Che fare di Piazza Stradivari nel dopo pensilina, il Vascello ha scovato un eccezionale documento originale: il progetto della piazza secondo le indicazioni di Roberto FarinacciEcco come doveva cambiare piazza Cavour per diventare piazza Littoria! |
I vincitori del concorso di idee per Piazza Stradivari | Sono stati designati i vincitori del concorso di idee per la eventuale riqualificazione di piazza Stradivari. Prima classificata - con 74 punti - è la proposta ideativa elaborata dall’arch. Chiara Gorni, al secondo posto, con 72 punti, si è collocato il lavoro presentato dall’arch. Paolo Pugnoli, terzo classificato, con 69 punti, l’elaborato dell’architetto Davide Grandi. Nella consultazione popolare: primo classificato, con 181 voti, è risultato l’elaborato dell’arch. Pietro Alquati, seconda classificata, con 179 voti, la proposta ideativa di Silvia Catelli, terza classificata, con 105 voti, la proposta di Renato Maglia. La premiazione avverrà in un fase successiva. Al vincitore del Concorso andrà un premio di euro 10.000,00, i concorrenti collocati al 2° e al 3° posto della graduatoria finale riceveranno un rimborso spese, rispettivamente di 4000 e duemila euro. La proposta ideativa che ha ottenuto il migliore gradimento popolare riceverà 2000 euro. |

Si può ancora dire che Cremona ha una sua identità che ne fanno una città caratteristica, nonostante i guasti anche pesanti che ha subito nella sua storia moderna. Ma il trend è cambiato : i comportamenti civili e le decisioni pubbliche sono diventate sempre più indifferenti alla difesa accurata della monumentalità, praticata con particolare sobrietà nel tempo , persino con uno scrupoloso rispetto alle intonazioni in modo da non turbare lo sguardo e garantire un senso di armonia architettonico e di vivibilità che ancora sopravvive soltanto perchè non sono state ancora del tutto violate le radici dell'identità urbana. E' però lecito chiedersi: per quanto sopravviverà se osserviamo che viene sistematicamente contestata e tradita negli ultimi anni da soluzioni improbabili realizzate e ammesse confondendo l'innovazione con il sensazionalismo.
La giustificazione del nuvo per un sensazionalismo del tutto estraneo al contesto, alla storia e per quanto ne sappiamo, anche al dibattito architettonico mondiale.
Gli esempi sconfortanti si propongono ad ogni livello, anche minimo, tanto nella installazione di un impianto di condizionamento dell'aria quanto nella esibizione di marmi e sfarzo che farebbe a pugni persino con la cassaforte esibita con il gigantesco $ nel palazzo di Paperon de Paperoni.
Non è una battuta la nostra: ecco come sta via via svelandosi la una nuova sede di banca in viale Trento Trieste dove si allinea con il nero funereo della "Casa Lego", così soprannominata dai cremonesi. Non è possibile spiegare cosa c'entrino questi inserimenti con la generale sobrietà di tutte le costruzioni che, pur nella differenza di stili, per lungo tempo hanno fatto di viale Trento e Trieste un passeggio cittadino: oggi "il pubblico passeggio" è annnullato dalla indifferenza con la quale si è via via consentito il parcheggio indiscriminato, mascherando un'assenza di strategia che balza all'occhio ....grazie al buco di piazza Marconi.
Siamo freneticamente in corsa verso la città occasionale. Ne parliamo diffusamente commentando qui sotto la denuncia di un lettore che lamenta i cassoni installati addirittura in facciata, sulla terrazza della Camera di Commercio. Pari pari con i più modesti ma altrettanto indecorosi bocchettoni posti fra le trifore della Loggia dei militi, uno dei più affascinanti monumenti civili gotici del Nord Italia.
La letteraCaro direttore,
su piazza Stradivari abbiamo speso molte parole: speriamo che il concorso di idee bandito dall'amministrazione comunale dia i suoi frutti.
Vorrei però segnalare un ennesimo sgarbo all'estetica della piazza: gli impianti sistemati sul tetto della Camera di Commercio Industria ed Artigianato di Cremona, visibili nella foto allegata. Come si vede, tali apparecchiature non sono minimamente mascherate e risultano come un pugno in un occhio nell'insieme architettonico ed estetico della piazza (già peraltro offeso dall'inguardabile pensilina). Sarebbe auspicabile nascondere alla vista quei brutti cubi neri, magari per mezzo di una semplice carenatura che li mimetizzi con le strutture circostanti.
Non dimentichiamo, poi, che lo stesso palazzo della CCIAA risulta decisamente fuori contesto anche da un altro punto di vista: quello dall'alto del Torrazzo. Ricordiamo che il panorama aereo del centro cittadino, caratterizzato dal colore del cotto antico, è un elemento molto importante di Cremona: e mentre i residenti della zona A1, quella corrispondente al centro, sono tenuti (ma non tutti: si veda l'esempio della ex Casa di Bianco con il suo.... campo di calcio grigiorosso contro il quale ha lungamente protestato anche Il Vascello) ad avere tetti in coppi antichi, la copertura della CCIAA è formata da tegole marsigliesi di un bel colore arancione vivo!
Un doppio pugno in un occhio... speriamo che qualcuno intervenga!. Lorenzo Madini
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La disattenzione alla immagine panoramica della città è di lungo periodo e costituisce uno dei torti più pesanti della amministrazione con Daniele Soregaroli assessore alla urbanistica. Si pensi alla violazione della omogeneità coloristica di via Bonomelli con la nera facciata del l'Albergo delle Arti, ai bocchettoni di metallo, ai tetti di tegole finte e a una mega antenna telefonica, (il tutto -immaginiamo - a vantaggio dell'illuminato che cita Pei e Calatrava), agli acquarelli di via Manzoni , al quartiere di via del Sale e via dicendo. Peggio: contro gli impianti tecnologici impattanti, di alto livello e dunque sostenuti da mani forti, non c'è difesa. Si installano, e basta. L'attenzione alla tutela è più elevata negli organi esterni alla città che tra gli stessi cremonesi, come dimostrano anche recentissime clamorose vicende.
I
n quest'ottica vorremmo che si facesse molta attenzione nel gestire i prossimi passi, importantissimi per la identità del centro storico. La battaglia per la salvaguardia del capolavoro di Cocchia dentro e fuori è in atto e non è detto che l'indifferenza al capolavoro sia del tutto vinta (eppure le soluzioni rispettose anche ad installarci il discusso museo del violino - città o palazzo della musica? - sono quasi ovvie se non si insegue il sensazionalismo propagandistico), il buco di piazza Marconi è lì ad ammonire e tuttavia lo si vede ancora come e soltanto un guaio dal quale andarcene fuori il più alla svelta possibile, neppure lontanamente ponendosi la questione delle correlazioni che avrà la scelta finale (due tre piani, quattro? Queste ed altre proposte scollegate dal contesto, che disastro...!). Poi il ritorno delle auto in centro storico, anche qui una idea estemporanea: è giusta o sbagliata? Anche a questo proposito bisognerebbe correlarla alle strategie complessive per potere rispondere. Si tratta, per ora, soltanto della confacente risposta a questa o a quella categoria con spinta elettorale, la categoria che preme, che ha più voce, più forza. Ma quali disastri, partendo proprio da piazza Marconi, ha già prodotto questo modo di prostarsi all'interesse del voto, senza altro obiettivo, la città appunto?
Dobbiamo altrettanto tremare sullo sbocco di quello che lei chiama il concorso di idee per la sistemazione di piazza Stradivari dopo la eliminazione della pensilina, realizzata altrettanto nella più completa indifferenza verso i canocchiali visivi di grande livello accuratamente tutelati in passato dall'amore per Cremona.
L'interruzione della visuale da via Beltrami a piazza Roma attraverso via Lombardini e con la torre del capitano in mezzo è stata clamorosa ma l'amministrazione Bodini ha tirato dritto senza battere ciglio anche quando le si chiedeva di abbattere almeno l'ultima campata della pensilina.
In realtà su Piazza Stradivari non si può affatto parlare di concorso di idee (procedura obbligatoria, con le sue modalità, e augurabilmente da esperire al più alto livello di competenza). Al meglio possibile si può benevolmente definire la proposta della Giunta una raccolta di umori. Bisogna però ammonire - prima che si faccia un guaio peggiore dell'attuale - che per la sistemazione della piazza non vale il parere della maggioranza, ma va chiamato un insieme di altissime competenze tecniche e culturali, basandosi peraltro su quello che per ora non c'è: un progetto reale, compiuto di città che non si consegue con interventi occasionali, gettando i dadi quando capita. Neppure a Manopoli si gioca così.
Il concorso di idee è una operazione complessa che non dovrebbe cedere alla demagogia, è una operazione ben più qualificata sul piano tecnico urbanistico - culturale. Incombe ed ammonisce il recente concorso "internazionale" risoltosi con la contestatissima sistemazione del piazzale della stazione e dei correlati sensi unici in viale Trento Trieste e via Dante dei quali, oltre tutto, non si faceva minimamente cenno nel bando spingendo uno studio concorrente a minacciare persino il ricorso alla magistratura.
Il delicato tessuto del cuore storico della città va affrontato con una operazione ad alto livello della quale non si vedono i contorni, se nel contempo, senza un battito di ciglia del consiglio comunale e senza una visione dei riferimenti con la proclamata vivibilità e tutela anche commerciale del centro storico, si abbandonano al loro destino contenitori come la Banca d'Italia, la caserma Vecchi, la Cavallerizza, quasi sicuramente la caserma Manfredini. Enormi spazi trascurati nel cuore del centro storico con la giustificazione della crisi . Che però non dovrebbe impedire se non altro di pensare e configurare il destino della città. Si procede, invece con il trionfo, al momento, della demagogia elettorale. Con l'arraffa arraffa del più zotico consenso. In questo quadro mettiamo pure un altro devastante scenario che ovviamente incide sulla provvisorietà delle scelte urbanistiche. Parliamo della rissa per le poltrone. Agrari contro CL, una rissa sottopelle con attenzione a non farsi troppo male, tagliando tutti i ponti. Ma dove mettiamo la questione morale? Esiste o no la questione morale? Pensiamo al caso Marrazzo. Lui, i trans, i carabinieri ricattatori. Il problema è quando il vizio privato incide sulle scelte pubbliche.
Non vorremo in futuro dar ragione a Italo Calvino che trent'anni fa già scriveva nel suo "Apologo dell'onestà" che questa questa "Italia è un paese che si regge sull'illecito". Vicende drammatiche pongono anche ai cremonesi il dilemma.
In relazione a tutto, prende ancora più forza il dubbio: c'è nei Palazzi un disegno di Cremona, al di fuori della frasi ad effetto e delle etichette delle quali ad ogni piè sospinto ci si riempie la bocca?
Si privilegia una devastante occasionalità. Perchè paga in una situazione di grande crisi di identità, questo è il punto.
Però la demagogia del fare senza l'accuratezza del fare bene può avere altri effetti devastanti. In questi giorni noi pubblichiamo molti appelli consapevoli, l'ultimo è quello dell'architetto Ori, qui sopra. Voci significative sono in campo. Noi temiamo la affermazione della mediocrità populista: può sopraffare tutto, come il magma vomitato dalla indifferenza al valore dello studio e della progettazione, come la affermazione della incapacità e della improvvisazione, come il mito della furberia promosso al grado di intelligenza collettiva, un magma che però non cala e sparisce, ma presto indurisce sopra i boschi e le case degli uomini. Irrevocabilmente, purtroppo. Tutto sarà presto dimenticato, pochi ed in via di estinzione ricorderanno sempre più flebilmente che sotto quel magma fiorivano ancora giardini e umanità. O no? Date speranza a Cremona.
Cedute l'area SNUM, l'area gasometro, la scuola di Gerre Borghi. La Giunta Corada passerà certamente alla storia di Cremona come la amministrazione cementificatrice. Per gli esempi c'è soltanto l'imbarazzo della scelta. Un elenco impressionante.
Cominciamo dalla gestione dell'area dell'ex Consorzio Agrario, grande occasione mancata per una degna riqualificazione di questa parte della periferia a ridosso della stazione. (La nostra perplessità a suo tempo, negli arretrati)
Poi la cortina abnome e fuori misura rispetto alle tipologie della città dell'area Lucchini, una barriera che chiude la visione della città a nord est. (Leggi)
Arriva la cancellazione del panorama dal Po con il gigantesco complesso di via del Sale che guarda sul Morbasco nell'area dell' ex solai Varese ( Vai)
Sparisce il vecchio quartiere nell'area del mulino Maglia Feraboli in via Castelleone (leggi). Ecco le costruzioni a ridosso del Naviglio in via Aglio davanti alla Negroni con la distruzione di un altro antico mulino, il mulino della Passere di cui già nel 1979 si reclamava la salvezza. (Leggi) .
Ancora,si ha l'occupazione dell'area Galletti davanti al seminario con un'altro mulino secolare, il Mulino Mangianti, raso al suolo in un'area a suo tempo definita dall'allora Magistrato del Po a rischio idrogeologico e quindi non edificabile, e con la scomparsa, inoltre di un antico bosco oltre la deviazione della tangenziale verso via Milano (creazione di un campetto di calcio in cambio di un'area concessa alla cooperativa che costruisce in via del Sale. Dunque anche abbattimento di un bosco filtro contro l'eventualità di un disastro Tamoil.
Abbondano le nuove casette a schiera a ridosso dell'antico parco della cascina Belvedere, a sua volta presto ridotta ad uso condominale in via Cà del Ferro. E altre cascine ristrutturate malamente.
Suscita viva polemica quando non c'è più nulla da fare l'assedio abitativo a un'area di grande valore storico e umano come Porta Mosa, l'unico imponente complesso della mura che circondavano la città: finalmente peraltro con un intervento minimale e dopo sollecitazioni che durano da almeno tre anni, il Comune ha deciso di intervenire contro l'attacco distruttivo delle piante infestanti, che stanno sbriciolando i mattoni secolari. (Vai)
Di prospettiva, per confermare la poco qualificante etichetta di cementificatori,incombe l'ipotesi della tangenziale sud nel parco del Po e del Morbasco. (Vai)
E a proposito di cemento e paratie di contenimento, come dimenticare il parcheggio coperto in un'area di enorme valore archeologico come piazza Marconi (ce ne siamo occupati anche negli scorsi giorni: vari servizi qui, o qui )? O la concessione agli acquarelli inverecondi di via Manzoni, la casa Lego in viale Trento Trieste, sempre di architetti che piacciono molto a palazzo? (Leggi).
O infine come non chiedersi il perché del brutto progetto per la riqualificazione dell'area della stazione, ignorando del tutto la città al di là del cavalcavia del cimitero?
Ci fermiamo qui, ci sarebbe molto altro da scrivere, ma crediamo che gli esempi bastino per ricordare ai cittadini quanto è accaduto negli ultimi anni a Cremona
Ebbene, non sazi di cemento, ecco che Corada e C. hanno confermato - come purtroppo si sapeva - la loro travolgente passione per le colate di calcestruzzo, chiudendo un'altra finestra sul centro storico ed una occasione di riqualificazione a giardini e parcheggio di un'area preziosa che guarda direttamente al Torrazzo, alle porte del centro storico , abbandonata da anni al suo destino (era la grande occasione per sviare molto traffico che andrà ad incombere nel parcheggio sotterraneo di piazza Marconi): parliamo dell'area Snum.
Per una sua riqualificazione e contro l'ennesima colata di cemento si erano espressi da subito gli ambienti più avvertiti ed angosciati del destino che viene riservato a questa ampia area in posizione strategica. (Vai a leggere e vedere l'ampia documentazione). Ma non c'è stato nulla da fare.
L'area Snum, le vecchie scuole di Gerre Borghi ed anche l'area dell'antico gasometro di via cardinal Massaia a ridosso dello stadio sono state cedute per 4.357 mila euro.
Con grande soddisfazione dell'assessore al patrimonio Campagnolo.
L'amministrazione cementificatrice non brilla di sicuro per la razionalizzazione delle proprie spese. Il bilancio non mostra segni decisi di inversione di tendenza. In compenso vende i gioielli di famiglia, incapace o disinteressata a qualsiasi progetto unitario di riqualificazione urbanistica della città. Solo un disfarsi dei problemi che richiederebbero lungimiranza progettuale ed altro ancora. Non roviamo in questi comportamenti - che assomigliano molto a quelli tanto vituperati del “piccone risanatore” - alcun amore per Cremona a misura d’uomo, cogliamo soltanto una irresistibile passione per i sacchi di cemento e le betoniere. (Vai per ulteriori commenti)
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Nella riproduzione dentro il testo, il rettangolo azzurro inquadra gli antichi fortilizi inclusi nell'area SNUM. Sono ancora presenti le basi di questo sistema di fortificazioni che aveva il suo caposaldo a Porta Mosa. Speriamo che almeno queste antiche testimonianze superstiti siano salvaguardate dalla proprietà entrante. Certo, anche queste presenze ben incluse in processo di riadattamento anche a parcheggio (molto meno costoso che quello di Piazza Marconi) potevano dare a una amministrazione "creativa" obiettivi diversi che la vendita a scopo edilizio dell'area.