
Gravissime accuse contro il magistrato Francesco Nuzzo
Dettagli su telefonate che rivelerebbero come avesse rapporti di conoscenza con un big dei Casalesi
Ma tutto potrebbe essere spiegato dai rapporti di parentela della moglie
Altri dettagli che possono gettare ombre diversamente interpretabili sulle clamorose accuse contro il magistrato Francesco Nuzzo il quale peraltro conferma a proposito delle pesantissime imputazioni che gli sono state rivolte dal gip (falso e abuso d'ufficio, concussione anche sessuale ) che si tratta di una manovra della ciminalità alla quale risulta inviso proprio per la sua opposizione a infiltrazioni della camorra negli appalti per il risanamento del litorale domizio.
Per il magistrato ben noto a Cremona era proposto l’arresto (contro la decisione del gip è stato già avanzato appello ma la procura antimafia insiste: quel magistrato va arrestato).
Esaminiamo gli ulteriori particolari dscritti su "La Gazzetta del Mezzogiorno" da Titti Beneduce.
Nell’ordinanza del gip Alessandro Buccino Grimaldi è raccontato, per esempio, l’episodio della telefonata che chiama in causa Pasquale Morrone, «soggetto inserito con mansioni apicali nella struttura della ramificazione bidognettiana del clan dei Casalesi (all’interno della quale egli rivestiva il ruolo di capozona per il Comune di Castel Volturno e zone limitrofe), poi deceduto in data 3.3.2006».
Nel marzo 2005, dunque durante lo svolgimento della campagna elettorale per le amministrative di Castelvolturno, Nuzzo si presentò al commissariato di polizia per denunciare un’irregolare affissione di manifesti.
Chiese all’ispettore Gennaro Palazzo di usare il telefono dell’ufficio misure di prevenzione e chiamò una persona mai identificata: «Prendimi subito un appuntamento con Pasquale Morrone, perché lo devo incontrare faccia a faccia e dirgli che non mi deve rompere il cazzo, deve andarsene via da qua e deve rimanere fuori da questa campagna elettorale».
Scrive il gip: «Conclusa la telefonata, il Nuzzo Francesco precisava agli attoniti astanti di conoscere il Morrone Pasquale sin da piccolo». Il boss, tra l’altro, era un parente acquisito dell’allora candidato sindaco tramite la moglie di quest’ultimo, Celeste.
Per chiarire la vicenda della telefonata, Nuzzo fu convocato in commissariato nei giorni successivi: ma affermò di non avere poi incontrato Pasquale Morrone, né alla polizia venne in mente di accertare chi avesse chiamato quel giorno Nuzzo per mandare a Morrone stesso il messaggio.
«Dal servizio di sorveglianza elettronica scrive ancora il gip è poi emerso che, negli anni successivi, tra il Nuzzo Francesco e l’ispettore capo Palazzo Gennaro si creavano singolarmente rapporti di profonda confidenza (tant’è vero che il Palazzo Gennaro non esitava ad affermare "Sono a vostra disposizione, sindaco… So che io non sono nessuno, però nel mio piccolo vi posso dare una mano)" ed il Nuzzo Francesco ribatteva: "Sei sempre un ispettore di polizia che meriteresti una faccia di schiaffi"».
Nelle conversazioni intercettate, Nuzzo dà del tu all’ispettore, che invece, rispettosamente, gli parla con il voi. L’ex sindaco, che il giorno prima aveva sostenuto di cadere dalle nuvole, è intervenuto nuovamente sull’inchiesta, dicendosi vittima di pentiti bugiardi e paragonandosi ad Enzo Tortora: « Io sto vivendo il dramma di Enzo Tortora: persone che non conosco, che non ho mai incontrato e i cui nomi ignoravo fino a qualche mese fa, si sono permessi di infangarmi facendomi apparire come un colluso con la camorra». Nuzzo è accusato di concorso in associazione di tipo mafioso, abuso d’ufficio, falso ideologico e materiale e concussione, anche sessuale, per avere costretto una giovane rumena a stare con lui in cambio di un posto di lavoro. Di questo, e delle numerose intercettazioni agli atti dell’inchiesta, il magistrato però non parla.
L’ex sindaco, che all’indomani della strage dei neri sfilò alla testa di cortei di solidarietà alla comunità africana, cade dalle nuvole: «In un mondo che è alla rovescia non mi ci trovo. Non so assolutamente niente. È un fatto paradossale: proprio ieri ho finito di scrivere un libro sulla mia esperienza di sindaco intitolato " Uomini d'onore e uomini senza onore"».
Il gip Alessandro Buccino Grimaldi nell’ordinanza disegna un ritratto di Nuzzo a tinte cupe, facendo riferimento per esempio alla «dedizione del Nuzzo Francesco, durante i suoi periodi di permanenza nel Comune di Castelvolturno, al gioco d’azzardo, nel quale egli si impegnava anche unitamente a soggetti adusi ad atteggiamenti quantomeno dubbi».
In quanto magistrato - ricorda Titti Beneduce anche sul Corriere - Nuzzo ambiva ad un incarico di livello nazionale e cercò di avvicinare l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, attraverso Nicola Ferraro, che come lui militava nell'Udeur. «Va ricordato scrive il gip che effettivamente Nuzzo risulta essere stato nominato dirigente dell’ufficio Servizio di controllo interno del Ministero della Giustizia (ossia proprio del dicastero retto in quel momento temporale dal Mastella Clemente)»; quest'ultimo, però, è del tutto estraneo all’inchiesta ed all’oscuro degli eventuali legami tra Nuzzo, Ferraro e i casalesi. Il gip sottolinea poi come «Nuzzo ritenga di essere del tutto legibus solutus, avvezzo ad accordi con clan camorristici e al compimento di ilegittimità amministrative. Ma al palmares del Nuzzo si aggiunge in senso metaforico la ciliegina sulla torta: la concussione sessuale ai danni di una povera donna straniera, priva di redditi, alla ricerca di un dignitoso e sicuro posto di lavoro».
La donna, è scritto nell'ordinanza, fu indotta «a sottostare a prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro che viene sottratto ad un’altra persona a cui in realtà spetta». Dalle intercettazioni telefoniche emerge che la giovane rumena tiene a precisare «che lei non è una donna di strada» e che ha bisogno di un lavoro: «Non l’ho mai fatto: lo faccio perchè sono disperata».
Nuzzo, tra i fedelissimi, secondo l’accusa, del boss Francesco Bidognetti,è stato coinvolto nel braccio di ferro tra questa fazione del clan dei casalesi e quella che fa capo a Francesco Schiavone. In particolare, Francesco Nuzzo fu sequestrato da uomini di Schiavone; per ritorsione, alcuni uomini di Bidognetti si presentarono armati nei municipi di Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e Casal di Principe, imponendo ai sindaci pro tempore di dimettersi. Il particolare del sequestro viene però smentito da Nuzzo.
I pentiti insistono, in particolare il boss Luigi Guida, svela preoccupanti retroscena sugli appalti a Castelvolturno. «Lorenzo Marcello afferma Guida mi disse che già era al corrente della situazione in relazione alla gara della nettezza urbana e che comunque sia Nuzzo sia Marcello avrebbero fatto vincere delle gare a ditte indicate da noi. Si trattava delle gare per le quali noi già avevamo accordi con la precedente amministrazione guidata da Antonio Scalzone, cioè le gare d’appalto relative al polo nautico di Villa Literno, all’ampliamento della darsena in Castelvolturno, alla costruzione di un campo da golf nel Villaggio Coppola ed alla costruzione dell’ospedale. Nuzzo e Marcello si impegnavano ad intervenire sul Coppola che doveva costruire le opere che il Comune autorizzava, chiedendogli di fare eseguire i lavori alle ditte che noi indicavamo. Mi viene chiesto come il Nuzzo e il Marcello avrebbero convinto il Coppola a far entrare le nostre ditte, io le rispondo che loro mi dissero che se il Coppola non avesse dato lavoro alle nostre ditte loro gli avrebbero negato o comunque gli avrebbero creato problemi in relazione ai permessi necessari per la realizzazione dei detti lavori».
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