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La crisi delle raffinerie

I margini della raffinazione sono depressi perché i prezzi dei prodotti non si muovono in linea con il greggio. Si deve poi aggiungere che la Tamoil è una raffineria ormai obsoleta. "Il Vascello" lo ha sottolineato più volte, senza che nessuno si prendesse in carico, tempestivamente, l'opportunità di collegare verso nuove soluzioni i due problemi, il progresso industriale della raffineria e la compatibilità ambientale. Chiusura totale o silenzio su ipotesi di spostamento compatibile dell'impianto. Oggi il re è nudo. La raffinazione va dove c'è la domanda e già da qualche anno si assiste ad un chiaro spostamento del baricentro di localizzazione degli impianti verso l'Oriente. Caso mai si volesse rifornire dall'Italia, la Tamoil guarda ormai a S. Nazzaro dei Burgundi, raffineria ENI all'avanguardia.
Tutto ciò spinge la Tamoil di Cremona, anche e più di altre raffinerie ad abbandonare la produzione in diversi impianti, ormai non più competitivi. Ecco il nodo reale del problema.

Perché la Tamoil ha conservato fusti come questi?

Ecco i fusti che avrebbero provocato malori all'intero dell'Istituto Stanga per le esalazioni dei residui di idrocarburi al loro interno. La fotografia viene ripresa dall'ARPA ed è stata scattata all'interno del deposito "manutenzione". E' chiaro che per fusti ridotti in queste condizioni non c'è alcuna manutenzione da fare. Si gettano e basta. Sorgono allora domande a raffica: perché questi fusti sono stati conservati e sono dunque così stati ritrovati dall'ARPA? Una grande compagnia petrolifera ha qualche ragione economica per non smaltirli? Che vantaggio economico poteva ricavarne a non inviarli alle appropriate discariche? Questi fusti hanno qualche relazione con la affermazione del procuratore della Repubblica De Martino il quale nei giorni scorsi, come il Vascello ha prontamente rilevato, ha affermato che "questi continui episodi non possono essere casuali"?. Può non essere casuale il fatto che bidoni in queste condizioni siano rimasti in raffineria? Per quale ragione? E' una domanda molto inquietante alla quale la Tamoil dà la risposta che segue..


Gli incidenti, l'ultimo caso. la perdita di un serbatoio, enorme puzza di idrocarburi, la raffineria è davvero perfettamente efficiente? O è già in fase di abbandono?

Fine agosto 2009: in zona Po enorme puzza di idrocarburi che secondo le dichiarazioni della Raffineria Tamoil emana dalla perdita di un serbatoio.

Roba da niente, detto così pare che si sia semplicemente sgonfiata la gomma di una bicicletta.

Insomma, nella raffineria poca cosa: poco tempo fa l' incidente a un operaio trasportato al centro grandi ustionati, adesso un altro. Il tutto alla italiana, anche se la proprietà della raffineria è libica. Alla italiana anche fuori. Come se ogni volta il guaio di turno fosse una novità. Stupisce il grande scandalo delle canottieri, eppure vivono sopra un tappeto di idrocarburi. Perché si allarmano quando sentono l'odoraccio? Non ci hanno fatto il callo. L'Arpa e l'ASL han detto che tutto va bene, con c'è pericolo per la salute. Sia detto per paradosso, va a finire che prima o poi alla Bissolati ci faremo una canna di idrocarburo... Si è invece registrato il fuggi fuggi ( prima le donne e i bambini,) proprio in questi giorni di calura e di ultime ferie. I lai si elevano altissimi, richieste di danni e quant'altro. la tragicommedia si ripete: siamo eternamente in emergenza, una volta per la piena del Po che riempie di gas da idrocarburi i pozzetti (senza problemi per la salute... garantisce l'ARPA) , un'altra perchè i serbatoi perdono (e se si incendiano? Domanda posta recentemente da Il Vascello, in un servizio quasi presago con foto dello stato di abbandono in cui versa il ridicolo, pericolosissimo, incombente bosco filtro) . Il quadro della situazione è sempre presente su "Il Vascello".

Per adesso e ancora una volta, alti lai, tutti reclamano rispetto, ma molti dovrebbero battersi il petto, in raffineria e fuori. Quelli che hanno riempito di detriti la valle del Morbasco e dunque impedito lo sversamento naturale delle acque, le autorità amministative ed i consigli comunali che hanno minimizzato il problema e proposto al massimo pannicelli caldi, i sindacati che non hanno mai preso di petto la questione fondamentale: e cioè che una bomba come questa non può stare alle porte della città. Lo avessero fatto tutti, questi signori senza coraggio e visioni lunghe, oggi non si troverebbero di fronte alla prospettiva di una completa dismissione dell'impianto, come abbiamo lungamente spiegato e continuiamo a spiegare qui sotto dove poniamo una sostanziale domanda: è' certamente un altro incidente non voluto la perdita di un sebatoio, ma in che misura può persino non dispiacere a Tamoil ? E' una domanda che viene spontanea per il semplice fatto che l'incidente sollecita una domanda perentoria: la Tamoil sta facendo tutto il possibile per mantenere efficiente la raffineria? Certo le si scatena contro l'ira tardiva delle autorità, tante volte accomodanti, troppo accomodanti e minimizzanti. Certo, la magistratura provvederà.. Ma la Tamoil è libica. Di proprietà della famiglia Gheddafi, nientemeno, al quale porge omaggio Berlusconi, indifferente alla protesta del resto d'Europa. Pecunia non olet. Olet l'indocarburo che però si sente solo in zona Po a Cremona.. Al massimo ci andrà di mezzo qualche povero cristo, con il minimo di colpa. E magari pagherà la bonifica dell'area il cittadino italiano. vuoi vedere che va a finire così?

A conferma di quanto sopra, il comportamento della Tamoil è stato evidenziato dal presidente della Bissolati Masseroni:

1) La Tamoil ha subito negato l'evento e le proprie responsabilità.
2) Non è previsto alcun piano di evacuazione nel caso si verifichino eventi di questo genere che, oltre le canottieri, interessano anche la città (la nube tossica è stata avvertita in tutte le case del Quartiere Po che distano non più di duecento metri dalla raffineria).
3) Non vi è stato alcun allarme.
4) La Tamoil non s'è degnata neppure di fare una telefonata. Anzi, alle nostre rimostranze, hanno solo risposto che loro non c'entravano per niente
5) Non esiste alcun piano di evacuazione, neppure da parte del Comune. C'erano soci che, quando hanno lasciato la Bissolati erano preoccupatissimi per quanto avrebbero potuto trovare a casa."

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In effetti un piano di evacuazione esiste. E' quello per incendio. Vale anche per la nube tossica? In ogni caso non è mai stato sperimentato. Nessuna esercitazione, doverosa, diremmo obbligatoria, che abbia coinvolto la popolazione. Dunque del tutto inutile. Serve solo alle autorità governativa e locali per lavarsi le mani. Chi lo vuol rileggere clicchi qui.

L'emergenza Tamoil: si va verso la dismissione della raffineria e Cremona ha fatto quel che doveva?


La novità è l'attivazione del Ministero che sblocca le procedure di VIA in relazione al progetto da 890 milioni che peraltro Oilinvest sembra decisa ad accantonare in vista di un accordo in negoziazione per andare a raffinare con maggiori vantaggi a Sannazzaro de Burgundi dove l'ENI ha una raffineria di enormi potenzialità e molto più moderna dell'ormai obsoleto e antieconomico impianto di Cremona, oltre tutto gravato dai problemi di inquinamento che non sarebbero in ogni caso risolti dall' ammodernamento di Cremona

Dopo il trionfale annuncio di un investimento di oltre 890 milioni di euro, l'allarme con molti inquietanti particolari lanciato da oltre un anno da "Il Vascello" su nuove strategie di Oilinvest e quindi sul futuro della raffineria Tamoil, che dipende dalla holding controllata dalla famiglia Gheddafi, non è cessato. Dal ministero è finalmente giunta l'approvazione della pratica di valutazione di Impatto ambientale. Entro 36 mesi con l'impiego di 500 operai, la Tamoil dovrebbe procedere a rinnovare gli impianti della raffineria di Cremona, ormai obsoleta ed antieconomica. Ma i tempi corrono molto più velocemente all'interno di Oilinvest, che da gennaio ad oggi sembra aver cambiato molti orientamenti.

Molte indiscrezioni danno ormai per definito il destino della raffineria Tamoil di Cremona. Oilinvest che è la holding dalla quale dipende il marchio Tamoil ed il destino di tutti gli impianti in Europa,avrebbe ormai revocato ogni ambizione di dare il via all'investimento di 890 milioni di euro annunciato un paio di anni fa per la completa modernizzazione dell'impianto di Cremona e la sua bonifica.

Il fattore determinante è che la raffinazione con gli attuali impianti in funzione a Cremona non è più redditizia e nel contempo i problemi di messa a norma e di bonifica si sono rivelati talmente imponenti che la strategia andrebbe in tutt'altra direzione. Niente Livorno che in quanto a qualità degli impianti pone i medesimi problemi dell'impianto di Cremona, ma ricorrere alla raffineria ultramoderna (leggere le caratteristiche, cliccando qui) di Sannazaro de'Burgundi - Lomellina (proprietà ENI) che ha enormi capacità di lavorazione ancora da sfruttare e che consente di ricavare dal petrolio grezzo quantità ben più rilevanti di prodotti a maggior reddito, portando in secondo piano (addirittura dal 50 al 5%) le lavorazioni residue. In quest'ottica si spiega lo scarsoentusiasmo anche per l'approvazione della pratica di VIA avviata presso il Ministero per l'ammodernamento della raffineria di Cremona - la cifra in gioco oltre tutto non prevede di risolvere il grave problema dambientale all'interno e fuori dalla raffineria.

Ma c'è di più: la Tamoil non sembra preoccuparsi molto, anzi sotto sotto protrebbe gradire il fluire di notizie apparentemente negative per i suoi interessi . I casi negativi si susseguono, 38 serbatoi avrebbero delle perdite. La domanda più ovvia che tutti dovrebbero porsi è: perchè non li aggiusta? Non è un problema spaventoso. Non li aggiusta semplicemente perché la raffineria di Cremona non interesserebbe più: così si sostiene in ambienti competenti. In questo senso, peraltro è a dir poco sorpendente anche la presa di posizione del nuovo assessore all'ambiente che muovendosi esattamente come i suoi predecessori del centro sinistra proclama: state tranquilli, i pozzi di sbarramento funzionano. Ma può un assessore all'ambiente cavarsela così? L'assessore dovrebbe pretendere che non si inquini più e avanzare pretese molto forti in questo senso.

Non si provvede. Un suicidio Tamoil? O una possibile furbizia?

Ambienti competenti sostengono che un provvedimento di chiusura della raffineria sarebbe, tutto sommato, bene accolto da Oilinvest. "Mi hanno imposto di chiudere ed io me ne vado": un bel alibi nei confronti di tutti, in primis dei sindacati. Il silenzio ufficiale assoluto , le dichiarazioni generiche sul suo futuro danno certamente un notevole credito alle indiscrezioni che si raccolgono particolarmente nei Paesi Bassi dove ha sede Oilinvest.

Quale futuro si prospetterebbe, dunque? Un ordinanza di chiusura tout court della raffineria - si è detto - non sarebbe sgradita. Ma appare anche possibile, e sembra la destinazione più probabile, che l'impianto diventi un grande deposito, dopo un opportuno lavoro di bonifica integrale. Questa ipotesi non allontanerebbe radicalmente i problemi e i pericoli di un'area alle porte della città stipata di prodotti infiammabili, ma renderebbe meno traumatico l'abbandono della produzione a Cremona. Si aggiunga che grazie a un accordo con Abibes, la Tamoil continuerebbe a commercializzare, da Cremona, il gas liquido.

La situazione è pesante sotto il Torrazzo. I dipendenti Tamoil sono in allarme, i sindacati esprimono i soliti, flebili vagiti che giungono a loro volta e come sempre in ritardo, inadeguati, e in un clima di grande confusione (in tutta la vicenda l'azione dei sindacati è stata persino più vacua di quella delle autorità cremonesi).

In questo quadro, entra una denuncia di Legambiente e Isde (medici per l'ambiente) secondo cui i vertici Tamoil non avrebbero diffuso i risultati delle video ispezioni sul sistema fognario della raffineria e nemmeno dati sul funzionamento della barriera idraulica e sulla tenuta dei fondi dei serbatoi ( quest'ultimo problema è tornato a galla, il tutto tocca la salute specialmente dei soci della canottieri adiacenti e dei cremonesi in genere).

Le prospettive potrebbero essere drammatiche. Sarebbero così inquietanti se, venendo a galla, e da anni, la dimensione del problema Tamoil le autorità cremonesi e i sindacati non avessero promosso la cura dei cerotti per curare un cancro, ed avessero invece premuto almeno dal 2003 (e con coraggio) per una ricollocazione della raffineria in una zona più idonea? Nulla invece, silenzio assoluto. O addirittura una sciocca opposizione. Si è messa una coperta tranquillizzante sullo scandalo che via via emergeva. Bodini fece un viaggio in Libia, i dati ambientali vennero tenuti sottotono da Corada come presidente della Provincia e quindi come sindaco, dei rappresentanti dei lavoratori si è detto, l'associazione industriali non si è mai esposta con una parola.

Cremona resta molto vicina a perdere o comunque dal ridurre fortemente un'altra significativa fonte di lavoro. L'evento potrebbe non verificarsi se fallisse la trattativa di Oilinvest per raffinare in Lomellina. Solo in questo caso si tornerebbe a pensare alla funzionalità dell'impianto di Cremona. C'è un solo vantaggio dalla approvazione ministeriale della pratica di VIA. Tamoil ha un'arma in più per trattare da condizioni di forza con ENI.


Questo lo stato dei fatti e i propositi della provincia per l'area Tamoil

Il Ministero per lo Sviluppo Economico intende inserire nel Pss (Progetto Speciale Strategico), su esplicita richiesta della Provincia, anche il sito di Interesse Regionale “Tamoil golena aperta”. Dopo questo passaggio - informa un comunicato ufficiale -"la Provincia ha presentato alla Regione e al Ministero il progetto degli interventi da realizzare nell’area Tamoil, punto nodale di una complessa e ampia operazione di recupero e reindustrializzazione della parte ovest della città di Cremona, alla quale sono collegati interventi di risanamento e bonifica già avviati o in via di definizione. 

Il principale intervento previsto nell’area interessata riguarda la realizzazione di una moderna centrale di cogenerazione, che può essere utilizzata per l’ampliamento del teleriscaldamento nella zona nord ovest della città. Si tratta di una nuova centrale di produzione di vapore ed energia elettrica.

Strettamente connesso all’intervento relativo alla centrale di cogenerazione è l’ampliamento del teleriscaldamento di Cremona, attraverso la realizzazione di un collettore tra la Raffineria Tamoil, la Centrale di cogenerazione di via Postumia e il Termovalorizzatore dei rifiuti, oltre che centrali a gas metano utilizzate per i periodi di punta. Il progetto prevede l’utilizzo del calore proveniente dall’insediamento industriale costituito dalla raffineria Tamoil per il riscaldamento degli edifici allacciati al sistema di Riscaldamento Urbano della città"


(Pagine collegate: Cremona, città di PM 10, la mortalità per cancro)

Il Comunicato stampa di Legambiente-ISDE del 29 marzo 2009

Due settimane fa, esattamente il 13 marzo 2009, sono comparsi sui giornali locali di Cremona alcuni dati riguardanti la mortalità per leucemia della zona. Come è noto, da tempo la popolazione locale richiede l'effettuazione di una indagine, per verificare la possibilità che la raffineria Tamoil possa avere una influenza negativa sullo stato di salute della popolazione di Cremona, con attenzione particolare verso i frequentatori delle società sportive sorte su un terreno fortemente inquinato. dai reflui e dalle perdite da serbatoi provenienti dalla Tamoil (arriverà presto un esposto in Procura - ndr).

Come Legambiente e ISDE abbiamo preferito non commentare tali dati 'a caldo', in parte per non fare prevalere il rammarico che ci deriva dal sentire affermazioni così discutibili da parte delle Autorità, dopo anni di attesa, ma soprattutto per documentarci meglio sull'aspetto tecnico della questione allo scopo di non limitarci a criticare ciò che riteniamo sbagliato, per verificare se esiste la possibilità di indicare una strada da percorrere più seria, in grado di dare risposte definitive, da gran tempo dovute alla popolazione esposta all'inquinamento proveniente dalla raffineria. Perché le associazioni Legambiente e ISDE desiderano collaborare con le autorità, e offrono la massima disponibilità a confronti produttivi e costruttivi.

Certo diventa difficile collaborare se non c'è disponibilità da ambo le parti, e se anzi, siamo di fronte a comportamenti che sembrano volti più a tranquillizzare la popolazione che a verificare l'esistenza di problemi nell'ottica di ricercare i mezzi più idonei ad affrontarli e risolverli. Con questo spirito, diremo con lealtà e apertamente la nostra opinione, proponendo nel contempo a Comune, Provincia e ASL la costituzione di un tavolo di confronto comune, ove sia possibile affrontare i problemi senza infingimenti, remore o malintesi. Vorremmo uscire dal campo sterile delle polemiche, per verificare la possibilità di collaborare allo scopo di risolvere una volta per tutte le problematiche connesse ai gravi fenomeni di inquinamento di cui Tamoil è fortemente indiziata.

Tornando agli articoli sulla 'indagine' condotta dalla ASL, riportiamo di seguito le 'conclusioni' . Il direttore generale della ASL Locatelli e la direttrice del Dipartimento di prevenzione dottoressa Boldori hanno fatto alcune affermazioni che ci hanno lasciato molto stupiti. Eccole elencate:

• Non c'è nessun cluster di leucemie, né fra la popolazione né fra i frequentatori delle Canottieri.

• Ciò non esclude che sia in atto un inquinamento

• I numeri sono troppo piccoli e l'epidemiologia non è in grado di dare risposte definitive

• Comunque si continuerà l'indagine attraverso questionari somministrati ai frequentatori delle società sportive

• I dati raccolti, seppur parziali e discutibili, non dimostrano presenza di effetti negativi sulla salute umana causata dalle sostanze chimiche fuoriuscite da Tamoil, in particolare dal Benzene, nota sostanza leucemogena

• Non risultano alla ASL casi di leucemie fra i lavoratori di Tamoil


Sinceramente non capiamo da dove si possano trarre simili conclusioni, se non dalla lettura distorta dei dati pure riportati dai giornali e da una sostanziale ignoranza (nel senso di mancanza di conoscenza) delle tecniche statistiche e dell'epidemiologia.

Spieghiamo questa affermazione. La ASL ha suddiviso la popolazione di Cremona in cinque aree aree: centro, sudovest, sudest, nordest, nordovest.

Per l'area sudest, quella più vicina alla raffineria, i dati di mortalità per leucemia (tutti i tipi di leucemia) sono i seguenti: 20 decessi, SMR 1,62, IC 1,06-2,37.

Questi dati, secondo i canoni della epidemiologia, che è una scienza , e non dovrebbe quindi essere maltrattata da interpretazioni che non ne seguono le regole, vogliono dire che nel quartiere più vicino alla Tamoil la mortalità per leucemia è più alta che nelle altre zone del Comune, circa una volta e mezza.

La probabilità di sbagliare affermando che questa alta mortalità sia dovuta ad una causa locale (con tutta probabilità alla Tamoil) è inferiore al cinque per cento: infatti i limiti di confidenza sono entrambi superiori ad uno. 20 decessi non sono pochi, anche se non permettono conclusioni definitive; certo però che i dati depongono per la presenza di un cluster, non per la sua assenza.


Da notare che il Comune ha a sua volta una mortalità leggermente superiore alla Provincia. Per quanto riguarda le canottieri - se non sono stati calcolati gli SMR, cioè i tassi standardizzati di mortalità, che tengono conto della età della popolazione studiata, per eliminare l'effetto dell'età stessa sui tassi di mortalità di una popolazione - è possibile che il confronto fra Comune di Cremona e frequentatori delle canottieri sia alterato dal fatto che questi ultimi hanno una età inferiore o, aggiungiamo noi, sono generalmente più sani perchè esercitano una attività sportiva.

In effetti, la lettura dei tassi di mortalità generale dice che i frequentatori delle canottieri muoiono molto meno del resto dei cremonesi.

Il loro tasso di mortalità è del 49,5 per mille, contro il 78,8 per mille del Comune e l'81,2 per mille della Provincia.

Se fossero stati calcolati gli SMR (dalle tabelle non si capisce se per i canottieri i conti siano stati fatti su tassi grezzi o standardizzati), rimarrrebbe l'ipotesi di una selezione dovuta al fatto che gli sportivi sono in genere più sani della popolazione in generale.

Però (anche se concordiamo che i numeri sono alquanto bassi e non permettono conclusioni definitive) va notato che i tassi di mortalità per leucemia si invertono: sono più alti fra i frequentatori delle canottieri che fra i cremonesi o fra gli abitanti della provincia; rispettivamente 1,1 per le società sportive, 1 per il Comune e 0,8 per la Provincia. Gente più sana che però muore per leucemie come e più di gente meno sana, o più vecchia?

I dati sicuramente dicono che è necessario approfondire le indagini con strumenti più raffinati di quelli adoperati finora.

Per quanto riguarda i lavoratori, ci preme osservare che nella letteratura internazionale (Asbestos exposure and cancer mortality among petroleum refinery workers: a Poisson regression analysis of updated data. Arch. Environ. Health 59(4): 188-193 apr 2004) gli operai addetti alla manutenzione degli impianti di raffinazione confrontati con i “colletti bianchi”, presentano una mortalità significativamente superiore per tumori digestivi, malattie emopoietiche (Linfomi non Hodgking, Leucemie, Mielofibrosi, Policitemia vera), tumore polmonare (esposizione all'amianto) e Malattie respiratorie.

A parte il lungo tempo di insorgenza di queste patologie, bisogna osservare come spesso i più esposti (addetti al carico delle autocisterne), appartengano a ditte esterne e non al personale della raffineria.

Non è vero che l'epidemiologia non è in grado di dare risposte sulla base di piccoli numeri; il suo sviluppo più recente al contrario ha affrontato con successo proprio il problema dei piccoli numeri,e lo ha anche risolto, seppure parzialmente.

Siamo perciò andati a curiosare dove è già stata condotta, proprio in Italia, una indagine sulla frequenza delle leucemie fra la popolazione residente attorno alle raffinerie. Due sono i lavori conosciuti in Italia, uno studio su una decina di raffinerie, non ancora completato, e che perciò non prenderemo in considerazione, e uno studio sulla raffineria di Falconara, nelle Marche. Questo studio è stato effettuato dalla fondazione IRCCS 'Istituto Nazionale dei Tumori', e si può leggere sul sito dell'ARPA delle Marche sotto il titolo. 'Indagine epidemiologica presso la popolazione residente a Falconara marittima e comuni limitrofi'. Datato 29 gennaio 2009.

Siamo andati a discutere delle problematiche di Cremona con il dottor Andrea Micheli , uno degli autori. Le nostre conclusioni sono state comuni; a Falconara la situazione era identica; anzi, i dati di partenza della mortalità per leucemia sembrano peggiori a Cremona; occorre con urgenza condurre una indagine più approfondita. Non illustriamo qui le tecniche statistiche utilizzate a Falconara, sono complesse e possono essere reperite facilmente sul sito dell'ARPAM. Ci interessa in questa sede riportarne le conclusioni.

L'indagine ha dato un forte sostegno all'ipotesi di un eccesso di rischio di morte per tumore emolinfopoietico suggerendo l'avvio:

a) di immediati interventi di prevenzione primaria per la riduzione/eliminazione dei fattori che hanno determinato tale eccesso

b) di uno stringente programma per il controllo ambientale da promuovere nel corso dei processi di contenimento del rischio di un programma specifico di controlli sanitari della popolazione esposta '.

Purtroppo, Il dottor Micheli non può, per i numerosi impegni di lavoro, rendersi disponibile per una indagine simile a Cremona, però, assieme a noi (Legambiente e ISDE) è in grado di confrontare la sua esperienza con coloro che eventualmente dovessero essere incaricati di uno studio analogo.

Ribadiamo in conclusione la nostra volontà di collaborare con le Autorità: ma, per favore, lavoriamo assieme per risolvere i problemi, non per nasconderli!

Legambiente, ISDE Italia

Nella seconda foto: L'inizio del dramma Tamoil nelle storica fotografia di Fazioli: la trasformazione del deposito Camangi sulle rive del Po in una raffineria alle porte della città, la raffineria Italia

La raffineria in città, una bomba inquinante, dati ufficiali impressionanti

E' in linea anche la Tabella INES 2006

Difficilmente leggibile, è comunque in linea la tabella ministeriale INES 2006. Il Registro INES contiene informazioni su emissioni in aria e in acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità.


Più orgfacilmente leggibili, un nostro affezionato lettore, Carlo Inzaghi, mette in tabella le emissioni in acqua e aria (espresse in kg e Mg per anno). Commenta: "oltre al nichel in acqua abbiamo una nuova entrata, il selenio nell'aria: sarebbe interessante conoscere gli effetti sulla salute di questa "miscela" che ci viene regalata, ma forse sono io che sbaglio, dovrei dire che siamo fortunati, il selenio infatti è ottimo per la salute (elimina i radicali liberi...). "

Così il dato 2004 nel registro europeo delle polluzioni

Questo registro è in fase di rielaborazione secondo le nuove direttive emesse dalla Unione Europea e viene annunciato che ai primi
del 2009 saranno comunicati i dati del 2007. Non sono quindi disponibili aggiornamenti dopo la tabella qui sotto. L'update in tabella si riferisce all'intero sito EPER, non alla tabella specifica che risale invece al 2004.



I nuovi dati dell'inquinamento secondo i parametri usati dalla UE, raffronto prezioso:
sottoposto ai politici di maggioranza e minoranza, non hanno battuto ciglio


Abbiamo recuperato sul sito ufficiale del Ministero un documento eccezionale e aggiornato al 2005 (l'ultima data disponibile), in pratica di attualità perché non si possono immaginare sostanziali variazioni: le emissioni della raffineria Tamoil(cliccare qui per chi voglia verificare sul sito ministeriale). E all'interno abbiamo aggiornato i dati all'ultimo rilevamento dell'Unione Europea (per chi voglia verificare, qui il link). Ecco la tabella ministeriale: e c'è da spaventarsi con l'impianto a ridosso della città. Dati fuori, anche di dieci e più volte rispetto al consentito. Si guardi al benezene, alle polveri sottili, all'ossido di zolfo, agli ossidi di azoto. Nessun parametro è a norma: peggio, tutti sono da emergenza assoluta! Qualcosa è migliorato con il trascorrere del tempo, ma i dati di partenza della analoga denuncia UE (2001) sono impressionanti e li assorbiamo da decine d'anni. Nel silenzio generale. Si valuti la percentuale di tumori per renderci conto che può esserci qualche nesso. Di questi dati ufficiali, tranquillamente reperibili sui siti ministeriali e dell'UE, nessuno ha detto ne ahi ne bai. Tutto rimandato alla prossima emergenza. Clicca qui per i dati UE e del Ministero al completo.


La Magistratura e gli avvisi di garanzia ai vertici della Raffineria

Sei anni dopo l'autodenuncia e la pubblicazione dei dati sulla polluzione dell'UE - Un "inquinamento grave" dai fusti sotterrati ed esteso all'area golenale delle Canottieri Bissolati e Cral Tamoil
La buona notizia è la conferma che l'acquedotto non corre rischio di inquinamento da idrocarburi

Si moltiplicano gli aspetti sconcertanti della vicenda Tamoil. L'azienda petrolifera si autodenuncia nel 2001. Da quella denuncia l'UE pubblica i dati sulla polluzione aerea e nel terreno della Raffineria di Cremona. Ma nessuno negli enti locali fa accertamenti, neppure legge i dati pubblicati dall'Unione Europea che sono davvero desolanti. Eppure ci sono continue segnalazioni dei miasmi da idrocarburi che si propagano spesso soprattutto nella zona Po della città. Ma Comune e Provincia non battono ciglio, appunto. Ed anche oggi affermano che non sapevano nulla. Il che è davvero scandaloso.

Da questa situazione desolante l'ultima notizia proveniente dalla magistratura: a seguito immaginiamo della denuncia Tamoil ma anche, ci auguriamo, come doveroso seguito della denuncia presentata dagli ambientalisti quando il guaio viene a galla, la Magistratura, se dio vuole, apre un'inchiesta. Sei anni dopo l'autodenuncia la lacuna nello scorso settembre è stata finalmente colmata. Il pm Cinzia Piccioni ha fatto partire gli avvisi di garanzia per i vertici Tamoil e affidato la materia ai propri periti.

Gli avvisi di garanzia non sono certo ingiustificati. Eccoci, in questa metà maggio 2008 alle conclusioni dei periti: "Se dall'ARPA sono venute rassicurazioni ( peraltro non da tutti condivise) sulle emissioni in aria dalle falde inquinate, la situazione Tamoil non si può considerare tranquilla per neppure per i soci della canottieri. La consulenza tecnica affidata lo scorso settembre dal sostituto procuratore Cinzia Piccioni è giunta alla conclusione seguente: "Si conferma il gave inquinamento sotto la Tamoil, che ha superato i confini catastali della raffineria "estendendosi all'area golenale delle canottieri con particolare riferimento al Cral Tamoil e alla Bissolati. Sono stati rinvenuti rifiuti pericolosi cancerogeni nei fusti sotterrati tra il 1980 e il 1994. "I dati sono ormai poiuttosto pacifici, non sono opinabili.

Il Pm dà atto alla Tamoil di essersi attivata dopo l'allarme dello scorso anno, ma non invita a conclusioni trionfali perchè l'effetto bonfica dell'area si manifesterà in decenni. Comunque il PM ha rilevato la "piena eficienza della barriera idraulica, sono già stati aspirati più di 250 mila litri di idrocarburi..., ma bisognerà attendere che tutto il prodotto liquido venga aspirato per valutare quali saranno le concentrazioni residue lasciate dal prodotto stesso".

Confermato, invece, ed è una buona notizia, che per l'acqua dell'acquedotto non c'è alcun rischio di inquinamento da idrocarburi.

E se la Raffineria Tamoil va a fuoco?

Cosa fare, come difendersi, dove fuggire. Vai




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di Lun, 7 giu 2010