Le immagini (e le inchieste) dei reporter e dei lettori de "Il vascello" ©


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Cremona protesta 2

La seconda grande cava di sabbia per l'autostrada, tra Pieve San Giacomo e Cicognolo: 1,7 milioni di metri cubi

La realtà italiana: 5 milioni di ettari sottratti all'agricoltura
L'Italia ha una lunga storia legata alle calamità naturali, ma negli ultimi anni tra alluvioni, terremoti, slavine ed eruzioni vulcaniche la situazione sembra veramente degenerare. Le cause sono sia i cambiamenti climatici che le progressiva e sempre più preoccupante sottrazione di terreni all'agricoltura.
Questi due fattori insieme, oltre ovviamente alla cattiva amministrazione del territorio e all'abusivismo, sono infatti la causa del grave dissesto idrogeologico del nostro paese, dissesto che minaccia ben 5581 paesi, ovvero il 70% dei comuni italiani.
Se il riscaldamento climatico è una sfida globale che “globalmente” deve essere affrontata - senza nulla togliere a ciò che ciascuno di noi può fare - la sottrazione dei terreni all'agricoltura è invece un problema tutto italiano. Negli ultimi 40 anni l'Italia ha perso 5 milioni di ettari di terreni agricoli, ovvero il 25% di quanti ne aveva, appunto, 40 anni fa. Questa cifra corrisponde a due volte la superficie della Lombardia.
Ma come vengono utilizzati questi terreni? Gli usi sono i più diversi ma le voci principali raccontato una destinazione ad uso industriale, residenziale, civile e infrastrutturale con le relative cave. La situazione è in rapido peggioramento; ormai solo molto raramente quando un terreno viene venduto è un imprenditore agricolo a comprarlo.
Paesaggio, biodiversità, cultura, forse sono queste le perdite più grosse. In un paese in cui la cultura viene ormai da tempo data per scontata, oppure considerata - sbagliando - qualcosa che semplicemente c'è e ci sarà sempre, la perdita progressiva di questo micro-mondo agricolo è un ulteriore dramma che si aggiunge alle migliaia di morti per alluvioni, terremoti e frane.

Sono attese decisioni della Regione per la grande cava nella prospettiva di San Sigismondo. Nonostante tutte le riserve e le opposizioni, economisti, ambientalisti, Italia Nostra (si veda sotto) tutti con solide ragioni per dire no, la società Stradivaria tira dritto .

E non finisce qui, anche se

un' altra notizia in materia è apparsa tra le righe, così modesta da dare l'impressione che si volesse mantenerla mascherata o comunque sottotono. Sulla provinciale 33, tra Pieve San Giacomo e Cicognolo è stata inserita in via definitiva nel progetto autostradale e nel piano specifico della Provincia, una enorme cava che si scaverà su un'area di 125 mila metri quadrati, profonda 25 metri per una estrazione prevista attorno a un milione 700 mila metri cubi di terreno. Altro terreno agricolo sottratto e alla fine, in cambio, due laghetti per l'agricoltore che lo ha ceduto. E' la ulteriore conferma del grande guasto prodotto da una autostrada pretestuosa su uno dei territori rimasti ancora integri, per chissà quale miracolo nella nostra provincia.

Nessun patteggiamento sulla chiesa ai rumeni, la Lega si oppone al megabuco per equità territoriale , in Provincia e in Comune bocciatura della cava davanti a San Sigismondo

Dopo i due no di Cremona, la Regione potrà confermare ancora la cava di prestito in città richiesta da 'Stradivaria'?

Resta aperta la richiesta del luogo di culto - Perché non si offre la Chiesa di S.Carlo?


Adesso ci si domanda: la Regione potrà concedere l'autorizzazione alla cava di prestito, altrimenti detta di servizio (dunque di sua competenza) dopo i due no alimentati dalla Lega ed espressi da Cremona prima in Provincia poi anche dal Consiglio Comunale? Parliamo ovviamente sulla cava di S. Sigismondo per la quale pesta i piedi la società Stradivaria (comprendente anche imprenditori piacentini e bresciani). E' chiaro che una bella fetta della maggioranza in Comune avrebbe voluto aprire questa cava in città. Una follia che il nostro giornale e molte associazioni di varia estrazione hanno contestato, davvero disastrosa per una somma di conseguenze negative che vanno da quelle paesaggistiche alle incertezze di carattere igienico sanitario (si pensi che incombe sulla cava l'ammasso di rifiuti della vecchia discarica AEM). Si vedano due interventi rappresentativi qui sotto.

Dallo scontro di pareri (e speriamo non di... sconvenienze) erano derivate varie supposizioni sulle trattative all'interno della maggioranza in consiglio comunale. La più cliccata era stata che in cambio del no alla cessione di un terreno comunale destinato alla costruzione di una chiesa per la comunità rumena, la Lega avrebbe smentito il no già pronunciato in Provincia. Non è andata così, per fortuna. La maggioranza (magari obtorto collo in qualche suo componente) ha votato per il no come in Provicia e si è astenuta sulla mozione presentata dal PD. E' stata la precisa conferma della anticipazione data da Il Vascello con l'intervista al vice presidente della Provincia Federico Lena (foto in alto) il quale aveva dichiarato al nostro girnale quando ancora il falso baratto occupavale pagine dei giornali :"La Lega ha una linea di condotta precisa e e coerente che non cambia e non cambierà ogni qual volta si presenteranno casi di questo tipo: la nostra visione è sul territorio e continueremo ad esprimerci coerentemente sulle questioni specifiche, riguardino non solo Cremona, ma Crema o Casalmaggiore o qualsiasi altro interesse della nostra provincia"..

No confermato , dunque: d'altronde anche il sindaco Perri si era dichiarato in diverse occasioni, anche non ufficiali, contro la cava in città e in una posizione così delicata. Questa la dichiarazione fondamentali in consiglio comunale: "Le forze di maggioranza chiedono alla giunta di ripetere tutte le osservazioni in sede di Conferenza di Servizi e richiedono alla Società Stradivaria proposte alternative per una diversa e più idonea localizzazione della Cava di prestito, anche perché quella zona è in contrasto con il nostro strumento urbanistico".

Dopo un vivace scambio di battute tra i consiglieri, la minoranza non ha ritirato la propria mozione, mentre la maggioranza ha sostenuto che il documento è comunque agli atti e che, in base al regolamento, non è possibile presentare mozioni durante il Consiglio. Messa ai voti, la mozione è stata respinta: a favore si sono espressi tutti i consiglieri di minoranza, mentre si sono astenuti tutti i consiglieri della maggioranza. Resta però la domanda? La Regione si adeguerà al no? La minaccia non è ancora cancellata.

E sulla concessione di un terreno per la chiesa della comunità rumena, che era l'argomento della vigilia? Il Vascello ne ha già dato puntuale notizia. Il no c'è già stato. Federico Lena non aveva avuto dubbi:"Non si torna sull'argomento. Faccio anche presente che se si apre ai rumeni per ragioni di giustizia dovremmo aprirci a tutte le confessioni che ci chiedessero il terreno per un loro luogo di culto".

In effetti, altre confessioni i loro templi ce li hanno già. C'è una moschea in via Bibaculo presso il centro culturale musulmano, i sikh hanno progettato con lo studio Mantovani il tempio di Pessina Cremonese. E' imminente la realizzazione nel quartiere Maristella della chiesa "Maria Immacolata". D'altronde ai rumeni viene concessa spesso per il rito ortodosso la chiesa di Santa Trinità in fondo a via XX Settembre.

Chiese dismesse se ne trovano in città. Una per tutte, di grande nobiltà. Se non il Comune, perchè non si concede alla comunità rumena la bellissima chiesa di San Carlo in via Bissolati, oggi ceduta alla Fondazione Moreni che chiede aiuti per un definitivo riscatto del bellissimo monumento? Cristiani sono i rumeni. E' una proposta. Senza abominevoli patteggiamenti che, peraltro, non pare - fa fede la dichiarazione di Federico Lena - ci siano stati. Ecco la chiesa di San Carlo in via Bissolati nella foto di Antonio Leoni©

Un documento da leggere e meditare

Dalle associazioni ambientaliste tutti i seri motivi che debbono indurre a dire categoricamente no alla cava: Comune, Provincia e Regione non possono fare un altro sgarro a questa parte e al resto della città!

Dalle associazioni ambientaliste è giunto questo intervento sulla discarica nell'occhio di San Sigismondo. Un documento da leggere con serietà, inoppugnabile. Chi avrà ancora il coraggio di sgarrare, a milano oramai, sostenendo che si fa l'interesse di Cremona?


La riproposizione di un nuova “cava di prestito” per l’estrazione di sabbia da impiegare nei rilevati della nuova autostrada Cremona-Calvatone- Mantova, nella zona tra l’autostrada Pc_Cr_Bs, il colatore Morta e gli abitati di Battaglione-San Sigismondo, attualmente al vaglio del Comune di Cremona, induce le scriventi Associazioni a riprendere considerazioni, già espresse qualche mese or sono e che avevano contribuito alla cancellazione di questo ambito estrattivo dal Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Cremona.
L’apertura di una nuova cava, a fossa, con escavazione in falda e formazione di un ampio bacino lacustre nella campagna sud orientale di Cremona, è da sconsigliare per i motivi che qui di seguito si compendiano.


Sotto il profilo paesaggistico, il nuovo lago prodotto dalla escavazione risulterà estraneo al contesto della valle cremonese del Po e con la prospicente scarpata morfologica su cui risalta San Sigismodo. I lavori di scavo e di trasporto, che si protrarranno per anni, comportano l’ industrializzazione di questo lembo di campagna, ai piedi del complesso monastico del XV° secolo, fondato per le nozze di B iancamaria Visconti e Francesco Sforza e ora tornato ad ospitare una comunità religiosa dedita al silenzio e al raccoglimento.


Sotto il profilo della sicurezza idraulica, il lago di cava di progetto si spinge fino all’ arginatura maestra; questa risale lungo il colatore Morta, dalla sua confluenza in Po fin alle porte della Città ed è l’ unica difesa idraulica efficace contro l’ ingressione del rigurgito delle piene. E’ pericoloso, perché aumenta il rischio di sifonamenti, aprire scavi in profondità, come avverrà con la cava, in prossimità dell’arginatura maestra. Sotto il profilo idrogeologico, il nuovo lago di cava si troverà a valle della ex discarica di San Rocco, che ha colmato l’ampia zona golenale umida (paludine della Morta) con rifiuti direttamente a contatto dell’ acqua, senza alcuna protezione e senza possibilità di limitarne il rilascio di inquinanti in falda. L’attuale rilevato della discarica (circa 20m di altezza), altro non è che un ammasso di rifiuti, il cui percolato continua a contaminare la falda. Questa affermazione è obiettivamente riscontrabile perché AEM, prima della costruzione del termovalorizzatore, che si colloca a poca distanza, ha eseguito una rete di piezometri di controllo, con prelievo di campioni ed analisi chimico-biologica delle acque.


Al carico inquinante della ex discarica si aggiunga quello direttamente proveniente dal colatore Morta, che ancora raccoglie scarichi, più o meno depurati, provenienti dai settori della città non efficacemente allacciati al depuratore comunale. Il nuovo lago di cava si colloca a valle del “plume” della discarica di San Rocco e dalle acque del Morta, pertanto al suo interno sarà richiamata acqua inquinata che ne renderà problematico o impossibile l’uso naturalistico, escludendovi la pesca e la balneazione.


Sotto il profilo della correttezza commerciale, è da supporre che la qualità di parte della sabbia da estrarre in loco possa non essere esente da inquinanti, priva cioè delle caratteristiche di accettabilità richieste per le terre di scavo, non trasportabile e non utilizzabile su altri cantieri.
Le scriventi Associazioni non ritengono, per quanto qui sopra scritto e riscontrando altre considerazioni, provenienti da autorevoli fonti, che non hanno mancato, in questi giorni, di sottolineare la sovraesposizione a rischi ambientali in questo settore del territorio di Cremona (ex discarica, autostrada, termovalorizzatore), che sia utile introdurre un nuovo elemento di criticità ambientale e di irreversibile turbativa paesaggistica con l’apertura di una nuova cava a lago in prossimità di San Sigismondo.
Altre destinazioni si auspicano per i luoghi che furono culla della dinastia Visconteo-Sforzesca, ancora oggi paesaggisticamente abbastanza ben conservate!
E’ indispensabile che il Comune accerti direttamente le condizioni di criticità dell’area e non faccia, sic et simpliciter, proprie affermazioni e lavori prodotte dai Proponenti: troppo spesso negli anni anni passati si è assistito alla acquisizione, da parte degli Enti locali cremonesi, di valutazioni ambientali prodotte dai Privati e acquisite senza serie verifiche e/o valutazioni critiche.
Inoltre si evidenzia che, il fabbisogno d’inerte per i rilevati autostradali, può essere soddisfatto anche estraendo sabbia in un contesto più discreto, ad esempio operando un corretto intervento di recupero di una delle lanche relitte della golena di Po.

AMBIENTE E SCIENZE - F.I.A.B. BICICLETTE CREMONA - ISDE CREMONA - ITALIA NOSTRA SEZ. CREMONA - WWF CREMONA - LEGA AMBIENTE

Riprendiamo anche la posizione a suo tempo espressa da un grande esperto, Stefano G. Loffi il quale scrive, in un disperato tentativo di limitare il danno del territorio.:

"Il Po e altri fiumi traboccano di inerti: possibile che non si possa organizzare una escavazione controllata e proficua?"

Si valutino gli enormi danni che producono nel tempo questi immensi buchi

Caro direttore,
i laghi di cava in aperta campagna non incombono soltanto a Cremona o a ... Caravaggio; tanti son già fatti e già incombono sulle future generazioni: ecco alcune mie considerazioni, molto apprezzate - mi s'è detto - da chi le ha dovute studiare.
La più naturale fonte di inerti da costruzione son sempre stati i fiumi, nel cui àlveo, durante le piene, rotolano a valle ‘le montagne’, ridotte, dall’azione dell’acqua, in ghiaie, sabbie, argille: è un concetto che impariamo alle elementari!
Ma, in Lombardìa a partire dagli anni Ottanta del sécolo scorso, estrarre tali materiali dai fiumi è diventato sempre più difficile: lungo gli affluenti del Po - perché inglobati nei corrispondenti Parchi (spesso presentati, per superare le molte difficoltà alla loro istituzione, quali difese invalicabili da cave, discariche, industrie, ecc. ...) – e lungo il nostro stesso più grande fiume, per il quale parlare di Parco sembra, invece, impossibile, fantasiose teorìe hanno addossato ai ‘cavatori del Po’, la responsabilità del clamoroso abbassamento del suo letto.
Risultato: poiché le costruzioni son sempre necessarie (case, fabbriche, strade, ponti, …) in Lombardìa s’è sviluppata enormemente, còmplice una legge regionale … còmplice!, la pratica di far buchi in aperta campagna, quasi sempre in acqua.
Le cave in acqua - spesso presentate quali escavazione necessarie alla realizzazione di un laghetto di pesca sportiva, un allevamento ittico, addirittura per ‘recupero ambientale’ (!!!) – hanno grandi controindicazioni, alcune delle quali non vedo mai rilevate, ma che giudico tra le più pericolose …Mi sbaglio?
La soggiacenza della falda freatica, dalle nostre parti, è dell’ordine di qualche metro. Se si fa un buco più profondo, si trova l’acqua che stabilmente riempirà il buco stesso.
Quando si parla di ‘buchi’ di milioni di metri cubi e decine di metri di profondità, come la cava che si vuol fare vicino a Cremona, dobbiamo prendere atto che, in eterno, resterà questo cratere pieno d’acqua, con una capacità di ricambio quasi nulla, quindi soggetto al più drammatico destino che si possa immaginare: l’eutrofizzazione.
L’aumento di tempertatura, dovuta all’irraggiamento solare, e la deposizione di materiali organici, non solo quale prodotto del metabolismo delle specie ittiche, ma anche del normale apporto naturale (foglie, insetti, rami, concimi), gradualmente portano all’esaurimento l’ossigeno disciolto in acqua, principio dell’eutrofizzazione: il lago ‘muore’, cioè diventa un ambiente senza ossigeno, dove la vita si manifesta nelle sue forme per noi esseri umani più fastidiose, se non dannose. Recuperare un lago eutrofizzato è quasi impossibile ma comunque costosissimo, purtroppo, in aggiunta, lontano nel tempo: l’eutrofizzazione si manifesta nel giro di qualche decennio.Le paludi, risanate nel sécoli perché malsane portatrici di funesti destini (l’Italia, ricordo, è l’unico paese al mondo che, essendone oppressa, ha debellato la malaria!), torneranno, così, nei tanti laghi di cava che oggi allietano pochi e fan strillare tanti, spesso senza ésito. Dall’altra parte – è proprio il caso di dirlo! – i nostri fiumi traboccano di inerti, ottimi per le costruzioni, che nessuno può più toccare se non in piccole quantità ed affrontando inverosimili, ma reali, fatiche burocratiche.
C’è qualcosa che non va o sbaglio?

Stefano G. Loffi

Autostrada Cremona - Mantova, un primo percorso che potrebbe bloccarsi a.... Calvatone! Il tutto nel territorio più fertile d'Italia. Ma anche qui si va avanti senza guardare troppo per il sottile

Una immagine della autostrada a 21

Non è avvenuta la Valutazione Ambientale Strategica e Italia Nostra chiedeva l'annullamento di tutto l'iter procedurale - Risposte mancate a domande inquietanti, nel totale disinteresse per il parere dei cittadini - Soluzioni diverse neppure esplorate - Si vuole realizzare a tutti i costi un'opera che non ha neppure la prospettiva di collegamento sbandierata

La devastazione del territorio

In aggiunta a quanto denunciato da Italia Nostra, l'effettivo consumo di territorio agricolo, contro i 296 ettari dei progettisti, sarebbe di circa 1.550 ettari che, sommati a quelli necessari alla costruzione della Ti-Bre (per il solo tratto cremonese e mantovano) e del raccordo stradale e terzo ponte sul Po, porterebbe questo dato a circa 2.878 ettari. "Una vera e propria devastazione della bassa padana, altro che autostrada “leggera”. Ma la reazione degli agrari a queste prospettive è stata davvero tiepida.

Anzi tutto sommato favorevole alla devastazione. Evidentemente la vendita di terreno fa gola a molti.

"A fronte di tutto ciò, e al di là dei proclami dei politici locali che contano, sono ancora - prosegue il volantino - i numeri del progetto a parlar chiaro:
- i flussi di traffico previsti (pag. 54 dello studio del traffico) a regime (forse) nel 2032: 46.000 veicoli medi al giorno nel tratto Cremona-interconnessione col Ti-Bre, dato previsto già in calo nel sub tratto Pieve S.Giacomo -Piadena, e 20.000 veicoli medi al giorno nel tratto interconnessione Ti-Bre e interconnessione con l'autostrada del Brennero. "Sono numeri ridicoli per la loro inconsistenza e che sottolineano ancora di più l'inutilità di quest'opera".

Conclude il documento: "Questi dati devono essere resi noti ai cittadini affinchè si rendano conto finalmente di quale vera operazione stanno diventando complici: la distruzione del nostro territorio perpetrata a soli fini speculativi e per il solo interesse di chi queste opere le costruisce.
Per concludere, ai fautori di questa urgentissima opera, la cui conclusione è prevista per il 2032, vorremmo anche insinuare questo piccolo ma tragico dubbio: e se quella che è stata propagandata per un tassello della Lisbona-Kiev diventasse la Cremona-Tornata?

Coldiretti, un dossier sui danni e un convegno che ha ribadito il no

Coldiretti si è posta a disposizione degli imprenditori agricoli e di tutti i cittadini, per offrire ogni informazione utile a valutare l’impatto che la realizzazione dell’autostrada Cremona-Mantova avrà sul territorio e sulle imprese agricole.
Ha realizzato un dossier sui danni ed ha supportato il suo parere negativo in un affollato convegno svoltosi in Fiera lo scorso anno dove sono emerse le criticità che appaiono anche in questa pagina.

Italia Nostra è intervenuta anche sulla autostrada Cremona - Mantova. Ecco le principali osservazioni.

L'autostrada nella prima fase esecutiva è limitata di fatto a due collegamenti, Cremona - Calvatone e Virgilio - A22. Il completamento del percorso si prospetterebbe per la seconda fase tra il 2026 ed il 2032, programmazione assurda per un tracciato così breve.

C'è di più: il tratto di cui si è progettata la effettiva e rapida costruzione (Cremona - Calvatone) potrà avere un minimo di utenza solo se sarà effettivamente allacciato al Ponte sull'Oglio dell'Autostrada Tirreno - Brennero, della quale è peraltro tutt'altro che sicura la tempestiva realizzazione. Se dovesse essere rinviata "sine die" la Cremona - Calvatone rimarrebbe un'irrazionale e inspiegabile moncone. Tanto dovrebbe bastare ad amministratori degni di questo nome per darsi un minimo di prudenza.


Prevedere un'autostrada soprattutto per alleviare la viabilità ordinaria dal trasporto merci è rifarsi a una concezione superata; gli esempi già in atto in Austria e Svizzera prevedono linee ferroviarie ad alta capacità che colleghino interporti prossimi alle città con treni navetta. (A Cremona si progetta il dimensionamento della stazione di Cavatigozzi, proprio al riguardo - ndr)

Il progetto si inserisce nel cuore della pianura cremonese, tra i più fertili al mondo e lo dividerà inesorabilmente in due parti. Il passaggio tra i terreni a sud e nord verrà reso problematico a uomini e animali, non è chiaro se i sottopassi sono previsti in misura e posizioni adeguate, e comunque non sono assolutamente previsti collegamenti privilegiati per pedoni e ciclisti, contraddicendo il codice della strada secondo il quale le strade di nuova costruzione debbono avere, per l'intero sviluppo, una pista ciclabile.


Il nostro autostradale intersecherà la Padana Inferiore non più in sottopasso ma con un nuovo colossale rilevato alto una decina di metri, inibendo per chilometri (ed aggiungendosi allo sgarro al paesaggio che eventualmente si produrrà con la strada sud di Cremona... ndr) la libera visione del Torrazzo, il che confligge con un paesaggio della Lombardia meridionale che il Piano Territoriale Paesistico Lombardo impone di tutelare.

Il tratto cremonese non è lineare come sarebbe logico attendersi da un'autostrada e addirittura in prossimità di Piadena prevede una vera e propria "chicane".

L'autostrada si accosta spesso a costruzioni esistenti, quasi lambendole, senza preoccuparsi di rispettare il distanziamento di legge. La barriere di protezione acustica umilieranno ulteriormente il panorama.

A S. Agata l'autostrada addirittura lambisce la discarica provinciale di rifiuti solidi urbani! E pensare che la discarica fu collocata qui per minimizzare l'effetto anomalo e disturbante del macroscopico volume fuori terra, appunto invisibile dalla viabilità tradizionale..

Ad ovest di Piadena il progetto autostradale prevede un 'area di sosta a ridosso dei Lagazzi, area di protezione naturalistica. Un enorme disturbo per il microambiente protetto.


Ed eccoci al veleno in coda. Alla serie di osservazioni espresse qui sopra, si aggiunge una incredibile manchevolezza che - secondo Italia Nostra- inficia anche l'iter procedurale dell'operazione, addirittura annullandolo: ne a Cremona ne a Mantova la popolazione è mai stata consultata dagli enti promotori. Tutto ciò è in spregio alla vigente normativa comunitaria e nazionale in materia di Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S, - D. Legs 3.4.2006 n.152). Dunque "si ritiene che l'iter procedurale percorso sia da considerare nullo".Il documento è stato inviato alla Regione lombardia, al Ministero dell'Ambiente, al Ministero per i beni e le attività culturali.

Devastanti silenzi e illegittimità nel Nuovo Piano Cave della Provincia di Cremona secondo i comitati ambientalisti, che chiedono la ripetizione di tutte le fasi del procedimento

Alla luce del nuovo piano cave della provincia di Cremona, i comitati ambientalisti hanno presentato varie osservazioni. Dalla revisione del piano cave, a nostro parere, è stata esclusa, oltre che per motivi politici, la previsione delle cave necessarie per la realizzazione delle previste autostrade Cr-Mn, Ti-Bre, e di altre opere pubbliche interessanti il nostro territorio, per impedire che con la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che come noto valuta complessivamente l’impatto sull’ambiente dell’azione di un piano, venisse considerato anche l’impatto devastante di tali cave da cui dovranno essere reperiti alcune decine di milioni di metri cubi di inerti. Tale percorso invece deve essere reso esplicito e partecipato, per le sue ricadute sull'intero assetto socioeconomico e ambientale dei territori investiti dalle trasformazioni. Per questo la procedura di VAS rappresenta elemento non solo di orientamento delle scelte, ma anche di trasparenza e consapevolezza degli effetti e delle conseguenze delle mutazioni territoriali profonde a cui andrà incontro la comunità locale.

Seconda osservazione - Nella deliberazione del consiglio provinciale n. 34 del 16/3/2010 si legge che “la Giunta Provinciale con propria delibera n. 64 del 3 febbraio 2010 ha rinnovato la composizione dell’Autorità competente per la Valutazione Ambientale (VAS) dei piani e programmi elaborati dalla Provincia, ai sensi dell’art. 2, lett. i) della D. C.R. 13 marzo 2007 n. VIII/351”.
L’Autorità procedente per la VAS è costituita dal dirigente del Settore Agricoltura e Ambiente mentre il “Comitato Tecnico Intersettoriale”, di cui alla d. g.p. n. 64/2010 costituisce l’Autorità competente ai sensi dell’art. 2, lett. i) della D. C.R. 13 marzo 2007 n. VIII/351 per la Valutazione Ambientale.
In proposito richiamiamo il contenuto di una recentissima sentenza del TAR Lombardia, la n. 1256 del 17/5/2010:
VIA E VAS - VAS - Autorità competente - Autorità procedente - Distinzione - Art. 5, lett. p e q - Necessità di separazione. Nell’ambito della procedura di VAS, l’art. 5 del d. lgs. n. 152/2006 distingue l’autorità competente (lettera p) dall’autorità procedente (lett. q) ; quest’ultima è definita come la pubblica amministrazione che elabora il piano o programma, mentre la prima è la pubblica amministrazione a cui compete l’attività di valutazione ambientale. Ai fini dell’individuazione dell’autorità competente, il successivo art. 7, comma 6°, ha cura di specificare che, in sede regionale, l’autorità competente è la pubblica amministrazione con compiti di tutela, valorizzazione e protezione ambientale. Le ulteriori disposizioni sulla VAS contenute nel Codice dell’ambiente confermano, con chiarezza, la necessità di separazione fra le due differenti autorità - quella procedente e quella competente - il cui rapporto nell’ambito del procedimento di valutazione ambientale strategica appare tutto sommato dialettico, a conferma dell’intendimento del legislatore di affidare il ruolo di autorità competente ad un soggetto pubblico specializzato, in giustapposizione all’autorità procedente, coincidente invece con il soggetto pubblico che approva il piano (cfr., fra gli altri, art. 11, comma 2°; art. 12, comma 4°; artt. 13, 14 e 15). Pres. Arosio, Est. Zucchini - G. V. (avv. Grella) c. Comune di Cermenate (avv. Anania) e altri (n. c.) - TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. II - 17 maggio 2010, n. 1526.
VIA E VAS - VAS - Autorità procedente - Scelta dell’autorità competente - Requisiti - Competenza tecnica e specializzazione - Imparzialità e indipendenza - Individuazione dell’autorità competente tra soggetti collocati all’interno dell’autorità procedente, legati da vincoli di subordinazione gerarchica - Illegittimità - Ragioni. Nella scelta dell’autorità competente all’elaborazione della VAS, l’autorità procedente deve individuare soggetti pubblici che offrano idonee garanzie non solo di competenza tecnica e di specializzazione in materia di tutela ambientale, ma anche di imparzialità e di indipendenza rispetto alla stessa autorità procedente, allo scopo di assolvere la funzione di valutazione ambientale nella maniera più obiettiva possibile, senza condizionamenti - anche indiretti - da parte dell’autorità procedente. Qualora quest’ultima, infatti, individuasse l’autorità competente esclusivamente fra soggetti collocati al proprio interno, legati magari da vincoli di subordinazione gerarchica rispetto agli organi politici o amministrativi di governo dell’Amministrazione, il ruolo di verifica ambientale finirebbe per perdere ogni efficacia, risolvendosi in un semplice passaggio burocratico interno, con il rischio tutt’altro che remoto di vanificare la finalità della disciplina sulla VAS e di conseguenza di pregiudicare la corretta applicazione delle norme comunitarie, frustrando così gli scopi perseguiti dalla Comunità Europea con la direttiva 2001/42/CE. Pres. Arosio, Est. Zucchini - G. V. (avv. Grella) c. Comune di Cermenate (avv. Anania) e altri (n. c.) - TAR LOMBARDIA, Milano, Sez. II - 17 maggio 2010, n. 1526.

Alla luce di quanto sopra riportato, denunciamo: •come illegittima la deliberazione Giunta Provinciale n. 64 del 3 febbraio 2010 con la quale si è proceduto al rinnovo della composizione dell’Autorità competente per la Valutazione Ambientale (VAS) dei piani e programmi elaborati dalla Provincia, ai sensi dell’art. 2, lett. i) della D. C.R. 13 marzo 2007 n. VIII/351; CHIEDIAMO •che vengano ripetute tutte le fasi del procedimento di revisione del PPC viziate dalla illegittimità sopra segnalata; CHIEDIAMO inoltre • agli organi preposti di verificare le irregolarità da noi qui denunciate.

Neppure l'economato del Comune rispetta la Loggia dei Militi
Bocchettoni dell'aria condizionata nelle trifore !

Caro direttore,

il Vascello ha giustamente sottolineato, e meritoriamente continua a farlo, come la Loggia dei Militi, uno dei più spettacolari esempi di architettura gotica del nord Italia sia ridotto a magazzino dai nostri amministratori. Per pigrizia e comodità non si spostano le transenne che vengono accatastate qui tra una manifestazione e l'altra, negli angoli sono collocati i bidoni della spazzatura, spesso stracolmi degli scarti dei bar adiacenti, a volte puzzolenti. Una vergogna insomma in quello che è anche un museo lapideo, osservato con curiosità più dagli stranieri che dai cremonesi, peraltro tutti scandalizzati da tanta indifferenza per le bellezze cittadine. E non finisce qui. Basta volgere dal Battistero l'occhio verso le trifore del salone superiore della Loggia. Ed ecco che i vetri (sporchi) sono traforati per accogliere i bocchettoni degli impianti ad aria condizionata degli uffici comunali. Possibile che non si sia minimamene tenuto conto della integrità di questa facciata e si sia così scandalosamente potuto violarla?

Antonio Ferrari

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Ai nostri rilievi, il lettore aggiunge, giustamente ulteriori osservazione. Sapete quali uffici comunali sono collocati nel salone superiore?

Quelli dell'economato comunale . Si spiega così come una bella città come Cremona si debba dolere del peggior arredo urbano della intera Lombardia. E nel tempo nulla cambia. Anzi il peggioramento è costante. Ecco cosa ci scrive l'architetto Angelo Garioni il 26 di agosto 2009.


Caro Direttore,

trovandomi ieri sera in piazza Duomo ho potuto notare con grande tristezza l'abbandono della portico sottostante l'edificio chiamato "Loggia dei Militi", trasformata in vespasiano da molti astanti, soprattutto nelle ore notturne. Il pavimento è sporco, oserei dire unto, le lapidi murate sulle pareti sono rese poco leggibili da ragnatele e nidi di insetti. Alcune sono spezzate dal trascorrere del tempo e restaurate alla bell'e meglio. La vigorosa scultura che campeggiava sulla porta di Santa Margherita fa triste mostra di se, solo in un lato... nessuno quando è stata collocata qui si è preoccupato del fatto che è bifronte e come tale deve essere osservata (ricordo un significativo servizio al riguardo del suo giornale). Il famedio destinato ad ospitare le momorie della città ha la tristezza e la polverosità di un magazzino di scarti, e come tale viene spesso utilizzato.

Cosa ancora più grave, la Loggia affaccia sulla Piazza del Comune: riusciamo a rovinare la visione estetica del cuore turistico, culturale e storico della nostra città. Già il martirio del sagrato del Duomo è aggravato da una pavimentazione rovinata e lacunosa in molti punti, dall'illuminazione a terra che piano piano sta morendo (il Battistero ha perso già due fari), dalla scarsa cura della Loggia della Bertazzola e dalla cronica insufficenza di cestini. Tra fili penzolanti, rappezzi vari, ragnatele e sporcizia, la piazza tra le più belle del mondo è un luogo intristito. Stiamo parlando del centro della città! Vorrei che gli amministratori rammentassero ogni tanto.
A tal proposito non si capisce perchè il Comune non imponga ai vari bar una pulizia accurata. Si preoccupano - questo sì - di imporre altissimi, ignobili prezzi delle consumazioni che non godono neppure di un servizio, di tavoli e confort appena decenti. Anzi a bar chiuso, le poltrone vanno ad ammucchiarsi sotto i portici di un altro monumento insigne, nietemeno che il palazzo comunale.

A questa cronica situazione si aggiunge lo stato pietoso della via dei Gonfalonieri, ricettacolo del guano dei piccioni che sostano sulle gronde del palazzo municipale. Alzando gli occhi, poi l'amara sorpresa di vedere i condizionatori, ed il relativo scarico, dell'Ufficio Economato, situato nella Loggia dei Militi.Come alle finestre di un condomio popolare in Adis Abeba. Il Vascello ha opportunamente segnalato la cosa, nessuno ha battuto ciglio. Mi chiedo, ma quale rispetto? Cosa possono pensare i viaggiatori che arrivano appositamente in piazza da luoghi lontani? Non riusciamo, nel 2009, ad istallare due split? Ed una pompa di calore nascosta nel fastigio del sottotetto? In un recente viaggio in Francia, ad Amiens in particolare, mi sono accorto che da loro i monumenti non sono solo curati ma persino venerati...

Perché nella bella Cremona no?

Angelo Garioni Architetto


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di Gio, 10 giu 2010