Conclusi i lavori all’interno dell’abbazia
Giù le impalcature, ecco risplendente San Sigismondo con alcune scoperte a sensazione
Possibili interventi precedenti nel tiburio di Camillo Boccaccino e Altobello Melone

foto e testo di Achille Bonazzi. (responsabile Ufficio BCE)
Con lo smontaggio dei ponteggi il 17 maggio 2010 sono terminati i lavori all’interno della splendida Chiesa di S. Sigismondo che hanno interessato la parte absidale e del presbiterio, nonché la terza campata e i lati est e sud del tiburio. Questo ponderoso intervento è stato reso possibile grazie al contributo ministeriale di diverse centinaia di migliaia di euro concesso dai Direttori Regionali della Lombardia, dott. Famiglietti e dott. Turetta, alla Soprintendenza di Brescia nella persona dei Soprintendenti Arch. Luca Rinaldi e, ultimamente, Arch. Andrea Alberti. Un ringraziamento particolare va ai funzionari della Soprintendenza che hanno diretto e seguito i lavori, Arch. Daniele Rancilio, sig.a Laura Sala e geom. Rocco Bello. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta dell’Arch. Lorenzini di Gussago (BS).
Come sempre accade in questi anni, i lavori di restauro sono di norma preceduti e seguiti da indagini non invasive, così da delineare un progetto di restauro corretto per i materiali sui quali si va ad operare. Queste indagini hanno permesso di puntualizzare alcuni interessanti aspetti. Anzitutto la necessità di questo intervento per il distacco degli intonaci decorati e per alcune situazioni riguardanti il quadro fessurativo particolarmente problematiche poiché esisteva il pericolo reale di distacco completo di vaste aree affrescate. Queste sono state risarcite e sottoposte a monitoraggio per poter coglierne nel tempo l’eventuale variazione.
Si è documentato che la tecnica pittorica usata da Camillo Boccaccino nell’abside non è quella classica dell’affresco, bensì di un “affresco morto”. Infatti si osservano le incisioni tipiche dell’affresco, ma le indagini in fluorescenza rX hanno evidenziato la presenza di un legante proteico per la rilevazione costante di fosforo, come confermato dalle osservazione in luce UV. Ancora, diversamente da quanto affermato da molti, come dal compianto Mons. Voltini, il ciclo è stato più volte oggetto di interventi di restauro, probabilmente a motivo di questa tecnica usata dai pittori cinquecenteschi che risulta meno durevole rispetto all’affresco classico.
L’ultimo dei precedenti interventi di restauro risale con certezza alla seconda metà del 1971: purtroppo, di questo, non esiste in archivio alcuna documentazione, dato che, come più volte affermato, non è stata consegnata all’Ufficio Beni Culturali la documentazione degli interventi fatti in diocesi nel periodo 1970 1996.
Come già è noto, gli occhi della maggior parte dei personaggi sia dell’ “Incontro di Cristo e l’adultera” come per “La resurrezione di Lazzaro”, opera di Camilla Boccaccino, non presentano le pupille a motivo della caduta del film pittorico. Nei restauri precedenti non sono state reintegrate pur potendo oggi conoscere il tipo di pigmento utilizzato originariamente dal Boccaccino. Infine alcuni pigmenti come il rosso del cielo nella tazza absidale è virato al violetto a motivo dell’ossidazione del pigmento usato: l’ematite è diventata parzialmente magnetite. L’intervento era finalizzato anche al recupero delle perdita del film pittorico nel lato Est dell’affresco de “La resurrezione di Lazzaro”, problema verificatosi non di recente a motivo della percolazione di acqua piovana, ma documentato fin dagli inizi del secolo scorso.
L’intonaco dell’ultimo intervento, privo di film pittorico, è stato asportato per mettere in risalto l’intonaco originale, purtroppo privo di pigmento.
Estremamente interessante è stata la constatazione che sia il tiburio che la terza campata oggi non presentano la decorazione originaria: nella campata, al di sotto della decorazione di Domenico de Siccis, si è osservata un’altra decorazione, assai più viva e cromaticamente più vicina a quella di Camillo Boccaccino della tazza absidale: è ovvio, quindi, poter affermare che prima del De Siccis un altro pittore, forse Camillo Boccaccino, avesse decorato prima del 1540 la campata che segna la continuità col tiburio.
ù Anche nel tiburio almeno nei due lati est e sud presi in considerazione -, al di sotto della decorazione di Giulio e Bernardino Campi, si è osservata un’altra decorazione proprio nelle zone dove si sono verificati distacchi con perdite. Era finora noto da documenti certi che attorno al 1520 Altobello Melone avesse affrescato il tiburio: ora se ne ha anche la dimostrazione sperimentale con quanto osservato.
Un’ultima osservazione interessa alcuni materiali utilizzati nella decorazione del tiburio: si era sempre pensato e scritto che alcune decorazioni erano a stucco, come ad esempio le “conchiglie” della banda d’impostazione: la realtà ed è una proprio e vera scoperta è diversa e costituirà il contenuto di una prossima pubblicazione che verrà presentata nel prossimo settembre in occasione del Convegno internazione sul restauro che si terrà a Venezia.
I criteri che hanno fondato il restauro sono stati assai semplici: il carattere della reversibilità; l’attenzione a distinguere ciò che in questi due anni è stato realizzato da quanto è originario; la minima invasività. Rimangono alcuni problemi per l’abside come il recupero dell’ancona lignea che fa da cornice alla pala d’altare raffigurante la Vergine con ai piedi Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, opera di Giulio Campi del 1540: questa risulta fortemente attaccata dagli insetti xilofagi per cui va trattata e recuperata. All’esterno preoccupano le condizioni della torre campanaria, anche perché alcune tegole pericolanti rischiano di rompere quelle sottostanti del tetto.
Infine la bussola d’ingresso, realizzata con compensato dal Mons. Voltini: risulta urgente e necessaria una sua sostituzione anche considerando che questa Chiesa non è dotata di un sistema di riscaldamento: troppi soffi in ingresso non risultano positivi per la salute delle Rev.de Madri che quotidianamente pregano per tutti noi.