Ecco il progetto di una impresa che non è andata oltre: l'ostello
camping di via del Sale, per ora solo soldi spesi e poche speranze
Mezzo milione di euro inutili? Questo non è spreco?
E' una impresa condotta dall'ex vice sindaco Luigi Baldani (come il contratto con la Saba per il parking in piazza Marconi) , fu candidato dalla lista Ceraso per assistere Perri che adesso liquida il tutto con una frase: "Non ci interessa"
Le grandi opere incompiute: l'ostello di via del Sale, pronto nel... 2007!

C'è una eredità pesante, pesantissima della quale bisogna dar atto come caduta in testa alla Giunta Malvezzi/ Perri. Ed è lo sfascio dell'urbanistica e di ogni concetto di città coordinata, un costoso sfacelo prodotto soprattutto dagli ultimi conati delle amministrazioni Bodini /Corada.
L vicenda Marconi è la punta di un iceberg, la maggiore evidenza per i continui disagi che continua a provocare ai cittadini. Ma che dire di altre realtà, trattate con indifferenza, piantate effettivamente per... strada?
Che dire del concorso internazionale per la stazione che si traduce in un giardino e nel doppio senso unico di viale Trento Trieste e via Dante senza nemmeno aver avuto per la testa che una logica di buon senso, ma costosissima, avrebbe imposto, ed imporrà di togliere da via Dante la piattaforma divisoria con tutti i suoi pali della luce ? E che dire del progetto Nonis che subito suscitò da parte del nostro giornale la domanda: chi avrà mai i soldi per realizzare il garage a tre piani sopra il cavalcavia, oltre tutto in violazione di disposizioni monumentali?
Infatti la nuova Giunta ne deve prendere atto e giustamente cancella la realizzazione del parking a tre piani che è stata portata avanti con ostinazione, rifiutando ogni rilievo di buon senso , soltanto per incassare il contributo esterno, appena appena congruo per starci dentro con i conti del piazzale della stazione. ( Decisione sacrosanta, quella del centro destra: purtroppo uguale logica sostiene la richiesta alla Fondazione Cariplo di annullare i progetti presentati per il Parco dei monasteri, cancellando anche la possibilità di realizzare un quartiere della liuteria con l'acquisto del Palazzo De Vecchi, davanti a palazzo Pallavicino).
Tutto a pezzi e bocconi, rincorrendo il consenso dell'ora, anzi del minuto. Dov'è la logica del buon padre di famiglia che dispone il bilancio secondo le entrate presenti e future? La gestione urbanistica della città è l'esito di un progetto globale, non di una avventura, tal quale è parsa subito la rincorsa al piazzale della stazione, sapendo bene che non si sarebbero trovati i soldi per dare continuità al progetto.
In questa logica si pone anche un'altra opera incompiuta che adesso il centro destra liquida con leggerezza nella frase del sindaco Perri: "Non ci interessa".. Parliamo dell'Ostello della Gioventù in via del Sale. Hanno messo a posto il prato per il caravanserraglio, sbattuto proprio di fronte alla città. Ma l'ostello resta un modulo sperduto, una portineria. Bisognerà grattare per comprendere e giudicare perché quella che viene definita sotto la titolazione "Programmazione opere pubbliche": "1° lotto nuovo ostello struttura ricettiva per il turismo fluviale e ambientale, centro servizi e piazzole campeggio, intervento bioclimatico a basso consumo energetico) è solo un prato con una portineria, mentre le Colonie Padane stanno andando a pezzi (vedi), altro illustre monumento in una situazione che definire indecorosa pare quasi un elogio.
L'ostello non interessa. Ma è costato già tra una roba e l'altra oltremezzo milione di euro. Li gettiamo dalla finestra?
Doveva essere pronto nel 7/7/2007 come mostra la riproduzione dell'avviso lavori.
La posizione dello studio di architettura Ori che lo ha progettato
dallo Studio di architettura Ori - Arienti, l'intervento è di Maurizio Ori

Rendering vista verso sud
Con riferimento all’articolo riguardo alle opere promosse dal Comune di Cremona in questi ultimi anni e rimaste incompiute, è doveroso effettuare qualche precisazione in merito all’intervento per il nuovo ostello-campeggio, di cui mi sono occupato in qualità di progettista prima e direttore lavori poi.
Innanzitutto è opportuno ricordare che lo spostamento del campeggio risulta necessario in quanto la struttura esistente si trova in area golenale, e soggetta quindi alle periodiche alluvioni del Po, cosa che determina costosi interventi di ripristino ogni volta che questi eventi si verificano.
La nuova collocazione al riparo dal rischio idraulico in quanto a monte dell’argine maestro è stata decisa quindi con l’obiettivo di garantire significativi risparmi per la collettività in termini di costi manutentivi e gestionali. A questa soluzione si è arrivati per gradi, prima proponendo una struttura sopraelevata all’interno del vecchio campeggio e poi immaginando un intervento ex novo tra le Colonie Padane e lo stesso argine maestro.
Entrambe le proposte sono state però giudicate non sicure dall’Autorità di Bacino (AIPO), ragion per cui si è optato alla fine per la collocazione attuale, completamente al riparo da possibili eventi alluvionali.
Premesso questo, vorrei chiarire anche che il “modulo sperduto”, come viene definito nell’articolo, costituisce in effetti il primo lotto di un più ampio progetto, che secondo gli originari intenti dell’Amministrazione avrebbe dovuto trovare progressiva attuazione nel tempo, in base alle disponibilità economiche ed in funzione della stessa domanda turistica.
Il primo lotto ospita effettivamente una reception, attrezzata però anche con locali tecnici, servizi igienici e docce per il campeggio. L’intervento comprende poi un primo blocco di piazzole, anch’esse opportunamente attrezzate, oltre ad un certo numero di parcheggi a servizio della struttura.
Con i lotti successivi, il “modulo” verrà affiancato da altre attrezzature spazi comuni, bar-ristorante, camere dell’ostello, ecc. sino ad assumere la conformazione di una “stecca”, disposta parallelamente all’argine maestro e concepita in modo da non occludere i coni ottici verso il centro monumentale della città, contestualizzandosi armoniosamente nel delicato paesaggio agrario del Parco del Po e del Morbasco.
Anche il campeggio vero e proprio verrà ampliato, realizzando ulteriori blocchi di piazzole attorno all’edificio. Opportune piantumazioni e pergolati con verde rampicante a fioritura scalare completeranno infine la contestualizzazione paesaggistica dell’intervento. Il complesso è pertanto concepito come una struttura leggera, a basso impatto ambientale ed immersa nel verde, una sorta di parco attrezzato che costituirà un ulteriore tassello del sistema degli spazi aperti del Lungo Po.
Tutto questo per dire che il progetto dovrebbe essere giudicato nella sua interezza e non solo in base al primo lotto, nell’auspicio peraltro che la nuova Amministrazione dia seguito ai programmi della Giunta precedente, portando a termine un intervento che altrimenti resterebbe in effetti un “incompiuto” difficilmente giustificabile.
A tale proposito giova anche ricordare che il primo modulo ha costituito un importante “laboratorio” grazie a cui sperimentare tecniche costruttive e modalità di approvvigionamento energetico d’avanguardia, e che in futuro potranno essere replicate a larga scala per l’intervento complessivo.
L’edificio, quasi interamente in legno, è infatti concepito secondo i criteri dell’architettura bioclimatica, privilegiando cioè i sistemi energetici passivi e l’utilizzo di fonti rinnovabili. Al fine di contrastare il surriscaldamento estivo ed il raffreddamento invernale, nei lotti successivi si realizzerà un tetto-giardino per migliorare la resistenza termica dell’involucro.
Il rivestimento esterno in lamelle frangisole e l’aggetto della copertura impediranno inoltre che nei mesi più caldi i raggi solari raggiungano direttamente le pareti del fabbricato, riducendo così il surriscaldamento interno. Sfruttando le diverse esposizioni dei due fronti principali (orientati a nord e a sud) si sfrutterà inoltre la ventilazione naturale, con conseguente effetto raffrescante durante il periodo estivo.
Sempre nei lotti successivi, la copertura aggettante verso sud verrà attrezzata con un sistema di pannelli solari, grazie a cui si produrrà l’acqua calda necessaria per i servizi igienici e le docce, e di pannelli fotovoltaici, con cui verrà prodotta l’energia elettrica. Il riscaldamento sarà invece garantito con il sistema della pompa di calore, che sfruttando l’abbondante presenza di acqua di falda provvederà alle necessità del complesso senza comportare l’utilizzo di combustibili fossili.
Rendering vista dall'argine maestro
La stessa acqua piovana verrà infine raccolta e riutilizzata per l’irrigazione delle aree verdi e il lavaggio delle aree esterne e dei servizi igienici. Grazie a tutti questi accorgimenti si limiteranno al massimo gli apporti energetici esterni e di conseguenza verranno minimizzati gli impatti ambientali determinati dai sistemi di riscaldamento e di raffrescamento artificiali.
In questo modo l’edificio potrà garantire la certificazione in classe A Casaclima, un sistema di valutazione dell’efficienza energetica dei fabbricati recentemente imposto anche ai sensi di legge.
L’edificio è inoltre certificato con il marchio FSC (Forest Stewardship Council), che garantisce la provenienza del legno da fonti forestali rinnovabili, e come architettura bioecologica, in quanto interamente realizzato con materiali naturali, non inquinanti e biocompatibili. Grazie a questa impostazione, il progetto generale ha guadagnato svariati riconoscimenti, tra cui il premio di architettura “Laboratorio del paesaggio Progetti di architettura del paesaggio e nel paesaggio”, bandito dalla comunità montana dell’Esino-Frasassi, e la menzione speciale nella categoria progetti del premio nazionale INBAR (Istituto Nazionale di Bioarchitettura) “L’ambiente e l’innovazione Scenari di bioarchitettura” per l’edizione 2008, svoltasi a Parma.
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Sin qui l'intervento dell'architetto Maurizio Ori che ringraziamo anche per la promessa di salvaguardare il più possibile l'integrità ambientale e il panorama della città dall'argine. Certo che se la Giunta Malvezzi/Perri procede con la qualità mostrata nell'intervento su Palazzo dell'Arte, c'è poco da stare allegri. Le speranze dell'architetto Ori svaniranno in una ennesima impresa incompiuta, simbolo di spreco e della incapacità di programmazione di Cremona. Cinquecentomila euro almeno e... "Io pago2 direbbe Totò.