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La pagina delle lettere bis

Scandalosi vantaggi per le società petrolifere e i rischi di inquinamento, pesantissimi nel Mediterraneo

Caro Direttore,
vorrei complimentarmi con "Il Vascello" per avere dato spazio ad un argomento poco noto e dibattuto da chi, come noi, vive lontano dalle rive del mare. Parlo del bell'intervento sulle royalties per l'estrazione del petrolio in Italia dal titolo "Un dossier WWF evidenzia il saccheggio del territorio: 50 pozzi in Lombardia". Altri complimenti per avere riportato lo sdegno manifestato dalla prof. Maria Rita d'Orsogna a proposito dell nostra legislazione: «La legislazione in Italia è scandalosa perché favorisce al massimo le ditte estrattrici mortificando le aree invase da pozzi e piattaforme".» per cercare di portare all'attenzione generale il petrolio ed i problemi che trascina con sé.
Un primo esempio viene da alcuni numeri che dovrebbe suscitare un interesse di tutti perché attualissimI.
Proprio un anno fa in Internet si poteva leggere: “The Economist”, prestigiosa rivista di economia inglese, ha di recente pubblicato, nazione per nazione, le royalties che le compagnie minerarie lasciano al territorio dove estraggono senza imporre franchigie. Libia e Indonesia 85%, Russia e Norvegia l’80%, Alaska 60%, Canada 50%. La Basilicata ottiene solo il 7% con in più anche una franchigia di 20 milioni di tonnellate di olio e di 25 milioni di smc (metri cubi standard) per il gas da scontare prima di erogare denaro. In molte nazioni esistono restrizioni alle libertà di perforare nei laghi, nei parchi, a 50 km. dalla costa e nei centri e luoghi abitati". Negli stessi giorni da un articolo di La Repubblica (edizione di Palermo) si aveva una conferma sulle irrisorie royalties che chiede lo Stato italiano a chi trivella nel nostro territorio: appena il 4%!!!".
Con i tempi che corrono le nostre casse dello Stato, mi chiedo se non sia il caso che il governo Monti chieda una revisione delle condizioni delle concessioni nel settore della estrazione degli idrocarburi nel nostro paese per un adeguamento delle royalties alla media che pongono almeno i paesi europei.
Ma vorrei cogliere l'occasione per parlare, a proposito di pozzi di estrazione del petrolio, anche delle difficoltà per realizzare una seria politica che si opponga ai rischi ambientali per i nostri mari, visto che tra il basso Adriatico, lo Jonio ed il Tirreno meridionale si concentra un alto numero di pozzi offshore (quattro piattaforme solo in Sicilia e tre in Abruzzo).
Ricordato che nelle Marche ci sono piattaforme petrolifere a 3 km dalla costa e che il mare Adriatico nella sua parte settentrionale ha una profondità massima di 300 m, io credo che dovremmo chiederci cosa accadrebbe se ad una di quelle piattaforme capitasse una esplosione come è successo il marzo scorso nel Golfo del Messico alla piattaforme Horizon Deepwater della BP che pure si trovava a ben a 80 km dalla costa. Sarebbe la morte certa di questo nostro mare e una crisi ecoambientale gravisima per tutto il Mediterraneo in quanto mare "chiuso".

L'Europa aveva tentato di mettere a punto un progetto per tutti i paesi dell'Unione che fino a dicembre prevedeva per le piattaforme distanze di 200 miglia dalle coste ma la forza economica dell'industria estrattiva petrolifera è subito intervenuta a spegnere ogni velleità. Il 2 gennaio scorso è stato depositato a Palazzo Madama, al Senato, il progetto definitivo per la sua approvazione da parte del Parlamento e di quelle 200 miglia non vi è più alcuna traccia ("Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla sicurezza delle attività offshore di prospezione, ricerca e produzione nel settore degli idrocarburi COM (2011) 688 def.").
Un'ultima chiosa sull'inquinamento del Mediterraneo e la responsabilità del petrolio. Primo, per potere trivellare nel mare, le compagnie petrolifere hanno bisogno di speciali "fluidi e fanghi perforanti", sostanze altamente tossiche e difficili da smaltire che già contribuiscono per il 10% all'inquinamento, secondo perché questo mare è la via di transito del 40% del petrolio mondiale con tutto ciò che questo vuole dire. L'unica strada per uscire al più presto da questa spirale, che oltre a inquinare alimenta il peggioramentoi del clima, è trarre l'energia da fonti pulite.

Per il Circolo "AmbienteScienze" Benito Fiori

Gioco dell'oca per biciclette

Tra le caratteristiche della vita amministrativa di Cremona c'è lo schizofrenico rispetto delle regole, ed è forse per questo che il Codice della Strada viene consultato e interpretato senza un senso logico. Prendiamo come esempio la pista ciclabile in via dei Tribunali e in p.za Santa Lucia, fino a poco tempo fa percorsa dai ciclisti in senso contrario a quello delle auto, con tanto di segnaletica che ne autorizzava il passaggio: dopo i recenti lavori stradali in corso V. Emanuele II la pista ciclabile, temporaneamente cancellata, è stata ripristinata, abolendo però il senso contrario alle auto. La giustificazione, analogamente per quanto successo in corso Matteotti, è relativa alla "sicurezza", in quanto nel Regolamento attuativo del Codice della Strada il "senso contrario" in pista ciclabile non protetta non è previsto, con la conseguenza che entrambi questi tratti di pista ciclabile risultano ora inutili.

Chi arrivava da via Po passando da via del Vasto, entrando in P.za S. Lucia e poi in via dei Tribunali, evitava le insidie del traffico di P.za Cadorna e di una parte del Corso V. Emanuele II, mentre ora è costretto, al termine di via del Vasto, a una direzione obbligatoria per via Bissolati, perché se per sbaglio prende la via Ricca è costretto a ritornare in piazza Cadorna (segnale di direzione obbligatoria), ricordando con questo le penalità del gioco dell'oca. Il passaggio in via dei Tribunali invece serve solo ai ciclisti che arrivano da via Manna per andare verso il centro: in teoria, essendo via dei Tribunali una ZTL, il passaggio delle auto dovrebbe essere estremamente limitato, rendendo inutile quindi la pista ciclabile.

Chi arrivava invece da via Ponchielli per andare verso via Po dovrà ora transitare sul Corso, che diventa a questo punto l'arteria principale percorribile dai ciclisti, costretti a subire il traffico automobilistico e la nuova scomoda pavimentazione a blocchi di porfido.

L'interpretazione sghemba del Codice della Strada consente però ad altre piste ciclabili con senso contrario alle auto, ad esempio in corso Garibaldi e corso Vacchelli (illegali secondo gli ultimi chiarimenti dei "tecnici" ) di poter esistere. Tutta questa attenzione alla "legalità" delle piste di via dei Tribunali e P.za S. Lucia diventa ridicola (e avvilente) quando invece analoga attenzione non viene mai posta per le auto che parcheggiano sul ciotolato della chiesa di Santa Lucia, davanti (con tanto di divieto 24 ore su 24 e rimozione forzata) e sul retro (il divieto di sosta è stato tolto per i lavori e mai più ripristinato)senza dimenticare le auto perennemente parcheggiate in divieto di sosta in ampi tratti del Corso, compreso l'ormai famoso tratto davanti alla sede della Provincia. Questo atteggiamento di chiusura-di-un-occhio-e-a-volte-anche-l'altro verso conduttori di auto indisciplinati ha portato a una moltiplicazione di "furbi" che si sentono autorizzati a tutto, il cui atteggiamento arrogante e prepotente non si è più in grado di controllare: meglio allora prendersela con i ciclisti, come recentemente (e incomprensibilmente) richiesto dal Prefetto o complicando loro la vita con le piste ciclabili in stile gioco dell'oca, testimoniando con ciò la disastrosa politica di Cremona per la mobilità sostenibile.

Invitiamo i ciclisti a rispettare le regole del Codice della Strada, compresi i tratti da non percorrere in senso vietato, ma chiediamo a loro e a tutti i cittadini di battersi per una politica che incentivi e faciliti l'uso della bicicletta, e a segnalare alla Polizia Locale (0372-407427) i numerosi abusi che autisti con scarso senso civico affliggono a pedoni e ciclisti. Per quanto riguarda i nostri tecno-politici, confusi e non più in grado di garantire la corretta applicazione delle regole, non ci resta che ridere. Ecco alcuni esempi della serietà con la quale viene applicato il Codice della Strada:

Foto: - pista ciclabile "a scomparsa": non sapendo dove farla proseguire la si è troncata di netto, i ciclisti si trovano improvvisamente senza sapere dove andare.

- preinsegne pubblicitarie "amici miei": irregolari nella forma, nella dimensione, nei colori e nella posizione, vengono comunque autorizzate.

LUCI Cremona

Uno spazio da interdire alla caccia

Caro direttore,
mi trovavo a passeggiare lungo la ciclabile sud di Pizzighettone, quella che, partendo dal ponte della statale, costeggia l'Adda accompagnandolo sino a Crotta. La strada è asfaltata e, sormontando l'argine maestro, permette una panoramica suggestiva su campagne e corso d'acqua. Camminando si sfiora un rifugio faunistico e si attraversa, poco oltre, un'azienda faunistico venatoria e una riserva naturale. Bene, in tutto questo alternarsi di confini s'incunea pure una fetta di territorio a libera caccia che, necessariamente, deve ospitare cacciatori nella ristrettezza degli spazi rimasti tra le varie entità territoriali ed il fiume. Prova ne è stata che gli escursionisti, oltre ad ammirare il paesaggio e godersi la bella giornata di sole, si trovavano ad osservare il mesto peregrinare di qualche attempato cacciatore per i coltivi ed al limitare della zona di protezione. Fin qui nulla di sconveniente senonché la desolante povertà vegetazionale di tale parte di landa, per di più rovistata già da tre mesi, costringeva un seguace di Diana a spingersi verso l'argine, superarlo e sguinzagliare i suoi cani tra gli arbusteti prossimi al fiume. Teniamo conto che lo spazio tra l'argine e il fiume è abbastanza ridotto (200 m circa nel punto più ampio). Al mio rimbrotto, il cacciatore, scocciato, proseguiva nei suoi intenti affermando che lì aveva sempre cacciato. Ormai abituato a simili atteggiamenti, mi limitavo ad annotare la targa della sua probabile autovettura, parcheggiata non molto distante e me ne andavo. Ora io mi rivolgo al presidente dell'Ambito Territoriale di Caccia n°5, Ottini Mauro e chiedo se sia proprio necessario quel corridoio di terra per praticare la caccia o vogliamo aspettare che qualche maldestro cacciatore colpisca accidentalmente i passanti? E' vero che gli scorretti comportamenti individuali vanno a carico di chi li compie però, conoscendo le penuria di controlli e la vastità di altri spazi fruibili all'interno dell'Ambito, mi chiedo se non sia più sensato e preventivo interdire quel corridoio. Con grande pace anche per la fauna locale.

Manuele Allegri

Le piante del campo scuola da tagliare per coprire la tribunetta: Luci lancia lo scontro con il Comune

Una lettera a sindaco, assessori e consiglieri del Comune di Cremona.

1- L'antefatto.
Autunno 2010: con una lettera, sottoscritta da 12 Associazioni cittadine, si chiedeva al Comune di Cremona di rivedere il progetto di copertura della tribuna del Campo scuola. Tale intervento rientrava nelle compensazioni che il Comune stesso aveva richiesto all'imprenditore Arvedi come contropartita alla concessione di utilizzo di aree di proprietà pubblica per la realizzazione del centro sportivo denominato 'Cittadella dello sport'. Per realizzare tale copertura si prevedeva l'abbattimento della quasi totalità dei tigli che da decenni circondano la tribuna della pista di atletica.


Perchè è indispensabile coprire la tribunetta?
Caro direttore,
sono rimasto sconcertato dallo scoprire che far le opere compensative che la US Cremonese deve "donare" al comune di Cremona per la realizzazione della cittadella dello sport vi è la copertura della tribuna. Un'opera inutile, che fra l'altro comporterà l'abbattimento di alcuni bellissimi alberi (quasi certamente, visto l'andazzo della vicenda).
Un senso per lo sport cremonese lo ha la pista coperta di atletica, certo, i nostri atleti e i giovani potranno allenarsi anche di inverno. Ma cosa vuol dire coprire una tribunetta da campetto di atletica? Non siamo a Zurigo, tempio dell'atletica, non ospitiamo la diamond league, insomma, vorrei sapere quali saranno i fruitori d'inverno della tribunetta del camposcuola? si allenano sulla tribunetta gli atleti? oppure, i visitatori d'estate non possono sopportare un temporale (tra l'altro quando piove molto i meeting vengono annullati o sospesi). Non si poteva fare la sola pista coperta e monetizzare il rimanente, oppure, fare qualche opera su altri impianti o palestre?
Angelo Garioni Architetto

2-Vox populi.
La protesta dei cittadini ebbe come conseguenza un comunicato stampa del dicembre 2010 a cura dell'ufficio stampa del Comune.
“Caro Direttore, in merito ad alcune lettere e prese di posizioni apparse in questi giorni, si precisa che nell'ambito dei lavori della realizzazione della Cittadella dello Sport, così come previsto dalla convenzione sottoscritta tra il Comune di Cremona e l'U.S. Cremonese, verranno realizzati, per la parte relativa e di competenza del Centro Sportivo Giovanile dell'U.S. Cremonese, la pista di atletica indoor e la copertura della tribuna. Si tratta di opere compensative richieste dal Comune alla U.S. Cremonese a favore della cittadinanza.
Allo stato attuale il progetto della copertura è in fase di revisione così da evitare, per quanto possibile, l'abbattimento di eventuali essenze arboree.
Nell'eventualità che, alla fine della revisione del progetto, sussista qualche possibile incompatibilità con uno o due alberi, si valuterà con attenzione la possibilità di effettuare un loro trapianto, considerato che, trattandosi di tigli, l'operazione offre la sicurezza di una buona riuscita.
A conferma di ciò, si fa presente che tutti i trapianti di questo tipo sino ad ora effettuati hanno avuto successo.
Ufficio Stampa Comune di Cremona”

3- Carta canta...
In data 5 aprile 2011 viene presentata la richiesta d'accesso agli atti (ricevuta dal Protocollo Generale al n. 17205, il 6 aprile 2011) relativamente al progetto revisionato.
"Progetto revisionato - revisione annunciata con comunicato ufficiale del Comune (..) - relativo a permesso di costruire per riqualificazione comparto C6 campo scuola aut. 47/4 del 2/7/2010 a firma direttore gestione del territorio M. Masserdotti.”
Gli uffici competenti hanno 60 giorni di tempo per evadere la richiesta. (segue)

LUCI Cremona

Ma senza questi interventi il campo scuola non ha domani...


Buongiorno
Ho letto sul suo sito la lettera che parla del Campo Scuola e ci terrei a dire la mia, visto che frequento da quasi 30 anni quell’ambiente.Mi ha fatto specie leggere questa frase: "”Chi utilizza normalmente questi impianti si è espresso chiaramente: non serve la copertura della tribuna così come non c'è necessità di avere una pista indoor…”. Probabilmente queste persone vengono al campo solo per correre sull’anello esterno della pista e non sono impegnati, come molti do noi, ad allenare piccoli e grandi atleti. Chiedete agli allenatori che “salti mortali” devono fare per potersi allenare d’inverno!

Il campo scuola non si salva senza attrezzature invernali

.... Ci sono moltissimi bambini piccoli che devono “allenarsi” con i loro istruttori senza aver altri atleti attorno (per motivi di sicurezza), conseguentemente questi ultimi devono trovare altre sistemazioni sparse per le varie palestre della città. Noi per allenarci abbiamo bisogno di attrezzature specifiche (ostacoli, bilancieri, pesi, manubri, tappetoni e altro materiale) e non possiamo tutte le volte portarceli dietro. Se qualcuno di voi vuole provare a gestire questa situazione, prego, si faccia avanti.
Abbiamo atleti/e che hanno vinto titoli Italiani e che sono nel giro delle loro rispettive Nazionali di categoria; questi atleti (come tutti gli altri) hanno il diritto di potersi allenare in maniera adeguata nel loro ambiente, senza dover ogni settimana “arrangiarsi” nelle varie palestre. La palestra indoor permetterebbe a molti atleti di specialità diverse di allenarsi in contemporanea, senza intralciarsi a vicenda, e di avere la propria attrezzatura a portata di mano.
In quanto agli alberi, probabilmente qualcuno potrebbe avere la necessità di essere spostato, ed al Campo Scuola lo spazio non manca certo; inoltre, una buona parte sono pioppi e come si sa sono piante a termine (se non si vuole incorrere nel pericolo crollo, mettendo a rischio gli utenti) e di piante "secolari" nella struttura non ve ne sono proprio, se è vero come è vero che gli alberi sono stati piantumati nel 1956. Inoltre basterebbe verificare nella vicina "Cittadella dello sport", quanti alberi sono stati piantati, cosa che eventualmente potrebbe compensare ampiamente la limitatissima perdita del Campo Scuola.
Concludo dicendo che il Campo Scuola sta CADENDO A PEZZI (vedi spogliatoi e tribuna) e trovo una cosa assurda ostacolare il Cav. Arvedi, che di tasca propria vuole sistemare il tutto, visto che il Comune non può permettersi economicamente di farlo. Senza questi interventi, fra qualche anno, il Campo Scuola sarà…OUT !
Paolo Bisaia

In via Riglio la pista ciclabile fantasma, con i rami degli alberi che sono un attentato ai ciclisti

Caro Direttore,

come conducente di un veicolo a due ruote e come iscritto a Fiab Biciclettando Cremona mi sento in dovere di segnalare come la ciclabile di via Riglio costituisca ormai uno dei più classici esempi di menefreghismo, una autentica presa per i fondelli nei confronti di quanti ogni giorno transitano su quello che qualsiasi persona ragionevole si rifiuta di definire ""ciclabile"". Per il momento, spero che si provveda con urgenza almeno al taglio dei tantissimi rami che dagli alberi si protendono ormai orizzontalmente fino a costituire una vera e propria barriera che obbliga i ciclisti a pericolose contorsioni o a deviare altrettanto pericolosamente verso la sede stradale, sulla quale transitano veicoli ad elevata velocità in assenza di qualsiasi protezione laterale.

Da notare che questa situazione si ripete più volte lungo il medesimo percorso.

Per questo intervento non servono grandi progetti ma solo la volontà di garantire il transito ai ciclisti in condizioni di sicurezza. Se mi posso permettere un suggerimento tecnico: Non basta tagliare i rami una volta e poi basta per anni sperando che nessun rompiscatole si lamenti: se non lo sapete ad ogni estate rami e foglie crescono nuovamente !!
Esiste la speranza di vedere risolto almeno il problema dei rami di via Riglio ? Se andiamo a vedere la ciclabile di Lungo Po Europa all'altezza della Canottieri Flora (altra situazione vergognosa !!!) questa speranza svanisce completamente..... Francesco Badalotti

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Ci associamo in pieno alla deplorazione anche per lo stato della riviera del Po. Poi si parla di turismo fluviale , di bellezze del fiume e così via. Bugie demagogiche e autentiche vergogne.

NewsletterPerchè una banca tedesca a Cremona?

Caro direttore,
Non credo che operai, studenti, pensionati siano gli artefici di questa crisi.
Non credo nemmeno che siano le piccole e medie imprese ad aver causato tutto questo.
Mi domando perchè devono essere queste categorie a pagare, anzi, ad essere obbligate a pagare per risanare i casini combinati da politici, banche e grandi industrie e queste categorie non debbano versare un centesimo.
E la chiesa? Perchè la chiesa non deve pagare l'ici?
Mi domando pure, ma prima mi informerò meglio, se è vero che a Cremona sta aprendo una banca tedesca.
Cosa ci fà una banca tedesca sul territorio italiano? Cosa ci vorrebbe vendere? Cosa ci vorrebbe proporre?
Perchè una banca tedesca deve aprire una filiale a Cremona quando non ci sono soldi?
Ho anche letto in vari siti on-line che si vorrebbero concedere mutui ai precari. Ma la crisi mondiale non è nata anche e specie per questo motivo negli Stati Uniti? Se i precari poi non pagano chi pagherà per loro?
Quante domande avrei da fare.....se ci fosse qualcuno che risponde, ma non a me, invece al Popolo.
Di sicuro dopo l'era della pietra, del ferro, ecc. ecc., questa verrà ricordata come l'era del delirio politico-finanziario.

Ettore Mariani

Cavalcavia, profilati metallici danneggiati

Caro direttore,
voglio segnalare la situazione, decisamente inquietante, del cavalcavia del Cimitero.
Come si può evincere dalla foto, la ruggine sta pregiudicando il profilato metallico a lato della sede stradale.
Ne risulta una situazione di pericolo, soprattutto per chi transita con i mezzi a due ruote.
A quando il ripristino di detta sede stradale, soprattutto a fronte del fatto che non è ben chiaro se i lavori di ristrutturazione del cavalcavia siano conclusi?

Matteo Tomasoni, Unione Nazionale Consumatori

Vivibilità, alberi e non la scopiazzatura dei centri commerciali per far rivivere il centro storico

Caro direttore,
sono anni che si parla dell'agonia commerciale e sociale del Centro cittadino: mentre le parole si sprecano, i negozi chiudono e le persone si allontanano. Senza addentrarsi nell'analisi di scelte urbanistiche evidentemente sbagliate, si può dire che la soluzione proposta è sempre stata la stessa, cioè più auto e più parcheggi per auto: non è un caso che questo sia proprio il concetto delle grandi strutture commerciali, dove infatti le persone tendono ad andare sempre di più, a dispetto delle aree centrali cittadine. Le città hanno una storia, hanno strade, palazzi, negozi, parchi, giardini, angoli segreti e piccole curiosità che le contraddistinguono, hanno persone che le vivono, che le frequentano per lavoro, per svago, per piacere, che regalano loro un'anima, e tutto questo in particolare nei centri storici.

A Cremona si è proposto, e si continua a riproporre, un modello vecchio e sbagliato, in competizione con le Aree Commerciali: non c'è partita, queste grandi strutture iniziano a promuovere anche altre attività (vedi ad esempio la pista di pattinaggio invernale), possono arrivare a proporre spettacoli, concerti, manifestazioni varie, parchi gioco e attività all'aperto, e se la dinamica è sempre quella di più auto e parcheggi per auto, vinceranno sempre. La quotidianità di una città è basata sulle piccole cose, le relazioni tra le persone partono dai particolari, ed è proprio la cura di questi che manca a Cremona, una città che sembra senza guida, che non sa più in che direzione andare. Stiamo parlando della manutenzione di marciapiedi, giardini e aree verdi, dell'incremento di panchine, di alberi, di luoghi percorribili a piedi o in bici, di luoghi dove sostare, di spazi dove incontrarsi piacevolmente. Molte città, per rendere ancora più gradevole tutto ciò, si abbelliscono con fiori e piante, noi siamo riusciti a mettere dei "totem" che reclamizzano un Centro Commerciale.

Anche con gli alberi non va meglio. Mentre ovunque il patrimonio arboreo viene curato e ampliato, per motivi estetici e pratici, da noi il "verde" è visto come un impiccio, un fastidio: se godiamo della compagnia di grandi alberi è perché qualcuno, prima di noi, ha pensato con lungimiranza al benessere che avrebbero potuto apportare anni dopo. Anche in questo caso manca la cura, la manutenzione, il senso estetico per quei fazzoletti di verde presenti in città.

Si pensa solamente a portare fuori dal Centro anche il "verde", verso il fiume, verso aree marginali (vedi Morbasco), comunque lontano: in generale e ad esempio, provate a pensare come avrebbe potuto essere via Dante alberata, con marciapiedi larghi e piste ciclabili, e al trattamento riservato ai tigli del Campo Scuola... Questa visione superficiale e banalizzante del centro cittadino ha portato inoltre ad altre spiacevoli conseguenze, che potremmo etichettare come "arroganza dell'impunito". Il concetto di più auto e più parcheggi per auto in Centro, alla lunga ha portato anche a non considerare tutti i piccoli-grandi abusi che sempre di più automobilisti arroganti (in quanto consci di rimanere impuniti) impongono a pedoni e ciclisti, ormai non più solo nelle aree centrali: sosta in area pedonale, su piste ciclabili, su marciapiedi, su aiuole, su strisce pedonali, in divieto di sosta e fermata, velocità eccessive. La sensazione di abbandono dei luoghi corre in parallelo alla sensazione di essere stati abbandonati, come cittadini, da coloro che dovrebbero essere il riferimento per tutti.

Andando avanti così, il destino del Centro di Cremona (e di conseguenza dell'intera città) è segnato, occorre ripartire con convinzione e decisione proponendo altre soluzioni, così come avviene in moltissime città, dove le persone, residenti o turisti, si recano nelle zone centrali, rigorosamente chiuse al traffico, perché è bello e piacevole, perché sono luoghi per socializzare e, perché no, per fare acquisti. Scelte urbanistiche sbagliate hanno portato a questa situazione, ora è possibile solo modificarne in parte gli aspetti negativi. Ci piace pensare a una città con marciapiedi ampi, alberati e puliti, spazi verdi ben curati, panchine all'ombra dove sostare, piste ciclabili degne di tale nome, aree pedonali veramente riservate ai pedoni e una zona centrale ampia, pulita ed esteticamente gradevole, dove si possa passeggiare in sicurezza e tranquillità. Con meno auto e meno parcheggi per auto in centro probabilmente anche il commercio se ne avvantaggerebbe, e un esempio lo può dare, nel suo piccolo, Corso Campi: un viale pedonalizzato ampio, sicuro, piacevole da percorrere e sempre affollato.

LUCI

Impianti sportivi abbandonati alla loro sorte: i casi del palazzetto dello Sport in via Postumia(600 mila euro mal spesi) e del Cambonino

Non sono bastati i ripetuti richiami e le fotografie de Il Vascello per porre rimedio allo scandalo della palestra di via Postumia: Il segretario cittadino dei Verdi Juri Alessandro Brocchieri vuol portare a conoscenza del dott. Marcello Ventura, con delega allo sport, lo stato di degrado in cui versa il Palazzetto dello Sport di via Postumia, appena ristrutturato un anno e mezzo fa ancora dalla vecchia giunta al costo di oltre 600.000€. Vorrebbe far notare che la struttura presenta dei grossi problemi quando piove visto che continua ad entrare acqua dal tetto e, oltretutto, le docce sono prive degli scarichi.

Si rende conto che i lavori erano stati fatti dalla giunta precedente e l’addetto del Comune che avrebbe dovuto seguire i lavori evidentemente non li ha seguiti così bene ma il dottor Ventura, essendo venuto a visionare la struttura ancora mesi fa, è a conoscenza delle varie problematiche. L’unica cosa che ha fatto il Comune come nuova giunta è stata la sostituzione di alcuni vetri rotti dello sgabuzzino. Ma si è rimasti indietro con gli altri problemi. Non in ultimo vorrebbe far presente all’assessore Chiara Capelletti le strutture sportive costruite e poi mai usate ed ora disintegrate del quartiere Cambonino, ed si esorta la Provincia di Cremona ad intervenire su tale questione.


DUE PAGINE CON LE LETTERE DEI LETTORI. VAI ALL'ALTRA PAGINA

Io, cattolica in crisi


di Lucia Zanotti


Vorrei fare alcune considerazioni sulla recente presa di posizione del Cardinal Bagnasco nei riguardi del malcostume e dell’immoralità che contraddistinguono i comportamenti dei nostri politici. Non ho nulla da eccepire sull’intervento del Cardinale, ad eccezione del ritardo con cui è stato fatto .

Il Cardinal Bagnasco afferma infatti  che “gli attuali comportamenti “licenziosi” della classe  dirigente avranno un effetto negativo sulle future generazioni”.

Ma il danno è già stato fatto, basta vedere l’atteggiamento dei nostri giovani nei confronti della vita e i loro comportamenti basati sul raggiungimento del successo a tutti i costi contro ogni principio di moralità, sullo strapotere dell’immagine, sul valore assoluto del denaro, sulla licenziosità dei costumi, sullo stravolgimento dei principi, sulla pochezza e il vuoto dell’esistenza annegati nell’alcool, nella droga e nel sesso mercificato.

Queste sono le tragiche conseguenze di modelli comportamentali dettati da un berlusconismo  che ha fatto scuola , trasformando la vita in uno squallido palcoscenico di nani, ballerine, veline e maschere di disperante solitudine. E prima che il danno venga riparato, passeranno molte generazioni. Se ne rende conto la Chiesa?

Questa tendenza era già iniziata anni  prima, quando Berlusconi era entrato in scena e aveva abbacinato e plagiato le persone con il suo comportamento spavaldo e istrionico, ma irriverente di ogni regola e di ogni principio, da ricco e spregiudicato Epulone senza scrupoli.

La Chiesa, che dice di essere guidata in ogni sua scelta dalla Spirito Santo, come ha potuto peccare di miopia nel non capire i segni dei tempi e prevenire  i danni che tali modelli avrebbero prodotto sui giovani e sulla società? Come mai non si è mossa prima, in nome della moralità e dell’etica, per frenare  affermazioni  come il falso in bilancio, l’evasione fiscale, e comportamenti basati sulla menzogna, l’imbroglio, la scurrilità dei gesti e del linguaggio, il dispregio delle Istituzioni? Non erano anche questi atteggiamenti  da condannare? Si sa che la Chiesa è particolarmente sensibile al “peccato” contro il sesso, ma bisognava aspettare sino al degrado morale di oggi per  intervenire?

Perché non si è richiamato prima un uomo che stava calpestando tutti i valori con una spavalderia sconcertante?

Per favore , non fatemi credere che tutto sia avvenuto perché si è creduto ancora una volta nell’uomo “della provvidenza”, di comodo cioè per non far passare leggi che alla Chiesa non sarebbero piaciute.

Non sono certa che ciò significhi comportarsi secondo Fede. Per questo, sono terribilmente in crisi come cattolica e credente.

Liberi
di Credere

Caro direttore,

Ho letto l’editoriale, mi garba consecutio ed altrettanta ratio. Prendo volentieri in prestito, per l’occasione, un significativo passaggio che spesso mi sprona ed allora vò con una introdutio: “Il nostro Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della verità”. E badate bene che “tutti” non vuol dire “tanti”, vuol dire proprio “tutti”. Egli non si accontenta di avere delle percentuali discrete (uno su due), né delle percentuali alte (nove su dieci), né delle percentuali altissime (novanta su cento): punta alla totalità. Doverosa premessa. Tempo fa vergavo ad un altrettanto illustre direttore (lui di un settimanale cattolico diocesano) a proposito della mancata (secondo me) visita di Papa Benedetto XVI durante il terremoto dell’Aquila: “…nonostante tutto io ho fede, la fede è la base della mia vita, la fede mi fa vedere le cose in modo diverso, non la sbandiero io…la fede! E’ qualcosa da vivere con il sorriso, ma in questo momento…non mi va di sorridere, caro padre. Eppure ho sempre fede”. Cara Lucia (perdonate il “confidenziale), sapete quale fu la replica del direttore? Argomentata…certo, pregna di buon senso…. ”eccimancherebbealtro! ”. In due righe ve la fò conoscere: “Circa poi la fede…beh essa si nutre di ben altro (un micidiale colpo basso). La fede si nutre di preghiera e di Parola di Dio, certo vissute nella comunione della Chiesa. E vive anche quando…. non si ha nessuna voglia di ridere! ” Rammentate la recente Jornada Mundial de la Juventude (JMJ 2011- MADRID). Es un gran encuentro de jovenes de todo el mundo! Un’autentica ricchezza di più di DUEMILIONI di giovani pellegrini, nella fede, con la speranza di un domani migliore. E noi, cara Lucia…. ”mica” che li possiamo deludere…quei giovani, soprattutto spegnere in loro il sorriso. Ci vuole coraggio…nel decidere, ci vuole coraggio…. nell’aver paura del conflitto. “Io sono convinto che là ove ardono conflitti arde la fiamma, lo Spirito Santo è all’opera” (Carlo Maria Martini). Mi sembra tutto!

giorgino carnevali




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di Dom, 29 gen 2012