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De Profundis per il Parco dei Monasteri

Possibile che Cremona non si ribelli? Guardate i tesori nascosti che vengono sottratti per sempre al domani
Quale città mai li abbandonerebbe? Un disastro epocale

(Clicca sulla foto per una carellata complessiva sul parco dei monasteri)

L’area annonaria, l’area commerciale della Città dello Sport, la cancellazione sostanziale del Parco dei Monasteri, il piano del Morbasco sud: Perri e Malvezzi per i palazzoni e il cemento

La linea del Piave ormai passa per la strenua difesa del verde di Cremona
La Pace diventa clinica privata. E il suo parco meraviglioso?

Questi mesi, purtroppo caratterizzati dal connubio delle due facce della politica stanno promuovendo un colpo fatale alla fisionomia della città del Torrazzo con la destra e la sinistra indistinte nell'assecondare il liberismo indiscriminato.

La scansione dei tetti rossi interrotti dalle macchie di verde dei giardini sopravvissuti al saccheggiò analogamente perpetrato negli anni ’60 sarà presto strozzata dalle incredibili aperture operate nei confronti dei palazzoni e del cemento, in nome di una presunta collaborazione pubblico - privato che di fatto è la resa di Cremona alla edilizia speculativa.

Il fenomeno è già stato avvertito con il quartiere di via del Sale, capolavoro della Giunta Corada Soregaroli, ma nel contempo vengono avanti l’area commerciale della Cittadella dello Sport con il sacrificio del bosco filtro già pagato dalla Regione per essere collocato proprio lì, con l’invito ai privati a farsi avanti sull’enorme spazio della quasi adiacente area annonaria, con i palazzoni senza garbo e buon senso infilati nel parco del Morbasco Sud ed infine con il sostanziale abbandono di ogni idea di corretta relazione tra rapporto pubblico e privato di ben sei ettari di città contrassegnati dalla straordinaria presenza dei Monasteri. Tutto concesso ai privati, ai loro caseggiati sempre più grandi (e c’è chi ritorna ad auspicare i grattacieli come quello inverecondo di Buschini in piazza Roma), strade aperte a chi si fa avanti con i soldi come ha dimostrato anche la fuga costosissima per le casse comunali dall’appalto demaniale per l’ex distretto, venduto da Romaai privati a prezzo vantaggiosissimo per la trasformazione in appartamenti, due milioni e mezzo regalati dalla Giunta di centrodestra allo Stato che si apprestava a destinare al comune di Cremona l'immobile demaniale.

Ma è di buon augurio la battaglia in corso per il parco del Morbasco Sud: mostra una crescita della coscienza ambientale che da pura recriminazione e protesta deve però diventare mobilitazione. Non ancora sufficiente la battaglia, ma importante . Tanto preoccupante per gli interessi speculativi che persino chi fino ad oggi ha sostenuto ogni eccesso ultraliberistico (o plutocratico, direbbe Ezra Pound), è costretto a prendere atto.
Bisogna rendersi conto fino in fondo che la difesa della Cremona “umana” passa per la difesa dell’aria, della quiete, del verde. Il verde è la trincea, la linea del Piave sulla quale dovremo batterci ad oltranza.
Ed il tempo corre: si può presumere che se ne aggiungerò presto un altro obiettivo di cementificazione(in attesa che sia noto il destino della caserma Manfredini).
La ex casa di Cura la Pace è stata acquistata da Giovanni Arvedi (l'atto formale è imminente). Viene trasformata in una casa di riposo di lusso per gli anziani.

Nel piano del parco dei monasteri l’area dell’ex clinica La Pace figurava come area da convenzionare per garantire a queste splendida presenza verde la continuità del parco pubblico e, in futuro, un possibile collegamento con l’area della Caserma Manfredini”.
Trincea strategica, dunque, non solo trincea ambientale il Parco dell'ex Pace in un sistema di “scatole cinesi” integrate l’una con l’altra che si proponeva di rivitalizzare organicamente e armoniosamente, nell'esaltazione degli interessi umani e commerciali, oltre che con l'affermazione di grandi prospetive turistiche, ben sei ettari di città a sud, da Sant’Agata a via Massarotti, attualmente disconnessi ma da rendere proficui con “case - bottega, lavoratori artigiani incubatoi di imprese”, percorsi di benessere pedonale, come mostra la ricostruzione assonometrica della proposta col libero percorso a verde.

Si può ancora puntare a questo obiettivo? Temiamo di no. Ma suggerisce un lettore, citando Ernst Junger : «Quando tutte le istituzioni divengono equivoche [...] la responsabilità morale passa nelle mani del singolo, o meglio del singolo che ancora non si è piegato. Il Ribelle è il singolo, l'uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali del patteggiamento».Ebbene, ci scrive il lettore, è il momento del Ribelle. Del singolo. Che «Deve scegliere tra seguire il branco o combatterlo».

Per saperne di più:

Vai a Parco dei Monasteri, la meraviglia cancellata. Cosa la città aveva deliberato di realizzare con voto del consiglio comunale mai annullato e teoricamente ancora vincolante. Nel frattempo sono state già abbandonate al libero mercato e cedute l'ex distretto Caserma Vecchi e il maneggio di via Bissolati. Nessun intervento programmatorio di urbanistica sul destino dello stabile della Banca d'Italia dominante su piazza Stradivari (già in asta, con la speculazione che attende ulteriori ribassi). Ai privati anche la chiesa di San Benedetto e, se possibile, la Caserma Manfredini (qui sotto)
Le evidenze di S.Monica.
Corpus Domini, il monastero restaurato a metà e la Cavallerizza, destinata a auditorium (anche questo cancellato con la liquidazione del Parco dei Monasteri). Una meraviglia ( vai a vedere) e molti soldi inutilmente spesi.
L'inchiesta sulla condanna della politica liutaria: come la Capitale del violino distrugge le sue radici: fare liutai, Centro Restauro, Carta di Cremona

Mentre Brescia dopo S. Giulia trova i fondi per salvare ed esaltare le altre sue evidenze artistiche Cremona si arrende, senza preoccuparsi di bloccare in qualche modo le vendite dei suoi capolavori, così lo Stato sta per offrire al mercato San Benedetto, e la Fondazione Stauffer interessata all'impresa sembra sul punto di rinunciare a sua volta

Si cancella il Parco dei monasteri e qualcuno comprerà anche questo straordinario affresco del Massarotti restaurato dal Rotary nel 1986



L'interno del monastero di San Benedetto, oggi dominato da gatti e dalle gattare. Qui si aggirarono le canonichesse di S. Carlo, dodici dame di grandel lignaggio istruite per andare alla corte di Vienna (foto Antonio Leoni ©). Ecco un aspetto del patrimonio che Cremona cede o cederà alla speculazione nella più completa indifferenza pubblica che si condede Santa Monica ma che demolisce il sogno del Parco dei Monasteri. La revisione architettonica del monastero di Santa Monica fu frutto della collaborazione nientemeno che del Piermarini con Faustino Rodi e sotto la supervisione diretta dell'imperatore d'Austria Giuseppe II.


Mentre Brescia dopo S. Giulia trova i fondi per salvare ed esaltare le altre sue evidenze artistiche, Cremona si arrende, senza preoccuparsi di bloccare in qualche modo le vendite dei suoi capolavori. La notizia del giorno è che lo Stato sta per offrire al mercato speculativo la chiesa di San Benedetto, e la Fondazione Stauffer interessata all'impresa e come tale già attiva nel progetto del Parco dei Monasteri con l'acquisto dello storico monastero, sembra sul punto di rinunciare a sua volta. Tutto si può fare perché le istituzioni pubbliche, in primo luogo il Comune e la Provincia di Cremona si tirano da parte (per mopdo di dire...).

Altro passo inevitabile e temuto dai nostri lettori come conseguenza diretta della rinuncia all'unico sogno cullato da Cremona nella speranza di diventare grande e di competere tra le città d'arte italiane con il ruolo che le sarebbe garantito dai suoi monumenti. Parliamo ovviamente del Parco dei monasteri.

Detto di Brescia che recupera, reiveste e persino guadagna, mentre Mantova allarga sempre più le sue opportunità turistiche, dunque a Cremona il demanio può vendere persino l'affresco del Massarotti in San Benedetto.

Assistiamo sotto il Torrazzo, avendo solo la voce per protestare e gli occhi per piangere, al disastro dell'ultracapitalismo favorito dalla inermità concettuale, prima che finanziaria, della ammimistrazione pubblica, arrogante nel nascondere i suoi limiti, di fatto sotto il cappello dei poteri forti.

Tutto precipita a catena come in un grande gioco di domino: cade il Parco dei monasteri con Arvedì che cancella il Centro di Restauro, si libera Palazzo Pallavicino e vi si insedia lìpiall che doveva andare in San Benedetto, la Fondazione Stauffer non sa più cosa farsene, prima o poi metterà all'incanto il monastero di sua proprietà, intanto con il trasferimento dell'Ipiall, la amministrazione provinciale si prende Santa Monica e manitene l'università di Pavia in palazzo Raimondi. Qual è la ulteriore conseguguenza? La amministrazione provinciale doveva costruire la sua sede nelle aree dismesse davanti al campo sportivo. Si liberano anche loro ed in coicidenza con l'apertura dell'area commerciale nella Cittadella dello sport, sorgono grandi appetiti impreditoriali nella contigua frazione di San Felice.

Il domino ha prodotto tutti i suoi effetti, Cremona, tutta Cremona è in vendita: pura coincidenza o un diabolico progetto che però stravolge la Città artistica, turistica, la Città Nova?

I il tutto in pochi mesi, uno dopo l'altro, i capisaldi della rinascita cittadina sono concessi agli speculatori: la grande vergogna di chi potrebbe almeno invocare uno stop di riflessione. Ma nessunop si oppone al trionfo della plutocrazia di stampo massonico e di derivazione nordamericana (profetizzato su scala mondiale dal grande Erza Pound, per questa ragione imprigionato in un manicomio e poi segregato). Il trionfo è completo, nella inadeguatezza degli arroganti e nella ignoranza dei grandi strumenti offerti dalla civiltà italiana ed europea.

Ecco, qui l' esempio di quel che Cremona consegna a un indefinito destino. Il grande affresco del Massarotti che domina la chiesa del monastero di San Benedetto. Avanti signori, il demanio statale vende . Mettete pure sul piatto i cervelli e le anime.



L'affresco fu restaurato nel 1986 dal Rotary Cremona che celebrava i suoi 60 anni di fondazione, presidente Piero Negroni.

L'impresa era l'espressione di una città che sapeva ancora sognare. E così nel 1986 descrisse l'affresco monsignor Franco Voltini, altra evidenza di una città di qualità che ambiva all'eccellenza.

"....nella volta della Chiesa delle Monache di S.Benedetto qui in Patria, avendovi egli dipinto a fresco il S. Patriarca in gloria, entro un bel Paradiso, vi si vede effigiata una gran moltitudine di Santi e Sante dell'Ordine monastico, come se fatte fossero ad olio, ma perché non v'ha sbattimenti, che formino il distacco, perciò non fan di sé quella propria veduta che far dovrebbono ".


Così lo Zaist nel profilo che dedica ad Angelo Massarotti (1654-1723); e per quanto possa sembrare strano, il riferimento offre a tutt'oggi l'informazione più diffusa, e fors'anche più criticamente attenta, che sia stata riservata áI dipinto dell'ex-chiesa monastica di S.Benedetto.

Certo a chi osservi ora il grande affresco, restituito com'é ai suoi valori originari dal diligente restauro di Marcello Bonomi, possono anche dispiacere gli appunti mossi all'opera dallo storico settecentesco; ma un minimo di senso storico aiuterà ad interpretare per il suo verso la valutazione che l'occhio dello Zaist, ormai addestrato alla più aggiornata voga degli "sbattimenti", poteva dare di una composizione ferma ancora al gusto di un barocco che s'intendeva superato.

Di fatto, se al Massarotti può essere riconosciuto il ruolo di "nesso culturale fra il seicento e il settecento cremonese" (Puerari), si dovrà pur ammettere che, nel secolo nuovo, il pittore è entrato solo anagraficamente. Siamo sempre stati convinti che settecentesco, in accezione tutta stilistica, il Massarotti non fu mai, e che pertanto la sua produzione sia da leggere in rapporto ai moduli del passato, che erano e rimasero i suoi.

La conferma é in questo affresco che finalmente, grazie alla benemerita iniziativa del Rotary Club Cremona, torna ad offrirsi al comune godimento. A quale anno esso debba esattamente datarsi non é ancora possibile determinare; ma, dopo quanto s'è detto, anche una tale precisazione é scarsamente rilevante.

E' già stato reso noto, intanto, che mentre l'opera non figurava esistente al tempo della visita del Vescovo Settala del 1689, essa è già sobriamente ma puntualmente descritta nel 1702, quando il Vescovo Croci visita a sua volta la chiesa e il monastero. Ed è appunto verso quest'ultima datazione che noi tenderemmo a collocarla, viste anche analiticamente le affinità ch'essa presenta con gli affreschi che il Massarotti eseguì in S.Sigismondo proprio nel 1702.

Certamente in S.Benedetto altre sono le proporzioni e altro è lo sviluppo da "gran teatro" consentito al pittore dalle dilatate superfici: l'artificio scenografico della finta architettura si leva dal cornicione ricco di stucchi per comporsi in una ornatissima balconata aperta sul cielo entro cui si distribuisce l'Apoteosi. La quale, affollata in ogni parte, è tuttavia equilibrata per il dosato articolarsi dei piani e il vario contrapporsi delle masse cromatiche.

La composizione si snoda dal basso, a partire dalla figura di S.Gregorio Magno, il primo e più illustre biografo di S.Benedetto, per salire secondo uno svolgimento a spirale che, andando verso sinistra, comprende altri tre papi, certo appartenenti all'Ordine benedettino; assicura ovviamente sulla destra un posto di evidenza a S.Benedetto, alla cui spalle è la sorella S.Scolastica, mentre sullo sfondo appare significativamente l'immagine di Mosè con le tavole della Legge; piega di nuovo a sinistra dove emerge la Vergine da un gruppo di Santi tra i quali si riconoscono S.Giuseppe e il Battista; si conclude al vertice con la visione di un luminoso empireo nel quale è collocata la SS.Trinità. In funzione di completamento e di legame compositivo molte altre figure di santi si accompagnano, su diversi piani, a quelle più eminenti, con il consueto corteggio d'Angeli librati tra le nubi e le improvvise aperture del cielo.

Ma il dovizioso repertorio iconografico, che abbiamo solo individuato nelle componenti di maggior rilievo, resta tutto da identificare in una ben più approfondita indagine, che tenga conto, naturalmente, dei fattori storico-religiosi caratterizzanti soprattutto l'ambiente locale nel tempo in cui la grande impresa pittorica veniva commissionata ed eseguita. (foto Giuliano Regis)


L'impresa del Rotary non si fermò all'affresco. Diede anche vita a unaiipotesi di utilizzo del Monastero, attraverso l'impegno di alcuni suoi soci, l'architetto Sergio Renzi, la figlia architetto Nayla Renzi e l'architetto Tiziano Zanisi.

Ed ecco il progetto che ne sortì.



"Il progetto di recupero funzionale del complesso di S.Benedetto prevede il completo utilizzo sia della chiesa esterna che di quella interna, cioè delle due parti (una per le monache e una per i fedeli) nelle quali era divisa secondo la regola monastica benedettina.

La sistemazione e le attrezzature indicate nel progetto prevedono, oltre alla sala principale, sale, salette, locali vari per accogliere in modo razionale manifestazioni di ogni tipo. Per il miglior funzionamento delle varie sale il progetto prevede inoltre l'aggregazione di altri spazi quali l'atrio, il bar, il guardaroba e i servizi igienici, questi ultimi agibili anche dall'attiguo chiostro utilizzato in funzione teatrale e/o concertistiche all'aperto.

Pur non figurando nella tavola riportata qui sopra, è previsto anche l'insediamento di un "Centro per il restauro di strumenti a corda e decorazioni lignee" al primo piano e la sede di alcune Associazioni culturali."
Già si parla anche qui del Centro di Restauro degli strumenti ad arco, nobilissima aspirazione di Cremona che abbiamo trovato il modo, in questi mesi funesti di distruzione dei sogni, di trasmigrare a Pavia.


Ma il Monastero di San Benedetto è stato anche al centro di una impresa storica che suscitò grande clamore non solo nella Cremona settecentesca. Il Collegio delle Canonichesse di S.Carlo. Protagonista l'Imperatore austriaco Giuseppe II, complice a quanto sostenevano alcune voci maligne la sua predilezione verso l'abbadessa, poi invitata anche a Corte a Vienna.

Le canonichesse di San Carlo altro non erano che le zitelle di famiglie decadute di altissimo lignaggio che attraverso questo istituto venivano educate a frequentare la vita di Corte. Il regolamento concedeva alle canonichesse di uscire frequentemente e con minori restrizioni di orario per assistere alle commedie, partecipare ai balli della nobiltà e a feste. Perché fu scelta proprio Cremona? Perchè si voleva limitare l'anelito autonomistico di Milano e nel contempo perché in città viveva il conte Biffi che ebbe non poche grane nel condurre il collegio.

Si può poi immaginare come la città provinciale accompagnasse le uscite in carrozza delle canonichesse.

Ebbe un gran successo anche questo sonetto:


Dodici dame in giovanil etade,
vergini ancora o tali almen credute,
da diverse città qui son venute
un collegio a formar di voluttade.

Del vil ozio ministre e vanitade
vivon fra gli agi e vivon ben pasciute,
chi fa più la civetta ha più virtute
e il lor pregio maggior è vanitade.

Veston di nero e gli attraversa il petto
un nastro a due colori da cui giù pende
effigiata medaglia d'oro eletto.

Son dette da ognun canonichesse,
nè l'istituto lor alcun comprende,
nè il fin per cui collegio tal si eresse.


Certo l'imperatore non risparmiò mezzi. Il monastero fu adattato originariamente su disegni nientemeno che del Piermarini, il quale poi affidò interamente il completamento dell'opera a Faustino Rodi. E' dunque anche a queste esperienze architettoniche che bisogna fare riferimento nel valutare il complesso che lo Stato ha deciso di vendere e che il Comune e la Provincia di Cremona senza esitazione concedono alla speculazione privata.

Per farne che? Uffici, condomini, chissà che altro. Un patrimonio di arte, storia, costume abbandonato da chi dovrebbe averne la maggior cura, cavandone vantaggi economici e turistici. Si pensi che valore avrebbe quello che ormai si può definire l'il sogno cancellato da una città che in pochi mesi ha deciso di non avere più futuro . A noi non resta che segnalare il fatto e lanciare, di fronte alla povertà culturale oltre che conoscitiva di chi non sa nemmeno adoperarsi per tenere le bocce ferme (se proprio non riesce a stillare una ideuzza) il nostro accorato ma deciso grido: Vergogna, illustri signori!


La Caserma Manfredini in vendita per abitazioni e uffici

Con dichiarazioni dell'assessore Malvezzi

Per i lettori de "Il Vascello" è una conferma. C'è una gran parte della città, il Parco dei monasteri, in vendita. Addio al progetto di una grande impresa creativa per il rilancio di sei ettari di città con una integrazione organizzata di servizi, con la negazione dell'acclamato programma di rilancio turistico della città, con un inesorabile destino di mediocrità per l'intera città.

Il convento dell'Annunciata, ovvero la caserma Manfredini , sede del primo Gruppo del IV Reggimento "Peschiera" in procinto di trasferirsi a Mantova, è in vendita ed il ministero della difesa ha chiesto il comune il cambio di destinazione d'uso, da servizi a immobiliare e terziario. L'assessore Malvezzi ha dichiarato a "La Provincia": "Dal momento che si tratta di un complesso prestigioso, di notevoli dimensioni, e molto vicino al Parco dei monasteri, abbiamo stabilito di prendere contatti con il ministero... per capire quali potrebbero essere per il Comune le ricadute dell'operazione".

No comment. Li abbiamo già espressi. Da mesi.








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di Dom, 17 feb 2013