Inchieste e fatti



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testo e foto di Cesare Castellani


Una visione che fa male, che stringe il cuore. Una realtà dinanzi alla quale ci si domanda come l'Italia, come i cremonesi, come l'ignoranza, come vandali e ladri possano arrivare a tanto. Muore , è già morta una stupenda villa settecentesca con il suo grande parco. Tutto abbandonato, in rovina, mobili e arredi scomparsi, quadri, soffitti e statue fracassati. Incredibile. Siamo andati a Villa Rocca per documentare lo scempio.



Villa Rocca, frazione di Pessina Cremonese a poco più di due chilometri dal paese, è un piccolo centro abitato che raccoglie attualmente una settantina di abitanti e soprattutto una delle ville più belle della campagna cremonese, Villa Fraganeschi Castelbarco.

Era un tempo splendida dimora settecentesca che raccoglieva, tra le altre, pregevoli opere di O.G. Picenardi oggi purtroppo disperse in seguito al colpevole abbandono, avvenuto soprattutto nell’ultimo trentennio.

La villa è ormai ridotta a rudere e probabilmente irrecuperabile. Villa dal fascino immenso, peraltro, sul declinare della ripa, un tempo teatro di fasti. Fu anche dimora dei Pallavicini. Lo splendido parco arriva sino alla sponda dell’Oglio, era ricco un tempo di essenze e di piante esotiche delle quali sono rimaste un centinaio di sequoie che raggiungono i trenta metri d’altezza e crescono attorno ad un laghetto ormai invaso dalle radici degli alberi d’alto fusto e da quelle di piante infestanti alimentato da una sorgente.



Abbandonata come il parco la villa. Il Comune di Pessina non è mai riuscito ad acquistarla, Gli attuali proprietari hanno letteralmente lasciato crollare tutto. C'era una fabbrica di profumi, pensate, l'ultimo eco di un mondo gentile e riguardoso. Più nulla.

Oggi non è una villa, è un pericolo. Ha dovuto provvedere il Comune a transennarla e metterla in sicurezza. Ma ormai sono spariti tutti gli arredi (arazzi e dipinti), sono stati divelti i bassorilievi, sono stati violati gran parte dei soffitti a cassettoni, se n'è andato tutto quanto poteva essere asportato e ciò che è rimasto è testimonianza di una violenza cieca e ignorante. Così si dissolve un patrimonio artistico e culturale che poteva essere un cardine di quella vocazione turistica del territorio di cui tanto si parla, ma soltanto a parole. Quanto impegno c'è davvero stato per sopperire a questa rovina? Poco o nessuno. E d'altronde quanto poteva fare un piccolo comune come Pessina Cremonese? Chi ha mai preso coscienza di questo patrimonio ? Tutti colpevoli, nessuno responsabile, ahimé.

Restano le immagini drammatiche di questo servizio a dire tutto.

L’interno è ancora completamente abbandonato alle scorrerie di chi ancora si avventura per qualcosa qualcosa da arraffare, ignorando il pericolo di crolli di soffitti e di opere murarie. Splende l'antico fasto tra le rovine, quasi come un eco, Dio Pan s'aggira tra i rovi e e non trova più fanciulle alle quali raccontare il grande tradimento dell'uomo.





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di Dom, 4 dic 2011