Si accende il dibattito: "paritaria" scuola per ricchi? No, scuola esemplare
“La scuola è aperta a tutti”, ma a sinistra si sostiene che la "paritaria" è una scuola privilegiata e di ricchi
Carissimo Direttore, In questi giorni ho letto i commenti della stampa locale, e le lettere pervenute in Redazione, sugli investimenti Regionali concessi alle scuole “private” (come scritto in una lettera pubblicata) che più correttamente devono definirsi scuole “non amministrata dallo Stato”, ossia paritarie, rilascianti titoli equivalenti ai quelli della statale, le cui rette pagate dagli studenti costituiscono fondi necessari, ma insufficienti, all'ordinaria gestione della scuola. L’occasione per riconoscere finalmente che la scuola paritaria non è una sorta di “riserva indiana” è la legge 62/2000 che, stabilendo il superamento delle vecchie forme giuridiche, determina un sistema di istruzione qualificato, oltre che un’offerta, pluralista e flessibile, sempre più adeguata alle esigenze delle famiglie e del territorio.
Equivocando, spesso si parla come se le scuole paritarie fossero solo ed esclusivamente quelle di ordine cattolico, dimenticando che paritetiche lo siano anche quelle “laiche” (gestite da cittadini associati, gruppi di docenti e/o genitori, Enti Locali stessi).
Già questa grossolana corrispondenza, la dice lunga sulla serietà presa nell’affrontare l’argomentazione dell’istruzione a livello italiano, e dell’angolazione ideologica mostrata come giudizio. Le scuole paritarie dell'infanzia in Lombardia sono numerosissime e accolgono più del 50% dei bambini, annoverano dipendenti che, in massima parte, sono laici e con famiglia. Queste svolgono nella nostra, come in molte altre regioni del nostro Paese, una funzione insostituibile per la cura e l'educazione dei figli di tantissime famiglie tanto da farne aumentare, negli anni, la domanda verso questo servizio da parte delle famiglie.
Si offre una idea faziosa e offensiva dei nostri governanti, visto che i buoni scuola sono stati istituiti dal Governo di centro-sinistra con la Legge 62/2000 sulla parità scolastica con un piano straordinario di finanziamento, attuato poi dal governo di centro-destra con la Legge 289/20002. La legge sulla parità, per altro, non prevede alcuna incompatibilità dei buoni statali con eventuali buoni regionali (previsti poi da Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte), per cui buoni statali e regionali risultano cumulabili. L'educazione negli U. S.A. copre l'intero campo delle attività educative, dagli asili infantili all'istruzione di terzo livello, con rette annuali da zero a più di 40000$. In Europa, specie se di tradizione “laica” Olanda, Belgio, Inghilterra e Francia- lo Stato definisce le norme generali, finanziando al cittadino la scelta del luogo e delle modalità pe ril raggiungimento degli propri obiettivi.
È quello che si chiama autonomia e sussidiarietà. Tutto il mondo sta marciando in questa direzione, per fortuna anche l’Italia, si sta diffondendo la convinzione che la qualita’ garantisce l’esercizio del diritto d’educazione, oltre che d’istruzione. L’educazione è molto più che l’istruzione, per il semplice fatto che quest’ultima attecchisce solo ed esclusivamente in un processo di crescita globale della persona stessa.
L’educazione implica il saper sceglier da Sé, al di là di ogni aspetto sociale e biologico. Lo stato giuridico dell’ente gestore (statale o non) è assolutamente secondario rispetto alla qualità del mandato educativo. Doveroso porre al centro dell’attenzione l’alunno con i suoi diritti-doveri, cioè la scuola è funzionale all’alunno e non viceversa. Lo studente quindi deve essere il fine di tutte le istituzioni, unitamente alla sua stessa famiglia, che ha il dovere/diritto di scegliere tempi, fini e mezzi che concorrano alla formazione educativa e culturale del figlio.
Ho scelto il Collegio “Beata Vergine” perché, fidandomi dell’Istituzione, voglio che i miei figli siano seguiti: c' è più rigore nella condotta e questo impedisce ai bulletti di fare danni. Tutto è più controllato, le sezioni sono due e non quindici, in classe c’è il giusto numero di studenti. C'è molto altro, anzitutto le strutture: mia figlia fa lezione di informatica e ognuno ha la sua postazione. L' ultima cosa, la più importante, è la possibilità di fermarsi in classe a studiare tutti i pomeriggi. Per chi lo desidera, come parte di miei conoscenti, la scuola adotta la settimana corta da lunedì al venerdì, con due rientri obbligatori pomeridiani, ed è dotata di servizio di mensa. I suoi punti di forza sono: uguaglianza, libertà, imparzialità, regolarità, collaborazione, trasparenza e valorizzazione del pluralismo culturale l’impegno sociale, la serietà, uniti alla capacità di offrire un servizio di qualità nettamente superiore a quello della scuola pubblica. La retta annua per ciascuno alunno, non è una cifra esagerata, paragonata al servizio didattico formativo svolto. Le scuole paritarie ricevono una somma molto modesta che copre una piccola parte delle spese. Si tenga conto che: - lo Stato spende 7-10'000 euro per ogni studente della scuola statale - il 9% degli studenti frequenta scuole paritarie - gli studenti in Italia sono 10-12mln - lo stato risparmia circa 5-6 mld € all'anno - le famiglie che mandano i figli in queste scuole pagano le tasse come tutti gli altri,
La Lombardia è la regione con il maggior numero di alunni non italiani, oltre 160.000, di cui il 42,8% è nato in Italia da genitori immigrati. La dote scuola 2009/2010 è partita con largo anticipo proprio per permettere alle famiglie di poterne disporre prima dell'avvio delle lezioni. Al finanziamento della dote scuola 2009/2010 la Regione ha destinato oltre 195 milioni di euro per assicurare a ogni studente il diritto allo studio, garantendo ampia libertà di scelta familiare, anche in vista dell'inserimento lavorativo. Al lettore che lamentava il fatto “1 studente di scuole statali su 10 usufruisse di benefici economici” rispondo che le scuole paritarie, adottando programmi ministeriali, svolgono un servizio pubblico integrato nel sistema scolastico nazionale di istruzione. Dunque sarebbe il caso che lo Stato riconoscesse, alle scuole e agli alunni frequentanti, una parte di questo risparmio. Si arriverebbe così a riconoscere nei fatti che il finanziamento alle scuole paritarie non è per lo Stato un “onere”, bensì un sistema vantaggioso ed efficace di destinare risorse che comunque competono di diritto a tutti i cittadini. Un investimento ad alto tasso d’interesse per l’intero Paese!!
In una società aperta e pluralista, è doveroso sostenere l’azione educativa delle famiglie offrendo loro il maggior numero di opportunità possibili, una di queste, è proprio quella che riguarda la libertà educativa, che deve fornire ai genitori la possibilità di scegliere tra scuola statale e scuola paritaria, secondo le esigenze, i valori, le aspettative della famiglia. Il Governo, convinto del carattere "generativo" dell’educazione, si è battuto, inoltre, affinché i maestri tornino a essere consapevoli della loro fondamentale funzione, ritrovando la loro centralità e unicità a cominciare dalla scuola primaria. La tematica della scuola è molto, troppo importante, direi strategica: un questione che dovrebbe occupare il primo posto nell’agenda di ogni politico, e i cui problemi non possono rimanere irrisolti per diatribe ideologiche.
Di fronte all’attuale emergenza educativa, di fronte alla necessità di innalzare i livelli medi culturali della nostra popolazione, di fronte al raggiungimento degli obiettivi di Lisbona e al perenne ritardo dell’Italia, di fronte alla reale necessità d’integrazione degli stranieri e all’evasione scolastica dei nostri ragazzi, non sarebbe opportuno mobilitare tutte le nostre energie piuttosto che assistere all’infinita polemica di pregiudizi infondati? La verità va ricercata e documentata mettendo in atto percorsi seri, non giocando sulle emozioni. Non si costruisce nulla sul pregiudizio e sulla falsità!!
Mara Sperlari -Associazione Genitori Scuole Cattoliche Cremona
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Falsità è una parola pesante. Evitiamola per favore. I dati sono dati. La Rai è bipartisan. Non merita questo attacco. E per mantenere questo spirito, ecco opposte dichiarazioni di Filippo Penati.
“Nelle scuole private lombarde solo l’1 per cento degli iscritti è disabile. Per stessa ammissione della direttrice della Zolla, nota e prestigiosa scuola privata intervistata da Presa diretta, la scuola privata non è obbligata a prendere disabili”.
Filippo Penati, candidato alla presidenza della Regione Lombardia”, interviene così sulla scuola in Lombardia e commenta “Questo non significa applicare correttamente il principio di sussidiarietà che ha nelle sue premesse l’utilizzo del bene comune. Non accogliere nelle scuole alunni disabili con il bene comune ha poco a che spartire”. Ma non solo. “Quasi il 60 per cento dei contributi che la Regione destina alle famiglie- sottolinea Penati- che iscrivono i figli ad una scuola privata va a chi ha un reddito superiore ai 47 mila euro l’anno. E questo non credo favorisca la libertà di scelta ma i ricchi”.
“In Lombardia - conclude Penati- quasi il 60% dei contributi erogati alle famiglie che iscrivono un figlio alla scuola privata vanno a chi ha un reddito compreso tra i 47 mila e i 198 mila euro l’anno. E questo a fronte del fatto che per ottenere un contributo in una scuola pubblica è necessario presentare un Isee non superiore ai 15 mila euro. La spesa pro capite per gli iscritti alle private è di 478 euro l’anno mentre quella per gli iscritti alla pubblica è di poco più di 3 euro l’anno. Questo non significa favorire la libera scelta ma favorire i ricchi”.
Faverzani, presidente AGeSC: no la Rai non è stata bipartisn, mettiamo le cose a posto
Caro Direttore,
ho notato sul Tuo sito la lettera di Mara Sperlari a firma dell’A.Ge.S.C., Associazione Genitori Scuole Cattoliche. Mi corre l’obbligo di precisare, in quanto Presidente di tale organismo, che l’attribuzione è impropria: l’autrice della missiva è una semplice iscritta. Va da sé come ciò non basti, per parlare a nome e per conto del sodalizio.
Detto questo: anch’io ho seguito con sconcerto la trasmissione di Rai Tre. Altro che bipartisan! Si è rivelata un distillato di pura ideologia, con tesi assolutamente preconcette e tendenziose.
Certo, la scuola paritaria potrebbe e saprebbe farsi carico della disabilità in misura anche maggiore di quanto già non faccia. Se solo lo Stato, però, erogasse -per questa, specifica voce- gli stessi fondi, che stanzia per gli istituti statali, anziché scaricare scandalosamente l’intero costo sulle famiglie. O i disabili delle prime sono meno disabili di quelli delle seconde? Perché tale odiosa disparità? In altri campi, per molto meno si parlerebbe di “razzismo”…
Quanto al resto, smettiamola con la farsa delle “scuole per ricchi”! E’ un’assoluta menzogna, smentita dai fatti. Ed i fatti sono questi.
Dote Scuola: Isee non superiore ai 15 mila euro, per aver accesso ai contributi nelle scuole statali. Coefficiente reddituale fino a 46 mila euro, invece, in quelle paritarie. Perché? Semplicissimo! Perché chi ha un reddito di 45 mila euro ed iscrive un figlio alla scuola statale non paga nulla, solo un minimo contributo. Chi invece sceglie una scuola pubblica paritaria, deve pagare una retta, che mediamente varia dai 2.500 euro della Primaria ai 4 mila delle Superiori. E lo Stato udite bene- “sostiene” con soli 85 euro l’anno le famiglie con figli nelle Secondarie di Primo e Secondo Grado paritarie. Famiglie, che han l’unico “torto” d’aver fatto una scelta di libertà educativa. La Regione Lombardia ha voluto, allora, contribuire ad abbattere le rette ingiustamente pagate, sopportandone il 25% del carico e lasciandone “solo” il 75 in carico agli utenti. Viene inoltre in aiuto delle famiglie con figli disabili che scelgono la scuola paritaria (ebbene sì, caro Direttore: anche nella scuola paritaria i disabili ci sono e in una misura che forse a molti dà fastidio ammettere!) con un contributo di 3.000 euro a prescindere dal reddito, spendibili solo ed esclusivamente dalla scuola per sostenere, secondo le modalità di volta in volta ritenute necessarie, le spese del sostegno di cui, come detto, lo Stato rifiuta, invece, d farsi carico.
Va ricordato inoltre come il 60% delle domande pervenute per la Dote Scuola provenga da famiglie con figli frequentanti le scuole paritarie ed un reddito ISEE al di sotto dei 15.000 euro, ciò nonostante pronte a pagare comunque la retta. Altro che “ricchi”!
Sono queste, dunque, le vere discriminate, costrette a parità di reddito- a sborsare migliaia di euro in più, solo per poter offrire al proprio figlio un progetto educativo corrispondente alle proprie aspettative. E questo alla faccia della libertà di scelta, scritta soltanto nella legge!
Tutti i Paesi europei e moltissimi anche tra quelli dell'est hanno da tempo e davvero riconosciuto alle famiglie la possibilità di scegliere liberamente e senza aggravi tra scuole pubbliche statali e non statali paritarie, pagando già tutti i contribuenti le tasse per avere l'istruzione come previsto dalla Costituzione-. Solo in Italia questo diritto non viene ancora riconosciuto e le famiglie a volte fanno fatica ad offrire la formazione desiderata per i propri figli. Anzi, si ritrovano a dover pagare due volte: le tasse per "gli altri" e le rette per loro.
Spiace dover ripetere le stesse cose. Evidentemente, però, c’è qualcuno, che proprio non vuol capire ciò che, in sé, è lapalissiano…
Mauro Faverzani
Presidente A.Ge.S.C. di Cremona
La attribuzione era a firma della signora Mara Sperlari. Questo per quanto ci riguarda.La scuola paritaria aiuta lo Stato
Caro Direttore,
è vero che falsità è una parola pesante, ma è altrettanto vero che pesanti sono i pregiudizi e sono duri a morire, nonostante i dati, e i dati sono racchiusi in queste semplici domande:
- E' vero o non è vero che chi manda i propri figli alle scuole paritarie paga le tasse allo Stato, tanto quanto chi manda i figli alle scuole statali?
- E' vero o non è vero, quindi che chi manda i figli alle scuole paritarie contribuisce comunque a pagare le spese (edifici, manutenzioni, consumi, insegnanti ecc) delle scuole statali, pur non usufruendone?
- E' vero o non è vero che se quelli che mandano i propri figli alla scuola paritaria decidessero invece di mandarli alla scuola statale, lo Stato dovrebbe spendere tra i 5 e i 6 miliardi di Euro in più ( per fabbricati, manutenzioni, consumi, insegnanti) rispetto ad oggi?
- E' vero o non è vero che, grazie alle scuole paritarie, lo Stato pertanto risparmia tra i 5 e i 6 miliardi di Euro?
- E' vero o non è vero allora che lo Stato, incluse le Regioni, elargisce alla scuola paritaria solo una minima parte di questo risparmio?
- E' vero o non è vero che chi sceglie la scuola paritaria risulta essere di fatto un cittadino di serie B, cornuto e mazziato, perchè paga le tasse, come gli altri, per mantenere la scuola statale e in più deve pagarsi le rette della scuola paritaria?
- E' vero o non è vero che definire la scuola paritaria "scuola per ricchi", confonde l'effetto con la causa? Infatti non è che i ricchi vanno alla scuola paritaria e i poveri alla statale; la realtà è che, stante la situazione di diseguaglianza contributiva attuale, chi è meno abbiente non può permettersi la scuola paritaria. La realtà è che in tal modo lo Stato non consente una libera scelta del tipo di scuola da far frequentare ai propri figli perchè discrimina i cittadini, considerandone alcuni di serie B e da spremere.
Concludo con una osservazione: E' vero che la maggior parte delle scuola paritarie è di orientamento cattolico; ma questo fatto, che realizza un esercizio di libertà, non dovrebbe essere considerato un motivo aggravante; ovvero diventa tale qualora lo si voglia vedere attraverso le lenti del pregiudizio anti-religioso, in taluni ambienti prevalente.
Giorgio Telò

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di Sab, 5 giu 2010