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La Tamoil Cremona verso il deposito, inversione delle funzioni dell'oleodotto da S. Nazzaro

Quattro anni fa, ben prima che scoppiasse la crisi, il nostro giornale presentava l'intero piano di risistemazione della Tamoil Cremona con la riduzione a deposito. Nessuno - ne sindacati, ne sistema amministrativo e politico cremonese, ne comparto industriale - ci diede retta ed ascolto. Eppure si diceva tutto del piano, persino della funzione di Lacchiarella come centro focale dello smistamento degli oleodotti.
"Il Vascello" preannunciava anche un altro aspetto che avrebbe irrimediabilmente portato alla chiusura della Raffineria Tamoil. La rivoluzione tecnologica in atto nel mondo della raffinazione. Ed indicava precisamente quale sarebbe stato il riferimento di questa trasformazione e la ragione per decidere la riduzione a deposito dell'area Tamoil di Cremona: il grande passo avanti tecnologico della raffineria Eni di San Nazzaro de Burgondi. Che infatti, nella carta degli oleodotti (che avete già visto e ritrovate all'interno) è oggi diventata il caposaldo del deposito cremonese: per la realizzazione del deposito di Cremona infatti la trasformazione più importante avverrà nel tratto da S.Nazzaro de Burgondi (Ferrera, sulla carta) a Cremona, da dove si pompava il greggio da lavorare a Cremona e adesso con un processo reversal si trasferirà prodotto finito.
L'altro oleodotto, da Cremona a Lacchiarella sarà un andata e ritorno di prodotti finiti.
Pietro Dommarco di Altraeconomia ci introduce allora nella raffineria di San Nazzaro. E' bene che i cremonesi conoscano dove guarda il futuro deposito Tamoil, a quale realtà lega il suo destino.

E' bene anche guardare a un'altro aspetto, sfavorevole anche a S.Nazzaro de Burgondi: l'aspetto sanitario. Il processo che si celebra a Cremona intentato per i miasmi giunti all'adiacento istituto "Stanga" dalla Tamoil trova un parallelo nei sospetti che aleggiano anche attorno alla grande raffineria ENI. Ma nel centro della Lomellina nessuno ha sin qui osato passare ad una fase giudiziaria. In ogni caso, una ulteriore conferma che per capire Cremona, ieri oggi e domani, bisogna anche conoscere S. Nazzaro de Burgondi. Ecco il senso di questo servizio.


IL CORDONE OMBELICALE DELLA TAMOIL

Una tecnologia italiana che trasforma in benzina oli pesanti e bitumi (il fondo di barile della tradizionale lavorazione) - Ma anche qui preoccupazioni sanitarie, la popolazione non protesta, amministrazioni molto legate al complesso

di Pietro Dommarco (altreconomia** ©)

San Nazzaro de Burgondi è un paese di circa seimila abitanti alle porte della Lomellina, la terra del riso e dei castelli. Qui le sole torri che svettano alla fine dell'unica strada che porta nel centro cittadino sono quelle della raffineria Eni. Quattordici i pennacchi di colore bianco spento sui camini dell'impianto di raffinazione. A circa 300 metri di distanza, sulla sinistra, i primi condomini; una barriera in mattoncini rossi a difesa dell'abitato, a tratti inghiottito da 2,3 chilometri quadrati di agglomerato industriale: una vera e propria città, con tante macchine bianche e decine e decine di autobotti di greggio, tra le 2Omila che in un anno si vedono transitare.

La produzione non si ferma mai, perché "il petrolio serve per far camminare le macchine e i trattori", dice un gruppetto di anziani nei pressi della stazione, anche se di trattori per le strade e per le terre ce ne sono pochi. I dieci milioni all'anno di petrolio greggio lavorato -pari a circa 18Omila barili al giorno-, i 3,3 milioni di tonnellate all'anno di benzine e i 3,4 milioni di tonnellate all'anno di diesel prodotti sono numeri importanti, che delineano la mappa di un'infrastruttura considerata tra le più efficienti e produttive d'Europa. Dal 1963 ad oggi Sannazzaro, Ferrera Erbognone e altri paesini limitrofi hanno vissuto di questo, e non di agricoltura. Un fazzoletto di Pianura Padana un po' anomalo che per l'Eni rappresenta un vanto e per gli autoctoni un'opportunità. Gli occupati, tra la raffineria e l'indotto, sono oltre 1.700, almeno 500-600 di Sannazzaro. Stime destinate a salire forse a 2.000 unità di lavoro stagionale, perché l'Eni intende espandersi.

Entro la fine del 2012 dovrebbe entrare in funzione, in un'area limitrofa, un nuovo impianto. Si chiama "Est" (Eni Slurry Technology) ed è basato su una tecnologia innovativa -sperimentata e testata dal 2005 presso la raffineria di Taranto -destinata alla conversione in benzine di oli pesanti e bitumi, derivanti dagli attuali processi di raffinazione. Il risultato sarà quello di portare le tonnellate di petrolio lavorato a 11 milioni e cento. Insomma, una nuova raffineria adiacente con una lavorazione da 23mila barili di greggio in più al giorno.

In pratica servirà a convertire il "fondo di barile" in carburanti da trasporto (benzine e gasolio), sfruttando il recupero degli scarti di raffinazione, ovvero il bitume. Si produrranno prodotti considerati maggiormente pregiati e più compatibili con l'ambiente. Quasi un eufemismo, che però apre un nuovo scenario, quello della "valorizzazione di risorse non convenzionali, come i greggi extra-pesanti e i bitumi da tar sands", come si legge sulla scheda del progetto Est, sul sito Eni. Obiettivo, sarà quello di svolgere un ruolo importante nella crescita delle forniture energetiche, magari al servizio di quanto sta avvenendo nel Canada occidentale, con la trasformazione delle sabbie bituminose in prodotti petroliferi.
E proprio le sabbie bituminose hanno allertato "l'Airone", il circolo locale di Legambiente, che per bocca del presidente, Gaspare Amari, parla del nuovo progetto come di una "delle follie fossili maggiori che si conoscano, in forte controtendenza con la politica delle rinnovabili e causa di un considerevole aumento dei livelli di inquinamento già esistenti a Sannazzaro, dove andremmo ad aggiungere altre criticità su terreni dove la falda acquifera limitrofa è inquinata fino a 12-13 metti ed anche oltre".

Quello della bonifica della falda freatica contaminata, all'altezza di tre grosse cisterne dell'impianto di desolforizzazione che sembrano quasi in disuso, è un problema da non sottovalutare considerando l'espansione in atto della raffineria. Una bonifica che però "sta procedendo regolarmente(…)
La preoccupazione per l'ampliamento della raffineria sembra toccare solo Gaspare Amari: i cittadini di Sannazzaro, infatti, non parlano o lo fanno malvolentieri. Sono almeno venti anni che non si registra la costituzione di comitati oppositori della raffineria, classificata "Sito industriale a rischio di incidente rilevante".

(…) La multinazionale di San Donato Milanese tranquillizza, confermando che il nascente impianto è "un esempio d'innovazione tutta italiana", un modello "capace di trasformare bitumi, oli non convenzionali e greggi extra pesanti in benzina e gasolio" come spiega Giacomo Rispoli, direttore Ricerca e sviluppo tecnologico della divisione Refining&marketing di Eni e responsabile della Tecnologia Est. La spa italiana ha incassato anche il lasciapassare economico della Banca europea degli investimenti con un finanziamento di 500 milioni di euro, in due branche da 250 milioni entro il 2011.

Il progetto Est è considerato strategico per il "potenziamento delle raffinerie esistenti", al fine di migliorare la "competitività e di convertire i prodotti petroliferi pesanti ai combustibili di alta qualità". Il punto di vista sanitario, invece, è quello di C., che dice di essere uno dei primi operai ad aver lavorato in raffineria, da molti anni in pensione. Non vive a Sannazzaro e "forse non c'ho mai vissuto". Quando parla

al telefono tossisce. Ha un tumore alla laringe. "Le cure vanno bene. Non so se è stata la raffineria, forse era destino", racconta. Non è dato conoscere quanti altri signor C. ci siano a Sannazzaro. Si sa solo che sono due le indagini sanitarie esistenti, e l'ultima risale al 2003. Entrambe incomplete ed inspiegabilmente interrotte.
"Era previsto -afferma il professor Zecca, titolare di igiene ambientale dell'università di Pavia - lo svolgimento di indagini tra di loro connesse: una di tipo igienico-ambientale e l'altra di natura epidemiologica. La prima non ottenne la dovuta autorizzazione e non fu svolta". La ricerca epidemiologica fu in parte delineata, illustrando una situazione generale in linea con quella della Lombardia, ad eccezione di alcune patologie respiratorie. Lo studio non venne completato: si rendeva necessario entrare in raffineria, esaminare in dettaglio le procedure tecnologiche, i punti di scarico degli eventuali tossici nell'ambiente, ma i ricercatori non visitarono mai l'impianto.
Lasciando Sannazzaro si ha l'impressione di aver visitato un feudo, dove "il cane a sei zampe" si è spesso intrecciato con la vita amministrativa. Ne è un esempio Roberto Bolognese: eletto sindaco nel 2009, è mancato nel 2010. Tra vari incarichi, ricoprì quello di Direttore generale del circuito di raffinerie Eni in Italia e all'Estero.

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**Il servizio completo in altreconomia di novembre 2011.

Una domanda: quale destino per l'Abibes?

Quattro anni fa, ben prima che scoppiasse la crisi, il nostro giornale presentava l'intero piano di risistemazione della Tamoil Cremona con la riduzione a deposito. Nessuno - ne sindacati, ne sistema amministrativo e politico cremonese, ne comparto industriale - ci diede retta ed ascolto. Eppure si diceva tutto del piano, persino della funzione di Lacchiarella come centro focale dello smistamento degli oleodotti.

Ed eccoci alla fase esecutiva che si può cogliere dalla carta qui sopra indicata dove peraltro è rappresentata la situazione che sarà modificata: la trasformazione più importante avverrà nel tratto da S.Nazzaro de Burgondi (Ferrera, sulla carta) a Cremona, da dove si pompava il greggio da lavorare a Cremona e adesso con un processo reversal si trasferirà prodotto finito.

L'altro oleodotto, da Cremona a Lacchiarella sarà in andata e ritorno di prodotti finiti. Non si sa ancora quale sarà il destino da Cremona verso Borgo S. Giovanni che gestiva in particolare le centrali Enel di Sermide e Ostiglia e che da qualche tempo è fermo in sicurezza. Una variante sarà apportata alla originaria crude pipelines da Genova chee potrà pure trasferire prodotti finiti dal porto di Genova e dalla raffineria di Busalla. Il lavori di conversione sono previsti da novembre. Ci sarà un gran movimento di camion. Non si sa ancora se l'impatto sarà attenuato dall'acquisto del ferro rottamato da parte di Arvedi, il che ridurrebbe l'inquinamento locale, grazie anche al collegamento ferroviario. Naturalmnte questione cruciale è il prezzo del rottame.

E' stato disdetto l'accordo di fornitura all'Abibes e quindi il collegamento con l'azienda sul canale. E non si muove più la flotta gasiera del complesso cremonese che percorreva il Po con una coraggiosa fiducia nella manutenzione del Grande fiume, purtroppo molte volte delusa. Un'altra domanda enorme: quale destino per l' Abibes? L'azienda ci ha promesso comunicazioni ufficiali, ma non si è ancora espressa risolutamente. E si può ben comprendere il riserbo che speriamo non preluda a temute, altre notizie.

I lavoratori approvano l'accordo: "Di più non si poteva ottenere"

La Tamoil garantisce così il recupero delle aree della Bissolati e del Cral Tamoil...

Tamoil ha presentato nella Sala Consiglio del Comune di Cremona, il progetto operativo degli interventi di ripristino ambientale delle aree esterne alla raffineria di Cremona.
Le attività di recupero ambientale individuate prevedono una serie di azioni ad alto contenuto tecnologico nell’area residenziale esterna alla raffineria e nelle aree canottieri Bissolati e Cral Tamoil, azioni appositamente studiate per garantire la continuità dell’utilizzo delle aree.
Le soluzioni tecnico-operative adottate si basano su un impianto di “Multiple Phase Extraction” ed un sistema di “Soil Vapour Extraction” per garantire l’estrazione dei vapori interstiziali e del prodotto in fase libera e acqua, oltre che su un sistema di “Pump & Treat” per il recupero del prodotto surnatante.
In un suo comunicato la tamoil gaantisce che: ”Il programma d’interventi, definito con il supporto di una società leader nel settore del recupero ambientale, consentirà il ripristino del terreno insaturo e delle acque di falda. Si concretizza quindi, dopo quello relativo al “Laboratorio specialistico di analisi Chimico-Fisiche”, un altro degli importanti impegni assunti presso il Ministero dello Sviluppo Economico con istituzioni e organizzazioni sindacali nell’ambito dell’ accordo relativo alla riconversione del sito di Cremona in un moderno polo logistico integrato. L’azienda in questo modo prosegue, in collaborazione con le autorità competenti, nell’attuazione degli impegni presi per la salvaguardia e la tutela del territorio cremonese.

Nella conversione della Tamoil ecco le decisioni assunte a Roma. Risultati "importanti": bonifica anche esterna e 5 anni di stipendio al 90% per chi resta senza lavoro (mentre una cinquantina andranno in pensione e una ottantina al reimpiego). La Tamoil conferma ufficialmente di aver firmato "l'accordo con i rappresentanti sindacali, le parti sociali e le istituzioni per la chiusura definitiva della Raffineria di Cremona e la riconversione in polo logistico".Il comunicato dell'azienda non aggiunge di più. Dunque tutti d'accordo: la fiaccola della produzione si spegne. Chi ha vinto la battaglia? La paura della sentenza della magistratura. Poi gli altri, e non tutti.

Come e dove avverrà la reindustrializzazione non è ben chiaro. (Come, dove, qui sarà bene precisare al più presto, tocca all'assessore all'urbanistica Malvezzi, ci troviamo in un'area delicatissima per la presenza delle canottieri e l'incombenza del quartiere Po). Questo è il quadro, senza infingimenti o glorificazioni. I lavoratori, dal canto loro, giudicano che " Di più non si poteva ottenere". L'indotto conta le sue ferite "dimenticate". Un comitato di controllo verificherà trimestralmente come procede l'intera vicenda. Speriamo meglio e con più rigore dei predecessori, soprattutto con una visione a 360° . Il che significa che la partita non è finita, anzi comincia una partita importantisima per la salvaguardia della città e della salute dei cittadini. Senza negare la fiducia ma tenendo conto dei precedenti che anche oggi non sono affatto incoraggianti, seguiremo per quanto ci è possibile ancora il tutto per evitare furbizie, fughe per la tangente adesso che, se non altro, alcune famiglie - ribadiamo, non tutte, misureremo i danni finanziari e occupazionali all'indotto reclamati ieri per dare una dimensione alla giusta battaglia ed oggi praticamente ignorati - sono più tranquille e che presto verranno a mancare alcuni riferimenti interni all'aziendda.


Siamo infatti, al passo successivo, alla riconversione ed alla bonifica esterna ed interna .Ecco i famosi fusti corrosi scovati alla Tamoil. Da dieci anni l'autodenuncia della Tamoil alla Unione Europea rivela l'inquinamento prodotto nell'aria di Cremona e nelle acque sottostanti. Nessuno ha battuto ciglio, nessuno se n'è dato per inteso finchè la situazione è diventata quella attuale, dismissione della raffineria e intervento della procura.

Dunque perché se da un lato esultiamo per l'accordo, dall'altro restiamo in allarme? Siamo franchi, la lista dei moralmente colpevoli è enorme. Si poteva almeno parzialmente evitare l'uno e l'altro dramma? Si poteva diminuire il rischio sanitario e sociale piombato su tutta la popolazione che ne paga lo scotto ed è stata per anni tenuta lontana dalla effettiva realtà? La notizia più recente va ripetuta, non occorre nel clima euforico, cancellarla. La magistratura ha rinviato a giudizio i cinque indagati della Tamoil per avvelenamento delle acque. Idrocarburi, benzene, piombo e altri metalli pesanti cancerogeni. Si legga in dettaglio qui sotto.


I tempi della riconversione

La Tamoil fissa i tempi della riconversione in deposito.

A febbraio inizio della conversione
a fine maggio cessa l'attività di raffinazione
da giugno a settembre le strutture vanno in sicurezza
da settembre a ottobre l'uscita degli operai
nel 2012 il completamente del deposito
600mila mq utilizzati su 800 mila
I restanti 200mila per recupero plastica (da definire)

L'inquinamento si estende a tutte le società canottieri circostanti ed ha contaminato persino l'acqua che si usava in cucina nella canottieri, sempre pacificamente tranquillizzate dagli organi di controllo. Abbiamo ascoltato allucinanti dichiarazioni nelle varie assemblee, anche quando lo scandalo è scoppiato. Anche nei giorni scorsi abbiamo goduto delle beatitudini dell'Arpa. I gas sono sotto quota, che a noi incompetenti pare una netta contraddizione con la prima legge di Gasy Lussac. Forse non produce danni l'accumulo di gas nocivi, ammesso che davvero i parametri esterni siano nei termini di legge? Sempre l'ARPA tranquillizza: in contraddizione con l'ASL ha detto che su questi prati e nelle canottieri si può vivere benisimo.Che responsabilità ha l'ARPA nella situazione denunciata dalla Procura? Da dieci anni l'ARPA ed altri lor signori cosa hanno letto, cosa hanno visto, cosa vedono? Vedranno meglio domani? Ecco il quadro di assieme. Salutando l'accordo che ogni cittadino italiano sosterrà. Moralmente, finanziariamente, con soddisfazione ma con giuste pretese.



Le foto della protesta e del blocco sono di Antonio Leoni ©. A destra, la mensa "x cassa integrati".



Per concludere: dopo il trionfale annuncio di un investimento di oltre 890 milioni di euro, Oilinvest che è la holding dalla quale dipende il marchio Tamoil ed il destino di tutti gli impianti in Europa, ha dunque dato e conferma con ostinazione il suo annuncio. La raffineria si trasforma in deposito.

Il fattore determinante è che la raffinazione con gli attuali impianti in funzione a Cremona non è più redditizia e nel contempo i problemi di messa a norma e di bonifica si sono rivelati talmente imponenti che la strategia andrebbe in tutt'altra direzione. Ricorrere alla raffineria ultramoderna (leggere le caratteristiche, cliccando qui) di Sannazaro de'Burgundi - Lomellina (proprietà ENI) che ha enormi capacità di lavorazione ancora da sfruttare e che consente di ricavare dal petrolio grezzo quantità ben più rilevanti di prodotti a maggior reddito, portando in secondo piano (addirittura dal 50 al 5%) le lavorazioni residue.

L'impianto diventa dunque un grande deposito

In questo quadro, entra una denuncia di Legambiente e Isde (medici per l'ambiente) secondo cui i vertici Tamoil non avrebbero diffuso i risultati delle video ispezioni sul sistema fognario della raffineria e nemmeno dati sul funzionamento della barriera idraulica e sulla tenuta dei fondi dei serbatoi ( quest'ultimo problema è tornato a galla, il tutto tocca la salute specialmente dei soci della canottieri adiacenti e dei cremonesi in genere).


Il Comunicato stampa di Legambiente-ISDE del 29 marzo 2009

Esattamente il 13 marzo 2009, sono comparsi sui giornali locali di Cremona alcuni dati riguardanti la mortalità per leucemia della zona. Come è noto, da tempo la popolazione locale richiede l'effettuazione di una indagine, per verificare la possibilità che la raffineria Tamoil possa avere una influenza negativa sullo stato di salute della popolazione di Cremona, con attenzione particolare verso i frequentatori delle società sportive sorte su un terreno fortemente inquinato. dai reflui e dalle perdite da serbatoi provenienti dalla Tamoil (arriverà presto un esposto in Procura - ndr).

Come Legambiente e ISDE abbiamo preferito non commentare tali dati 'a caldo', in parte per non fare prevalere il rammarico che ci deriva dal sentire affermazioni così discutibili da parte delle Autorità, dopo anni di attesa, ma soprattutto per documentarci meglio sull'aspetto tecnico della questione allo scopo di non limitarci a criticare ciò che riteniamo sbagliato, per verificare se esiste la possibilità di indicare una strada da percorrere più seria, in grado di dare risposte definitive, da gran tempo dovute alla popolazione esposta all'inquinamento proveniente dalla raffineria. Perché le associazioni Legambiente e ISDE desiderano collaborare con le autorità, e offrono la massima disponibilità a confronti produttivi e costruttivi.

Certo diventa difficile collaborare se non c'è disponibilità da ambo le parti, e se anzi, siamo di fronte a comportamenti che sembrano volti più a tranquillizzare la popolazione che a verificare l'esistenza di problemi nell'ottica di ricercare i mezzi più idonei ad affrontarli e risolverli. Con questo spirito, diremo con lealtà e apertamente la nostra opinione, proponendo nel contempo a Comune, Provincia e ASL la costituzione di un tavolo di confronto comune, ove sia possibile affrontare i problemi senza infingimenti, remore o malintesi. Vorremmo uscire dal campo sterile delle polemiche, per verificare la possibilità di collaborare allo scopo di risolvere una volta per tutte le problematiche connesse ai gravi fenomeni di inquinamento di cui Tamoil è fortemente indiziata.

Tornando agli articoli sulla 'indagine' condotta dalla ASL, riportiamo di seguito le 'conclusioni' . Il direttore generale della ASL Locatelli e la direttrice del Dipartimento di prevenzione dottoressa Boldori hanno fatto alcune affermazioni che ci hanno lasciato molto stupiti. Eccole elencate:

• Non c'è nessun cluster di leucemie, né fra la popolazione né fra i frequentatori delle Canottieri.

• Ciò non esclude che sia in atto un inquinamento

• I numeri sono troppo piccoli e l'epidemiologia non è in grado di dare risposte definitive

• Comunque si continuerà l'indagine attraverso questionari somministrati ai frequentatori delle società sportive

• I dati raccolti, seppur parziali e discutibili, non dimostrano presenza di effetti negativi sulla salute umana causata dalle sostanze chimiche fuoriuscite da Tamoil, in particolare dal Benzene, nota sostanza leucemogena

• Non risultano alla ASL casi di leucemie fra i lavoratori di Tamoil


Sinceramente non capiamo da dove si possano trarre simili conclusioni, se non dalla lettura distorta dei dati pure riportati dai giornali e da una sostanziale ignoranza (nel senso di mancanza di conoscenza) delle tecniche statistiche e dell'epidemiologia.

Spieghiamo questa affermazione. La ASL ha suddiviso la popolazione di Cremona in cinque aree aree: centro, sudovest, sudest, nordest, nordovest.

Per l'area sudest, quella più vicina alla raffineria, i dati di mortalità per leucemia (tutti i tipi di leucemia) sono i seguenti: 20 decessi, SMR 1,62, IC 1,06-2,37.

Questi dati, secondo i canoni della epidemiologia, che è una scienza , e non dovrebbe quindi essere maltrattata da interpretazioni che non ne seguono le regole, vogliono dire che nel quartiere più vicino alla Tamoil la mortalità per leucemia è più alta che nelle altre zone del Comune, circa una volta e mezza.

La probabilità di sbagliare affermando che questa alta mortalità sia dovuta ad una causa locale (con tutta probabilità alla Tamoil) è inferiore al cinque per cento: infatti i limiti di confidenza sono entrambi superiori ad uno. 20 decessi non sono pochi, anche se non permettono conclusioni definitive; certo però che i dati depongono per la presenza di un cluster, non per la sua assenza.


Da notare che il Comune ha a sua volta una mortalità leggermente superiore alla Provincia. Per quanto riguarda le canottieri - se non sono stati calcolati gli SMR, cioè i tassi standardizzati di mortalità, che tengono conto della età della popolazione studiata, per eliminare l'effetto dell'età stessa sui tassi di mortalità di una popolazione - è possibile che il confronto fra Comune di Cremona e frequentatori delle canottieri sia alterato dal fatto che questi ultimi hanno una età inferiore o, aggiungiamo noi, sono generalmente più sani perchè esercitano una attività sportiva.

In effetti, la lettura dei tassi di mortalità generale dice che i frequentatori delle canottieri muoiono molto meno del resto dei cremonesi.

Il loro tasso di mortalità è del 49,5 per mille, contro il 78,8 per mille del Comune e l'81,2 per mille della Provincia.

Se fossero stati calcolati gli SMR (dalle tabelle non si capisce se per i canottieri i conti siano stati fatti su tassi grezzi o standardizzati), rimarrrebbe l'ipotesi di una selezione dovuta al fatto che gli sportivi sono in genere più sani della popolazione in generale.

Però (anche se concordiamo che i numeri sono alquanto bassi e non permettono conclusioni definitive) va notato che i tassi di mortalità per leucemia si invertono: sono più alti fra i frequentatori delle canottieri che fra i cremonesi o fra gli abitanti della provincia; rispettivamente 1,1 per le società sportive, 1 per il Comune e 0,8 per la Provincia. Gente più sana che però muore per leucemie come e più di gente meno sana, o più vecchia?

I dati sicuramente dicono che è necessario approfondire le indagini con strumenti più raffinati di quelli adoperati finora.

Per quanto riguarda i lavoratori, ci preme osservare che nella letteratura internazionale (Asbestos exposure and cancer mortality among petroleum refinery workers: a Poisson regression analysis of updated data. Arch. Environ. Health 59(4): 188-193 apr 2004) gli operai addetti alla manutenzione degli impianti di raffinazione confrontati con i “colletti bianchi”, presentano una mortalità significativamente superiore per tumori digestivi, malattie emopoietiche (Linfomi non Hodgking, Leucemie, Mielofibrosi, Policitemia vera), tumore polmonare (esposizione all'amianto) e Malattie respiratorie.

A parte il lungo tempo di insorgenza di queste patologie, bisogna osservare come spesso i più esposti (addetti al carico delle autocisterne), appartengano a ditte esterne e non al personale della raffineria.

Non è vero che l'epidemiologia non è in grado di dare risposte sulla base di piccoli numeri; il suo sviluppo più recente al contrario ha affrontato con successo proprio il problema dei piccoli numeri,e lo ha anche risolto, seppure parzialmente.

Siamo perciò andati a curiosare dove è già stata condotta, proprio in Italia, una indagine sulla frequenza delle leucemie fra la popolazione residente attorno alle raffinerie. Due sono i lavori conosciuti in Italia, uno studio su una decina di raffinerie, non ancora completato, e che perciò non prenderemo in considerazione, e uno studio sulla raffineria di Falconara, nelle Marche. Questo studio è stato effettuato dalla fondazione IRCCS 'Istituto Nazionale dei Tumori', e si può leggere sul sito dell'ARPA delle Marche sotto il titolo. 'Indagine epidemiologica presso la popolazione residente a Falconara marittima e comuni limitrofi'. Datato 29 gennaio 2009.

Siamo andati a discutere delle problematiche di Cremona con il dottor Andrea Micheli , uno degli autori. Le nostre conclusioni sono state comuni; a Falconara la situazione era identica; anzi, i dati di partenza della mortalità per leucemia sembrano peggiori a Cremona; occorre con urgenza condurre una indagine più approfondita. Non illustriamo qui le tecniche statistiche utilizzate a Falconara, sono complesse e possono essere reperite facilmente sul sito dell'ARPAM. Ci interessa in questa sede riportarne le conclusioni.

L'indagine ha dato un forte sostegno all'ipotesi di un eccesso di rischio di morte per tumore emolinfopoietico suggerendo l'avvio:

a) di immediati interventi di prevenzione primaria per la riduzione/eliminazione dei fattori che hanno determinato tale eccesso

b) di uno stringente programma per il controllo ambientale da promuovere nel corso dei processi di contenimento del rischio di un programma specifico di controlli sanitari della popolazione esposta '.

Purtroppo, Il dottor Micheli non può, per i numerosi impegni di lavoro, rendersi disponibile per una indagine simile a Cremona, però, assieme a noi (Legambiente e ISDE) è in grado di confrontare la sua esperienza con coloro che eventualmente dovessero essere incaricati di uno studio analogo.

Ribadiamo in conclusione la nostra volontà di collaborare con le Autorità: ma, per favore, lavoriamo assieme per risolvere i problemi, non per nasconderli!

Legambiente, ISDE Italia

Nella seconda foto: L'inizio del dramma Tamoil nelle storica fotografia di Fazioli: la trasformazione del deposito Camangi sulle rive del Po in una raffineria alle porte della città, la raffineria Italia

La raffineria in città, una bomba inquinante, dati ufficiali impressionanti

E' in linea anche la Tabella INES 2006

Difficilmente leggibile, è comunque in linea la tabella ministeriale INES 2006. Il Registro INES contiene informazioni su emissioni in aria e in acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità.


Più orgfacilmente leggibili, un nostro affezionato lettore, Carlo Inzaghi, mette in tabella le emissioni in acqua e aria (espresse in kg e Mg per anno). Commenta: "oltre al nichel in acqua abbiamo una nuova entrata, il selenio nell'aria: sarebbe interessante conoscere gli effetti sulla salute di questa "miscela" che ci viene regalata, ma forse sono io che sbaglio, dovrei dire che siamo fortunati, il selenio infatti è ottimo per la salute (elimina i radicali liberi...). "

Così il dato 2004 nel registro europeo delle polluzioni

Questo registro è in fase di rielaborazione secondo le nuove direttive emesse dalla Unione Europea e viene annunciato che ai primi
del 2009 saranno comunicati i dati del 2007. Non sono quindi disponibili aggiornamenti dopo la tabella qui sotto. L'update in tabella si riferisce all'intero sito EPER, non alla tabella specifica che risale invece al 2004.



I nuovi dati dell'inquinamento secondo i parametri usati dalla UE, raffronto prezioso:
sottoposto ai politici di maggioranza e minoranza, non hanno battuto ciglio


Abbiamo recuperato sul sito ufficiale del Ministero un documento eccezionale e aggiornato al 2005 (l'ultima data disponibile), in pratica di attualità perché non si possono immaginare sostanziali variazioni: le emissioni della raffineria Tamoil(cliccare qui per chi voglia verificare sul sito ministeriale). E all'interno abbiamo aggiornato i dati all'ultimo rilevamento dell'Unione Europea (per chi voglia verificare, qui il link). Ecco la tabella ministeriale: e c'è da spaventarsi con l'impianto a ridosso della città. Dati fuori, anche di dieci e più volte rispetto al consentito. Si guardi al benezene, alle polveri sottili, all'ossido di zolfo, agli ossidi di azoto. Nessun parametro è a norma: peggio, tutti sono da emergenza assoluta! Qualcosa è migliorato con il trascorrere del tempo, ma i dati di partenza della analoga denuncia UE (2001) sono impressionanti e li assorbiamo da decine d'anni. Nel silenzio generale. Si valuti la percentuale di tumori per renderci conto che può esserci qualche nesso. Di questi dati ufficiali, tranquillamente reperibili sui siti ministeriali e dell'UE, nessuno ha detto ne ahi ne bai. Tutto rimandato alla prossima emergenza. Clicca qui per i dati UE e del Ministero al completo.

E se la Raffineria Tamoil va a fuoco?

Cosa fare, come difendersi, dove fuggire. Vai




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di Mar, 6 dic 2011