
La Fiera di San Pietro con l'obiettivo di Sandro RizziMe lo aveva preannunciato con una mail: "Il 26 e il 27 in occasione della Fiera di San Pietro sono a Cremona per esibirmi come statua vivente, non come sacerdote. Sarei lieto se mi verrà a trovare..." Così sabato sera sono andato a cercarlo a Porta Po, proprio all'inizio del viale. Ed eccolo lì, bianca statua di marmo accanto ad una fontanella vera. Si chiama Gualtiero Bassanese, in arte Walter. Lo scorso anno, in abito talare e cappello rotondo, dispensava benedizioni dal suo piccolo pulpito. Quest'anno ha preferito una candida fissità. Sulle bancarelle della fiera di San Pietro sono arrivate le "vuvuzelas": ma il loro assordante ronzio da alveare impazzito ci sembra improvvisamente fuori tempo ora che l'Italia è tornata a casa. Il Mondiale del Sudafrica ha perso smalto. Sabato sera quando il Ghana ha segnato il gol del 2-1 contro gli Stati uniti, davanti al maxischermo di Piazza Stradivari c'erano soltanto due spettatori fermi con la bicicletta. hetto... (f Infine, nel volo d'uccello alla Fiera di San Pietro, ecco una figura immancabile. Il ciocapiatti. Non ne ha mancata una, delle nostre Fiere. Ha riempito le dispense e ornato le tavole di migliaia di cremonesi. E quest'anno è particolarmente orgoglioso. E' finito su You Tube. "Vetrina internazionale" - afferma - per i piatti sbattuti senza romperli su una cassa di latta. Il servizio si intitola, appunto, "ciocapiatti". hetto... (foto Sandro Rizzi)
Il Carnevale vola nell'altra dimensioneUn fotoreportage di Antonio Leoni ©
Si è chiuso il carnevale cremonese con i Màascher, un incontro dei nostri bambini con gli "altri": molta commozione alla grande festa sotto il Torrazzo organizzata da Anffas e Fondazione Sospiro. Ha cantato Camillo del Vho con Diana. Alle 20 a Pescarolo poi il tradizionale falò in piazza, una tradizione che ha almeno 300 anni. Tutte le espressioni dei "Màascher" nel fotoreportage di Antonio Leoni ©.Queste immagini sono offerte a quella parte di società ipocrita che si consola esorcizzando i termini delle verità dolorose, dunque chiamando non vedenti i ciechi, diversamente abili gli handicappati, e anche peggio, per tirarsi fuori, diversi gli immigrati. Prendere coscienza delle dimensioni dell'umanità è un dovere che apre alla accoglienza, alla generosità, all'impegno e alla fratellanza. Ecco la ragione di queste foto scattate nel loro giorno di gioia, la gioia del mascheramento per sentirsi, finalmente, uguali, ammessi a guardare oltre la siepe come fa quest'uomo dalla sua scatola di cartone, una prigione che si spezza.









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