Tradizioni e ambiente locale



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Gli ambientalisti all’attacco contro il circuito automobilistico di San Martino del Lago, “il tutto a vantaggio degli agrari e contro la salute dei cremonesi”

Attacco frontale delle Associazioni ambientalistiche nei confronti del circuito automobilistico previsto a San Martino del Lago. Tra l’altro si osserva che a poche decine di chilometri, nei comuni veronesi di Trevenzuolo e Vigasio, verrà costruito “l’Autodromo Veneto”, un'opera che per gli investimenti previsti (600 milioni di euro) rappresenta la 3° grande opera del Veneto dopo il Passante di Mestre ed il Mose. Questo progetto, in fase di realizzazione, prevedeva inizialmente una superficie edificabile non superiore al 30%, ma ora, regione, provincia e comuni interessati, in deroga alle proprie stesse leggi e regolamenti, hanno concesso l’edificazione sul 70% dell’area.
Così, su una superficie di 4,5 milioni di metri quadrati sorgeranno, oltre all’autodromo, il centro commerciale più grande d'Europa, un parco divertimenti 2 volte Gardaland (che dista 30 km), la zona residenziale, nonchè alberghi e grattaceli alti fino a 40 metri. Gli spettatori stimati ogni anno sono 25 milioni. Il tutto in una gravissima situazione generale di inquinamento da PM 10.
Si denuncia quindi come anche questa operazione si possa trasformare nell’ennesimo episodio di speculazione e cementificazione con la sottrazione di prezioso terreno all’attività agricola, che, sulla carta, la Regione Lombardia vorrebbe invece salvaguardare. Il tutto "a grande vantaggio economico dei proprietari terrieri".

Le principali contestazioni alle procedure ed al progetto

Attacco frontale delle Associazioni ambientalistiche nei confronti del circuito automobilistico previsto a San Martino del Lago.Si rileva che due giorni dopo l’inizio del periodo di deposito della documentazione il segretario comunale, nonché responsabile del procedimento, rispose che non sapeva dove fosse. Solo l’intervento di una persona estranea al Comune, il progettista dell’autodromo nonché estensore della variante al P. A. ing. Favalli, consentì di trovare i documenti richiesti e che il giorno 3 maggio 2010, tornati in Comune per consultare nuovamente il fascicolo, fu risposto dagli impiegati comunali che non sapevano dove fosse ed a nulla valsero i tentativi di contattare il sindaco. Il segretario comunale, contattato telefonicamente, diede disposizione di farci presentare domanda di accesso agli atti del documento , a questo punto solo teoricamente, in deposito. Il 3 giugno, cioè il giorno antecedente il termine per la presentazione delle osservazioni, il documento richiesto, e precisamente la tavola di raffronto tra stato precedente e stato futuro, non è ancora stato consegnato.

Inoltre: • la popolazione non è mai stata correttamente informata, tantomeno consultata, in nessuna fase dell’iter amministrativo di tale progetto, ed ora dovrebbe solo subirlo;
• anche la richiesta di convocazione urgente di un’assemblea pubblica informativa non ha avuto alcun riscontro;
• il coinvolgimento dei comuni limitrofi è avvenuto limitatamente alla istituzione di un polo di guida sicura e di educazione stradale ed in quanto necessario ai fini della richiesta di finanziamento regionale, che poi non ha avuto alcun seguito;
• il sindaco di San Martino del Lago ha dichiarato pubblicamente che “Si tratta di un progetto privato. Il comune non può e non deve entrare nel merito di scelte imprenditoriali ….. ” In proposito è solo il caso di sottolineare come in tutta questa vicenda non ci sia nulla di solo privato, in quanto è stato proprio il consiglio comunale di San Martino del Lago che ha approvato definitivamente la variante parziale al P. R.G. che ha cambiato la destinazione urbanistica dell’area dell’ex stalla sociale, passandola da zona agricola a zona compatibile con l’insediamento dell’autodromo. Aderendo così alla richiesta presentata in tal senso da una ditta privata: la società Agrifutura s. r.l. di Casalmaggiore.
A proposito della procedura di V.I:A. la Direzione Generale del Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia stabilisce la non assoggettabilità del progetto e si legge a pagina 2: “L’area circostante l’impianto sportivo, è caratterizzata dalla presenza di terreni destinati ad uso agricolo; l’unico nucleo abitato presente nell’area è il Comune di San Martino del Lago che dista circa 1500 mt. A sud dell’impianto”.

In proposito viene denunciata come non veritiera tale affermazione poiché si omette di considerare: • la presenza dell’abitato di Cà dè Soresini, frazione di 120 abitanti del Comune di San Martino del Lago, le cui abitazioni sono poste, alla distanza di soli 200 metri, a ridosso di buona parte del lato nord dell’area ove è prevista la realizzazione dell’Autodromo; • la presenza, in lato sud, di un insediamento abitativo occupato da due nuclei familiari che fronteggia l’area ove è previsto il circuito (meglio ancora il suo tratto in rettilineo) alla distanza di appena 50 metri.
Si osserva inoltre:

• che la realizzazione di tale progetto non risponde alla inderogabile necessità di contribuire in modo concreto alla lotta ai cambiamenti climatici in atto che invece impongono comportamenti virtuosi da parte di tutti, nonché scelte sostenibili anche da parte delle amministrazioni comunali;
• che, come è tristemente noto, la nostra zona appartiene ad una delle cinque aree più inquinate del pianeta e che questo progetto contribuirà inevitabilmente ad aumentare i livelli di inquinamento dell’aria che respiriamo; • che dall’indagine ISTAT riferita al 2006 risulta che Cremona è la seconda città in Italia per morti di tumore. Ad uccidere sono soprattutto i tumori dell’apparato respiratorio. Una pesante incidenza che non può non essere legata ai livelli di inquinamento. In questo allarmante contesto la scelta di realizzare un autodromo ha davvero dell’incredibile!
• che in Lombardia si muore di smog e ci si ammala di tumore ai polmoni più che in tutte le altre parti d’Europa.
• In seguito alle reiterate inadempienze del nostro paese e della Lombardia in particolare, in tema di inquinamento da Pm10 e gas serra, la Commissione Barroso sta procedendo contro il nostro paese per la mancata osservanza delle norme Ue sulla qualità dell’aria.
• circa poi la realizzazione, a carico della società dell’autodromo, della rotonda sulla sp “Giuseppina” riteniamo che più che una conquista, si tratti di una dichiarazione di fallimento della politica e delle pubbliche amministrazioni che, non avendo più risorse disponibili, nonostante la forte pressione fiscale che grava sui cittadini, subiscono, o cercano, progetti di molto dubbia utilità per ottenere in cambio opere necessarie per il territorio;
• considerato inoltre il fortissimo impatto ambientale che il progetto avrà sul territorio, e la sua scarsissima ricaduta occupazionale, una sinergia tra il Comune, la Provincia e la Regione avrebbe potuto favorire l’avvio, sulla stessa area, di un’attività agricola di qualità, magari gestita da una cooperativa di giovani;
• la produzione che ne sarebbe derivata avrebbe potuto essere destinata alle locali mense aziendali e scolastiche, garantendo così qualità del prodotto, equa remunerazione ai produttori, diminuzione del traffico e creazione di un maggior numero di posti di lavoro;

In conclusione, si nutrono seri dubbi che la realizzazione di un circuito auto-motociclistico nel Comune di San Martino del Lago possa decollare in quanto:

• la gravissima crisi economica in atto ha reso ancora più incerto il destino delle previste autostrade Cr-Mn e TI-Bre, sulla cui realizzazione puntavano i proponenti del presente progetto;
• a poche decine di chilometri da noi, nei comuni veronesi di Trevenzuolo e Vigasio, verrà costruito “l’Autodromo Veneto”, un'opera che per gli investimenti previsti (600 milioni di euro) rappresenta la 3° grande opera del Veneto dopo il Passante di Mestre ed il Mose. Questo progetto, in fase di realizzazione, prevedeva inizialmente una superficie edificabile non superiore al 30%, ma ora, regione, provincia e comuni interessati, in deroga alle proprie stesse leggi e regolamenti, hanno concesso l’edificazione sul 70% dell’area.
Così, su una superficie di 4,5 milioni di metri quadrati sorgeranno, oltre all’autodromo, il centro commerciale più grande d'Europa, un parco divertimenti 2 volte Gardaland (che dista 30 km), la zona residenziale, nonchè alberghi e grattaceli alti fino a 40 metri. Gli spettatori stimati ogni anno sono 25 milioni.

Denunciamo pertantocome anche questa operazione si possa trasformare nell’ennesimo episodio di speculazione e cementificazione con la sottrazione di prezioso terreno all’attività agricola, che, sulla carta, la Regione Lombardia vorrebbe invece salvaguardare. Il tutto "a grande vantaggio economico dei proprietari terrieri". Viene denunciato infineche si sia dato inizio ai lavori di urbanizzazione del progetto, che prevedono la realizzazione della rotatoria sulla strada provinciale Giuseppina, con l’abbattimento del capannone esistente in fregio alla provinciale a pochi metri dalla cappella votiva,

Ultimo giorno di vento sulla pianura padana, gli appennini si rivelano alla curva per Bonemerse (foto di Antonio Leoni ©)

L'ex assessore all'ambiente Carlo Loffi scrive a "Il Vascello per invitare i cittadini a mantenere la città e la pianura più più possibile pulita dalle PM 10

Meno auto, via i mostri da 3500 metri cubi usati per qualche minuto e temperatura in casa a 19/20°!

Caro Direttore,

ho mal di gola, anzi mi brucia proprio e oggi bruciano anche gli occhi….allora, torno agli anni, per me “di fuoco” quando da Assessore all’Ambiente ed alla allora Polizia Municipale, avevamo costruito un sorta gruppo per cercare di elevare, quanto meno  ad un livello di attenzione  più alto e generale, quasi di attualità, il problema “ambiente” ,inteso come il naturale luogo dove tutti viviamo, senza distinzione di sorta, colore politico compreso: l’ambiente di tutti!

Così facendo, si era potenziato il comparto Ecologia e la Polizia Ambientale.

 Questa era l’idea di partenza, per definire una strategia e organizzare iniziative concrete accanto ad attività dimostrative o puramente a scopo didattico.

Io stesso andavo a tenere incontri con le scuole ( Istituto Agrario ed altre  scuole superiori),

avevamo organizzato un convegno nell’Ospedale Maggiore, per medici e paramedici,  altre iniziative come le domeniche ecologiche, vari articoli e relazioni, interventi in Sala Consiglio ( definiti poco politici  e troppo tecnici);  la campagna di verifica agli impianti di riscaldamento, peraltro obbligo di legge, poco popolare ma dimostratasi importante, la promozione di eventi cittadini come la maratonina  di Cremona, la gara di Triathlon ai confini periferici cittadini, corse di bambini in vie centrali della città, il pomeriggio di spinning in piazza;  l’iniziativa andiamo a scuola da soli, (i bambini che fin dalle elementari vanno a scuola a piedi); autobus ecologici.

Iniziative che, con la scusa di promuovere un evento sportivo o migliorare la mobilità, o prestare più attenzione a certi scarichi, migliorava e segnalava  tempi e modi per differenziare  la fruibilità della città e, scusi il termine, godersela di più.  

Seppur singolarmente contributi modesti alla questione smog- polveri sottili, nel loro complesso, insieme all’incentivazione delle piste ciclabili ed alla sottolineatura dell’esistente, del termo riscaldamento, della alla raccolta differenziate, ci avevano portati  per due anni consecutivi( mai successo) a vincere la classifica nazionale di Legambiente come città virtuosa, balzando alle cronache nazionali, con intervista del Sindaco di allora Bodini, ai Tg regionale  e con premio Nazionale a Roma, quindi successivo convegno nazionale sull’ambiente  tenuto a Cremona, e, cosa gratificante, ventata di energia ed entusiasmo dei collaboratori comunali.

 

Oggi, a distanza di 6 anni,  il problema smog-polveri sottili è molto sentito, i controlli sono maggiori, le soglie di allerta-allarme più basse, le statistiche più raffinate, che parlano di sintomatologie  respiratorie o altro.

Cosa si può fare e cosa è stato fatto, cosa non si può fare? Cremona, più d’ogni altra città padana è in una “bassa”, un vero catino con pochissima o nulla ventilazione naturale per settimane..Quindi ciò che vi immettiamo quasi del tutto rimane. Inoltre, le polveri sottili che di notte si ridepositano al suolo per buona parte, il traffico giornaliero le risolleva di qualche metro, aumentandole della nuova quota giornaliera.

 

Cosa si può fare? Evitare di aggiungerne. Dal momento che non possiamo spegnere le poche attività industriali, la raffineria o non so che altro, se non tenere tutto sotto il migliore monitoraggio, mi pare siano fondamentalmente due le possibilità di intervento: usare le auto il meno possibile e tenere ad una temperatura medio bassa (19-20°C) il riscaldamento,  mantenendo in stretta attenzione il loro funzionamento. Lo dobbiamo a tutti noi ed in particolare alle aree della città in certe ore quasi gassate ( per esempio via Giordano) ed agli utenti deboli: anziani, malati, bambini. Questi ultimi , insieme ai ragazzi delle scuole medie sembrano particolarmente  incapaci,nella maggior parte di andare a piedi o in bicicletta., ma “ devono” essere accompagnati e patire, specie i più piccoli e più di altri l’inquinamento, perché proprio per la loro altezza, sono quelli che rimangono più “a tiro “degli scarichi dei potenti motori con cui mammine e papà li accompagnano,  costringendoli poi a zizzagare fra le auto ferme in doppia fila per attraversare la strada, uscendo da ogni dove…

Ma se invece andassero a piedi, se tutti andassero a piedi o in bicicletta, quelli che possono, in una cittadina così piccola.,  facendo una salutare ginnastica funzionale, osservando le vetrine dei negozi, passando da un ufficio all’altro, fermandosi a salutare i conoscenti senza ingombro…. ecc?

 E se tornassero come regola  le domeniche ecologiche? Poco utili è vero,ma senz’altro educative.

E se  fossero messe a dimora  essenze arboree  lungo i viali, ( speriamo Viale Po) lungo vie  importanti, anche del centro, e non solo, ovunque possibile, creando veramente una “città verde”, con l’ombra così utile dì’estate e le piante che catturano CO2 ed altro, che  abbasserebbe l’uso, un  po’ così ,del climatizzatore dopo una sosta al sole?

Qualche anno fa a tredici medici di base (tutori della salute di almeno 20.000 concittadini)   scrissero una lettera aperta per ridurre le fonti di PM10 in città…

 

E che dire di una città chiusa in certi momenti della giornata per gli imbuti di via Trebbia, ( scuola), Via Giordano ( senza sbocchi) viale Trento e  Trieste e via Dante ( le indianapolis cittadine) via XI febbraio ( ecc) , o di quella giovane mamma,  che vedo alla mattina portare il figlio ( normodotato) a scuola con un fuori strada 3.500 cc, e che dopo pochi minuti  torna a casa .

 Mi sa che non scalda nemmeno la marmitta catalitica quindi, se non erro, inquina di più di quando c’era la benzina al piombo.

E del caos di Via Trebbia,Via Giordano, Via Giuseppina, nelle ore di apertura di uffici e scuole? Anni fa , dovendo uscire dalla città per lavoro ( faccio l’agronomo) impiegavo 5-7 minuti. Oggi, se non anticipo di un mezzoretta,  almeno 20, tornando a 8-10 da fine giugno a settembre.

Infine, un piccolo suggerimento: se vogliamo utilizzare certi parcheggi a pieno ritmo, tipo il Massarotti, ben convenzionato:forse bisognerebbe porre un orario a pagamento nel parcheggio della Coop di Via  del Sale e limitrofi, compresi una parte  delle via laterali,  magari fino alle 9,30, per ottenere un certo numero di posti liberi utili all’interscambio giornaliero.

Certo io sono un cittadino ciclista quindi mi considero un po’caso a parte e mi rendo conto anche che ciclare in città, col traffico caotico e “poco rispettoso” è diventato un bel rischio, ma rimango convinto che con minimi sforzi  coordinati, qualche beneficio si avrebbe.

Carlo Loffi

Un libro denuncia: Valle del Po, brown cloud e lo strazio della monocoltura, agricoltura morta, una macchia rossa sulla carta del mondo: chi ha colpa?

Due giornate ventose hanno portato il fotografo a una visione della pianura padana come si ammira sempre più raramente. Ecco un libro che ci fa molto riflettere. Vivivamo in Lombardia, la regione che si pubblicizza come leader non solo in Italia. Eppure come viviamo? Respirare è vivere.

Ecco un viaggio tra i veleni d’Italia, dal catino della Pianura Padana ai petrolchimici di Gela e Marghera, tra città a misura di automobile e fiumi che riversano in mare veleni. L’ambiente può anche essere una risorsa per il nostro benessere: lo testimoniano gli sforzi di urbanisti e agricoltori biologici, delle mamme antismog e dei gruppi di ciclisti.

Perché se è vero che la salute è abbozzata nei nostri geni, è altrettanto vero che essa viene scritta dalle nostre scelte, dal cibo che mangiamo e da come decidiamo di custodire l’ecosfera in cui viviamo.
E qui proprio noi cremonesi dobbiamo guardarci intorno. Non solo le PM, non solo le falde inquinate. Cremona è al centro della Valle del Po. Che significa?


Le Edizioni Ambiente mandano in libreria nei prossimi giorni "Polveri & veleni. Viaggio tra salute e ambiente in Italia" di Luca Carra e Margherita Fronte (pp 205, Euro 12). E'una ennesima pesante denuncia, un vero grido di dolore che ci riguarda da vicino. Al centro del disastro l'avvilimento dell'agricoltura, le monocolture. Ne anticipiamo alcune riflessioni.

"Fra le aree del pianeta più inquinate c'è la Valle del Po. Uno smog, quello a base di ammoniaca, che deriva principalmente dagli scarti azotati provenienti dagli allevamenti animali (39 per cento), ma anche dalla volatilizzazione dei fertilizzanti (17) e dalle colture agricole (7). La pianura padana è la patria degli allevamenti intensivi: la carne macellata finisce sul piatto, ma i liquami del bestiame (pari a 190 mila tonnellate all'anno), per un verso o per l'altro finiscono nel Po e da lì nell'Adriatico, non a caso periodicamente foderato d'alghe.
(...) La discesa del Po fino al 'lago Adriatico" si trova a fare i conti con 6,2 milioni di bovini e 6,8 milioni di ovini, l'equivalente di una popolazione aggiuntiva di 137 milioni di persone. Nitrati, fosfati e metalli pesanti sono solo alcune delle sostanze che vengono così riversate nei fiumi. I nutrienti aumentano, le alghe e i batteri proliferano, l'ossigeno diminuisce. Gli ambienti acquatici diventano asfittici e tossici e gli organismi più sensibili non ce la fanno. La biodiversità si riduce...

Al contributo delle deiezioni animali si sommano poi fertilizzanti e pesticidi utilizzati per far crescere le monocolture agricole. In Italia si parla di 150 mila tonnellate di prodotti fitosanitari consumati ogni anno, suddivisibili in 400 principi attivi. Non stupisce quindi che l'Agenzia nazionale di protezione ambientale italiana abbia trovato nei corsi d'acqua italiani oltre 100 inquinanti tra erbicidi, insetticidi e fungicidi.


Quella che se la vede peggio è di nuovo la Val Padana: sulle mappe di rilevamento dell'Ispra, il bacino idrografico del Po è costellato di pallini rossi, uno per ogni sito in cui i livelli di contaminazione sono superiori ai limiti consentiti. Le tracce molecolari dell'inquinamento portano prima di tutto alla terbutilazina, l'erbicida più diffuso nelle acque di superficie, e all'atrazina, vietata in Italia dal 1990 ma ancora presente in grandi quantità nelle acque per la sua alta persistenza ambientale.

E La Lombardia è la regione con i livelli di contaminazione delle acque superficiali più elevati dell'intero bacino del Po.
Nelle foto :

Si chiama «Po Valley Brown Cloud», la spessa nube marrone che si stende come una «coperta» sulla Pianura Padana. Spicca addirittura nell'atlante della terra, in un raffronto con il resto del mondo.


«Incredibile ma vero: i pesci del Po stanno cambiando sesso». Non è una notizia della popolare rubrica della Settimana Enigmistica, ma l’esito di una ricerca scientifica dell’Irsa-Cnr, l’istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche. Una ricerca che ha evidenziato la presenza di «diversi esemplari di pesci con gonadi intersessuali», cioè contemporaneamente maschili e femminili. Il tutto, secondo la ricerca, sarebbe dovuto all’inquinamento del fiume, in particolare ai cosiddetti «interferenti endocrini» capaci di alterare il sistema dei vertebrati.L’attenzione è stata posta proprio sulla parte centrale del Po, dove sono stati ritrovati pesci con queste malformazioni, soprattutto a valle del fiume Lambro.

Le grandi inchieste de "Il Vascello": con i parametri di uno dei massimi esperti del CNR

Cremona centro di produzione di biocarburanti! Follia che accelerebbe la desertificazione del territorio e incrementerebbe l'emergenza idrica

Sotto ogni profilo, compreso quello economico, gli svantaggi sono enormi e particolarmente dove la monocultura agricola ha già provocato danni forse irreversibili alla fertilità di uno dei territori più produttivi del mondo e dove la crisi idrica è un problema


Una inchiesta di Antonio Leoni

Si debbono incrementare nel territorio cremonese le coltivazioni di cereali per sostituire il petrolio con l'etanolo, presentato come l'esito di energie rinnovabili, la via d'uscita dallo strangolamento dei prezzi dei prodotti fossili? Ci sono almeno due motivi per rispondere negativamente.


Per produrre un litro di etanolo servono, nell'intero ciclo di produzione, ben 4560 litri di acqua. Come la mettiamo allora con i grandi lamenti degli agrari nella ricorrenti crisi idriche? Chi resiste a sostenere che bisogna comunque utilizzare il territorio per produrre biocarburanti, regge la sua richiesta sul fatto che l'acqua non costa niente. Ma si dovranno porre limiti e costi al suo utilizzo. E quando inevitabilmente accadrà, spenderemo ancora di più e in compenso ci resterà soltanto il disastro ambientale che le colture di soia o di mais intensive avranno incrementato.


La seconda ragione di una netta opposizione, infatti, è che in contraddizione con la affermata volontà di corrispondere a un impegno ambientalista, la produzione di biocarburanti promuove l'incremento della monocoltura - con un sostanziale aiuto degli OGM di produzione prevalentemente USA - ovvero di quella forma intensiva di produzione del mais e di altre colture vegetali che negli anni hanno prodotto una progressiva desertificazione del territorio cremonese (nei fatti, anche se non si vede) . L'impoverimemento è tale che può consentire a un tecnico illuminato come Cervi Ciboldi di asserire che occorrerebbero almeno trent'anni di interventi massicci e mirati per ripristinare la fertilità di un terreno che fu tra i migliori al mondo.

Qualcuno poco interessato ai problemi del territorio e dell'umanità potrebbe infischiarsene del tutto, sostenendo che se costa meno trainare qualche bella gnocca, a lui va benissimo. Non è così. Mi sostiene il parere di uno dei massimi esponenti del CNR nel campo, Pietro Porrino che dirige l'Istituto di Genetica Vegetale.


Quanto il cittadino eventualmente risparmirebbe, si scarica su altri prezzi, quelli degli alimentari ad esempio.
Le scorte mondiali di cereali stanno calando: nel 2000 bastavano ad alimentare l’umanità per 115 giorni, nel 2008 basteranno per 53 giorni. Otto anni di calo consecutivo, e il punto più basso nel mezzo secolo precedente.Il dato è del ministero dell’Agricoltura americano (USDA).
Quanto a Darry Qualman, esperto canadese (il Canada è fra i massimi produttori di granaglie) accusa varie cause: scarsità crescente di acqua, aumento della popolazione, degrado della fertilità dei terreni, rincaro dei fertilizzanti. Il tutto è peggiorato, appunto, dalla crescente produzione di bio-carburanti, che sottraggono le granaglie al consumo come alimento.

Per esempio, l’America destina ormai un quinto dei suoi raccolti di granturco alla produzione di etanolo, contro il 4% del 2000.

I prezzi del granturco sono raddoppiati nell’ultimo anno.
L’India è tornata ad essere una importatrice di frumento, per la prima volta dal 1975.

E la Cina è diventata deficitaria dal 2008.

Tutto ciò ha ricadute a catena nel settore finanziario. Si misura nelle nostre tasche la «ag-flation» o «food inflation», il rincaro inflazionistico dei  prodotti agricoli.

«L’agro-inflazione persistente indurrà le Banche Centrali europee a mantenere una politica monetaria restrittiva», dice Juergen Michels, analista economico per l’Europa al Citigroup. Come non bastasse la crisi dei mutui americani. Tutto ciò si accompagna ad un consumo esagerato di acqua che, come diremo poi, non può restare in eterno gratuita se si vuole contrastatre gi effetti della desertificazione del mondo.


Ma l'ambiente val bene un sacrificio. Allora eccoci a Pietro Porrino dell'Istituto di Genetica Vegetale del CNR. Qualcuno sostiene che si arriverà alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Porrino: “E’ una vera follia. Infatti, secondo numerosi studi, un litro di biocarburante, ottenuto, per esempio, da semi di colza (biodiesel) o da barbabietola da zucchero (bioetanolo), richiede più energia di quella fornita e il C liberato non è sensibilmente diverso da quello della benzina. I bilanci energetici ed i risparmi di C si fanno risultare positivi perché si ignorano, forse volutamente, i costi energetici e le emissioni di C relativi a: semina, fertilizzazioni, trattamenti, mietitura, trebbiatura, trasporto, conservazione, trasformazione, raffinazione, distillazione, infrastrutture e distribuzione. Attività che consumano carburanti fossili. I bilanci diventano ancora più negativi se i biocarburanti o la materia prima per produrli devono essere trasportati da un paese all’altro. E’ quanto già avviene".
"E’ chiaro, quindi, che i biocarburanti, presentati come prodotti agricoli, sono carburanti fabbricati quasi interamente con combustibili fossili.”.


Ed allora perchè gli USA hanno incrementato la produzione di biocarburanti?


Contro queste evidenze, in effetti, George W. Bush aveva previsto per il 2050 di sostituire il 30% della benzina consumata negli USA con biocarburanti; Tony Blair prevedeva di usare biocarburanti da olio di semi di ricino e di palma importati; l’UE ammette per il 2015 di arrivare all’8% di biocarburanti e sta coltivando piante bioenergetiche, garantendo sgravi fiscali, mentre la normativa sulla messa a riposo dei terreni (set-aside), indispensabile per conservare la biodiversità, rischia di essere ritirata per favorire le piante bioenergetiche, che farebbero risparmiare lo 0,3% d’emissioni di C. Queste valutazioni pessimistiche hanno spinto le industrie a produrre biocarburanti nei paesi del Terzo Mondo, dove, ora ci viene detto, c’è molta terra per piante bioenergetiche. Quando volevano favorire le colture geneticamente modificate c’è stato detto, invece, che non c’era abbastanza terra e che queste colture erano necessarie per sfamare il mondo. Ora, le Biotech le vogliono usare come bioenergetiche, sperando in meno regole da rispettare. La pressione sulla terra da parte di colture alimentari e bioenergetiche accelererà la deforestazione, il riscaldamento globale e l’aumento dei prezzi degli alimenti. I crediti di C chiesti dai paesi ricchi che importano biocarburanti sono falsi, in quanto l’emissioni vengono caricate ai paesi produttori del Terzo Mondo. Per questi ed altri motivi, i biocarburanti ottenuti dalle colture sono insostenibili”.


Come la mettiamo con le emissioni C?


“I biocarburanti ottenuti dalle colture sono stati promossi ed erroneamente percepiti come “C neutrali”, cioè come carburanti che non aggiungono all’atmosfera alcun gas serra; secondo i sostenitori bruciarli significherebbe semplicemente emettere nell’atmosfera l’anidride carbonica che le piante hanno assorbito dall’atmosfera durante il loro ciclo vitale. Ciò è falso, in quanto ignora i costi d’emissione di C e d’energia dei fertilizzanti e pesticidi usati per l’allevamento delle colture, l’uso delle attrezzature agricole, il processamento e la raffinazione dei prodotti agricoli, il trasporto e le infrastrutture per il trasporto e la distribuzione. Questi altri costi per la produzione d’energia ed emissioni di C possono essere piuttosto consistenti, specialmente se i carburanti sono prodotti in un paese per essere esportati in un altro, oppure, peggio ancora, se la materia prima, come l’olio di seme, è prodotta in un paese per essere rifinita in un altro. In generale i biocarburanti forniscono un bilancio energetico modesto o negativo, nell’arco del ciclo vitale della pianta. Infatti, quando il bilancio energetico è correttamente calcolato è quasi sempre negativo, il che significa che l'energia contenuta nel biocarburante è inferiore alla somma dell'energia spesa per produrla. È probabile che se includiamo tutti i costi anche il risparmio di C risulta ugualmente sfavorevole”.


Alcuni Paesi hanno però già fatto, e da anni, la scelta dei biocarburanti. Con quale vantaggio?


Le foreste tropicali rappresentano il serbatoio più ricco di C ed allo stesso tempo il più efficace bacino di raccolta di C del mondo. Le stime calcolano valori alti, tali come 418 t C/ha depositato e da 5 a 10 t C/ha sequestrato in un anno, di cui il 40 % è sotto forma di C organico. Il deposito di C durante la crescita di vecchie foreste sarebbe persino maggiore, e secondo un nuovo studio svolto nel Sud-Est della Cina, il C organico del suolo, solo nei primi 20 centimetri più superficiali del suolo di tali vecchie foreste, aumenta in media con una percentuale di 0,62 t C/ha ogni anno, in un periodo compreso tra il 1979 ed il 2003. Quando le foreste tropicali sono tagliate con una frequenza di più di 14 mila ettari all’anno, circa 5,8 Gt C (Giga: Miliardi di tonnellate) sono liberati nell'atmosfera, di cui solo una frazione viene risequestrata dalle piante.
Questa ulteriore pressione sulla terra svolta dalle colture bioenergetiche significherà ancora più deforestazione, maggiore accelerazione nel riscaldamento globale ed estinzione di specie.


Vaste estensioni della foresta Amazzonica in Brasile sono state già distrutte per coltivare soia destinata ad alimentare l'industria della carne. Aggiungere alla richiesta anche i biocarburanti di soia causerebbe la morte dell’intera foresta. Allo stesso tempo, piantagioni di canna da zucchero che alimentano l’enorme industria di bioetanolo del paese hanno invaso anche l’Amazzonia, anche se non tanto quanto la foresta Atlantica ed il Cerrado, un ecosistema di prateria molto bio-diverso, di cui due-terzi sono stati già distrutti o sono degradati.
La pressione sulle foreste in Malesia e Indonesia è ancora più devastante. Un Rapporto dell’Associazione “Amici della Terra”, Il Petrolio per un Pazzo Scandalo (The Oil for Ape Scandal) rivela che tra il 1985 ed il 2000 lo sviluppo di piantagioni di palme da olio
(nel disegno) fu responsabile, secondo una stima, dell’87 % di deforestazione in Malesia. In Sumatra e Borneo, sono stati distrutti 4 milioni di ettari di foreste per coltivare palme ed è stata programmata la deforestazione di altri 6 milioni di ettari in Malesia e 16.5 milioni di ettari in Indonesia”.
"La palma da olio ora viene considerata come “diesel da deforestazione”, in quanto la produzione di palma da olio in Indonesia e Malesia è proiettata ad aumentare drammaticamente con la febbre del biocarburante. E’ stato programmato che la produzione attuale mondiale di olio da palma, superiore a 28 milioni di tonnellate per anno, deve raddoppiare entro il 2020. La Malesia, leader nella produzione ed esportazione di olio da palma, sta per rendere obbligatoria la presenza del 5 % di diesel ottenuto da palma da olio entro 2008, mentre l'Indonesia prevede di dimezzare il suo consumo nazionale di petrolio entro il 2025, da rimpiazzare con biocarburanti. La Malesia e l'Indonesia hanno annunciato un impegno comune per cui ciascuna deve produrre 6 milioni di tonnellate di olio da palma greggio per anno per aumentare la produzione di biocarburanti”.


La produzione di etanolo provoca soltanto deforestazione?


Le colture bioenergetiche impoveriscono di minerali il suolo e riducono la sua fertilità, specialmente a lungo termine, rendendolo inadatto alla crescita di piante alimentari. Il trattamento dei rifiuti di tutti i biocarburanti ha degli impatti negativi e sostanziali sull'ambiente che devono ancora essere stimati e considerati adeguatamente. Sebbene alcuni biodiesel possano essere più puliti del diesel, altri non lo sono. La combustione del bioetanolo genera mutageni e cancerogeni e aumenta i livelli di ozono nell'atmosfera”


Nel cremonese la scelta prevalente per la produzione di biocarburanti sarebbe la coltivazione della soia....


La soia è certamente la scelta peggiore perché dà un bassissimo bilancio energetico e risparmio di C”


Qualche richiesta perché Cremona si impegni sull'etanolo corrisponde forse inconsapevolmente a una precisa sollecitazione degli agrari non solo cremonesi ed in generale anche del mondo industriale .


La stampa italiana riporta una serie di inesattezze, in parte dovute ad ignoranza ed in parte dovute a sponsorizzazioni da parte di imprese interessate alla costruzione di impianti di trasformazione o all’importazione o esportazione di biomasse o di prodotto finito. Imprese che guardano solo al profitto in tempi brevi. Sono biomasse le piante, i rifiuti industriali ed i rifiuti agricoli. Se si pensasse di utilizzare come fonte di energia i rifiuti industriali ed i rifiuti agricoli, escludendo le piante, allora i biocarburanti potrebbero essere i benvenuti, ma come già sottolineato le industrie sono invece interessate ad utilizzare soprattutto le piante.
Persino specialisti, uomini di cultura e soggetti politici di destra e di sinistra, male informati, incoraggiano l’uso delle piante per produrre biocarburanti, anche attraverso incentivi fiscali ad hoc. Quelli più spavaldi pensano addirittura di usare piante geneticamente modificate (GM), dimenticando tutti gli aspetti negativi delle piante transgeniche
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Ma il problema energetico è sempre più incombente...


Lo scenario attuale mondiale offre al problema energetico diverse soluzioni alternative ai carburanti fossili e tutte rinnovabili o meno inquinanti o a basso impatto ambientale. Tra queste: l’energia idroelettrica, eolica, solare, oceanica, geotermica e l’uso di biomasse di scarto, che comprende i rifiuti organici urbani, industriali ed agricoli. L’unica soluzione intelligente al problema energetico ce la offre la natura, che suggerisce di conservare e riciclare le risorse naturali attraverso processi e ritmi accettabili. Un’altra fonte alternativa, di cui pochissimi parlano, è il risparmio. Infatti, ogni giorno assistiamo a comportamenti umani molto discutibili sull’uso delle risorse che la natura ci mette a disposizione: si tende più a sprecare che a risparmiare in un mondo spinto più a competere che a collaborare. Il futuro dell’uomo ed altre specie viventi dipende da come gestiremo quello che ci offre la natura e sino a questo momento i meccanismi biologici fondamentali ci insegnano che due sono le strategie della vita: conservare e riciclare. La ricerca dovrebbe essere indirizzata verso la produzione di biocarburanti utilizzando meglio i prodotti di scarto, tra cui quelli agricoli e specialmente la cellulosa. E’ quanto qualcuno sta pensando di fare ma al momento non trova finanziatori. I ricercatori e le imprese che hanno un codice etico dovrebbero far sentire di più la loro voce e le proprie ragioni ed opinioni”. (Nella fotografia di Antonio Leoni©: Una stazione di servizio di biocarburanti in Brasile, si noti lo stato di degrado del distributore di etanolo, i brasiliani si adeguano obtorto collo a una decisione del governo che sta distruggendo la foresta amazzonica).

Il quadro è desolante e lo diventa ancora più se si valuta che per il momento nessuno sembra prendere sul serio la necessità di andare almeno all'altro nodo del problema, quello che si può localmente affrontare. Parliamo delle spreco d’acqua. Sottoponiamo a metà di questo servizio. una tabella desolante: l’ Italia è tra i maggiori consumatori d’acqua del mondo. Paesi civilissimi dimostrano che si può e si deve fare meglio.
Eliminare lo spreco che deriva da impianti obsoleti di distribuzione, ma nel contempo occorre una corretta gestione delle acque reflue e di scarico. Solo questo provvedimento ha permesso ad una multinazionale come la Nestlè di risparmiare acqua pari a quattordicimila piscine olimpioniche.

L’agricoltura impegna gran parte dell’acqua estratta a livello mondiale, il 70 - 80%, ed il consumo è in continua crescita: occorrono 5000 tonnellate d’acqua per produrre un chilo di riso e circa 1200 per una tonnellata di grano. É indispensabile investire (e qualcuno lo ha fatto) in sistemi di irrigazione non dispersivi. Persino negli alimenti lo spreco è enorme. Due esempi tra i molti: per imbottigliare un litro di acqua minerale ne occorrono quasi due nel processo di produzione, per un litro di birra dai cinque ai sei litri. Vanno abbandonate proposte massacranti per il territorio.

L'energia scorre tra noi ma non la raccogliamo (anche per loschi interessi)

di Claudio Bertani

Parliamo della crisi energetica. Il pianeta può risolverla? Esempi semplici.Non possiamo continuare a spostare le merci con il mezzo meno efficiente che esiste, ossia il camion! A fronte di una tonnellata spostata, la nave (fluviale e marina) consuma circa il 35% dell’energia rispetto alla strada, ed un buon 15% in meno rispetto al treno. I costi di personale, poi, sono sensibilmente minori: perché, nel Nord Europa, usano i canali? Perché risparmiano, e tanto.

Da noi non esistono? Sbagliato. Esistevano, ma sono stati dimenticati! Per secoli, il sistema di trasporto della valle padana furono il Po ed i canali collegati (Navigli, ecc), mentre l’Italia peninsulare sfruttava il cabotaggio
Alcuni dati? Il primo mercantile – in qualche modo “italiano” – spinto dal vapore fu una nave napoletana, ed a comandarla, nel 1848, fu il C.te Giuseppe Libetta di Peschici (FG). Il trasporto fluviale italiano, è passato dalle 16 milioni di tonnellate del dopoguerra alle attuali 1,5: un bel progresso!

Non abbiamo fiumi e canali navigabili? Errore: c’erano ma, a differenza del resto d’Europa, ce ne siamo dimenticati e non li abbiamo più curati. Nemmeno il grande Danubio, senza costanti opere di manutenzione, è navigabile! Forse, da noi, si preferisce puntare sul bilancio della Società Autostrade? Probabilmente così è, ma allora non tiriamo in ballo l’energia se i trasporti costano troppo!

Non esistono flussi d’energia in grado di sostituire gli attuali 10 miliardi di TEP , necessari per far funzionare il pianeta? E chi lo ha detto?
Non cito la Confraternita delle Energie Danzanti, ma l’Agenzia Statunitense per l’Energia e l’Università di Stanford: la prima, nel lontano 1991, dichiarò – dati alla mano – che la fonte eolica era in grado di soddisfare l’intero fabbisogno americano con l’installazione degli aerogeneratori in tre soli stati: Kansas, North Dakota e Texas. Nel 2005, a Stanford, rifecero i calcoli e s’accorsero che la valutazione era ancora sottostimata.
La stessa Enelgreenpower – l’italiana ENEL – afferma che la fonte eolica, nel pianeta, è in grado di fornire 4 volte l’intero fabbisogno mondiale del 1998, ossia più di tre volte (approssimativo) di quello attuale.
Se qualcuno ha ancora dei dubbi, rifletta che il sole – ogni anno – invia sulle sole aree desertiche del pianeta l’equivalente di 5.500 miliardi di tonnellate di petrolio: una quantità d’energia pazzesca, pari a circa 500 volte l’intero consumo mondiale. Sui soli deserti.
Inoltre, ci sono ancora ampi margini di captazione per il piccolo e medio idroelettrico: l’esempio del piccolo comune di Varese Ligure è esplicativo. Dopo l’installazione di quattro aerogeneratori (ed aver ripianato i conti del comune grazie alla vendita d’energia), è stata installata una turbina sulla conduttura dell’acquedotto, che ha una caduta di 120 metri ed una portata di 8.3 litri/secondo, la quale aziona un alternatore e produce circa 20 MW/h l’anno. Si realizzerà a breve un progetto sul torrente Carovana, con due turbine che produrranno circa 1390 MW/h annui.

Questo, in un piccolo comune dell’entroterra ligure con circa 2.000 abitanti.
Oggi, stiamo scoprendo – dopo aver cementato anche le tazze dei cessi – che i grandi fiumi avevano le loro, naturali protezioni contro le alluvioni: le aree di barena e le lanche.

Ebbene, con un uso intelligente delle acque dei fiumi, si possono cogliere due risultati, entrambi importanti sotto il profilo energetico: il trasporto fluviale e la generazione d’energia elettrica da basse cadute, mediante le turbine Kaplan. Non erano forse in funzione, cent’anni or sono, i “mille mulini del Po” di Bacchelli? Se non basta la storia, anche la letteratura ci può aiutare ad aprire gli occhi.
I russi – che, riconosciamolo, hanno ben altri fiumi – hanno una potenza massima installata, sulle centrali dei fiumi, di 50.000 MW. E’, all’incirca, il massimo che riesce ad erogare la rete italiana.

Ancora: le correnti sottomarine. Riflettiamo che un metro cubo d’acqua pesa una tonnellata e si sposta, nei passaggi obbligati (stretti, ecc), ad una velocità prossima ai 3-5 nodi, ossia 5-9 Km/h. Qualche tentativo è stato fatto – in Gran Bretagna ed in Norvegia – per sfruttare questi enormi flussi d’energia, ma siamo ai primordi.

E la geotermia? Gli islandesi, da sempre attenti al settore, hanno iniziato a sfruttare – oltre ai letti caldi ed ai geyser (nella foto) – le caldere dei vulcani in attività, ossia cercano d’incanalare l’energia termica presente nelle caldere. Anche qui, però, siamo ai primi passi.
Invece di perderci nelle mille diatribe per stabilire se il fotovoltaico è conveniente (paragonandolo al petrolio), cerchiamo di stabilire se un diverso sistema d’approvvigionamento energetico è fattibile. Oggi, siamo abituati a considerare l’energia come qualcosa che si crea (Uranio a parte) bruciando qualcos’altro. E’ proprio questo retaggio storico, radicato da millenni, che dobbiamo modificare. L’energia, scorre intorno a noi: basta attrezzarsi per raccoglierla e convogliarla.



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di Sab, 17 lug 2010