immigrati
sono impiegati soprattutto nel ramo delle costruzioni in sei province (Bergamo, Brescia, Cremona (2420)Lodi, Pavia e Varese) su undici; in provincia di Lecco l’attività si concentra soprattutto nell’industria dei metalli e a Mantova in quella tessile. A Milano gli occupati nati all’estero si dedicano specialmente ai servizi alle imprese. Infine a Como e Sondrio l’attività principale è quella in alberghi e ristoranti.
I primi cinque paesi di provenienza degli occupati stranieri in Lombardia sono Romania
(83.430 addetti), Marocco (48.047), Albania (42.680), Egitto (31.993) e Cina (23.832).