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Ricordare Cremona com'era nei luoghi adatti non è una cattiva idea ma...

Ernesto Fazioli merita più che una operazione nostalgia

Massì, ricordare a questi cremonesi immemori che Ernesto Fazioli è stato uno dei più grandi fotografi lombardi e forse italiani del Novecento non è stata una cattiva idea. Come è avvenuto il tutto? Collocando nei luoghi eternati dal fotografo cremonese le immagini della città com’era e come è diventata principalmente durante la riforma del centro storico attuata dal fascismo, rincorrendo (con gli occhi di oggi troppo frettolosamente) quella che era la ambizione dell’Italia che cambiava pelle e voleva proporsi come grande paese europeo: la demolizione di luoghi, quartieri e case considerati igienicamente malsani, il tutto per dar luce a una idea di modernità e progresso. Tra le case malsane sono così entrati ambienti straordinari come il convento di Sant'Angelo che ha fatto posto a piazza Marconi ed alla costruzione di palazzo dell’Arte.
L’eliminazione del presunto vecchiume artistico è continuata anche negli anni ’50 del dopoguerra, se si pensa all’enorme scempio compiuto in via Palestro per realizzare la città della scuola, eliminando un altro complesso straordinario come quello accanto alla chiesa di San Vincenzo, sordi ad ogni richiamo dell’ingegner Mercatelli. Mala tempora currunt per i profeti.
Quando la politica ci si mette e si sposa con l’approssimazione, compie questi danni ed altri (forse anche in futuro).
Ernesto Fazioli ha documentato tutto su commissione del Comune di Cremona e sono proprio le immagini conservate agli uffici dell’urbanistica che vengono esposte in questi giorni con enormi ingrandimenti su grandi pannelli che sono contrassegnati dalla effe stradivariana (con un altro contributo di Arvedi, vero padre putativo della nuova Cremona?).
E’ evidente che osservare “Cremona com’era” suscita curiosità. In questo senso operazione riuscita.
Ma il Fazioli operaio illustre della macchina fotografica, meritava anche qualcosa di meglio. Le stampe sono grigiastre, non sempre nitidissime, noi abbiamo visionato gli originali e per internegativo si poteva fare molto di più, calibrando i contrasti. Inoltre avere ignorato Ernesto Fazioli fotografo di quello che oggi si chiamerebbe il “sociale” è una colpa grave. Il cronista Fazioli ha dato il meglio proprio in questo ambito, non ignorando anche i venti artistici della fotografia del momento. Ci viene in mente un grande nome come Alexander Rodcenko, evocato in una immagine di Fazioli esposta sotto i portici del Comune, ma quanti se ne saranno davvero accorti? Insomma l’operazione nostalgia poteva elevarsi un po’ di più e diventare grande proposta culturale. Qui è solo un amarcord neppure felliniano.
Anche perché molte didascalie sono sommarie e qualche data non è perfetta, o addirittura le indicazioni sono sbagliate, come la didascalia della foto che riproduciamo qui a destra e che confonde il Duomo con il Santuario della Madonna Nera in S. Abbondio. Oppure l'altra foto dove la Cappella non è quella del Duomo, ma della chiesa di S. Agostino. Grave che non si sia andati a dare un’occhiata dentro la Cattedrale, che è proprio di là della piazza. Ma non tutto il male finisce per nuocere. Cremona ha riesumato Ernesto Fazioli. Sarebbe finalmente ora che sull’abbrivio si decidesse di dedicargli la grande mostra che merita, con competenze, commenti critici e selezioni di immagini adeguati alla statura del personaggio. La improvvisazione ha già fatto la sua parte.

Per 'archivio fotografico un progetto esiste da anni, si può realizzare solo in Biblioteca o Archivio di Stato, lo si attui, evitando accuratamente improvvisazione e dilettantismo c

(a.l.) -L'Italia è un benedetto Paese e Cremona fa di tutto per perpetuarne non solo le qualità ma anche i difetti. Come l'eterno tira e molla sui grandi progetti. Da quanto tempo si parla, ad esempio, del centro di restauro degli strumenti ad arco? Ebbene, sin dai tempi dell'assessorato alla cultura di Eugenio Bettinelli il problema era praticamente risolto. Ma ci fu chi si mise di traverso e da passo indietro a passo all'indietro, la grande iniziativa sta per finire, ammesso che si realizzi, sotto tutela fiorentina. Tutela autorevolissima, ma chi ha maggior competenza di Cremona sulla liuteria? La competenza non si può noleggiare.

Altrettanto adesso, proseguendo nelle proprie visite pastorali, la Giunta di centro destra (e qui non è questione politica, siamo di fronte alla frenesia di acchiappare tutto quello che può dare visibilità elettorale) con il vice sindaco Malvezzi benedice una... brillante idea avanzata da Roberto Caccialanza, venuto alla ribalta con i tabelloni in città che propongono documenti di Ernesto Faziolisostenuti dall'intervento del grande patron di questa giunta, Giovanni Arvedi.

La proposta è di realizzare a Cremona un archivio delle fotografia cremonese. Proposta bellissima, peccato che fosse già arrivata alla fase esecutiva (fondi a parte, ahinoi) con la direzione della Biblioteca Governativa di Emilia Bricchi Piccioni. I nostri politici di destra hanno già mostrato di avere la memoria corta o addirittura di non sapere in molte questioni della città, dopo tanti anni di opposizione che avrebbero dovuti quantomeno tenerli al corrente. Ma memoria corta deve avere anche il giornale locale che presenta con una pagina intera la proposta come una assoluta novità. Molto meglio e con grande correttezza si rifà a precedenti, sia pure di striscio, l'attuale direttore della Biblioteca ed ex assessore Stefano Campagnolo il quale richiama l'iniziativa del precedente direttore.

Il progetto infatti non solo è nebulosamente da cavare dai meandri della memoria, ma c'è già. Campagnolo lo troverà certamente nei suoi archivi assieme a molte fotografie che furono donate ulteriormente alla biblioteca, assieme a cataloghi e testi.

La direttrice della Biblioteca lo perfezionò con la collaborazione del sottoscritto che a sua volta si avvalse dei suggerimenti e delle idee discusse con alcuni protagonisti della fotografia cremonese, citiamo in primo fra tutti il compianto Franco Coppiardi. Tutti preoccupati, assieme a Giuliano Regis, che restasse nei fondi non catalogato e in pratica inutilizzabile, un enorme patrimonio risalente anche ad Aurelio Betri e ad altri protagonisti della grande fotografia cremonese, si vedano le citazioni dello stesso Regis e di Antonio Leoni, catalogate in biblioteca sin dai tempi della direzione di Rita Barbisotti.

Dunque non è affatto vero che nessuno si fosse preoccupato della cosa. Anzi, c'è di più, e qui il fatto è addirittura clamoroso. Il progetto è ufficiale, venne inviato al ministero, fu approvato di massima, ritornò dal ministero per alcuni aggiustamenti, e una volta messo a punto - nella prospettiva della Mediateca - venne a benedirlo a Cremona in una conferenza, nientemeno che il direttore generale del servizio bibliotecario nazionale, promettendo anche fondi per la sua realizzazione, nei termini e con le caratteristiche (compresa la ovvia catalogazione digitale, che adesso il Caccialanza presenta come una grande intuizione) che parzialmente e sorprendentemente pare di riconoscere dal poco che si sa riguardo alla proposta avanzata a Malvezzi.

L'archivio è in campo da anni e s'ha da fare, ma un fatto deve essere chiaro: l'aggregazione congeniale per l'archivio della fotografia cremonese non può avvenire che in Biblioteca o all'Archivio di Stato, i quali possiedono già un consistente patrimonio di imaggini dall'800 a oggi. L'operazione deve essere professionale e condotta con tutte le garanzie del caso, il che richiede professionalità, rigore, competenza e serietà.

Ma non finisce qui, e siamo davvero al colmo. Chi si mise di traverso al progetto di archivio della fotografia cremonese, realizzato oltre tutto gratuitamente? Roberto Caccialanza.

Sì, proprio lui - il Roberto Caccialanza che si pavoneggia in queste ore - dopo la benedizione del ministero all'archivio della fotografia inviò una lettera alla direzione nazionale delle biblioteche statali tale da suscitare richieste di precisazioni e la ovvia reazione della direttrice della biblioteca Emilia Bricchi Piccioni. Una lettera di traverso, che provocò un inevitabile allungamento di tempi. Lo stesso ministero, però, ne riconobbe la inattendibilità e promosse la diligenza, nonché la correttezza e la bontà della iniziativa di Emilia Bricchi Piccioni.

Si vuol fare finalmente l'archivio della fotografia cremonese? I suoi cultori, gli storici della fotografia cremonese, gli appassionati veri tirino un sospiro di sollievo. Ma non si ricominci da capo: si riprenda la strada interrotta dopi, dopo l l'interesse m al progetto mostrato da Roma, dalle vicende contraddittorie della Mediateca (che il Ministero pare ancora voler sostenere e mantenere in sua proprietà, ponendosi in contraddizione con questa giunta che su suggerimento dei commercianti avrebbe l'intenzione di trasformare in parcheggio, con tanti saluti alla cultura. In proposito chiediamo a Malvezzi: sta bene l'archivio delle fotografia, ma dove lo mettiamo?, preoccupazione che il progetto di Emilia Bricchi Piccioni pareva aver risolto appunto con la Mediateca).

Il percorso dell'archivio è tracciato, le cose da fare sono già analiticamente indicate ben prima che Sin Sala Bim cavasse il coniglio da un cilindro che presenta tutte le patacche descritte, le quali non sembrano davvero porlo tra i salvatori della fotografia cremonese. Bisogna infatti prima di tutto evitare proprio le patacche se si procede, il che esige cultura, conoscenza della storia, delle date e dei fatti non solo della fotografia cremonese ma della fotografia tout court, competenze e approfondimenti che anche fatti recenti sembrano porre decisamente in dubbio.

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Nel testo, una immagine di Aurelio Betri, l'Ospedale Fatabenefratelli" in Palazzo Affaitati, attuale sede della pinacoteca e della Biblioteca, vista e commentata da Giuliano Regis in "Ricerche" del luglio 1983, con il contributo di M.L.Betri, perseguendo la giusta concezione di un Archivio che non sia solo elenco, ma identificazione di una scelta (ecco i criteri del progetto in Biblioteca dal 2005 e sostenuto dal ministero dal 2006). La corsia dell'Ospedale Fatabenefratelli -"Alla fine degli anni settanta gli obiettivi sono migliorati, come i materiali sensibili; in particolare vengono studiati e prodotti i « grandangolari » che sono in grado di abbracciare un vasto angolo di ripresa consentendo di evitare effetti di distorsione prospettica. Betri è al passo con i tempi e rifotografa la città da nuovi punti di vista e produce la serie di immagini che serviranno ad illustrare la Guida di Cremona del 1880".

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