La crisi delle raffinerieI margini della raffinazione sono depressi perché i prezzi dei prodotti non si muovono in linea con il greggio. Si deve poi aggiungere che la Tamoil è una raffineria ormai obsoleta. "Il Vascello" lo ha sottolineato più volte, senza che nessuno si prendesse in carico, tempestivamente, l'opportunità di collegare verso nuove soluzioni i due problemi, il progresso industriale della raffineria e la compatibilità ambientale. Chiusura totale o silenzio su ipotesi di spostamento compatibile dell'impianto. Oggi il re è nudo. La raffinazione va dove c'è la domanda e già da qualche anno si assiste ad un chiaro spostamento del baricentro di localizzazione degli impianti verso l'Oriente. Caso mai si volesse rifornire dall'Italia, la Tamoil guarda ormai a S. Nazzaro dei Burgundi, raffineria ENI all'avanguardia.Tutto ciò spinge la Tamoil di Cremona, anche e più di altre raffinerie ad abbandonare la produzione in diversi impianti, ormai non più competitivi. Ecco il nodo reale del problema.Perché la Tamoil ha conservato fusti come questi? |
Gli incidenti, l'ultimo caso. la perdita di un serbatoio, enorme puzza di idrocarburi, la raffineria è davvero perfettamente efficiente? O è già in fase di abbandono?Fine agosto 2009: in zona Po enorme puzza di idrocarburi che secondo le dichiarazioni della Raffineria Tamoil emana dalla perdita di un serbatoio. Roba da niente, detto così pare che si sia semplicemente sgonfiata la gomma di una bicicletta. Insomma, nella raffineria poca cosa: poco tempo fa l' incidente a un operaio trasportato al centro grandi ustionati, adesso un altro. Il tutto alla italiana, anche se la proprietà della raffineria è libica. Alla italiana anche fuori. Come se ogni volta il guaio di turno fosse una novità. Stupisce il grande scandalo delle canottieri, eppure vivono sopra un tappeto di idrocarburi. Perché si allarmano quando sentono l'odoraccio? Non ci hanno fatto il callo. L'Arpa e l'ASL han detto che tutto va bene, con c'è pericolo per la salute. Sia detto per paradosso, va a finire che prima o poi alla Bissolati ci faremo una canna di idrocarburo... Si è invece registrato il fuggi fuggi ( prima le donne e i bambini,) proprio in questi giorni di calura e di ultime ferie. I lai si elevano altissimi, richieste di danni e quant'altro. la tragicommedia si ripete: siamo eternamente in emergenza, una volta per la piena del Po che riempie di gas da idrocarburi i pozzetti (senza problemi per la salute... garantisce l'ARPA) , un'altra perchè i serbatoi perdono (e se si incendiano? Domanda posta recentemente da Il Vascello, in un servizio quasi presago con foto dello stato di abbandono in cui versa il ridicolo, pericolosissimo, incombente bosco filtro) . Il quadro della situazione è sempre presente su "Il Vascello". Per adesso e ancora una volta, alti lai, tutti reclamano rispetto, ma molti dovrebbero battersi il petto, in raffineria e fuori. Quelli che hanno riempito di detriti la valle del Morbasco e dunque impedito lo sversamento naturale delle acque, le autorità amministative ed i consigli comunali che hanno minimizzato il problema e proposto al massimo pannicelli caldi, i sindacati che non hanno mai preso di petto la questione fondamentale: e cioè che una bomba come questa non può stare alle porte della città. Lo avessero fatto tutti, questi signori senza coraggio e visioni lunghe, oggi non si troverebbero di fronte alla prospettiva di una completa dismissione dell'impianto, come abbiamo lungamente spiegato e continuiamo a spiegare qui sotto dove poniamo una sostanziale domanda: è' certamente un altro incidente non voluto la perdita di un sebatoio, ma in che misura può persino non dispiacere a Tamoil ? E' una domanda che viene spontanea per il semplice fatto che l'incidente sollecita una domanda perentoria: la Tamoil sta facendo tutto il possibile per mantenere efficiente la raffineria? Certo le si scatena contro l'ira tardiva delle autorità, tante volte accomodanti, troppo accomodanti e minimizzanti. Certo, la magistratura provvederà.. Ma la Tamoil è libica. Di proprietà della famiglia Gheddafi, nientemeno, al quale porge omaggio Berlusconi, indifferente alla protesta del resto d'Europa. Pecunia non olet. Olet l'indocarburo che però si sente solo in zona Po a Cremona.. Al massimo ci andrà di mezzo qualche povero cristo, con il minimo di colpa. E magari pagherà la bonifica dell'area il cittadino italiano. vuoi vedere che va a finire così? A conferma di quanto sopra, il comportamento della Tamoil è stato evidenziato dal presidente della Bissolati Masseroni: 1) La Tamoil ha subito negato l'evento e le proprie responsabilità. ---- In effetti un piano di evacuazione esiste. E' quello per incendio. Vale anche per la nube tossica? In ogni caso non è mai stato sperimentato. Nessuna esercitazione, doverosa, diremmo obbligatoria, che abbia coinvolto la popolazione. Dunque del tutto inutile. Serve solo alle autorità governativa e locali per lavarsi le mani. Chi lo vuol rileggere clicchi qui. |

Dopo il trionfale annuncio di un investimento di oltre 890 milioni di euro, l'allarme con molti inquietanti particolari lanciato da oltre un anno da "Il Vascello" su nuove strategie di Oilinvest e quindi sul futuro della raffineria Tamoil, che dipende dalla holding controllata dalla famiglia Gheddafi, non è cessato. Dal ministero è finalmente giunta l'approvazione della pratica di valutazione di Impatto ambientale. Entro 36 mesi con l'impiego di 500 operai, la Tamoil dovrebbe procedere a rinnovare gli impianti della raffineria di Cremona, ormai obsoleta ed antieconomica. Ma i tempi corrono molto più velocemente all'interno di Oilinvest, che da gennaio ad oggi sembra aver cambiato molti orientamenti.
Molte indiscrezioni danno ormai per definito il destino della raffineria Tamoil di Cremona. Oilinvest che è la holding dalla quale dipende il marchio Tamoil ed il destino di tutti gli impianti in Europa,avrebbe ormai revocato ogni ambizione di dare il via all'investimento di 890 milioni di euro annunciato un paio di anni fa per la completa modernizzazione dell'impianto di Cremona e la sua bonifica.
Il fattore determinante è che la raffinazione con gli attuali impianti in funzione a Cremona non è più redditizia e nel contempo i problemi di messa a norma e di bonifica si sono rivelati talmente imponenti che la strategia andrebbe in tutt'altra direzione. Niente Livorno che in quanto a qualità degli impianti pone i medesimi problemi dell'impianto di Cremona, ma ricorrere alla raffineria ultramoderna (leggere le caratteristiche, cliccando qui) di Sannazaro de'Burgundi - Lomellina (proprietà ENI) che ha enormi capacità di lavorazione ancora da sfruttare e che consente di ricavare dal petrolio grezzo quantità ben più rilevanti di prodotti a maggior reddito, portando in secondo piano (addirittura dal 50 al 5%) le lavorazioni residue. In quest'ottica si spiega lo scarsoentusiasmo anche per l'approvazione della pratica di VIA avviata presso il Ministero per l'ammodernamento della raffineria di Cremona - la cifra in gioco oltre tutto non prevede di risolvere il grave problema dambientale all'interno e fuori dalla raffineria.
Ma c'è di più: la Tamoil non sembra preoccuparsi molto, anzi sotto sotto protrebbe gradire il fluire di notizie apparentemente negative per i suoi interessi . I casi negativi si susseguono, 38 serbatoi avrebbero delle perdite. La domanda più ovvia che tutti dovrebbero porsi è: perchè non li aggiusta? Non è un problema spaventoso. Non li aggiusta semplicemente perché la raffineria di Cremona non interesserebbe più: così si sostiene in ambienti competenti. In questo senso, peraltro è a dir poco sorpendente anche la presa di posizione del nuovo assessore all'ambiente che muovendosi esattamente come i suoi predecessori del centro sinistra proclama: state tranquilli, i pozzi di sbarramento funzionano. Ma può un assessore all'ambiente cavarsela così? L'assessore dovrebbe pretendere che non si inquini più e avanzare pretese molto forti in questo senso.
Non si provvede. Un suicidio Tamoil? O una possibile furbizia?
Ambienti competenti sostengono che un provvedimento di chiusura della raffineria sarebbe, tutto sommato, bene accolto da Oilinvest. "Mi hanno imposto di chiudere ed io me ne vado": un bel alibi nei confronti di tutti, in primis dei sindacati. Il silenzio ufficiale assoluto , le dichiarazioni generiche sul suo futuro danno certamente un notevole credito alle indiscrezioni che si raccolgono particolarmente nei Paesi Bassi dove ha sede Oilinvest.
Quale futuro si prospetterebbe, dunque? Un ordinanza di chiusura tout court della raffineria - si è detto - non sarebbe sgradita. Ma appare anche possibile, e sembra la destinazione più probabile, che l'impianto diventi un grande deposito, dopo un opportuno lavoro di bonifica integrale. Questa ipotesi non allontanerebbe radicalmente i problemi e i pericoli di un'area alle porte della città stipata di prodotti infiammabili, ma renderebbe meno traumatico l'abbandono della produzione a Cremona. Si aggiunga che grazie a un accordo con Abibes, la Tamoil continuerebbe a commercializzare, da Cremona, il gas liquido.
La situazione è pesante sotto il Torrazzo. I dipendenti Tamoil sono in allarme, i sindacati esprimono i soliti, flebili vagiti che giungono a loro volta e come sempre in ritardo, inadeguati, e in un clima di grande confusione (in tutta la vicenda l'azione dei sindacati è stata persino più vacua di quella delle autorità cremonesi).
In questo quadro, entra una denuncia di Legambiente e Isde (medici per l'ambiente) secondo cui i vertici Tamoil non avrebbero diffuso i risultati delle video ispezioni sul sistema fognario della raffineria e nemmeno dati sul funzionamento della barriera idraulica e sulla tenuta dei fondi dei serbatoi ( quest'ultimo problema è tornato a galla, il tutto tocca la salute specialmente dei soci della canottieri adiacenti e dei cremonesi in genere).
Le prospettive potrebbero essere drammatiche. Sarebbero così inquietanti se, venendo a galla, e da anni, la dimensione del problema Tamoil le autorità cremonesi e i sindacati non avessero promosso la cura dei cerotti per curare un cancro, ed avessero invece premuto almeno dal 2003 (e con coraggio) per una ricollocazione della raffineria in una zona più idonea? Nulla invece, silenzio assoluto. O addirittura una sciocca opposizione. Si è messa una coperta tranquillizzante sullo scandalo che via via emergeva. Bodini fece un viaggio in Libia, i dati ambientali vennero tenuti sottotono da Corada come presidente della Provincia e quindi come sindaco, dei rappresentanti dei lavoratori si è detto, l'associazione industriali non si è mai esposta con una parola.
Cremona resta molto vicina a perdere o comunque dal ridurre fortemente un'altra significativa fonte di lavoro. L'evento potrebbe non verificarsi se fallisse la trattativa di Oilinvest per raffinare in Lomellina. Solo in questo caso si tornerebbe a pensare alla funzionalità dell'impianto di Cremona. C'è un solo vantaggio dalla approvazione ministeriale della pratica di VIA. Tamoil ha un'arma in più per trattare da condizioni di forza con ENI.
Questo lo stato dei fatti e i propositi della provincia per l'area TamoilIl Ministero per lo Sviluppo Economico intende inserire nel Pss (Progetto Speciale Strategico), su esplicita richiesta della Provincia, anche il sito di Interesse Regionale “Tamoil golena aperta”. Dopo questo passaggio - informa un comunicato ufficiale -"la Provincia ha presentato alla Regione e al Ministero il progetto degli interventi da realizzare nell’area Tamoil, punto nodale di una complessa e ampia operazione di recupero e reindustrializzazione della parte ovest della città di Cremona, alla quale sono collegati interventi di risanamento e bonifica già avviati o in via di definizione. Il principale intervento previsto nell’area interessata riguarda la realizzazione di una moderna centrale di cogenerazione, che può essere utilizzata per l’ampliamento del teleriscaldamento nella zona nord ovest della città. Si tratta di una nuova centrale di produzione di vapore ed energia elettrica. Strettamente connesso all’intervento relativo alla centrale di cogenerazione è l’ampliamento del teleriscaldamento di Cremona, attraverso la realizzazione di un collettore tra la Raffineria Tamoil, la Centrale di cogenerazione di via Postumia e il Termovalorizzatore dei rifiuti, oltre che centrali a gas metano utilizzate per i periodi di punta. Il progetto prevede l’utilizzo del calore proveniente dall’insediamento industriale costituito dalla raffineria Tamoil per il riscaldamento degli edifici allacciati al sistema di Riscaldamento Urbano della città" |
(Pagine collegate: Cremona, città di PM 10, la mortalità per cancro)