Oltre 16 mila animali e piante stanno scomparendo |
Cancelliamo anche la fortunaL’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura denuncia che 16.119 specie di animali e piante sono in pericolo di estinzione. Un anfibio su tre, un uccello su otto e un mammifero su quattro (tra questi e per la prima volta l’orso polare e l’ippopotamo). La “Lista Rossa 2006” mostra una chiara tendenza: “la perdita di biodiversità aumenta, non diminuisce”. Il ministero dell’ambiente (spagnolo) arriva a pubblicare l’ultima edizione del Catalogo Nazionale delle Specie Minacciate. Sei uccelli passano dalla categoria “di interesse speciale” ad altre che riflettono un stato di minaccia maggiore. L’arao comune, l’alimoche ed il picchio dal dorso bianco si trovano “in pericolo di estinzione”, mentre la pernice delle nevi, il milano real, e l’aquila pescatrice sono già specie “vulnerabili”. Per colmo, l’aspetto più allarmante del catalogo ha a che vedere con una piccola ed incantevole pianta: il quadrifoglio. la Marsilea quadrifoglia, presente fino a non molto tempo fa nel sudest della Penisola Iberica, appare da oggi nel gruppo delle specie “in pericolo di estinzione”. Quattro foglie, mille e una qualità, e fortuna illimitata. Per noi, i quattro punti cardinali: il mondo riposa su un quadrifoglio. Gli indios Kogi vivono sulla faglia Bucaramanga-Santa Marta in Colombia. La loro precaria sopravvivenza è minacciata da costanti movimenti sismici. Ana María Shua racconta che il mondo era per loro un grosso uovo sostenuto su quattro travi da quattro uomini forzuti. Ogni volta che uno dei portatori, stanco, cambiava la trave di un uomo con un altra, si produceva un terremoto. Per preservare il precario equilibrio di questo fragile universo, gli indios Kogi avevano proibito di saltare, gridare forte, tirare pietre o che le donne si muovessero durante l’atto sessuale. C’era una volta un pianeta senza fortuna, una terra con tanta poca fortuna che... Chi sa come termina il racconto? Chissà se non sia il caso di starsene un po’ quieti. E’ ora di coltivare quadrifogli, seminare fortuna.
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Una giornata al Vinitaly dove un cremonese della provincia senza colline si sente dapprincipio come l'elefante escluso dal branco,Eppure c'è una stella targata CR, in piena forma (ma con un cruccio)Nel 1883 nei territori del Torrazzo (e dintorni, ovviamente) si producevano ancora ben 283 mila ettolitri di vinodal nostro inviato Antonio Leoni
C'è stato anche il Presidente della Repubblica Napolitano, al quale il buon vino non dispiace di sicuro. Il che ha accresciuto la frenesia e le presenze a Vinitaly, giunta a traguardi senza precedenti. Tutto il mondo in lizza. E con quale sfarzo, soprattutto da parte di chi gioca in casa, appunto l'Italia. Che vede in crescita le richieste dall'estero, negli Stati Uniti in particolar modo, da sempre considerati cartina di tornasole del mercato vinicolo. Non tutto brilla, evidentemente. Ad esempio il mercato del vino fuori casa ha fatto un passo indietro, dopo due anni di crescita. Ma intendiamoci, bisogna cogliere una tendenza inequivocabile: il palato si affina. In compenso , infatti, segnaliamo il trend positivo del vino di qualità (+13,3% nel 2007 sul 2006, +13,8% nel 2008 in confronto al 2007 e +3,5% nel 2009 sul 2008). E qui la battaglia si sviluppa senza mezzi termini, con grandi investimenti. Ad esempio, le bollicine de La Montina - in prorompente sviluppo sul fronte interessantissimo della Franciacorta, oggi antagoniste qualificatissime di Bellavista e Cà del Bosco - hanno presentato, ad hoc anche un vestito nuovo, elegantissimo. E celebrano i loro venti anni. A Vinitaly si è avuta con precisione, una volta di più, l'idea di quanta innovazione irrompa continuamente anche in un prodotto antico come Bacco. E in questo senso, come vedremo, anche Cremona fa la sua parte.
Il vino è tutto, poesia, amicizia, cultura, ambiente, turismo, economia e politica. A Verona non soltanto i vignaiuoli, ma le Regioni con grande sfarzo e con le loro rappresentanze ufficiali, i governatori, (Zaia è persino il padrone di casa), assessori, consiglieri, deputati e senatori. Si fa a gara nelle strette di mano, affari e squilli di tromba. Lo sforzo privato e pubblico è davvero gigantesco. In un panorama come questo, noi ci sentiamo come fossimo emigrati nel paese molto, molto lontano. Cremona è l'unica provincia di Italia senza nemmeno una collinetta cresciuta per scherzo. A dire la verità una collina ce l'aveva, era la finta collina del Dosimo, la collina virtuale delle Cantine Ferrari che dominavano poco oltre la metà dello scorso secolo nella ristorazione di tutta Italia e che sono saltate con un crack intorno al quale non tutto è stato detto. Resta la domanda: perchè c'era questa forte presenza del vino nella provincia senza vigne? Per pura imprenditorialità, oppure per un ricordo riaffiorato nel DNA cremonese? Cinquanta, sessant'anni non sono molti per cancellare del tutto il passato. Guardate la tabella che presentiamo qui di fianco.
Non ci credereste se non ve la mostrassimo, è tratta da una pubblicazione dell'Archivio Storico dell'Industria Italiana. Cremona sin quasi agli esordi del '900 fu terra di vino, eccome. Nel quadriennio 1879 - 1883 il vino a Cremona raggiungeva i 258 mila ettolitri! e la vigna era terza nelle coltivazioni agricole, dopo il frumento ed il "granturco". Poi venne la pernospora e gli appetiti dei latifondisti cremonesi decisero di non correre più rischi. Meglio il mais. D'altronde il gusto cambiava, bisogna dirlo. Oggi ci accontentiamo di qualche produzione nella zona del casalasco e delle poesie per gli amici , così definiamo il vino "cremonese" dell'architetto Mino Galletti a Torre Picenardi. Eppure... eppure, non ci siamo trovati come elefanti esclusi dal branco neppure a Vinitaly. Scorri gli elenchi ed ecco che anche Cremona ha la sua stella, la si scorge con quel CR di fianco scorrendo gli elenchi della Regione Lombardia (a dire la verità c'è un'altra stella CR, ma solo perchè ha sede legale a Soncino, in realtà l'azienda è di Capriano del Colle, nel bresciano). La Stella davvero targata CR è la Vinicola Decordi che è presente in posizione ampia e strategica con il titolare, Quirico Decordi, affiancata dal figlio Francesco. La Decordi si batte eccome, con i big del vino italiano, vanta crescite del 25% nel 2009 e di oltre il 30% nei primi tre mesi del 2010, ha sfondato in Spagna (+625%) con il lambrusco rosè, qui presenta la sua ultima novità, il prosecco doc. Tutto a posto dunque? La Vinicola di Motta Baluffi ha un cruccio. Nel 2013 scattano nuovi disciplinari del lambrusco doc e la Decordi imbottiglia fuori territorio in deroga. Che fare? Chi ha il naso lungo non sta fermo ad attendere gli eventi. Ecco in soccorso la politica. Ci si imbatte quasi per caso in Federico Lena, vice presidente della provincia di Cremona. Lo affianca Silvestro Caira, capogruppo lega Nord a Motta Baluffi, vice presidente di CR. Forma. Dicevamo che la politica ha una presenza forte persino in bottiglia. Si tratterà di coordinare i rapporti su una materia che peraltro meglio si contratta tra Regioni. Con la grinta che hanno i Decordi ed una spinta giusta, forza Lena..., tre a uno che ce la fanno? Nella foto in alto, il vicepresidente della Provincia Federico Lena, Quirico e Francesco Decordi, Silvestro Caira al Vinitaly. |
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Digrignate i denti anche senza volerlo e mentre dormite? Allora questa nota fa al caso vostroBruxate, ovvero digrignate i denti anche di notte senza saperlo? Rimangono pochissimi giorni per prenotare una visita di controllo completamente gratuita presso uno dei 6 mila dentisti che aderiscono all’iniziativa ‘Novembre, mese della prevenzione del bruxismo’ promossa da DR. BRUX® - il bite antibruxismo multidensità disponibile in farmacia e personalizzabile autonomamente. Basta informarsi in una delle 40 mila farmacie che collaborano al progetto o chiamare il Numero Verde 800 111 905 per sapere qual è lo studio dentistico più vicino e prenotare un controllo entro lunedì 30 novembre. Bruxa, ovvero digrigna involontariamente i denti nel sonno, circa il 50% della popolazione adulta. Le conseguenze non sono da sottovalutare: usura dei denti, microfratture dello smalto, aumento della sensibilità dentale, sovraccarico e maggior usura delle protesi, dolore ai muscoli masticatori, variazioni della profondità del sonno e conseguente sonnolenza diurna. Chi bruxa di notte frequentemente serra i denti inconsapevolmente anche durante il giorno, soprattutto nelle situazioni che richiedono intensa concentrazione o sforzi fisici (guida nel traffico, lavoro intellettuale, etc). Bruxando si altera la postura naturale, riducendo così la resistenza alla fatica e il proprio livello di attenzione. Nell’attività sportiva mantenere una postura corretta è ancora più importante: non soltanto garantisce più equilibrio, ma riduce anche la probabilità di traumi. Se poi si considera che, per reclutare al massimo la propria forza, il corpo umano serra i denti, è facile capire quanto sia fondamentale anche una corretta occlusione delle due arcate dentali. Il team di specialisti BRUX® ha studiato approfonditamente gli aspetti del bruxismo nello sport e ha dimostrato che indossare la speciale versione BRUX® SPORT aumenta equilibrio, performance e grado di sicurezza. Non a caso sono sempre più numerosi gli atleti che hanno fatto di BRUX® SPORT il proprio asso nella manica. Dichiara ad esempio Giorgio Rocca, capitano della nazionale di sci alpino:“La mia relazione con BRUX© SPORT è nata nella scorsa stagione, quando mi sono procurato un grave infortunio ai denti durante gli allenamenti estivi in Argentina. Dall’inizio della stagione 2008/2009 ho iniziato così ad indossare il bite protettivo BRUX© SPORT durante allenamenti e gare e ne ho personalmente verificato l’efficacia in termini di benefici sulla performance. Da allora non ho mai smesso di utilizzarlo.”

La pagina è aggiornata alle ore 7:59:07 di Dom, 11 apr 2010
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