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ULTIME SULLA CARITÁ DI CREMONA: Torneranno le tribune monstre per il Festival d'estate, nel 2011 saranno realizzate in cemento Per il parco Tognazzi sarà la fine. Una domanda perentoria...

Ancora un contributo (di 50 mila euro!) prelevato dai fondi della Carità di Cremona che intanto vende i suoi gioielli patrimoniali per fare cassa?

Sembra proprio garantito che con il prossimo Festival d'Estate tornino al Parco Tognazzi le tribune monstre che hanno già lasciato le peggiori tracce sul terreno nella scorsa edizione della manifestazione estiva, si veda la foto qui sotto. Sono tribune metalliche e la spesa per il loro noleggio si aggirerebbe attorno agli ottantamila euro . Un contributo sostanzioso, la cifra non è ufficiale, ma sembra confermata - si dice attorno ai cinquantamila euro e forse più - sarebbe fornita dalla Carità di Cremona, ovvero dalla Fondazione Città di Cremona che si occupa dell'assistenza agli anziani e dei poveri dal 1300 (nelle varie forme istituzionali, ovviamente).

La giustificazione è che il contributo serve come propaganda per incentivare le donazioni dei cremonesi. Ma molti hanno già gridato allo scandalo perchè nel frattempo la Fondazione ha liquidato gran parte del patrimonio immobiliare accumulato nei secoli e non si vede una reale relazione di questa entità tra gli spettacoli estivi e le finalità dell'istituzione assistenziale. Il suo presidente e le Giunte che lo hanno sollecitato all'esborso (prima la giunta Corada adesso ugualmente la Giunta Perri) non hanno posto certamente freno alla vendita di quel patrimonio che i cremonesi hanno difeso fino al 2004 a denti stretti. Sono le continue vendite immobiliari che disincentivano i cremonesi a lasciare immobili o fondi alla Fondazione e non è certo l'esposizione di un cartellone pubblicitario sul palcoscenico di uno spettacolo di tango che può convincerli sull'utilità di lasciare una casa o un fondo a ricordo di un Caro scomparso, ben sapendo che nel giro di qualche mese sarà posta sul mercato dai dirigenti della Fondazione stessa e finirà in altre mani private. Intorno a questo tema si legga qui sotto il nostro ampio servizio. Foto A.Leoni©


Umberto Lonardi regista della strategia "tutto e subito, domani speriamo" che tanto piace ai politici ed ai loro interessi elettorali

In 7 anni Cremona ha quasi svuotato la secolare borsa della Carità

Ne chiederanno conto i nostri figli e le future generazioni


El sòch, come era popolarmente chiamato l'ospizio Soldi negli anni '30: quando il patrimonio di Carità non solo era integro, ma era ritenuto intoccabile

Dal 2004 radicale cambio di rotta - La Fondazione Città di Cremona aliena gran parte del patrimonio accumulato dal 1334 allo scopo di finanziare il rinnnovamento dell'ex ospizio Soldi, con una sconcertante e comoda visione di vantaggi immediati - L'ultimo episodio nel 2009 passato tra la quasi totale indifferenza dei cremonesi (in altri tempi ci sarebbe stata una sommossa): ecco la cessione del gioiello di famiglia, il podere Valcarengo - Il tutto ha fruttato finora quasi 20 milioni di euro - Ed il domani?- " Speriamo che i cremonesi continuino a donare", una risposta da brivido - Mentre la Fondazione vende per fare cassa, insieme finanzia con migliaia di euro le stagioni del Festival d'Estate, senza che i Governi ieri di sinistra ed ora di destra sentano il dovere di chiarire quanto giovino gli spettacoli di tango alla Carità di Cremona

In piazza Giovanni XXIII emerge un austero palazzo tardo seicentesco(1695-97) che domina con “il suo loggiato sulla cortina architettonica di questa antica piazzetta conservata nella uniformità delle linee neoclassiche del complesso ospedaliero di Santa Maria della Pietà che inglobò nel tardo Settecento ad opera di F. Rodi, la chiesa di San Francesco” (Lidia Azzolini).
Il loggiato è a sei colonne, della lunghezza di 10 - 12 braccia ed è l’esito della cessione da parte dell’Officio dei Nobili Protettori dei Carcerati del fronte di piazza per “consentire la distribuzione al coperto di pane ed elemosine ai mendicanti”. Il Palazzo, infatti, è la secolare sede della Carità di Cremona.
Qui oggi ha sede la Fondazione Città di Cremona. Qui si perpetra dal 2004, nella più totale indifferenza della città, la vendita di un patrimonio immobiliare che se fosse avvenuta in altri tempi, ammesso che fosse mai stato possibile, avrebbe provocato la sommossa dei cremonesi.
Qui è già stata esitata per quasi 20 milioni di euro (esattamente 19 milioni e 130 mila euro) gran parte della Carità di Cremona , quella che raggiunse la proprietà di ben 6800 pertiche per sostenere i poveri. A costruire il patrimonio ha contribuito per 7 secoli la città nobile e ricca con generosità e forse, in molti casi, pure con la convinzione non del tutto scomparsa nei mecenati di oggi, di poter trattare con Domineiddio l’acquisto di una fetta di Paradiso.
In ogni caso si giunse a un patrimonio immenso, un sogno grandioso, che ha reso Cremona per secoli, nobilissima di pietà verso i poveri, gli afflitti e i deboli. Questo patrimonio oggi è largamente disperso.


Per capire meglio cosa sia avvenuto negli ultimi sei anni, va ricordato che la Fondazione Città di Cremona è l’ultimo esito, il più pragmatico e terribile, di una storia secolare. Ufficialmente questa storia si apre nel novembre del 1334 quando viene fondato il “Consorcium et Societas Beate Gloriosse Virginis Mariae”, il famoso Consorzio “Della Donna” per la cui reggenze si dibattono le maggiori famiglie della storia cremonese.
Nel 1786 con la riforma di Giuseppe II tutti gli istituti di beneficenza sono inglobati nell’Istituto Elemosiniere che continua la sua attività fino al 1807 quando viene sostituito dalla Congregazione di Carità. Nel 1937 la Congregazione viene permutata nell’E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza), quindi nelle II.PP.A.B e nel 2004 nella Fondazione Città di Cremona. E’ artefice di quest’ultima operazione l’assessore Maura Ruggeri e viene nominato presidente un ex dirigente bancario, Umberto Lonardi. (nella foto a destra). E' l'avvio della la desolante desertificazione di un ente che fino al 2004 conservava ancora, in chi lo guidava e in chi ci lavorava, un lume dell'antico spirito di solidarietà autentica


Una svolta senza precedenti rispetto a quanto si è fatto dal 1334. Umberto Lonardi con spietata (per il patrimonio immobiliare) determinazione attua una strategia alla quale si oppongono ben sette secoli di storia. Non interviene in senso decisamente migliorativo, manageriale ed appropriato sulla gestione del patrimonio immobiliare e fondiario, che è certamente una operazione difficile, lunga e rischiosa. Non migliora la rendita dei poderi per far fronte alle richieste crescenti dell’ex Soldi. Troppo tempo ci vuole per cambiare rotta.

Vende i gioielli della Fondazione.

Lonardi ed i politici alle sue spalle se la cavano alla svelta: ritengono il patrimonio immobiliare “non più funzionale agli scopi dell’ente”. La strategia viene acclamata e considerata obbligatoria. Per rammodernare l’ex Soldi non c’è altra strada,nessuno si impegna in operazioni che consentano di rendere compatibile i tempi e gli impegni con il patrimonio esistente, nessuno ricerca la mediazione con imprese private nel settore dell’assistenza, mancano persino le ricerche di mercato, le integrazioni di esercizio, si ignora l’esempio delle cliniche private e degli alberghi per anziani che fanno soldi a josa: tutte queste sono vie difficili e molto pericolose per la politica e le poltrone. L'altra strada, quella del vendere appare tutta in discesa, sicuramente molto più praticabile, agevole e conosciuta.

La azienda dipendente, Cremona Solidale, viene affidata a Franco Verdi, preside dell’IPC Einaudi, di estrazione democristiana. Tutto si muove sempre nel giro politico, il manuale Cencelli ha pretese di competenza specifica e viene confermato anche con il ribaltone. Il dottor Fabrizio Ruggeri prende il posto di Franco Verdi, i posti sono ben distributi persino per accontentare l'UDC, che non si trovava bene a cavallo tra i due fronti.


"Tutto e subito". Certo, così, ci si toglie dall’impaccio. E si cavano i denti all’opposizione, altro che. Ma I figli, ovvero il domani- obietterebbe qualcuno - che sono messi da questa strategia in brache di tela, esposti ad ogni stormir di vento nel cadere del welfare? Se la vedono loro con i problemi del futuro!: pare di debba concludere.

In un bel servizio pubblicato lo scorso 20 gennaio da “La Cronaca” (e che riprendiamo qui sotto integralmente, per gentile concessione) la brava giornalista Giuliana Biagi dà l'esito della strategia di Lonardi.
L’ultimo atto, quello del 2009, è il più clamoroso. Viene ceduto ad Agrinova, una società di Solferino, per 9 milioni a 150 mila euro il gioiello della Fondazione, il Podere Valcarengo. ()
Avverte il colpo negativo sull’opinone pubblica il Lonardi e mette le mani avanti: “ Nel tempo questi terreni potrebbero andare incontro ad una rivalutazione, ma bisogna agire nell’immediato, voglio però augurarmi che la lista delle donazioni non si fermi qui”.
Un discorso assurdo, diciamolo chiaro e netto. Innanzittutto con il precedente di questi sette anni, chi mai donerà ancora un patrimonio immobiliare, che è anche monumento alla memoria famigliare , offerto alla Fondazione perchè resti memoria perpetua, sapendo che invece questi signori della Fondazione si affrettano a venderlo per fare cassa? Eppoi non dimentichiamo che l’economia mondale è in crisi. Solo i beni durevoli si rivalutano nel tempo e in quanto tali hanno comunque una loro rendita, anche se, rispetto alla speculazione finanziaria ( che però presenta tutti i suoi rischi), possono dare qualche volta meno. Sono dunque radice e solidità. Sono futuro.



La Fondazione Città di Cremona con la cessione del podere Valcarengo raschia invece sul fondo del barile. La Biagi percorre la dolorosa strada delle conversioni finanziarie avvenute in sei anni. Certo, per far fronte alla necessità di rammodernare l’Ex Soldi. Ma l’ospizio è una patrimonio inalienabile sul mercato. In futuro dovrà reggersi solo con le proprie forze. Lo saprà fare? O non emergeranno le stesse deficienze dell’amministrazione pubblica che hanno reso il terreno agricolo “non più funzionale agli scopi dell’ente”?
Invece il patrimonio fondiario è integrabile nel tempo e nei modi, proprio come sembra auspicare persino Lonardi quando parla di rivalutazione dei terreni. Se l’ex Soldi andrà in crisi domani, che si farà col barile vuoto? Attorno a questo principio bisognerebbe lavorare. Macché.


Umberto Lonardi perpetua una visione che ha reso famosi lui e molti altri: la strategia per condurre la Banca Popolare di Cremona nelle grifagne mani di Fiorani ( con altri quattro e il sostegno del sindacato bancari, la FABI: si ricorderanno i veementi interventi di Steffani in assemblea). Anche qui in nome del “subito”. Oggi misuriamo cosa abbia voluto dire questa cecità per la economia cremonese, che si è privata del prezioso strumento inventato da Pietro Vacchelli nell’800.
Anche per la Banca si disse che l’operazione era moderna e giusta. Che dovevamo metterci alle spalle il secolo e mezzo di storia.
L’800 sembrava lontano e persino l’associazione industriali, con una clamorosa marcia indietro dopo il no iniziale, aderì con la presidenza Zucchi alla operazione ”tutto e subito”. Oggi constatiamo che l’agilità dei piccoli istituti è più proficua per i cittadini che non l’ingordiagia dei colossi, dei quali si riteneva, più o meno in buona fede, di non poter fare a meno.


Il tutto e subito piace molti ai politici. Lonardi è il loro uomo perché il loro mandato dura cinque anni ed in cinque anni bisogna aver ciccia da mostrare agli elettori. Siamo ormai tutti figli di un Dio Minore.
Sarà per questa ragione, per piacere ai politici, che la Fondazione vende e incassa. Ma contestualmente che fa, con evidente contraddizione? Si lancia come principale sponsor nel finanziamento del Festival di Mezza Estate. Coi circenses Lonardi si trova benissimo. Accontenta a tutto spiano la Giunta che batte cassetta per il Festival d'Estate, così soddisfa anche i politici e la loro fame di visibilità, la loro impazienza elettorale.
Diciamolo charo e netto: il Festival di mezza estate, sontuosamente gestito nell’ultima edizione, non esisterebbe più se il solito Lonardi non avesse dato corpo “politico” alla sua visione del futuro: “Speriamo che le donazioni non si fermino qui”.
Con questa insostenibile giustificazione, quella di propagandare il dovere di donare alla Carità di Cremona, la Fondazione sborsa a fondo perduto molte migliaia di euro (la cifra esatta non è nota, ma è sicuramente “calda”) ed il tango entra nel patrimonio caritivo della Fondazione. Dunque il Presidente che fu benedetto dal centro sinistra appare prezioso anche al centro destra.

Il nuovo governo dev’essere convinto che nel 2012 si avrà la fine del mondo. Se finisce il mondo, non è necessario che la Carità di Cremona conservi cassa per il futuro. E' così, caro Lonardi? Ci perdoni, allora, se lo abbiamo un po' troppo bistrattato.

Se ne va un'altra fetta del secolare Cuore di Cremona: la Fondazione cede nel 2011 anche Palazzo Stradiotti

Un'altra impresa della Fondazione Città di Cremona, il secolare cuore caritatevole della città. Il presidente Umberto Lonardi ha posto in vendita ancora una fetta del patrimonio che la generosità dei cremonesi ha messo insieme in sette secoli, proseguendo così lo smantellamento del patrimonio immobiliare delle ex II.PP.A.B. Come un terremoto haitiano, dal 2004 la presidenza Lonardi sta facendo tabula rasa di ogni bene commerciabile . C'è gente che ci ha scritto perché sente stringere il cuore di fronte a questa decisione. Un ex consigliere ha detto di essersi tirato da parte perchè non poteva tollerare che si ponesse mano in modo così radicale a quanto i cremonesi hanno accumulato dal 1334. La fetta di Cuore in vendita è Palazzo Stradiotti, in via San Martino, all'ombra di Palazzo Raimondi, sede della Scuola Internazionale di liuteria e dell'Università. Nel 2011, scaduti i termini posti dal testamento del professor Eliseo Stradiotti, il palazzo verrà alienato. Nel frattempo il centro diurno che vi ha sede cerca una sede alternativa. Il palazzo sarà destinato ad appartamenti. All'interno è in migliori condizioni che non in facciata, conserva un pregevole salone delle feste affrescato e gode di un giardino di impronta romantica, con tempietto posto su una grotta,un edificio neoclassico ed un pozzo dal quale si può tuttora cavare l'acqua.




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di Sab, 10 apr 2010