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Una manifestazione di solidarietà verso i carcerati

 Una lettera a Sergio Ravelli dopo la manifestazione di solidarietà con i carcerati. Ci viene chiesto di pubblicarla, e lo facciamo volentieri.

Uno sparuto gruppo di persone, uomini e donne, qualche giovane e qualcuno meno giovane, si aggira nei dintorni del carcere di Ca’ del Ferro, a Cremona, nei pressi dell’Ospedale Maggiore. Un edificio giallo, di forma squadrata, ma irregolare e, come ovvio, completamente recintato. Hanno pentole e cucchiai in mano, ma non sono lì per una cena, né per un corso di cucina. Hanno cartelloni con le scritte. Scambiano qualche battuta, cominciano a picchiare sulle pentole, per vedere se funziona, per sentire come suona, poi fanno alcune fotografie di rito. Non vogliono sembrare in posa, perciò sbattono fra loro le stoviglie con ancora più convinzione.

Guarda che il rumore non si sente in foto…”, cominciano a ripetersi l’un l’altro e la battuta piace, fa ridere, scioglie quel poco di imbarazzo dato dal fatto che non si conoscono tutti tra loro. Li ha radunati una mail, il passa parola, le news di Radio Carcere. Ore 19.45 nel piazzale di fronte al cancello, diceva il programma.Si contano una ventina di persone, un terzo della Digos, un terzo del partito Radicale, un terzo di varia provenienza, forse con un esperienza di carcere alle spalle, forse con un parente dietro alle sbarre, forse capitati lì perché non si può solo vendere automobili o cesti natalizi, nella vita. Bisogna fare anche qualcos’altro.

E questo qualcos’altro è un gesto veramente piccolo, ma rumoroso: picchiare con le pentole per imitare i carcerati che, dall’altra parte del cancello e dei muri battono le posate contro le sbarre, a stomaco vuoto da quattro giorni, per dimostrare che in tre o quattro o cinque in una cella non si sconta una pena, si è sottoposti a tortura, non si paga per un crimine, ma lo si subisce.Non c’è la stampa e se c’è si trovava lì per caso, per un altro motivo, per un'altra intervista; non ci sono le autorità, né i sindacati, né le guardie carcerarie. Non è un evento mediatico e neppure mondano. Non è neppure un evento.

La resa sonora, all’inizio non soddisfa, ed il gruppetto si sposta dall’altro lato dell’edificio, quello che dà direttamente su via Mantova, quello più vicino alle celle. E allora per la prima volta si sentono i carcerati che rispondono al richiamo, come le balene che si cercano sul fondo degli oceani. John Cage diceva che è rumore tutto ciò che dà fastidio all’orecchio ed è musica quello che attira l’attenzione: il suono prodotto dalle pentole e dai coperchi e dalle sbarre è stato allora musica, un concerto per due orchestre, che dialogavano a cinquanta metri di distanza, come accade per i canti per la Merla, con i due cori di qua e di là dall’Adda che si chiamano e si rispondono nei tre giorni più freddi dell’anno.

In carcere fa freddo tutto l’anno, anche quando fa troppo caldo.

Il permesso della questura prevede quindici minuti di manifestazione e quando gli attrezzi vengono riposti, per salutare il gruppetto, i detenuti picchiano, urlano, fischiano e agitano le braccia, che si intravedono in un paio di finestre illuminate, come se chiedessero il bis ad un live rock.

Una vecchia canzone dei 99 Posse recita “...se tutto intorno è bene allora chi tutela il male quando il bene si prepara ad ammazzare…”. Non c’è bisogno della pena di morte per “suonarle” allo Stato quando sbaglia in maniera così clamorosa e così vile.

Giovanni Locatelli

Non sia mai che il riassetto di via Mantova spazzi via la casa di fra Cristoforo: un sacrilegio per la comunita’ cremonese

Caro direttore, nel riscontrare l’ articolo titolato “Raddoppio e sistemazione di un tratto di via Mantova”, mi corre l’obbligo evidenziare, poiché sono rimasto assai suggestionato dallo scatto pubblicato per tale occasione, la desolante condizione in cui versa una vetusta casetta, un autorevole pezzo della vecchia Cremona. “Vabbuono” la nuova viabilità, la rotonda, l’ingresso all’autostrada, tutto “vabbuono”, ma sacrificare per l’ennesima volta un pezzo di storia della vecchia Cremona, personalmente m’appare più un SACRILEGIO che un gesto di BUON SENSO. Per ricavarne che cosa, poi? Un centro commerciale, un centro direzionale? Ricordo un lungimirante articolo del “buon” Cesare Castellani Articolava infatti, con ragionevole senno di salvaguardia della “memoria storica”, quale fosse la valenza di quel Complesso Cappuccini o Complesso Fra Cristoforo: testimonianze, la datazione dell’immobile, le vicende racchiuse tra quelle mura, accreditate a quel fuggiasco di Lodovico Picenardi (poi Fra Cristoforo) colà rifugiatosi. Mi chiedo (e vi chiedo): possibile che l’ottusità di alcuni nostri amministratori pubblici, una volta tanto, non si apra al cospetto di cotanta storia, evitando di farla passare sempre in secondo piano, addirittura cancellandola, privilegiando “in ogni dove” (“enonsenepuòpiù”) i complessi residenziali o commerciali o direzionali? Manzoni “chennedirebbe”? Vo a chiudere il mio intervento con un “senno di poi”. Si sussurra che non esistano sufficienti documenti a testimonianza di autentiche vicende manzoniane in quella casa. Poveri noi! Eppure siamo sufficientemente consapevoli chein giro per il mondo, esistano “autentiche verità” che testimoniano altrettante “memorie storiche” forse non corrispondenti alla realtà storica. Noi le prendiamo per “buone, vere ed autentiche”; e pure ci facciamo la coda…per visitarle…quelle memorie storiche. Vogliamo parlare del balcone di romeo e Giulietta a Verona? Ma noi viviamo nella turrita Cremona. E’ spiacevole, ti lascia l’amaro in bocca constatare con quanta eloquente indifferenza sotto il Torrazzo ci si accosta a talune suggestive memorie storiche, irripetibili per la loro natura evocativa. Un mecenate per vocazione, potrà mai porsi una mano sul cuore, meglio, al portafoglio? “Parigi val bene una messa! ” (un minimo sacrificio…per ottenere un bene di maggior valore, cari amministratori pubblici).

giorgino carnevali  


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Nel nostro ospedale ho trovato ospitalità, cortesia e professionalità

Caro Direttore,nei giorni scorsi, per la prima volta da quando abito in città, sono stato ricoverato presso il nostro ospedale di Cremona. Sebbene mi sia trattenuto pochi giorni, ho avuto modo di constatare la grande professionalità e la piacevole gentilezza dimostrata sia da tutto il personale medico sia da quello infermieristico e ausiliario dei vari reparti con cui sono venuto in contatto.

Sinceramente mi sorprendo molto sentire certe persone continuare ad avere titubanze e rimostranze o esprimere giudizi negativi sul nostro nosocomio: con me pazienti provenienti da Piacenza, Mantova e Vercelli che erano a dir poco entusiasti del trattamento ricevuto

In particolare vorrei segnalare al completo il personale del reparto Oculistica ed in particolar modo la serietà, la passione e la grande competenza dei dottori Massimo De Micheli e Matteo Cacciatori.

Per ultimo, ma non per importanza, vorrei fare un elogio a Daniela e Palmiro della divisione Neurologia (turno notturno) per avermi “addolcito” le poche ore trascorse nel loro reparto.

Bravi tutti, ancora complimenti, tanti Auguri di un Felice Anno Nuovo e grazie.

Massimo Malfatto

Incuria nella gestione dei violini della Collezione Comunale?

Caro Direttore,
vi scrivo per segnalare la grave situazione dei violini della Collezione “Gli Archi di Palazzo Comunale” .

Come probabilmente saprete, per produrre un suono ottimale i violini hanno bisogno di essere suonati quotidianamente, ed è infatti ciò che accade per la collezione del Comune di Cremona. E' data inoltre ai visitatori la possibilità di assistere a queste prove giornaliere per potersi godere lo straordinario suono di questi strumenti.

Sono venuto con la mia ragazza (entrambi siamo violinisti) a Cremona il 22 agosto per un'audizione durante la quale ha suonato il curatore della Collezione, Prof. Andrea Mosconi. L'esecuzione è stata minata da stonature imbarazzanti, mancanza di espressività, suono debole, incerto, non curato e gracchiante.

La cosa è grave non tanto perché ai turisti che da tutto il mondo giungono a Cremona viene offerta una esecuzione così scarsa, ma soprattutto perché gli strumenti per rimanere vivi ed al massimo della loro capacità musicale hanno bisogno di essere suonati da mani che siano effettivamente in grado di estrarne un suono pieno che li metta bene in vibrazione, altrimenti perdono la loro sonorità.

Non trovo le parole per esprimere lo sbigottimento, la rabbia e la profonda delusione nel sentire il suono di questi mirabili strumenti martoriato in tal modo. E' difficile credere che la città, che punta ad attirare turisti con la propria secolare storia di liuteria, permetta questo scempio. I violini siano affidati a chi sa suonarli e produrre un suono degno di tali strumenti.

Tommaso Monti




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di Dom, 30 dic 2012