Questi camion del Gruppo Locatelli eternamente in movimento dove si muovono rifiuti pericolosi (e qualcuno afferma, con puzza di criminalità)Scorie di acciaieria anche sotto l'autostrada di Valdastico? Un nuovo fronte di inchiesta per i protagonisti dello scandalo di Cappella Cantone
I camion del Gruppo Locatelli che dovevano trasportare in fila ininterrotta l'amianto a Retorto di Cappella Cantone pare che spuntino dappertutto. Eccoci di fronte ad un loro utilizzo anche su un altra autostrada. A Sud di Vicenza - riferisce una inchiesta del settimanale L'Espresso" - la Valdastico è un lungo biscione di carreggiate che si snoda nella valle. Fino a poche settimane fa era nero, prima che fosse ricoperto da uno spesso strato di fanghiglia biancastra. Le ruspe hanno spianato scarti di lavorazione industriale in mezzo alle coltivazioni, con il cromo che si è riversato nei canali di irrigazione del granoturco. Il sospetto che quel materiale non fosse proprio innocuo era sorto quando il cane del signor Giuseppe, nel giugno scorso, si è fermato a bere in uno dei numerosi canali scavati accanto all'infrastruttura in costruzione. Il cane è morto quasi all'istante, ucciso per una sospetta perforazione dell'intestino. Una fine, scrivono gli esperti, «dovuta all'elevato livello di acidità dell'acqua dei canali, a causa della contaminazione per colpa dei rifiuti di acciaieria». L odore del metallo fuso di fonderia ammorba ancora l'aria quando tira il vento, sprigionato dai resti delle scorie disseminate lungo le stradine nei campi di granoturco, accanto all'autostrada. Gli scarti di fonderia sono molto nocivi se non vengono sottoposti ad un trattamento costoso e accuratissimo: nella normalità, contengono dosi di metallo pesante che si disperdono nei terreni e nella falda acquifera, entrando nella catena alimentare. E ce ne sono centinaia di tonnellate -denuncia l'Espresso - sepolte un metro sotto la superficie autostradale che scorre tra le coltivazioni di un Veneto ancora agricolo. Scorie che potrebbero essere state seminate lungo molti dei 54,3 chilometri della Valdastico Sud, l'arteria che collegherà le province di Vicenza e di Rovigo: un'opera da oltre un miliardo di euro. l'inaugurazione del primo tratto è prevista per maggio, ma al momento i lavori sembrano fermi. Mentre stanno partendo le indagini della magistratura. Che i cantieri delle grandi opere stradali vengano sfruttati come discariche è un sospetto che circola da anni: le corsie di asfalto sono tombe che nessuno scoperchierà. I primi a intuirne le potenzialità sarebbero stati i soliti camorristi casalesi, padroni per anni del mercato dei rifiuti: nei terrapieni si può infilare ogni genere di detrito, lecito o meno. Voci e supposizioni che non avevano mai ricevuto riscontri. Ma adesso per la prima volta le foto di un appassionato di archeologia, Marco Noserini, sembrano dare corpo alle peggiori ipotesi: pozze tinte di giallo dal cromo e scarti di acciaieria sparsi nei campi dove germogliano filari di mais. Le foto sono state scattate nel tratto della Valdastico Sud tra Torri di Quarterolo e di Poiana Maggione nel Vicentino. Dove Maria Chiara Rodeghier di Medicina Democratika e l'avvocato Edoardo Bortolotto hanno riscontrato una situazione drammatica: «Di notte arrivano anche trenta camion e scaricano ondate di materiale». Poi di giorno le ruspe lo spianano, preparando la massicciata e disperdendo le sostanze nel terreno.Il manto ferroso viene usato in molti tratti al posto della ghiaia. Le immagini avrebbero mostrato - si afferma sempre nella medesima inchiesta - i mezzi delle imprese del Gruppo Locatelli e della Serenissima Costruzione. La Serenissima fa capo alla società con capitali pubblici, presieduta dal leghista Attilio Schneck, che possiede la concessione della Brescia-Padova, forse l'autostrada con il traffico record d'Italia. il gruppo Locatelli invece, come ai nostri lettori è ben noto ,è al centro dell'inchiesta per corruzione che ha fatto finire in cella Franco Cristiani Nicoli, vicepresidente della Regione Lombardia, accusato per una tangente versata dall'amministratore delegato Pierluca Locatelli. L'indagine è stata battezzata "Fiori d'acciaio" proprio perchè riguarda le licenze per lo smaltimento dei rifiuti. Ma nelle intercettazioni si parlava dei cantieri della Bre.Be,Mi, l'autostrada che collegherà Brescia e Milano senza passare per Bergamo. I pm bresciani, Carla Canaia e Silvia Bonardi, hanno messo sotto sequestro due cantieri per la costruzione del raccordo anulare della Bre.Be.Mi. a Cassano d'Adda (Milano) e Fara Olivana con Sola (Bergamo) perché sorto le carreggiate sarebbero stati accumulati scarti di fonderia. E anche in questo caso viene ipotizzato un ruolo del gruppo Locatelli. Parliamoci chiaro: i camion stracolmi di scorie fotografati nel Vicentino quasi tutti sono targati Crotone e Napoli, alcuni hanno le insegne di una ditta trevigiana che è stata coinvolta in traffici di rifiuti ma - recita la denuncia «seguendo il percorso di un camion, si scopre che la maggior parte proviene da una grossa acciaieria alle porte di Vicenza, la Beltrame spa", una delle più grandi d'Italia. Il via vai dimezzi si lascia alle spalle una coda scura come una colata lavica. E quando piove, l'acqua nerastra cola dai detriti nei campi e nei canali di irrigazione. Le imprese di costruzioni cercano di correre ai ripari e stendono una coperta di tessuto sintetico, ma la posano sopra le scorie e non sotto: una misura più utile a nascondere che a contenere il percolato. La vicenda Cavenord a Retorto Un lungo ed articolato documento di Cittadini contro l'AmiantoUn elenco delle vertenze giudiziarie della impresa Locatelli alla quale appartiene CavenordCittadini contro l'Amianto ha inviato una lunghissima nota nella quale ripercorre le vicende giudiziarie della impresa che sta per realizzare la discarica di Cappella Cantone a RetortoEcco l'elenco delle vertenze in corso o concluse della impresa Locatelli che attraverso Cavenord sta per realizzare la discarica di amianto di cascina Retorto a Cappella Cantone. E' un documento del quale il comitato si assume direttamente tutte le responsabilità. "Abbiamo letto il resoconto della conferenza stampa della Locatelli, che intenderebbe realizzare la discarica di amianto di Cappella Cantone. Visto che il titolare della Locatelli è stato dovizio di particolari sull’attività della sua azienda non avrà problema a chiarire alla stampa quanto si legge sul gruppo Locatelli anche da indagini della Magistratura. Noi siamo preoccupati, lo abbiamo detto e continueremo a dirlo ai cittadini.
- La Locatelli è stata protagonista dell’annosa vicenda legata al piano cave di Bergamo e del conflitto di interessi dell’assessore regionale Marco Lionello Pagnoncelli. Quest’ultimo è stato procuratore speciale e direttore tecnico della SPI srl che era in società al 50% con il Gruppo Locatelli. Pagnoncelli è stato fino al 1999 socio della Locatelli anche in “Bergamo pulita” e fino al 2006 in Verdelido srl (SPI 50%, Pier Luca locatelli 25% e Claudina Leidi 25%), fino al 2000 è amministratore unico di Verdelido poi cede la carica al fratello. Nel 2000 anche la Lega presenta un ordine del giorno in consiglio comunale a Bergamo per chiedere la revoca di Pagnoncelli, allora assessore comunale alla mobilità, sempre per presunti conflitti di interesse in alcuni appalti.
- La giunta regionale licenzia il piano cave nel dicembre 2005. Pagnoncelli era allora assessore all’artigianato ma presiedeva il Tavolo Territoriale di Bergamo su delega di Formigoni.
Pagnoncelli diventa assessore all’ambiente il 7 luglio 2006 e in quella data la SPI srl è ancora in società con Locatelli in Verdelido srl sin dal 1975 e in SPILO dal 25 gennaio 2006. Di quest’ultima società la famiglia Pagnoncelli cederà le proprie quote solo il 4 ottobre 2007. A quel punto il piano cave è stato licenziato anche dalla commissione ambiente il 31 luglio 2007. Per oltre un anno l’assessore all’ambiente Pagnoncelli è stato assessore alla partita delle cave e contemporaneamente procuratore speciale dell’azienda di famiglia SPI in società con il gruppo Locatelli, società di escavazione e costruzione tra quelle maggiormente beneficiate. Il Piano Cave approvato in commissione ambiente nel luglio 2007 assegnava al gruppo Locatelli, direttamente o tramite società partecipate, il diritto a scavare 5,8 milioni di metri cubi più 3,5 milioni di riserve su un totale di 57 milioni di metri cubi. Un metro cubo vale circa 10 euro e posizionarsi bene nel piano cave serve anche a poter concorrere per le future grandi opere lombarde.- Le pressanti denunce mosse dal consigliere dei Verdi Saponaro fecero scoppiare un tale scandalo che Formigoni stesso impose il ritorno del piano cave di Bergamo in commissione e fece un minirimpasto estivo a fine luglio 2008. Ponzoni diventò assessore all’ambiente al posto di Pagnoncelli e quest’ultimo fu nominato sottosegretario ai rapporti con enti locali e rappresentanze socio-economiche.
Tutto questo però non impedì a Formigoni di candidare ancora Pagnoncelli alle regionali 2010. Attualmente Pagnoncelli è consigliere regionale con delega agli Enti Locali e consigliere di amministrazione della Sea, la società di gestione degli aeroporti milanesi.
Altri risvolti legati al gruppo Locatelli - Il comune di Bellusco (MB) ha aperto un contenzioso nell’aprile 2004 con la Locatelli Gabriele spa dato che nel corso dell’esecuzione dell’intervento di un’opera pubblica l’area di cantiere era stata interessata da attività di interramento abusivo di rifiuti pericolosi. Il comune sostiene che l’interramento abusivo dei rifiuti nell’area cantiere è avvenuto per negligenza della ditta Locatelli, non avendo questa ottemperato l’obbligo di custodia diurna e notturna del cantiere, previsto dal capitolato speciale di appalto. Inoltre per le attività delittuose poste in essere nel cantiere in questione é stato imputato un dipendente della ditta Lovati, subappaltatore di Locatelli.
- La Locatelli , in associazione temporanea di impresa con Salini Locatelli, Cotea Costruzioni e Castelli Lavori, vince l’appalto per lavori sulla statale del passo dello Stelvio. Tra le ditte in subappalto figura la Perego General Contractor srl.
A proposito di quest’opera vengono intercettate conversazioni intercorse nel febbraio 2009 tra due esponenti della n’drangheta (riportate dal quotidiano La Provincia di Sondrio il 15 luglio 2010) di cui uno risulta garante della Perego. - La Perego General Contractor srl, tra le più importanti imprese lombarde del movimento terra, ora fallita, era finita nelle mani della n’drangheta. Questa impresa si è occupata oltre che della superstrada in Valtellina anche di City Life, del nuovo centro congressi Portello-Fiera Milano, dell’ampliamento della strada statale Paullese, del nuovo ospedale Sant’Anna di Como, della Pedemontana e della Bre Be Mi.
Dagli ultimi accertamenti risulta che sotto il nuovo ospedale S. Anna di Como vi siano 2mila tonnellate di rifiuti tossici tra cui l’amianto. Il proprietario della Perego strade, Ivan Perego, insieme agli amministratori dell’azienda Salvatore Strangio e Andrea Pavone sono stati arrestati nel luglio 2010. L’accusa per Perego è di aver favorito l’ingresso nella sua società del boss calabrese Strangio. Dal quotidiano La Provincia di Cremona del 14 luglio 2010: “Nell’ordinanza del gip Gennari, (che ha firmato gli arresti per l’operazione Tenacia), spunta la figura di Antonio Oliviero ex assessore provinciale milanese della giunta Penati, indagato per corruzione e bancarotta della Perego General Contractor...vera e propria cassaforte del boss Strangio. Nel provvedimento, poi, spuntano anche i nomi di Massimo Ponzoni (Pdl) rieletto consigliere regionale, Emilio Santomauro e Guido Nardini….Il gip fa poi anche riferimento all’acquisizione di una cava ( e delle relative autorizzazioni non ancora in possesso di Perego) nel Cremonese da utilizzare per la movimentazione terra necessaria in relazione ai lavori … per la Paullese” La Locatelli prende in subappalto dalla Delieto, appaltatrice in nome e per conto di Italferr, lavori per l’alta velocità ferroviaria e a sua volta subappalta i lavori di sbancamento alla P&P controllata dai Paparo. La Locatelli, secondo la legge antimafia, non potrebbe fare un subappalto per più del 2 per cento dei lavori . Per eludere i controlli delle Ferrovie dello Stato che pretendono il rispetto delle norme antimafia il geometra Nicola Scipione della Locatelli “farà figurare un semplice contratto di nolo a caldo che sarà retrodatato” (scrive il gip); da una conversazione telefonica intercettata tra Scipione e Romualdo Paparo “ sui camion delle P&P – dice Scipione – sai che fai schiaffaci due targhette Locatelli” . E il gioco è fatto.- Da http://espresso.repubblica.it di Paolo Biondani e Mario Portanova pubblicato il 25 aprile 2009
“Il pm Mario Venditti aveva chiesto il carcere anche per il manager della Locatelli. Il gip Caterina Interlandi lo ha negato con questa illuminante motivazione: l’impresa lombarda falsifica le carte “non per favorire il clan, ma per tutelare se stessa e continuare a lavorare in nero”. Quanto al manager, ha “innegabilmente” aiutato i Paparo a “eludere le norme antimafia”, ma questa “è solo una contravvenzione per cui l’attuale legge non consente l’arresto”. - Nel febbraio 2011 arriva la sentenza del tribunale di Monza: non luogo a procedere per prescrizione dei reati nei confronti di Nicola Scipione e Roberto Tadolti dell’impresa Locatelli. La pena più pesante è stata inflitta a Marcello Paparo, un imprenditore di 47 anni nativo di Isola Capo Rizzuto ma trapiantato a Cologno Monzese; l’uomo, detenuto dal marzo 2009 proprio perché ritenuto il capo della cosca dei Paparo, è stato condannato a 6 anni di reclusione per detenzione illegale di armi, lesioni aggravate e violenza privata, in continuazione con un’altra condanna per armi che risale al 2005. Marcello Paparo è stato anche condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e all’interdizione legale per la durata della pena. Una condanna a 4 anni di reclusione è stata inflitta a Romualdo Paparo, fratello di Marcello e suo braccio destro, per la sola accusa di armi. Romualdo Paparo, anche lui in carcere da quasi 2 anni, ha ottenuto il condono di 3 anni di pena e l’immediata scarcerazione. Condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione Salvatore Paparo, altro fratello di Marcello, accusato di violenza privata.
Pagnoncelli diventa assessore all’ambiente il 7 luglio 2006 e in quella data la SPI srl è ancora in società con Locatelli in Verdelido srl sin dal 1975 e in SPILO dal 25 gennaio 2006. Di quest’ultima società la famiglia Pagnoncelli cederà le proprie quote solo il 4 ottobre 2007. A quel punto il piano cave è stato licenziato anche dalla commissione ambiente il 31 luglio 2007. Per oltre un anno l’assessore all’ambiente Pagnoncelli è stato assessore alla partita delle cave e contemporaneamente procuratore speciale dell’azienda di famiglia SPI in società con il gruppo Locatelli, società di escavazione e costruzione tra quelle maggiormente beneficiate. Il Piano Cave approvato in commissione ambiente nel luglio 2007 assegnava al gruppo Locatelli, direttamente o tramite società partecipate, il diritto a scavare 5,8 milioni di metri cubi più 3,5 milioni di riserve su un totale di 57 milioni di metri cubi. Un metro cubo vale circa 10 euro e posizionarsi bene nel piano cave serve anche a poter concorrere per le future grandi opere lombarde. Le pressanti denunce mosse dal consigliere dei Verdi Saponaro fecero scoppiare un tale scandalo che Formigoni stesso impose il ritorno del piano cave di Bergamo Cittadini contro l’amianto
Fanghi cancerogeni sparsi nei campi come concimi?
Sigilli dei carabinieri al Centro Ricerche Ecologiche di Maccastorna - Cala un terribile sospetto secondo il quotidiano lodigiano Il Cittadino: “Potrebbero essere finiti nei campi di 110 aziende agricole e forse sulle nostre tavole”. Un coinvolgimento cremonese? 44 mila tonnellate nel nostro territorio
Blitz della polizia provinciale di Lodi e dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Milano i quali hanno messo i sigilli sull’impianto di Maccastorna di CRE, acronimo di Centro Ricerche Ecologiche. Hanno indagato a piede libero l’amministratore unico Rodolfo Verpelli, il procuratore legale Debora Verpelli ed il direttore tecnico Marco Braganti. Il decreto di sequestro è stato chiesto dal pm Paolo Filippini al gip Laura Marchiondelli. Secondo alcuni accertamenti, CRE potrebbe aver raccolto da depuratori del Modenese e del Milanese fanghi provenienti da acque reflue con percentuali di idrocarburi e sostanze cancerogene ben oltre i limiti consentiti, fanghi che potrebbero essere stati smaltiti poi come concimi. E qui il quadro si allargherebbe ad eventuali complicità e collaborazioni di altri personaggi ben noti anche nel cremonese. Sarebbero tra cremonese e lodigiani almeno 110 le imprese agricole “a rischio”, per un totale di circa 5000 ettari.
 |  | Gli sversamenti nel cremonese
Nel 2008 sono state sparse sui campi della provincia complessivamente 106.887 tonnellate di fanghi da depurazione, tremila in meno rispetto all'anno precedente.Un quarto dei fanghi smaltiti nel cremonese, pari a oltre 44 mila tonnellate, viene riversato nei campi di Pizzzighettone dove nel 2008 sono finite 10.362 tonnellate, altre 6000 tonnellate sono andate a Castelleone, 4.631 a Casalbuttano, 3700 a Soresina e 3000 ad Azzanello Castelvisconti.22.500 tonnellate di fanghi sono amministrate sui campi cremonesi dalla Fertilvita srl. Ecodeco srl (peraltro non interessata alla inchiesta lodigiana) che agisce nell'impianto di bioessicazione e di raffinazione di Corteolona, capace di una produzione di fanghi da spargere in agricoltura pari a 160 mila tonnellate di rifiuti anno. 115 comuni sono quelli cremonesi, 44 sono interessati all'affare dei fanghi. |
Parlando degli Ipa cancerogeni che si sospetta siano finiti nelle colture del territorio, gli inquirenti avrebbero dichiarato al giornale di estrazione cattolica che si tratta di “ cose che noi, in qualche modo, mangeremmo o avremmo mangiato”. Alcuni campioni già esaminati di materiale in uscita da CEA non avrebbero soddisfatto soddisfatto le caratteristiche per lo spandimento nei campi, avvenuto anche pochi giorni prima della semina. Per ora non è prevista peraltro l’analisi delle coltivazioni effettuate sui campi. Si parla di un complesso di “circa 70 mila tonnellate conferite tra il 2007 ed il 2009, catalogabili come “rifiuti pericolosi" e parte dei quali sparsi previo pagamento di un indennizzo a favore degli agricoltori ricettori”. L’analisi ARPA avrebbe individuato nei fanghi controllati quantitativi di idrocarburi superiori ai limiti consentiti e tali da fare scattare i controlli sulla eventuale presenza di “marcatori cancerogeni”, portando alla identificazione di nove sostanze iscritte dal ministero nelle classi “uno e due”, quelle che possono certamente causare tumori. “Non solo - prosegue il cronista Alberto Belloni su “Il Cittadino” -I rifiuti speciali ceduti da CRE all’agricoltura avrebbero un tenore di carbonio organico troppo basso rispetto ai limiti consentiti dalla legge”. “Ma - si aggiunge- di qui a dimostrare come i campi degli agricoltori siano fatalmente contaminati il passo è ancora lungo. Gli ultimi due campionamenti datati 2009 presso presso l’impianto di Maccastorna e in un campo di Maleo avrebbero dato esito rassicurante, ma alla procura resterebbero comunque in mano tre prelievi critici risalenti al 2008”. Il CRE esprime sorpresa per il provvedimento ed offre cifre diverse sulla quantità di rifiuti (idrocarburi da Mirandola), insufficiente carbonio organico (da Milano). Il decreto di sequestro cita più precisamente le due provenienze dei fanghi: la Aimag spa di Mirandola che avrebbe conferito i fanghi del depuratore di Carpi e la Vettabbia Scarl di Milano, legata alla Milanodepur che ha in gestione il depuratore di Nosedo, il primo impianto “SalvaLambro” attivato nel 2003. Il presidente di Milanodepur afferma: “Io ritengo che il rischio vada minimizzato. Ma il mio parere è che i fanghi sia meglio bruciarli che buttarli nei campi”. Le contestazioni di CRE non hanno fermato la procura per la quale Maccastorna, ottenuto il rinnovo decennale per i fanghi non pericolosi nel 2008, non sarebbe autorizzata a trattare fanghi con le caratteristiche descritte. Molto cauto il dirigente dell’ARPA lodigiana Walter Di Rocco: “In alcuni casi abbiamo avuto dei riscontri, ma è impossibile estrapolare il quadro complessivo da un dato: anche perché la normativa in materia non è così univoca. Bisogna poi ovviamente distinguere il materiale che entra da quello che esce trattato: perché ciò che crea effetto sui campi è quest’ultimo”. “Il CRE - scrive Il Cittadino - ha un rapporto con il lodigiano fatto di polemiche e di impianti indigesti. Ha la sua sede - prosegue il quotidiano - a Milano, soci misteriosi sparsi ovunque e sostanziosi capitali lussemburghesi. Non figura solo l’impianto di trattamento e recupero di fanghi biologici in agricoltura, realizzato a Maccastorna, ma vanta anche una compartecipazione ormai decennale nell’Eal Compost, società del gruppo Eal spa che gestisce l’impianto di compostaggio di Terranova dei Passerini e che ha tra i suoi soci anche la Provincia di Lodi”. A Meleti Lombardia Ambiente, società della quale Rodolfo Verpelli è amministratore unico, vuole realizzare un impianto di trattamento fanghi. Infine è davanti al Tar la realizzazione della discarica di Senna nella cava di cascina Bellaguarda. Il CRE tra un ritocco e l’altro del progetto ha sempre sostenuto la necessità e la sicurezza dell’impianto, inizialmente previsto per contenere 2 milioni e 800 mila metri cubi di rifiuti. Dopo 3 anni di battaglie, è arrivato il no della Regione. Ma CRE si è appellata, appunto, al Tar ed è ancora atteso il verdetto del tribunale amministrativo. |
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