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Ecco il prezioso territorio dal quale si attingeranno le opere d'arte delle chiese dismesse



Fortemente spinto da Achille Bonazzi, con un "sostanzioso" contributo dell'Oleificio Zucchi, tra qualche mese l'inizio dei lavori (ma per la data il Vescovo si affida alla Provvidenza)

Grande annuncio: parte il Museo Diocesano
Sarà al primo piano del Palazzo Vescovile

Stranamente assenti i rappresentanti del Comune - Chiara Cappelletti (Provincia) ricorda che è incluso nei progetti del distretto culturale (non ancora finanziato ma c'è ottimismo)

Eccolo. Finalmente è al via il Museo Diocesano di Cremona.. Sono anni che se ne parla al punto che negli ambienti culturali è quasi diventato una chimera, ma ecco l'accelerazione. Con una "sostanziosa " sponsorizzazione (questo il termine usato dal presidente Vito Zucchi, che non ha voluto dare più precisi dettagli) dell'Oleificio Zucchi che celebra così duecento anni dalla propria Fondazione. I tempi per l'avvio dei lavori sembrano abbastanza stretti, a sentire monsignor Achille Bonazzi, che è lo strenuo propugnatore di questa iniziativa, "qualche mese, di certo meno di un anno", ma il Vescovo ha voluto essere assai più prudente, parlando sostanzialmente di Provvidenza. (Come Giovanni XXIV che quando gli gli augurarono cento di questi giorni al suo compleanno, rispose con la consueta amabilità : "Non poniamo limiti alla Provvidenza").

II Museo Diocesano sorgerà al primo piano del Palazzo Vescovile, restringendo gli appartamenti del Vescovo: in particolare saranno utilizzati di grandi spazi della Galleria dei Quadri dove sono esposti i ritratti di tutti i vescovi che ressero la antichissima Diocesi di Cremona, la Sala Bolognini, la Rotonda del Palazzo. Dovrà essere predisposto un adeguato ascensore all'ingresso nell'ambito di un progetto generale già in avanzata fase di perfezionamento, anche se poi per l'allestimento non mancherà il contributo di un ampio comitato scientifico e la collaborazione di diversi musei diocesani, in primis quello di Milano.

E' un museo esteso se si considera che già comprende il Battistero, dove è già esposta la collezioe delle pietre romaniche e dove in questi giorni si ammira il grande arazzo seicentesco di Sansone che affronta il leone, arazzo che in futuro, con gli altri, troverà la sua definitiva collocazione in Palazzo Vescovile, probabilmente nella Rotonda, in un allestimento gigantesco a libro. Altro elemento potrà essere il Torrazzo (dove sarà utile un accurato lavoro di risistemazione delle evidenze) per non dire, ovviamente, di quel continuo cantiere che è la cattedrale. Ci sono poi altri musei diocesani , da Sabbioneta a S. Abbondio e altrove, che non potranno restare dimenticati e isolati. Non mancherà d'altronde la collaborazione con le altre realtà museali "civili" cremonesi.

Siamo dunque di fronte a un grande progetto che sposa cultura e culto, che può unire ancor meglio la grandiosa e antichissima diocesi che va da Caravaggio a Cassano d'Adda, a Viadana, a Sabbioneta e oltre giungendo quasi a dieci chilometri da Mantova, con Bergamo e Milano nell'altra estremità (e nella quale si è inserita nel Cinquecento la... enclave cremasca).

Un progetto culturale e di evangelizzazione, insieme, Per - si è detto - "una società nuova" che riscatti la crisi di valori attuale.

Quanto all'Oleificio Zucchi , ha detto il presidente Vito Zucchi c'è la volonta di dare alla comunità cremonese quello che i cremonesi hanno dato in duecento anni per lo sviluppo dell'azienda.

All'annuncio ha partecipato anche l'assessore alla Cultura Chiara Capelletti che ha ricordato come nel Distretto Culturale (non ancora finanziato dalla Fondazione Cariplo, ma per il quale c'è ottimismo) è incluso anche il progetto del museo diocesano. Stranamente, alla presentazione dell'iniziativa non erano presenti ne esponenti ufficiali ne uffiosi del Comune di Cremona e della realtà museale della città. Una assenza clamorosa.



Nel comunicato ufficiale che ha accompagnato la presentazione dell’iniziativa si elencano  più specificatamente le motivazioni, numerose, così schematizzabili:

·      Definire l’identità spirituale e culturale della realtà diocesana cremonese;

·      Delineare i momenti fondamentali della “Storia Religiosa della Diocesi”;

·      La custodia e la conservazione di beni culturali che, con la dismissione di alcune Chiese, devono essere collocati in una sede degna;

·      Definire culturalmente il rapporto tra Chiesa Madre della Diocesi e la realtà diocesana;

·      Allinearsi con le altre realtà diocesane lombarde che hanno già un Museo Diocesano;

·      Valorizzazione di alcuni eventi con mostre temporanee tematiche, data la ristrettezza spaziale del Battistero, già sede del “Museo delle Pietre Romaniche” e di alcune mostre;

·      Ottemperare alle disposizioni previste dal Codice di Diritto Canonico.


L’idea cardine – L’idea cardine del Museo ruota attorno al concetto di voler presentare la “Storia Religiosa della Diocesi di Cremona”, accanto all’impegno di deposito dei beni storico – artistici provenienti da alcune Chiese non più sede di culto. Il concetto di Museo non può limitarsi al solo criterio espositivo, ma deve “farsi storia” nell’evoluzione della dinamica religiosa della Diocesi. Attualmente per la sua realizzazione Mons. Vescovo ha  coinvolto la Commissione diocesana Beni Culturali, l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici e alcuni sacerdoti e laici che già si sono riuniti per definire le linee concettuali del progetto. Negli spazi a disposizione verranno messi in mostra documenti relativi all’evoluzione territoriale della diocesi, compresa tra Adda – ovest -, Po – sud -, Oglio – nord/ovest  -. In altri,  i valori fondanti la realtà della Chiesa: la Parola di Dio con l’esposizione di alcuni dei 28 codici miniati del XIV e XV secolo, il Martirologio di Adone per evidenziare il ruolo dei Santi protettori,  con alcune opere che li ritraggono. Un altro concetto – cardine che verrà sviluppato nel Museo è dato dal “Ruolo della Chiesa Cattedrale  per le altre Chiese diocesane”  mettendo in risalto l’influenza di alcune opere artistiche presenti in Cattedrale che nel corso dei secoli hanno fatto scuola per altre realtà diocesane.

Altro criterio base che viene tenuto presente nell’allestimento del Museo è quello dellevoluzione della pietà popolare nel corso dei secoli attraverso la presentazione di opere con i soggetti più rilevanti di quei secoli. In tal modo si porterà il visitatore a comprendere come la fede cristiana evolve in rapporto alla storia, alla cultura, alla devozione popolare: realtà che sempre hanno alla base la Parola di Dio.

Come procede l'operazione

Superata qualche perplessità del Vescovo, ma non di tutti, nuovo incontro con lo sponsor

Il museo diocesano va, però che fatica...


Ecco il monumentale scalone di accesso del palazzo Vescovile in una immagine di repertorio nella quale è introdotto un personaggio immaginario, tratto da un famoso film. Qusto scalone così imponente sarà l'austero ingresso del museo diocesano. Ma come procede l'operazione annunciata all'inizio dello scorso aprile e salutata, ovviamente, con grande entusiasmo dalla cultura cremonese (e non solo)? Don Achille Bonazzi ci tira dentro, sempre precisando, peraltro, che il museo non si deve considerare l'opera sua, ma espressione corale della religiosità cremonese. Si perfezionano i dettagli un incontro con Vito Zucchi, l'esponente della azienda cremonese che ha offerto una congruo contributo di sponsorizzazione della grandiosa impresa, accelerando la realizzazione di una idea che covava da lungo tempo. Su questo fronte non dovrebbero esserci difficoltà.

Qualche dubbio era invece insorto nel Vescovo: la preoccupazione di una operazione così imponente in un momento di crisi economica profonda. Ma di fronte alla politica dei piccoli passi pare che le riserve di monsignor Lafranconi siano superate. Non mancano invece altre riserve nell'ambiente ecclesistico che, per quanto ispirato da Domineiddio, sfugge a volte a fatica dai difetti , comprensibili o meno, della affannata, intera umanità.

Poi il problema degli spazi. Non sarà certamente sufficiente il palazzo Vescovile, pur entrando in una fetta degli appartamenti del vescovo e occupando anche gli uffici del primo piano. Una ulteriore soluzione per un museo a più sedi ( in parte già funzionante nel Battistero) potrebbe essere lo spostamento dell'archivio diocesano nella biblioteca del Seminario. Intanto è già un problema da discutere con la sovrintendenza la collocazione dell'ascensore, spesa ragguardevole. E per ora resta in battistero l'arazzo restaurato della serie di Sansone: con una azienda cremonese particolarmente abile nelle costruzioni in lastre metalliche si sta studiando un sistema a pagine che permetta di estrarre i singoli arazzi, costruzione imponente per la quale pare peraltro che siano stati già individuati spazi adatti nello stesso palazzo. Fermento di idee, dunque, e di proposte. Il museo diocesano va... ma che fatica.

La fotografia dello scalone con una sugestiva ambientazione in fotomontaggio è di Antonio Leoni. ©

Il museo che c'è già: a S. Abbondio il "Lauretano"

Giustamente, parlando del Museo Diocesano, si è parlato di museo diffuso, non rinchiuso in un'unica sede. Dunque museo in Battistero, museo (per ora auspicato) nella casetta della cattedrale che oggi costudisce lo straordinario archivio storico della Diocesi. E c'è un'altro museo a Cremona perfettamente allestito e praticamente sconosciuto. Il Museo Lauretano inaugurato il 25 marzo 2006. A questo Museo, il Vascello ha dedicato un ampio servizio che si raggiunge cliccando qui. Straordinari gli ex voto, ma non solo: pianete preziosamente ricamate , ori e gioielli. Per questa ragione la visita richiede una prenotazione.



Ex voto, una tempera in legno del 1625. la scritta in basso dice "... tornando solo a casa, di notte, fu assalito da più di sedici persone, tenute da lui per amiche, dalle quali gli furono date undici ferite ed alcune mortali, ed egli raccomandatosi a questa B.V. et servendosi spesso dell'oglio della sua lampada, è risanato. Adì 10 novembre 1625"


Due eccezionali capolavori che saranno sicuramente esposti del museo diocesano, sono entrambi del 14° secolo, il primo è un capolavoro di oreficeria, la croca di San Facio, il secondo è il veneratissimo simulacro della Madonna del Popolo. Il museo Diocesano orpriamente detto si affianca a quello che, di fatto , è gà museo diocesano, ovvero il Battistero, dove è attualmente esposto l'arazzo seicentesco con Sansone che affronta il leone.



Il ruolo dell’Oleificio Zucchi SpA: ridare ai cremonesi quello che loro hanno dato all'industria di Vito Zucchi

Tra le numerose attività previste nel corso dell’anno, l’Oleificio Zucchi SpA celebra i 200 anni di attività imprenditoriale nel segno della tradizione, sponsorizzando la realizzazione del Museo Diocesano che sorgerà presso il Palazzo Vescovile di Cremona, a testimonianza del solido legame consolidatosi in due secoli di attività con il territorio e con la comunità locale.

Dal 1810 non sono infatti cambiati i valori che hanno portato l’Oleificio Zucchi ai vertici del settore oleario: Ambiente, Etica e Qualità. Così l’azienda , da sempre dinamica sia nella fornitura di olio sfuso ai principali nomi dell’industria agroalimentare sia nella commercializzazione a marchio del distributore e a proprio marchio, ha investito anno dopo anno in tecnologia e qualità  entrando a fare parte della storia non solo del territorio locale ma anche di quella dei consumi nazionali, senza però dimenticare il tema della Responsabilità Sociale d’Impresa, radicato nell’impresa e attento ai bisogni e alle attese che vengono dalla società.

La decisione di sostenere la realizzazione del Museo Diocesano si inserisce proprio nel quadro di tali valori aziendali, dall’attenzione alla salvaguardia ambientale, al sostegno delle realtà sportive giovanili del territorio e di varie associazioni di volontariato sia locali che nazionali, dall’impegno per le attività didattiche a quelle culturali, come il recupero dell’altare di San Michele in Cattedrale a Cremona in occasione del 60° di fondazione della SpA.

In S. Abbondio, sede anche del museo lauretano, lascia il parroco
don Giuseppe Soldi " perché ci ama"


Tra le grandi realtà museali religiose della Diocesi di Cremona, ve n'è una in città, assai poco frequentata e quindi da troppi sconosciuta. Il museo lauretano. E' una delle tante realizzazioni di don Giuseppe Soldi che alla età di 79 anni compiuti ha salutato il suo ritiro dalla guida della parrocchia di Sant'Abbondio assunta 23 anni fa. Prende il suo posto don Andrea Foglia..

E' proprio sotto la sua reggenza che la parrocchia di Sant'Abbondio e Celso ha conosciuto momenti di grande splendore, come il restauro del chiostro bramantesco ed ancor prima la conclusione della straordinaria avventura dl restauro degli affreschi del Samachini. Insomma uno scrigno d'arte e di fede, S. Abbondio, che don Giuseppe Soldi ha preservato con una passione senza pari. Ma senza dimenticare mai la sua missione pastorale. Ha dato l'annuncio del suo ritiro dopo aver realizzato in tempi di primato, un anno di lavori seguiti personalmente, la scuola per l'infanzia. Ha accompagnato l'annuncio con una dichiarazione presa dal suo precedecessore più significativo (in via diretta don Giuseppe Soldi ha sostituito don Giulio Spoldi). Come don Natale Mosconi quando lasciò l'arcivescovado di Ferrara, Don Giuseppe Soldi ha dichiarato al Consiglio Pastorale parrocchiale: “Vi lascio perché vi amo".

Don Giuseppe Soldi resta comunque nell'appartamento più piccolo che abitò a S. Abbondio prima della ristrutturazione del chiostro.

Don Giuseppe Soldi è nato a Casalsigone l'11 maggio 1931, è stato ordinato a Gadesco il 29 giugno 1957, è andato vicario a Martignana Po in S. Lucia dal 28 novembre del1957 al 1 ottobre 1959, poi a Casalmaggiore in S. Stefano dal 1 ottobre 1959 all'8 giugno 1967, è diventato parroco di Zanengo dall'8 giugno 1967 al 18 dicembre 1973, poi è stato parroco a Castelverde in S. Archelao martire dal 18 dicembre 1973 al 9 maggio 1987 quando ha assunto la parrocchia di S. Abbondio.

A don Giuseppe Soldi i nostri auguri di un felice e meritato "Presbiterio Celeste" come la Chiesa chiama la pensione dei sacerdoti. Sulla cerimonia di congedo di don Soldi il 29 agosto 2010 dai parrocchiani qui.




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12:07:15 di Dom, 29 ago 2010