Le immagini (e le inchieste) dei reporter e dei lettori de "Il vascello" ©


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Cremona protesta 2

La grande cava di sabbia per l'autostrada tra Pieve San Giacomo e Cicognolo,1,7 milioni di mc. Torna a galla la richiesta per quella nella prospettiva di San Sigismondo!

La realtà italiana: 5 milioni di ettari sottratti all'agricoltura
L'Italia ha una lunga storia legata alle calamità naturali, ma negli ultimi anni tra alluvioni, terremoti, slavine ed eruzioni vulcaniche la situazione sembra veramente degenerare. Le cause sono sia i cambiamenti climatici che le progressiva e sempre più preoccupante sottrazione di terreni all'agricoltura.
Questi due fattori insieme, oltre ovviamente alla cattiva amministrazione del territorio e all'abusivismo, sono infatti la causa del grave dissesto idrogeologico del nostro paese, dissesto che minaccia ben 5581 paesi, ovvero il 70% dei comuni italiani.
Se il riscaldamento climatico è una sfida globale che “globalmente” deve essere affrontata - senza nulla togliere a ciò che ciascuno di noi può fare - la sottrazione dei terreni all'agricoltura è invece un problema tutto italiano. Negli ultimi 40 anni l'Italia ha perso 5 milioni di ettari di terreni agricoli, ovvero il 25% di quanti ne aveva, appunto, 40 anni fa. Questa cifra corrisponde a due volte la superficie della Lombardia.
Ma come vengono utilizzati questi terreni? Gli usi sono i più diversi ma le voci principali raccontato una destinazione ad uso industriale, residenziale, civile e infrastrutturale con le relative cave. La situazione è in rapido peggioramento; ormai solo molto raramente quando un terreno viene venduto è un imprenditore agricolo a comprarlo.
Paesaggio, biodiversità, cultura, forse sono queste le perdite più grosse. In un paese in cui la cultura viene ormai da tempo data per scontata, oppure considerata - sbagliando - qualcosa che semplicemente c'è e ci sarà sempre, la perdita progressiva di questo micro-mondo agricolo è un ulteriore dramma che si aggiunge alle migliaia di morti per alluvioni, terremoti e frane.

Sono attese decisioni per la grande cava nella prospettiva di San Sigismondo. Nonostante tutte le riserve e le opposizioni, economisti, ambientalisti, Italia Nostra (si veda sotto) tutti con solide ragioni per dire no, tanto che pareva avessero vinto la battaglia, nonostante tutto questo ecco che la società Stradivaria tira dritto e pare che il centrodestra una volta di più passi sopra ogni osservazione, negativa.. Una revisione del precedente parere negativo sembra nell'aria.

E non finisce qui, anche se

un altro notizia in materia è apparsa tra le righe, così modesta da dare l'impressione che si volesse mantenerla mascherata o comunque sottotono. La società "Stradivaria" non si accontenta, a quanto pare.. Sulla provinciale 33, tra Pieve San Giacomo e Cicognolo è stata inserita in via definitiva nel progetto autostradale e nel piano specifico della Provincia, una enorme cava che si scaverà su un'area di 125 mila metri quadrati, profonda 25 metri per una estrazione prevista attorno a un milione 700 mila metri cubi di terreno. Altro terreno agricolo sottratto e alla fine, in cambio, due laghetti per l'agricoltore che lo ha ceduto . E' la ulteriore conferma del grande guasto prodotto da una autostrada pretestuosa su uno dei territori rimasti ancora miracolosamente integri nella nostra provincia. Nella bellissima foto di un grande, Ezio Quiresi: la sabbia estratta dal fiume Po, siamo negli anni cinquanta

Alle porte di città torna a proporsi un buco di oltre 22 ettari, profondo 20 metri, per cavare 1milione 410mila m3 di sabbia e ghiaia!

La domanda alla Provincia da "Stradivaria", la società costituita da Centropadane e altre società bresciane e bergamasche promotrici dell' autostrada Cremona - Mantova - Il terreno è stato recentemente ceduto dal proprietario cremonese a un bresciano, Sandro Fabrizio Lingiardi- Da notare che nei pressi esistono il budrio Vacchelli e la cava dismessa oggi pesca sportiva sortita da un analogo scavo quando si costruì ( in condizioni urbanistiche diverse) la Cremona - Brescia - Di prospettiva - denuncia Italia Nostra - pericoli per le scarpate e, ad estrazione esaurita un grande buco che "Stradivaria" promette di tipo... naturalistico - Guastata la visione di San Sigismondo ed anche, seppure in tono minore, quella del Torrazzo - Dopo il panorama dal Po, la minaccia dunque era di un'altra prospettiva della città profondamente alterata dall'enorme cava, "i laghi di Cremona"


Il precedente, la notizia e l'allarme subito dato da Il Vascello


Una società di ispirazione cremonese, basta il nome "Stradivaria" ovvero la coalizione di Centropadane con società bergamasche e bresciane per la realizzazione della autostrada Cremona - Mantova, ha presentato alla Provincia di Cremona richiesta di autorizzazione per la realizzazione di un enorme buco alle porte della città, il più grande mai visto dalle nostre parti, una cava gigantesca tra la zona dell'inceneritore e l'autostrada, di fianco all'inutile tangenzialina. Di questa cava bastano le cifre: dimensione di oltre 22 ettari, profondità di 20 metri il tutto per cavare quasi un milione e mezzo (esattamente 1 milione e 410 mila m3 di ghiaia e sabbia).

Non solo un guasto alla campagna verde sottostante. Il proprietario cremonese l'ha venduta ad un veloce imprenditore bresciano Sandro Fabrizio Ligiardi, che deve aver fatto con prontezza i suoi bravi conti.

La riduzione di altro verde agricolo non importa a nessuno. Si propone, in nome dell'ambiente e del panorama,di realizzare un buco immenso sulla prospettiva panoramica diretta dell'abbazia di San Sigismondo, che negli interessi cremonesi non è più un gioiello della città , ma un monastero di clausura, e sull'altra prospettiva (dall'autostrada, quella che si gode dall'area di servizio), quella del Torrazzo che occhieggia tra le piante attorno al combustore.

Anche qui, Italia Nostra si batte ed ha presentato un dettagliatissimo eposto alla Provincia, alla Regione di Cremona e alla Soprintendenza. Si invitano a stralciare quest'area dalla revisionanda stesura del Piano Cave per ben sette ragioni.

1) l'enorme ingombro ambientale; 2) la posizione di eccezionale interesse paesaggistico che rischia di essere deturpata per anni dai lavori di coltivazione della cava e dalla incerta futura sistemazione del terreno; 3) il netto contrasto con le disposizioni di tutela ambientale che salvaguardano la visione del Torrazzo come "luogo di identità",poi il vincolo ambientale del 13 febbraio 1981 che tutela i terreni circostanti la basilica di S. Sigigmondo, l'inclusione del contesto interessato nel piano locale di interresse sovracomunale del Po e del Morbasco.

Italia nostra aggiunge: 4) decisamente singolare appare poi la scelta di collocare tale Cava a cavaliere di una strada di recente impianto (via Campanella) appositamente creata per collegare via San Rocco con la tangenziale urbana: si ha ragione di ritenere che la stabilità del fondo stradale possa ricevere significative compromissioni; 5) l'ambito idrogeologico caratterizzato in parte da diverse zone umide potrebbe venire sconvolto; 6) la cava è ai piedi della vecchia discarica dei rifiuti solidi urbani sciaguratamente collocata in golena del Cavo Morta, con possibili ulteriori sconvolgimenti di una situazione già tutt'altro che tranquilla; 7) il nuovo PGT di Cremona carica giustamente di attenzioni ambientali e urbanistica il contesto interessato.

Ecco la visione satellitare della zona, delimitata in rosso l'area della gigantesca cava, le frecce verdi indicano le prospettive paesaggistiche che appaiono anche nelle foto grandi. I buchi poi diventano laghi immensi e, come ha sottolineato un esperto in un prezioso intervento, le cave dismesse alla lunga sono causa di profondi e assai poco favorevoli guasti antropici e ambientali.

Ma si va avanti a tutti i costi: la Provincia con il piano cave rinuncia a nuove localizzazioni ma per le "cave di prestito" pilatescamente apre al buco di S.Sigismondo!

Passa in Giunta la nuova proposta di revisione del Piano cave della Provincia di Cremona. La proposta verrà ora presentata ai sindaci negli incontri previsti per questa settimana, e, dopo il passaggio in Commissione consigliare Agricoltura e Ambiente e in Consulta Cave, verrà sottoposta all’approvazione del Consiglio provinciale nella prossima seduta. La proposta di revisione del Piano cave approvata oggi dalla Giunta è assolutamente concepita con il criterio della salvaguardia del territorio, dal momento che prevede volumi di escavazione di circa 2.500.000 m3, contro gli oltre 7.000.000 previsti dalla bozza di revisione del Piano cave elaborata dalla precedente amministrazione nell’aprile 2009.

In particolare, la Giunta ha deliberato di approvare:

1. assegnazioni di volumi estrattivi aggiuntivi [rispetto al Piano cave 2003] nella misura strettamente necessaria a garantire l’operatività delle aziende estrattive insediate sul territorio provinciale fino alla metà del 2013 (termine entro cui deve entrare in vigore un nuovo piano cave) ;
2. rinuncia alla pianificazione di nuovi approvvigionamenti straordinari per opere pubbliche e destinazione dell’approvvigionamento straordinario già previsto dal Piano Cave 2003 alla realizzazione di alcune infrastrutture minori, di competenza provinciale;

3. partecipazione ai procedimenti regionali di approvazione dei progetti relativi alle cave “di prestito” per la realizzazione delle grandi opere pubbliche del territorio, che verranno presentati dagli appaltatori ai sensi dell’art. 38 della norma in oggetto, con espressione di parere positivo solo qualora siano rispettati i seguenti criteri di valutazione: - localizzazione esterna alla fascia dei fontanili;
- minore distanza dal tracciato stradale;
- accettabilità rispetto ai criteri di pianificazione già approvati con la citata D. G.P. 26/2009 (idoneità rispetto alle tipologie morfologiche provinciali, congruenza con tutele e salvaguardie, minimizzazione dell’impatto paesistico – ambientale, minimizzazione dell’ingombro estetico - visuale, convenienza all’escavazione).

Poichè l'osservanza di questi criteri sembra possibile, ecco che nei fatti rinviando la patata bollente alla Regione, nei fatti si apre pilatescamente l'area di San Sigismondo alla richiesta i Stradivaria. I cremonesi sono belli e sistemati.

Un documento da leggere e meditare, cari Perri, Malvezzi, Salini e... Formigoni

Dalle associazioni ambientaliste tutti i seri motivi che debbono indurre a dire categoricamente no alla cava: Comune, Provincia e Regione non possono fare un altro sgarro a questa parte e al resto della città!

Dalle associazioni ambientaliste è giunto questo intervento sulla discarica nell'occhio di San Sigismondo. Un documento da leggere con serietà, inoppugnabile. Chi avrà ancora il coraggio di sgarrare sostenendo che si fa l'interesse di Cremona?


La riproposizione di un nuova “cava di prestito” per l’estrazione di sabbia da impiegare nei rilevati della nuova autostrada Cremona-Calvatone- Mantova, nella zona tra l’autostrada Pc_Cr_Bs, il colatore Morta e gli abitati di Battaglione-San Sigismondo, attualmente al vaglio del Comune di Cremona, induce le scriventi Associazioni a riprendere considerazioni, già espresse qualche mese or sono e che avevano contribuito alla cancellazione di questo ambito estrattivo dal Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Cremona.
L’apertura di una nuova cava, a fossa, con escavazione in falda e formazione di un ampio bacino lacustre nella campagna sud orientale di Cremona, è da sconsigliare per i motivi che qui di seguito si compendiano.


Sotto il profilo paesaggistico, il nuovo lago prodotto dalla escavazione risulterà estraneo al contesto della valle cremonese del Po e con la prospicente scarpata morfologica su cui risalta San Sigismodo. I lavori di scavo e di trasporto, che si protrarranno per anni, comportano l’ industrializzazione di questo lembo di campagna, ai piedi del complesso monastico del XV° secolo, fondato per le nozze di B iancamaria Visconti e Francesco Sforza e ora tornato ad ospitare una comunità religiosa dedita al silenzio e al raccoglimento.


Sotto il profilo della sicurezza idraulica, il lago di cava di progetto si spinge fino all’ arginatura maestra; questa risale lungo il colatore Morta, dalla sua confluenza in Po fin alle porte della Città ed è l’ unica difesa idraulica efficace contro l’ ingressione del rigurgito delle piene. E’ pericoloso, perché aumenta il rischio di sifonamenti, aprire scavi in profondità, come avverrà con la cava, in prossimità dell’arginatura maestra. Sotto il profilo idrogeologico, il nuovo lago di cava si troverà a valle della ex discarica di San Rocco, che ha colmato l’ampia zona golenale umida (paludine della Morta) con rifiuti direttamente a contatto dell’ acqua, senza alcuna protezione e senza possibilità di limitarne il rilascio di inquinanti in falda. L’attuale rilevato della discarica (circa 20m di altezza), altro non è che un ammasso di rifiuti, il cui percolato continua a contaminare la falda. Questa affermazione è obiettivamente riscontrabile perché AEM, prima della costruzione del termovalorizzatore, che si colloca a poca distanza, ha eseguito una rete di piezometri di controllo, con prelievo di campioni ed analisi chimico-biologica delle acque.


Al carico inquinante della ex discarica si aggiunga quello direttamente proveniente dal colatore Morta, che ancora raccoglie scarichi, più o meno depurati, provenienti dai settori della città non efficacemente allacciati al depuratore comunale. Il nuovo lago di cava si colloca a valle del “plume” della discarica di San Rocco e dalle acque del Morta, pertanto al suo interno sarà richiamata acqua inquinata che ne renderà problematico o impossibile l’uso naturalistico, escludendovi la pesca e la balneazione.


Sotto il profilo della correttezza commerciale, è da supporre che la qualità di parte della sabbia da estrarre in loco possa non essere esente da inquinanti, priva cioè delle caratteristiche di accettabilità richieste per le terre di scavo, non trasportabile e non utilizzabile su altri cantieri.
Le scriventi Associazioni non ritengono, per quanto qui sopra scritto e riscontrando altre considerazioni, provenienti da autorevoli fonti, che non hanno mancato, in questi giorni, di sottolineare la sovraesposizione a rischi ambientali in questo settore del territorio di Cremona (ex discarica, autostrada, termovalorizzatore), che sia utile introdurre un nuovo elemento di criticità ambientale e di irreversibile turbativa paesaggistica con l’apertura di una nuova cava a lago in prossimità di San Sigismondo.
Altre destinazioni si auspicano per i luoghi che furono culla della dinastia Visconteo-Sforzesca, ancora oggi paesaggisticamente abbastanza ben conservate!
E’ indispensabile che il Comune accerti direttamente le condizioni di criticità dell’area e non faccia, sic et simpliciter, proprie affermazioni e lavori prodotte dai Proponenti: troppo spesso negli anni anni passati si è assistito alla acquisizione, da parte degli Enti locali cremonesi, di valutazioni ambientali prodotte dai Privati e acquisite senza serie verifiche e/o valutazioni critiche.
Inoltre si evidenzia che, il fabbisogno d’inerte per i rilevati autostradali, può essere soddisfatto anche estraendo sabbia in un contesto più discreto, ad esempio operando un corretto intervento di recupero di una delle lanche relitte della golena di Po.

AMBIENTE E SCIENZE - F.I.A.B. BICICLETTE CREMONA - ISDE CREMONA - ITALIA NOSTRA SEZ. CREMONA - WWF CREMONA - LEGA AMBIENTE

Riprendiamo anche la posizione a suo tempo espressa da un grande esperto, Stefano G. Loffi il quale scrive, in un disperato tentativo di limitare il danno del territorio.:

"Il Po e altri fiumi traboccano di inerti: possibile che non si possa organizzare una escavazione controllata e proficua?"

Si valutino gli enormi danni che producono nel tempo questi immensi buchi

Caro direttore,
i laghi di cava in aperta campagna non incombono soltanto a Cremona o a ... Caravaggio; tanti son già fatti e già incombono sulle future generazioni: ecco alcune mie considerazioni, molto apprezzate - mi s'è detto - da chi le ha dovute studiare.
La più naturale fonte di inerti da costruzione son sempre stati i fiumi, nel cui àlveo, durante le piene, rotolano a valle ‘le montagne’, ridotte, dall’azione dell’acqua, in ghiaie, sabbie, argille: è un concetto che impariamo alle elementari!
Ma, in Lombardìa a partire dagli anni Ottanta del sécolo scorso, estrarre tali materiali dai fiumi è diventato sempre più difficile: lungo gli affluenti del Po - perché inglobati nei corrispondenti Parchi (spesso presentati, per superare le molte difficoltà alla loro istituzione, quali difese invalicabili da cave, discariche, industrie, ecc. ...) – e lungo il nostro stesso più grande fiume, per il quale parlare di Parco sembra, invece, impossibile, fantasiose teorìe hanno addossato ai ‘cavatori del Po’, la responsabilità del clamoroso abbassamento del suo letto.
Risultato: poiché le costruzioni son sempre necessarie (case, fabbriche, strade, ponti, …) in Lombardìa s’è sviluppata enormemente, còmplice una legge regionale … còmplice!, la pratica di far buchi in aperta campagna, quasi sempre in acqua.
Le cave in acqua - spesso presentate quali escavazione necessarie alla realizzazione di un laghetto di pesca sportiva, un allevamento ittico, addirittura per ‘recupero ambientale’ (!!!) – hanno grandi controindicazioni, alcune delle quali non vedo mai rilevate, ma che giudico tra le più pericolose …Mi sbaglio?
La soggiacenza della falda freatica, dalle nostre parti, è dell’ordine di qualche metro. Se si fa un buco più profondo, si trova l’acqua che stabilmente riempirà il buco stesso.
Quando si parla di ‘buchi’ di milioni di metri cubi e decine di metri di profondità, come la cava che si vuol fare vicino a Cremona, dobbiamo prendere atto che, in eterno, resterà questo cratere pieno d’acqua, con una capacità di ricambio quasi nulla, quindi soggetto al più drammatico destino che si possa immaginare: l’eutrofizzazione.
L’aumento di tempertatura, dovuta all’irraggiamento solare, e la deposizione di materiali organici, non solo quale prodotto del metabolismo delle specie ittiche, ma anche del normale apporto naturale (foglie, insetti, rami, concimi), gradualmente portano all’esaurimento l’ossigeno disciolto in acqua, principio dell’eutrofizzazione: il lago ‘muore’, cioè diventa un ambiente senza ossigeno, dove la vita si manifesta nelle sue forme per noi esseri umani più fastidiose, se non dannose. Recuperare un lago eutrofizzato è quasi impossibile ma comunque costosissimo, purtroppo, in aggiunta, lontano nel tempo: l’eutrofizzazione si manifesta nel giro di qualche decennio.Le paludi, risanate nel sécoli perché malsane portatrici di funesti destini (l’Italia, ricordo, è l’unico paese al mondo che, essendone oppressa, ha debellato la malaria!), torneranno, così, nei tanti laghi di cava che oggi allietano pochi e fan strillare tanti, spesso senza ésito. Dall’altra parte – è proprio il caso di dirlo! – i nostri fiumi traboccano di inerti, ottimi per le costruzioni, che nessuno può più toccare se non in piccole quantità ed affrontando inverosimili, ma reali, fatiche burocratiche.
C’è qualcosa che non va o sbaglio?

Stefano G. Loffi

Autostrada Cremona - Mantova, un primo percorso che potrebbe bloccarsi a.... Calvatone! Il tutto nel territorio più fertile d'Italia. Ma anche qui si va avanti senza guardare troppo per il sottile

Una immagine della autostrada a 21

Non è avvenuta la Valutazione Ambientale Strategica e Italia Nostra chiedeva l'annullamento di tutto l'iter procedurale - Risposte mancate a domande inquietanti, nel totale disinteresse per il parere dei cittadini - Soluzioni diverse neppure esplorate - Si vuole realizzare a tutti i costi un'opera che non ha neppure la prospettiva di collegamento sbandierata

La devastazione del territorio

In aggiunta a quanto denunciato da Italia Nostra, l'effettivo consumo di territorio agricolo, contro i 296 ettari dei progettisti, sarebbe di circa 1.550 ettari che, sommati a quelli necessari alla costruzione della Ti-Bre (per il solo tratto cremonese e mantovano) e del raccordo stradale e terzo ponte sul Po, porterebbe questo dato a circa 2.878 ettari. "Una vera e propria devastazione della bassa padana, altro che autostrada “leggera”. Ma la reazione degli agrari a queste prospettive è stata davvero tiepida.

Anzi tutto sommato favorevole alla devastazione. Evidentemente la vendita di terreno fa gola a molti.

"A fronte di tutto ciò, e al di là dei proclami dei politici locali che contano, sono ancora - prosegue il volantino - i numeri del progetto a parlar chiaro:
- i flussi di traffico previsti (pag. 54 dello studio del traffico) a regime (forse) nel 2032: 46.000 veicoli medi al giorno nel tratto Cremona-interconnessione col Ti-Bre, dato previsto già in calo nel sub tratto Pieve S.Giacomo -Piadena, e 20.000 veicoli medi al giorno nel tratto interconnessione Ti-Bre e interconnessione con l'autostrada del Brennero. "Sono numeri ridicoli per la loro inconsistenza e che sottolineano ancora di più l'inutilità di quest'opera".

Conclude il documento: "Questi dati devono essere resi noti ai cittadini affinchè si rendano conto finalmente di quale vera operazione stanno diventando complici: la distruzione del nostro territorio perpetrata a soli fini speculativi e per il solo interesse di chi queste opere le costruisce.
Per concludere, ai fautori di questa urgentissima opera, la cui conclusione è prevista per il 2032, vorremmo anche insinuare questo piccolo ma tragico dubbio: e se quella che è stata propagandata per un tassello della Lisbona-Kiev diventasse la Cremona-Tornata?

Coldiretti, un dossier sui danni e un convegno che ha ribadito il no

Coldiretti si è posta a disposizione degli imprenditori agricoli e di tutti i cittadini, per offrire ogni informazione utile a valutare l’impatto che la realizzazione dell’autostrada Cremona-Mantova avrà sul territorio e sulle imprese agricole.
Ha realizzato un dossier sui danni ed ha supportato il suo parere negativo in un affollato convegno svoltosi in Fiera lo scorso anno dove sono emerse le criticità che appaiono anche in questa pagina.

Italia Nostra è intervenuta anche sulla autostrada Cremona - Mantova. Ecco le principali osservazioni.

L'autostrada nella prima fase esecutiva è limitata di fatto a due collegamenti, Cremona - Calvatone e Virgilio - A22. Il completamento del percorso si prospetterebbe per la seconda fase tra il 2026 ed il 2032, programmazione assurda per un tracciato così breve.

C'è di più: il tratto di cui si è progettata la effettiva e rapida costruzione (Cremona - Calvatone) potrà avere un minimo di utenza solo se sarà effettivamente allacciato al Ponte sull'Oglio dell'Autostrada Tirreno - Brennero, della quale è peraltro tutt'altro che sicura la tempestiva realizzazione. Se dovesse essere rinviata "sine die" la Cremona - Calvatone rimarrebbe un'irrazionale e inspiegabile moncone. Tanto dovrebbe bastare ad amministratori degni di questo nome per darsi un minimo di prudenza.


Prevedere un'autostrada soprattutto per alleviare la viabilità ordinaria dal trasporto merci è rifarsi a una concezione superata; gli esempi già in atto in Austria e Svizzera prevedono linee ferroviarie ad alta capacità che colleghino interporti prossimi alle città con treni navetta. (A Cremona si progetta il dimensionamento della stazione di Cavatigozzi, proprio al riguardo - ndr)

Il progetto si inserisce nel cuore della pianura cremonese, tra i più fertili al mondo e lo dividerà inesorabilmente in due parti. Il passaggio tra i terreni a sud e nord verrà reso problematico a uomini e animali, non è chiaro se i sottopassi sono previsti in misura e posizioni adeguate, e comunque non sono assolutamente previsti collegamenti privilegiati per pedoni e ciclisti, contraddicendo il codice della strada secondo il quale le strade di nuova costruzione debbono avere, per l'intero sviluppo, una pista ciclabile.


Il nostro autostradale intersecherà la Padana Inferiore non più in sottopasso ma con un nuovo colossale rilevato alto una decina di metri, inibendo per chilometri (ed aggiungendosi allo sgarro al paesaggio che eventualmente si produrrà con la strada sud di Cremona... ndr) la libera visione del Torrazzo, il che confligge con un paesaggio della Lombardia meridionale che il Piano Territoriale Paesistico Lombardo impone di tutelare.

Il tratto cremonese non è lineare come sarebbe logico attendersi da un'autostrada e addirittura in prossimità di Piadena prevede una vera e propria "chicane".

L'autostrada si accosta spesso a costruzioni esistenti, quasi lambendole, senza preoccuparsi di rispettare il distanziamento di legge. La barriere di protezione acustica umilieranno ulteriormente il panorama.

A S. Agata l'autostrada addirittura lambisce la discarica provinciale di rifiuti solidi urbani! E pensare che la discarica fu collocata qui per minimizzare l'effetto anomalo e disturbante del macroscopico volume fuori terra, appunto invisibile dalla viabilità tradizionale..

Ad ovest di Piadena il progetto autostradale prevede un 'area di sosta a ridosso dei Lagazzi, area di protezione naturalistica. Un enorme disturbo per il microambiente protetto.


Ed eccoci al veleno in coda. Alla serie di osservazioni espresse qui sopra, si aggiunge una incredibile manchevolezza che - secondo Italia Nostra- inficia anche l'iter procedurale dell'operazione, addirittura annullandolo: ne a Cremona ne a Mantova la popolazione è mai stata consultata dagli enti promotori. Tutto ciò è in spregio alla vigente normativa comunitaria e nazionale in materia di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S, - D. Legs 3.4.2006 n.152). Dunque "si ritiene che l'iter procedurale percorso sia da considerare nullo".Il documento è stato inviato alla Regione lombardia, al Ministero dell'Ambiente, al Ministero per i beni e le attività culturali.

L'area parking da via Dante: l'abbattimento degli alberi è in una parte già avvenuto (foto A. Leoni ©)

Anche in via Orti Romani scempio di verde? Sì, purtroppo

Caro Direttore,
Vorrei segnalare l’ennesimo scempio perpetrato ai danni della nostra città. Da qualche giorno sull’angolo d’accesso a via Orti Romani è stata innalzata una palizzata volta a coprire i lavori (e le brutture) che verranno effettuati in loco. Tra l’altro la palizzata ha incorporato anche il marciapiede ed occlude la vista del semaforo agli automobilisti. Ora io mi chiedo dove passeranno i pedoni che devono procedere nei due sensi dato che anche dalla parte opposta c’è il cantiere?
Ma questo è solo un aspetto marginale del problema che coinvolge principalmente il verde che nella zona è florido e lussureggiante (come può vedere dalla foto che Le invio in allegato). Tali piante decennali saranno tagliate e sacrificate sull’altare dei parcheggi. Ma non è la vicina via Dante diventata un immenso parcheggio? Credo che dietro tale operazione, come sempre accade, ci siano degli interessi economici da soddisfare ma non è possibile una volta tanto far emergere il bene comune il bene pubblico l’esigenza di avere una città accogliente, gradevole e finalmente a misura d’uomo così come l’abbiamo immaginata tutti noi ?
E’ per questo che rivolgo un accorato appello ai responsabili, al sig. Sindaco Oreste Perri, all'assessore Carlo Malvezzi che conosco e stimo affinchè si prendano a cuore la questione e, con i mezzi a loro disposizione, evitino questo ennesimo scempio.

Dr. Gabriele Zambelloni, Via Orti Romani 14, Cremona

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Lo "scempio denunciato dal lettore è la conseguenza di una indifferenza urbanistica della giunta di sinistra, solo dilettantisticamente attenta ai dettagli e priva di una visione complessiva della città che ha prodotto danni ben più gravi di quelli denunciati dal lettore. Ne parliamo nel servizio sulla colata di cemento nel cremonese. Guardiamo come passo a passo e a forza di concessioni viene ridotto da anni viale Trento Trieste che un tempo, pare impossibile a veder come è ridotto era la passeggiata elegante, in carrozza ed a piedi, della società bene di Cremona, sorto a compensazione dell'abbattimento delle mura (questa storia si può leggere per intero in un servizio del 2006 del Vascello, con splendide fotografie d'epoca, cliccare qui).

Nel caso specifico citato dal lettore, purtroppo, con la buona volontà, che va riconosciuta di assecondare la Banca del Cremonese nell'obiettivo di dotare via Dante di un parcheggio pubblico (ma anche privato , ce ne siamo occupati nei giorni scorsi, si può rileggere), non si è tenuto conto che nell'area prescelta, privata, esistevano molti alberi di qualità. E con totale leggerezza, se ne è consentito l'abbattimento. L'impresa che sta effettuando i lavori ha già questo permesso da anni. Finora ha abbattuto (ufficialmente) due alberi, forse ma non è garantito, a fronte delle proteste ne salverà un paio dei restanti che appaiono nella fotografia qui sopra. Di sua volontà, peraltro. Perché il completo abbattimento di ogni essenza sarebbe autorizzato. Colpa del Comune, ma anche indifferenza dei progettisti ad ogni problema ambientale. Mettiamoli sotto torchio anche loro, per favore.  



Abbattimento di alberi per il parking di via Orti Romani

Il taglio di alberi all'Istituto Stanga: tutto normale?

Caro Direttore,
siamo un gruppo di insegnanti e personale tecnico-amministrativo dell’Istituto Tecnico Agrario “Stanga”. Il nostro istituto, che condivide lo stabile dell’ex sanatorio G. Aselli di via Milano 24 con l’Università di Economia Agroalimentare, era separato dall’area Tamoil da un bosco di grandi piante che svolgevano una duplice funzione: arricchivano l’ampio parco della struttura e filtravano, per quanto possibile, le emissioni della raffineria. Dalla nostra scuola ammiravamo una meravigliosa barriera verde che ci impediva di vedere le cisterne e le altre strutture della Tamoil di cui siamo confinanti. Dalle vacanze di Natale sono iniziati i tagli: gli alti alberi sono caduti, qualcuno in effetti è rimasto, ma ora possiamo vedere benissimo la raffineria.

Il consigliere Ladina ha presentato in Provincia (vedi allegato) un’interrogazione per sapere il perché di questa decisione: gli alberi erano malati? Di quale malattia soffrivano? Non era possibile potarli e curarli nel corso del tempo come avviene negli altri paesi europei? Immaginiamo che, come già successo per l’interrogazione sul taglio dell’albero di via Rosario, fra tre mesi il Presidente della Provincia scriverà una lettera al consigliere interessato. Per il maestoso pioppo di via Rosario (vedi risposta allegata prot. 1908 del 13/1/2009 all’interrogazione del 17/10/2009), abbiamo con gran soddisfazione saputo che: c'era un bosco, la Commissione paesaggio provinciale ha detto "trasformatelo, ma salvate il pioppo". Raso al suolo il bosco (si chiama in codice "trasformazione area boscata") e rimasto, il solo pioppo, la zona non era più in "area vincolata paesisticamente" e quindi soggetta a provvedimenti urbanistico-edilizi comunali. In Comune qualcuno molto sensibile all’ambiente ha dato il nulla osta all'abbattimento. Inoltre il pioppo per sua sfortuna non era censito come albero monumentale e, anche se lo fosse stato, non si poteva tutelare perchè la Legge regionale n. 10 del 31/3/2008 rimanda la definizione di "albero monumentale" a successiva delibera che, ad oggi, non è stata emanata.
Ora solo un muro ci divide dalla raffineria e naturalmente nessuno ci ridarà le piante abbattute. Anche noi, come gli abitanti di via Rosario, aspettiamo senza fretta la delibera regionale per sapere quando un albero debba essere considerato “monumentale” (così, da incompetenti, ci sembravano i nostri). Nel frattempo godremo quotidianamente di una splendida vista e d’aria più salubre e pulita. Grazie.
I docenti e il personale tecnico-amministrativo dell’Istituto Tecnico Agrario “Stanga”. Seguono 52 firme (documento allegato)

Un bel restauro e subito dopo lo sgarro... fàa e desfàa 'l è tôt lauràa

Ala Ponzone: spariscono le persiane dell'800, ecco le veneziane cilestrine

Avevamo appena finito di consolarci perchè erano tornate a dignità la facciale del Palazzo che il marchese Ala Ponzone aveva costruito per ospitare, l'imperatore d'Austria e le proprie collezioni artistiche ed ecco la immediata doccia fredda. Il tutto accade quando alla cultura, all'amore per il bello, subentrano l'indifferenza e la ovvietà (per non risultare offensivi).

Ecco un'altra puntuale segnalazione del nostro collaboratore architetto Angelo Garioni che scrive:
"Abitare a Cremona dà sempre delle forti emozioni. La città potrebbe essere incantevole, anche quando la sua popolazione l'ha abbandonata per recarsi in vacanza. Però anche ad agosto non possiamo stare tranquilli! L'attentato all'estetica e alla bellezza di Cremona, ed in particolare ai suoi monumenti storici, è sempre in agguato. Con grande sconcerto ho notato, e non solo io, che da qualche giorno campeggiano in bella vista delle veneziane su alcune finestre del piano nobile di palazzo Ala Ponzone prosicente l'omonima via. Non su di una facciata laterale o nascosta, non su di una corticella anonima (sarebbe grave comunque... per intenderci) ma su quella principale in bella vista, proprio sopra l'ingresso agli uffici dell'Anagrafe cittadini, certamente fra i piu frequentati e visitati della città. Dopo anni di incuria, la facciata è stata finalmente restaurata con un buon intervento, poi inspiegabilmente... si fa per dire... hanno tolto le persiane ottocentesche e lasciato a vista le finestre. Evidentemente si sono accorti che le persiane servivano a proteggere dalle intemperie ed ad oscurare gli ambienti interni. Così hanno deciso di rimediare facendo un danno maggiore, installando in facciata quelle orride veneziane, di colore inappropriato per giunta...


Vorrei avere dal comune per cortesia le seguenti risposte:
A) dove sono finite le persiane ottocentesche?
B) chi ha autorizzato l'intervento? La sovintendenza ne è a conoscenza?
C) si divertono a deturpare le glorie cittadine, per quanto tempo continueranno con questo atteggiamento infausto?
"

Replica il Comune: non avevamo i soldi per sostituire le persiane fatiscenti

Caro Direttore,
si ringrazia innanzitutto l'arch. Garioni per l'apprezzamento nei confronti dell'intervento di restauro delle facciate di Palazzo Ala Ponzone.
Per quanto riguarda le vecchie persiane (per le quali è difficile stabilire se fossero o meno quelle originali dell'Ottocento), va precisato che mancano quasi tutte da molti anni, tolte in passato perchè cadevano a pezzi: infatti, al momento dell'intervento sulle facciate dell'immobile ne rimanevano 6 su 30, tutte al secondo piano, e che sono state rimosse anche'esse perchè oramai irrecuperabili (si vedano le foto in allegato).
Quanto alle veneziane (a prescindere che sia effettivamente un tipo di tenda poco "adatto" ad un palazzo storico e al di là del tipo di colore scelto) sono state installate per sostituire provvisoriamente le persiane nella protezione dal sole, visto che per carenza di risorse finanziarie non è stato possibile mettere subito persiane nuove.Va infine ricordato che si tratta in ogni caso di una installazione facilmente "reversibile" senza danni per l'immobile.

Ufficio Stampa - Comune di Cremona

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Abbiamo avuto una pronta risposta. Grazie. Speriamo qualcosa cambi.. Fino ad oggi non avevamo avuto la benché minima reazione ad un'altra denuncia presente da oltre un anno sul nostro giornale. Andate a vedere gli orrendi bocchettoni dell'aria condizionata che spuntano dalle trifore di uno dei più importanti monumenti civili italiani, la Loggia dei Militi, non meno in evidenza che il rinato palazzo Ala Ponzone, visto che ci troviamo in piazza del Comune e davanti al Battistero. Il peggio è che questi bocchettoni proteggono un ufficio che dovrebbe essere particolarmente scrupoloso e attento al rispetto delle evidenze cittadine, l'ufficio economato dell'amministrazione comunale. Lo scandalo per queste manomissioni è dunque largo e neppure completo. Potremmo aggiungere altre citazioni. Per ora, basta così.

Anche perché come si vede nella foto di Cesare Castellani dentro il testo, pure i cremonesi fanno la loro parte. Ecco le condizioni della ciclabile di via Porto, erba bruciata dalla totale mancanza di manutenzione (ed irigazione), cartacce dappertutto. La ciclabile non è un nastro tricolore da tagliare, è un impegno nel tempo. Di manutenzione pubblica, di educazione civile dei cittadini.

Neppure l'economato del Comune rispetta la Loggia dei Militi
Bocchettoni dell'aria condizionata nelle trifore !

Caro direttore,

il Vascello ha giustamente sottolineato, e meritoriamente continua a farlo, come la Loggia dei Militi, uno dei più spettacolari esempi di architettura gotica del nord Italia sia ridotto a magazzino dai nostri amministratori. Per pigrizia e comodità non si spostano le transenne che vengono accatastate qui tra una manifestazione e l'altra, negli angoli sono collocati i bidoni della spazzatura, spesso stracolmi degli scarti dei bar adiacenti, a volte puzzolenti. Una vergogna insomma in quello che è anche un museo lapideo, osservato con curiosità più dagli stranieri che dai cremonesi, peraltro tutti scandalizzati da tanta indifferenza per le bellezze cittadine. E non finisce qui. Basta volgere dal Battistero l'occhio verso le trifore del salone superiore della Loggia. Ed ecco che i vetri (sporchi) sono traforati per accogliere i bocchettoni degli impianti ad aria condizionata degli uffici comunali. Possibile che non si sia minimamene tenuto conto della integrità di questa facciata e si sia così scandalosamente potuto violarla?

Antonio Ferrari

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Ai nostri rilievi, il lettore aggiunge, giustamente ulteriori osservazione. Sapete quali uffici comunali sono collocati nel salone superiore?

Quelli dell'economato comunale . Si spiega così come una bella città come Cremona si debba dolere del peggior arredo urbano della intera Lombardia. E nel tempo nulla cambia. Anzi il peggioramento è costante. Ecco cosa ci scrive l'architetto Angelo Garioni il 26 di agosto 2009.


Caro Direttore,

trovandomi ieri sera in piazza Duomo ho potuto notare con grande tristezza l'abbandono della portico sottostante l'edificio chiamato "Loggia dei Militi", trasformata in vespasiano da molti astanti, soprattutto nelle ore notturne. Il pavimento è sporco, oserei dire unto, le lapidi murate sulle pareti sono rese poco leggibili da ragnatele e nidi di insetti. Alcune sono spezzate dal trascorrere del tempo e restaurate alla bell'e meglio. La vigorosa scultura che campeggiava sulla porta di Santa Margherita fa triste mostra di se, solo in un lato... nessuno quando è stata collocata qui si è preoccupato del fatto che è bifronte e come tale deve essere osservata (ricordo un significativo servizio al riguardo del suo giornale). Il famedio destinato ad ospitare le momorie della città ha la tristezza e la polverosità di un magazzino di scarti, e come tale viene spesso utilizzato.

Cosa ancora più grave, la Loggia affaccia sulla Piazza del Comune: riusciamo a rovinare la visione estetica del cuore turistico, culturale e storico della nostra città. Già il martirio del sagrato del Duomo è aggravato da una pavimentazione rovinata e lacunosa in molti punti, dall'illuminazione a terra che piano piano sta morendo (il Battistero ha perso già due fari), dalla scarsa cura della Loggia della Bertazzola e dalla cronica insufficenza di cestini. Tra fili penzolanti, rappezzi vari, ragnatele e sporcizia, la piazza tra le più belle del mondo è un luogo intristito. Stiamo parlando del centro della città! Vorrei che gli amministratori rammentassero ogni tanto.
A tal proposito non si capisce perchè il Comune non imponga ai vari bar una pulizia accurata. Si preoccupano - questo sì - di imporre altissimi, ignobili prezzi delle consumazioni che non godono neppure di un servizio, di tavoli e confort appena decenti. Anzi a bar chiuso, le poltrone vanno ad ammucchiarsi sotto i portici di un altro monumento insigne, nietemeno che il palazzo comunale.

A questa cronica situazione si aggiunge lo stato pietoso della via dei Gonfalonieri, ricettacolo del guano dei piccioni che sostano sulle gronde del palazzo municipale. Alzando gli occhi, poi l'amara sorpresa di vedere i condizionatori, ed il relativo scarico, dell'Ufficio Economato, situato nella Loggia dei Militi.Come alle finestre di un condomio popolare in Adis Abeba. Il Vascello ha opportunamente segnalato la cosa, nessuno ha battuto ciglio. Mi chiedo, ma quale rispetto? Cosa possono pensare i viaggiatori che arrivano appositamente in piazza da luoghi lontani? Non riusciamo, nel 2009, ad istallare due split? Ed una pompa di calore nascosta nel fastigio del sottotetto? In un recente viaggio in Francia, ad Amiens in particolare, mi sono accorto che da loro i monumenti non sono solo curati ma persino venerati...

Perché nella bella Cremona no?

Angelo Garioni Architetto


Gli interventi di "Cremona protesta" anche in una seconda pagina. Clicca qui




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di Mar, 9 mar 2010