Le immagini (e le inchieste) dei reporter e dei lettori de "Il vascello" ©


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Cremona protesta - 1

Piazza Libertà, una trappola


Caro direttore,

Ieri sera, verso le 18,30 ho avuto la sventurata idea di attraversare Piazza Libertà immettendomi da Via Decia e tentando di attraversarla in auto per raggiungere Via Dante. Purtroppo possiedo solo 2 occhi e quindi, mentre cercavo di controllare il traffico proveniente da Corso Matteotti e Viale Trento Trieste per effettuare la manovra, ho malauguratamente tamponato l'auto che mi precedeva. Nulla di grave, praticamente un danno irrisorio all'altra macchina e una civile constatazione amichevole, Ma il tutto dovuto sì alla mia disattenzione, ma anche alla persona che ha avuto la geniale idea di stravolgere il traffico cittadino e rendere Piazza Libertà un attraversamento a ostacoli, a volte insuperabili. Ancora grazie di cuore, ma sono certa che la mia assicurazione, e quella di tanti e tante altre cittadine cremonesi, sentitamente ringrazieranno.

Sonia Righetti

Carissimo Direttore,
condivido appieno la lettera della sig.a Sonia relativa al labirinto di Piazza Libertà. Infatti proveniendo da Via decia, per recarsi in via Dante, si deve dare la precedenza alla auto provenienti sia dal viale T. Trieste che a quelle di corso Mazzini. Tuttavia la visuale risulta penalizzata in quanto si deve torcere il collo a mò di struzzo per poter vedere le auto in arrivo da entrambe le vie.
A questo punto metteteci un semaforo ed eviteremo ulteriori incidenti. Mi ricordo la prima volta che ho fatto tale tragitto: non credevo ai miei occhi e pensavo ancora una volta alla scarsa competenza di chi decide e noi poveri i autisti sempre costretti a subire le invenzioni del progettista di turno.

Marco

Il carosello dei sensi unici nel centro storico: siamo stufi!

Caro direttore,
abito in città, in Via Chiara Novella, e questa mattina nel venire al lavoro ho notato con grande stupore che si stava invertendo il senso unico nel secondo tratto di Via Villa Glori, quello che sbuca appunto in Via Chiara Novella. Mi chiedo se sia così impossibile avere un’idea precisa di come sviluppare la viabilità delle vie adiacenti il centro storico.
Ricordo infatti che nell’ultimo anno, a cavallo fra la vecchia e la nuova amministrazione comunale, il senso di marcia di altre vie della zona è stato prima invertito e poi riportato alle origini (Via Trecchi – a parte l’ultimo tratto – e Via Cavalcabò), fra l’altro costringendo per un certo periodo di tempo tutte le auto/furgoni che si avventuravano in quella zona e che uscivano dal parcheggio di Via Villa Glori a passare appunto nel secondo tratto di Via Villa Glori, strettissimo, spesso dovendo andare sul marciapiede.
Fra qualche mese, quindi, è probabile che si ritorni indietro e si rimetta il senso di marcia della via come è sempre stato (sottolineo sempre!)…

Tutto ciò è assurdo: qual è la motivazione data per giustificare questo cambio di senso? Quali migliorie al traffico porta?
Di sicuro porta i residenti della zona a fare il giro dell’oca per poter andare a casa e, visto che i parcheggi nella zona sono inesistenti, probabilmente comporta più giri dell’oca ogni volta nell’attesa di trovare un posto (a proposito: geniale in Via Chiara Novella occupare con i cassonetti due posti auto e concedere 30 metri davanti all’oratorio di Sant’Ilario alla sosta dei motorini….se ne vedesse mai uno!).
Francamente sono stufo di tutto questo!

Marco Botta -Via Chiara Novella – Cremona

Ponte sull'autostrada: siamo sicuri? La Centropadane tace, "ma non si ignori il precedente di Piacenza"

Così ci scrive il geometra Diego Ratti che partecipò alla costruzione del ponte e senza lanciare allarmismi precisa però, che a questa situazione bisogna porre rimedio per premunirsi da cattive sorprese


E molte altre immagini come queste... No comment. Finora nessuna precisazione da parte della Società Autostrade Centropadane. Ci scrive invece il geometra Diego Ratti che partecipò alla costruzione del ponte e che senza lanciare allarmismi precisa però che a questa situazione bisogna porre rimedio per premunirsi da cattive sorprese. Si vada a leggere la lettera che contiene molti dettagli e considerazioni sulla realizzazione dei piloni e sullo stato dell'arte. Non ignorando il guaio che ha poi riservato, ad esempio, il ponte di Piacenza, altrettanto trascurato.

Torchio: troppi silenzi su questo ponte e altri

Caro Direttore,

nel corso dell’audizione alla Commissione Infrastrutture della Provincia, di Presidente e Direttore di Autostrade Centro Padane, a fronte delle rimostranze da parte di alcuni Commissari in ordine alla sicurezza dei Ponti sul Fiume Po, il Direttore Acerbi ha affermato che il Ponte Autostradale è sicuro.

La questione non riguarda solo il manufatto autostradale perchè è nota la questione dei ponti di Viadana e di Casalmaggiore. Quest’ultimo in attesa di interventi da anni, dopo la fuga dell’Anas dalle sue responsabilità e la conseguente azione giudiziaria da parte delle province di Cremona e Parma e delle regioni Lombardia ed Emilia.

La situazione è ancor più complicata dai ribassi d’asta anche di oltre il 40% portati avanti dalle ditte concorrenti che obbligano le Amministrazioni ad una scrupolosa analisi della presenza di anomalie nelle offerte, al punto che a Casalmaggiore siamo, ormai, alla quarta delle ditte in ordine di graduatoria ed i lavori non sono ancora iniziati.

Dice il collega Massimo Araldi che in corrispondenza di un plinto c’è un avallamento sulla sede stradale al punto che, quando passa di lì, si sposta sull’altra parte della carreggiata...

Discorso analogo, in termini di necessità di intervento, è stato riscontrato sul ponte Verdi tra Isola Pescaroli e Ragazzola, con notevoli oneri sul bilancio delle due province ed un ragionamento rispetto alla questione dei prelievi di materiale litoide andrebbe pure riproposto al pari della dotazione obbligatoria di controlli satellitari con radar, sonar, etc. con intervento degli Organi di Polizia garantito, al pari di quanto avviene in tutta Europa.

Con il Sen. Lombardi, Dolfini e Genzini abbiamo scritto e lavorato per decenni chiedendo interventi. Possibile che gli organi dello Stato non vedano, non sappiano e non correggano questo andazzo? Come è pensabile che ci sia il ton-ton su tutte le auto, sui camion e persino sulle mietitrebbie e non ci sia su chi scava e reitera antiche furbizie che scaricano le conseguenze sull’intera comunità? Il Presidente della Provincia di Mantova Fontanili è in possesso di un corposo dossier e le Fiamme Gialle sono intervenute più volte ma, evidentemente, qualcuno usa nuove e più sofisticati escamotages.

Tuttavia, tornando al ponte autostradale, poichè anche a me è rimasta negli occhi l’immagine emblematica delle pile, come riprodotta dal Vostro sito, ho suggerito ai Dirigenti della Centro Padane di prendere contatto per fornire documentazione tecnica che potesse fugare ogni sospetto.

Vedo ora che il geometra Ratti, che ha partecipato alla costruzione del Ponte, recare alcune informazioni che, a maggior ragione, richiedono una spiegazione pubblica da parte della Società. Penso che l’Amministrazione Provinciale, quale maggiore azionista cremonese di Centro Padane (quasi il 16% del capitale sociale) vorrà sollecitare questo necessario chiarimento ed adottare i provvedimenti del caso.

Speriamo di essere presto edotti e rassicurati.

Giuseppe Torchio

(capogruppo Lista Civica Prov.le)

Caro direttore, le foto dei pali di fondazione ammalorati del ponte autostradale di Cremona, che appaiono ormai da giorni sul suo quotidiano, mi hanno suscitato lontani ricordi.
Sono infatti trascorsi più di 40 anni da quando, geometra neodiplomato, venni impiegato nella costruzione del ponte medesimo.
Ritengo, alla luce dei ricordi, di poter dare almeno parziali risposte alle preoccupazioni che le foto pubblicate suscitano nei lettori del suo quotidiano.
L'attuale stato delle teste dei pali di fondazione delle pile del ponte non è oggi molto diverso da come risultava essere al tempo dell'inaugurazione della nuova struttura.
Il sistema con cui venivano realizzati questi grandi pali di sostegno alle pile impiegava la "bentonite", sostanza colloidale che veniva pompata all'interno dello scavo realizzato dalla trivella al fine di sostenerne le pareti ed evitarne il franamento.
Dopo l'inserimento nello scavo delle gabbie d'armatura, iniziava, tramite un lungo tubo a sezioni via via staccabili, il getto del calcestruzzo. Il getto iniziava dal fondo del palo e, per differenza di peso specifico, faceva gradatamente fuoriuscire dallo scavo la più leggera bentonite, che in buona parte veniva recuperata per i successivi impieghi. Nelle fasi finali, quando il getto del calcestruzzo stava per raggiungere la quota assegnata, sopra al calcestruzzo fresco si formava un "cappellaccio" di calcestruzzo misto a bentonite e a sabbia o altro provenienti dalle pareti dello scavo ( i pali in alveo avevano un'altezza complessiva di 44 metri). Misurare con esattezza quando il getto del calcestruzzo fosse arrivato alla quota assegnata era sempre difficoltoso, dovendo utilizzare come unico sistema delle aste di metallo che, infilate a mano nello scavo, indicavano, a seconda della resistenza che incontravano, dove il getto di calcestruzzo fresco fosse, più o meno, arrivato.
Spesso, a lavoro eseguito, alcuni pali risultavano più alti del dovuto ed andavano ridotti, mentre altri risultavano più bassi ed andavano accresciuti. La parte terminale dei pali, la dove si congiungono alle pile, è sempre stata quella più critica, in quanto nel calcestruzzo ormai indurito, si presentavano bolle di bentonite mista a sabbia che, oltre a ridurne la portanza effettiva, ne compromettevano completamente l'estetica. La consistenza della parte superiore dei pali di fondazione, già poco dopo che l'acqua del fiume ne aveva dilavato ed asportato le parti non in calcestruzzo, è sempre stata simile o poco meglio rispetto a quella evidenziata dalle foto pubblicate.
Con ogni probabilità nulla è a tutt'oggi compromesso dal punto di vista statico, in quanto solo una parte minoritaria dei pali di fondazione sono i quelle condizioni e l'intera opera è sicuramente stata progettata con ampi margini di sicurezza, sia sulle strutture verticali che su quelle orizzontali. Col passare degli anni ed il continuo dilavamento delle parti ammalorate e dei ferri d'armatura ormai scoperti qualche problema di tenuta statica poterebbe però sopraggiungere.
Un completo esame di verifica di tutto lo stato delle palificazioni di sostegno nell'alveo ordinario e la programmazione di un rapido intervento di risanamento sembrano a questo punto indispensabili.
Il caso del ponte di Piacenza inopinatamente crollato, mentre era in pieno utilizzo, rappresenta un segnale d'allarme che non può essere ignorato.
Tocca sicuramente alla società proprietaria dell'opera e della sua manutenzione (società pubblica il cui consglio e la cui presidenza sono nominati dagli enti di governo delle provincie e dei comuni interessati: Piacenza, Cremona e Brescia) intervenire per chiarire al pubblico e agli utenti dell'autostrada che cosa ha già programmato o cosa ha intenzione di programmare per garantire la sicurezza di tutti.
Il silenzio prolungato non può portare che a situazioni di maggior disagio e a verifiche ancor più approfondite. Geom. Diego Ratti

Parcheggio Coop di via Vecchia: troppo buio di sera, mi sento insicura
Uno scippo in piazza Cadorna avverte che la città brigante si fa più audace


Caro direttore,
apprezzo molto l'iniziativa che dà valore alle lettere dei cittadini presentandole anche in prima pagina. Così acquistano più autorità i loro elogi ma anche le loro denunce. Mi rivolgo quindi al suo giornale per segnalare un problema. Il parcheggio Coop di via Vecchia (zona Po) viene frequentato anche a tarda ora. Ma l'intera area è molto fiocamente illuminata. Per fortuna fino ad oggi non si sono avuti fatti spiacevoli. Tuttavia le notizie che giungono dai parchi di grandi città allarmano tutti noi, compresa la sottoscritta che spesso è costretta ad attraversarlo quando è ormai buio. Ebbene, non stento a confessare la mia inquietudine, anche se per fortuna non mi è mai capitato nulla di grave. L'altra sera però sono stata avvicinata da due ragazzini che mi hanno fatto proposte oscene. Li ho liquidati con una frase ben assestata, hanno continuato a seguirmi per un centinaio di metri. I due adolescenti erano spuntati dalle piante subito dopo il ponticello che attraversa il Morbasco e lì sono tornati quando ho preso ho acceso il telefonino minacciando che avrei chiamato i carabinieri. Di certo questo parcheggio è poco illuminato, dunque potenzialmente pericoloso. Non si potrebbe migliorare la situazione, prima che succeda qualcosa di più grave?
Lettera firmata
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Il problema della illuminazione della città è serio.Cremona è buia, molto buia. La Giunta comunale ha parlato di un deciso miglioramento di prospettiva. Ma intanto le luci persino in piazza del Duomo degradano o sono spente. In questo caso come in altri dove si prospetta un pericolo serio - confermiamo la preoccupazione della lettrice - non si può intanto provvedere di urgenza? Altre notizie depongono male: lo scippo di una donna in piazza Cadorna a Cremona ad opera di un motociclista. La società brigante fa passi avanti. Mettimocela tutta, dunque, per anticiparne le mosse e combatterla (ove è possibile).

Lo scandalo Colonie Padane: così il Comune tutela le sue evidenze architettoniche e fa turismo?

Via del Sale porta anche al bel Parco al Po con la sua pista ed è una delle realizzazioni di cui Cremona può andare soddisfatta. Ma eccoci alla vergogna. Una vergogna perchè le Colonie Padane disegnate dall'ingegner Gaudenzi sono alcune delle realizzazioni più pulite e più belle della prima metà del Novecento, come la sede storica della Baldesio (si vede che il fiume ispirava i nostri progettisti).Da spavento il degrado della costruzione (ed anche quello progressivo del parco a guardarci bene dentro) Diamo qualche esempio, ma a girarci dentro si prova un senso di ira e di sconforto nel medesimo tempo. Il problema è che bisogna avere qualche ideuzza e amore per il bello. I soldi non mancano, come constatiamo affrontando la raffica di progetti che ci vengono presentati in questi giorni e di cui, in gran parte, si potrebbe tranquillamente fare a meno.

Troppi intralci sulla ciclabile di via Riglio... e che rischio!

Caro Direttore,
intervengo per segnalare questa volta il pietoso stato di abbandono in cui versa buona parte della pista ciclabile che corre parallela a via Riglio. Avendo scelto tale itinerario per una tranquilla gita in bicicletta, ho potuto constatare come la folta vegetazione esistente a lato di tale percorso stia letteralmente invadendo lo spazio che dovrebbe consentire ai ciclisti di procedere in sicurezza. Anzi, in vari punti siamo stati costretti a deviare bruscamente avvicinandoci pericolosamente alla sede stradale dove, nella più completa assenza di qualsiasi specifica protezione, si corre il rischio reale di essere investiti dai veicoli in transito. Una striscia bianca e un po' di erba non costituiscono certamente una adeguata o sufficiente protezione. Oltre alle condizioni del fondo in alcuni tratti sconnesso, non è da sottovalutare infine la precarietà della segnaletica nel punto in cui tale pista ciclabile attraversa via Riglio per portarsi sul lato opposto: infatti, a prescindere dalla completa assenza della segnaletica orizzontale, quella verticale appare posizionata in modo anomalo ed anche assurdo. Spero che non si tratti di un caso di "eutanasia di una pista ciclabile". Il tutto è comunque documentato dalle foto allegate.

Francesco Badalotti

Una discarica all'ingresso del Porto, è innocua o pericolosa?

Nessuna risposta alla persistente inquietudine di molti cittadini

Quando la Katoen ha proposto la installazione dei suoi magazzini di stoccaggio nel porto di Cremona ha preteso la completa bonifica dell'area. In tutta fretta e con risorse pubbliche, l'azienda del Porto di Cremona e Mantova (allora aveva questa denominazione) ha risposto alla richiesta del colosso belga della plastica di base.

E' così sorta la imponente collina che si vede nelle fotografia, con inerti che sono finiti in una DISCARICA CONTROLLATA DI SECONDA CATEGORIA TIPO A E DI PRIMA CATEGORIA NON SOGGETTA A VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE AI SENSI DELLA L.R. 10/99 (questa la definizione ufficiale).

Per questo tipo di rifiuti ritenuti non pericolosi, tuttavia è necessario, tra l'altro, osservare una serie di modalità e cautele in particolare per quanto riguarda la tutela delle acque di falda, occorre evitare lo sgrondo delle acque meteoriche ed il sollevamento di polveri, misurare gli effetti dell'attività sull'ambiente esterno, si deve avere la capacità tecnico economica, sia per attrezzature sia per personale, ai fini del regolare esercizio e dei controlli successivi.

Il programma di controllo deve garantire che: a) tutte le sezioni impiantistiche assolvano alle funzioni per le quali sono progettate in tutte le condizioni operative previste , b) vengano adottati tutti gli accorgimenti per ridurre i rischi per l'ambiente ed i disagi per la popolazione; c) venga assicurato un tempestivo intervento in caso di imprevisti; d) venga garantito l'addestramento costante del personale impiegato nella gestione; e) venga garantito l'accesso ai principali dati di funzionamento nonché ai risultati delle campagne di monitoraggio. L’esecuzione del programma deve essere eseguita da parte di personale qualificato ed indipendente.

Alla luce di queste disposizioni molti guardano con diffidenza a questa discarica , anche perchè hanno letto che l'inquinamento delle falde principalmente dovuto all'attività della Tamoil è stato in qualche relazione definito pure dipendente da situazioni a monte della raffineria. Possiamo guardare all'imponente discarica nel Porto senza preoccupazione? Sono osservate tutte le disposizioni? La discarica è chiusa, ma viene mantenuto un costante controllo soprattutto per quanto riguarda la infiltrazione di acque meteoriche? Una risposta a tutte queste domande a noi pare necessaria. E speriamo sia tranquillizzante... Ma per ora vige il dilenzio assoluto in materia.

...Ne dalla Amministrazione Provinciale, ne dall'ARPA alcuna precisazione. Ne tranquillizzante, ne informativa, ne allarmante. Silenzio assoluto. Proprio come avvenne nel 2003 quano solo Il Vascello pubblicò le tabelle ufficiali dell'agenzia europea sull'autodenuncia dell'inquinamento Tamoil. Anche allora silenzio assoluto. Di conseguenza, informammo direttamente e personalmente l'amministrazione comunale e quella provinciale. E qualcuno oggi continua a sostenere che a quella data non ne sapeva nulla.

Tornando alla discarica nel Porto realizzata con i soldi dei cittadini cremonesi, resta come unica indicazione il piano della Provincia (amministrazione Torchio) che parla di "risanamento" dell'area, a conferma che qualche preoccupazione deve esserci, e di ricollocazione del materiale stoccato di fianco al centro La Dogana.

Ecco cosa si affermava nel piano provinciale: "All'interno dell'area portuale in fregio all'area della Tamoil è collocata una discarica di rifiuti speciali/inerti che occupano un'area di circa 70mila metri quadrati per un'altezza media di circa 5 metri. Tale area in fase di post chiusura potrebbe essere utilmente utilizzata con insediamento di aziende di carattere produttivo. Il risanamento di detta area è realizzabile attraverso lo spostamento di acqua lungo il canale navigabile e il conseguente collocamento dei materiali in una discarica di recente autorizzazione". Dopo di che, nei fatti, più nulla.


Gli interventi di "Cremona protesta" anche in una seconda pagina. Clicca qui


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di Ven, 22 gen 2010