Per la prima volta a Cremona il funerale dei feti: si ripeterà ogni primo venerdì del mese
Sepolte 26 vite che non hanno potuto vedere la luce 
Si è svolto al cimitero di Cremona a mezzogiorno del 7 maggio 2010 il primo funerale di 26 vite (dobbiamo una correzione sul numero) che non hanno potuto raggiungere la luce. Le cinque piccole bare di cartone che le contenevano erano sormontate da un mazzetto di fiori, tulipani bianchi e mughetti. La città del Torrazzo è stata tra le prime ad avvalersi della recente concessione regionale e per questa ragione le esequie dei feti hanno richiamato un numero di fotografi e di giornalisti pressoché uguale a quello delle persone che hanno seguito la mesta cerimonia, poco più di una ventina, oltre ai religiosi. Il funerale si ripeterà ogni primo venerdì del mese. Come il Vascello ha pubblicato a suo tempo la cerimonia è l’esito del consenso che Comune e Azienda Ospedaliera hanno dato alla “Associazione Difendere la vita con Maria” , la quale si è occupata di tutto (compreso il pagamento delle spese), impegno che manterrà in futuro su richiesta delle famiglie interessate. Si calcola che saranno da venti a quaranta i non nati che mensilmente riceveranno così sepoltura. L’iniziativa è stata particolarmente sostenuta dall’assessore Claudio Demicheli, ma non mancano le prese di posizione polemiche del PD , il quale ha preannunciato una mozione contraria che ha per prima firmataria Annamaria Abbate. Dopo la recita del rosario durante il funerale e dopo la benedizione delle bare, la cerimonia religiosa si è conclusa con la preghiera di “Consacrazione a Maria in difesa della Vita” che termina affermando testualmente: “ Siamo consapevoli che la vita è costantemente al centro di una grande lotta. Il maligno, omicida fin dall’inizio, attenta continuamente alla vita dell’uomo e della umanità. A Te è affidato il compito di difenderci dal dragone infernale fino al giorno in cui il frutto benedetto del tuo seno riporterà vittoria definitiva. Accogli, dunque, o Maria, la nostra consacrazione , il nostro amore e il nostro impegno perché con Te possiamo efficacemente lavorare nella promozione e nella difesa della vita”. La pietà, ma anche toni forti, da crociata. Non poteva essere diversamente. Le foto sono di Antonio Leoni ©. La polemicaUn commento rigoroso in una vicenda che riverbera sulla stampa nazionaleCorrado Augias sullo sfruttamento politico del funerale dei feti "Quando la pietà è un gesto avvelenato dall'ideologia"
In risposta a un aspetto del funerale dei feti, quello che il Vascello venerdì scorso ha richiamato come una campagna da crociata in alcuni aspetti persino della preghiera che ha accompagnato la cerimonia, è intervenuto autorevolemente Corrado Augias su "Repubblica", rispondendo con grande equilibrio a una lettera della segretaria cittadina cremonese del PD Annamaria Abbate: "... le autorità comunali che partecipano al rito portando rose bianche accompagnate dal canto mesto di un violino trasformano la cerimonia di inumazione in un manifesto politico... in queste circostanze l'intenzione di deprecare la legge, di far sentire colpevole la donna che ha manifestato quella volontà, supera di gran lunga la pietà verso le povere membra chiuse nella minuscola bara, diventa una truce affermazione di pricipio. Vorrebbe sembrare pietà e invece è un gesto avvelenato dall'ideologia". Un commento esemplare e totalmente da condividere che definisce anche i doveri di sobrietà ed i limiti assolutamente privati delle future inumazioni sollecitate dalla normativa regionale. Il cimitero dei bambini a Cremona, qui avverranno ogni primo futuro venerdì del mese le future sepolture dei feti nella zona circoscritta che si nota nella foto: si spera senza altre prove di muscoli politici e con tutta la riservatezza che la pietà esige, alla quale si adegua anche l'immagine. Non sono d'accordo con AugiasCaro Direttore,mi stupisco di tanto clamore e di tanta contrarietà suscitate dal seppellimento dei feti dei bambini abortiti. Mi stupisco del clamore in quanto supponevo, erroneamente, che questa fosse la prassi comune, in una società civile. Ho appreso invece in questa occasione che questi poveri resti finora venivano smaltiti alla stregua di "rifiuti speciali" dalla stessa azienda che si occupa di nettezza urbana. Quella, sì, era la situazione clamorosa e scandalosa! Invece l'indebito clamore su questa vicenda di doverosa e umana pietà ha disturbato non poco la stessa cerimonia (troppi reporter e fotografi per un ahimè minuscolo gruppetto di persone) e prosegue ad arrecare disturbo tuttora con toni polemici livorosi e fuorvianti. E così arrivo al mio stupore anche per tanta contrarietà. Qualcuno, ignaro di letture bibliche, ha scambiato la preghiera di consacrazione a Maria, pervasa di riferimenti tratti dall'Apocalisse di S.Giovanni, per un proclama di guerra o addirittura ha considerato una celebrazione partecipata da..... venti persone per una "esibizione muscolare". E' bene allora ricordare che il cristiano è chiamato sì ad un combattimento, ma come dice S. Paolo, "non è contro le creature di carne e di sangue, ma contro gli spiriti del male...." e che le armi utilizzate, anche nell'occasione in questione, sono l'amore pietoso e la preghiera del Santo Rosario; ovviamente pietà e preghiera non sono rivolte ai bambini morti, che non ne hanno bisogno in quanto immediatamente accolti dall'Amore di Dio, ma a tutti noi e a tutta la nostra società. Quanto all'esibizione muscolare, è bene ricordare che i soli muscoli esibiti nell'occasione sono i muscoli di Nostro Signore Gesù Cristo, i muscoli delle sue braccia inchiodate alla croce. Si è scomodato persino l'onnipresente e onnisciente Augias a sentenziare che questa cerimonia "vorrebbe sembrare pietà e invece è un gesto avvelenato dall'ideologia". Gli avvelenamenti uccidono, ma a me pare che una cerimonia non uccide nessuno, nè tanto meno può neppure "offendere" chi pensa che si siano compiuti atti che sanno di "pagliacciata" o di "magia" (mentre coloro che compiono siffatte valutazioni non offendono.....ma esprimono liberamente il loro sacro-laico-pensiero.....) A Cremona si dice che qualcuno "ciurla nel manico", ovvero scherza, oltretutto con pessimo gusto, con la verità: parafrasando il proverbio "non si parla di corda a casa dell'impiccato", non si dovrebbe parlare di veleno a casa deglli avvelenati; avvelenati e morti in senso fisico, concreto, materiale, non sottilmente metaforico in stile Augias. Infine c'è chi accusa la sepoltura dei feti di ravvivare il dolore delle donne che già hanno subito il dolore di un aborto.... Questo tipo di critica ha tutta l'aria dui un autentico auto-gol: infatti il riconoscimento dell'esistenza di questo dolore è buon segno (nessuno prova dolore per la propria appendice asportata o per i propri capelli tagliati); è buon auspicio di un futuro migliore, perchè sta a significare che in tante donne è ancora viva una coscienza, che questa coscienza parla e dice quello che il cuore di ogni donna conosce bene. E alla fine la buona coscienza vincerà, con l'aiuto di Maria Madre Dio, la buona battaglia della Vita. Giorgio Telò
Sull'onda del clamoroso distacco (e contrasto), Fulvio Rampi fonda il nuovo coro "Sicardo" con 45 dei 47 coristi che appartenevano alla Cappella del Duomo di Cremona
Se la mitragliata, anche per l'estremismo dei termini usati, può suscitare esitazioni e perplessità, è in atto una discussione globale che va doverosamente riferita ed affrontata
Vescovo a Savona dal 1991, a Cremona dall'8 settembre 2001 Dante Lafranconi viene ordinato sacerdote il 28 giugno 1964 ed inizia il suo ministero nella diocesi di Como inizialmente come Vicerettore del Seminario e successivamente come docente di Teologia Morale, di Storia della Chiesa e Patrologia. Nel 1986 venne nominato Delegato episcopale per la Pastorale della famiglia e nel 1991 Vicario episcopale per la cura dei sacerdoti nel primo decennio di ordinazione. È nominato vescovo di Savona-Noli il 7 dicembre 1991. Riceve l'ordinazione episcopale il 25 gennaio 1992 nella Cattedrale di Como dal vescovo Alessandro Maggiolini (concelebrano arcivescovo Franco Festorazzi e il vescovo Teresio Ferraroni). Nel 2001 pubblica, insieme al giornalista vaticanista Luigi Accattoli, il libro-intervista Non stancatevi del Vangelo. Un vescovo e un papà ai catechisti e agli educatori. Trasferito alla sede di Cremona l'8 settembre 2001, fa il suo ingresso solenne il 4 novembre. Attualmente ricopre l'incarico di vice-presidente della Conferenza Episcopale Lombarda ed è membro della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi.
Clamoroso gesto per la Pasqua 2006In occasione della Pasqua 2006, ha concesso in via straordinaria a tutti i sacerdoti della sua diocesi la temporanea facoltà di amministrare l'assoluzione per chi confessava di aver commesso o aiutato a procurare un aborto (tale facoltà è di norma riservata ai soli vescovi in quanto l'aborto comporta la scomunica). La notizia ha suscitato un certo scalpore sulla stampa accendendo un lungo dibattito. Nell'aprile dello stesso anno a seguito delle questioni sollevate dal cardinale Carlo Maria Martini in merito alla fecondazione assistita fu l'unico dirigente della CEI che si espresse pubblicamente sul "caso Martini". Il 26 maggio 2009 in occasione della solennità di Santa Maria del Fonte conpatrona della Diocesi di Cremona, viene pubblicata la nuova supplica scritta da Mons. Lafranconi alla Vergine di Caravaggio che affianca quella scritta da Danio Bolognini nel 1962 e quella di Fiorino Tagliaferri scritta nel 1982.
Ha sostenuto quasi in toto MartiniSu un Vaticano assuefatto alla cristallina predicazione di Joseph Ratzinger papa, con la verità delle cose celesti e terrene ogni volta da lui scolpita a cesello, le dieci pagine di dubbi, di ipotesi, di “zone grigie” del cardinale Carlo Maria Martini in dialogo col bioeticista Ignazio Marino sono calate come il manifesto di un antipapa. Contro il papa attuale. E anche contro il predecessore Giovanni Paolo II, che aveva incardinato il suo vibrante “evangelium vitae” proprio sui temi della bioetica, del nascere e del morire, oggetto dell'intervento del cardinale Martini. Regnante Benedetto XVI, è la congregazione per la dottrina della fede che vigila sul magistero della Chiesa mondiale. Lì Ratzinger è stato per venticinque anni prefetto e ancor più la governa ora. Uno dei punti fermi è il rispetto integrale di ogni vita umana “dal concepimento”, fin dai suoi primissimi istanti. l fatto che il cardinale Martini abbia ignorato tutto questo, e viceversa abbia aperto il varco all’utilizzo dell’ovocita nelle prime ore dopo la fecondazione, sostenendo che lì “non appare ancora alcun segno di vita umana singolarmente definibile”, è stato visto come un atto di resa a quella che Giovanni Paolo II definì la moderna “cultura di morte”. L’unico dirigente della CEI che si sia espresso in pubblico è stato il vescovo Dante Lafranconi
Le dichiarazioni di Lafranconi“Del cardinale Carlo Maria Martini”, disse Lafranconi, “apprezzo la volontà di dialogo e l’umiltà di giudizio nelle ‘zone grigie’ dove non si sa cosa è bene e cosa è male. Con lui sono d’accordo quasi su tutto, tranne che su due punti”. D. Il primo qual è? R. “È quando Martini ammette che si utilizzi l’ovocita allo stadio dei due pronuclei. In realtà si tratta di un ovulo già fecondato. E la fecondazione dà l’avvio a un processo vitale continuo dove è difficile rinvenire salti di qualità sostanziali. In caso di dubbio bisogna quindi stare sul sicuro ed evitare di utilizzare o manipolare il nuovo essere. Anche il Comitato Nazionale per la Bioetica è arrivato a maggioranza a questa conclusione, che è la più vicina alle posizioni della Chiesa”. D. E il secondo punto di disaccordo? R. “È là dove Martini mette sullo stesso piano la fecondazione eterologa, con seme od ovulo esterno alla coppia, e le varie forme di adozione. Il fatto che un bambino sia affidato a genitori non suoi e con essi instauri un buon rapporto affettivo porta il cardinale a non escludere a priori l’ammissibilità della fecondazione eterologa. Ma questo è un passaggio indebito”. D. Perchè? R. “Perchè l’adozione riguarda un bambino che esiste già e si vuole accogliere, mentre la fecondazione eterologa mette in atto una nuova vita già programmata in partenza con un genitore non suo”.
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(Don M.T.) - Un nuovo coro a Cremona. Intitolato a “Sicardo”, è stato voluto, fondato ed è ora diretto dal maestro Fulvio Rampi, dopo le sue clamorose dimissioni dalla Cappella Musicale della Cattedrale, seguito da 45 dei 47 coristi, anzi ex-coristi. Il suo sarà, bien sûr, un repertorio polifonico. Per questo è stato disposto a giocarsi la prestigiosa posizione ricoperta per tanti anni. E lo ha fatto con clamore. Clamore, che dura ancora oggi. Come dimostra una “cartina tornasole” tutta speciale, il blog “Messainlatino”, un misto di teocons e tradizionalisti, che vanta una media di 2 mila visite al giorno, 60 mila al mese. Le dimissioni di Rampi spinsero a suo tempo proprio da “Messainlatino” a scatenare un feroce attacco contro il Vescovo di Cremona, mons. Dante Lafranconi, accusato senza mezzi termini di essere intriso di “ideologismo postconciliare”, di volere in duomo “canti degni di un campeggio di scout”, di “livellamento verso il basso”, di uniformità “nello squallore”, di voler “dirigere indisturbato il suo repertorio per bongo e gratta corde”. Un intervento a gamba tesa, dunque, anzi tesissima, che ha scatenato ben 74 commenti: “Vittorio” si è chiesto quanti anni abbia “sto’ ‘vescovo’”, “Aldo” dunque gli ha consigliato il prepensionamento, “Caterina” gli ha rimproverato di voler essere “il padrone del Duomo” e di voler “imporre la propria opinione scardinata dall’insegnamento del Magistero”.
Fulvio Rampi: dalla Cappella del Duomo al coro Sicardo
Fulvio Rampi è nato a Cremona nel 1959. Si è diplomato in organo e composizione organistica presso il Conservatorio di Brescia, ha conseguito il Magistero ed il Dottorato in Musica Sacra e Canto Gregoriano presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra di Milano sotto la guida di Luigi Agustoni. Attualmente detiene la cattedra di Canto Gregoriano presso il medesimo Pontificio Istituto. Dal 1998 era Maestro di Cappella della Cattedrale di Cremona ed è titolare della Cattedra di Prepolifonia al Conservatorio di Musica "Giuseppe Verdi" di Torino. È stato presidente della sezione italiana dell'Associazione Internazionale Studi di Canto Gregoriano e svolge intensa attività di conferenze e corsi di canto gregoriano. Adesso è il promotore del nuovo coro “Sicardo” al quale hanno aderito ben 45 coristi (su 47) della Cappella del Duomo di Cremona. (Foto Sandro Rizzi). |
Ma c’è anche chi ha preso spunto dalla vicenda, per far conoscere particolari inediti, pressoché ignoti ai più, relativi alla prima esperienza episcopale di mons. Lafranconi, quella vissuta nella Diocesi di Savona (nella foto piccola, l'incontro con Giovanni Paolo II quando Lafranconi era vescovo a Savona).. Ad esempio, “Raphael” pesantissimo- lo ha accusato di aver perso “il pelo, ma non il vizio!!! Dopo aver distrutto (o fatto distruggere da qualcuno?) quanto c’era di cattolico a Savona, ora continua con il suo Risiko a Cremona! Caro don Dante, non ti è bastato devastare il Duomo di Savona, abolire la processione del Corpus Domini, maltrattare il Coro della Cattedrale ops, scusa della Parrocchia del Duomo (è vero: tu volevi che non fosse vissuta come cattedrale ma Parrocchia…), tentare di sostituirlo dopo 500 anni di onorato servizio con un coro che né per capacità né per localizzazione nulla ci azzeccava con il duomo, lasciare che nelle parrocchie si cantassero i Guccini, i Queen, la colonna sonora di Jesus Christ Superstar ed altre cose simili durante le Messe ma non concedere l’indulto negli anni ’90 per la Messa Tridentina ed inventare la sciatteria dovunque in diocesi? Cari Cremonesi, auguri… il buongiorno si vede dal mattino! Ma a qualcuno di voi il giorno del suo ingresso lo avevo detto: ‘Ve lo doniamo con grandissima gioia, accoglietelo con altrettanta fede!’”.
“Cassandra” ha rincarato la dose, ricordando al Vescovo che dovrà render “conto a Dio” della distruzione “non solo del Coro ‘Bartolomeo della Rovere’ fondato nel 1528”, bensì anche del “vivissimo Capitolo dei Canonici”, il cui Prevosto sarebbe stato “un certo don Giampiero Bof”, uno “che veste giacca e cravatta”. Secondo “Simone”, mons. Lafranconi a Savona sarebbe stato “tenuto sotto dalle ideologie di Andrea Grillo (lo stesso bel tipino del divieto della Santa Messa del 2007 a Celle) e da tanta parte della curia”, quindi non avrebbe in realtà “governato”, perché altri lo avrebbero “fatto in sua vece: lo sappiamo, ahimé, tutti”. Cosa vi sia di vero in tutto questo, impossibile (e, tutto sommato, inutile) chiederselo. Di certo si tocca con mano lo scontento, ancora evidentemente vivo, che ha accompagnato a suo tempo certe sue scelte pastorali, ferite tutt’altro che rimarginate collezionate nella precedente “gestione”. Sarebbe interessante piuttosto verificare se e quanto tali considerazioni vengano oggi condivise anche dal Clero cremonese, per sua natura però chiuso e muto ai limiti dell’omertà. Impensabile strappare commenti su questo. Ma ancora sul blog, via di seguito a ruota libera, ecco impazzare gli “antilafranconiani”: “Antonello” imputa all’attuale Vescovo di Cremona di seguire “l’andazzo generale indirizzato ad un ribasso continuo”, “Welcome” ha appoggiato le dimissioni di Rampi dicendo di aver fatto altrettanto nella sua parrocchia, idem “Arcicantore” secondo il quale è “meglio andarsene sbattendo la porta che farsi complici delle porcherie suonate e cantate nelle Messe moderniste”, “Teofilo” si è detto “allibito” ed ha espresso la propria “solidarietà” al maestro cremonese, “Anonimo” gli ha detto di lasciar pure che ad invadere la cattedrale provvedano “chitarre e tamburelli”. “Risveglio” si è spinto addirittura più in là, citando un brano da rabbrividire, tratto dal “Programma per la distruzione della Chiesa Cattolica”, a suo dire redatto dalla Massoneria nel 1962, programma che così reciterebbe: “(art. 4) Vietate la liturgia latina della messa, adorazione e canti, giacché essi comunicano un sentimento di mistero e di deferenza. Presentateli come incantesimi di indovini. (…) (art. 7) Eliminate la musica sacra dell’organo. Introducete chitarre, arpe giudaiche, tamburi, calpestio e sacre risate nelle chiese. Ciò distoglierà la gente dalla preghiera personale e dalla conversazione con Gesù. (…) Eseguite attorno all’altare danze liturgiche in vesti eccitanti, teatri e concerti. (…) (art. 8) Introducete canti protestanti. Ciò darà l’impressione che la Chiesa Cattolica finalmente ammetta che il Protestantesimo è la vera religione o almeno che esso è uguale alla Chiesa Cattolica. (…) (art. 9) Introducete canti nuovi soltanto per convincere la gente che i riti precedenti in qualche modo erano falsi”. Da far raggelare il sangue dei fedeli ed esultare il “progressismo ecclesiale”, specie ripensando alla lettera, che pare sia stata fatta girare in tutte le logge massoniche del mondo, sempre nel ’62, con un preciso comando: “Distruggete la Chiesa Cattolica, dall’interno, a partire dall’Eucaristia”. Non a caso “Melky73”, tra l’altro prete, se l’è presa proprio con i sacerdoti “sessantottini, che credono di interpretare la volontà del Concilio, deformato dalle lenti della ‘loro’ contestazione, imponendo il modello politico-sentimental-ideologico nella liturgia”.
“Ospite”, un siciliano, ha accusato proprio su questo punto sul blog “Messainlatino” mons. Lafranconi di stare “dall’altra parte della barricata”, “Giuseppe II” lo ha rimproverato di “smodato autolesionismo”, chiedendosi che fine potesse fare l’ex-Cappella. Ora la sua domanda ha trovato risposta, come abbiamo riferito in premessa. Non uguale sorte è toccata ad un altro interrogativo, rimasto tale. “Anonymous”, sul web, dopo aver ricordato come mons. Lafranconi sia membro della Commissione della Cei per la Dottrina della Fede, lo ha definito troppo “critico” nei confronti del Motu Proprio del Papa “Summorum Pontificum”, quello, per intenderci, che ha “liberalizzato” la Messa col vecchio rito. Non si è fatta attendere la reazione di un cremonese doc, tale Ema, che solo un paio di ore dopo ha commentato: “Cosa leggo… Sono desolato! Che fine farà la nostra petizione? O Gesù, aiutaci! Confidiamo in Te!”. Quale petizione? A dire il vero ne aveva parlato a suo tempo la stampa locale. Poi, però, la cosa è pressoché caduta nel dimenticatoio. Facciamo mente locale.Il blogger in questione si riferisce alla petizione lanciata sul web più o meno nel dicembre del 2009 dal sito di “Cremona Fidelissima”, sodalizio laicale autovotatosi alla “diffusione del Rito Gregoriano di S. Pio V”, coordinato da Emmanuele Brambilla. Bene, tale petizione, stando a quanto pubblicato su Internet, ha ad oggi raccolto 114 sottoscrittori. Non pochi, specie in una realtà quale la nostra, ma, a quanto risulta, rimasti inascoltati. "Non giunge eco di Messe in latino, di preti o di chiese concessi allo scopo. In nessun angolo della Diocesi. In pieno contrasto col Motu Proprio del Santo Padre, mirato viceversa a diffonderne la pratica". Come stanno le cose? Al momento, non è dato sapere. “Caterina” e “Jacopo” hanno suggerito sul blog di “Messainlatino” al cremonese Brambilla di rivolgersi dritto dritto al Vaticano, per far valere le proprie ragioni, e di chieder “giustizia” alla Commissione “Ecclesia Dei”, incaricata proprio di “vigilare” circa l’applicazione del Motu Proprio. Sarà stato fatto? Se no, perché? Se sì, con quali conseguenze? Attendiamo risposte. Saranno comunque interessanti… Nell'ultima foto, il Vescovo Lafranconi con i giovani a Colonia.

La pagina è aggiornata alle ore 23:17:47 di Ven, 14 mag 2010
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