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La partita urbanistica organizzata dal vice sindaco Malvezzi che rivoluzionerà un'area strategica a nord di Cremona di 200 mila metri quadri

Ecco i sette studi identificati per progettare la riqualificazione dell'ex area annonaria: il maggior punteggio allo studio che ha riscattato l'area industriale di Bagnoli

Sono terminati i lavori della giuria del concorso internazionale di idee per la riqualificazione urbanistica dell’ambito di trasformazione “ex Annonaria” (Cremona City Hub) relativi alla fase di preselezione dei sette gruppi da invitare alla successiva fase concorsuale di elaborazione delle proposte progettuali.Ecco i 7 concorrenti da invitare alla fase successiva della partita organizzata dal vice sindaco Malvezzi per la riqualificazione dei duecentomila metri quadri dell'ex area annonaria, una formidabile partita urbanistica nell'area nord di Cremona.

Lo studio che ha raggiunto la maggiore considerazione è quello napoletano di Pica Camarra associati. Nella foto in basso, la realizzazione di una sede della Auchan, l'ultimo lavoro premiato. il top dello studio è la realizzazione del Museo delle Arti di Bagnoli


L'unico architetto cremonese che figura negli studi prescelti, ed al primo posto, è Eugenio Bettinelli. Ma possiamo includere tra i cremonesi anche Andrea Pasqualato, mestrino, ma cremonese d'adozione. É nel gruppo MBM arquitectes S.L.P. classificato quarto ex aequo.



Pica Ciamaria Associati figura tra i protagonisti della recente rassegna di architettura di Venezia. Il fiore all'occhiello di questa associazione di architetti, come si è già premesso, è la Città della Scienza di Bagnoli per la quale ha ricevuto premi di altissimo livello internazionale tra i quali il Premio Europeo Museo dell'Anno 2005. Il Science Centre, inaugurato nel 2001 (ma le cui prime sperimentazioni risalgono al 1987) è il primo museo scientifico interattivo, “hands-on”, nato in Italia.
Il Science Centre di Città della Scienza si colloca nella tradizione dei musei scientifici iniziata nel 1969 dall’Exploratorium di San Francisco, il cui principale scopo è quello di fornire ai cittadini, specialmente ai giovani, e ai “non addetti ai lavori”, occasioni di incontro con scienza e tecnologia, per stimolare la voglia di capire i fenomeni scientifici attraverso una metodologia innovativa.
Nel 2012 Pico Ciamarra sarà tra gli attori di una grande mostra che si dipanerà a Brasilia, Porto Alegre e Rio de Janeiro, dal titolo "Momento Italia Brasile" e che affonta il tema dei progetti contemporanei per una architettura responsabile.

Nel complesso della scelta della giuria, da un primo esame sembra che sia prevalsa la categoria dei cosidetti accademici. Spicca il nominativo di Tomaso Monestiroli figlio del "bel Antonio" come scherzosamente in ambiente universitario veniva chimato il padre che fu per anni preside della facoltà di architettura alla Bovisa di Milano. Si ricordano ancora le feroci critiche portate da Bruno Zevi ai suoi criteri didattici che potevano indurrre ad usare un linguaggio architettonico stereotipato di gusto post moderno fedelmente riprodotto sulla base dei modelli del maestro. Paolo Caputo è un altro architetto di estrazione accademica proveniente dalla facoltà di Piazzale Leonardo a Milano. Nel territorio casalasco ha operato in edilizia residenziale su commissioni dell'allora presidente Aler Zucchi.
Di notevole qualità la firma la firma dell'architetto Oriol Bohigas ( MBM, lo studio dove figura Pasqualato) e spicca anche il nome dell'architetto Federico Oliva, pavese, presidente dell'Istituto Nazionale di Urbanistica.

La giuria, sulla base dell’attività effettuata dalla commissione tecnica, ha provveduto innanzitutto a verificare la presenza delle condizioni di ammissibilità relativamente ai 90 gruppi candidati ammettendone alla preselezione 58 e procedendo quindi all’analisi dei requisiti e delle condizioni dei partecipanti con attribuzione dei punteggi nel rispetto del regolamento di concorso secondo i seguenti criteri:

-       fino a 20 punti per la qualità del curriculum;

-       fino a 60 punti per la qualità dei progetti elaborati su tematiche affini all’oggetto del concorso;

-       fino a 20 punti per la qualità dell’approccio scientifico e culturale agli obiettivi del progetto.

Ciascun componente ha portato le proprie competenze all’interno della giuria rispondendo così alle aspettative riposte nella scelta della composizione dell’organo valutante vale a dire estendere i tradizionali aspetti urbanistici, statici, idraulici ed ambientali anche agli aspetti di carattere estetico ed economico secondo un modus operandi in uso presso altri stati europei. Le valutazioni espresse singolarmente dai giurati, effettuate dopo un confronto congiunto su ogni proposta, sono risultate convergenti garantendo in questo modo un equilibrio nelle scelte operate in piena condivisione.

A seguito dell’esame di tutte le istanze la giuria ha infine ritenuto opportuno fornire alcune indicazioni ritenute utili ai concorrenti selezionati per formalizzare le proposte ideative/progettuali per la successiva fase concorsuale. Ha evidenziato pertanto la necessità che le proposte siano economicamente sostenibili, siano aderenti alle linee guide a suo tempo predisposte, caratterizzino il nuovo contesto urbano anche in relazione ai tessuti esistenti, prevedano una fattibilità per parti dell’intervento, rifuggano da luoghi comuni, formalismi inappropriati e vezzi linguistici.

Ai concorrenti selezionati saranno fornite le linee guida e la documentazione previste dal regolamento, entro 90 giorni dall'invito alla partecipazione dovranno consegnare gli elaborati di progetto. La formazione del giudizio e la conclusione della procedura concorsuale avverrà entra 30 giorni dal termine di scadenza della consegna. Seguirà quindi la pubblicazione dei risultati e, infine, l'eventuale incarico di progettazione del piano attuativo che sarà affidato al vincitore del concorso da AEM Cremona S.p.A., secondo quanto previsto dal protocollo di intesa sottoscritto con il Comune.
Inutile nascondere che l'attesa era accompagnata da mille domande e persino da pronostici, mentre da varie parti si sollevavano osservazioni .

Conosciuto l'elenco dove figurano con varie vesti diversi cremonesi o qualche altro nome che ha già operato a Cremona, si era scatenato il gioco dei pronostici, ma se il Vascello ha azzeccato diversi nomi, le malignità sono state sconfitte- Ad aprile l'incarico con la scelta del progetto vincitore

Sono 89 gli studi che hanno partecipato al concorso per la urbanizzazione dell'ex area annonaria. In gran smalto la presentazione dell'elenco (lanciato poi sul sito del Comune di Cremona). Erano presenti oltre a Malvezzi anche l'architetto Marco Masserdotti che presiederà la giuria ed il presidente della commissione urbanistica, il consigliere architetto Federico Fasani.

E' stata poi formata la commissione esaminatrice.

Presidente: arch. Marco Masserdotti, Dirigente del Settore Gestione Territorio del Comune

Componenti:

• prof. Pierluigi Paolillo, Professore ordinario di Urbanistica, Dipartimento di Architettura e Pianificazione, Facoltà di Architettura e Società - Politecnico di Milano
• prof. Massimo Venturi Ferriolo, Professore ordinario di Estetica, Dipartimento di Architettura e Pianificazione, Facoltà di Architettura e Società - Politecnico di Milano
• ing. Stefano Allegri, libero professionista cremonese, appartenente ad uno studio di ingegneristica specializzato nel settore idraulico, nel settore edilizia, nella progettazione urbanistica; nella progettazione, direzione lavori e coordinamento della sicurezza di edifici
• dott. ssa Elena Nicotera, libera professionista segnalata da AEM
Segretario verbalizzante: dott. Marzio Turci - responsabile Servizio Sportello Unico per l'Edilizia del Comune di Cremona.

A parte le illazioni di carattere politico, le perplessità che sono state espresse in via preliminare provenienti da varie parte si fondavano sul fatto che in commissione per giudicare gli studi architettonici iscritti ci sarebbero solo due architetti (Masserdotti e Paolillo che potrebbero finire facilmente in minoranza), mentre il prof. Venturi Ferriolo è laureato in filosofia, per quanto professore di estetica alla facoltà di architettura del Politecnico, l'ing. Stefano Allegri è uno strutturista ed infine che Elena Nicotera è esperta in valutazione finanziaria e manca un urbanista di chiara fama. Sembra, a giudizio di alcuni, una commissione sbilanciata. Il giudizio definitivo verrà dalla indiscutibile qualità delle loro scelte.

E' atteso adesso di ora in ora il verdetto sui sette studi ammessi alla progettazione dalla quale entro aprile uscirà quello vincitore.

Nell'insieme gli 89 concorrenti evidenziano una rispettabile qualità media nella quale si innestano i nomi di alcuni studi davvero significativi . Certo non si trovano alcuni architetti di spicco assoluto: Gregotti, Isozaki, Portoghesi, Fuksas, Gae Aulenti, Cuccinella, per non parlare di Renzo Piano che però non partecipa più a concorsi, o Stefano Boeri, da poco ex assessore alla cultura di Milano in polemica in questi giorni con Pisapia.

Tuttavia tra gli 89 concorrenti non si potevano ignorare alcune autentiche punte. Con tutte le cautele del caso perché poteva esserci sfuggito negli elenchi non sempre esaurienti qualche nome importante, avevamo citato gli architetti Monastiroli di Milano, l'architetto Christian Gasparini di Reggio Emilia, Pica Camarra associati di Napoli che si possono ricordare per la Città della Scienza di Bagnoli, il raggruppamento Lamberto Rossi Marco Traballa/ Lamberto di Milano, il Raggruppamento Green City Hub con Federico Oliva Associati, Fabio Torta e altri di Milano, poi, da Barcellona il grande Oriol Bohigas Guardiola e sempre da Barcellona gli Estudi Massip - Bosch Arquitectes ed ancora da Milano l'architetto Michele de Lucchi , il prof. Leonardo Benevolo da Brescia, lo studio Valle architetti associati di Udine. Concorreva anche quel Palterer noto a Cremona per il progetto di corso Garibaldi.

Ed a proposito di Cremona, ecco una nutrita schiera di professionisti cremonesi con varie vesti, presenti anche nei gruppi come consulenti. Si presentavano direttamente l'architetto urbanista Giuseppe Tamagnini di Cremona, nel gruppo Vittorio Grassi di Milano figura il cremonese Gianfranco Del Bon, l'architetto Eugenio Bettinelli è parte importante del Pica Camarra Associati, Massimo Terzi ritrova Lamberto Rossi, un compagno di avventura nella variante del PGT ai tempi della giunta Bodini (1998), poi l'architetto Edoardo Edallo di Crema,, l'architetto Luciano Roncai di Casalmaggiore come consulente della Andrea Maffei Architects, il notissimo e già assessore all'urbanistica architetto Michele De Crecchio con il Centro Cooperativo di Pizzighettone, l'architetto Francesco Pagliari in B720 Arquitectura di Barcellona, l'immancabile architetto Ezio Gozzetti nella Buffi Associes architect di Parigi, Ori Arienti insieme a Degli Esposti architetti di Milano, Enrico Maria Ferrari nel gruppo Contect Ingegneria di Verona (e speriamo di aver individuati tutti i cremonesi).

Nella foto piccola tutti i componenti della giuria con il vice sindaco Malvezzi.

Un ammonimento in attesa delle decisioni conclusive

Giorgio Bocca denunciava ancora poco prima della sua scomparsa sull'Espresso: "Due fattori contrari, due pericoli sono emersi negli anni dell'Italia democratica. Uno è la progressiva salita al Nord delle mafie meridionali, l'Onorata società siciliana, la 'ndrangheta calabrese e la sacra corona pugliese, la progressiva conquista di basi operative nelle grandi città del Nord.
La presenza della criminalità organizzata, per sua storia e natura antistatale, è qualcosa di visibile, di onnipresente, di impudente. Ci sono ristoranti, mercati, club, sezione di partito in mano (....) alle cosche mafiose che di patria conoscono solo quella della rapina e delle consorterie criminali.

È accaduto così che il partito del fare berlusconiano, per cui il binomio denaro-potere è tutto, è diventato volenti o nolenti il punto di appoggio o di mascheramento della conquista malavitosa del Nord. Le mafie da società segrete si sono trasformate in nuova borghesia del malaffare, delle cricche politico-delinquenziali che non si accontentano dei ricatti delle minacce, ma occupano i pubblici uffici, s'infiltrano nel sistema finanziario, nelle gerarchie ecclesiastiche, negli uffici giudiziari. Siamo alla degenerazione del tessuto sociale, all'anarchia ladresca: tutti tentati dal furto invece che dal lecito guadagno".

In questo quadro si deve porre la massima attenzione alle scelte ed alle decisioni sull'ex area annonaria.



Dobbiamo fare meglio, molto meglio rispetto a precedenti decisioni urbanistiche.

Eccoli, i precedenti:

L'inadeguatezza dell'area industriale, gli imbarazzi dei nuovi quartieri periferici: Giuseppona, Cambonino, Maristella, l'abbondono al loro destino di degrado tipo Rhur (anteguerra) di Cavatigozzi, Spinadesco e Sesto

• La utilizzazione dell'area dell'ex Consorzio Agrario dove si è persa la grande occasione di un grande rilancio della città e della sua qualità di vita praticamente sui piedi del cento storico.

L'incapacità paurosa, dichiarata pubblicamente da questa amministrazione di gestire un enorme patrimonio culturale e artistico come il Parco dei Monasteri, se il tutto si risolve, come in questo caso, praticamente in un affidamento alla semplice e pura speculazione privata con la cessione liberatoria a chi si fa avanti per comprare e costruire appartamenti.

• La evidente iinadeguatezze di fondo e attuative del progetto per il terzo ponte, una soluzione in netto contrasto , persino in opposizione con la operazione "Progetta Cremona" . In contraddizione con le convenienze urbanistiche, di sicurezza , ambientali ed igieniche della città adesso anche peggio il terzo ponte a sud prospetta un altro gravissimo guasto urbanistico, del quale sarano corresponsabili le amministrazioni in carica (parliamo anche di Provincia, ovviamente, altrettanto corriva nella vicenda autostrada Cremona - Mantova e nella gestione delle cave di prestito).

La soluzione "per andarcene fuori" e solo con il contributo a sorpresa di un privato al quale ci si è accodati (scodinzolando) per Piazza Marconi e Palazzo dell'Arte, dopo sette anni di tribolazioni.

• L'assoluta indifferenza alla vendita ed alla destinazione dell'ex Distretto, della Cavallerizza e del Palazzo della Banca d'Italia, nel cuore del cuore del centro storico.

L'urbanistica divertissement inseguita fino ad oggi, con un referendum tipo quiz televisivo per piazza Stradivari o un pessimo concorso, dichiarato internazionale e gestito nei fatti in modo orribilmente casereccio come la sistemazione dell'area ferroviaria e della stazione (dove sono finiti i progetti complessivi, lo scavalcamento del cavalcavia, il superparcheggio a banana, il collegamento con la periferia al dilà dei binari e altre singolarità promesse dal progetto vincitore?).

Oggi ci si inoltra nel panorama di cui sopra, sommario, eppure già evidentissimo ed incontestabile.

Allora: o Cremona è grande, anzi grandissima o Cremona finisce nella melma (absit iniuria verbis...).

Poste queste premesse si offra invece non genericità, ma altissima qualità in tutti i sensi.

Poiché non c'è da mettere in dubbio l'onestà di nessuno, sia ben chiaro che la cautela va triplicata, la professionalità e l'attenzione vanno esasperati. Con una grande visione tecnica e civile bisogna oggi più che ieri evitare anche di mettere in tavola un appetitosissimo piatto per i capitali sospetti, le caste e le cricche che vagano per il Paese.

Area annonaria + area commerciale + nuovo stadio: da leccarsi i baffi. I baffi di chi? Ecco la posta in palio. Cremona vinca o perderà tutto. Vinceremo? Vinceremo ognor?

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Nella carta dentro il testo, le proprietà dell'area "annonaria"

Da LUCI un dubbio pesante: la proposta di rigenerazione sembra un percorso per i "soliti noti"

Il gruppo LUCI si è espresso con le proprie osservazioni sulla proposta di rigenerazione della “zona annonaria” avanzata da Malvezzi e C alla collaborazione dei cittadini con un masterplan che se da un lato pone delle indicazioni riguardo alle destinazioni delle aree, dall'altro non si inserisce in un quadro di assieme che tenga conto delle esigenze della città. E quanto si è detto fin dalla prima presentazione alla Camera di Commercio. Il masterplan è fittizio, non tiene conto della città.
Il che fa dire a LUCI: "I singoli cittadini si troverebbero a lavorare su uno schema già prefissato, sul quale si può intervenire solo con generiche osservazioni quali “vorrei aree verdi” o “mi piacerebbe la pista ciclabile"… In compenso, i tecnici professionisti e i costruttori accreditati a corte, sono in grado di presentare, forti anche della competenza, delle conoscenze e degli strumenti che hanno a disposizione, dei progetti in linea con quanto già definito: in pratica, ancora una volta, per legittimare un progetto già pronto si mette in piedi un percorso obbligato che porta alla fine proprio dove si voleva arrivare. Come premio, con grande magnanimità, ci sarà concesso di scegliere dove mettere qualche panchina. .
Passando ai singoli punti, ecco LUCI affrontare il tema "Residenza".
"Prima di indirizzare a questa destinazione, sarebbe meglio capire quali sono le esigenze abitative della nostra città, quali tipologie sono eventualmente mancanti, quale percentuale del “costruito” è libera e disponibile, l’andamento del mercato immobiliare ecc…. Tutte queste argomentazioni mancano: sarebbe molto meglio riempire e recuperare l’esistente. Per effetto, inoltre, di una dissennata politica di perequazione che ha consentito di trasferire in città volumi edificabili originati da terreni di periferia, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento notevole della densità edilizia in città: ogni orto, ogni residuo di campo, ogni triangolo di verde è stato urbanizzato a scapito dell’ambiente, della “vita di qualità”, di parchi o giardini urbani, molte volte anche a scapito delle urbanizzazioni primarie quali piste ciclabili, marciapiedi degni di questo nome e anche parcheggi.
Poi il Terziario (commerciale, direzionale, avanzato). Valgono le stesse considerazioni del punto precedente. .. non si possono modificare ampi settori urbani senza considerare quello che contemporaneamente succede in città. Ci sono immobili e aree che non hanno ancora una destinazione, non ha senso procedere senza coordinare gli interventi. Ricordiamo: edificio Banca d’Italia, attuale sede Provincia (avendone previsto lo spostamento), area ex-monasteri, ex- Armaguerra, nuovo campeggio in via del Sale, porzioni residue dell’Ospedale Vecchio, area della Ferrovia in zona via San Francesco d’Assisi, area ex- Consorzio agrario, area ex-Clinica della Pace... Aree di proprietà privata e pubblica Nel “Masterplan” è possibile individuare 3 grossi settori specificati come “insediamenti”, con indirizzo “misto”, e per tutti questi si specifica la “funzione privata”, nonostante siano, il secondo e il terzo, di proprietà pubblica.

Non è chiara quindi la destinazione, si lascia intendere che l’area, di proprietà pubblica, possa essere lasciata ai privati, che ne condizionerebbero quindi l’equilibrio complessivo: il “privato” tende logicamente a massimizzare i suoi investimenti, legando, ad esempio, le aree “verdi” alle esigenze proprie, non certo a quelle collettive. In questo modo si avrebbe, nonostante le premesse di “ampi spazi verdi e spazi pubblici quali polo d’attrazione”, solo verde residuale non usufruibile: il verde condominiale è sicuramente area permeabile, ma è ovviamente a servizio di chi lì ci abita o lavora. Se al contrario ci fosse stata la volontà di dare alla città un’area verde significativa, si sarebbe messo un dato non modificabile prioritario, intorno al quale pensare il resto. Occorre considerare inoltre che le proprietà del demanio, acquisite nel tempo, sono un prezioso patrimonio che non può essere svenduto e svilito, sono un’eredità che riceviamo dal passato, abbiamo l’obbligo morale di difenderle pensando al futuro.
In una scheda denominata “Scenari” si parla di “comparti di trasformazione insediativa con alta permeabilità garantita dal verde pubblico, elevata qualità architettonica e formale, innovazione tecnologica”, il tutto evidenziato con un accattivante colore verde. La “alta permeabilità” non è necessariamente assimilabile a “alta superficie”: una definizione di questo tipo serve solo a confondere le idee, a far supporre una destinazione esclusiva a verde che, di fatto, non c’è. Non a caso le piste ciclabili sono tutte esterne a queste aree, sono individuati invece solo generici “percorsi e connessioni nel verde”, che si possono intendere come passaggi di servizio all’edificato: le aiuole delle strade alberate che separano i diversi settori possono diventare così area a “alta permeabilità” e il marciapiede un percorso all’interno delle aree verdi.
Il comparto 7a-7b è definito come “Spazio ed attrezzature pubbliche” (mappa a destra). Si tratta di tutta l’area a parcheggio compresa tra lo stadio e la via Mantova, un’area fondamentale per la gestione della mobilità a Cremona: questa area diventa, sempre nella scheda “Scenari”, “spazio pubblico da riorganizzare in funzione sia dei nuovi insediamenti sia dei fabbisogni di dotazioni pubbliche necessari al contesto della città”. A questo punto si è sempre più disorientati, riorganizzare uno spazio pubblico in funzione degli insediamenti privati?
L’area è attualmente destinata a parcheggio (forse è questa la “dotazione pubblica”), che senso ha proporre la riapertura del Cavo Cerca (così sembra, non c’è descrizione…) a ridosso della strada da una parte e un percorso dall’altra, che non è nient’altro che il camminamento sotto gli alberi esistenti?
Anche i numeri hanno la loro importanza. Nella “Tabella dei parametri urbanistici - edilizi proposti” sono riportate le percentuali di permeabilità dei vari settori. Se i cittadini vengono ingannati dall’uso sapiente delle parole, anche con i numeri serve attenzione. Per la zona 6 (Stadio), ad esempio è prevista una percentuale di permeabilità del 30%, ma se togliamo i due campi da calcio e qualche tratto alberato, raggiungiamo facilmente questo risultato: con abile gioco si sono ottenuti due obiettivi, nessuna spesa per incrementare il verde e coerenza con quanto dichiarato. Analogo discorso per le aree 7a-7b (vedi sopra) e 9 (viabilità): nel primo caso, non sottraendo spazio al parcheggio, si intendono probabilmente le aiuole alberate, mentre nel secondo è ancora più difficile valutare il 10% di permeabilità, dovuta, chissà, a quello spazio ristretto intorno agli alberi che ombreggiano le strade. Ma tant’è, metti tutto insieme e arriviamo a quasi 3 ettari di “Verde” già a disposizione.
Proposte Ambiente - La maggior parte delle aree deve essere destinata a bosco, parco, verde attrezzato e orti urbani. Il bosco deve essere il punto centrale intorno al quale viene pensato l’intero intervento, va inteso sia come barriera verso l’edificato sia come sapiente amalgama di spazi aperti e aree boscate, deve avere una continuità fino all’innesto con le altre zone e contribuire a creare una “cintura verde” all’interno della città. In questa zona della città c’è carenza di spazi verdi, considerata anche la maldestra operazione “Città dello sport” che ne ha sottratti una ingente quantità, per cui la creazione di un altro polo, da connettere con le altre aree verdi, risulterebbe di grande effetto ed equilibrio. Da ricordare poi che, dopo gli ultimi eventi piovosi di maggio e giugno, anche da incontri tra esperti e amministratori si è convenuto sulla criticità della rete di scolo, costruita tanti anni fa e inadeguata rispetto al livello di impermeabilizzazione del territorio, dovuto alla cementificazione quasi incontrollata.
Viabilità - Per dare un assetto omogeneo occorre ripensare anche la viabilità. La strada che taglia in due l’area rischia di compromettere ogni intervento, creando poli distinti non coordinati tra di loro e vanificando l’ipotesi di un nuovo grande spazio urbano.
Mobilità - Il nuovo quartiere va pensato in modo che si possa escludere la circolazione di automobili private: gli spazi sono talmente ridotti che le persone si possono muovere a piedi, in bici con il servizio di bike-sharing o tramite il passaggio di autobus. Le piste ciclabili e i percorsi pedonali devono essere connessi tra di loro e con i percorsi degli altri settori, in completa sicurezza: sia all’interno che all’esterno delle aree “verdi” devono avere un percorso ombreggiato. Prevedere postazioni di “bike-sharing” e fermate per un busnavetta diretto in centro.
Nuovi edifici e recupero edifici esistenti. Nel caso di costruzione di nuovi edifici e di recupero di edifici esistenti ricorrere ai criteri della bio-edilizia e a tutte quelle tecniche che consentano il risparmio (azioni passive) e la produzione di energia (azioni attive), permettendo al quartiere di portarsi verso l’indipendenza energetica. Nel caso di edifici irrecuperabili prevedere la demolizione e contestuale ricostruzione senza aumentare superfici e/o cubature. Il tutto deve essere inserito in modo armonico nel paesaggio urbano, e per questo motivo sono da escludere gli edifici troppo alti, che potrebbero perfino coprire la visione del Torrazzo.
Destinazioni d’uso. Gli edifici devono essere destinati a usi diversi, al fine di creare un quartiere che preveda una "presenza di vita" costante. Mantenendo la struttura a pianta ellittica del mercato ortofrutticolo, ad esempio, si può pensare per quella zona a un’area mercato quotidiano a rotazione, a negozi di vicinato, a botteghe artigianali, a una "area di scambio" dove portare cose che non servono più e cercare cose utili. Nelle altre zone un polo informatico e di ricerca che promuova e sviluppi, tra l’altro, la tecnologia finalizzata alla riduzione degli spostamenti di persone, mezzi e merci (promozione del telelavoro). Si può pensare a un ostello per la gioventù e a scuole per l’infanzia, mentre per l’edilizia abitativa prevedere solo edilizia convenzionata pubblica, della quale si sente una forte esigenza. Dedicare gli edifici dislocati nella zona attualmente a parcheggio a spazi associativi, con biblioteca di quartiere, farmacia con postazione primo soccorso, sale a disposizione delle associazioni, mantenendo lo spazio a disposizione del Centro Sociale Autogestito (analogamente a quello del Cascinetto). La riapertura del Cavo Cerca, se integrato nel contesto, può aggiungere l’elemento “acqua” al paesaggio, arricchendolo ulteriormente. L’area dello stadio può essere utilizzata per gli spettacoli estivi, restituendo lo spazio attualmente usato in centro a un più idoneo cinema all’aperto.
Il futuro della nostra città - Tutti gli interventi che verranno attuati in questa zona influiranno per molti anni sul tessuto cittadino, e di conseguenza su di noi, per cui occorrerà valutare con attenzione ogni minima soluzione... Non vogliamo essere solo spettatori, vogliamo poter decidere del futuro della nostra città, e siccome crediamo nelle nostre proposte, per le quali non abbiamo interessi personali ma solo il desiderio di perseguire il bene comune, siamo pronti a diffonderle e a farle sottoscrivere.






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di Ven, 20 gen 2012