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La denuncia della DIA in un clamoroso documento e la mappa di MilanoMafia

I clan criminali nel cremonese

Specificatamente agiscono nel settore del movimento terra, discariche, gestione dei rifuti, bonifica di aree inquinate. Un documento del Ros che si occupa della materia è stato allegato a un odg presentato in Provincia da Giuseppe Torchio, Giovanni Biondi e Gian Paolo Dusi: emergono riferimenti ad alcuni politici cremonesi, citati peraltro come soggetti da avvicinare in relazione al cambio di politica più favorevole alla cave, particolarmente nel cremasco . E' evidente che la cosa non può non interessare la criminalità, che infatti se ne occupa ampiamente e parla di possibili incontri con gli esponenti locali e regionali di questa linea più permissiva . Da qui forti inquietudini nella politica cremonese. "Cronaca" identifica, leggendo un a relazione dei ROS, il consigliere regionale Rossoni e il presidente provinciale Salini, verso i quali la magistratura non ha peraltro sin qui constatato alcunché di penalmente rilevante

La polemica tra Roberto Saviano e il ministro leghista di allora, Roberto Maroni sulla presenza de l'endrangheta in Lombardia ha fissato l'attenzione su una situazione criminale che anche Il Vascello ha già parecchie volte evidenziato in chiave cremonese, con particolare preoccupazione per alcuni grandi cantieri in progetto e per alcune situazioni o presenze sospette, evidenziate persino in ordini del giorno e documenti pubblici.
La Direzione Distrettuale antimafia è molto precisa e, attraverso lo scrupoloso lavoro condotto dai colleghi professionisti di MilanoMafia abbiamo anche una precisa mappa delle zone di influenza del nostro territorio dove i clan criminali dominanti sono quelli delle famiglie Grande Aracri, Ferrazzo e Piromalli.

La Dia lancia l'allarme complessivo sulla progressiva e costante evoluzione delle cosche calabresi nelle regioni del Nord Italia che si esercita anche nelle aziende e si infiltra negli appalti pubblici. Descrive con precisione le tecniche di infiltrazione criminale.


I metodi i sono la costante ricerca di una generica benevolenza verso le loro imprese spesso orientate dalla mafia a realizzare iniziative volte a raggiungere un consenso incondizionato, cioè un clima favorevole per portare a successo le operazioni dietro la facciata .Altrimenti azioni forti tese all''assoggettamento, attraverso le minacce, le estorsioni o la offerta di protezione reclamando così di poter garantire la tranquilla esecutività dei cantieri.
Con questi mezzi gli imprenditori criminali si infiltrano nei tessuti aziendali sani. E stringono il cappio non appena si avverte qualche segno di reazione o, all'incontrario, di cedimento della robustezza dell'impresa,
Così si dice nel rapporto della Direzione Investigativa dove si ricorda che alcuni compartimenti della criminalità organizzata sono riusciti ad interagire con settori della pubblica amministrazione. La Dia parla di veri e propria legami tra mafia e politica, gli stessi sottolineati in Lombardia da Roberto Saviano nella puntata di "Vieni via con me" che ha fatto infuriare Maroni.

Il settimanale l'Espresso va a fondo e riporta anche una intercettazione telefonica.

La domanda è semplice: "A Milano ci sono le elezioni provinciali. Abbiamo la possibilità di candidare qualcuno noi?" E la risposta intercettata dai carabinieri del Ros è altrettanto elementare: "Io posso sentire qualche amico, là a Milano, qualche calabrese...".


Sono brani da uno dei rapporti antimafia più inquietanti degli ultimi anni, acquisito adesso dai pm di Milano, in cui si alternano manovre per entrare nei cantieri dell'Expo 2015 a progetti per inserire "gli amici" nei municipi dell'hinterland meneghino. E quelle di cui parlano nel marzo 2009 sono proprio le liste della Lega.

Nulla di penalmente rilevante, perché finora i giudici non vi hanno riscontrato ipotesi di reato. Ma il documento è sorprendente, anche per i soggetti a cui si fa riferimento. A parlare è un imprenditore, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro un prestanome al servizio del clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Che discute con un maresciallo delle Fiamme Gialle, collaboratore del procuratore aggiunto Nicola Gratteri, ossia di uno dei magistrati più attivi nella lotta alle cosche. È proprio il maresciallo che propone: "Ieri sera mi sono visto con Pino Galati... rimangono dei candidati in alcuni paesi... abbiamo la possibilità di candidare qualcuno noi?".

Pino Galati è un parlamentare calabrese del Pdl. Ma l'operazione gravita "sulla moglie del Galati", che come scrivono gli investigatori, "si identifica nell'onorevole Carolina Lussana, nata a Bergamo, eletta nelle liste della Lega Nord". La bionda leghista che si impose alle cronache proprio per la storia d'amore sbocciata a Montecitorio con il deputato del profondo Sud. (segue sotto)

Clan criminali nel cremonese e in Lombardia


Attraverso loro, i due soggetti intercettati studiavano il modo di inserire persone di fiducia nei municipi della provincia di Milano, paesi dove vive una folta comunità calabrese. Incredibile? Il sottufficiale legge "un elenco di collegi", comuni dove si dovevano rinnovare le giunte: Magenta, Cerro Maggiore, Cassano d'Adda, Pioltello, Sesto San Giovanni, Calabiago, Cassano Primo. Il presunto uomo della 'ndrangheta si mostra entusiasta: "Belli... belli... Bei collegi...".

E il dialogo prosegue: "Non hai qualcuno là che...".

"Che si interessa di politica sì... qualcuno che ha fatto il consigliere comunale pure a Cologno... Provo a sentirli...".

"Vedi un po' se riusciamo... noi... questa gente ci serve". Serve a cosa? Per ottenere appalti. L'imprenditore agisce nel movimento terra, il grande business della 'ndrangheta lombarda. Si lamenta di avere "le macchine ferme". E commenta: "Adesso cominciano i lavori di Expo, sai quanta merda porterà là sopra... Si torna come l'alta velocità... Se la mangiano subito... chi tiene cinque camion, chi resiste, chi arriva all'Expo".

Lui ritiene di avere trovato l'aggancio giusto: "Devo incontrare un costruttore grosso a Milano... Questo ha fatto la fiera di Milano... una parte dell'Expo ce l'ha lui... Devo andare a parlarci ma deve venire uno dalla Calabria apposta, un pezzo grosso...".

Perché abbiamo ripreso questo richiamo? Lo stesso Espresso precisa che non vi è nulla di penalmente rilevante e che nei confronti della personalità politica citata non è stato preso, giustamente, alcun provvedimento. Perché pur se altri la chiamano in causa, questi potrebbero esibire qualsiasi nome a insaputa dell'interessato.

Certo,anche a Cremona bisogna tener le orecchie ben dritte.

Specificatamente per infiltrazioni (come il Vascello riferisce nei suoi documenti) nel settore del movimento terra, discariche, gestione dei rifiuti, bonifica di aree inquinate.

Un documento del Ros che si occupa della materia è stato allegato a un odg presentato in Provincia da Giuseppe Torchio, Giovanni Biondi e Gian Paolo Dusi: emergono riferimenti ad alcuni politici cremonesi, citati peraltro come soggetti da avvicinare in relazione al cambio di politica più favorevole alla cave, particolarmente nel cremasco . E' evidente che la cosa non può non interessare la criminalità, che infatti se ne occupa ampiamente e parla di possibili incontri con gli esponenti locali e regionali di questa linea più permissiva. Da qui forti inquietudini nella politica cremonese. "Cronaca" identifica, leggendo una relazione dei ROS, il consigliere regionale Rossoni e il presidente provinciale Salini, verso i quali la magistratura non ha peraltro sin qui constatato alcunché di penalmente rilevante.

Il documento del Ros osserva che i tentativi "di osmosi tra attività istituzionali e interessi particolari rappresentno la via di ingresso della criminalità organizzata - che già controlla i colletti bianchi - nel mondo economico e politico".

Le inchieste de "Il Vascello" sulla mafia in Lombardia: questi servizi sono sul nostro giornale da mesi, clicca

• Rapporto Ecomafia - Per illeciti nei rifiuti Cremona è terza in Lombardia, dopo Brescia e Pavia, in quello del cemento è nona. Una constatazione:" Che a Milano la mafia si limiti a riciclare denaro e non eserciti controllo sul territorio è una bugia ripetuta da anni”. Vai


• Il mercato malavitoso dell'acciaio nero. Leggi


Mani della criminalità organizzata sulla discarica d'amianto di Cappella Cantone? Una storia di intrecci e appalti. Vai

 

Gravissime accuse contro il magistrato Francesco Nuzzo

Dettagli su telefonate che rivelerebbero come avesse rapporti di conoscenza con un big dei Casalesi

Ma tutto potrebbe essere spiegato dai rapporti di parentela della moglie

Altri dettagli che possono gettare ombre diversamente interpretabili sulle clamorose accuse contro il magistrato Francesco Nuzzo il quale peraltro conferma a proposito delle pesantissime imputazioni che gli sono state rivolte dal gip (falso e abuso d'ufficio, concussione anche sessuale ) che si tratta di una manovra della ciminalità alla quale risulta inviso proprio per la sua opposizione a infiltrazioni della camorra negli appalti per il risanamento del litorale domizio.

Per il magistrato ben noto a Cremona era proposto l’arresto (contro la decisione del gip è stato già avanzato appello ma la procura antimafia insiste: quel magistrato va arrestato).

Esaminiamo gli ulteriori particolari dscritti su "La Gazzetta del Mezzogiorno" da Titti Beneduce.

Nell’ordinanza del gip Alessandro Buccino Grimaldi è raccontato, per esempio, l’episodio della telefonata che chiama in causa Pasquale Morrone, «soggetto inserito con mansioni apicali nella struttura della ramificazione bidognettiana del clan dei Casalesi (all’interno della quale egli rivestiva il ruolo di capozona per il Comune di Castel Volturno e zone limitrofe), poi deceduto in data 3.3.2006».

Nel marzo 2005, dunque durante lo svolgimento della campagna elettorale per le amministrative di Castelvolturno, Nuzzo si presentò al commissariato di polizia per denunciare un’irregolare affissione di manifesti.

Chiese all’ispettore Gennaro Palazzo di usare il telefono dell’ufficio misure di prevenzione e chiamò una persona mai identificata: «Prendimi subito un appuntamento con Pasquale Morrone, perché lo devo incontrare faccia a faccia e dirgli che non mi deve rompere il cazzo, deve andarsene via da qua e deve rimanere fuori da questa campagna elettorale».

Scrive il gip: «Conclusa la telefonata, il Nuzzo Francesco precisava agli attoniti astanti di conoscere il Morrone Pasquale sin da piccolo». Il boss, tra l’altro, era un parente acquisito dell’allora candidato sindaco tramite la moglie di quest’ultimo, Celeste.

Per chiarire la vicenda della telefonata, Nuzzo fu convocato in commissariato nei giorni successivi: ma affermò di non avere poi incontrato Pasquale Morrone, né alla polizia venne in mente di accertare chi avesse chiamato quel giorno Nuzzo per mandare a Morrone stesso il messaggio.

«Dal servizio di sorveglianza elettronica — scrive ancora il gip — è poi emerso che, negli anni successivi, tra il Nuzzo Francesco e l’ispettore capo Palazzo Gennaro si creavano singolarmente rapporti di profonda confidenza (tant’è vero che il Palazzo Gennaro non esitava ad affermare "Sono a vostra disposizione, sindaco… So che io non sono nessuno, però nel mio piccolo vi posso dare una mano)" ed il Nuzzo Francesco ribatteva: "Sei sempre un ispettore di polizia che meriteresti una faccia di schiaffi"».

Nelle conversazioni intercettate, Nuzzo dà del tu all’ispettore, che invece, rispettosamente, gli parla con il voi. L’ex sindaco, che il giorno prima aveva sostenuto di cadere dalle nuvole, è intervenuto nuovamente sull’inchiesta, dicendosi vittima di pentiti bugiardi e paragonandosi ad Enzo Tortora: « Io sto vivendo il dramma di Enzo Tortora: persone che non conosco, che non ho mai incontrato e i cui nomi ignoravo fino a qualche mese fa, si sono permessi di infangarmi facendomi apparire come un colluso con la camorra». Nuzzo è accusato di concorso in associazione di tipo mafioso, abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale e concussione, anche sessuale, per avere costretto una giovane rumena a stare con lui in cambio di un posto di lavoro. Di questo, e delle numerose intercettazioni agli atti dell’inchiesta, il magistrato però non parla.

L’ex sindaco, che all’indomani della strage dei neri sfilò alla testa di cortei di solidarietà alla comunità africana, cade dalle nuvole: «In un mondo che è alla rovescia non mi ci trovo. Non so assolutamente niente. È un fatto paradossale: proprio ieri ho finito di scrivere un libro sulla mia esperienza di sindaco intitolato " Uomini d'onore e uomini senza onore"».

Il gip Alessandro Buccino Grimaldi nell’ordinanza disegna un ritratto di Nuzzo a tinte cupe, facendo riferimento per esempio alla «dedizione del Nuzzo Francesco, durante i suoi periodi di permanenza nel Comune di Castelvolturno, al gioco d’azzardo, nel quale egli si impegnava anche unitamente a soggetti adusi ad atteggiamenti quantomeno dubbi».

In quanto magistrato - ricorda Titti Beneduce anche sul Corriere - Nuzzo ambiva ad un incarico di livello nazionale e cercò di avvicinare l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, attraverso Nicola Ferraro, che come lui militava nell'Udeur. «Va ricordato — scrive il gip — che effettivamente Nuzzo risulta essere stato nominato dirigente dell’ufficio Servizio di controllo interno del Ministero della Giustizia (ossia proprio del dicastero retto in quel momento temporale dal Mastella Clemente)»; quest'ultimo, però, è del tutto estraneo all’inchiesta ed all’oscuro degli eventuali legami tra Nuzzo, Ferraro e i casalesi. Il gip sottolinea poi come «Nuzzo ritenga di essere del tutto legibus solutus, avvezzo ad accordi con clan camorristici e al compimento di ilegittimità amministrative. Ma al palmares del Nuzzo si aggiunge in senso metaforico la ciliegina sulla torta: la concussione sessuale ai danni di una povera donna straniera, priva di redditi, alla ricerca di un dignitoso e sicuro posto di lavoro».

La donna, è scritto nell'ordinanza, fu indotta «a sottostare a prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro che viene sottratto ad un’altra persona a cui in realtà spetta». Dalle intercettazioni telefoniche emerge che la giovane rumena tiene a precisare «che lei non è una donna di strada» e che ha bisogno di un lavoro: «Non l’ho mai fatto: lo faccio perchè sono disperata».

Nuzzo, tra i fedelissimi, secondo l’accusa, del boss Francesco Bidognetti,è stato coinvolto nel braccio di ferro tra questa fazione del clan dei casalesi e quella che fa capo a Francesco Schiavone. In particolare, Francesco Nuzzo fu sequestrato da uomini di Schiavone; per ritorsione, alcuni uomini di Bidognetti si presentarono armati nei municipi di Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, imponendo ai sindaci pro tempore di dimettersi. Il particolare del sequestro viene però smentito da Nuzzo.

I pentiti insistono, in particolare il boss Luigi Guida, svela preoccupanti retroscena sugli appalti a Castelvolturno. «Lorenzo Marcello — afferma Guida — mi disse che già era al corrente della situazione in relazione alla gara della nettezza urbana e che comunque sia Nuzzo sia Marcello avrebbero fatto vincere delle gare a ditte indicate da noi. Si trattava delle gare per le quali noi già avevamo accordi con la precedente amministrazione guidata da Antonio Scalzone, cioè le gare d’appalto relative al polo nautico di Villa Literno, all’ampliamento della darsena in Castelvolturno, alla costruzione di un campo da golf nel Villaggio Coppola ed alla costruzione dell’ospedale. Nuzzo e Marcello si impegnavano ad intervenire sul Coppola che doveva costruire le opere che il Comune autorizzava, chiedendogli di fare eseguire i lavori alle ditte che noi indicavamo. Mi viene chiesto come il Nuzzo e il Marcello avrebbero convinto il Coppola a far entrare le nostre ditte, io le rispondo che loro mi dissero che se il Coppola non avesse dato lavoro alle nostre ditte loro gli avrebbero negato o comunque gli avrebbero creato problemi in relazione ai permessi necessari per la realizzazione dei detti lavori».

Il federalismo demaniale: i beni concessi a Cremona




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di Dom, 4 dic 2011