Eventi memorabili



Col cardinale Tettamanzi e Formigoni nel nuovo palazzo della Regione

La Lombardia più alta d'Italia

di Sandro Rizzi


C'è una terza Madonnina nel cielo di Milano. L'ha benedetta il cardinale Tettamanzi al 39° piano del grattacielo che ospiterà la nuova sede della Regione Lombardia, l'edificio (non monumentale) più alto della città, e d'Italia: 161,3 metri. Fino al 1960 il primato cittadino di altezza (108,5 metri) spettò alla cara e celebre Madonnina in rame dorato che protegge la metropoli dal 1774. Negli Anni Trenta del secolo scorso, dato il progredire delle scienze architettoniche, il Comune sancì tale limite per decreto e nel 1933 lo stesso Mussolini si preoccupò di farlo rispettare: così la Torre Littoria di Giò Ponti (oggi Torre Branca) nel Parco Sempione, si fermò a quota 108.
Nel dopoguerra poi la Torre Velasca (1958) restò a 106. Solamente nel 1960 toccò proprio a Giò Ponti l'onore-rivincita di infrangere il record, portandolo ai 127 metri del Grattacielo Pirelli, (all'epoca il più alto d'Italia) simbolo della rinascita milanese. Il tutto dopo "certe terribili discussioni con la Curia", come ricordò alcuni anni fa Emanuele Dubini, storico amministratore delegato della famosa fabbrica di pneumatici.
Fu allora che si arrivò a una sorta di compromesso suggerito, pare, dal cardinale arcivescovo Montini (futuro Papa Paolo VI): sul tetto del "Pirellone", come affettuosamente lo chiamano ancora milanesi e non, venne posta una copia in miniatura della storica statua del Duomo. Nel 1978 l'edificio fu venduto alla Regione che vi installò i suoi uffici, pronti ora a traslocare nel nuovo complesso, qualche centinaio di metri più in là. La terza Madonnina, alta quasi un metro, copia della seconda, sostituirà sull'ultimo traliccio d'acciaio la statuetta di cantiere ora racchiusa in una piccola nicchia di legno. Sarà quindi il segno di continuità dei primati che Milano cerca di riconquistare.
Dal 22 gennaio, giorno dell'inaugurazione, più di 40 mila milanesi si sono messi in coda per salire (in ascensore) al 39° piano e rendersi conto, da lassù, di come sta cambiando la loro città. Hanno visto i cantieri della vicina area Garibaldi-Repubblica dove stanno spuntando altri grattacieli e palazzi: sta nascendo la Città della moda là dove passavano i treni delle "Varesine" che facevano capo alla stazione di Porta Nuova, arretrata poi di 800 metri e divenuta nel 1963 Milano Porta Garibaldi.
Per oltre un trentennio il terrapieno dei binari ha ospitato un Luna park, un parcheggio, vari edifici provvisori contenitori di eventi. Il nome di quella che gli avversari chiamano la "reggia" del presidente Roberto Formigoni, è stato scelto con referendum dai milanesi in una rosa di tre, peraltro non molto originali: "L'Altra Sede", "Ca' Longa", "Palazzo Lombardia". Il 52% preferisce "Palazzo Lombardia". Ma si può essere sicuri che la fantasia popolare troverà presto un soprannome. Magari... "Lombardone".
La visita di assaggio comprende anche un giro in un piano-campione, il terzo. Per dare un'idea di come saranno gli uffici. Accompagna gli ospiti una serie di pannelli fotografici che raccontano la storia degli edifici pubblici e delle piazze più note della Lombardia (l'ultimo in fondo è quello di Cremona).
"Erano 500 anni - ha ricordato Formigoni - che a Milano non si costruiva un edificio pensato per essere sede di un'amministrazione pubblica. L'ultimo con questa funzione è stato il Castello Sforzesco. Riprendiamo una concezione moderna degli edifici pubblici che siano veramente aperti al pubblico». Sotto il gigante di cristallo, due sinuosi edifici abbracciano anche una piazza coperta da una vela che filtra la luce. Sarà un luogo di incontro, con negozi, posta, bar, ristoranti: una moderna agorà. Nei prossimi giorni cominceranno i collaudi e i lavori finali, poi l'avvio dei traslochi dal Pirellone e dalle altre sedi sparse. Come nel 1960 fu il cardinale Montini a benedire la Madonnina del grattacielo Pirelli, domenica 31 gennaio è toccato a Tettamanzi ripetere il rito in "questa casa comune", di cui "veri destinatari e titolari" sono "tutti i cittadini lombardi".
" Viviamo tempi difficili per le istituzioni repubblicane, numerosi segnali d’allarme sono tristemente risuonati in questi mesi. - ha detto il presule nel suo discorso che ha subito fatto titolo nei media - Preoccupanti episodi di corruzione morale, aggressività politica e accanimento mediatico hanno generato un clima politico denso di veleni e sospetti e un pesante crollo di fiducia dell’opinione pubblica nei confronti delle istituzioni... Certo la trasparenza di queste pareti ci aiuta a confidare nella trasparente dedizione dei politici e degli amministratori; la straordinaria efficienza nei tempi, nei mezzi, nella qualità della sua realizzazione ci fa ben sperare nell’eccellenza professionale del servizio pubblico; il prospettato risparmio energetico ed economico legato alla concentrazione in un unico polo e all’impiego delle più moderne tecniche a salvaguardia dell’ambiente ci spingono a credere nella possibilità di un apparato pubblico leggero, innovativo, capace di agevolare il dinamismo sociale e promuoverne lo sviluppo culturale ed economico nel pieno rispetto del creato".
Un richiamo forte, anche in vista delle imminenti elezioni regionali. "Il 39° piano resterà sempre aperto a tutti", assicura Formigoni. Milano, così, sarà visibile proprio a tutti.

Nelle foto di Sandro Rizzi:, un insieme del Palazzo regionale, la piazza agorà, il cardinale Tettamanzi e il presidente Formigoni davanti alla statua della Madonnina che sarà collocata sul più alto traliccio del grattacielo nuova sede della Regione Lombardia, proprio là dove ora si trova la Madonnina di cantiere chiusa in una nicchia di legno (visibile proprio sopra la testa dell'arcivescovo di Milano)



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di Gio, 4 feb 2010