L'opera di archeologia industriale firmata a suo tempo dagli architetti Mori e
Rastelli. E' un edificio di evidenza storica che viene riadattato secondo
l'accordo firmato con i privati che massicciamente occupano la
grandiosa area con edifici ad uso abitativo e commerciale.
In un'area strategicamente importantissima, a ridosso della
stazione e delle scuole, ben servita dai bus, l'occasione
per un intervento pubblico complessivo di alta
qualità urbanistica a fianco dei privati
era grandiosa. Ma Cremona ha perso
l'opportunità di creare le sue
halles. Tutto si riduce a cerotti
architettonici. Il progetto
definitivo, dell’architetto
Primo Mariani raggiungeva
gli 874 mila
euro.
Al piano
seminterrato una
sala polivalente con servizi
igienici e spogliatoi con servizi
igienici per la palestra; al piano
rialzato una palestra per pallavolo
ed attività motorie con locali di servizio annessi; al primo piano (in parte) locale bar e sala riunione con servizi. Maggiori dettagli
L'assessore all’urbanistica nonchè vice sindaco Carlo Malvezzi ha proposto in una affollata conferenza stampa un nuovo quiz per l'inclito ed il popolo, la ristrutturazione dell'area annonaria di Cremona, duecentomila metri quadri , istitigato dal numero di cittadini che si sono cimentati su suo immeritorio invito in più o meno attendibili progetti per un cuore dell’urbanistica cittadina (piazza Stradivari nel post pensilina).
Di fronte alla impresa che coinvolge anche il futuro dello stadio, bisogna tornare in primis a sottolineare il fenomeno che Il Vascello denuncia da mesi. Lunedì 4 luglio è stato confermato autorevolmente da Legambiente che siamo a rischio grave di mafia. Non c'è proprio da prenderla alla leggera. Il servizio è ancora leggibile: le ecomafie non risparmiano la Lombardia, dunque neppure Cremona (ammesso che non abbiano già infilato autorevolmente le unghie, direttamente o indirettamente, in qualche impresa nostrana). L'accesso è facilitato dal fatto che a Cremona continua a resistere la mentalità dell’isola felice, ovvero la credulità che certi fenomeni si debbano escludere perché sotto il Torrazzo non capitano. Attenti signori a farsi promotori di allegre cavalcate populistiche. I cavalli di Troia della mafia vanno dove la biada non è custodita dalla consapevolezza.
Per il resto, bisogna aggiungere qualcosa a quello che si è detto subito dopo la kermesse alla Camera di Commercio. La debolezza dell proposta e il sospetto di demagogia populistica sono il meno di fronte a un incomprensibile azzardo che sconvolge la più elementare logica urbanistica: parliamo dell' l'invito a formulare per un'area strategicamente così importante (accanto alla Cittadella commerciale dello sport) qualsiasi, indiscriminato obiettivo speculativo, senza pali e paletti e senza lo straccio di un progetto urbanistico generale (il cosiddetto master plain). Un disastro del genere avvenne a Cremona attorno agli anni ’60 dello scorso secolo e piangiamo ancora desso (in via Palestro, Piazza Roma o in piazza Vida, per fare esempi notissimi).
A tutto questo, per completare la riflessione, è nostro dovere aggiungere un'altra domanda. Mettiamo altra carne al fuoco quando la città non ha ancora colmato i suoi buchi neri che non sono soltanto il parking di piazza Marconi? E' al centro delle critiche l’area della stazione con i collegati sensi unici e le due piazze, porta Venezia e Risorgimento. Bisogna poi preoccuparsi, finalmente, del grande sogno mancato. Mettiamo mano all'area annonaria e ci lasciamo alle spalle l'area dell'ex Consorzio Agrario? Fateci vedere come la portate a compimento, poi parleremo d'altro.
Dalle speranze del progetto Terzi alla situazione attuale. Verde, in pratica non ce n’è. Parcheggi tanto meno. Solo architettura residenziale speculativa, uguale a quella che si vuole proporre al Macello, case e palazzi che sorgono come funghi, il maggiore ancora incompiuto si rivolge al Torrazzo con prospettive scheletriche inquietanti. Pensiamo alle ambizioni dell’architettura di Palu e Bianchi, ai giardini pensili eccetera. Vagano sulle carte progettuali in attesa di compratori. Per ora spicca soltanto il supermercato Family.
In più, due esempi di archelogiia industriale dal 2007 attendono l'uno un minimo intervento, l'altro che finalmente si giunga alla conclusione di un faticoso lavoro di ripristino. Gli oneri urbanistici di chi costruisce case, casrme e casermoni resindenziali con grande allegria urbanistica e varietà di stili, di altezze, colori e volumi, dovrebbero provvedere al recupero di queste due evidenze architettoniche.
La villetta dirigenziale è scandalosamente murata alle finestre ed crescono intorno le erbe infestanti, il capannone è dal 2007 in fase di lentissima ristrutturazione ed anche adesso, quando si afferma che i lavori sono ripresi, si fa ancora fatica a fissare una data per dare agli anziani del quartiere un qualche sollievo. Dal sogno al disastro. Una grande area che poteva riscattare la città e dare fiato al centro storico, abbandonata al suo destino. Uno scandalo.
Allora, prioritariamente, Malvezzi non non offra altri affari ,ma chiuda questi enormi buchi neri al meglio possibile. Certo poco ha colpa l’attuale amministrazione. Ma il fatto che la responsabilità di questi disastri sia dei rivali politici, non esime dal governare con la prudenza e la determinazione del buon padre di famiglia che allarga la casa soltanto quando non gli piove più in testa perchè ha riprato il tetto.
Sul frontale del capannone del consorzio agrario spicca il motto: "Et bona reflorescunt" ovvero "E le cose buone ricominciano a fiorire". Magari… La vittoria elettorale vale se reflorescunt, non altrimenti.