Molte parole e solo due episodi concreti intorno al maggior pittore cremonese del '600Genovesino, il grande ignorato trova a Cremona almeno un calendario, quello tradizionale di Boiocchi e C.Il tradizionale calendario d'arte cremonese quest'anno è dedicato all'opera dei Genovesino. Al più grande pittore cremonese del '600 sono state dedicate tante parole e pochi fatti concreti. Ne parliamo in questa pagina. La presentazione del calendario al Ponchielli il 14 gennaio, su invito (ore 21). Il capolavoro fotografico e tipografico è accompagnato da una scheda di Lia Bellingeri che - scrive Marco Tanzi qui sotto raccontando delle moderne vicissitudini cremonesi di questo grande artista - ha dovuto pubblicare nel Salento non avendo trovato ascolto a Cremona presso la politica locale. Eppure il suo libro costava due lire ed è, adesso, nelle biblioteche di tutto il mondo. Chi è Luigi Miradori, un grande senza preclusioni di generedi Lia Bellingeri 
Del GENOVESlNO, il più importante pittore del Seicento cremonese non conosciamo con esattezza la nascita, avvenuta probabilmente nella città ligure all'aprirsi del secolo: origine esplicita nel soprannome e celata nel nome, Luigi Miradori, che evoca le terrazze da cui si guarda il mare di Genova. I suoi esordi in patria, così come il periodo trascorso a Piacenza negli anni trenta, restano in gran parte oscuri data la scarsità dei dipinti rimasti; mentre è abbastanza agevole seguirne il percorso cremonese, che si dipana fra il 1637 e il 1655 attraverso le opere distribuite fra le chiese della citta e della diocesi, il Museo Civico e il Palazzo Comunale, con alcuni significativi episodi esterni. Dopo un avvio incerto, la carriera del Genovesino va in crescendo a partire dal 1642, quando ordini religiosi e nobili cittadini iniziano a rivolgersi a lui per incarichi via via più prestigiosi, anche grazie all'assenza di altri pittori di rango nel panorama locale: verso la fine del decennio è ormai divenuto il protagonista assoluto della scena, favorito per di più dal governatore spagnolo della citta, Âlvaro de Quiñones. La sua pittura incontra l'apprezzamento delle diverse categorie di committenti e i loro gusti differenziati: passa con pari impegno ed esiti altrettanto felici dalle pale d'altare ai quadri da stanza e ai ritratti; dal tema sacro, svolto di volta in volta con toni solenni o quotidiani, ai soggetti storici e mitologici. Con uguale disinvoltura sa sfruttare registri espressivi differenti: rappresentazione viva della realtà che sfiora la scena di genere. compassione devota, toni ufficiali - ma incrinati dall'affiorare di intimi risvolti di sentimento e di umore - o più accostanti nei ritratti, atmosfere sospese, quasi enigmatiche, nelle rappresentazioni di Vanitas. Lo stile del Miradori nasce da una vena neocaravaggesca costantemente reinterpretata, in cui gli accenti di insistito naturalismo e la predilezione per la realta più concreta si intrecciano a un uso magistrale della luce, o meglio del contrapporsi di ombra e luce, rivelando consonanze con la pittura spagnola di Zurbaran e di Velàzquez. Ai ricordi genovesi, indirizzati principalmente verso il colorismo di Bernardo Strozzi, si sommano il repertorio di fisionomie ricorrenti, la frequente derivazione dai modelli delle stampe, l'elaborazione di articolate intelaiature architettoniche entro una poetica che, una volta messa a punto nelle sue componenti, si evolve senza scarti sostanziali e in modo appartato, priva come di agganci vitali con il contesto artistico degli altri centri lombardi. Nel calendario si affiancano i dipinti più famosi, come il Riposo nella fuga in Egitto di Sant'Imerio (1651), che riassume al massimo grado i lineamenti dello stile del Genovesino, a capolavori meno noti perché meno riprodotti. come il Ritratto di monaco olivetano della famiglia Pueroni (1650 ca.) e la splendida cornice di fiori e putti di Santa Maria delle Grazie a Codogno (1652), qui presentata per la prima volta nel suo insieme a testimoniare il notevole talento del pittore nella natura morta. Fra i quadri da stanza, oltre all'emblematica Vanitas del Museo Civico, compare un'acquisizione recente, il Sacrificio di Isacco di Davenport (Iowa), di datazione più precoce (foto grande n.4 in alto). Una piccola precisazione, inline, sulla tela della Galleria Nazionale di Parma il cui raro soggetto. di solito identificato con un generico sacrificio ebraico, si può riconoscere nella Punizione di Core, Dathan e Abiram descritta nel Libro dei Numeri (15, 15 -35). Una sala tutta del Genovesino al Museo? Chi potrebbe sposare una trovata che non tien conto della realtà?Per raggiungere lo scopo si dovrebbero trasferire i due grandi quadri del Miradori dal Salone di palazzo Comunale ( un altro sgarbo dopo quello a Palazzo dell'Arte?). Che la Pinacoteca di Cremona soffra da molti, troppi anni di una vertignosa assenza di stimoli culturali oltre che di suggestioni creative ed organizzative tali da suscitare il grande interesse che meriterebbe e che riscuoterebbe altrove, è un dato assodato. Sembra quindi giusto e piuttosto logico che la giunta Perri guardi al Museo Ala Ponzone come un corpo da rivitalizzare, e non poco. Dimostra buon senso l'assessore competente, ma purtroppo, le proposte che sono venute fuori sono così superficiali o, per esser buoni,così poco significative sicchè vien da dubitare che a proporle siano gli stessi che hanno distrutto la fama e le frequenze al Museo Ala Ponzone. Come si fa a proporre un sala del Govesino se la presenza in museo del grande artista seicentesco è decisamente modesta? Bisognerebbe trasferire i due enormi capolavori che si trovano nel salone dei Quadri del palazzo comunale (si veda la foto a destra). Qualcuno ritiene che si possa imporre anche questo sgarro alla città oltre all'autogrill violino - provolonesco a Palazzo dell'Arte? Non ci sono altre vie da percorrere? Ci vorrebbe una Cremona diversa ed informata.
Dov’erano quattro anni fa, nel 2007, quelli che hanno auspicato, caldeggiato, evocato lo spettro della “mostra del Genovesino”? Da Corada, che poteva farla, se proprio ci teneva tanto, quando era sindaco, a Marubbi, che l’euforia post-elettorale ha spinto alla promozione di un quadro privato da far acquistare all’istituzione per cui lavora, sbagliando soggetto e committenza del dipinto. Missing, tutti scomparsi. Comune, Provincia, Camera di Commercio, Apic (?): terra bruciata, nessuno in casa, abbiamo già dato...  Intanto il Genovesino della Bellingeri non solo è nelle principali biblioteche italiane, ma in quella del Congresso degli Stati Uniti a Washington piuttosto che in quella dell’università di Berkley, a Princeton piuttosto che a Notre Dame (Indiana) o a Monaco di Baviera; al Getty, Los Angeles, il più importante centro di ricerca storico artistica degli Stati Uniti, piuttosto che all’INHA (Institut national d’histoire de l’art) di Parigi, eccetera, eccetera, eccetera.
La monografia “di servizio”, spartana, tutta in bianco e nero ha non pochi meriti: la messa a fuoco del pittore, varie precisazioni sul suo percorso cronologico, il riesame della bibliografia e del catalogo, importanti novità sul versante del collezionismo e dell’iconografia. In appendice, poi, due fondamentali documenti d’archivio inediti: il testamento e l’inventario post mortem dei beni di don Álvaro de Quiñones, governatore e castellano di Cremona, il principale committente di Luigi Miradori.
Tornando al tema della mostra,non si può valorizzare il pittore nelle sale del museo se non si prevede la presenza dei due quadroni di palazzo comunale. Non è necessaria una “sala del Genovesino” se si hanno idee chiare su cosa sono la museologia e la storia dell’arte a Cremona (la galleria del Cinquecento dimostra l’esatto contrario): i quadri di Genovesino in museo non sono i suoi capolavori e si rischia di creare un feticcio con le opere sbagliate; meno scontato sarebbe inserire i dipinti con intelligenza, raziocinio, senso della qualità e della storia (latitanti sia nella sala del Quattrocento che nella galleria del Cinquecento) nel contesto del secolo. Di conseguenza, però, bisognerebbe ripensare ad altri feticci di cui il museo mena gran vanto.
DIDASCALIE - Genovesino, Rapimento di Psiche, Genova Museo di Palazzo Reale.
- Genovesino, Sacrificio di Isacco, Davenport, Figge Art Museum. (in pagina sopra il testo di Lia Bellingeri).

La pagina è stata aggiornata alle ore 11:33:49 di Mar, 3 gen 2012
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