Ricerche e scoperte artistiche


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Insediamento probabilmente di origine benedettina tra S. Martino del Lago e Solarolo R.

Nuove scoperte nella chiesa rupestre di Caruberto, un gioiello gotico che riserva continue sorprese

A motivo dei recentissimi ed importanti ritrovamenti si presenta estremamente ricca nella sua decorazione, con nuovi elementi architettonici, le due nicchie nelle pareti laterali e la nicchia nel presbiterio.


Le volte del presbiterio, sotto, nel testo, nicchia lato nord


Non è molto nota ai più la bellissima Chiesa in stile gotico, probabilmente di origine benedettina, collocata a Caruberto, una località posta tra S. Martino del Lago e Solarolo Rainerio.

Parrocchia autonoma fino all’inizio dell’ultima Guerra Mondiale, quando gli abitanti delle due cascine che si addossavano alla Chiesetta erano almeno 200, oggi Caruberto è parte integrante della Parrocchia di S. Martino del Lago.

Per gli addetti ai lavori la sua fama è da attribuire alla presenza di un ciclo di affreschi addossati alle due pareti della navata principale databili all’inizio del 1400.

Non sono molti coloro che conoscono le modalità con le quali questi affreschi vennero alla luce. In un piccolo libretto scritto da don Pietro Maruti, l’ultimo Parroco di questa comunità dal 1921 al 1931, poi passato a S. Michele Sette Pozzi, narra infatti che il 18 aprile 1923 il Parroco di Solarolo Rainerio, don Raffaele Barbieri, aiutato da un seminarista che stava trascorrendo le ferie dopo una malattia, Tarcisio Bellini, con l’aiuto culturale del Medico condotto di Solarolo e suo figlio- il medico condotto precedente al Dottor Fieschi- iniziò a scrostare le pareti per mettere in evidenza le Madonne con Bambino, purtroppo oggi rovinate sia dalla maldestra operazione di descialbo, sia perché interrotte per la creazione successiva di due nicchie per lato che ne hanno interrotto la continuità.


Non è del tutto comprensibile che sia stato il Parroco di Solarolo a svolgere questa operazione. Questo Sacerdote era nativo del Boschetto (1877) e svolse la sua attività pastorale dapprima a Rivarolo Mantovano come Vicario, successivamente per oltre ventisei anni (1910-1937) Parroco a Solarolo dove venne sepolto nel 1939 dopo due anni trascorsi come Arciprete di Dosolo.  

Si deve a don Arnaldo Peternazzi l’audacia di iniziare i lavori di recupero della Chiesa nell’agosto 2004, trovando autorizzazione su progetto dello Studio Mantegna alla fine di quel mese.

In questo progetto si afferma la situazione realizzata nel 1923: “Troviamo sulle pareti la copertura di intonaco pigmentato in azzurro ceruleo chiaro realizzato in epoca settecentesca, che arriva fino ai margini del soffitto. Lo strato ha uno spessore che va dai 5 ai 10 mm…Nelle pareti dell’aula centrale, sia di destra che di sinistra, troviamo l’apertura di quattro nicchie risalenti al periodo ottocentesco. Praticamente tutti gli affreschi situati nel presbiterio, si trovano ancora ricoperti da una decorazione settecentesca, a motivo ornamentale di semplice esecuzione, monocroma e ripetitiva. Sotto le vele della volta a crociera sono messe in evidenza dalle cadute di tale decorazione tratti sottostanti di affreschi, che riportano dipinti a motivi floreali e figurativi…Tutti i dipinti sembrano essere eseguiti a fresco…Presumiamo che i pigmenti utilizzati siano terre e minerali, mescolati con legante di origine animale.

I lavori proseguirono saltuariamente fino alla fine del 2007, coinvolgendo il soffitto dell’aula centrale e la fascia Nord con parziale interessamento della parete Nord dell’arco del Presbiterio. All’inizio di quest’anno il Parroco don Peternazzi affida la continuazione dei lavori allo Studio Blu di Castelgoffredo che riesce a mettere in evidenza una più complessa e assai ricca decorazione. Infatti le volte del Presbiterio presentano la raffigurazione dei quattro Evangelisti con i relativi simboli e raffigurati in atteggiamenti consoni alla tradizione: ad esempio San Luca è ritratto nell’atto di dipingere.

La cronologia di questi affreschi è presumibilmente trecentesca poiché il loro livello è sottostante a quello degli affreschi delle pareti, probabilmente di inizio ‘400 poichè sopra ad esempio, nel lato Nord del Presbiterio, è raffigurato un Cristo grondante sangue datato 1423. Le nicchie non sono di epoca ottocentesca come affermato, bensì vanno datate al Cinquecento poiché, mettendo in luce altre due nicchie, una per lato, tamponate e ricoperte dall’intonaco che inizialmente era definito settecentesco, si legge che il lavoro di chiusura venne eseguito dal muratore Giuseppe Tomasoni di S. Ilario d’Enza nel 1890.

Infatti in origine le nicchie erano coronate da una decorazione ad affresco presumibilmente di epoca tardo cinquecentesca sovra scorsa di una decorazione di tipo architettonica eseguita a secco in epoca secentesca. Al di sopra di tutte questa fasi si estende la decorazione settecentesca con decorazioni a dipinti floreali e figurativi.

Va infine ricordato che nel Presbiterio, lato Sud, è stata messa in luce una nicchia in cotto con disegno architettonico chiaramente gotico. In tal modo la Chiesa rupestre di Caruberto a motivo di queste recentissime ed importanti scoperte, si presenta estremamente ricca nella sua decorazione, con nuovi elementi architettonici, le due nicchie nelle pareti laterali e la nicchia nel presbiterio.


Schematicamente si può affermare che le volte del Presbiterio sono trecentesche, le pareti come il sottarco del Presbiterio come quattrocentesche; il grande ciclo degli affreschi raffiguranti Madonne con Bambino sono con certezza di inizio ‘400. Le conchiglie che contornano le nicchie si presentano di epoca cinquecentesca; su queste decorrono le decorazioni secco ad impronta architettonica di epoca secentesca.

Le pareti dell’arco del Presbiterio coprono affreschi quattrocenteschi e sono del ‘700, come pure le mensole delle volte del corpo centrale.

Soltanto un restauro condotto rigorosamente con criteri filologici e realizzato con estrema attenzione ha potuto mettere in risalto la bellezza e l’importanza storica e religiosa di questa piccola Chiesetta sperduta nella campagna del Sud-Est cremonese.

La valenza religiosa è data anche da una scritta posta nella chiave di volta dell’arco del Presbiterio che recita in latino “TEMPLUS DEI DECET SANTITUDO. SPONSUM EIUS CRISTUM ADOREMUS IN EA”.

Il bene culturale religioso come principale ed immediata valenza va letto non secondo i criteri estetici ma secondo i valori di fede.

Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici




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di Dom, 4 dic 2011