Dibattiti


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Che fare di Piazza Stradivari nel dopo pensilina, il Vascello ha scovato un eccezionale documento originale: il progetto della piazza secondo le indicazioni di Roberto Farinacci

Ecco come doveva cambiare piazza Cavour per diventare piazza Littoria!
Ci si è arrivati 70 anni dopo, fatto salvo l'isolato con la torre del capitano

Ecco un documento eccezionale: come doveva apparire piazza Cavour divenuta la piazza delle adunate oceaniche del fascismo, con il balcone per i discorsi centrale nel palazzo della Corporazioni affacciato su uno spazio immenso: a sinistra la collocazione del palazzo ex Inps, allora I.N.F.P.S, tuttora esistente ma affacciato su una via angusta che gli fa torto, via Capitani del Popolo. Davanti al palazzo INFPS (la ragione di questo disegno, come di quello sottostante) la sagoma dell'isolato che doveva essere interamente abbattuto, quello che include la torre del capitano. Così doveva presentarsi alla fine piazza Cavour divenuta piazza Littoria, abolita la strada che la percorreva davanti a Palazzo dell'Adriatica, a destra, e che proseguiva in via Baldesio verso piazza del Duomo o deviava a sinistra davanti a piazza Piccola per raggiungere i giardini pubblici. Questa via è sparita nella ristrutturazione con la pensilina decisa dalla Giunta Bodini, cancellando i giardinetti. Dunque, tolta la pensilina, la piazza oggi Stradivari si presenta esattamente come la voleva Farinacci, con l'eccezione dell'isolato della Casa di Bianco, fortunatamente tenuto in piedi nel dopoguerra quando tuttavia, ormai negli anni sessanta, la piazza farinacciana si completa sul fronte opposto con la realizzazione del palazzo della Banca d'Italia, il che fa dire all'architetto Bettinelli, a nostro avviso giustamente, che la Banca d'Italia è l'ultima costruzione fascista di Cremona. Con la abolizione della strada davanti al Palazzo dell'Adriatica, la analogia tra piazza Littoria e piazza Stradivari senza pensilina è proprio assolutamente perfetta. .



Ed ecco un'altra straordinaria testimonianza. La prospettiva visuale del lato sud (anzi ovest...) della piazza Littoria. A destra il solito Palazzo Inps senza l'isolato davanti, e proprio a sud ( come scrive stranamente nella didascalia l'ing. Nino Mori che firma non solo il Palazzo delle Corporazioni oggi Camera di Commercio ma anche il palazzo INFPS), in realtà ad ovest, sul fronte opposto al palazzo delle Corporazioni, un palazzo a sette piani più la torretta ed i portici di forte impronta piacentiniana. Al suo posto è stata costruita negli anni '60 la Banca d'Italia che nel progetto originario dell'architetto Luigi Vagnetti doveva avere uno o due piani in più rispetto a quello effettivamente realizzato (dal che deriva la sensazione di gigantismo eccessivo del portico sottostante). Ovvero, la Banca d'Italia originariamente doveva raggiungere quasi la monumentalità più o meno apprezzabile della costruzione raffigurata qui sopra. Anche se lo stile è mutato, viene configurata nel progetto di Vagnetti - ripetiamo, siamo ormai negli anni 60 ! - con una proporzione volumetrica a completamento dell'idea farinacciana di piazza Littoria. La riproduzione delle immagini qui sopra è severamente vietata © , salvo autorizazione scritta de Il Vascello.

Leggete anche, correlati, gli interventi dell'architetto Maurizio Ori sulla visione della città in relazione all'utilizzo di Piazza Marconi e del Palazzo dell'Arte, il richiamo dell'ex presidente della Provincia Vittorio Foderaro, la posizione dello stesso Massimo Terzi, ideatore dell'ultima PRG intorno alla funzione strategica in tutti i sensi del Parco dei Monasteri, in una città realmente bicefala, ben diverso dal parco giochi chiuso in se stesso ed estraneo all'intorno come Grazzano Visconti, esempio evocato dal sindaco Perri.

• la posizione ugualmente significativa dell'architetto Eugenio Bettinelli sulla funzione del Palazzo della Banca d'Italia e di altri contenitori ( come la Caserma Vecchi) non solo in relazione a piazza Stradivari nella definizione finalmente organica delle funzioni dell'intero centro storico.

La fotografia è di Lorenzo Madini, da contrapporre alla visione progettuale di piazza Littoria

Convergono sulla necessità di evitare altri sgarbi due tecnici, ex assessori all'urbanistica!

Piazza della discordia, ex piazza Cavour , ora Piazza Stradivari, ma anche Piazza Littoria, lasciamola così... senza auto, però


La fotografia è di Antonio Leoni ©

di Massimo Terzi

 

1- Su “Mondo Padano”allora diretto da A. Leoni comparve un confronto a più voci sull’architettura fascista ed il futuro urbanistico di Cremona a cura di Mario Silla che sarebbe estremamente interessante ed attuale riproporre a distanza di un ventennio. In quella circostanza in data 12.10.92, in un pezzo dal titolo “il fascino sottile del nuovo,”scrivevo:”...l’antica P.zza Piccola è irriconoscibile ed è relegata ad un ruolo di aiuola spartitraffico. L’uso del verde, a titolo mimetico, è un segno troppo timido e poco efficace rispetto all’importanza del luogo per nascondere l’incapacità a restituirgli il suo significato. Forse un intervento di redesign complessivo della piazza e degli edifici che vi si affacciano,inteso a garantire ”la riconoscibilità” del luogo e l’appartenenza ad una certa struttura urbana, renderebbe giustizia all’intervento più brutale che sia stato consumato ,nell’arco di sessant’anni, nel centro della città. Si potrebbe rendere pedonale ricucendone l’uso spaziale con le Piazze del Duomo e della Pace e Marconi, si potrebbe segnalare morfologicamente con due livelli degradanti verso via Verdi, si potrebbe ripristinare la sede del mercato delle erbe o dei fiori…


2-  In tutta franchezza per me, allora (al momento del mio insediamento come Assessore), la piazza non era più uno spazio d’incontro o di attività mercatale e neanche uno spazio di transito. Era una rotatoria per il traffico. Una sua ridefinizione urbanistica era necessaria per ridarle un senso ed una funzione. La riqualificazione, inoltre, permetteva l’allargamento in continuità dell’isola pedonale, lo spostamento del mercato da piazza Marconi (in attesa di una sua risistemazione ), ed il recupero dell’unico grande spazio ad uso parcheggio in centro storico per tutta la settimana.

Per me una piazza deve svolgere una serie di funzioni ben precise : era estremamente importante dilatare la pedonalità, favorire l’aggregazione, essere momento d’incontro,recuperare i portici ad uso commerciale,fungere da raccordo con le altre piazze. Storicamente, quella che si chiamava piazza Piccola aveva sempre assolto a questo compito, con la sua spiccata vocazione mercatale e la sua naturale caratterizzazione come anticamera della piazza Grande del complesso monumentale.

Impegnato a riqualificare le piazze Antonella e S.Agata con un genere di interventi in netto contrasto con la tipologia di quello che si sarebbe realizzato in piazza Cavour…. sulla Provincia del 2. 12. 98 scrivevo: “quella in cui viviamo è una città semplice ,sobria, discreta su cui ritengo si debba lavorare con attenti accostamenti. C’e sempre stata la tentazione d’imporre un proprio modo di pensare un proprio progetto o peggio un proprio stile. Credo invece sia necessario avere un atteggiamento leggero e discreto con la disponibilità a capire il senso e l’anima di questa città “.

C’era una bellissima immagine del ’36 di Fazioli , prima delle picconate, che ritraeva la piazza durante un giorno di mercato che ritenevo dovesse servire per ispirare ed attualizzare il progetto. Mi sembrava molto interessante e funzionalmente corretta l’idea originale di un inserimento leggero con copertura che ricordasse le tende del mercato secondo la rappresentazione delle atmosfere fissate nelle fotografie dell’epoca.

Mondo Padano del 5.12.98 “Ma fa Movimento”Il progettista Ludovico Migliore difende  le scelte…

.Mondo Padano del 12.12.98. Rispondevo ad una intervista: “Non posso far altro che confermare che condivido l’obiettivo urbanistico che sta alla base dell’intervento …Abbiamo ridato identità ad uno spazio,abbiamo innescato un processo di vivacizzazione dell’assetto commerciale e creato uno spazio alternativo  per le manifestazioni che altrimenti degradano Piazza Duomo. Ora la piazza è realizzata, vissuta ,usata.” Mi sembra che abbia un suo respiro, che si adatti bene alla riappropiazione delle sue antiche funzioni e …sulla base di questi presupposti non posso che affermare che, di conseguenza, la scelta urbanistica è stata giusta e corretta …altra cosa, aggiungo, per me è stata l’aggiunta di un” inutile accessorio.”

In occasione della ristrutturazione della Casa del Bianco rilancii l’idea di una “ricucitura” dei vuoti realizzati nel ventennio attraverso la riqualificazione in continuità di piazza Roma, piazza Stradivarj piazza Marconi.

 

3-  Su commissione della dott.ssa Carla Almansi  scrivo sulla rassegna della Camera di Commercio ed artigianato dell’anno 2002-2003 un articolo dal titolo “Riflessioni da un interno degli anni trnta:il palazzo della camera di commercio”. In quella occasione segnalo “…Dalla loggia centrale ci si affaccia su un ampia piazza,l’ex piazza Piccola, prevista dal Regime come Littoria, divenuta piazza Cavour pedonale e sede del mercato settimanale e quindi di ridarle unità ed identità per meglio integrarla al centro storico,involontariamente i progettisti hanno, almeno visivamente,in parte realizzato quanto disegnavano ed auspicavano i pianificatori del Regime. L’edificio in oggetto,infatti, per assumere un significato, va indissolubilmente legato alla piazza Littoria di cui doveva costituire il fondale orientale. E’proprio dalla realizzazione del vuoto di questa piazza che l’edificio vuol trarre la sua potenzialità espressiva come è ben raffigurato nelle fotografie,ma soprattutto nelle prospettive che accompagnavano il progetto “.

 

4- Ho avuto a lungo tra le mani, per ragioni di studio, i disegni originali della prospettiva della nuova piazza Littoria secondo una proposta di trasformazione (solo in parte attuata) dell’area di piazza Cavour, oggi Stradivari. Ero, quindi, consapevole che la decisa volontà di renderla pedonale avrebbe potuto riproporre quella situazione ( Farinacciana…?) provocando una  sorpresa (che nel caso in esame è in gran parte esaltata dal fotografo soprattutto per l’evidenziazione della cortina di portici settentrionale, la composizione cromatica del fondale e la presenza di una luce e di un cielo da vedutista ottocentesco ) anche eliminando i soli cupolini e lasciando i soli piloni di sostegno. In fondo quella non era altro che un’ inutile e incompatibile struttura in precario facilmente rimovibile.  Forse, sono d’accordo, è proprio il caso di lasciare la piazza così favorendo l’inserimento di pochissimi oggetti rimuovibili che ne favoriscano momenti di aggregazione e sosta e porzioni di attività mercatale fissi ( come in piazza delle Erbe a Verona). Sarei invece molto preoccupato, per altro.

 La piazza Littoria  perimetrata  da nuovi edifici doveva diventare una rotatoria sulla quale convogliare i principali assi di penetrazione  del traffico, proveniente dalle porte che poi si sarebbe distribuito secondo nuove direzioni per il deflusso. Non vorrei che questo rinnovato entusiasmo per la motorizzazione delle aree centrali ispirasse sondaggi o referendum favorevoli alla riapertura del traffico anche in piazza Stradivari ed adiacenze.

La fotografia è di Antonio Leoni ©

De Crecchio: non si tocchi più la piazza, se proprio si vuole intervenire,
si armonizzino i marmi della facciata della Camera di Commercio

Caro direttore,

La distruzione bodiniana del giardino di piazza Cavour (giardino realizzato in parte dall’amministrazione Vernaschi e in parte dall’amministrazione del commissario Santini, nell’intento benemerito di mitigare l’orrendo impatto sul centro monumentale della sciagurata facciata tricolore del Palazzo delle Corporazioni oggi Camera di Commercio), aveva un senso ed era tollerabile in quanto avrebbe potuto consentire di sgravare le due piazze contigue (Duomo e Marconi) da funzioni improprie o comunque inopportune.
Intendo dire che le grandi manifestazioni musicali (concerti rock) e pseudo sportive (Mille Miglia) si sarebbero finalmente qui potute decentrare da uno spazio “sacro” per ragioni religiose e culturali come piazza Duomo.
Di contro, piazza Marconi, liberata dalle bancarelle trasferite in piazza Cavour e dintorni e debitamente alberata, avrebbe potuto servire da ampio parcheggio anche nei giorni di mercato, gli unici nei quali il centro monumentale cittadino sentiva effettivamente carenza di spazi per la sosta dei veicoli.

In effetti, per un paio d’anni almeno, un grande poster illustrante come sarebbe risultato il magnifico colpo d’occhio della piazza ripiantumata rimase esposto sulla scaffa al termine dei portici orientali della piazza stessa; di converso nel frattempo si approvava un regolamento che avrebbe dovuto tenere lontano per sempre manifestazioni improprie da piazza Duomo.
Restano misteriose le ragioni che portarono poi l’amministrazione Bodini a contraddire clamorosamente le buone intenzioni iniziali.

Piazza Cavour, ribattezzata Stradivari, fu ingombrata da una buffa pensilina che ne mortificò di colpo le potenzialità di spazio aperto per ospitarvi i grandi eventi che rimasero tra infinite (e sacrosante) proteste in piazza Duomo. In piazza Marconi si riaprì la tragicommedia dell’autosilo sotterraneo, tragicommedia che anche un sindaco urbanisticamente disinvolto come Zaffanella aveva avuto il buon senso di sospendere prima che i guai diventassero irreparabili.
Tutto questo per dire che oggi è quantomai opportuno lasciare la piazza Stradivari integralmente pedonale e il più libera possibile da nuovi orpelli d’arredo, per conservarne la riacquistata potenziale polifunzionalità d’uso e rinunciare a tentarvi nuove avventure “architettoniche” che non siano, forse, solo un moderato “restyling” della infelice facciata della Camera di Commercio, sostituendovi i marmi pù clamorosamente in contrasto con l’ambiente.
Cordialmente, Michele de Crecchio

L'architetto Alberto Faliva d'accordo

Caro Direttore, mi permetta di affiancarmi alla giustissima considerazione dell'arch.De Crecchio: la piazza Stradivari sta bene così com'è adesso, completamente svuotata, intesa come spazio arioso e libero. Temo moltissimo gli esiti dei concorsi d'architettura, penso che ci si possa attendere di tutto, dalle fontanelle iper-moderne di autori egocentrici, ai fantocci pseudo-tecnologici e variopinti. Credo che a volte l'architettura si dovrebbe fermare, lasciare che i vuoti vivano senza alcuna intromissione. Insomma, tolta la pensilina mi sembra che la nebbia, la vera signora di Cremona dei mesi a venire, si debba riappropriare di questo spazio gigante. Alberto Faliva, architetto

Idee per piazza Stradivari, l'urbanistica ridotta a sollazzo populista
Incredibile ma vero, c'è anche chi ha proposto la pensilina, mega!

Mentre la Cremona più avvertita reclama dalla nuova Giunta una " idea di città ", una ipotesi progettuale complessiva, una visione di assieme nella quale collocare le diverse iniziative per rivitalizzare, soprattutto, il centro storico, ovvero la zona più pregevole eppure più malata, il vice sindaco Malvezzi ha presentato trionfalmente i 51 progetti su 66 ammessi a una grande idea politica: un concorso di idee per la sistemazione di piazza Stradivari. Un vero concorso alla maniera TV, con i cittadini che votano i loro progetti preferiti e la commissione che assegna un premio ai progetti qualificati e un altro a quello scelto dai votanti (mancano gli sms a pagamento dei concorsi TV classici: si... poteva provvedere in aiuto le sofferenti casse comunali). Insomma, l'urbanistica ridotta a sollazzo.Non mancano progetti i più bizzari. Violini disegnati sulla piazza, fontane e fontanelle, soprattutto alberature e, incredibile ma vero, la osservate qui sopra, uno riproposizione megagalattica, con sfogo persino in via Gramschi, della pensilina, anche peggio della precedente perchè dal basso nasconde persino la visione del torrazzo e della intera zona monumentale. Bel colpo per la promozione turistica della città. Vogliamo credere che si tratti di uno scherzo a chi ha indeto questo concorso.Molto seria è invece la domanda come si possa progettare piazza Stradivari senza avere idea precisa, intendiano non chiahhierre ma decisioni nero su biancoin relazione alle seguenti, fondamentali problematiche urbanistiche:

a) concezione e progettazione dell'isola pedonale nel suo complesso (totalmente pedonale, parzialmente pedonale, a macchia di leopardo, auto?)

b) percorsi di penetrazione eventualmente ammessi (non l'aborto attualmente in atto). Si pensi alla divisione ottocentesca in due spazi di questa area. Fu Farinacci a volere l'attuale spazio gigantesco, il progetto attuale ricalca fedelmente l'idea fascista , isolato della torre del capitano a parte.

c) riorganizzazione del trasporto urbano

d) collocazione dei parcheggi di servizio, posto che la soluzione a due piani adottata in piazza Marconi dopo 8 anni di lavori chiama a rimediare altrove

e) destinazione del palazzo della Banca d'Italia (ancora banca, apertura a soluzioni commerciali, altro?)

f) destinanzione del mercato bisettimanale: ritorno in piazza Marconi , parzialmente in piazza Marconi, ancora in Piazza Stradivari e vie adiacenti?

Senza risposta della nuova Giunta a questi quesiti urbanistici ( e non sono tutti quelli citabili...), è evidente che il concorso a premi per piazza Stradivari è un sollazzo demogogico - populista. Fossimo a Napoli si direbbe che qui si inventa "prim'o scurriato e po' a carrozza", (prima la frusta e poi la carrozza, insomma si rovescia capo e coda). Neppure le Giunte precedenti, che pure ne hanno davvero combinate tante delle loro ( l'ultima: gli sgarri alla dignità di viale Trento Trieste), si erano mai permesse un divertissement come questo.

Qui sotto l'esito del concorso.

I vincitori del concorso di idee per Piazza Stradivari

Sono stati designati i vincitori del concorso di idee per la eventuale riqualificazione di piazza Stradivari.

Prima classificata - con 74 punti - è la proposta ideativa elaborata dall’arch. Chiara Gorni, al secondo posto, con 72 punti, si è collocato il lavoro presentato dall’arch. Paolo Pugnoli, terzo classificato, con 69 punti, l’elaborato dell’architetto Davide Grandi. Nella consultazione popolare: primo classificato, con 181 voti, è risultato l’elaborato dell’arch. Pietro Alquati, seconda classificata, con 179 voti, la proposta ideativa di Silvia Catelli, terza classificata, con 105 voti, la proposta di Renato Maglia.

La premiazione avverrà in un fase successiva.

Al vincitore del Concorso andrà un premio di euro 10.000,00, i concorrenti collocati al 2° e al 3° posto della graduatoria finale riceveranno un rimborso spese, rispettivamente di 4000 e duemila euro. La proposta ideativa che ha ottenuto il migliore gradimento popolare riceverà 2000 euro.

Nonostante alcuni guasti anche pesanti, Cremona aveva mantenuto sin qui la sua fisionomia complessiva che ne fa ancora un centro caratteristico e vivibile, ma i comportamenti e le decisioni sono sempre più indifferenti e si inseguono soluzioni improbabili nel nome di un "nuovo" estemporaneo, solo sensazionalistico, senza relazioni con il contesto e la storia

Freneticamente in corsa verso la città occasionale


Si può ancora dire che Cremona ha una sua identità che ne fanno una città caratteristica, nonostante i guasti anche pesanti che ha subito nella sua storia moderna. Ma il trend è cambiato : i comportamenti civili e le decisioni pubbliche sono diventate sempre più indifferenti alla difesa accurata della monumentalità, praticata con particolare sobrietà nel tempo , persino con uno scrupoloso rispetto alle intonazioni in modo da non turbare lo sguardo e garantire un senso di armonia architettonico e di vivibilità che ancora sopravvive soltanto perchè non sono state ancora del tutto violate le radici dell'identità urbana. E' però lecito chiedersi: per quanto sopravviverà se osserviamo che viene sistematicamente contestata e tradita negli ultimi anni da soluzioni improbabili realizzate e ammesse confondendo l'innovazione con il sensazionalismo.

La giustificazione del nuvo per un sensazionalismo del tutto estraneo al contesto, alla storia e per quanto ne sappiamo, anche al dibattito architettonico mondiale.

Gli esempi sconfortanti si propongono ad ogni livello, anche minimo, tanto nella installazione di un impianto di condizionamento dell'aria quanto nella esibizione di marmi e sfarzo che farebbe a pugni persino con la cassaforte esibita con il gigantesco $ nel palazzo di Paperon de Paperoni.

Non è una battuta la nostra: ecco come sta via via svelandosi la una nuova sede di banca in viale Trento Trieste dove si allinea con il nero funereo della "Casa Lego", così soprannominata dai cremonesi. Non è possibile spiegare cosa c'entrino questi inserimenti con la generale sobrietà di tutte le costruzioni che, pur nella differenza di stili, per lungo tempo hanno fatto di viale Trento e Trieste un passeggio cittadino: oggi "il pubblico passeggio" è annnullato dalla indifferenza con la quale si è via via consentito il parcheggio indiscriminato, mascherando un'assenza di strategia che balza all'occhio ....grazie al buco di piazza Marconi.

Siamo freneticamente in corsa verso la città occasionale. Ne parliamo diffusamente commentando qui sotto la denuncia di un lettore che lamenta i cassoni installati addirittura in facciata, sulla terrazza della Camera di Commercio. Pari pari con i più modesti ma altrettanto indecorosi bocchettoni posti fra le trifore della Loggia dei militi, uno dei più affascinanti monumenti civili gotici del Nord Italia.

Correlata: la lettera del proprietario della bella casa, ignorata e pertanto incastrata tra "casa Lego" e la nuova banca.

La lettera

Quei cassoni scuri sopra la Camera di Commercio altro sgarbo al panorama dei tetti rossi

Caro direttore,
su piazza Stradivari abbiamo speso molte parole: speriamo che il concorso di idee bandito dall'amministrazione comunale dia i suoi frutti.
Vorrei però segnalare un ennesimo sgarbo all'estetica della piazza: gli impianti sistemati sul tetto della Camera di Commercio Industria ed Artigianato di Cremona, visibili nella foto allegata. Come si vede, tali apparecchiature non sono minimamente mascherate e risultano come un pugno in un occhio nell'insieme architettonico ed estetico della piazza (già peraltro offeso dall'inguardabile pensilina). Sarebbe auspicabile nascondere alla vista quei brutti cubi neri, magari per mezzo di una semplice carenatura che li mimetizzi con le strutture circostanti.
Non dimentichiamo, poi, che lo stesso palazzo della CCIAA risulta decisamente fuori contesto anche da un altro punto di vista: quello dall'alto del Torrazzo. Ricordiamo che il panorama aereo del centro cittadino, caratterizzato dal colore del cotto antico, è un elemento molto importante di Cremona: e mentre i residenti della zona A1, quella corrispondente al centro, sono tenuti (ma non tutti: si veda l'esempio della ex Casa di Bianco con il suo.... campo di calcio grigiorosso contro il quale ha lungamente protestato anche Il Vascello) ad avere tetti in coppi antichi, la copertura della CCIAA è formata da tegole marsigliesi di un bel colore arancione vivo!
Un doppio pugno in un occhio... speriamo che qualcuno intervenga!. Lorenzo Madini

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La disattenzione alla immagine panoramica della città è di lungo periodo e costituisce uno dei torti più pesanti della amministrazione con Daniele Soregaroli assessore alla urbanistica. Si pensi alla violazione della omogeneità coloristica di via Bonomelli con la nera facciata del l'Albergo delle Arti, ai bocchettoni di metallo, ai tetti di tegole finte e a una mega antenna telefonica, (il tutto -immaginiamo - a vantaggio dell'illuminato che cita Pei e Calatrava), agli acquarelli di via Manzoni , al quartiere di via del Sale e via dicendo. Peggio: contro gli impianti tecnologici impattanti, di alto livello e dunque sostenuti da mani forti, non c'è difesa. Si installano, e basta. L'attenzione alla tutela è più elevata negli organi esterni alla città che tra gli stessi cremonesi, come dimostrano anche recentissime clamorose vicende.

In quest'ottica vorremmo che si facesse molta attenzione nel gestire i prossimi passi, importantissimi per la identità del centro storico. La battaglia per la salvaguardia del capolavoro di Cocchia dentro e fuori è in atto e non è detto che l'indifferenza al capolavoro sia del tutto vinta (eppure le soluzioni rispettose anche ad installarci il discusso museo del violino - città o palazzo della musica? - sono quasi ovvie se non si insegue il sensazionalismo propagandistico), il buco di piazza Marconi è lì ad ammonire e tuttavia lo si vede ancora come e soltanto un guaio dal quale andarcene fuori il più alla svelta possibile, neppure lontanamente ponendosi la questione delle correlazioni che avrà la scelta finale (due tre piani, quattro? Queste ed altre proposte scollegate dal contesto, che disastro...!). Poi il ritorno delle auto in centro storico, anche qui una idea estemporanea: è giusta o sbagliata? Anche a questo proposito bisognerebbe correlarla alle strategie complessive per potere rispondere. Si tratta, per ora, soltanto della confacente risposta a questa o a quella categoria con spinta elettorale, la categoria che preme, che ha più voce, più forza. Ma quali disastri, partendo proprio da piazza Marconi, ha già prodotto questo modo di prostarsi all'interesse del voto, senza altro obiettivo, la città appunto?

Dobbiamo altrettanto tremare sullo sbocco di quello che lei chiama il concorso di idee per la sistemazione di piazza Stradivari dopo la eliminazione della pensilina, realizzata altrettanto nella più completa indifferenza verso i canocchiali visivi di grande livello accuratamente tutelati in passato dall'amore per Cremona.

L'interruzione della visuale da via Beltrami a piazza Roma attraverso via Lombardini e con la torre del capitano in mezzo è stata clamorosa ma l'amministrazione Bodini ha tirato dritto senza battere ciglio anche quando le si chiedeva di abbattere almeno l'ultima campata della pensilina.

In realtà su Piazza Stradivari non si può affatto parlare di concorso di idee (procedura obbligatoria, con le sue modalità, e augurabilmente da esperire al più alto livello di competenza). Al meglio possibile si può benevolmente definire la proposta della Giunta una raccolta di umori. Bisogna però ammonire - prima che si faccia un guaio peggiore dell'attuale - che per la sistemazione della piazza non vale il parere della maggioranza, ma va chiamato un insieme di altissime competenze tecniche e culturali, basandosi peraltro su quello che per ora non c'è: un progetto reale, compiuto di città che non si consegue con interventi occasionali, gettando i dadi quando capita. Neppure a Manopoli si gioca così.

Il concorso di idee è una operazione complessa che non dovrebbe cedere alla demagogia, è una operazione ben più qualificata sul piano tecnico urbanistico - culturale. Incombe ed ammonisce il recente concorso "internazionale" risoltosi con la contestatissima sistemazione del piazzale della stazione e dei correlati sensi unici in viale Trento Trieste e via Dante dei quali, oltre tutto, non si faceva minimamente cenno nel bando spingendo uno studio concorrente a minacciare persino il ricorso alla magistratura.

Il delicato tessuto del cuore storico della città va affrontato con una operazione ad alto livello della quale non si vedono i contorni, se nel contempo, senza un battito di ciglia del consiglio comunale e senza una visione dei riferimenti con la proclamata vivibilità e tutela anche commerciale del centro storico, si abbandonano al loro destino contenitori come la Banca d'Italia, la caserma Vecchi, la Cavallerizza, quasi sicuramente la caserma Manfredini. Enormi spazi trascurati nel cuore del centro storico con la giustificazione della crisi . Che però non dovrebbe impedire se non altro di pensare e configurare il destino della città. Si procede, invece con il trionfo, al momento, della demagogia elettorale. Con l'arraffa arraffa del più zotico consenso. In questo quadro mettiamo pure un altro devastante scenario che ovviamente incide sulla provvisorietà delle scelte urbanistiche. Parliamo della rissa per le poltrone. Agrari contro CL, una rissa sottopelle con attenzione a non farsi troppo male, tagliando tutti i ponti. Ma dove mettiamo la questione morale? Esiste o no la questione morale? Pensiamo al caso Marrazzo. Lui, i trans, i carabinieri ricattatori. Il problema è quando il vizio privato incide sulle scelte pubbliche.

Non vorremo in futuro dar ragione a Italo Calvino che trent'anni fa già scriveva nel suo "Apologo dell'onestà" che questa questa "Italia è un paese che si regge sull'illecito". Vicende drammatiche pongono anche ai cremonesi il dilemma.

In relazione a tutto, prende ancora più forza il dubbio: c'è nei Palazzi un disegno di Cremona, al di fuori della frasi ad effetto e delle etichette delle quali ad ogni piè sospinto ci si riempie la bocca?

Si privilegia una devastante occasionalità. Perchè paga in una situazione di grande crisi di identità, questo è il punto.

Però la demagogia del fare senza l'accuratezza del fare bene può avere altri effetti devastanti. In questi giorni noi pubblichiamo molti appelli consapevoli, l'ultimo è quello dell'architetto Ori, qui sopra. Voci significative sono in campo. Noi temiamo la affermazione della mediocrità populista: può sopraffare tutto, come il magma vomitato dalla indifferenza al valore dello studio e della progettazione, come la affermazione della incapacità e della improvvisazione, come il mito della furberia promosso al grado di intelligenza collettiva, un magma che però non cala e sparisce, ma presto indurisce sopra i boschi e le case degli uomini. Irrevocabilmente, purtroppo. Tutto sarà presto dimenticato, pochi ed in via di estinzione ricorderanno sempre più flebilmente che sotto quel magma fiorivano ancora giardini e umanità. O no? Date speranza a Cremona.

La giunta Corada, cementificatrice

Cedute l'area SNUM, l'area gasometro, la scuola di Gerre Borghi. La Giunta Corada passerà certamente alla storia di Cremona come la amministrazione cementificatrice. Per gli esempi c'è soltanto l'imbarazzo della scelta. Un elenco impressionante.
Cominciamo dalla gestione dell'area dell'ex Consorzio Agrario, grande occasione mancata per una degna riqualificazione di questa parte della periferia a ridosso della stazione. (La nostra perplessità a suo tempo, negli arretrati)
Poi l
a cortina abnome e fuori misura rispetto alle tipologie della città dell'area Lucchini, una barriera che chiude la visione della città a nord est. (Leggi)
Arriva la cancellazione del panorama dal Po con il gigantesco complesso di via del Sale che guarda sul Morbasco nell'area dell' ex solai Varese ( Vai)
Sparisce il vecchio quartiere nell'area del mulino Maglia Feraboli in via Castelleone (leggi). Ecco le costruzioni a ridosso del Naviglio in via Aglio davanti alla Negroni con la distruzione di un altro antico mulino, il mulino della Passere di cui già nel 1979 si reclamava la salvezza. (Leggi) .
Ancora,si ha l'occupazione dell'area Galletti davanti al seminario con un'altro mulino secolare, il Mulino Mangianti, raso al suolo in un'area a suo tempo definita dall'allora Magistrato del Po a rischio idrogeologico e quindi non edificabile, e con la scomparsa, inoltre di un antico bosco oltre la deviazione della tangenziale verso via Milano (creazione di un campetto di calcio in cambio di un'area concessa alla cooperativa che costruisce in via del Sale. Dunque anche abbattimento di un bosco filtro contro l'eventualità di un disastro Tamoil.
Abbondano le nuove casette a schiera a ridosso dell'antico parco della cascina Belvedere, a sua volta presto ridotta ad uso condominale in via Cà del Ferro. E altre cascine ristrutturate malamente.
Suscita viva polemica quando non c'è più nulla da fare l'assedio abitativo a un'area di grande valore storico e umano come Porta Mosa, l'unico imponente complesso della mura che circondavano la città: finalmente peraltro con un intervento minimale e dopo sollecitazioni che durano da almeno tre anni, il Comune ha deciso di intervenire contro l'attacco distruttivo delle piante infestanti, che stanno sbriciolando i mattoni secolari. (Vai)
Di prospettiva, per confermare la poco qualificante etichetta di cementificatori,incombe l'ipotesi della tangenziale sud nel parco del Po e del Morbasco. (Vai)
E a proposito di cemento e paratie di contenimento, come dimenticare il parcheggio coperto in un'area di enorme valore archeologico come piazza Marconi (ce ne siamo occupati anche negli scorsi giorni: vari servizi qui, o qui )? O la concessione agli acquarelli inverecondi di via Manzoni, la casa Lego in viale Trento Trieste, sempre di architetti che piacciono molto a palazzo? (Leggi).
O infine come non chiedersi il perché del brutto progetto per la riqualificazione dell'area della stazione, ignorando del tutto la città al di là del cavalcavia del cimitero?
Ci fermiamo qui, ci sarebbe molto altro da scrivere, ma crediamo che gli esempi bastino per ricordare ai cittadini quanto è accaduto negli ultimi anni a Cremona


Ebbene, non sazi di cemento, ecco che Corada e C. hanno confermato - come purtroppo si sapeva - la loro travolgente passione per le colate di calcestruzzo, chiudendo un'altra finestra sul centro storico ed una occasione di riqualificazione a giardini e parcheggio di un'area preziosa che guarda direttamente al Torrazzo, alle porte del centro storico , abbandonata da anni al suo destino (era la grande occasione per sviare molto traffico che andrà ad incombere nel parcheggio sotterraneo di piazza Marconi): parliamo dell'area Snum.
Per una sua riqualificazione e contro l'ennesima colata di cemento si erano espressi da subito gli ambienti più avvertiti ed angosciati del destino che viene riservato a questa ampia area in posizione strategica. (Vai a leggere e vedere l'ampia documentazione). Ma non c'è stato nulla da fare.
L'area Snum, le vecchie scuole di Gerre Borghi ed anche l'area dell'antico gasometro di via cardinal Massaia a ridosso dello stadio sono state cedute per 4.357 mila euro.
Con grande soddisfazione dell'assessore al patrimonio Campagnolo.
L'amministrazione cementificatrice non brilla di sicuro per la razionalizzazione delle proprie spese. Il bilancio non mostra segni decisi di inversione di tendenza. In compenso vende i gioielli di famiglia, incapace o disinteressata a qualsiasi progetto unitario di riqualificazione urbanistica della città. Solo un disfarsi dei problemi che richiederebbero lungimiranza progettuale ed altro ancora. Non roviamo in questi comportamenti - che assomigliano molto a quelli tanto vituperati del “piccone risanatore” - alcun amore per Cremona a misura d’uomo, cogliamo soltanto una irresistibile passione per i sacchi di cemento e le betoniere. (Vai per ulteriori commenti)

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Nella riproduzione dentro il testo, il rettangolo azzurro inquadra gli antichi fortilizi inclusi nell'area SNUM. Sono ancora presenti le basi di questo sistema di fortificazioni che aveva il suo caposaldo a Porta Mosa. Speriamo che almeno queste antiche testimonianze superstiti siano salvaguardate dalla proprietà entrante. Certo, anche queste presenze ben incluse in processo di riadattamento anche a parcheggio (molto meno costoso che quello di Piazza Marconi) potevano dare a una amministrazione "creativa" obiettivi diversi che la vendita a scopo edilizio dell'area.




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di Dom, 4 dic 2011