• La competenza di un esperto cremonese, Marco Tanzi, sarà esaltata da ottobre con la mostra "Il Rinascimento nelle terre ticinesi"
Grande interesse alla presentazione presso il Museo Bagatti Valsecchi a Milano
La competenza di un esperto cremonese, Marco Tanzi, sarà ulteriormente esaltata da ottobre con la mostra "Il Rinascimento nelle terre ticinesi" alla quale ha contribuito assieme a Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa. La presentazione dell'evento si è avuta martedì 13 luglio presso il Museo Bagatti Valsecchi a Milano, come si può leggere nella locandina qui a fianco.
La mostra si propone di indagare lo svolgimento delle vicende figurative in Canton Ticino tra Quattro e Cinquecento: ed è la prima volta che viene organizzata una manifestazione su questo tema.
La pittura locale del tardo Quattrocento è caratterizzata da botteghe che ripetono motivi tardogotici e formule arcaiche (i Seregnesi, Antonio da Tradate): risultano perciò fondamentali - per la svolta in senso rinascimentale - gli interventi di artisti di primissimo piano che portano con sé le novità elaborate a Milano e consentono così, a partire dal secondo decennio del Cinquecento, ai pittori ticinesi di aggiornarsi.
Bramantino, che lascia la tavola con la Fuga in Egitto nel santuario della Madonna del Sasso all'Orselina, e Bernardino Luini, con il polittico di San Sisinio a Mendrisio e con il tramezzo di Santa Maria degli Angeli a Lugano, rappresentano i due casi più notevoli, ma si ricordano anche, per esempio, il pittore delle Scene della Genesi a Campione d'Italia, quello dell'Ultima Cena di Ponte Capriasca, il Giampietrino, oltre ad artisti locali di talento, come Bartolomeo da Ponte Tresa, Domenico Pezzi e Giovanni Antonio de Lagaia.
La mostra sarà un'occasione unica per rivedere, a breve distanza dalla chiesa per la quale Luini lo dipinse, un elemento del disperso polittico della chiesa di San Sisinio a Mendrisio.
La macchina d'altare, che si componeva di almeno otto tavole, oltre a una ricca carpenteria, fu infatti venduta e smembrata nel 1796; lo scomparto principale si trova in una collezione privata italiana, i dipinti minori e la predella sono divisi tra diversi musei e collezioni della Gran Bretagna e degli Stati Uniti.
Sarà anche possibile studiare le reazioni che le rivoluzionarie innovazioni proposte da Leonardo da Vinci suscitarono, stimolando le diverse personalità degli artisti: la via personalissima e indipendente di Bramantino, l'originale classicismo di Luini, l'interpretazione accademica del leonardismo da parte del Giampietrino e i tentativi di aggiornamento dei pittori locali.
L'esposizione si concluderà con il pezzo centrale del polittico del lodigiano Calisto Piazza eseguito per Santa Maria degli Angeli a Lugano, disperso da secoli e da poco identificato in una collezione privata. Saranno inoltre presentati i risultati delle indagini più recenti sulle personalità finora misteriose di Domenico Pezzi, che ha lasciato la bella pala di San Biagio a Ravecchia, Giovanni Antonio de Lagaia, autore del polittico di Ascona, e il Maestro della cappella Camuzio, recentemente identificato con Bartolomeo da Ponte Tresa, il pittore che firma gli affreschi di Viconago (in provincia di Varese) e riprende diligentemente le invenzioni di Bramantino e di Luini.
Accanto ai dipinti saranno presentate alcune sculture, in legno e in pietra, testimoni anch'esse degli scambi vivaci che intercorsero tra le terre ticinesi e Milano.
Non mancheranno esempi di oreficeria e altre testimonianze delle «arti congeneri». A questo proposito risulteranno essenziali alcuni prestiti che verranno richiesti dall'Italia e che consentiranno di istituire stimolanti confronti tra diversi ambienti artistici.
La mostra rappresenterà anche l'occasione per svolgere una ricerca sul territorio. Partendo dalla constatazione che molte delle opere rinascimentali del Ticino sono inamovibili perché dipinte su muro o perché le loro condizioni di conservazione non lo permettono, sarà infatti proposta una serie di itinerari che si snoderanno attraverso la regione, toccando alcuni tra i suoi siti storico-artistici più notevoli.
Questa doppia anima della mostra, che le permetterà di continuare la sua vita anche dopo la conclusione dell'esposizione in Pinacoteca, sarà sottolineata da una pubblicazione in due volumi edita da Officina Libraria: il vero e proprio catalogo e una sorta di guida attraverso i luoghi del Rinascimento ticinese.
La tradizionale gravitazione di Varese e del suo territorio verso la Svizzera e la collaborazione in atto tra il Comune di Varese e la Pinacoteca Züst hanno dato vita a una sorta di vetrina della mostra nella Sala Veratti. Nel refettorio settecentesco dell'ex convento di Sant'Antonino saranno esposte, a partire dal 16 ottobre 2010, due tavole del più importante pittore varesino del Rinascimento: Francesco De Tatti.
La visione di tre opere d'arte rinascimentali come i cremonesi non hanno mai visto

di Marco Tanzi
Qualche mese fa mi è arrivata l’immagine del San Giuliano che uccide i genitori eseguito nel 1488 dal cremonese Antonio della Corna, con la richiesta di qualche informazione bibliografica: andrà in asta a New York nel prossimo gennaio.
È una delle tavole (112 x 137 cm) più famose del Rinascimento cremonese, in cui il pittore si dichiara allievo di Andrea Mantegna a chiare lettere, nel distico elegiaco “Hoc quod Manteneae didicit sub dogmate clari | Antonii Corneae dextera pinxit opus”, importante anche per il fatto che la sua data rappresenta un termine ante quem per il Cristo morto di Mantegna a Brera, visto che della Corna ne riprende il celebre scorcio del Cristo nella figura del padre di san Giuliano.
Più famoso non vuol dire per forza più bello, ma la tavola ha un invidiabile pedigree collezionistico: nel Settecento fu ritrovata da Giambattista Zaist che l’ebbe nella sua raccolta, quindi in quella del Panni, che la fece apprezzare al conte Biffi; poi fu nell’Ottocento, come altri importanti dipinti cremonesi, prima nella collezione Averoldi di Brescia, dove lo vide Otto Mündler, poi in quella di monsignor Bignami a Casalmaggiore, dove lo vide invece Giovanni Battista Cavalcaselle; in seguito in quella del principe Schwartzenberg a Vienna.
La prima (e ultima) volta che apparve in Italia fu in Palazzo Strozzi a Firenze nell’estate 1948 alla mostra su “La casa italiana nei secoli”, quindi fu esposta da Agnew’s a Londra nel 1967. Non credo che sia mai stata riprodotta a colori, quindi mi fa piacere che sia il Vascello il primo ad avere questa opportunità.

Un altro quadro del Quattrocento cremonese mai visto in anni recenti è un trittico di Genesio de Zelati un tempo nella sagrestia di San Luca (prima del 1772), dove lo registra Biffi, e ricordato da Giuseppe Grasselli (1827), una Madonna con il Bambino in trono con due angeli reggicortina fra i santi Pietro e Paolo, firmato e datato nell’agosto 1493. Federico Sacchi (1872) lo vede, probabilmente per ultimo a Cremona, quand’è di proprietà Mina Bolzesi in Santa Maria del Campo e ne fornisce le misure: 118 x 70 il centrale e 118 x 35 i due laterali.
Sappiamo di un passaggio ottocentesco dal grande antiquario Baslini a Milano, poi se ne perdono le tracce, ma ogni tanto nel corso del Novecento c’è qualcuno che tenta di attribuire qualche dipinto di aspetto cremonese al carneade Zelati.
Giovanni Agosti mi ha passato una vecchia immagine (fine Ottocento, primi Novecento) del trittico rinvenuta in un’importante fototeca: vale la pena di farla conoscere, anche per rivelarne finalmente lo stile e la qualità abbastanza corsiva della pittura.
Insieme a quella dello Zelati, Giovanni Agosti, che ringrazio per la fraterna generosità, mi ha passato anche la foto storica di un altro dipinto cremonese, questa volta di notevole qualità, una Madonna con il Bambino in trono firmata da un altrimenti sconosciuto Guglielmo Galeazzo da Cremona e datata 1469, un tempo in una raccolta del sud della Francia.
La tavola risulta molto importante perché si colloca nel momento di più chiara tangenza ferrarese della pittura a Cremona, alla fine di un decennio segnato da altre prove in questa direzione, ovvero dalle opere di Benedetto Bembo e di Paolo Antonio de Scazoli, come la Madonna del Capitolo del duomo e la Madonnina Ponzoni in pinacoteca.
Spero naturalmente che prima o poi il dipinto riemerga da qualche parte; per adesso sono contento che la sua immagine confermi una mia ipotesi cronologica del Quattrocento cremonese che vede proprio negli anni sessanta un legame fortissimo con Ferrara.
Didascalie
Antonio della Corna, San Giuliano uccide i genitori, 1488
Genesio de Zelati, Madonna con il Bambino in trono con due angeli reggicortina fra i santi Pietro e Paolo, 1493
Guglielmo Galeazzo da Cremona, Madonna con il Bambino in trono, 1469
Le immagini sono a notevole risoluzione, per garantirne la fedeltà. Preghiamo di portare un po' di pazienza se ritarda la loro visione.